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Autore: Oggetto: Doping e Antidoping 2010

Livello Fausto Coppi




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  postato il 13/11/2010 alle 14:20
http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2010/11/10/news/contador-8951760/?rss

ditemi voi se questo e' un giornalista...ma come scrive? in quinta elementare scrivevo meglio

 

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Anti-Zerbinegnan Club- Founder
Anti Armstrong number 1

Aumento delle cubature. Dei cimiteri

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 13/11/2010 alle 19:48
Originariamente inviato da meriadoc

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2010/11/10/news/contador-8951760/?rss

ditemi voi se questo e' un giornalista...ma come scrive? in quinta elementare scrivevo meglio


quoto. errori di forma a gogò, oltre alla solita retorica repressiva che lo caratterizza da sempre.

 

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L'opzione antifascista resistenziale è l'unica via maestra.
Ovunque. (nino58)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 14/11/2010 alle 14:17
Originariamente inviato da meriadoc

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2010/11/10/news/contador-8951760/?rss

ditemi voi se questo e' un giornalista...ma come scrive? in quinta elementare scrivevo meglio

credo sia stato un virus informatico ad alterare il testo, perchè un giornalista e nemmeno uno studente ammesso all'esame di licenza media, può scrivere così!

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Settembre 2009, Marzo 2010, Maggio 2010




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  postato il 20/11/2010 alle 09:34
metto per iscritto queste idee, su cui rifletto da qualche tempo, sufficientemente lontano da casi di doping che mi attirino accuse di parzialità, o almeno spero.
Conosco le ragioni di chi sostiene la depenalizzazione del doping a livello di giustizia sportiva e so che poggiano su solide considerazioni teoriche e sociologiche. Depenalizzazione del doping che, tacita, vige praticamente incontrastata in molti sport che prosperano. Tuttavia continuo a pensare che tale provvedimento costituirebbe un pesante danno di immagine che ricadrebbe pesantemente soprattutto sulle categorie giovanili oltre che sulla salute, naturalmente. Per me se ne potrebbe anche discutere, ma con la dovuta gradualità e una adeguata strategia mediatica, sicuramente non lavando i panni al sole per amor di verità giornalista, quasi sempre poi interessata a deviare risorse su altri lidi...
Alcune riflessioni sull'effetto delle pesanti squalifiche fin qui comminate fanno venire rabbia:

1) il sospetto che possano essere abbastanza facilmente usate per eliminare avversari, per "pulire il terreno" intorno a questo o quell'atleta "protetto". Soprattutto dopo i molti dubbi suscitati dai recenti nebulosi metodi adottati nei test sull'EPO -CERA-autotrasfusioni, ma anche per accertare la positività ad altre sostanze di recente utilizzo (sul caso Contador poi si potrebbe scrivere una enciclopedia del sospetto). Soprattutto dopo la "discesa in campo" di McQuaid junior come procuratore, tanto per dirne un'altra...Soprattutto guardando le disparità di capacità tra un laboratorio e l'altro, le differenze di giudizio sull' analisi di test identici, l'accanimento inquisitorio non egualmente applicato tra atleti diversi, tutte cose già ampiamente dibattute; (segue)

 

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Vincitrice Memorial Pantani e tappa Alpe d'Huez al Tour

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 20/11/2010 alle 09:34
2)il fatto che una squalifica uguale pesa molto diversamente su atleti di età diverse. Una cosa è perdere due anni (con relativi e lunghi tempi di recupero per ritornare sui livelli precedente) a 25, quando sei in piena ascesa atletica. Un'altra è perderli a 34. La carriera finisce prima, d'accordo, ma gli anni migliori sono alle spalle. Al limite, per un atleta di medio livello alla fine della carriera, un pò esaurito, un pò demotivato, un pò spremuto, il gioco può anche valere la candela, salute a parte. Mal che vada smette in anticipo di un anno, cosa che già probabilmente avrebbe fatto. I risultati persi sono poco o niente. E allora dove va a finire l'effetto deterrente della tanto agognata radiazione?

3)con la squalifica oltre all'atleta ne soffre molto anche l'incolpevole tifoso. Le corse si impoveriscono, perdono interesse, il tifoso ha una ragione in meno per interessarsi, seguire, e, alla fine, spendere...
allora, AL POSTO DELLE SQUALIFICHE, ma volendo mantenere la funzione repressiva e demotivante delle squalifiche, si potrebbe anche decidere di annullare i risultati retroattivamente. Per l'atleta il risultato ottenuto, al di là del denaro, è molto, se non proprio tutto il senso della sua attività. Se, poniamo, un Cancellara sapesse che in caso di positività si vedrebbe tolti i risultati dell'anno in corso e di quello precedente, ivi compresa la doppietta Fiandre-Roubaix? Chi avrebbe risultati del genere, che da soli riempiono una carriera? Naturalmente la posizione sull'albo d'oro andrebbe lasciata vuota, non assegnata al "protetto" di turno. Da appassionata/tifosa preferisco albi d'oro vuoti a corse "vuote", il passato è passato.
Tanto più che questa damnatio memoriae funziona già in caso di positività anche senza togliere le vittorie. Il Giro 2006 è di Basso a tutti gli effetti ma, parlandone, riflettendoci, è inutile guardare l'albo d'oro, non si può fare a meno di tenere conto di quello che è avvenuto poco dopo. Allora, preferisco un albo d'oro con qualche cicatrice, ma Basso in corsa 6 mesi prima. (segue)

 

[Modificato il 20/11/2010 alle 09:50 by elisamorbidona]

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 20/11/2010 alle 09:35
Naturalmente andrebbe calcolata una quota di risultati in corse Pro Tour e continentali da raggiungere, che ne so, 10 piazzamenti nei primi 10 in corse Pro-Tour oppure 20 in quelle no. Con questi risultati cancellati nell'ultimo anno prima della positività, due mesi di fermo e basta (giusto per ragionevolmente pensare di avere "smaltito" l'effetto più eclatante delle pratiche dopanti). Squalifica che invece aumenta in maniera inversamente proporzionale ai risultati ottenuti fino ai canonici 2 anni di oggigiorno in assenza di piazzamenti da cancellare.
Ripeto, già oggi in caso di positività sui risultati più recenti del corridore si stende un'ombra di dubbio, che inficia sostanzialmente un guidizio obiettivo su quella gara. Cancellarli del tutto restituendo presto il corridore alle gare significa "premiare" lo spettatore e penalizzare ugualmente, anche se diversamente, il corridore, costretto a ritornare all'inseguimento di successi che invece pensava di avere ormai incamerato per sempre. Mi viene in mente il rabbioso e spettacolare Tour di Merckx dopo la positività al Giro tanto per fare un esempio eclatante. Che danno sarebbe stato con Eddy fermo due anni? E quanti sospetti, visto le circostanze in cui quella positività fu acclarata? Eppure oggi è così e basta un integratore dimagrante per avere questo simpatico effetto.

Se fossi un corridore le vittorie le custodirei come gioielli in uno scrigno, l'unico modo di concretizzarsi di tanta fatica e stress, l'unico motivo di tanto impegno, al di là del divertimento che ci sarebbe comunque anche facendo la cicloturista. Personalmente ne soffrirei molto di più che se fossi costretta al riposo forzato (che, in certe situazioni, magari con un passato di vittorie in bacheca, è perfino salutare). L'onta ci sarebbe comunque.

 

[Modificato il 20/11/2010 alle 09:44 by elisamorbidona]

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/11/2010 alle 10:45
cara elisa,
la tua proposta parte dall' idea molto romantica che abbiamo noi suiveurs, mossi solo dalla passione per il ciclismo.
temo che molti coureurs cycliste siano molto piu' prosaici ..
certamente il loro primum movens è stata la passione, ma poi diventano piu' importanti le palanche rispetto agli albi d' oro e ai palmares...

inoltre vi sono molti corridori che si caricano solo per poter lavorare, per poter stare in gruppo.
abarthizzati o meno, dopo qualche anno di carriera , sanno benissimo che non vinceranno mai nulla. il punto è che la sola cosa che sanno fare e' pedalare.
forse è piu' gratificante e giova di piu' alla propria autoimmagine essere un corridore professionista che un lavoratore scarsamente qualificato e scarsamente pagato.
ho avuto modo di conoscere molti corridori pro di seconda schiera e mi sembrano piu' contenti , piu' realizzati e pure fare una vita meno dura di un assistente socio-sanitario del mio ospedale, con tutto il rispetto per questi ultimi e per la loro professione. anche a parità di guadagno.
un corridore pro di seconda schiera, quando sale in bici in mezzo ad un gruppo di amatori si sente fare mille domande, è un semidio in mezzo agli umani. sarà pure al minimo di stipendio, però non fa le notti, fa una cosa che gli piace, gira il mondo, sta in albergo, viene massaggiato e si sente parte di un elite.
certo non sono affatto solo rose e fiori, bici anche quando piove, incertezza del futuro,etc, tutto vero . ma se va male, puo' sempre fare un lavoro dequalificato e sottopagato come molti altri.

insomma, io credo che le sanzioni che toccano i corridori nell' onore siano una bella idea, ma vadano caso mai aggiunte a qualche cosa di piu' tangibile.

il fatto che un presidente uci che non senta alcun imbarazzo per l' attività del figlio e che dalla parrocchia non si senta provenire alcuna voce moralizzatrice di fronte ad un così macroscopico conflitto di interessi sono la dimostrazione lampante di un mondo dove l' onesta' e la moralità sono un lontano ricordo.
e questo mondo purtroppo è il nostro amato ciclismo.

in un mondo così, basare le sanzioni su un fatto morale e di onore ( il palmares..) mi sembra un poco utopistico.

ciao

mesty

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 20/11/2010 alle 10:57
Diciamo che se insieme alle vittorie bisognasse come logica vuole restituire una quota dei premi la cosa assumerebbe anche connotati economicamenti assai tangibili...personalmente ho sempre pensato che il vero problema più che avere misure deterrenti sia avere misure eque e non strumentalizzabili da chi: 1) vuole favorire alcuni atleti "eliminando" gli altri 2) vuole impoverire uno sport a tutto vantaggio degli investimenti fatti altrove;
con un sistema più equo diminuiscono anche i sospetti che generano sfiducia, frustrazione e sensazione di avere subito ingiustizie, tutte cose che a loro volta sono il primo movente a cercare scorciatoie/vendette private, in genere.
però è chiaro che come dici tu con il mio sistema almeno lo spettro della disoccupazione tendenzialmente si allontana.

 

[Modificato il 20/11/2010 alle 11:06 by elisamorbidona]

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Livello Eddy Merckx




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  postato il 20/11/2010 alle 12:29
Originariamente inviato da mestatore

cara elisa,
la tua proposta parte dall' idea molto romantica che abbiamo noi suiveurs, mossi solo dalla passione per il ciclismo.
temo che molti coureurs cycliste siano molto piu' prosaici ..
certamente il loro primum movens è stata la passione, ma poi diventano piu' importanti le palanche rispetto agli albi d' oro e ai palmares...

mesty


Sarebbe troppo facile rispondere che queste sono le parole di uno che non vive di e nel ciclismo, è lontano da questo mondo, non conosce i giovani, non è mai stato in mezzo ad un gruppo e ragiona con la testa di un maturo ed arrivato signore. Talmente facile che faccio mie queste stesse argomentazioni.

Caro Mesty, non ho mai conosciuto un corridore sotto i 30 anni che corresse pensando primariamente ai soldi. MAI. C'è stato qualche zuccone ombroso, contadino del profondo entroterra montuoso del bergamasco che, accanto alla sua limpidissima passione ciclistica, coltivava pure un atavico rispetto per la pecunia, ma era piu' per una radicata quanto altrettanto limpida fede religiosa che per un fatuo amore per le cose terrene. Uomo che diventò, tra l'altro, grande campione e che, ironia della sorte, mi stava pure simpatico.

Ho visto altri guadagnare molto, moltissimo e dilapidare il doppio in pochissimo tempo. Classe da campione ed amore per il denaro raramente, quasi mai, coabitano nella stessa persona. I giovani assennati, quelli che già a 20 anni pensano in termini di una vita sicura ed agiata, quelli non corrono in bicicletta. Non si appuntano un numero dietro alla schiena e si misurano in campo aperto.

Conoscevo corridori dotati di classe cristallina che facevano (con me) le 3, le 4 di mattina, dediti al rito piu' comune tra coloro che da giovani amano la vita e che, alle 10 (sempre con me), si presentavano al via di una corsa di 180 km per poi, magari, anche vincerla.

Sono cose, queste, di difficilissima comprensione da parte di un uomo che abbia speso tutta la sua vita nella ricerca di una posizione rispettabile in preparazione di una vecchaiia tranquilla. Potrei riempirti un libro di citazioni e storielle gustosissime, a riguardo, ma purtroppo devo lavorare (oggi che è sabato e domani che sarà domenica). Pur non essendo stato dotato di una grande classe dal Signore, ho qualche peccato giovanile da farmi perdonare ed allora sarò costretto a lavorare almeno fin dentro ai 70 e oltre. Al piacere di Dio.

 

____________________
Difendi, conserva, prega !

(dalla poesia "Saluto e augurio" - "La nuova gioventu'" di P.P. Pasolini - Ediz. Einaudi)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/11/2010 alle 13:51
caro prof,

la pecunia conta, ma contano anche il successo ed il il rispetto dell' ambiente in cui vivi e pratichi, rispetto che non è correlato solo alla pecunia, ma anche a quanto questa rappresenta e di cosa è conseguenza.

anche per me la pecunia non è stato il primo motivo di quanto ho fatto, faccio, farò,
anche se è importante, per tante cose, dall'istruzione delle mie figlie al telaio che vorrei avere al pc su cui batto i tasti...

sono d' accordo con te quando dici di non avere mai conosciuto un corridore mosso dal denaro.
bene io qualcuno credo di averlo conosciuto e so che hai ragione.
il desiderio di successo e di riconoscimento in un ambiente per quello che ho visto io non sono direttamente paragonabili a palmares ed albi d' oro...

e sarebbe infantile pensare ai corridori come uomini monodimensonali, dediti solo ad albi d'oro e /o palanche, senza i desideri, i piaceri e i modi di chiunque sia stato giovane.
questo vale per tutti, anche per i chirurghi, gli architetti, gli imprenditorie financo i seminaristi...
poi qualche monomaniaco esisterà pure, ma in qualunque micromondo...

la certezza della pena, l' impossibilità di scamparla con cavilli, l' elevazione del rischio di essere beccati, queste cose per me sono importanti, non tanto l'oggetto della pena.
io non credo ad un antidoping che possa battere il doping, come non credo ad un sistema giudiziario-poliziesco che possa far sparire il furto, l'evasione fiscale o quello che vuoi tu.
credo che un sistema d controllo equilibrato ed efficace possa essere un valido deterrente contro il ricorso a pratiche proibite, fino a renderle meno influenti.
se ti carichi come un cavallo uno piu' dotato di te non puo' batterti, se ti puoi caricare solo un po'( farmaci meno potenti, dosi meno efficaci) uno con piu' talento di te forse puo' ragionevolmente batterti...e ci sono meno probabilità che tu ti possa fregare reni fegato e cuore.

aspetto i tuoi nanetti in apposito 3d..

ciao

mesty


 
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Livello Greg Lemond




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  postato il 01/12/2010 alle 15:03
per la serie "getta fango sul ciclismo", il corriere oggi pubblica addirittura in home page con foto la notizia della sospensione per due anni di astarloa!
l'articolo si apre addirittura con "un altro cicista spagnolo coinvolto in casi di doping"...
che schifezza.

 

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Fantaciclismo 2010: Tre Giorni di La Panne, Gand - Wevelgem, Scheldeprijs - GP Escaut, GP Larciano, Amgen Tour of California, Tour de Suisse, Tour de France: 2 giorni in maglia gialla, 3 tappe (Bruxelles - Spa, Bourg de Peage - Mende, Revel - Ax 3 Domaines), decimo posto finale ... e Campione del Mondo!...

 
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