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Autore: Oggetto: Fuori tema: Piccola storia delle religioni

Livello Greg Lemond
Utente del mese Gennaio 2009
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  postato il 25/06/2009 alle 12:31
Per quei pochi che credono ancora che si può essere *cattolici veri*, come
sostengono gli autori dell'articolo, senza essere "decerebrati" prego di
leggere quanto segue e forse ... cambieranno idea

Capovolgete Bordin a Radio Radicale e avrete padre Livio a Radio Maria


. da Il Foglio del 24 giugno 2009, pag. 2


di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
Lungi dal voler essere irriverenti, se si definisce "programma di culto" una
trasmissione condotta da un sacerdote, lo si fa solo per rendere omaggio
alla realtà in linguaggio corrente. Perché non si può dire nulla più
obiettivo a proposito del "Commento alla stampa" di padre Livio Fanzaga, in
onda tutti i giorni su Radio Maria alle 8.45. Se il maturo professionista
ferma la macchina e manda subito qualche decina di sms per avvisare che
padre Livio le ha cantate come bisognava cantarle, se la casalinga le suona
verbalmente secondo i canoni di padre Livio al marito laicizzato, se il
camionista radioamatore catechizza i fratelli di onde corte con le ultime di
padre Livio sulla bioetica, allora siamo al cospetto dì un "programma di
culto". Se poi il clero progressista butta fanghiglia sul "Commento" di
padre Livio e mostra disprezzo verso i cristiani-infanti che lo ascoltano
tutte le mattine, allora siamo al cospetto di un "programma di culto" e pure
cattolico. Chi non avesse ancora un'idea di che cosa siano padre Livio e il
"Commento alla stampa" di Radio Maria, deve andare su Radio Radicale,
prendere Massimo Bordin e il suo "Stampa e regime" e poi capovolgere con
decisione. Padre Livio sta al Papa come Bordin sta, o forse stava, a
Pannella. Lo si può verificare nel giro di tre quarti d'ora: appena
terminato il "Commento" su Radio Maria, ci si sintonizza su Radio radicale,
dove sta andando in onda la trentesima replica di "Stampa e regime", e se ne
avrà la prova. Classe, professionalità e, dedizione da vendere in entrambi i
casi, una spanna sopra tutte le altre rassegne. Poi, però, bisogna scegliere
e ci spiace per Bordin, ma noi scegliamo senza indugio il direttore di Radio
Maria. Il "Commento" di padre Livio è qualche cosa di veramente unico nelle
frequenze radiofoniche in quota a parrocchie, diocesi e associazionismo
cattolico, dove, quando va bene, si moraleggia o si spiritualeggia. Il
motivo di questa differenza è presto detto. Intanto, perché Radio Maria non
appartiene a nessuna diocesi, a nessun movimento religioso, a nessuna
conferenza episcopale. A tenerla in piedi sono gli ascoltatori, che la
sostengono versando il loro libero contributo. Padre Livio aggiungerebbe che
la radio vive se piace alla Madonna. E poi, questa emittente è unica perché
in una radio cattolica difficilmente si trova qualcuno che legga veramente i
giornali e non solo Avvenire, e quando questo pure avvenga, si finisce
sempre per parlare di ecologia, di sociologia, di psicologia, per dare in
testa al consumismo e, naturalmente, a Berlusconi. A meno che non si sia
scelto di ritrarsi dal mondo, che è così brutto perché si stanno sciogliendo
i ghiacciai, si estinguono le foche monache, è invaso dai centri commerciali
e, naturalmente, è governato da Berlusconi. Così si è formato un popolo Da
una ventina d'anni, padre Livio ha scelto un'altra strada, quella che il
cattolico aveva fruttuosamente percorso prima di praticare la cosiddetta
opzione spirituale: giudicare la storia, la politica e la cronaca alla luce
del Vangelo e del Magistero della chiesa, E, quando è necessario, dare anche
un buon cazzotto in testa a chiunque se lo meriti, fosse anche Berlusconi,
ma non per .partito preso. Padre Livio è un prete che non ha alcun
pregiudizio clericale contro il centrodestra. E questa, scusate se è poco, è
già una notizia. Il direttore di Radio Maria non ha paura di sistemare sulla
graticola le derive laiciste del cattoprogressismo e di quanti lo
rappresentano nel mondo politico. Peccato gravissimo, secondo lo
svirilizzato mondo cattolico contemporaneo che non osa nemmeno chiamare
omicidio l'aborto e si appresta a benedire un compromesso legislativo sul
testamento biologico che porterà diritto filato all'eutanasia. Peccato
gravissimo per uno svirilizzato mondo cattolico abituato, quando è tosto, a
giudicare il mondo secondo l'ultima circolare della Conferenza episcopale
invece che secondo i Dieci comandamenti. Eppure, questa lettura, diciamo
pure brutale secondo i canoni correnti, ma diremmo franca secondo quelli
perenni, dà frutto. Con gli anni, attorno a Radio Maria e al suo "Commento
alla stampa" si è formato un popolo cattolico che ha preso gusto a ragionare
cattolicamente e a farlo in pubblico. Se in un luogo di lavoro uno si alza a
difendere la chiesa o il Papa durante una discussione, otto volte su dieci è
un ascoltatore di Radio Maria. Oppure appartiene a un movimento apertamente
cattolico, certo: ma le due cose spesso si sovrappongono. Padre Livio fa,
via onde medie, quello che facevano i parroci fino a qualche decennio fa con
omelie, catechismo e conferenzine. Forma il laicato che, una volta uscito di
chiesa, ha il compito di testimoniare la sua fede nel mondo argomentando e
resistendo. E lo fa con un di più perché, attraverso Radio Maria, si formano
anche tanti sacerdoti usciti un po' stortignaccoli da seminari che, magari,
hanno le piscine per attirare i giovanotti, ma scarseggiano di dottrina
quando li devono mandare a nuotare in mare aperto. Un operato come quello di
padre Livio, lo svirilizzato mondo cattolico d'oggi lo chiama clericalismo e
non capisce che è il suo esatto contrario. Non si troverà mai in castagna il
direttore di Radio Maria su argomenti opinabili. Sui tassi d'interesse, il
pii, il ponte sullo Stretto di Messina, le beghe per la composizione delle
liste elettorali, padre Livio sa di poter dire solo ciò che pensa in
proprio. E siccome sa anche che questo, con tutto il rispetto, interessa sì
e no i suoi ascoltatori, di solito se ne astiene. Coloro che gli danno del
clericale, invece, quando intervengono nel mondo da cattolici, lo fanno
proprio sull'opinabile, massimamente sulla composizione delle liste
elettorali. E misurano il loro successo sui punti percentuali di cattolicità
di una legge fatta approvare dal politico sponsorizzato fin dentro le aule
di catechismo. Clericali che vivono e si alimentano di "male minore" e di
"maggior bene possibile", mentre la rassegna stampa di Radio Maria tiene la
rotta guidata da una sola stella polare: il bene. Il bene e basta, senza
aggettivi e senza sconti comitiva. E' difficile immaginare padre Livio
computare i punti percentuali di cattolicità davanti a una legge
strombazzata dalla stampa laica come una nuova conquista di civiltà, Basta
ascoltarlo quando le polemica entra nel vivo. Un vero e proprio spettacolo
che rinfranca tanti sani cattolici dopo anni trascorsi con rassegnazione
sulle panche a sorbirsi omelie che, in nome del dialogo col mondo, non
dicevano più nulla di cattolico. In questi casi, il direttore di Radio Maria
dà il meglio di sé perché usa volentieri uno strumento caro a Gioppino, la
maschera della sua terra bergamasca: il randello. Mettetegli sotto il naso
un editoriale di "Repubblica" o dei "Corriere" sulla famiglia o sul
testamento biologico e ne sentirete delle belle. Perché l'uomo è così, ha
uno spirito rustico, che magari non farà ridere i salotti radical e
clerical-chic, ma lascia il segno. Detto questo, non bisogna pensare che
padre Livio ritenga, come sosteneva Hegel, che la preghiera del mattino dell'uomo
moderno sia la lettura del giornale. No: padre Livio Fanzaga prega in
cappella, celebra la Messa e dopo, solo dopo, legge i giornali. Forse,
proprio per questo non moraleggia e non spiritualeggia. Legge i giornali
alla luce del Vangelo e non il Vangelo alla luce dei giornali. In due
parole, è cattolico.

 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 04/07/2009 alle 14:50
Da oggi in poi, scriverò quanto più mi "colpisce" dal libro del Sommo, sull'apofatismo

Il volume in questione è "Nera Luce" di Luigi Lombardi Vallauri

Forse niente consola più sicuramente del cielo: inondato di fulgore di sole, dolce-trapunto di vivide stelle o miti pianeti, delicatamente screziato, opulento e rigonfio, di roride nuvole.
Ma oltre i coloramenti azzurrati dell'atmosfera terrestre, negli spazi tra gli astri puri c'è il grande, illimitato nero. Il nero cosmico, transcosmico. Non è un nero compatto, opaco. E' a suo modo un nero luce.
Simile si presenta la scaturigine dei pensieri, la mente inesausta. Il suo colore è il nero luce.
Il vuoto necessario è il nero luce.
La mente originale è nera luce.

La luce è invisibile
In un mondo ubiquamente penetrato
di luce, tutto fatto di enti
trasparenti, nulla si vedrebbe.
La luce rende visibili
i corpi e i corpi rendono
visibile la luce.
Luce e corpi si occorrono.
Anche i Dio, e i pensieri, sono corpi.
I corpi non sono la luce.



 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 15/07/2009 alle 08:50
Adultera, peccatrice, salvo che.

da Notizie radicali del 14 luglio

di Renato Pierri
Una lettrice, abbandonata dal marito e con un figlio adolescente, scrive
sull'ultimo numero di "Tustyle": "Un sacerdote mi ha detto che, volendo
accanto qualcuno, dovrei cercarlo vedovo o celibe. Sono ancora giovane e i
miei coetanei sono per la maggior parte sposati o divorziati: dovrò
aspettare che muoia qualche moglie per incontrare la mia metà?". Il
sacerdote ha detto una pietosa bugia, o ha fatto una pietosa omissione. La
Chiesa, infatti, considera il coniuge innocente abbandonato sempre vincolato
al matrimonio, e quindi adultero qualora abbia una
qualsiasi nuova relazione. Quindi la lettrice Alex, se trovasse un nuovo
compagno vedovo o celibe, per non essere considerata peccatrice dalla
Chiesa, dovrebbe "assumere l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di
astenersi dagli atti propri dei coniugi" (Familiaris consortio n. 84). La
Chiesa basa la sua posizione sul Vangelo, dono del Signore, e non sulla
ragione, pure dono del Signore. Poiché in questo caso c'è contrasto tra
Vangelo e ragione, e Gesù non poteva essere irragionevole, significa che il
suo discorso sulla indissolubilità del matrimonio
(cf Mt 19) deve essere stato mal riferito dagli evangelisti o mal
interpretato. Non è possibile, infatti, calpestare la ragione.

P.S. Per un non credente c'è un'altra possibilità: Cristo non era il Figlio
di Dio, e quindi probabilmente fece un discorso sbagliato.

 

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  postato il 15/07/2009 alle 08:55
Al funerale ricordando Piergiorgio Welby - Lettera


• da La Repubblica del 14 luglio 2009, pag. 26


di Susy Dan

Sono stata ieri al funerale di una giovane donna, morta suicida. Era un funerale religioso. Non si sa se la defunta lo desiderasse, ma non posso non chiedermi perché, invece, a Piergiorgio Welby, che lo desiderava, esso sia stato negato. Evidentemente, chiedere di non essere costretti a vivere contro la propria volontà ed al prezzo di una sofferenza inumana, per la Chiesa cattolica è un peccato che meritava una punizione esemplare. L’ho trovata una decisione di inaudita crudeltà.

(nota mia) Non so se a desiderare il funerale religioso fosse Piero oppure sua moglie.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 16/07/2009 alle 09:47
L.L.V (II)

I parte "destruens"

Se lo specifico cattolico, quello che lo distingue dagli altri cristianesimi, è il primato dottrinale del papa, e quindi anche l'insieme delle cose solennemente asserite, nei secoli, dal papa; questo specifico è oggi - anche per i "cattolici" - largamente inaccettabile; il papa si è dimostrato, nei secoli, assai più infallibile nell'errare che nell'azzeccarci .

II parte "destruens-construens" - Dio, anima, religione

Concetti sfuggenti, problematici, antinomici; e tuttavia non troppo facilmente liquidabili con un integrale scientismo.
I termini che più caratterizzano questa parte sono "apofatismo" e "koan". L'esercizio strenuo della ragione sugli aspetti ultimi conduce all'indecidibile/irrappresentabile e dunque culmina in un nobile "silenzio informato"

Così strutturato il libro "Nera Luce" ha prevalentemente la natura di una disputa, per dovere di verità e per liberare il cammino dall'ingombro di tanto potere "spirituale" fasullo. Ma bisogna evitare di cadere nella trappola del pensiero discorsivo, prendendo le proposizioni vere come la cosa stessa da trovare. Quello che si deve cercare/trovare è il nostro emozionato/risveglio (anziché, come spesso accade, un risveglio/addormentato). Possa questa nostra disputa, coi i meriti ed i limiti di essa, propiziare l'evento del risveglio

 

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Livello Gino Bartali




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  postato il 17/07/2009 alle 12:07
Originariamente inviato da lemond

L.L.V (II)

I parte "destruens"

Se lo specifico cattolico, quello che lo distingue dagli altri cristianesimi, è il primato dottrinale del papa, e quindi anche l'insieme delle cose solennemente asserite, nei secoli, dal papa; questo specifico è oggi - anche per i "cattolici" - largamente inaccettabile; il papa si è dimostrato, nei secoli, assai più infallibile nell'errare che nell'azzeccarci .


Sono cose dette molte volte, ma ritengo giusto precisare ancora che infallibile è diverso da impeccabile, per cui il papa è un uomo che pecca e purtroppo, soprattutto in passato certi papi hanno fatto anche gorssi peccati.
L'infallibilità invece riguarda la dottrina di fede o morale (anche se per quanto riguarda la morale non esistono sostanzialmente atti infallibili di un pontefice)proclamata ex cathedra, per cui il papa con l'assistenza dello Spirito Santo e in comunione con la Chiesa (destinataria lei in primis dell'infallibilità) non sbaglia nell'insegnamento che dà. Di fatto l'infallibilità è stata usata una sola volta nella storia, nel 1950 per il dogma dell'assunzione della Beata Vergine Maria (qualcuno parla anche di altri insegnamenti all'interno di Evangelium Vitae, ma la cosa è dibattuta).
Per cui dire che all'infallibilità del papa non si può credere perchè si è rivelata errata non è corretto, penso che la ragione su questo tema come su moltri altri la scopriremo solo nella vita futura, ma non possiamo dire che credere all'infallibilità del papa, come anche credere al magistero cattolico sia contrario alla ragione.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 17/07/2009 alle 12:21
Originariamente inviato da Greg Lemond

Per cui dire che all'infallibilità del papa non si può credere perchè si è rivelata errata non è corretto, penso che la ragione su questo tema come su moltri altri la scopriremo solo nella vita futura, ma non possiamo dire che credere all'infallibilità del papa, come anche credere al magistero cattolico sia contrario alla ragione.


Grazie per la precisazione, però aspetta e vedrai (perché il libro l'ò già letto ) che si può dire che credere al magistero cattolico e all'infallibilità del papa à contrario alla ragione.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 17/07/2009 alle 13:53
Nera luce III

Cattolicesimo - Se avvicini uno spillo ad un pallone gonfiato, lo spillo è piccolo, il pallone grande.

La mia intelligenza mi dice che non credere è quasi più importante che credere. Per aver fede bisogna infatti non credere ad una quantità di cose. Come si può credere nel giusto finché si credono cose strambe ed assurde? Se vogliamo insegnare al popolo il giusto dobbiamo togliergli qualche credenza a cui è attaccato; ciò è forse crudele, ma per amore.
Per me la verità è stata a lungo Dronero. Questo centro piemontese voleva dire indivisibilmente infanzia e cattolicesimo.
Era Angelus il culminare del sole, rintocchi a morto il il cavo pomeriggio, offerta il frutto, sangue sacro il fermento dell'uva, corpo mistico il pane, gregge le case, bastone il campanile, liturgia il tempo. Il sesso era rinuncia e sacramento, la domenica comando sotto pena di morte eterna.
Un universo consonante e completo quale l'universo cattolico che per me bambino ebbe volto e nome Dronero è stato, lungo i millenni di quasi tutte le umanità storiche, il totale orizzonte.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 18/07/2009 alle 15:18
Nera luce (IV)

La mia valle d'infanzia era un Tibet cattolico dove ogni vetta altura casa torre pietra, bandiera di preghiera mulino di preghiera, muro affresco arazzo graffito gong rimbombo era di religione segnato, di religione permeato ed intriso. Mirabile potenza, cleri piegati sotto paura di Cielo! Mirabile capillare docilità di conformi popolazioni! A lungo la verità è rimasto Dronero.
Era del tutto naturalmente impossibile opporre o anche solo distinguere ricerca critica e corroborazione della fede, meditazione e preghiera, eroismo e santità, progetto di vita e vocazione religiosa, curiosità sessuale e peccato, virilità cavalleresca e devozione mariana, indipendenza individuale e obbedienza al magistero, morte e resurrezione, destino e sorte eterna, giustizia ed escatologia, mistero dell'essere e Tu divino, storia e Provvidenza, amore e carità, in una circolarità tra umano e cattolico dove sempre il secondo interpretava autenticamente il primo.
Tutto questo viene evocato perché si capisca da dove io discendo.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 19/07/2009 alle 14:08
Religioni versus spirito religioso

Secondo me occorre partire dal chiedersi perché sempre meno persone frequentino le chiese? Credo che se abbandonano la pratica religiosa e la religione stessa è perché ne sentono l'inutilità e ciò può anche dipendere dal fatto che non riescono a conciliare l'immagine che hanno del mondo nella loro vita quotidiana e la versione caricaturale che ne dà invece la dogmatica ufficiale che, ormai dalla morte per cause misteriose di Giovanni Paolo I (Albino Luciani), predilige la supestizione alla verità.
Ed invece a parere dei Credenti (ma non credini) è la verità che conduce a "dio" (le virgolette le aggiungo io)
Il senso della vita (di fronte a "dio") si chiama rapporti con gli altri, che è un modo per nominare in senso dinamico il bene. Esso riguarda il senso ontologico della realtà e scoprire questo significa cogliere il senso della vita.
Il pensiero greco, per esprimere questo concetto, ha coniato il "logos" e quando il Vangelo di Giovanni afferma nel suo "incipit" : "in principio era il logos" fa un'affermazione decisiva, sostiene cioè che il senso dell'essere è la relazione ed il massimo si raggiunge con l'amore.
Nel celebre scritto del 1784 "Risposta alla domanda: che cos'è l'illuminismo?" Kant afferma che "la minorità in materia religiosa è fra tutte le forme di minorità la più dannosa ed anche la più umiliante" (ti torna Sub?) e non merita rispetto e forse neppure tolleranza.
In effetti la religione tocca profondità tali dell'essere umano che, se è sbagliata, diviene la catena più pesante (che farà sì che Kloden sia staccato in salita ) e quindi va criticata e riformata.
Ma se fosse giusta? L'uomo potrebbe percepire dentro di sé l'assolutezza dell'etica per esprimere la quale non può che esprimersi altrimenti se non con il concetto (parecchio astratto) di dio.
Kant inoltre va al di là di quello che potrebbe chiamarsi ingenuo illuminismo e quindi fonda la morale sul sacro, non sul sacro religioso, ma su quello laico/razionale ove si comprende che esiste il principio fondamentale "fai il bene ed evita il male". Questo quindi è il senso della vita secondo I.K. ma non solo lui, perché è l'illuminazione di cui parla il buddismo, il satori dello zen e la metanioa del cristianesimo.
Nessun dubbio che spesso invece le religioni, per controllare intiere popolazioni, si siano basate sulla paura della morte, costituendo così un colossale fenomeno di alienazione della bellezza della vita, ma non era questo l'annuncio di Gesù di Nazaret (o almeno quello che si trova talvolta riportato su di lui). Il livello della concezione del divino è rimasto, per le religioni ufficiali, a livello del medio evo ed il dramma degli occidentali è forse anche il non aver più una religione all'altezza delle esigenze del tempo moderno.
In particolare il cattolicesimo romano è agli ultimi posti in questa speciale classifica (forse preceduto soltanto dall'Islam) e si può rammentare al riguardo che quando l'immigrazione italiana negli Stati Uniti raggiunse livelli molto elevati e si diffusero menifestazioni religio/superstiziose tipiche del mezzogiorno italiano: processioni, feste chiassose, gesti che assomigliavano al paganesimo, i cattolici irlandesi ne furono profondamente irritati e talvolta scandalizzati.

 

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  postato il 20/07/2009 alle 09:47
Originariamente inviato da Greg Lemond

Di fatto l'infallibilità è stata usata una sola volta nella storia, nel 1950 per il dogma dell'assunzione della Beata Vergine Maria (qualcuno parla anche di altri insegnamenti all'interno di Evangelium Vitae, ma la cosa è dibattuta).
Per cui dire che all'infallibilità del papa non si può credere perchè si è rivelata errata non è corretto ...


In attesa di risponderti con le parole di L.L.V. volevo anticiparti alcune considerazioni sulla Madonna.
Il dogma dell'assunzione, parla di anima e corpo. Perciò la ragione ci spinge a chiedere quale soma si trovi ora ad una distanza massima di poco più di 2000 anni luce dalla terra (gli astronomi potrebbero calcolare una serie circolare di punti) Dico questo perché le immagini proposte di Maria (madre, e vergine ante e post partum) sono innumerevoli: Lourdes, Loreto, Fatima o Medjugorie? Il volto che salì al cielo, secondo Pio XII dovrebbe, secondo logica, essere quello di una donna matura e addoloratissima dai grandi dolori avuti in vita (perdita prematura del marito e di almeno un figlio). Ma nessun teologo o storico si è mai azzardato a proporci una ricostruzione plausibile dell'ebrea Maria ed allora dobbiamo restare con i nostri dubbi!
Si deve aggiungere che la ragione ci spinge altresì a sostenere che la figura prodotta dal dogma ha la pretesa di ignorare addirittura il principio di "*non contraddizione* In lei si predica il suo essere insieme madre e vergine, sarebbe come parlare di una curva diritta o di un qualunque altro ossimoro . Eppure si continua a parlare di questo e con successo come il cuore della mariologia. Se a qualcuno sembra ragionevole, allora un evviva anche per i miracoli di padre Pio, di Milingo, Lourdes e chi più ne ha ...

 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Gino Bartali




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  postato il 20/07/2009 alle 10:43
Originariamente inviato da lemond


In attesa di risponderti con le parole di L.L.V. volevo anticiparti alcune considerazioni sulla Madonna.
Il dogma dell'assunzione, parla di anima e corpo. Perciò la ragione ci spinge a chiedere quale soma si trovi ora ad una distanza massima di poco più di 2000 anni luce dalla terra (gli astronomi potrebbero calcolare una serie circolare di punti) Dico questo perché le immagini proposte di Maria (madre, e vergine ante e post partum) sono innumerevoli: Lourdes, Loreto, Fatima o Medjugorie? Il volto che salì al cielo, secondo Pio XII dovrebbe, secondo logica, essere quello di una donna matura e addoloratissima dai grandi dolori avuti in vita (perdita prematura del marito e di almeno un figlio). Ma nessun teologo o storico si è mai azzardato a proporci una ricostruzione plausibile dell'ebrea Maria ed allora dobbiamo restare con i nostri dubbi!
Si deve aggiungere che la ragione ci spinge altresì a sostenere che la figura prodotta dal dogma ha la pretesa di ignorare addirittura il principio di "*non contraddizione* In lei si predica il suo essere insieme madre e vergine, sarebbe come parlare di una curva diritta o di un qualunque altro ossimoro . Eppure si continua a parlare di questo e con successo come il cuore della mariologia. Se a qualcuno sembra ragionevole, allora un evviva anche per i miracoli di padre Pio, di Milingo, Lourdes e chi più ne ha ...


Parli di cose diverse: Assunzione e verginità di Maria, e poi le paragoni (mi sembra di cogliere per svalutarle) ai miracoli o presunti tali più vicini a noi. Le due cose non sono sullo stesso livello, le proposizioni su Maria fanno parte del depositum fidei, della fede cattolica, il resto no, sono elementi secondari e talvolta neppure riconosciuti dalla Chiesa, che a mio parere è prudente nel valutare i segni miracolosi che ancora oggi avvengono.
Parlando di Assunzione poni una obbiezione molto antica; pensandola come una cosa fisica, chiedi dove sia adesso il corpo di Maria (la stessa obiezione la si potrebbe fare per il corpo Asceso di Gesù), ma il discorso non è da porsi in questa maniera, gli evangelisti e il magistero, hanno usato una immagine fisica (salire al cielo) per dire come Gesù e Maria siano presso Dio in anima e corpo ed essendo Dio non in cielo in senso spaziale, ma in cielo nel senso figurato di un luogo più in alto della terra (in una "dimesione diversa") se proprio volessimo pensare in modo fisico all'ascensione/assunzione dovremmo pensarle come una sparizione del corpo che ora è presso Dio.
Per quanto riguarda la questione della verginità il discorso è più complesso, qua la cosa è fisica al 100% è frutto di un atto creatore del Padre che porta all'esistenza nel mondo il suo Figlio in modo diverso da ogni altro uomo, attraverso cioè un suo atto creatore specifico che fa si che Maria non perda la sua verginità (non conosco uomo...). Ma il discorso a riguardo è complesso perchè poi si deve parlare anche di in e post partum.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 20/07/2009 alle 10:51
Originariamente inviato da Greg Lemond


Parli di cose diverse: Assunzione e verginità di Maria, e poi le paragoni (mi sembra di cogliere per svalutarle) ai miracoli o presunti tali più vicini a noi. Le due cose non sono sullo stesso livello, le proposizioni su Maria fanno parte del depositum fidei, della fede cattolica, il resto no, sono elementi secondari e talvolta neppure riconosciuti dalla Chiesa, che a mio parere è prudente nel valutare i segni miracolosi che ancora oggi avvengono.
Parlando di Assunzione poni una obbiezione molto antica; pensandola come una cosa fisica, chiedi dove sia adesso il corpo di Maria (la stessa obiezione la si potrebbe fare per il corpo Asceso di Gesù), ma il discorso non è da porsi in questa maniera, gli evangelisti e il magistero, hanno usato una immagine fisica (salire al cielo) per dire come Gesù e Maria siano presso Dio in anima e corpo ed essendo Dio non in cielo in senso spaziale, ma in cielo nel senso figurato di un luogo più in alto della terra (in una "dimesione diversa") se proprio volessimo pensare in modo fisico all'ascensione/assunzione dovremmo pensarle come una sparizione del corpo che ora è presso Dio.
Per quanto riguarda la questione della verginità il discorso è più complesso, qua la cosa è fisica al 100% è frutto di un atto creatore del Padre che porta all'esistenza nel mondo il suo Figlio in modo diverso da ogni altro uomo, attraverso cioè un suo atto creatore specifico che fa si che Maria non perda la sua verginità (non conosco uomo...). Ma il discorso a riguardo è complesso perchè poi si deve parlare anche di in e post partum.


Mi compiaccio della tua preparazione in materia, ma in questo caso mi sembra fuori tema fra noi, perché stavamo parlando se il cattolicesimo (in particolare l'infallibilità del papa "ex cathedra" fosse compatibile con la ragione). Assunzione e verginità mi sembra siano "dogmi di fede" imposti dal cattolicesimo ed io ti chiedo di rispondere sì/sì - no/no ti sembrano compatibili?

P.S.

Se volevano usare il senso figurato non facevano meglio a non parlarne proprio?

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Gino Bartali




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  postato il 20/07/2009 alle 11:13
Originariamente inviato da lemond

Mi compiaccio della tua preparazione in materia, ma in questo caso mi sembra fuori tema fra noi, perché stavamo parlando se il cattolicesimo (in particolare l'infallibilità del papa "ex cathedra" fosse compatibile con la ragione). Assunzione e verginità mi sembra siano "dogmi di fede" imposti dal cattolicesimo ed io ti chiedo di rispondere sì/sì - no/no ti sembrano compatibili?

P.S.

Se volevano usare il senso figurato non facevano meglio a non parlarne proprio?


Rispondo al P.S., se il Magistero o il Vangelo avessero detto che Maria dopo essersi addormentata è passata in un altra dimensione fuori dal nostro spazio tempo, forse sarebbe stato più preciso, ma l'obbiettivo del Magistero è quello di dire la fede nel modo più comprensibile per la gente di quel tempo, dicendo che è ascesa al cielo tutti hanno capito, in futuro, quando questo modo di dire la presenza di Maria presso Dio sarà osoleto anche i termini per dire la cosa potranno cambiare (senza che il contenuto muti).
Per il resto, sì, sono dogmi a cui si deve credere, ma non li vedo contrari alla ragione, li vedo piuttosto non dimostrabili, non essere dimostrabile è diverso da falso, se la fede fosse dimostrabile non sarebbe fede, ma conoscenza, se la fede fosse contro la ragione sarebbe contro l'uomo. La fede stà in un punto intermedio, è dono di Dio, sforzo dell'uomo, ha aspetti razionali e aspetti che vanno oltre la razionalità, un po' come l'amore...dimostrami scientificamente che una mamma ama il proprio figlio...non si può, eppure probabilmente sai per esperienza e per una serie di cose che metti assieme che è così. L'analogia è un po' tirata ma è per dire che ci sono cose nella vita che vanno oltre la ragione, senza per questo negarla.

 

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  postato il 20/07/2009 alle 12:48
Originariamente inviato da Greg Lemond

Per il resto, sì, sono dogmi a cui si deve credere, ma non li vedo contrari alla ragione, li vedo piuttosto non dimostrabili, non essere dimostrabile è diverso da falso, se la fede fosse dimostrabile non sarebbe fede, ma conoscenza, se la fede fosse contro la ragione sarebbe contro l'uomo. La fede stà in un punto intermedio, è dono di Dio, sforzo dell'uomo, ha aspetti razionali e aspetti che vanno oltre la razionalità, un po' come l'amore...dimostrami scientificamente che una mamma ama il proprio figlio...non si può, eppure probabilmente sai per esperienza e per una serie di cose che metti assieme che è così. L'analogia è un po' tirata ma è per dire che ci sono cose nella vita che vanno oltre la ragione, senza per questo negarla.


Il fatto che una mamma, di qualunque specie, ami e protegga i propri piccoli è stata ben dimostrata dall'antropologia e si chiama ricerca di mantenere i propri geni. Certi animali addirittura si suicidano per "metterli alla luce" nelle condizioni più favorevoli alla loro sopravvivenza.
Per il resto occorrerebbe mettersi d'accordo sulle parole. Per me "ragione" è la facoltà che ha l'uomo ed anche alcuni animali, di pensare e giudicare con la propria testa, fino a conoscere quanto gli è possibile "lì e allora" del mondo. La "fede" è invece, come dice la parola, fiducia negli altri/altro. Ora se tu mi dici che Cunego è il miglior ciclista del mondo, solo la fede in te mi potrebbe soccorrere e l'empatia per il tuo "nick" mi potrebbe spingere anche a farlo, ma comunque si tratta sempre di qualcosa che la ragione può smentire in ogni momento in cui il nostro corre. . Se aggiungi invece che devo per forza crederlo come dogma, allora mi sembra che le cose si complichino e sento che la mia fede in te vacilla.
"Mutatis mutandis" ritornando al nostro discorso, se tutti i dogni sono contrari "hic et nunc" alla ricerca scientifica (se non vogliamo dire falsi) io per sillogismo posso dire che la fede nel dogma è contrario alla ragione. Poi è chiaro che chiunque può sbagliare, però sull'assunzione e sulla verginità credo che la Binetti e Buttiglione siano d'accordo con te e, secondo me, non lo meriti

 

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Livello Gino Bartali




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  postato il 20/07/2009 alle 14:03
Ahahah grazie per dirmi che non mi merito una tale compagnia, non sono il massimo della simpatia, mi stuferei con loro.
Comunque non condivido del tuo ragionamento il fatto che se una cosa non è dimostrabile dalla ragione allora è contro la ragione.
Diverso è dire che Cunego è il più forte corridore (e da Cuneghista mi tocca ammetterlo), cosa dimostrabile dai fatti e diverso è dire che Maria non è ascesa al cielo, qua non ci sono fatti che ci dicono che ciò non sia accaduto, la mia fede mi permette di credere in questo la tua non fede ti fa dire che ciò non è vero, ma poi oltre ci possiamo spingere a fatica, mi potrai dire che non è possibile salire al cielo in corpo e anima e di farti vedere come sia possibile e allora io non potrò mostrartelo ma solo appellarmi ancora alla fede, che mi fa ritenere plausibile che quel Dio che ha creato il mondo, possa anche assumere in cielo una donna, ma qua c'è da fare il salto della fede e la ragione non lo può fare. Ma ammettendo l'onnipotenza di Dio anche la ragione mi permette di accettare che abbia potuto far ascendere a sè una persona.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 20/07/2009 alle 14:10
Originariamente inviato da Greg Lemond

Ma ammettendo l'onnipotenza di Dio anche la ragione mi permette di accettare che abbia potuto far ascendere a sè una persona.


Certo se ammetti, come postulato, una cosa impossibile come l'omnipotenza allora puoi accettare benissimo tutto, a parte, forse, Cunego Perché anche all'onnipotenza divina ci dovrebbe essere un limite

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 20/07/2009 alle 15:04
Nera luce (V)

Credo che non solo per me, ma per molto "Geist" europeo la genealogia sia verbum, vocatio, fides, intellectus. In principio, cioè nella mente bambina, sta il verbum religioso imposto: parola-famiglia, parrocchia, comunità. Questo verbum catechistico sistemico fa di essa una caverna platonica, sulle cui pareti sono proiettate le cose difficilmente resistibili e che a volte abiteranno il credente/credino/credulone (perché piccolo) anche in tutta la vita da adulto. . Molto spesso prima, di rado ora, questa mente resa religiosa, viene spinta verso la vocazione al sacerdozio, alla vita cioè consacrata al dono totale.
Ho detto vocatio genera fides, non viceversa. E' infatti la vocazione che trasforma la credenza in fede: la credenza del credulo si appaga di proiezioni in caverna gestite dall'autorità, la fede del credente no, non si appaga: querit intellectum. Non può sopportare che sia illusionistico tutto ciò su cui ha scommesso la vita. In questo senso la certezza monopodica di Binetti e Buttiglione (ad es.) sono un quasi sicuro sintomo di tiepidezza di fede.
La ricerca dell'intelleggibilità si fa, in alcuni, svilippo concettuale dei dogmi della fede: teologia; in altri difesa dei fondamenti della fede: apologetica. Io sono stato del secondo tipo: volevo sapere se Dio esisteva e se Gesù era risorto, saperlo davvero! Ma a questa certezza non sono arrivato; ed ho invece riconosciuto qualcosa che chiamo apofatismo ed un apofatico non sviluppa concettualmente dogmi, si ferma sulla soglia.

 

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Livello Gino Bartali




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  postato il 20/07/2009 alle 19:10
Originariamente inviato da lemond


Certo se ammetti, come postulato, una cosa impossibile come l'omnipotenza allora puoi accettare benissimo tutto, a parte, forse, Cunego Perché anche all'onnipotenza divina ci dovrebbe essere un limite


Spiegami razionalmente perchè l'onnipotenza di Dio è impossibile, io non posso dimostrarla razionalmente, ma per quanto ne so non si può neppure fare il contrario.

 

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  postato il 21/07/2009 alle 08:01
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Certo se ammetti, come postulato, una cosa impossibile come l'omnipotenza allora puoi accettare benissimo tutto, a parte, forse, Cunego Perché anche all'onnipotenza divina ci dovrebbe essere un limite


Spiegami razionalmente perchè l'onnipotenza di Dio è impossibile, io non posso dimostrarla razionalmente, ma per quanto ne so non si può neppure fare il contrario.


Perché, secondo me, si scontra con tutto ciò che la logica dell'uomo e della scienza ha costruito. Perché ad es. le leggi della fisica e della matematica (che molti appunto identificano con dio) non sono cambiabili e p greco ad es. non sarà mai un numero finito. Poi, se pensi che essa viene associata ad altri attributi divini, quali l'omniscienza, capirai che, sin da quando "ex nihil" creò il mondo, dio conosceva già anche la sua fine, compresa l'incarnazione del figlio, e quindi dopo non può più modificare alcunché e chi crede ai miracoli personali, come sostiene Baruch Spinoza, è un blasfemo, perché per lui operare in tal modo significherebbe rendere evidente una mutazione della volontà, ovvero ribaltare o, quanto meno sospendere, le leggi da lui stesso stabilite. Ma dico di più, anche un piccolo atteggiamento come il segno della croce, considerato come ricerca di benevolenza, un po' o parecchio scaramantica (dipende dall'animo del soggetto) è ...
Insomma a me pare chiaro che nemmeno dio può giocare con i c.d. paradossi temporali (confronta Star Treck)

 

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  postato il 21/07/2009 alle 09:48
Nera luce (VI)

Se l'apofatismo sui pensieri ultimi è, come ritengo, la verità del pensiero, si spiega bene che la fede "quaerit intellectum", ma purtroppo "non invenit".
Sempre a proposito dell'apofatismo è essenziale comprendere che non ha niente che debba venire vissuto con animo riduttivo. Esso deve essere fondato sul realismo e sulla probità intellettuale ed è tale da suscitare meravigliamento ontologico e slancio etico e spirituale, molto di più di ogni fase religiosa-confessionale.
Spero si capisca come questo libro sia "interno" ad un cattolicesimo preso sul serio, perché nessun esterno può essere così "incredulo" rispetto ai dogmi come un interno intenso. . Alle mie origini non ritrovo un dualismo tra fede vissuta fino alla vocazione e incredulità. Era l'estrema realtà per la tua vita legata, all'estrema irrealtà per i tuoi sensi naturali che faceva risaltare l'incredibilità dell'oggetto di fede, ove incredibile non significava non reale, ma incredibile proprio perché reale, perché, pur contro ogni apparenza e senza alcuna afferrabile testimonianza di sé, è incondizionatamente creduto dalla tua propria emotività (un po', dico io il "credum quia absurdum" di Tertulliano).
Vorrei che, a questo punto, qui sulla soglia, fosse affermato bene: le incredibilità del mio oggi sono ancora, nei contenuti, quelle stesse dei tempi di più intensa fede della mia vita, per cui immagino che se tornassi a credere, non contentandomi di emozioni, tornerei a trovarmi esposto su abissi di "incredulità" e l'intiero processo ricomincerebbe.

 

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  postato il 23/07/2009 alle 12:46
Nera luce (VII)

Post Dronero

A poco a poco, in qualche punto, abruptamente, la verità è venuta perdendo i contorni antichi ed infatti il libro distingue due categorie di oggetti di fede:

a) quelli che allora studiavo appassionatamente (Dio, Gesù esistito-risorto-Dio, l'immortalità)

b) gli altri, ai quali tributavo solo un comformistico omaggio (investitura divina della gerarchia ecclesiastica, infallibilità del papa, peccato originale, morale sessuale, dogmi mariani, condanne degli eretici, necessità di appartenenza alla Chiesa cattolica per la salvezza, inferno eterno, sacramenti, liturgie, preghiere, indulgenze).

Sulla prima categoria di oggetti, c'è stato il passaggio all'apofatismo, sulla seconda, quando sono giunto per motivi largamente occasionali, ad occuparmente, non poteva esistere altro che il completo smantellamento, che ritengo intellettualmente ed umanamente irreversibile e obbligatorio anche per i cattolici immaginari, quelli cioè decisi (es. mio VitoMancuso) o coatti (es. mio Buttiglione/Binetti) a persistere comunque nel sentirsi e proclamarsi cattolici.

Nuova è la mia patria dell'anima, una nuova mia terra è venuta prendendo, giorno per giorno, quasi direi stato d'animo per stato d'animo, e cambiando consistenza e confini.

 

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  postato il 25/07/2009 alle 09:10
Secondo me, non del tutto condivisibile, ma comunque interessante


Ossimoro, contraddizioni e altri guai per l'ateo devoto


. da "Il Foglio"
di Angiolo Bandinelli
Girello per wikipedia e mi imbatto nel termine "ateo". Sono due, apprendo,
le forme in cui l'ateismo per lo più si presenta: una che nega l'esistenza
stessa di una qualunque divinità o realtà trascendente l'uomo, sia in forme
teiste che panteiste; ed una, più sfumata - l'agnosticismo - che raccoglie
quanti sulla questione della esistenza/inesistenza di dio sospendono il
giudizio perché, dicono, non c'è modo di risolvere il dilemma. Proprio gli
atei sono convinti di sapere cosa sia la religione. Vengono, per lo più, da
una cultura nata in fasce illuministe, per la quale la religione è un
inganno, un imbroglio, una truffa, se non oppio dei popoli. "Primus in orbe
deos fecit timor", scrivono Stazio e Petronio, forse sulla scia di Lucrezio,
"fu la paura la prima nel mondo a creare gli dei". Pare che nel mondo vi sia
una quantità di associazioni di atei, disinvolte e aggressive nella difesa
delle proprie verità. Spesso, si fregiano della qualifica di "umanistiche",
ritenendosi custodi ed interpreti dei più autentici valori dell'uomo e dell'umanità.
Platone propose punizioni severissime, fino alla pena di morte, per gli
atei. Deprecabile. Nel 1546 il tipografo e poeta Etienne Dolet vene
torturato, strangolato e arso sul rogo a Parigi. Deplorevole.

Più ci penso, però, più mi convinco che proprio gli atei sono i migliori
propagandisti di dio. Dio è il loro vero, necessario interlocutore. Perché
possano così efficacemente discuterne, polemizzare e lottarci contro,
perfino odiarlo, è necessario che dio ci sia, esista in tutta la pienezza
del termine. Affari loro. Attualmente il termine ha trovato una nuova
declinazione grazie ai cosiddetti atei devoti, figure pubbliche che hanno
avuto negli ultimi tempi un ruolo notevole nel dibattito culturale, politico
e religioso, almeno nel nostro paese (non so se un qualche corrispondente si
trovi anche altrove). Gli atei devoti sono accaniti avversari degli
atei-atei, quelli che sono puramente e semplicemente atei. Degli atei devoti
mi colpisce l'ossimoro della definizione. Una contrapposizione che cela un
sottile connubio, mi pare. L'ateo devoto dice di essere, appunto, un ateo,
un non credente in dio. Questo non credente, tuttavia, ritiene di dover
restare devoto rispetto alle disposizioni di fede o semplicemente etiche
emanate dall'autorità religiosa, considerando però tale esclusivamente
quella cattolica. Credo infatti che l'ateo devoto sia figura che si può
incontrare solo nell'ambito del cattolicesimo.

Confesso di non amare la definizione, nella sua prima come nella seconda
metà. Del termine "ateo" ho detto, il termine "devoto" mi lascia ancor più
perplesso. La devozione è parte integrante dell'educazione religiosa. Da
bambino, venivo esortato da mia madre a dire le "devozioni", cioè a pregare.
L'espressione era bellissima, me ne è restato un dolce ricordo. Nella
tradizione cattolica, la devozione viene consigliata come pratica di amore
individuale nei confronti di Dio o di una figura religiosa - meglio se un
santo - da esercitarsi però fuori della liturgia ecclesiale. Tipica forma di
devozione cattolica è la recita del rosario. Ma la devozione è riconosciuta
anche dal filosofo Hegel, che la pone tra i momenti costitutivi della"coscienza
infelice" (seguo ancora wikipedia, in questa sede può bastare). La coscienza
infelice è un concetto chiave della "Fenomenologia dello Spirito" perché,
secondo Hegel, solo passando attraverso il suo dramma si giunge
dialetticamente alla conciliazione e alla fusione tra il finito e
l'infinito. La coscienza, infatti, raggiunge il suo stato di massima
infelicità nel momento in cui, nella radicale distanza tra l'uomo e Dio, si
presenta la separazione tra il mutevole e l'immutabile, tra la realtà
sensibile e la realtà ultrasensibile. Le religioni, rappresentate nell'Occidente
dall'Ebraismo e dal Cristianesimo medievale, non consentono però di
soddisfare la pretesa di cogliere in una presenza particolare e sensibile un
Assoluto che si dimostra irraggiungibile. Solo nel travaglio della
"coscienza infelice" questo divario può essere colmato, attraverso tre
momenti dialettici. Il primo è quello della devozione - appunto - nel quale
il pensiero religioso è incapace di elevarsi a concetto; segue poi l'operare
mondano nel quale la coscienza cerca di emergere attraverso il proprio
affaccendarsi; infine, viene la mortificazione di sé, il momento nel quale l'io
sperimenta la totale mistica ascetica in favore di dio.
Dopo tanti giri, l'ossimoro ora si capovolge. L'ateo, come abbiamo visto,
afferma e ha bisogno di dio, il devoto è solo figura di superficiale
beghinismo, dedito a pratiche esteriori o a esperienze misticheggianti. Ma
resto perplesso, questa rappresentazione è banale. Gli atei devoti sono
troppo bravi. Forse, sono le definizioni di wikipedia ad essere
insufficienti.

 

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  postato il 25/07/2009 alle 09:50
Nera luce (VIII)

Nello sviluppare i rilievi critici, non si dovrà comunque mai perdere di vista che il cristianesimo storico è stato, nel bene e nel male, il grande educatore dell'Occidente, in specie nella fase di secolarizzazione anche da parte di fedeli, capaci di precedere, a proprio rischio e pericolo il "magistero" nel recepimento in chiave laica/ista le idee e i princìpi del cristianesimo (confrontare la frase celebre di B. Croce: "Non possono non dirsi cristiani".

Giustizia terrena

Gran parte della dottrina sociale cattolica è stata elaborata non per iniziativa del magistero, ma sotto la spinta di istanze umanistiche esterne e strenuamente avversate dalla chiesa "docente". Il liberalismo, il socialismo, le teoria della sovranità democratica hanno subito i "fulmini" almeno fino a Piono IX. Non mi risultano, per secoli, condanne della guerra neppure nel caso di guerre dinastiche tra sovrani cattolici: non un re o ... è stato colpito da scomunica per aver causato la morte o la miseria di migliaia di uomini al solo scopo di ingrandire, contro altri cattolici, il prioprio regno o ...
Il magistero ha mancato altresì di pronunciarsi energicamente sui misfatti della schiavismo, dell'imperialismo e del colonialismo, anche "cattolicissimi" ; non ha fatto uso dei propri immensi poteri spirituali per sradicare la pena di morte e la tortura giudiziaria; ha guardato con diffidenza o avversione il movimento per la parità famigliare, professionale, civile, ecclesiale della donna o quello per il riconoscimento dei diritti, o almeno interessi, degli esseri senzienti non umani.
Insomma sembra quasi che l'assistenza della spirito santo sia consistita nel vincere la resistenza opposta dal cattolicesimo ufficiale alle buone idee inseminate dalla stesso spirito nella mente dei "gentili", dei non cattolici o dei cattolici non-docenti .
Il vero sconfitto non è tanto il principio ideale del cristianesimo, quanto l'assunto dogmatico di una rigorosa coerenza teorica e di una funzione di guida morale da riconoscersi in ogni tempo al magistero cattolico ufficiale. Chi volesse presentare trionfalisticamente l'attuale dottrina sociale della chiesa non può farlo senza un giudizio molto severo su quella dei secoli anteriori e quindi anche sull'autorità del magistero gerarchico.

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 26/07/2009 alle 14:47
Ricevo ed inoltro "absit iniuria verbis"

Lo stregone di Assisi. Il libro che non trova un editore

Andrea Armati è un giovane studioso umbro che ha scritto un libro dal titolo "Lo stregone di Assisi. Il volto segreto di San Francesco", in cui, attraverso un approccio storiografico serio e meticoloso, smonta pezzo per pezzo la presunta "santità" del poverello assisate.
Come e perché uno sciamano impostore e populista del 1100 che non era affatto pacifista (in quanto convinto crociato), che non era per nulla animalista (in quanto uccideva gli animali) e il cui pauperismo era né più e né meno quello in voga all'epoca è potuto diventare un simbolo di tutte queste cose, nonchè della cristianità?
Le ragioni sono di ordine prettamente politico, di opportunismo ecclesiastico.

Ma il problema è che il libro in questione non riesce a trovare una casa editrice con una distribuzione a livello nazionale, e la sua attuale pubblicazione è affidata all'autoproduzione.

http://lostregonediassisi.blogspot.com/

 

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  postato il 26/07/2009 alle 16:31
Nera luce (IX)

C'è da chiedersi, inoltre, se la dottrina sociale cattolica progredita sia specificatamente cattolica o non sia semplicemente confluita nella, o derivata dalla, koiné degli uomini di buona volontà aderenti alla religione civile dei diritti dell'uomo.
Entro questa Koiné gli specifici punti cattolici sembrano essere quelli della restrizione sessuale, della almeno possibilità (se non obbligatorietà esclusiva) del matrimonio indissolubile, della tutela dell'embrione umano in utero e in vitro, del divieto di eutanasia e di suicidio, della diffidenza verso le misure limitative dello sviluppo demografico. Ma nelle grandi linee i princìpi laico-umanistici sono la matrice del tutto ed anche le tesi mitigate (nel senso di non marxiste) della teologia della liberazione e la sempre più netta opzione per i poveri non sono in realtà che applicazioni dei diritti dell'uomo ai casi del povero, della donna, dei popoli o delle culture colonizzati o subalternizzati; applicazioni rese forse più creative dal senso di colpa o dall'impeto plemico maturato nei teologi attraverso la considerazione che per non pochi tratti è stato, in merito a quegli stessi problemi, di teologia dell'oppressione

 

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  postato il 27/07/2009 alle 15:45
Giustizia divina

In questa parte chiamerò *diceologia* (da dike=giustizia) la dottrina delle giustificazioni dell'uomo davanti a dio e della sua remunerazione, riservando invece il termine *teodicea* alla dottrina della giusticazione di dio davanti all'uomo, principalmente riguardo alla compatibilità fra gli attributi divini (bontà, onnipotenza, omniscienza) e la presenza del male e del dolore nel mondo da lui creato.
Più complesso è definire il cattolicesimo, ma con buona approssimazione si può considerarlo poggiante su due grandi "piloni".
Il primo pilastro stabilisce la struttura ontologica di Cristo, vero uomo e vero Dio; il secondo mette in evidenza la sua funzione di redentore, salvatore. Il dogma cattolico-romano è insomma una teoria struttural-funzionalista di Cristo.
Il primo punto si ritrova nei mitici quattro Concili ecumenici antichi: Nicea (325), Costantinopoli (381), Efeso (431), Calcedonia (451).
Il secondo è dato dal lunghissimo Concilio di Trento (1545-1563).
In ultima analisi, visto che il Concilio di Trento ha recepito anche quanto era stato sancito nei quattro concili precedenti in maniera solo più sistematica, si può sostenere, almeno in rapporto a quanto l'à preceduto che il cattolicesimo si identifica con Trento.
Ma anche in rapporto a quanto segue la centralità, per non dire la definitività, di Trento si conferma.
Nei suoi diciassette secoli di vita (da Costantino ad oggi) il cattolicesimo ha vissuto due crisi veramente cruciali: il protestantesimo e, molto più incisivo, il modernismo.
Il cattolicesimo romano si può ben dividere in due insiemi o sistemi: quello formato da tutta la storia della chiesa, eccettuato il Vaticano II ed appunto il Vaticano II. In questo libro sarà considerato esclusivamente il primo, perché enormemente più longevo, consolidato, preciso e specificatamente cattolico; il Vaticano II e la teologia che lo circonda sono ancora suscettibili di interpretazioni talmente diverse e sembrano poter consentire tali concessioni ai vari tipi di ecumenismo e di modernizzazione (se non addirittura di modernismo) da non offrire più un oggetto "cattolicesimo" sufficientemente affidabile e profilato.
Ad evitare equivoci mi propongo di esporre quella che è stata "sempre" (418-1905) la concezione della giustizia divina solennemente proclamata dal magistero cattolico ufficiale. Quindi in particolare trascurerò:
a) la scrittura (antico e nuovo testamento)
b) i teologi privati
c) il concilio Vaticano II
Un'ultima avvertenza: molto quello che vale per la "species" cattolicesimo, vale anche per il "genus" cristiano. Alcune confessioni protestanti avranno meno difficoltà con i sacramenti o con le indulgenze, ma il peccato originale, la perdizione eterna dell'umanità caduta, la redenzione per opera di Cristo, la necessità della fede per la salvezza, l'escatologia *tragica* con l'inferno è comune.
Prima di esporre il modello, segnalo un pardosso: il cattolicesimo ha recepito il principio che la responsabilità morale e giuridico-penale è personale, mentre questo principio è macroscopicamente violato dal dogma del peccato originale. Insomma la razionalità ammessa dalla chiesa nella sua teoria generale della giustizia è smentitat dalla chiesa stessa nella teoria della giustizia divina!

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 28/07/2009 alle 17:25
Nera luce (XI)

Scandali diceologici del peccato originale

1 - Dogma: Adamo per il suo peccato perde la santita e la giustizia davanti a dio, viene assoggettato alla fatica, alla miseria, alla vunerabilità, alla mortalità. Dio lo priva per sempre della felicità e della sua intimità.

Dubbi: a) meritava Adamo una pena terrena così grave? b) era giusto condannarlo senza appello? è' morale un provvedimento afflittivo, e in genere un atteggiamento che esclude la possibilità della riconciliazione?

2 - Dogma: Adamo diviene "massa perditionis", cade sotto il potere del diavolo, è condannato alla morte eterna

Dubbi: è giusta, sotto il profilo retributivo e di commisurazione della pena, una misura di questa gravità estrema?

3 - Dogma: la stessa pena si trasmette a tutti i suoi discendenti, all'umanità come tale.

Dubbi: è conforme ai princìpi generali del diritto ed alla giustizia una responsabilità penale non personale? ereditaria? è giusto essere puniti per fatto altrui? essere puniti collettivamente, come natura umana e genere umano?

4 - Dogma: in particolare, vengono condannati alla "morte eterna" anche i bambini e i concepiti non giunti a nascere; hanno tuttavia solo la pena del "danno" (l'esclusione della visione di dio), non anche quella del "fuoco". Questa pena è comminata in base ad un'esigenza stretta di giustizia.

Dubbi: quelli del punto 3, aggravati

5 - Dogma. Va ribadito che non si tramette solo la pena, ma anche il peccato; il quale è proprio di ciascuno, "unicuique proprium", anche se non personale, e non è solo una condizione di concupiscenza o inclinazione al male (la quale impropriamente viene a volte chiamata "peccato"), ma è vero e proprio peccato, reato "di colpa", non di "pena" soltanto, che dio deve punire per esigenza di giustizia.

Dubbi: in che senso il peccato ereditario, comune a tutti è proprio di ciascuno? come può essere vero e proprio peccato/colpa/reato un non atto? come può essere imputabile? non è delirante incolpare l'intiero genere umano? far nascere un'intera stirpe di "peccatori? congeniti? cosa significa un neonato peccatore? un feto peccatore?

Far discendere il male del mondo e dell'uomo dal peccato esalta, si pretende, la libertà dell'uomo, ma sembra vero piuttosto il contrario. Tutti gli uomini eccetto Adamo (ed Eva che viene trascurata per ragioni di maschilismo ) sono affetti da una colpa eriditaria che merita l'inferno: questa sarebbe la giustizia e la bontà di dio!
E' vero che dio prevedeva fin dall'inizio la redenzione in Cristo, ma è anche vero che occorre redenzione se c'è colpa, viene donata salvezza se c'è perdizione, ma queste (colpa e perdizione) sono un assurdo proprio in termini di libertà e di responsabilità, di giustizia e di bontà.
Senza contare che la redenzione in Cristo è stata concessa dal magistero ai soli battezzati, con esclusione quindi della maggior parte dell'umanità. Cristo si è dimostrato così molto meno potente nel bene di quanto lo sia stato Adamo nel male.
Gli uomini (in omaggio alla loro libertà) vengono sballottati da Adamo a Cristo, la maggior parte di loro senza nemmeno saperlo, ritrovandosi affetti dalla colpa del primo, senza poter approfittare della grazia del secondo.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 29/07/2009 alle 16:01
Nera luce (XII)

6 - Dogma: il peccato originale si trasmette non per imitazione, ma per propagazione o generazione, attraverso il seme di Adamo. Non può trasmettersi attraveso l'anima, perché questa non viene generata biologicamente, come l'anima degli animali, ma essendo spirituale viene creta "ex nihilo" direttamente da dio. Quindi il peccato originale si trasmette attraverso il corpo.

Dubbi: come può trasmettersi geneticamente un peccato in senso puramente morale? in quale parte del genoma viene codificato?
Ma poi c'è qualcuno che crede davvero che sia esistita la coppia di capostipiti. Adamo ed Eva? Se si risponde in senso negativo o altamente dubitativo, come sembra necessario alla luce di un'ermeneutica non ingenuamente fondamentalista di Genesi, diviene improponibile o altamente problematica l'idea della trasmissione di qualsiasi cosa (e non solo del peccato) attraverso il seme di Adamo: per poter trasmettere è infatti preliminare esistere

Scandali della redenzione estrinseca (cioè da fuori) e della giustificazione per fede

1 - Dogma: l'uomo non può salvarsi né mediante l'osservazione della legge naturale, né tramite l'osservanza della legge mosaica, ma solo grazie ai meriti di Cristo.

Dubbi: non è chiaro, in generale, cosa significa che alcuni peccati vengono "rimessi" altri "perdonati" o ancora "assolti". Sembra piuttosto che l'alternativa sia una soltanto: c'è conversione del peccatore, che ripudia il male e si orienta al bene e allora il Giudice semplicemente accerta il mutamento morale avvenuto, oppure la conversione non c'è e allora la verità vieta che si possa dichiarare non peccatore il peccatore. Una remissione o assoluzione dall'esterno, che avesse efficacia costitutiva, violerebbe la libertà umana e quindi il principio fondamentale dell'etica e della giustizia. E' un caso di miracolo impossibile!
E' conforme a giustizia che si sia giustificati per i meriti di un altro? E cosa significa che l'innocente espia per il colpevole? Cosa si penserebbe di un codice penale che prevedesse il ricorso esclusivo a volontari incensurati per scontare la pena inflitta ad altri?
E' giusto che non bastino né la legge naturale, ne quella mosaica? Perché allora dio avrebbe emanato l'una e l'altra?
Che rapporti ci sono tra meriti personali e grazia ottenuta per "Christum"? La grazia non rende irrilevanti i meriti e viceversa?
Che vuol dire che giustifica/salva la fede in Cristo? Cominciamo dalla tesi per "solo fides". Se la fede non è un merito morale è giusto che salvi? E se invece è un merito, o è anche un merito, perché salva la fede e non salvano i meriti morali, per esempio le virtù le virtù dei filosofi o degli uomini onesti non cristiani?
Passando alla tesi che la fede senza le opere è morta, così come, d'altra parte, le opere senza la fede, che aggiunge esattamente la fede in Cristo allae opere? Perché non bastano le opere dell'amore verso dio e verso il prossimo?
Se la fede è necessaria alla salvezza, dio può o esigerla come una prestazione o donarla. Non sembra facile trovare giusto che il non beneficiario di un dono sia punito o (pre)destinato alla perdizione.
O dono della fede o perdizione, a prescindere dalle opere: una diceologia davvero impressionante

Quanto detto di Cristo come redentore vale, "mutatis mutandis" di Maria corredentrice del genere umano e dei santi.

 

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  postato il 30/07/2009 alle 17:18
Nera Luce (XIII)

Scandali della ecclesiologia

Dogma: l'appartenenza alla Chiesa come società fondata da Cristo, gerarchica sotto l'ordine sacerdotale e monarchica sotto il successore di Pietro, è necessaria a tutti gli uomini per la salvezza. Fuori dalla chiesa cattolica non c'è salvezza, né redenzione dai peccati: pagani, ebrei, eretici e scismatici sono quindi esclusi dalla salvezza e dalla remissione dei peccati.

Dubbi: E' giusto/etico l' "extra ecclesia nulla salus"? Non dovrebbe giustificare la coscienza retta? Anche supposto che l'obbedienza al clero ed al papa sia frutto di scelta coscienziosa è giusto/etico che simile obbedienza sia più salvifica di un'altra egualmente coscienziosa?

I sacramenti della giustificazione (in generale)

Dogma: i sette sacramenti della nuova legge conferiscono efficacemente la grazia "ex opere operato" e sono necessari per la salvezza.

Dubbi: è giusto/etico che la giusticazione passi per i riti sacramentali? E che questi abbiano efficacia al di là delle disposizioni soggettive degli operanti? Cosa aggiungono a queste disposizioni, ma soprattutto come possono supplirle, se mancano?

Battesimo

Dogma: da effettuare solo con acqua naturale è strettamente necessario per l'accesso allo stato di grazia ed alla salvezza. I bambini che muoiono non battezzati, non avendo meritato di essere coeredi di Cristo, appartengono al diavolo e sono esclusi non solo dal regno dei cieli, ma anche da ogni altro luogo di beatitudine. Lo stesso vale per gli adulti irresponsabili ("amentes") o che (per difficile ipotesi) non abbiano compiuto alcun peccato mortale personale.

Dubbi: può giustificare qualcosa che sia diverso da un atto della volontà del cuore? E' giusto/etico che non ci siano alternative? Cosa aggiungono agli effetti della conversione del cuore la formula e l'acqua battesimale? In particolare, perché occorre obbligatoriamente l'acqua, in modo che, né la formula da sola, né con un altro liquido si ottiene la salvezza? E' giusto etico, se il peccato originale è vera colpa, che il battesimo giustifichi coloro che non possono emettere un atto cosciente di conversione? In sostanza si possono rimettere i peccati a chi non si pente?

 

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  postato il 05/08/2009 alle 09:24
Il quotidiano online Affaritaliani intervista Paola Binetti a proposito della
pillola abortiva («RU486/ Paola Binetti ad Affari: “L’aborto torna alla
clandestinità”», 31 luglio 2009):

“Non ne farei una questione di scomunica: non è il modo che cambia la
sostanza e l’aborto è sempre sbagliato per un cattolico – spiega la senatrice –
Qui invece si sta andando verso l’aborto fai da te, l’aborto bricolage, che
restituisce le donne alla loro solitudine”.

Questo della «solitudine» delle donne è un argomento molto gettonato dagli
avversari della RU-486. Con l’aborto farmacologico l’espulsione dell’embrione
può avvenire dopo che la donna è uscita dall’ospedale dove le è stata
somministrata la pillola; ebbene, per i prolifers, in qualsiasi luogo ciò
avvenga la donna vi si troverà sempre sola. Mariti, compagni, genitori, fratelli
e/o sorelle, amiche, vicine di casa, passanti premurose: per qualche misterioso
fenomeno la donna che ricorre alla RU non può contare su nessuno di costoro,
mai. Forse sarà il senso di colpa inconsapevole – abortire, e per giunta con una
pillola simile a una caramella! – che la spinge a ficcarsi in un buco sperduto
ad espiare in solitudine; forse sarà la punizione divina che rende il paesaggio
circostante identico a una città appena colpita dalla bomba al neutrone; il
risultato comunque è quello.
Vuoi mettere invece la festosa compagnia che ti tocca con l’aborto chirurgico?
L’infermiere che ti fa accomodare sul lettino, l’anestesista che ti chiede di
contare alla rovescia... Forse riesci persino a vedere il chirurgo che ti
opererà; e, se sei fortunata, arriva anche la polizia. Tutta un’altra cosa,
decisamente.


Il problema principale delle commercializzazione della Ru486? “Si sta
riportando l’aborto a una condizione di clandestinità, non legale, ma
psicologica, sociale... che riconsegna le donne alla solitudine. La casa
farmaceutica che produce questa pillola punta alla vendita diretta nelle farmacie”.

Certo sarebbe bello che la Binetti offrisse qualche prova di quest’ultima
asserzione, così recisa: chessò, un memorandum interno della Exelgyn, una
dichiarazione intercettata dei suoi manager, un dossier confidenziale
prontamente divulgato da qualche sottosegretario... Senza queste pezze
d’appoggio qualcuno potrebbe altrimenti essere indotto a pensare che si tratti
di una illazione tendenziosa e del tutto campata in aria: il che sarebbe
gravemente ingeneroso verso l’onorevole Binetti, ma purtroppo – si sa – la gente
tende a pensare male.


“Inoltre – conclude – questo tipo di somministrazione prevede che debba
avvenire entro la settima settimana, termine al di sotto di quello previsto
dalla 194. Se però questo termine viene superato si rende necessario un
raschiamento e un intervento chirurgico successivo. Insomma, stiamo uscendo da
una situazione in cui l’aborto chirurgico è diventato una sorta di aborto sicuro
per entrare in un’altra condizione, quella dell’aborto chimico in cui la
sicurezza sembra diventata un optional”.

Temo di non riuscire bene a seguire il pensiero della Binetti, qui. Sette
settimane, cioè 49 giorni, rientrano nel limite di 90 giorni per l’aborto non
terapeutico previsto dalla legge 194, sì; ma non capisco in che modo questo sia
significativo. Il peggio però viene subito dopo: perché mai passate le sette
settimane una donna dovrebbe essere sottoposta a un raschiamento (e a un
innominato «intervento chirurgico successivo»)? Se il termine per l’aborto
farmacologico è passato la donna verrà sottoposta semplicemente a un comune
aborto per aspirazione (il metodo chirurgico più indicato entro il primo
trimestre di gestazione). Sembrerebbe che la Binetti abbia fatto confusione con
ciò che succede quando l’aborto farmacologico fallisce, cioè quando l’embrione
rimane in tutto o in parte nell’utero: è in questo caso che si rende necessario
il raschiamento (e basta; può anche andare bene una semplice aspirazione).
Ma immagino che qui la Binetti sia stata male interpretata da chi la stava
intervistando. Altrimenti dovremmo concluderne che l’onorevole non sappia di che
cosa sta parlando; e questo, ne converrete, è assolutamente impossibile...


**************************************************************
Niente e' piu' bello dell'ascoltare un cretino che tace
(Helmut Qualtinger)
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  postato il 06/08/2009 alle 13:56
Nera luce (XIV)

I sacramenti della giustificazione. Penitenza

Dogma: per chi abbia peccato dopo il battesimo è, per diritto divino, strettamente necessario alla giustificazione il sacramento della penitenza, che consiste:
a) nel pentimento sincero,
b) nella confessione orale di tutti i singoli peccati mortali a un sacerdote,
c) nella formula giudiziale del sacerdote che assolve solennemente,
d) in una sodisfazione o riparazione.

Dubbi

Come per il battesimo, sembra giusto e fondamentale che ci sia la conversione del cuore, più che il sacramento, perché quest'ultimo serve solo se c'è la prima. E desta scandalo che non ci sia salvezza senza confessione ad un sacerdote!
In più, qualche problema specifico:
E' giusto che non basti la contrizione naturale, ma occorra anche quella soprannaturale?
Come funziona esattamente il congegno per cui il pentimento non vero, cioè non fondato sull'amore, ma sulla paura, che di per sé non giustifica, diventi invece perfetto se addizionato al sacramento?
Cosa aggiunge al merito morale "l'opus operatum" oggettivo di un sacerdote? In cosa è diverso da un laico o da una comunità?
Cosa esattamente mancherebbe a colui che sinceramente pentito, ottenesse l'assoluzione da un programma informatico messo a punto dai migliori moralisti cattolici con risposte ad un livello teologico e pastorale molto più alto di quello del confessore medio?
Che senso ha, ancora una volta, che i peccati vengano "assolti" o "rimessi" da un'istanza esterna, quale che essa sia?

 

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  postato il 07/08/2009 alle 14:24
Nera luce (XV)

I sacramenti della giustificazione. Estrema unzione

Dogma: per chi si trovi (incapace di confessarsi) in grave, imminente pericolo di vita, può aversi remissione dei peccati mediante questo sacramento, che consiste:
a) nell'unzione delle parti principali del corpo del malato da parte di un sacerdote con olio di oliva benedetto da un vescovo (non da un semplice sacerdote)
b) nella pronuncia di formule assolutorie

Dubbi

Come per il battesimo e la penitenza sembra che sia giusto/etico che se c'è conversione ... altrimenti ...

Poi, perché solo olio d'oliva? E perché solo se benedetto da un vescovo? Cosa fa dio se l'olio è benedetto da un non vescovo e perché il sacramento funziona solo se amministrato da un sacerdote?

Se amministrata ad un malato incapace, l'e.u. sembra diceologicamente forse ancora più scandalosa del battesimo dei bambini, anche se per ragioni opposte! Là veniva distrutto un peccato mortale che il peccatore non aveva commesso , qui vengono rimessi i peccati (anche mortali) che il peccatore ha invece commesso e non li sconfessa.

 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 09/08/2009 alle 09:55
Una relazione divertente così, credo non l'abbia mai ascoltata nessuno. Luigi è il più grande in assoluto.

Dal file sotto, andate a cercare la relazione sua e godete .

http://www.radioradicale.it/scheda/208166/laicita-e-religioni-nellunione-europea-le-emergenze-francia-italia-spagna

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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  postato il 09/08/2009 alle 10:17
Nera luce (XVI)

Scandali diceologici delle indulgenze


Dogma: le indulgenze sono remissioni della pena temporale (ossia da scontare nella vita terrena o in purgatorio) dovuta alla divina giustizia per i peccati attuali (cioè ad esclusione del peccato originale). Il meccanismo è: tolta la colpa mediante un sacramento della giustificazione, viene anche tolta la pena mediante l'indulgenza. Le indulgenze sono concesse attingendo al "tesoro della chiesa". Le chiavi di questo tesoro appartengono al papa e (con certi limiti) ai vescovi. Le indulgenze possono essere "versate sui conti correnti diceologici" dei vivi e dei defunti.

Dubbi:

con la dottrine delle i. si raggiunge il punto più alto di attribuzione di meriti totalmente altrui;

sembra strano che una volta tolta la colpa, sia ancora dovuta una pena;

o le opere richieste per concedere l'indulgenza (visite a santuari, elargizioni di denaro) sono in sé meritorie e allora non occorre concedere indulgenza, oppure ...

c'è sicuramente una parte di vero nell'opinione di Michele de Molinos (peraltro condannata!) secondo cui sodisfare la giustizia divina con opere meritorie dettate dall'amore è più gradito a dio che avvalersi delle indulgenze.

 

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  postato il 12/08/2009 alle 14:01
Nazismo nichilismo e l'errore di Ratzinger

di Adriano Sofri

in "la Repubblica" dell'11 agosto 2009

Vorrei provare a descrivere lo sconcerto col quale ho letto le parole
pronunciate da Benedetto XVI

domenica nell'Angelus da Castelgandolfo. Mi ha fatto sobbalzare la
naturalezza e quasi la

distrazione con la quale il Papa ha accostato nazismo e nichilismo: «I lager
nazisti, simboli estremi

del male, come il nichilismo contemporaneo...». Io non sono filosofo, e
tanto meno teologo, ma

l'uso ordinario e non specialistico che si fa, e il Papa stesso fa, di
termini come nichilismo, autorizza

chiunque a pensarci e replicare. Che «il nichilismo contemporaneo»
costituisca una unica e organica

categoria, mi sembra una convinzione avventata. Che all'ingrosso questa
categoria vada assimilata

al nazismo mi sembra un'enormità, che lungi dall'indicare e svelare il male
nichilista riduce e

offusca l'orrore nazista. Nazismo -il nazismo arrivato in fondo alla sua
strada, il nazismo che ha

compiuto l'opera di Auschwitz, che è quello evocato dal Papa- è un nome che
merita di essere

maneggiato con attenzione, se non altro perché nominarlo dovrebbe bastare a
combatterlo con ogni

mezzo. Con ogni mezzo, e non solo con l'amore. «Solo con l'amore», si potrà
obiettare, è

un'espressione mediocre, che vuole a sua volta ridurre la forza sublime
dell'amore. E tuttavia si può

e si deve dire, che «solo l'amore» non avrebbe potuto prevenire e arrestare
e castigare Auschwitz.

Nel linguaggio ordinario di cui dicevo, nichilismo e relativismo e
individualismo sono diventati

sinonimi e disinvoltamente sciorinati, da soli o in serie. Viene così
accantonata la distinzione, che

pure si trovò nelle parole del Papa come in quelle di chiunque tenga testa a
posto e piedi per terra,

con una misura di relatività che è indispensabile all'intelligenza delle
cose (Ratzinger impiegò la

formula paradossale di «assolutismo relativista») -e una misura di
individualismo che è

indispensabile alla libertà. Abbiamo dovuto ricordare in questi giorni
Giovanni Jervis, oppositore di

una vita delle esuberanze dogmatiche e volontariste (in particolare dell'
«antipsichiatria», e della

stessa fase più «antipsichiatrica» del suo amico Basaglia), e autore nel
2005 di un libro

esplicitamente intitolato «Contro il relativismo». Non occorrerà segnalare
la differenza fra Jervis e

Ratzinger. Il più strenuo avversario delle avventure antirealiste e
soggettiviste della cultura del

Novecento fu Sebastiano Timpanaro, assertore rigoroso del materialismo ateo
e leopardiano.

Il Papa ribadisce la sua convinzione che l'umanesimo «ateo» (che peraltro
sembra far concidere con

l'umanesimo «non cristiano») sia inevitabilmente destinato all'arbitrio,
all'autopromozione

dell'uomo a Dio -e in fin dei conti, in un corto circuito che è il suo, al
nazismo (o allo stalinismo, e

insomma allo sterminio e al suicidio dell'umanità). Convinzione decisamente
forte e, a volerne

prendere in parola le conseguenze, tale da inibire la sopravvivenza della
società umana fin nei suoi

più elementari rapporti quotidiani: quelli fra me e te, per intenderci. Si
può confidare nella libertà

personale senza trasformarla in arbitrio e senza innalzarsi all'onnipotenza
di un Dio onnipotente, si

può vivere in società sforzandosi di amare il prossimo senza violare la
misura, si può riconoscere la

tracotanza, la hybris, senza fare di Dio o degli dèi i titolari offesi della
legge. La storia, dite, ha

mostrato a quali infamie e quali orrori possa condurre l' «umanesimo ateo»?
Certo: come ha

mostrato a quali abbia potuto condurre il fanatismo della fede, il mettere
Dio alla propria testa, e

anche il Dio cristiano. La Chiesa cattolica non ha il monopolio della
conoscenza (e tanto meno della

pratica) del bene, così come non ne è esclusa. La strada è difficile, per
ciascuno. La fede religiosa

non può essere una compagnia di assicurazioni, né pubblica né privata.

Ancora nel breve indirizzo di Castelgandolfo, il Papa ha detto dell'antitesi
fra umanesimo ateo e

umanesimo cristiano, che «attraversa tutta la storia». La limitazione a quei
due «umanesimi» non

può significare un'ignoranza o una dimenticanza di tanti altri modi di
pensare e sentire ed esistere:

umanesimi panteisti o pagani, buddhisti o ebraici, musulmani o agnostici.
Sarebbe troppo grossa. E

del resto il discorso papale era riferito ai santi e al loro esempio, e in
particolare al loro esempio di

martiri, e dunque ha messo al centro le figure di Teresa Benedetta della
Croce, il nome cristiano

dell'ebrea convertita Edith Stein, e di padre Massimiliano Kolbe. Per un non
credente -io, per fare

l'esempio più a portata di mano- Edith Stein e padre Kolbe sono figure
meravigliose, proprio come

altre, di ebrei ed ebree non convertiti, e di altre persone, magari non
credenti, e magari atei, che

vissero e morirono ad Auschwitz, e non furono solo vittime, furono testimoni
dell'umanità

calpestata.

°°°°°°°°°°°°°°

Riccardo Di Segni: " Ma non riconosce le colpe dei tedeschi "

Diversamente da quanto ha dichiarato Benedetto XVI ( " campo della morte di
Auschwitz, dove così tanti ebrei furono brutalmente sterminati sotto un
regime senza Dio che propagava un'ideologia di antisemitismo e odio "), noi
riteniamo che la follia omicida e antisemita del Terzo Reich non si possa
speigare in modo così semplicistico. Hitler non predicava l'ateismo, anzi,
come si può dimenticare il " Gott mit uns " ? In risposta alle dichiarazioni
di Benedetto XVI, riportiamo, sempre dalla STAMPA di oggi, a pag. 18,
l'intervista di Giacomo Galeazzi al Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni,
dal titolo " Ma non riconosce le colpe dei tedeschi ".

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, è soddisfatto dell'Angelus sui
lager?
«Non vedo passi avanti. Il problema resta la sua interpretazione della Shoah
e del nazismo, cioè una banda di delinquenti che tenne in pugno l'intera
nazione tedesca. Rispetto a questa tesi, l'Angelus non porta sostanziali
modificazioni. Da varie parti Benedetto XVI è stato contestato nelle visite
ad Auschwitz e al Memoriale dell'Olocausto "Yad Vashem" perché tiene ben
distinte la Germania e il popolo tedesco dalle responsabilità del nazismo.
Rispetto a questo problema, non mi sembra che ora il Papa si sia spostato
dalla sua linea».
La deportazione dell'ebrea convertita Edith Stein, ricordata dal Papa,
dimostra che quando in Olanda la Chiesa denunciò il nazismo le persecuzioni
aumentarono...
«I termini reali della questione sono diversi. I nazisti usavano gli ebrei
battezzati come una zona grigia, semiprotetta per indurre la Chiesa a
tacere. Nella retata al ghetto di Roma del 16 ottobre '43 furono rastrellate
1300 persone, ma per ordine di Berlino furono rilasciati i convertiti al
cristianesimo. Quindi era un ricatto, uno scambio perché nella logica
dell'epoca alla Chiesa erano molto più cari gli ebrei battezzati. In Olanda
non ci fu un inasprimento generalizzato, i nazisti se la presero anche con
gli ebrei battezzati come Edith Stein per mandare un messaggio alla Chiesa,
per non essere disturbati nelle deportazioni».
Condivide l'interpretazione ratzingeriana del nazismo come negazione di Dio?
«La tesi cara a Benedetto XVI che il nazismo fosse ateo andrebbe
approfondita meglio. Quello del nazismo ateo è un mito da sfatare. Le SS
aveva scritto sul cinturone "Dio è con noi", quindi in qualche modo i
nazisti avevano una loro immagine di Dio. Il nichilismo, poi, è tutt'altra
faccenda. Più volte nella recente riflessione in ambito cattolico il nazismo
viene ridotto a un'ideologia anticristiana che voleva colpire la fede
cristiana nella sua radice abramitica. Anche se questo può essere in parte
vero, la sottolineatura di questo solo concetto porta quasi ad una
paradossale conclusione: che gli ebrei avrebbero pagato, solo loro per conto
dei cristiani, un odio che non li riguardava nemmeno tanto direttamente. E
ciò senza menzionare abitualmente i responsabili, complici o silenziosi».


 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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  postato il 12/08/2009 alle 18:18
Nera LUce (XVII)

Scandali diceologici dell'escatologia

Chiaramente è questo il punto decisivo della diceologia. Esamineremo in ordine i dogmi dell'inferno, purgatorio e pardiso

Inferno. Peccati mortali

Dogma: l'inferno è una pena eterna per i peccati "mortali", essa consiste appunto nella "morte eterna" ossia in una vita cosciente interminabile priva della visione di dio e di ogni altra forma di beatitudine, abbinata o no al tormento anche fisico del fuoco. La morte eterna senza "poena ignis" è dovuta a tutti i concepiti che abbiano vissuto con il solo peccato originale (in pratica a tutti i feti, neonati e bambini innocenti [ora forse anche agli embrioni ] e a tutti gli adulti, senza peccati personali, ma privi del battesimo. La morte eterna con pena del fuoco a tutti coloro che muoiono in peccato mortale, non assolto da uno dei sacramenti della giustificazione.
I peccati mortali a giudizio della chiesa docente sono molti, per esempio disprezzare un rito della stessa: le cerimonie dell'esorcismo, del catechismo o dell'acqua battesimale; disprezzare il ricorso ai sacramenti, violare il precetto festivo, anche senza disprezzo, rompere il diugiuno prescritto, farsi circoncidere, commettere copula con donna sposate, masturbazione, sodomia o altri atti carnali gravi, senza peraltro arrivare alla copula, in genere fornicare anche senza adulterio; giacerre con la propria moglie in modo da evitare il concepimento della prole; in genere compiere peccati venerei; chiamare dio a testimone di una menzogna anche lieve; rattristarsi anche con la dovuta moderazione della vita di qualcuno o godere della sua morte naturale.
In tutti i casi menzionati la pena della morte eterna con fuoco è dovuta per giustizia, una giustizia alla quale dio non può sottrarsi.

Dubbi: l'idea di una pena eterna è talmente orribile da far arretrare tutti gli animi aperti alla compassione o anche appena sensibili alle critiche moderne contro la pena di morte, la pena comunque crudele o l'ergastolo.
Entro la tenebra spaventosa che essa allarga sull'intiero progetto creativo di dio, si possono anche ritagliare alcune oservazioni puntuali che in nessun caso esauriscono l'orrore della prospettiva nel suo insieme.

1) Nessun atto, per quanto grave, può meritare una pena eterna, perché non c'è proporzione fra gravità della colpa e quella della pena.

2) Meno ancora può meritarla un non-atto come un peccato o reato ereditario

3) Molti peccati giudicati mortali dal magistero sono incredibilmente piccoli, basti pensare alla masturbazione

4) E' asimmetrico sostenere che il paradiso non può essere meritato per giustizia, ma solo erogato per grazia, mentre l'inferno invece è meritato e dunque dovuto per giustizia. Sembrano due pesi e due misure.

5) E' contrario ai princìpi più avanzati del diritto e specificamente del diritto influenzato dal cristianesimo, una pena che in nessun modo tenda alla rieducazione/riabilitazione del condannato. L'inferno è quindi *anticostituzionale*

6) La giustizia di dio viene presentata come quella di un *padre*. Che padre sarebbe quello che eclude per sempre la riconciliazione?

7) L'inferno viola il principio di proporzionalità (non solo come al n. 1) anche nel senso che colpe estremamente diverse vengono punite con la stessa pena. Quali che siano i gradi o i gironi nella dannazione eterna, i tratti comuni prevalgono incomparabilmente su quelli differenzianti.

 

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  postato il 13/08/2009 alle 09:36
Nera luce (XVIII)

Purgatorio

Dogma: le anime di coloro che muoiono in stato di grazia, ma con colpe veniali o comunque pene "temporali" non ancora pienamente espiate, vengono detenute in un "luogo" destinato a scomparire, dove vengono torturate col fuoco, ma sono ormai sicure della salvezza. Non più in condizione di meritare, possono tuttavia essere aiutate a ridurre la pena dai suffragi dei vivi.

Dubbi:

a) Sembra diceologicamente strana questa condizione totalmente passiva: o l'afflizione subita rende migliori e allora è un merito, o non è e allora non giustifica per niente.

b) Sembra anche molto strano che venga rimessa dai sacramenti la pena eterna e non quella temporale, ma forse ancora più strano è che una volta rimessa la colpa, rimanga la pena. Dottrina, sia detto per inciso, che si presta a favorire la venalità del clero, unico a poter applicare ai defunti le indulgenze .

c) Un dubbio non meno grave riguarda il concetto stesso di purgatorio nel caso di coloro che siano ancora immaturi sul piano della santità e dell'amore. Sembrerebbe necessario, secondo giustizia, più un *evolutorio* che un semplice *purgatorio*, ossia un tempo intermedio che consenta una crescita spirituale rispetto a quella conosciuta nella vita terrena. Un tempo nel quale sia possibile (contro la dottrina cattolica) meritare e incrementare la carità. Un evolutorio così inteso sarebbe l'equivalente funzionale delle reincarnazioni karmiche esigite (o esatte) a buon diritto dalle diceologie orientali.

P.S.

d) Dubbio mio: qual è il senso matematico di purgatorio/eternità? Se al denominatore c'è infinto il risultato credo sia sembre lo stesso, no?

 

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  postato il 14/08/2009 alle 13:54
Nera luce (XIX)

Paradiso

Dogma: i battezzati di fede cattolica ai quali siano stati rimessi sacramentalmente i peccati e che abbiano scontato interamente la relativa pena temporale sulla terra o in purgatorio, vengono ammessi alla beatitudine divina e regnano eternamente con dio.

Dubbi: praticamente tutti quelli sollevati fin qui, specialmente quelli contro il clericalismo. L'inadeguatezza di ogni vita umana a meritare dio e la connessa necessità che quest'ultimo intervenga con una grazia sovrannaturale "elevante" ripugna, è vero, meno che nell'inferno, ma ...
E' ufficialmente condannata la dottrina dell'apocatastasi, ossia l'ipotesi che alla fine anche gli uomini dannati si salvino, ma resta ad inquietare le coscienze, almeno come possibilità eternamente e irrevocabilmente offerta dalla giustizia/misericordia, l'ipotesi di reintegrazione degli spiriti ribelli nel pléroma (Il mito gnostico dell’ascesa dell’anima e del gran ritorno nella casa del Padre)

 

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  postato il 18/08/2009 alle 16:04
Nera luce (XX)

Problemi di teodicea

Tutto quanto detto fino ad ora non ha considerato il problema di un progetto di Storia dell'Essere, che contempli la morte eterna della maggior parte delle creature umane, sia compatibile con gli attributi di bontà e potenza infinite tradizionalmente riconosciuti a dio. Quale padre metterebbe al mondo un figlio quasi sicuramente destinato all'inferno (sia pure, per ipotesi, meritandolo)? Meglio sarebbe per lui non essere mai nato. La cosa è tanto più grave se è vero che in dio l'alfa e l'omega sono simultanei, per cui egli non solo sa, ma addirittura *pone* fin dall'inizio i suoi figli dannati dentro l'inferno. In altre parole egli crea "totum simul" (cioè tutta la storia in una sola volta) e quindi crea
l' "échaton" e con esso l'inferno già dal primo istante della sua paternità.

Problemi distributivi

Oltre all giustizia divina, fino ad ora non si è tenuto conto dei problemi di giustizia distributiva, nel senso

a) è giusto in generale che alcuni si salvino ed altri no?
b) ad alcuni venga proposta l'opzione cattolica e ad altri no?
c) che solo alcuni bambini vengano battezzzati?
d) che alcuni peccatori cattolici riescano a confessarsi in tempo o a ricevere (sempre ...) l'estrema unzione?
e) che alcuni abbiano delle opportunità di sviluppo morale e spirituale massimi ed altri non sappiano neppure che sia la morale e l'intelletto?

Questi argomenti vengono qui lasciati sullo sfondo, ma dev'essere sottolineata la loro rilevanza psicologica e diceologica nel caso di un'ipotesi creazionista.


 

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  postato il 21/08/2009 alle 10:22
Nera luce (XXI)

Vie d'uscita. Ermeneutica e probità intellettuale


"Il vostro parlare sia: "Sì? sì; No? no" Il di più viene dal Malvagio." Matteo 5,37

In sede conclusiva, mi sembra confermato che l'attenzione debba concentrarsi sul problema della giustizia divina.
L'imputazione di un peccato meritevole di "morte eterna" a ciascun membro del genere umano a causa di un peccato commesso dal capostipite e trasmesso per "propagationem seminis" e la necessità per la redenzione ... come abbiamo visto. Tutto ciò, preso sul serio, appare come uno "skandalon" o un "monstrum".
Questo scandalo sembra riguardare esclusivamente la coscienza del credente cattolico e noi potremmo limitarci a constatare che nessun principio del modello cattolico è recuperabile ad una teoria razionale della giustizia valevole nei rapporti fra gli uomini.
A mio giudizio, però, questo atteggiamento di indifferenza trascurerebbe alcune importanti considerazioni puramente laiche/iste.
Anzitutto è da ritenere che la teoria della giustizia celeste influenzi le concezioni della giustizia terrena, sia direttamente in periodi teocratici (nota mia: come sta accadendo in questi anni in Italia), sia indirettamente, attraverso processi di secolarizzazione.
In secondo luogo, è chiaro che le teologie cristiane di fatto generano nella storia atteggiamenti aggressivi nei confronti degli esterni: persecuzioni, colonialismi, imperialismi, guerre di religione e pertanto la diceologia, la soteriologia (studio della salvezza) e l'escatologia sono quindi tutt'altro che irrilevanti sul piano giuridico e politico.
In terzo luogo, ogni uomo dovrebbe interessarsi al problema della "giustizia ultima" se non altro perché la giustizia umana è manifestamente imperfetta. E sulla "ultima" i primi "esperti" da consultare sono precisamente le grandi religioni.
Kant ha espresso in modo particolarmente efficace, nell'orizzonte del moderno, un'idea antichissima quando ha scritto che l'esistenza di un Dio renumeratore è un'esigenza stretta dell'ordine etico. Essendo irrealizzabile nel mondo empirico, la giustizia postula un mondo intelleggibile. Ma se proprio il Dio di giustizia si rivelasse sommamente ingiusto, la condizione umana diverrebbe, da empiricamente difficile, metafisicamente intollerabile. .

 

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  postato il 23/08/2009 alle 10:53
Nera Luce (XXII)

Naturalmente è possibile ad un illuminista,sicuro di sé,sia rifiutare il modello cattolico (nel genere "écrasez l'infame") sia considerarlo benevolmente ma non prenderlo sul serio relegandolo nel mito o nel folklore. A me sembrano rispettabili queste posizioni, ma più interessante esplrare la possibilità di prendere il modello cattolico sul serio, ma non alla lettera, la possibilità cioè di conciliarlo con la ragione etica e giuridica.
I cattolici odierni usano spesso dire ai laici/sti: "Voi e noi abbiamo in comune la "religione civile" dei diritti dell'uomo e la teoria razionale della giustizia (entrambe di origine anche cristiana), ma noi credenti abbiamo in più il fondamento (Dio) che a voi manca".
A me sembra facile rispondere che se si accettasse il modello diceologico cattolico, verrebbe invocato a fondamento di quanto sopra un Dio negatore nei rapporti con gli uomini di ogni diritto.
Per fortuna la teologia cattolica dalla seconda metà del secolo scorso (ma negli ultimi anni questo processo si sta interrompendo) si è mossa in direzione di una revisione, anche drastica, del modello cattolico. I fedeli, clero e laici, quando si leggono loro i testi tridentini sulla morte eterna dei non cattolici rispondono "ma non ci crede più nessuno"!
Il processo è affascinante: si tratta, per lo spettatore imparziale, di un vero e proprio "giallo" intellettuale. Occorre infatti smantellare e sostituire un impianto preciso, articolatissimo e coerente nei secoli, rispettando il postulato che il magistero, divinamente assistito, non può né discostarsi dal Vangelo stesso, né contraddirsi nel tempo
Dal punto di vista della *teoria ermeneutica* il metodo (o il risultato) non può non essere la più sensazionale svalutazione della *lettera* (a favore di altro) che si ricordi nella storia dell'uomo (al confronto l'evoluzione delle ortodossie marxiste rappresentano un gioco da ragazzi .

 

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Livello Greg Lemond
Utente del mese Gennaio 2009
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  postato il 26/08/2009 alle 13:10
* articolo - RISCHIOSA LA LIBERTÀ DELL'UOMO

di Paolo Flores d'Arcais

*La ragione DELLA DEMOCRAZIA*
L'anatema di Ratzinger, sostenuto dal teologo Mancuso, ripropone
l'equazione tra umanesimo ateo e nichilismo. Confutazione di una tesi
che rifiuta le radici della modernità
Vito Mancuso ha portato il suo prezioso sostegno di teologo progressista
(e perfino in odore di eresia) all'ennesima offensiva di Papa Ratzinger
contro la modernità nata dall'illuminismo, il cui peccato originale -
capitale e inescusabile - è indicato dal Pastore tedesco nella pretesa
dell'uomo alla autonomia. Questa pretesa, in effetti, è la carta
d'identità dell'illuminismo, il suo tratto essenziale: autos nomos,
darsi da sé la propria legge. In questo orizzonte risuona poi il "sapere
aude!" di Kant, e la ragione come tribunale supremo anche di ogni fede.
Contro questa pretesa, che è a fondamento anche della democrazia
liberale, come è ovvio (visto che essa poggia sulla sovranità dei
cittadini, non su quella di Dio) si è rinnovato nei giorni scorsi lo
sguaiato "vade retro Satana!" di Benedetto XVI. Il suo anatema, che
coinvolge democrazia e modernità. E che Vito Mancuso ha deciso di
spalleggiare.
Papa Ratzinger ovviamente non prende di petto democrazia e modernità,
bensì le demonizza obliquamente, a partire dall'equivalenza che prova ad
instaurare tra umanesimo ateo e nichilismo (e poi tra nichilismo e
nazismo, ma su questo il teologo progressista si dissocia, benché
proprio su questo il ragionamento di Ratzinger diventi semmai logico).

*L'evoluzione non ama il mistero*
Qui ci interessa la difesa filosofica che Mancuso imbastisce della prima
equazione ratzingeriana, tra umanesimo ateo e nichilismo. Mancuso
definisce nichilismo "la negazione di un fondamento razionale ed eterno
della natura e della storia" cioè dell'essere nella sua totalità,
fondamento "comunemente chiamato Dio", come giustamente sottolinea. Ma
un tale fondamento non ha bisogno di essere negato, semmai deve essere
dimostrato. L'onere della prova spetta a chi lo afferma, per negarne
l'esistenza è sufficiente che tale prova non venga offerta, al di là di
ogni ragionevole dubbio.
In altre parole: che l'evoluzione dell'universo dal big bang ad oggi, e
poi la nascita della vita in quel frammento di sputo di una dei pianeti
di uno dei miliardesimi soli di una delle infinite galassie, e poi il
suo evolvere dai protozoi a quella scimmia bizzarra la cui neocorteccia
apre la cogenza degli istinti ad una ampiezza e contraddittorietà di
comportamenti..., che tutto questo sia razionale, cioè dovesse avvenire
proprio come è avvenuto, anziché essere il frutto della contingenza
(quello che Monod riassumeva nello splendido titolo del suo capolavoro:
il caso e la necessità) non è cosa che vada da sé. Confligge, anzi, con
tutti i dati empirici di cui disponiamo. Di modo che va dimostrata da
chi la sostiene, contro le "apparenze" che ci dicono esattamente il
contrario. Il che significa dimostrare che al di sotto di tali
"apparenze" agisce una entità invisibile che indirizza questo apparente
caos verso uno scopo, che anima il cosmo e la storia verso il suo
culmine, che è l'amore - attraverso l'amore. Come sostiene Mancuso
concludendo il suo articolo.
E' dimostrabile questa razionalità, questo finalismo, questo anelare
all'amore (le tre cose, si faccia attenzione, per Mancuso sono
indisgiungibili e si chiamano spirito) che dovrebbe informare l'intero
corso del cosmo e infine dell'intera avventura di homo sapiens? No. Non
si può dimostrare. Si può credere, volendo. Per fede, e contro ogni ragione.
Sotto il profilo filosofico non si può neppure ipotizzarlo, infatti. A
proibirlo non è un qualche fanatismo ateo ma la scoperta filosofica di
un religioso francescano di parecchi secoli fa, Guglielmo di Occam, che
segna un caposaldo cruciale nella storia del pensiero, e stabilisce che
non si debbano avanzare ipotesi esplicative aggiuntive (inevitabilmente
di tipo metafisico occultistico) quando di un insieme di fenomeni
abbiamo già una spiegazione adeguata.
E' proprio il nostro caso. Alla conoscenza scientifica sfugge per ora
solo quel fantastiliardesimo di secondo che precede il big bang. Per il
resto, "sappiamo tutto". E i meccanismi darwiniani dell'evoluzione della
vita su questa terra (ovviamente aggiornati e perfezionati dai
successivi studiosi darwiniani, fino ad oggi) hanno spiegato
perfettamente tutte le differenze che zoologia e botanica ci
squadernano, e tutte le testimonianze fossili delle specie estinte. E
continuano a farlo, e sono puntualmente confermati dai nuovi rilievi che
la scoperta del dna ha consentito e moltiplica. Non c'è dunque mistero
alcuno sul come siamo venuti al mondo, e introdurre questo benedetto
"Spirito" nelle vicende del cosmo e dell'evoluzione non le rende più
intelligibili, le complica e oscura, spaccia "mistero" dove vi è già
conoscenza.

*Cittadini autonomi non sudditi
*Ma, ammonisce Mancuso in perfetto sincrono teologico con Ratzinger, se
rinunciamo a questo "fondamento razionale ed eterno dell'essere,
comunemente chiamato Dio" precipitiamo nell'abisso di "idiozie, di odio
e di morte" proprio in virtù (in vizio!) di quella pretesa all'autos
nomos con cui l'uomo si sostituisce a Dio.
Questa è però - in primo luogo - la condizione umana ineludibile, se
vogliamo essere razionali, cioè almeno non rifiutare le conoscenze
scientifiche di cui disponiamo. In secondo luogo, come già richiamato
all'inizio, l'autos nomos è la condizione perché si possa perfino
parlare di democrazia, visto che fa tutt'uno con la sovranità dei
cittadini (se essi dovessero obbedire ad una legge voluta da Dio non
sarebbero sovrani, ma sudditi, obbedienti o disobbedienti, della Sua
legge, per noi eteronoma). In terzo luogo, se anche facessimo "come se
Dio ci fosse" le cose non cambierebbero affatto, e il rischio del
nichilismo resterebbe tale e quale. Quale Dio, infatti? Solo a prendere
i tre monoteismi, le morali eterne e trascendenti che il Dio unico ha
stabilito prevedono un matrimonio divorziabile (Jhavè), un matrimonio
indissolubile (Gesù), un matrimonio con quattro mogli (Allah). Se poi
allarghiamo all'intera storia del Sacro, troveremo norme che impongono
come dovere etico-religioso l'antropofagia, i sacrifici umani, la
tortura dei prigionieri, l'infanticidio, l'incesto... Lo aveva notato
già il cristianissimo Blaise Pascal (o è anche lui un ateo nichilista?),
sottolineando la vanità della pretesa di individuare con la ragione una
morale naturale (anche per questo chiedeva di scommettere per la fede).
Il fatto è che Dio o il Sacro parlano sempre e solo attraverso la voce
di uomini, i quali hanno proclamato legge eterna e trascendente le norme
più diverse e tra loro incompatibili. E la cosa non cambia affatto se al
posto di Dio mettiamo una maiuscola Ragione (quella cui fa riferimento
Mancuso). Prendendola per esistente, io considero morale (cioè
obbediente a tale Ragione) che un individuo condannato a morte dalla
malattia e la cui condizione sia ormai di tortura, abbrevi tale tortura,
perché disumana. Il cardinal Bagnasco considera invece che sia morale
l'opposto, e che anche quella tortura vada vissuta "à bout de souffle",
perché evidentemente umana, anziché disumana. Di più: come meta-etica
(procedura per risolvere un conflitto etico) io sostengo che ciascuno
abbia diritto a decidere sulla propria vita come preferisce, Bagnasco
che la sua preferenza morale vada imposta a tutti.

*Scelte di vita e di morte
*Mancuso dovrebbe prendere atto che non se ne esce. Se per caso avesse
ragione Dostoevskij, "se non c'è Dio tutto è permesso", sarà altrettanto
vero il reciproco, che anche "se Dio c'è tutto è permesso", perché
ciascuno può farsi interprete di Dio (o della Ragione metafisica, che ne
è un surrogato) e attribuire a Lui la propria scelta morale. Con una
differenza inquietante. Che se io avanzo come mia scelta morale
l'eutanasia, non sarò tentato di imporla agli altri. Ma se spaccio una
qualsiasi morale come Volontà/Ragione del Sacro mi verrà inevitabile e
conseguente l'imporla a tutti, per il loro stesso bene (la Salvezza).
E tuttavia il rischio del nichilismo, sotto il profilo gnoseologico
inaggirabile, sotto il profilo pratico non è affatto un destino (che
sarebbe comunque comune, abbiamo visto, all'umanesimo ateo e ad ogni
forma di Sacro). Ogni società è costretta a "decidere" un insieme di
norme che ne regolino la vita e la riproduzione. Quali norme? Qualsiasi,
purché funzionino. Ma sotto questo profilo (che ha dato luogo a infinite
varianti di "idiozie, di odio e di morte"), la società democratica è
particolarmente avvantaggiata. Ha "deciso" per l'eguale dignità di tutti
i suoi cittadini, dunque per il loro eguale potere (almeno politico).
Questa "decisione" fa tutt'uno con la democrazia perché fa tutt'uno con
l'autonomia. Di tutti e di ciascuno. E' semmai la negazione di questo
principio democratico in seno alle democrazie "realmente esistenti" che
dà luogo alla fenomenologia di iniquità quotidiane richiamate da Mancuso
a prova dell'odierno nichilismo. Ma da esse non sarà un qualche
"Spirito" a salvarci, solo la democrazia presa sul serio. Se ne saremo
capaci.

 

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Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 27/08/2009 alle 14:01
Nera luce (XXIII)

Metodologicamente si posssono distinguere due tipi di revisione:
a) una per via interpretativa (che cioè le tesi del magistero non vanno prese alla lettera)
b) una apertamente correttiva (che invece la verità cattolica è altra da quella significata nei testi del magistero).

La prima via mi sembra impercorribile, perché tutto indica che i papi e i concilii erano lucidissimi e intendevano proprio quello che hanno detto e scritto e ciò lo si desume anche dal "Sitz in Leben" (cioè dalla funzione del testo) e dal genere solenne scelto per chiudere il dibattito. E lo si desume ancora di più dal fatto che vengono condannate le proposizioni che negano o modificano gli enunciati del magistero, Ora l'interpretazione può fare tante cose, ma non può far sì che sia fondato ritenere che un concilio che ha detto che i sacramenti sono necessari alla salvenza e ha condannato per eresia chi sosteneva il contrario, intendesse *in realtà* che va bene, ma, forse, che ... insomma, probabilmente stavamo scherzando [nota mia: Il magistero (prima dei giorni odierni) difficilmente si è comportato come Bossi ].
Resta allora la via della revisione: "In verità i testi, letti oggi, significano altro". Siccome la verità di dio non cambia nei secoli, questa verità esisteva già all'inizio e dunque gli autori delle interpretazioni (il magistero) ha sbagliato. Forse con le migliori intenzioni, ma ha sbagliato.
Se ciò si ammette per vero e cioè che agli enunciati dogmatici del cattolicesimo non crede più nessuno e che la chiesa di oggi abbia ragione *CONTRO* la chiesa di ieri, si deve ammettere che il dogma resta per terra, come vuoto carapace!
Certo se la revisione passasse definitivamente, dal punto di vista della teoria ermenutica, sarebbe, ripeto, la più sensazionale svalutazione della lettera che la storia ricordi.
Se la revisione passa non potrà più esistere il cattolicesimo in senso specifico, saremmo di fronte ad una nuova religione senza origine ancestrale e la vecchia avrà seguito la sorte del seme di grano che se non cade nella terra e non muore non porta frutto.
Passerà la revisione? In questa sede, esclusivamente diceologica, non posso che astenermi da previsioni.

 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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  postato il 28/08/2009 alle 09:26
Nera luce (XXIV)

Alcune difese tipiche e repliche brevi [per guadagnar tempo ]

1) Bisogna riportare i testi al contesto. Storicizzare

Non basta genericamente dire questo, perché non è affatto sicuro che, riportati al contesto, i dogmi si capovolgano. Per esempio che il peccato originale si trasmette per "propagationem seminis" diventi "per imitationem" (tesi di Pelagio), altrimenti occorrerebbe cambiare tutte le carte in tavola e togliere i santi dal calendario ed inserire Pelagio ed i suoi seguaci . E così "i bambini non battezzati vanno all'inferno" (tesi antipelagiana) etc.
Analogamente "i sette sacramenti sono tutti istituiti da Gesù, sono i soli sacramenti e tutti indispensabili alla salvezza (tesi antiluterana) sembra difficile che possa diventare la tesi luterana del "i sette sacramenti non sono tutti istituiti da Gesù e non sono indispensabili alla salvezza" .
In genere riportare il testo al contesto non migliora, ma peggiora la situazione, perché quello che i revisionisti vorrebbero far dire ai testi è quanto è stato condannato ed anatemizzato nella storia: pelagianesimo, origenismo, protestantesimo, liberalismo, modernismo.
I papi e i concilii considerano le dichiarazioni dei loro predecessori come verità in sé, intertemporali, per cui in un certo senso è eretica proprio l'idea di relativizzare i testi ai contesti.

 

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