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Autore: Oggetto: Profumo di letteratura

Livello Marco Pantani




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  postato il 20/01/2007 alle 21:02
Non me ne vogliano i moderatori e Admin per quest'ennesimo thread OT. Ma tante volte mi é capitato di leggere in un libro un brano, un passaggio, magari una singola frase che mi hanno particolarmente colpito. Succede spesso quando si entra in simbiosi con un libro, quando ci si accorge che quando si arriverà all'ultima pagina e lo si riporrà infine in biblioteca, per un po' di tempo si resterà, in un certo senso, orfani. Ed ora che l'ho finito, moh che faccio???
E poi ci sono quei passaggi, quelli che più degli altri hanno colpito la nostra immaginazione, di cui pian piano si perdono le traccie. Ecco, mi sono detto che é un peccato. Che é un peccato non provare a trasmetterli ad altri. Certo, abbiamo tutti delle sensibilità diverse e quello che a me può sembrare piacevole e interessante ad un altro può apparire come una banalità pazzesca e viceversa. Ma che importa! Magari invece a qualcuno darà la voglia di andare a leggere il seguito della storia.

Ecco, era parecchio tempo che avevo voglia di aprire questo thread e le citazioni di Tolstoj del Dancelli e di Claudio82 ed un'altra cosa di cui vi dirò dopo, mi hanno convinto a farlo per davvero.

Buona lettura a tutti!

 

[Modificato il 25/08/2008 alle 09:41 by Monsieur 40%]


 
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  postato il 20/01/2007 alle 21:15
Gran bella idea Felice!

La prima che mi viene in mente è tratat dall'ultimo libro di Tiziano Terzani: "il futuro è un cassetto vuoto in cui in cui riponiamo le nostre illusioni"

 

____________________
Vorrei morire in bici, in un giorno di sole, dopo aver scalato una di quelle montagne che sembrano protendersi verso il cielo, mi adagerei sull'erba fresca senza rimpianti, attendendo con serenità il compiersi del mio tempo. Non importa se sarà ...oggi o tra cent'anni, avrò in ogni caso trovato il mio giorno perfetto.

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 20/01/2007 alle 21:20
Apro quindi le danze con un passo tratto da "La prima volta" di Franco Bernini. No, no, non cominciamo subito a fare confusione! Non si tratta della prima volta in amore ma... della prima volta del calcio! Già, il libro si articola attorno al primo Campionato Italiano di Calcio, a Torino, l'8 maggio del 1898. Non é un libro che farà la storia della letteratura, ma se volete passare qualche ora piacevole respirando l'aria della fine dell'800 ve lo raccomando di sicuro!

************************************************************

……..
Quattro footballers in rappresentanza delle quattro squadre si portano sul cerchio centrale.
Il referee ribadisce le regole: nessuna sostituzione sarà possibile durante il gioco. Se la partita dovesse chiudersi in parità, si proseguirà ad oltranza fino al goal risolutivo.
Potenza del rituale. Soltanto mettere in atto questi preparativi fa rinascere il clima di festa. Anche chi era contrario a giocare sente il sangue correre nelle vene, la voglia di calciare venire su.
Compare una lunga scatola, viene da un elegante negozio di abbigliamento di via Po, contiene dei guanti bianchi, quarantaquattro paia, li ha fatti acquistare il referee di sua iniziativa, sono il suo personale contributo alla giornata.
I rappresentanti delle squadre si guardano sconcertati. A cosa servono?
Il referee ricorda un po’ seccato che in Gran Bretagna, checché se ne dica patria del football, i giocatori hanno portato in passato guanti così, per accertarsi che non toccassero palla con le mani. Il segno della pallonata li smascherava, dimostrando in maniera incontrovertibile il fallo. Propone di ripristinare l’usanza, nella convinzione che il primo campionato italiano debba essere disputato, per così dire, in guanti bianchi.
L’onorenole Venarla, in nome e per conto dell’International, loda la qualità dei guanti e il buon gusto della scelta, ma fa notare che i quarantaquattro footballers hanno taglie diverse: non tutti dunque potranno indossare guanti della loro misura. Né purtroppo c’è modo di acquistarne altri, essendo oggi, domenica, chiusi tutti i negozi di abbigliamento.
Il dottor Spensley è più netto. A nome del Genoa, conferma che in passato i guanti erano indossati nel Regno Unito, ma sostiene che a suo parere non è stato un caso se l’usanza è caduta in disuso. Essendo il football uno sport di gentiluomini, non c’è bisogno di controlli esterni, meccanici. E’ sufficiente la morale di ogni footballer che non potrà esimersi dal dichiarare di aver commesso il fallo, se lo avrà fatto. Cosa è in fondo quello sport che tanto li affascina se non il regno della lealtà esercitata all’aria aperta?
Il referee deve arrendersi alle serrate argomentazioni dei due.
Si procede al sorteggio per stabilire come si svolgerà, in mattinata, il primo turno eliminatorio.
In un cappello vengono posti quattro bigliettini, ognuno col nome di una squadra. Il referee ne estrae due.
E sono: Genoa Cricket and Athletic Club, calzettoni e calzoncini blu, camicia bianca, e Società Ginnastica, in camicia blu con striscia rossa orizzontale, pantaloncini e calzettoni avana.

*****************************************************************

Ecco l'altra cosa che mi ha convinto definitivamente ad aprire il thread é la discussione con Davide_Aranciata su etica e morale. Mi dicevo che l'etica e la morale cambiano nel tempo e mi sono tornati in mente i guanti bianchi di cui si parla sopra...

Ah, sia detto en passant, quanto sopra porta a riflettere sull'applicabilità della presunzione di innocenza nello sport...

Ciao a tutti

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 20/01/2007 alle 21:22
Pensavo di essere io ad aprire le danze, ma sono stato preceduto... Ne sono contentissimo!!
 
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  postato il 20/01/2007 alle 21:38
La mia frase non è presa da un libro ma da un film a mio parere eccellente,ovvero La Finestra di Fronte di Ferzan Ozpetek (si scrive così?)

<>

A mio parere stupenda,se tutti ci riflettessimo su queste parole

 

____________________

 
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  postato il 20/01/2007 alle 22:06
Non so se reputarla Letteratura nel senso classico
ma il libro che mi e' spiaciuto maggiormente terminare
e' stato:
Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta
di Robert M. Pirsig.

poi trovo una passione sviscerale per La luna e i falo' di Pavese

 

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"Non esistono montagne impossibili, esistono uomini che non sono capaci di salirle", Cesare Maestri

"Non chiederci la parola che mondi possa aprirti, si` qualche storta sillaba e secca come un ramo...
codesto solo oggi possiamo dirti: cio` che non siamo, cio` che non vogliamo.", Eugenio Montale.

 
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  postato il 21/01/2007 alle 03:56
ho avvertito un senso di mancanza nei giorni successivi all'aver terminato le letture di:
1)La versione di Barney - M.Richler
2)Il barone rampante - I.Calvino

non riporto passaggi particolari, lo volevo fare ma mi sono accorto che i due libri menzionati sono stati da me sottolineati quasi interamente(ho questo viziaccio!)

il libro più sconvolgente per crudezza, atmosfere cupe e violente e psicologia dei personaggi è "Il mio nome era Dora Suarez" di Derek Raymond. Altro che i luoghi oscuri di Ellroy, questo libro è una abisso.

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 21/01/2007 alle 08:21
Approfitto dell'opportunità e del fatto che l'anno sia da poco iniziato per riproporre alcuni passi del mirabile saggio "Utopia e disincanto"
dello scrittore Claudio Magris.

Nel "Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere" Leopardi mostra la struggente vanità di attendere, alla fine di ogni anno, un anno più felice di quelli passati, anch'essi attesi ogni volta nella fiducia che avrebbbero arrecato una felicità che invece non hanno mai portato.
Quel breve testo immortale del grande poeta italiano, così inesorabile nella diagnosi del male di vivere, è tuttavia esente dal facile pessimismo apocalittico di tanti retori odierni, compiaciuti di annunciare continuamente disastri e di proclamare che la vita è solo vuoto, errore e orrore. Il dialogo leopardiano è invece pervaso da un timido amore per la vita e da una ritrosa attesa di felicità, che vengono smentite dal succedersi degli anni ma continuano a vivere, con timore e tremore, nell'animo e fanno sentire il dolore e l'assurdità tanto più fortemente del pathos catastrifico.
.........................................................................
La fine e l'inizio di millennio ha bisogno di utopia unita a disincanto. Il destino di ogni uomo, e della Storia stessa, assomiglia a quello di Mosè, che non raggiunse la terra Promessa, ma non smise di camminare nella sua direzione.
Utopia significa non arrendersi, alle cose come sono e lottare per le cose così come dovrebbero essere; sapere che il mondo, come dice un verso di Brecht, ha bisogno di essere cambiato e riscattato......
Utopia significa non dimenticare quelle anonime vittime, i milioni periti nei secoli in violenze indicibili e scomparsi nell'oblio......Il fiume della Storia trascina e sommerge le piccole storie individuali, l'onda dell'oblio le cancella dalla memoria del mondo...........
Disincanto significa sapere che la parusia non ci sarà, che i nostri occhi non vedranno il Messia, che l'anno prossimo, non saremo in Gerusalemme, che gli dei sono in esilio. L'Occidente vive all'insegna di questo disincanto, che Max Weber ha ritratto in pagine mirabili e definitive, descrivento la gabbia di ferro che ha imprigionato il mondo nella maglie di una razionalizzazione inesorabile, che lo avvia e lo spinge su un binario obbligato. Ma la stessa pagina di Weber contraddice questa diagnosi col tono col quale la enuncia, con la musica che la pervade quando parla dei valori indimostrabili ma irrinunciabili, del senso della vita, che la razionalizzazione rende irriperibile ma di cui essa non spegne l'insopprimibile esigenza, del demone che c'è nella vita di ognuno.
.........................................................................


Volevo ricordare che Claudio Magris è un amante del Ciclismo.

 

[Modificato il 21/01/2007 alle 08:30 by ciclgian]


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 21/01/2007 alle 11:47
Fantastico preludio all'argomento Felice.
Hai spiegato perfettamente cos'è per me chiudere un libro appena finito.
Adesso riporto qui quello che più mi ha emozionato nella lettura, proprio questa mattina, appena sveglia.
Le ultime 20 pagine di un libro che, come ha detto l'autore, non è importante per la letteratura ma è importante per le amicizie che riesce a creare.

Non era più un indiano e non era più un bianco.
Solo un uomo alla ricerca di quello che aveva perduto.
Dall'alto delle rocce c'erano gli occhi di mille e mille uomini che lo guardavano. Erano i padri e i loro padri e i padri dei padri fino a che la mente riusciva a tenerne il conto. Gli stessi che avano iniziato la scalata come ragazzi e che erano arrivati alla cima con la consapevolezza di avere imboccato la via per essere uomini.
Qualcuno non ce l'aveva fatta ed era morto. Ma il coraggio era anche quello. Era la consapevolezza che l'insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai. E che ogni uomo, anche quando è solo, ha comunque la sua anima come compagna di viaggio.

Giorgio Faletti - Fuori da un evidente destino
Come storia non è un granchè, sembra tratta da un banale film americano, ma alcune pagine hanno saputo infondermi un'emozione profonda e mi hanno permesso di conoscere qualcosa dei Navajos.

E adesso anche io sono un'orfana in cerca di un libro che mi adotti!

 

____________________
Michela
"Stiamo Insieme, Vinciamo Insieme - Ivan Basso"


Vita in te ci credo le nebbie si diradano e oramai ti vedo non è stato facile uscire da un passato che mi ha lavato l'anima fino quasi a renderla un po' sdrucita. Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano ma la sofferenza tocca il limite e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto



http://www.adidax.com/
resisterai 5 minuti senza sport?

 
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Amministratore




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  postato il 21/01/2007 alle 11:56
La frase che mi piace citare e che a volte identifica i miei stati d'animo è questa:
"Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto". (Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine).

La cosa più bella che io abbia mai letto è La metamorfosi di Kafka.

 
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Utente del mese Aprile 2009, Febbraio 2010 e Luglio 2010




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  postato il 21/01/2007 alle 13:36
Alcune delle mie frasi preferite sono tratte dal Signore degli Anelli piango ogni volta che le rileggo.
"aveva gli occhi di chi andava a morire" (per descrivere lo sguardo di Eowyn che parte in guerra).
"non vi dirò non piangete perchè non tutte le lacrime sono un male" (quando si scioglie la Compagnia dell'Anello ai Porti Grigi).

E poi l'Alighieri mi ha lasciato questo:
"Considerate la vostra semenza. Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza."

 

____________________
Un uomo comincerà a comportarsi in modo ragionevole solamente quando avrà terminato ogni altra possibile soluzione.
Proverbio cinese

Jamais Carmen ne cédera,
libre elle est née et libre elle mourra.

 
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Utente del mese Gennaio 2009




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  postato il 21/01/2007 alle 20:53
Michy e'una questione di gusti e non la discuto, ma io
quando ho finito quel libro ho provato un senso di liberazione.
Forse non amo il genere

 

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"Non esistono montagne impossibili, esistono uomini che non sono capaci di salirle", Cesare Maestri

"Non chiederci la parola che mondi possa aprirti, si` qualche storta sillaba e secca come un ramo...
codesto solo oggi possiamo dirti: cio` che non siamo, cio` che non vogliamo.", Eugenio Montale.

 
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Livello Learco Guerra




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  postato il 21/01/2007 alle 22:28
Gli uomini hanno in testa un’immagine di come sarà il mondo. Di come saranno loro dentro questo mondo. Il mondo può avere diversi aspetti per ciascuno di loro, ma c’è di sicuro un mondo che non esisterà mai ed è proprio questo il mondo che sognano.
(Cormac McCarthy, Città della pianura)

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 21/01/2007 alle 22:42
Originariamente inviato da pedalando


poi trovo una passione sviscerale per La luna e i falo' di Pavese


idem...
l'ho letto 3-4 volte per intero e varie volte l'ho ripreso in mano. non so spiegarmi precisamente il perchè, ma sono attratto da questo romanzo.

 
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Moderatore
Utente del mese Agosto 2009




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  postato il 21/01/2007 alle 22:52
C'è una frase che mi è rimasta indelebilmente impressa, forse perchè rispecchia la mia indole particolarmente incline alla nostalgia:

"Non raccontate mai niente a nessuno, se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti"

J.D. Salinger - Il giovane Holden

 

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Vorrei morire in bici, in un giorno di sole, dopo aver scalato una di quelle montagne che sembrano protendersi verso il cielo, mi adagerei sull'erba fresca senza rimpianti, attendendo con serenità il compiersi del mio tempo. Non importa se sarà ...oggi o tra cent'anni, avrò in ogni caso trovato il mio giorno perfetto.

 
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Livello Hugo Koblet




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  postato il 22/01/2007 alle 00:29
Anche se ultimamente ho la fissazione per Coelho, mi torna in mente spesso questo capitolo de "Il Piccolo Principe" di Antoine De Saint-Exupèry:

Il pianeta appresso era abitato da un ubriacone. Questa visita fu molto breve, ma immerse il piccolo principe in una grande malinconia.
"Che cosa fai?" chiese all'ubriacone che stava in silenzio davanti a una collezione di bottiglie vuote e una collezione di bottiglie piene.
"Bevo", rispose, in tono lugubre, l'ubriacone.
"Perchè bevi?" domandò il piccolo principe.
"Per dimenticare", rispose l'ubriacone.
"Per dimenticare che cosa?" s'informò il piccolo principe che cominciava ià a compiangerlo.
"Per dimenticare che ho vergogna", confessò l'ubriacone abbassando la testa.
"Vergogna di che?" insistette il piccolo principe che desiderava soccorrerlo.
"Vergogna di bere!" e l'ubriacone si chiuse in un silenzio definitivo.
Il piccolo principe se ne andò perplesso.
I grandi, decisamente, sono molto, molto bizzarri, si disse durante il viaggio.


Ogni riferimento a persone o fatti attinenti al ciclismo è da considerarsi puramente casuale.

 

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"I giovani devono credere in noi. Già da qualche anno l’ambiente è migliorato. E se continuiamo a crederci... Bisogna lanciare il messaggio, dobbiamo far capire che abbiamo voglia di cambiare" Damiano Cunego

www.dopingfree.org

 
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Livello Francesco Moser




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  postato il 22/01/2007 alle 09:19
Originariamente inviato da simociclo

Originariamente inviato da pedalando


poi trovo una passione sviscerale per La luna e i falo' di Pavese


idem...
l'ho letto 3-4 volte per intero e varie volte l'ho ripreso in mano. non so spiegarmi precisamente il perchè, ma sono attratto da questo romanzo.

Anch'io.

 
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Moderatore
Utente del mese Agosto 2009




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  postato il 22/01/2007 alle 14:52
Ecco la poesia che fa da preludio a uno dei libri che più amo:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi - Se questo è un uomo)

 

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Vorrei morire in bici, in un giorno di sole, dopo aver scalato una di quelle montagne che sembrano protendersi verso il cielo, mi adagerei sull'erba fresca senza rimpianti, attendendo con serenità il compiersi del mio tempo. Non importa se sarà ...oggi o tra cent'anni, avrò in ogni caso trovato il mio giorno perfetto.

 
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Professionista




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  postato il 22/01/2007 alle 16:01
Complimenti Felice per questo thread, di letture non se ne parla mai abbastanza!
Per dare un impronta di ciclismo a questa pagina vorrei ricordare una celeberrima frase di Lorenzo De Medici che mi è capitata di utilizzare come risposta ad un mio amico. Nel mentre scalavamo una slita mi disse: -oggi non la "senti" proprio!- Risposi da "Magnifico": -se a ciascun l'interno affanno si leggesse in fronte scritto, molti che invidia già ci fanno, ci farebbero pietà!

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 22/01/2007 alle 16:03
Se questo é un uomo... Che libro, che testimonianza! Lo lessi la prima volta quando ancora ero al liceo. A quei tempi non era ancora molto noto. "La tregua" aveva già una certa reputazione, "Se questo é un uomo" molto meno. Il fatto é che io ci capitai sopra (non ricordo come), lo lessi e ne rimasi estremamente colpito. Al punto che lo proposi come lettura collettiva in classe (cosa che fu effettivamente fatta).

Quello che mi colpì allora, e che dopo tanti anni mi rimane ancora come lasensazione più marcata che mi ha lasciato quel libro, é il fatto che sia stato scritto senza odio. Si narra l'inumano con una profonda, profondissima umanità...

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 22/01/2007 alle 16:11
Originariamente inviato da ciclgian

Utopia significa non dimenticare quelle anonime vittime, i milioni periti nei secoli in violenze indicibili e scomparsi nell'oblio......Il fiume della Storia trascina e sommerge le piccole storie individuali, l'onda dell'oblio le cancella dalla memoria del mondo...........


"I sommersi e i salvati", l'ultimo contributo di Primo Levi alla riflessione sul tema di cui sopra (e non solo), prima di darsi la morte...

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 22/01/2007 alle 16:12
Originariamente inviato da pol

Risposi da "Magnifico": -se a ciascun l'interno affanno si leggesse in fronte scritto, molti che invidia già ci fanno, ci farebbero pietà!


Una profonda verità!

 
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Livello Miguel Poblet




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  postato il 22/01/2007 alle 21:26
Da il giovane Holden:
"A pencey io stavo nell'ala Ossenburger Memorial dei nuovi dormitori, ecco dove stavo. Era riservata a quelli del penultimo anno e ai licenziandi. Io ero del penultimo. Il mio compagno di stanza era liceziando.L'ala si chiamava cosi' in onore di quel tale Ossenburger che aveva studiato a pencey.Uscito da pencey si era fatto un sacco di quattrini con le pompe funebri. E' stato lui a disseminare per tutto il paese quegli uffici di pompe funebri dove potete far seppellire tutta la vostra famiglia cavandovela con circa cinque dollari cadauno. avreste dovuto vederlo il vecchio ossenburger. Quello e' il tipo da ficcarlo in un sacco e buttarlo a fiume.Ad ogni modo ha dato a Pencey un mucchio di soldi, e loro hanno chiamato la nostra ala col suo nome. Alla prima partita di rugby dell'annata se ne venne all'istituto con quell'accidente di Cadillac enorme,e noi dovemmo starcene tutti in piedi nella tribuna a fare il treno - ad acclamarlo,cioe'. Poi la mattina dopo, in cappella, fece un discorso che duro' circa dieci ore. Comincio' con una cinquantina di spiritosaggini antidiluviane,tanto per farci vedere quanto era in gamba. Da fargli tanto di cappello. Poi' attacco' a dirci che lui,quando aveva qualche guaio o un altro accidente del genere,non si vergognava affatto di mettersi in ginocchio e di pregare Dio - parlargli eccetera eccetera. Ci disse che dovevamo pensare a Gesu' come un nostro compagno eccetera eccetera.Disse che a Gesu' lui parlava sempre.Perfino quando portava la macchina. Mi lascio' secco.Mi par di vederlo,quel bastardo di un pallone gonfiato,che ingrana la prima e chiede a gesu' di mandargli un altro po di salme. Il bello pero' venne a meta' del suo discorso. Ci stava dicendo che fenomeno era lui, che uomo in gamba e compagnia bella,quando tutt'a un tratto il ragazzo seduto nella fila davanti a me,Edgar Marsalla,mollo' una scoreggia tremenda. Certo fu un po forte,in cappella eccetera eccetera,ma fu anche un vero spasso.Il vecchio Marsalla. A momenti faceva saltare il tetto.Non scoppio' a ridere quasi nessuno e il vecchio Ossenburger fece come se non avessse nemmeno sentito,ma il veccho thurmer,il preside stava seduto proprio vicino a lui ,sul palco e palchetteria,e aveva sentito eccome, bastava guardarlo. Ragazzi,era furibondo! Li' per Li' non disse niente,ma la sera dopo ci chiamo tutti a rapporto nell'aula magna e poi venne a farci un discorso.Disse che il ragazzo che aveva provocata quell'incidente in cappella non era degno di stare a pencey. Noi avremmo voluto che il vecchio Marsalla ne mollasse un'altra proprio mentre il vecchio thurmer sermoneggiava,ma lui non era in vena.Ad ogni modo, io a pencey stavo la'.Nell'ala dedicata al vecchio ossenburger,nei nuovi dormitori"

Trovo straordinario lo stile con cui e' scritto questo libro, e lo spontaneo rifiuto verso le pedanterie,le goffaggini,l'ipocrisia la prepotenza del piccolo spaccato di mondo che viene descritto, uno dei miei libri preferiti,altri libri che adoro sono delitto e castigo,il processo, il conte di montecristo(piu' leggero ma piacevolissimo, letto gia' quattro volte).
Ultimamente mi ha completamente rapito furore,i capitoli descrittivi e quelli narrativi separatamente potrebbero essere gia' di per se considerati grandi libri,insieme formano un capolavoro.
E poi ricordo con grandissimo piacere la lettura di la donna della domenica di fruttero e lucentini,un giallo magnifico ambientato in un palcoscenico ideale: Torino.

 
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Livello Moreno Argentin




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  postato il 22/01/2007 alle 21:47
credo che qualsiasi brano del "fu mattia pascal" mi richiami alla mente immagini, suoni, colori e voglia di sfogliarlo una volta ancora:

"Lei sola, là dentro, quella pallottola d'avorio, correndo graziosa nella roulette, in senso inverso al quadrante, pareva giocasse:
- Tac tac tac -
Lei sola: - non certo quelli che la guardavano, sospesi nel supplizio che cagionava loro il capriccio di essa, a cui - ecco - sotto, su i quadrati gialli del tavoliere, tante mani avevano recato, come in offerta votiva, oro, oro e oro, tante mani che tremavano adesso nell'attesa angosciosa, palpando inconsciamente altro oro, quello della prossima posta, mentre gli occhi supplici pareva dicessero:- Dove a te piaccia, dove a te piaccia di cadere, graziosa pallottola d'avorio, nostra dea crudele! .
Ero capitato là, a Montecarlo, per caso."

Sempre dalla stessa opera, frasi sparse che ricordo a memoria:

"...cambio treno..."

"Adriano! Adriano! Adriano!"

"acquasantiera e portacenere"
[fra le righe: questa espressione, nel libro, è usata come definizione di Roma. Sfido chiunque a trovarne una più ermetica e più incisiva insieme.]

chi ha letto l'Opera potrà ricordare come a volte delle semplici espressioni come quelle che ho elencato possano cambiare l'intero corso di una esistenza. o di un romanzo...
in questo un maestro è stato secondo me Joyce. scrivo una frase tratta dal suo capolavoro, che rimane ad oggi sul più alto gradino del podio dei miei libri preferiti.

"Si, lo voglio, si."

che è la frase conclusiva tratta da "Ulisse", J.Joyce

 

____________________
"...and what exactly is a dream
and what eactly is a joke"
"...tired of lying in the sunshine..."

saluti a tutti
Vittorio

 
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Elite




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  postato il 22/01/2007 alle 22:53
Rimanendo in ambito ciclistico, Dino Buzzati ha scritto pagine da antologia della letteratura sportiva. Consiglio a tutti la lettura del suo resoconto cronachistico del Giro d'Italia del '49, comparsa sulle pagine del Corriere della Sera e successivamente in un libro (<>. Quella fu l'edizione della famosa tappa Cuneo-Pinerolo. Ecco come l'epica impresa viene ricordata dal Buzzati:

<>.

E al termine della tappa questo il ritratto di Bartali sconfitto:

<>.

 
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Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
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  postato il 23/01/2007 alle 00:54
Beh... viene voglia di leggere o rileggere tanti libri, leggendo questo thread.
In particolare penso sia folgorante la citazione di Pessoa ( il sentirsi una chiosa prolissa a un libro mai scritto), libro da rileggere assolutamente.
Non mi viene una citazione in particolare, ma penso che una delle cose più belle in letteratura sia la leggenda del grande inquisitore, che si trova nei fratelli Karamazov. Soprattutto di questi tempi, molto profondo e attuale.

 

____________________
Verità e giustizia per Marco Pantani: una battaglia di civiltà.

Arcana loggia per il ripristino della civiltà dell'ordalia.

IO NON L'HO VOTATO.

IO CORRO DOPATO COME TUTTI.

"E' tutto alla conoscenza di tutti" Marco Pantani,1997 ( tempi non sospetti),parlando di doping in un'intervista televisiva con Gianni Minà.

Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping.

Hypocrisy free.

CAREFUL WITH THAT AXE, EUGENIO.



 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 23/01/2007 alle 07:45
Originariamente inviato da W00DST0CK76

Ecco la poesia che fa da preludio a uno dei libri che più amo:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi - Se questo è un uomo)

Mai nulla mi ha fatto leggere e rileggere per mille volte un libro come questa poesia.
triste, dura, stanca, afflitta...ora che si avvicina il giorno della memoria niente di più azzeccato.

 

____________________
http://ilmiociclismo.blog.excite.it

"La vita e la morte.La pace e la guerra.La repubblica e la monarchia.Infine Bartali e Coppi e la progressiva identificazione di un popolo, che ripartiva da zero, in una coppia di campioni."Leo Turrini

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 23/01/2007 alle 08:09
Alcune delizie.

Da "La donna senz'ombra" di Hugo von Hofmannsthal (Bisogna nascondere la profondità. Dove? Nella superficie)

"Alto sul fiume volteggiava il falco.Lo sguardo dell'Imperatore si fissava su di lui piuttosto che sul sontuoso battello. L'uccello si slanciò verso inaccessibili altezze, la sua ala svelava luminosi abissi del cielo; lo sguardo dell'Imperatore era acceso dall'ebbrezza, ed i suoi sensi erano più inebriati dalla vicinanza della donna stupenda, le cui braccia lo stringevano. Sopra di lui e sotto di lui era il cielo. Il suo sguardo volava di tra le ciglia dietro l'uccello; quand'ecco di fronte a sè, lì verso settentrione, dove i colli si elevano anche più scuri e severi, egli vide avanzare i suoi. Scorse i cavalli, i cani, i falchi; poi una lettiga avanzare oscillando, come un'alcova circondata di fiamme, tanto il sole splendeva su suoi ornamenti d'oro. L'Imperatrice gli giaceva tra le braccia, con lo sguardo vagante rivolto verso l'alto: non trovava il falco nella più alta raggiante dimora del cielo, ma udiva scendere di lassù un canto. Tenere parole, toni leggeri, trovavano incomprensibilmente la via per giungere fino a lei da quell'altezza .....
Le parole fluttuanti cadevano in lei come perle di rugiada. Il cuore le tremava e le mani libere, poichè l'Imperatore nell'eccesso della felicità l'era caduto ai piedi, si giungevano in un moto di stupore sul grembo. Osava appena percepire ciò che pure udiva, osava appena comprenderlo. Non sapeva che dal talismano che portava al petto le parole della maledizione erano state già da tempo cancellate e sostituite da simboli e versi che celebravano l'eterno segreto del concatenarsi di ogni cosa terrena."



Da "Pinocchio" di Collodi

"Dopo aver camminato una mezza giornata arrivarono a una città che aveva nome "Acchiappacitrulli". Appena entrati in città, Pinocchio vide tutte le strade popolate di cani spelacchiati, che sbadigliavano dall'appetito, di pecore tosate che tremavano dal freddo, di galline rimaste senza cresta e senza bargigli, che chiedevano l'elemosina d'un chicco di granoturco, di grosse farfalle, che non potevano più volare, perchè avevano venduto le loro bellisse ali colorate, di pavoni tutti scodati, che si vergognavano di farsi vedere, e di fagiani che zampettavano cheti cheti, rimpiangendo le loro scintillanti penne d'oro e d'argento, ormai perdute per sempre.
In mezzo a questa folla di accattoni e di poveri vergognosi passavano di tanto in tanto alcune carrozze signorili con dentro o qualche volpe, o qualche gazza ladra o qualche uccellaccio di rapina.
......................................................................"

 

[Modificato il 23/01/2007 alle 08:13 by ciclgian]


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 23/01/2007 alle 12:08
"celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi
celeste dote è negli umani e spesso
per lui si vive con l'amico estinto
e l'estinto con noi"
U. Foscolo I sepolcri

"ah l'uomo che se ne va sicuro
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro"
E. Montale Non chiederci la parola

anche questa vera e propria profezia di Svevo,la coinclusione della coscienza di Zeno.

"la vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria,ha impedito il libeor spazio.
Può avvenire di peggio.Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze....(i famosi ordigni ndr)
Altro che psicanalisi!Sotto la legge del possessore d'ordigni in maggior numerpo prospereranno malattie ed ammalati..."


"anch'io sono onesto press'a poco eppure potrei accusarmi di cose tali che mia madre avrebbe fatto meglio a non mettermi al mondo. Sono orgoglioso,vendicativo,ambizioso ho più peccati sottomano che pensieri in cui versarli,fantasia per dar loro forma o tempo per compierli"

Amleto III,1

 

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http://www.controcopertina.it

 
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  postato il 23/01/2007 alle 12:53
Beh se citiamo Montale citiamo tutta la poesia:


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

 

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"Non esistono montagne impossibili, esistono uomini che non sono capaci di salirle", Cesare Maestri

"Non chiederci la parola che mondi possa aprirti, si` qualche storta sillaba e secca come un ramo...
codesto solo oggi possiamo dirti: cio` che non siamo, cio` che non vogliamo.", Eugenio Montale.

 
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Livello Greg Lemond




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  postato il 23/01/2007 alle 13:00
Beh, se citiamo Montale, citiamo la mia poesia preferita. A dire il vero l'ho scelta qualche tempo fa un po' arbitrariamente, vista la mia passione per tutta la sua opera. Ma questa...


Serenata Indiana

E’ pur nostro il disfarsi delle sere.
E per noi è la stria che dal mare
sale al parco e ferisce gli aloè.
Puoi condurmi per mano, se tu fingi
di crederti con me, se ho la follia
di seguirti lontano e ciò che stringi,
ciò che dici, m’appare in tuo potere.
Fosse tua vita quella che mi tiene
sulle soglie - e potrei prestarti un volto,
vaneggiarti figura. Ma non è,
non è così. Il polipo che insinua
tentacoli d’inchiostro tra gli scogli
può servirsi di te. Tu gli appartieni
e non lo sai. Sei lui, ti credi te.

 

____________________
www.karemaski.com

 
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  postato il 23/01/2007 alle 22:34
Autobahn - P.V. Tondelli (Altri Libertini)

"....Correggio sta a cinque chilometri dall'inizio dell'autobrennero di Carpi, Modena che è l'autobahn più meravigliosa che c'è perchè se ti metti lissù e hai soldi e tempo in una giornata intera e anche meno esci sul Mare del Nord, diciamo Amsterdam, tutto senza fare una sola curva, entri a Carpi ed esci lassù. Io ci sono affezionato a questo rullo di asfalto perchè quando vedo le luci del casello d'ingresso, luci proprio da granteatro, colorate e montate sul proscenio di ferri luccicanti, con tutte le cabine ordinate e pulite che ti fan sentire bene anche solo a spiarle dalla provinciale, insomma quando le guardo mi succede una gran bella cosa, cioè non mi sento prigioniero di casa mia italiana, che odio, sì odio alla follia tanto che quando avrò tempo e soldi me ne andrò in America, da tutt'altra parte s'intende, però è sempre andare via.
Ma ci son notti o pomeriggi o albe e anco tramonti, anche questo dovete imparare, che succede il Gran Miracolo, cioè arriva su quel rullo l'odore del Mare del Nord che spazza le strade e la campagna e quando arriva senti proprio dentro la salsedine delle burrasche e dell'oceano e persino il rauco gridolino dei gabbiani e lo sferragliare dei docks e dei cantieri e anche il puzzo sottile delle alghe che la marea ha gettato sugli scogli, insomma t'arriva difilato lungo questo corridoio l'odore del gran mare, dei viaggi, l'odore che sento adesso come un prodigio e che sto inseguendo sulla mia ronzinante cinquecento con su gli scoramenti e dentro tanto vino e in bocca tanta voglia di gridare. Sono sulla strada amico, son partito, ho il mio odore a litri nei polmoni, ho tra i denti la salsedine aaghhh e in testa libertà. Sono partito, al massimo lancio il motore, avanti avanti attraversare il Po, dentro ai tunnel tra le montagne di Verona, avanti sfila Trento sulla destra e poi Bolzano e poi al Brennero niente frontiere per carità, non mi fermo non mi fermo, verso Innsbruck forte forte poi a Ulm, poi via Stuttgart e Karlsruhe e Manneheim, una collina dietro l'altra, da un su e già all'altro, spicca il volo macchina mia, vola vola, Frankfurt, Koln, forza eddai ronzino mio, ormai ci siamo ostia se ci siamo senti il mare? Amsterdam Amsterdam! Son partito chi mi fermerà più?......"


e poi mi piace veramente tanto anche questo estratto:
Andrea Maietti - "Canzone per Bugno"

".....Pantani, lui sul terzo gradino del podio accenna appena un forzato sorriso. No, lui non è uno nato per l'onore del piazzamento.
"Vedremo", usa dire Bugno (non lo voglio ancora credere morto).
"Vedrete", lampeggiano gli occhi dell'aquilotto Pantani."

 

[Modificato il 23/01/2007 alle 22:47 by Carrefour de l arbre]


 
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Livello Freddy Maertens




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  postato il 24/01/2007 alle 09:40
Josef Conrad Cuore di tenebra "L' orrore,l'orrore!"
Bruce Chatwin In Patagonia(ma tutti i suoi libri sono cult)
Nadime Gordimer Lugli La Nelson Mandela della letteratura

 

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W Bartali!voglio tornare al ciclismo fatto di polvere, di mangiate, bevute di vin rosso ,respiri di sofferenza vera e viaggi di avventura e di sana follia

"Felix qui potuit rerum cognoscere causas"

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 24/01/2007 alle 18:40
Originariamente inviato da Miro

Rimanendo in ambito ciclistico, Dino Buzzati ha scritto pagine da antologia della letteratura sportiva. Consiglio a tutti la lettura del suo resoconto cronachistico del Giro d'Italia del '49, comparsa sulle pagine del Corriere della Sera e successivamente in un libro (<>. Quella fu l'edizione della famosa tappa Cuneo-Pinerolo. Ecco come l'epica impresa viene ricordata dal Buzzati:

<>.

E al termine della tappa questo il ritratto di Bartali sconfitto:

<>.


Che belle queste parole di Buzzati! Uno come me, che pur non avendo avuto la fortuna di vedere i duelli Coppi-Bartali, si é sempre sentito più dalla parte di Ginettaccio che da quella del grande Fausto, non può che commuoversi nel leggerle!

Contro una potenza sovrumana ha lottato Bartali e doveva perdere per forza: la potenza malefica degli anni

Già... a quei tempi l'elisir dell'eterna giovinezza di cui dispongono i corridori oggi non lo avevano ancora scoperto.

A proposito di Buzzati, quando si pensa ad un suo romanzo, si pensa, in genere, al conusciutissimo e splendido "Deserto dei tartari". Beh, se non lo avete ancora letto, fate un pensierino a "Un amore". Un altro romanzo veramente straordinario!

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 24/01/2007 alle 18:46
Originariamente inviato da ciclgian

Da "Pinocchio" di Collodi

"Dopo aver camminato una mezza giornata arrivarono a una città che aveva nome "Acchiappacitrulli". Appena entrati in città, Pinocchio vide tutte le strade popolate di cani spelacchiati, che sbadigliavano dall'appetito, di pecore tosate che tremavano dal freddo, di galline rimaste senza cresta e senza bargigli, che chiedevano l'elemosina d'un chicco di granoturco, di grosse farfalle, che non potevano più volare, perchè avevano venduto le loro bellisse ali colorate, di pavoni tutti scodati, che si vergognavano di farsi vedere, e di fagiani che zampettavano cheti cheti, rimpiangendo le loro scintillanti penne d'oro e d'argento, ormai perdute per sempre.
In mezzo a questa folla di accattoni e di poveri vergognosi passavano di tanto in tanto alcune carrozze signorili con dentro o qualche volpe, o qualche gazza ladra o qualche uccellaccio di rapina.
......................................................................"


E che bella pure questa citazione da Pinocchio! Direi che descrive perfettamente il mondo moderno, anche se bisognerebbe un tantino generalizzarla: al giorno d'oggi non é strettamente necessario essere dei "citrulli" per finire spennati...

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/01/2007 alle 19:52
Originariamente inviato da Felice

A proposito di Buzzati, quando si pensa ad un suo romanzo, si pensa, in genere, al conusciutissimo e splendido "Deserto dei tartari". Beh, se non lo avete ancora letto, fate un pensierino a "Un amore". Un altro romanzo veramente straordinario!


Concordo pienamente, caro Felice!Lessi "Un amore" trent'anni addietro e mi piacque moltissimo. Sarebbe il caso che lo rileggessi (anche per vicinanza anagrafica con il protagonista)

Il sottotitolo : come un borghese può impazzire d'amore per una ragazza squillo.

 
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Elite




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  postato il 24/01/2007 alle 22:58
Bello "Un amore", bellissimo "Il deserto dei Tartari", da cui è stato tratto un film (1976) pregevole, che restituisce fedelmente le atmosfere mute di inesauribile attesa di uno dei più importanti capolavori della letteratura italiana del Novecento.

 

[Modificato il 24/01/2007 alle 23:00 by Miro]


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/01/2007 alle 09:14
Originariamente inviato da cancel58

Originariamente inviato da Felice

A proposito di Buzzati, quando si pensa ad un suo romanzo, si pensa, in genere, al conusciutissimo e splendido "Deserto dei tartari". Beh, se non lo avete ancora letto, fate un pensierino a "Un amore". Un altro romanzo veramente straordinario!


Concordo pienamente, caro Felice!Lessi "Un amore" trent'anni addietro e mi piacque moltissimo. Sarebbe il caso che lo rileggessi (anche per vicinanza anagrafica con il protagonista)

Il sottotitolo : come un borghese può impazzire d'amore per una ragazza squillo.


A proposito del grande Buzzati, vi segnalo che a Milano, presso la Rotonda della Besana, fino a questa domenica è ancora allestita una bella e originale mostra a lui dedicata. Sono esposti alcuni suoi disegni e schizzi.

Buzzati amava definirsi "un pittore che per hoby ha fato il giornalista e lo scrittore".

Qualche info sulla mostra:

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp/idelemento/35248



 
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  postato il 25/01/2007 alle 11:22
Originariamente inviato da Miro

Bello "Un amore", bellissimo "Il deserto dei Tartari", da cui è stato tratto un film (1976) pregevole, che restituisce fedelmente le atmosfere mute di inesauribile attesa di uno dei più importanti capolavori della letteratura italiana del Novecento.



Valerio Zurlini è stato uno dei più bravi e al contempo misconosciuti registi italiani.
Davvero consiglio vivamente - oltre al film tratto da Buzzati - il bellissimo "Cronaca familiare" con un impagabile Marcello.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/01/2007 alle 16:57
Originariamente inviato da Admin

Originariamente inviato da Miro

Bello "Un amore", bellissimo "Il deserto dei Tartari", da cui è stato tratto un film (1976) pregevole, che restituisce fedelmente le atmosfere mute di inesauribile attesa di uno dei più importanti capolavori della letteratura italiana del Novecento.



Valerio Zurlini è stato uno dei più bravi e al contempo misconosciuti registi italiani.
Davvero consiglio vivamente - oltre al film tratto da Buzzati - il bellissimo "Cronaca familiare" con un impagabile Marcello.


Di lui ricordo anche "un'estate violenta" e "la prima notte di quiete", con una bella interpretazione di Alain Delon

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/01/2007 alle 17:05
Originariamente inviato da Miro

Bello "Un amore", bellissimo "Il deserto dei Tartari", da cui è stato tratto un film (1976) pregevole, che restituisce fedelmente le atmosfere mute di inesauribile attesa di uno dei più importanti capolavori della letteratura italiana del Novecento.


Imperdibili, poi, i Racconti.Alcuni veramente notevoli.
Ricordo, tra gli altri, "Sette piani", la storia di un uomo che entra in una clinica per fare dei controlli di routine. Di piano in piano scenderà fino al più basso...
Dal racconto venne tratto anche un film con Tognazzi (il Fischio al naso)

 
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Livello Tirreno-Adriatico




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  postato il 25/01/2007 alle 17:30
da "lettera ad un bambino mai nato" di Oriana Fallaci:

"la mai mamma, vedi, non mi voleva. ero incominciata per baglio, in un attimo di altrui distrazione. e perchè non nascessi ogni sera scioglieva nell'acqua una medicina. poi la beveva, piangendo. la bevve fino alla sera in cui mi mossi, dentro il suo ventre, e le tirai un calcio per dirle di non buttarmi via. lei stava portando il bicchiere alle labbra. subito lo allontanò e ne rovesciò il contenuto per terra. qualche mese dopo mi rotolavo vittoriosa nel sole, e se ciò è stato bene o male non lo so. quando sono felice penso sia stato bene, quando sono infelice penso sia stato male. però, anche quando sono infelice, penso che mi dispiacerebbe non essere nata perchè nulla è peggiore del nulla. io, te lo ripeto, non temo il dolore. esso nasce con noi, cresce con noi, ad esso ci si abitua come al fatto di avere due braccia e due gambe. io, in fondo, non temo neanche di morire: perchè se uno muore vuol dire che è nato, che è uscito dal niente. io temo il iente, il non esserci, il dover dire di non esserci stato, sia pure per caso, sia pure per sbaglio, sia pure per l'altrui distrazione. molte donne si chiedono: mettere al mondo un figlio, perchè? perchè abbia fame, perchè abbia freddo, perche venga tradito ed offeso, perchè muoia ammazzato alla guerra o da una malattia? e negano la speranzache la sua fame sia saziata, che il suo freddo sia scaldato, che la fedeltà e il rispetto gli siano amici, che viva a lungo per cercare di cancellare le nalattie e la guerra. forse hanno ragione loro, ma il niente è da preferirsi al soffrire? io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi, concludo che soffrire sia da preferirsi al niente."

"vorrei che tu fossi donna. vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto daccordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia un disgrazia. la mia mamma, quando è molto infelice, sospira :"ah, se fossi nata uomo!" lo so: il nostro è un mondo fabbricatodagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicare l'assassinio di un uomo e di una donna. [..] eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. è un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia dai capelli bianchi o una bella ragazza. poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtu chiamata disubbidienza. infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza che chiede di essere ascoltata. essere mamma non è un mestiere. non è neanche un dovere. è solo un diritto fra tanti diritti. faticherai tanto a ripeterlo. e spesso, quasi sempre, perderai. ma non dovrai scoraggiarti. battersi è molto piu bello che vincere, viaggiare è molto piu divertente che arrivare:quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. sì, spero che tu sia donna: non badare se ti chiamo bambino. e spero che tu non dica mai ciò che dice mia madre. io non l'ho mai detto."

"una volta conobbi uno scrittore che diceva: ciascuno ha la vita che si merita. come dire che un povero merita di essere povero, che un cieco merita di essere cieco. era un uomo stupido, sebbene fosse uno scrittore intelligente. anche il filo che divide l'intelligenza dalla stupigaggine è un filo talmente sottile, te ne accorgerai. infatti, quando si rompe,le due cose si fondono insieme come l'amore e l'odio, a vita e la morte, che tu sia uomo o donna."

 

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azzurra

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/01/2007 alle 22:42
"The many man, so beautiful!
And they all dead did lie:
and a thousand thousand silmy things
Lived on; and so did I"

(Samuel Coledrige- Rime of the ancient mariner)

TRAD: Tutti quegli uomini, così belli: e ora tutti giacciono morti. E migliaia e migliaia di cose schifose ancora vivono, e così io.

 

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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Livello Freddy Maertens




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  postato il 26/01/2007 alle 09:49
La mente dell'uomo e' capace di qualsiasi cosa - poiche'
dentro di essa vi e' ogni cosa, non solo tutto il passato
ma anche tutto il futuro.

JOSEPH CONRAD

 

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Livello Freddy Maertens




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  postato il 26/01/2007 alle 09:57
Non mi dire, in tristi cifre,
che la vita è un sogno vuoto.
Che l’anima è un morto
che sonnecchia
e le cose non sono quel che sembrano.
La vita è reale! La vita è onesta.
E la tomba non è il suo fine:
Pulvis eras, e polvere tornerai
non è detto per l’anima.
Né il godere né il dolore
sono il fine preordinato,
ma l’agire, ché il domani
ci veda domani più avanti di oggi.
L’arte è lunga, il tempo vola
e i cuori, belli e forti,
sono i tamburi che scandiscono
marce funebri alla tomba.
Ampio campo di battaglia è il mondo,
è la vita un bivacco,
non essere sordo, gregge ottuso!
Sii un eroe nella lotta.
Non fidarti del futuro,
per piacevole che sia
lascia che il Passato muoia
nel Presente agisci ora!
Cuore di petto e Dio dinnanzi!
Le vite dei grandi uomini ci ricordano
che possiamo rendere sublimi le nostre vite
e che, quando ce ne andremo,
lasceremo le nostre impronte
sulla sabbia del tempo.
Impronte che
Forse un altro,
navigando la sua vita,
un fratello smarrito e naufrago
vedendo potrà seguire e rincuorarsi.
Orsù dunque: coraggio e azione,
con il cuore aperto a tutto;
sempre in cerca, sempre in viaggio
imparando a resistere e ad aspettare.


Henry Wadsworth Longfellow
Primo Traduttore e redattore della Divina Commedia in America

 

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