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Autore: Oggetto: Fatti di politica 2009

Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 07/01/2009 alle 19:16
Segnalo un bell'approfondimento di Adam Hanieh, ricercatore in scienze politiche alla York University di Toronto sulla questione mediorientale dal titolo: "Palestina: Tra neoliberismo e potere Usa"

L'articolo è diviso in due parti che trovate a questa pagina:

http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=categories&op=show_month&year=2008&month=08&month_l=Agosto&catid=3&new_topic=2

 

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  postato il 08/01/2009 alle 08:17
Vorrei dare una risposta a Euge riguardo la Padania rispetto a Fiandre e Paesi Baschi a livello storico geografico che non ha nulla a che vedere con la politica, per spiegare che differenza sostanziale c'è a livello geografico.
Le Fiandre e i Paesi Baschi sono delle regioni molto particolari delimitate da antichi confini. Sappiamo che le prime guerre per la conquista delle Fiandre sono addirittura intorno al 1200. I Paesi Baschi sono altrettanto antichi.
La Padania invece è una regione nata al contrario, mi spiego. Non è stata la Padania ha tracciare il confine delle regioni italiane, ma il contrario e questo è fondamentale per la sua richiesta di riconoscimento. E' nata dopo. Non c'è omologazione di lingua (infatti la lingua è l'italiano) e nemmeno di popolo, perchè l'Italia riconosce le sue tradizioni nelle lotte comunali e non regionali.
Con questo se uno si vuol sentire padano sono un pò affari suoi, però una regione nata nel 1996 non mi pare che abbia questa grande tradizione da voler essere abbinata alle Fiandre.

 

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Un uomo comincerà a comportarsi in modo ragionevole solamente quando avrà terminato ogni altra possibile soluzione.
Proverbio cinese

Jamais Carmen ne cédera,
libre elle est née et libre elle mourra.

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 08/01/2009 alle 09:58
Il sacrificio dei bambini

• da La Repubblica del 7 gennaio 2009, pag. 1

di Adriano Sofri

Quando i grandi giocano alla guerra, i bambini muoiono. Da Gaza, le
immagini dei bambini ammazzati, mutilati, terrorizzati invadono i
mezzi di comunicazione. Al Jazeera le trasmette in continuazione,
inframmezzate a servizi e commenti. A sinistra, Hilmi al Samuli
piange accanto ai corpi di due figlioletti e di un nipote. A destra,
il corpo di una bimba emerge dai resti della sua casa a Zeitun.

Le redazioni dei giornali le accumulano, e si chiedono se metterle in
pagina o no, e come. La risposta è facile quando l'esitazione è
legata alla crudezza eccessiva, che può ferire lo spettatore. Ma già
il verbo "ferire", impiegato nel suo senso traslato in un contesto
simile, fa vergognare di averlo pronunciato. Siano pure feriti, gli
occhi distratti e illesi degli spettatori: l'eccesso di crudezza non
è dei fotogrammi, ma della realtà. Alla realtà si può scegliere di
aprire o chiudere gli occhi, chi abbia la provvisoria fortuna di
starne alla larga: ma vedere è una condizione per decidere meglio
come destinare la propria voce pubblica, o la propria privata
preghiera, o anche solo il proprio pianto. Bisogna risparmiarne la
vista ai bambini, si avverte giustamente. Tuttavia c'è un doppio
inciampo. Il primo: che ci si adopera per sottrarre bambini alla
vista di bambini. Il secondo: che i bambini, anche i più
premurosamente protetti, vengono sempre a sapere, per certe loro vie
misteriose, le cose dalle quali i grandi vogliono ripararli, e
ricevono e custodiscono in silenzio la notizia che nel mondo
scoppiano guerre che uccidono e spaventano i bambini.

Più complicata è la decisione di chi fa i giornali quando si sa che
sui bambini, sul loro dolore e il loro spavento, si combatte una
guerra di propaganda brutale quanto quella delle armi. Basterebbe
allargare l'obiettivo per inquadrare, attorno al primo piano di una
vittima bambina, la ressa delle macchine fotografiche e delle
telecamere. Morte amputazione e pianto di bambini vengono esibiti per
guadagnare un consenso alla propria causa e una ribellione alle
ragioni del nemico.

E non ci si limita all'esibizione: si può spingersi, come volontari
terzi e disperati confidano in privato, a esporre deliberatamente
all'azzardo peggiore i bambini della propria stessa gente, e perfino
a ostacolarne il soccorso per rincarare la rendita del lutto e della
commozione universale. Il cinismo politico e il fanatismo religioso
cospirano alla lugubre venerazione del martirio dei bambini. Fra gli
uomini che ostentano i piccoli corpi esanimi ce ne sono che hanno
auspicato e provocato l'orrore che si va consumando. Tutto questo si
sa, nelle redazioni dei giornali. A tutto questo si pensa. Ma non può
bastare. Non può indurre a tenere per sé gli occhi rossi e
accantonare le fotografie che spezzano il cuore. Una di queste
fotografie l'ho appena ricevuta, attraverso la posta elettronica, e
chi mi ha avvisato dell'inoltro non ha potuto trattenersi
dall'avvisare: "E' tremenda". Le guerre, quelle vere e orrende, e
quelle orrende che ne usurpano il nome, si trovano sempre qualche
viso, qualche corpo infantile a ricordarle e deprecarle. C'è una
ragione mista, di angoscia soffocante e di compiacimento della
brutalità, che spiega la fortuna enorme di un tema come la strage
degli innocenti nelle arti figurative.

La strage di Erode: non ci fu, probabilmente. Se ci fu, calcolano i
demografi sulla base della popolazione presunta di Betlemme, uccise
una ventina di bambini sotto i due anni. La demografia di Gaza
diventa agghiacciante, quando suona la sirena delle bombe. La
maggioranza della popolazione ammassata in quel fazzoletto di terra è
composta di bambini e ragazzini: un giardino d'infanzia in un
miserando zoo umano.
Non c'è nessun Erode geloso a mandare aerei e carri sulla striscia di
miseria e rancore. Gli israeliani vogliono davvero ridurre al minimo
le vittime civili. Non possono essere così disumani né così imbecilli
da mirare a colpire i bambini. Ma quando si interviene con un simile
spiegamento di forza in un enorme giardino d'infanzia, tanti
(quanti?) bambini moriranno, resteranno feriti e mutilati, e, quelli
che sopravviveranno, non lo dimenticheranno più, e assicureranno
altre generazioni al trionfo dell'odio e della vendetta.

La gente di Israele e i suoi governanti ha un (provvisorio,
minacciato, odiato) vantaggio nelle risorse possibili della forza e
della ragione. Hamas bersaglia da anni case, scuole, strade di una
popolazione civile israeliana cui è impedita una normale vita
quotidiana. Hamas giura la distruzione di ogni cittadino di Israele e
di ogni ebreo sulla terra. Hamas addestra ed esalta gli assassini
suicidi. Hamas si serve vilmente degli scudi umani, predilige bambini
donne e vecchi, tramuta moschee e pareti domestiche in ripari di armi
e mine. Ma lo spregevole cinismo di Hamas libera Israele dalla
responsabilità verso quelle donne, quei vecchi, quegli uomini, quei
bambini? Che il mio nemico si nasconda dietro scudi umani mi
autorizza a colpire? Potrò guardare quelle fotografie diffuse e
ostentate dal mio nemico - una testa di bambina ingoiata dai detriti
della sua stanza, gli occhi chiusi, la nera bocca spalancata a
inghiottire la terra; tre piccoli cadaveri deposti su un pavimento di
obitorio fortunoso, fratellini di Zejtun come messi a dormire vicini
dopo una giornata di giochi, se non fosse per il sangue che ne allaga
le vesti - con una commozione compensata dalla persuasione che non è
colpa mia? Molti altri pensieri, molte altre emozioni contrastanti e
laceranti suscitano queste immagini. Con una sola cosa certa: che
bisogna pubblicarle.

 

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Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 08/01/2009 alle 10:05
D`Alema: io, Hamas e la comunità ebraica

• da La Repubblica del 7 gennaio 2009, pag. 1

di Massimo D'Alema

Caro direttore, ho letto con emozione l'appello di Abraham Yehoshua
che chiede una tregua a Gaza, subito. Qualche giorno fa Yehoshua
aveva considerato inevitabile una reazione militare di Israele ai
razzi di Hamas; ma ora, di fronte alla tragedia di Gaza, si rivolge
al suo governo con parole di grande dignità e saggezza. "I
palestinesi sono nostri vicini e lo saranno in futuro e questo ci
impone di considerare con molta attenzione quale tipo di guerra
combattiamo contro di loro, il suo carattere, la sua durata, la
portata della sua violenza."

Più avanti egli aggiunge: "Faremmo bene a levarci dalla testa al più
presto l'illusione di poter annientare Hamas, di poterla sradicare
dalla striscia di Gaza. Dobbiamo invece lavorare con cautela e buon
senso per raggiungere un accordo ragionevole e dettagliato, una
tregua rapida in vista di un cambiamento di Hamas. È possibile, è
attuabile." Ci sarebbe poco da aggiungere a queste considerazioni, se
non l'ammirazione verso il coraggio e la lungimiranza di una delle
più grandi personalità della cultura israeliana; ed insieme verso una
società democratica nella quale, sia pure in un momento così
drammatico, si mantiene aperto un dibattito così significativo e
radicale.

Quanta distanza rispetto alla virulenza ideologica, all'aggressività
e alla rozzezza che si manifestano nel dibattito pubblico nel nostro
paese. Non posso che rilevare con amarezza che può accadere di essere
additati come estremisti solo per aver ripetuto le parole di critica
del presidente Sarkozy o del segretario generale dell'Onu per la
violenza sproporzionata della reazione israeliana. Cosa che appare
tra l'altro evidente al buon senso di qualsiasi persona alle immagini
di distruzione ed alla tragica contabilità dei morti. Colpisce anche
la distorsione e la deformazione delle questioni reali e delle
opinioni espresse. Tutto sembra ridursi all'interrogativo
retorico: "Trattare o no con Hamas?".

Ora è chiaro che la questione è posta così in termini esclusivamente
ideologici e simbolici. Dal punto di vista politico, al di là di ogni
ipocrisia, è evidente che la trattativa con Hamas si è avviata sia
attraverso l'Egitto, sia con il viaggio di Sarkozy in Siria, sia
attraverso contatti discreti in atto da tempo da parte di funzionari
di diversi paesi europei. È ovvio che la tregua deve comportare la
garanzia che cessi il lancio di razzi contro Israele e anche per
questo sarebbe utile, a mio giudizio, una presenza di osservatori
internazionali sul terreno come da tempo sostengo e come proposi in
qualità di ministro degli esteri del nostro Paese.

Spero che questa trattativa abbia successo. Spero che il governo
israeliano voglia intendere l'appello di Abraham Yehoshua. Dall'altra
parte è evidente a tutti che non si può chiedere a Israele di
negoziare un trattato di pace con Hamas fino a quando questi non
riconosce lo stato di Israele e il suo diritto a esistere. Ma nessuno
infatti lo chiede e ogni polemica su questo punto è solo uno
stucchevole esercizio retorico. È con l'Autorità nazionale
palestinese e con il presidente Abu Mazen che il governo israeliano
negozia da circa un anno.

Ero ad Annapolis nel momento in cui tenendo le mani di Olmert e di
Abu Mazen, il presidente Bush assunse l'impegno solenne che entro la
fine del suo mandato ci sarebbe stato un trattato di pace tra
israeliani e palestinesi. E non era un mistero l'intenzione di Abu
Mazen di sottoporre quel trattato ad un referendum con l'obiettivo di
riunificare il popolo palestinese nel segno di una politica di pace,
ridimensionando democraticamente il ruolo di Hamas. Avevamo sostenuto
e incoraggiato questo processo.

Quali sono i risultati? Un anno di defatiganti trattative che hanno
logorato il prestigio e la credibilità della leadership palestinese
senza alcun sostanziale passo in avanti. Non vi sono in questo anche
le responsabilità del governo israeliano e della comunità
internazionale? Ma non si capisce che è proprio questo fallimento
della politica, questa mancanza di coraggio e di generosità che
ridanno forza al radicalismo di Hamas?

Strano destino quello di quei palestinesi che ora tutti chiamano
moderati. Gli Usa, l'Europa, Israele dicono di volerli aiutare ma
spesso sembrano non considerarli neppure meritevoli di rispetto e di
ascolto. È Abu Mazen che chiede che si fermi la guerra israeliana a
Gaza. Non Hamas: i capi di Hamas sono divisi, ma la parte più
radicale di essi sa che la guerra alimenta l'odio e il
fondamentalismo e che i martiri di Gaza infiammeranno il mondo arabo
e renderanno ancora più precarie e vacillanti le leadership legate
all'occidente.

D'altro canto Israele ha già ucciso negli ultimi anni decine e decine
di dirigenti di Hamas a cominciare del fondatore del movimento, lo
sceicco Yassin. Ma non ha risolto alcun problema. Perché con gli
assassinii - ancorché mirati - non si risolvono i problemi politici.
Perché l'uso della forza è a volte inevitabile, ma deve essere al
servizio della politica e del diritto e non può sostituirsi ad essi.

Ecco perché ci si deve fermare. Non solo per l'intollerabile prezzo
di vite spezzate e di bambini uccisi; ma perché la vittima politica
di questa guerra rischia di essere proprio la speranza di pace e la
leadership palestinese più moderata e aperta.
Conosco Abu Mazen da molti anni. Ero con lui il giorno in cui il
parlamento palestinese gli votò la fiducia come primo ministro
scelto - molto mal volentieri - da Yasser Arafat. Volevo che egli
sentisse il sostegno nostro e dell'Internazionale socialista al
leader che con maggiore coraggio aveva sempre contrastato il
terrorismo e difeso la via pacifica e non violenta all'indipendenza
palestinese.

Ora ha bisogno di essere aiutato a porre fine alla tragedia di Gaza
anche per non finire in uno stato di impotenza e di delegittimazione.

Sarebbe davvero un esito tragico e paradossale per la grande crociata
dei neoconservatori che volevano portare la democrazia nel mondo
islamico concludere il proprio mandato con la demolizione di uno dei
pochi embrioni di democrazia che esistono nel mondo arabo. E sarebbe
una tragedia per Israele condannata a convivere per sempre con
l'anarchia e con il terrorismo.

Vorrei rassicurare il dottor Pacifici che non sarei comunque andato
ad una manifestazione per Israele che non sembra tenere in alcun
conto le ragioni e la tragedia dei palestinesi così come nei giorni
scorsi non sono andato a manifestazioni per la Palestina nelle quali
non si riconoscevano i diritti del popolo israeliano. Chi vuole la
pace deve essere vicino alle ragioni dell'uno e degli altri. Come
facemmo noi con il governo Prodi nel Libano, contribuendo a fermare
la guerra e schierando i soldati italiani ed europei per proteggere
sia i libanesi che gli israeliani.

In quell'agosto del 2006, come si ricorda, fui a Beirut tra le
macerie dei bombardamenti. Dopo aver incontrato a Gerusalemme i
familiari dei militari israeliani catturati da Hezbollah (ma questo
non lo si ricorda perché non è utile alla propaganda). In quello
stesso 14 agosto scrissi da Beirut una lettera personale a David
Grossman, il cui figlio era caduto combattendo per il suo paese
nell'ultima notte di guerra. Egli volle poi ringraziarmi e mi donò un
suo libro con una dedica con parole affettuose per il mio impegno per
la pace in quella tormentata regione del mondo. Questa è l'Israele
che amo e nessun comunicato del bellicoso dottor Pacifici potrà
cancellare la forza di questo legame.

 

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  postato il 08/01/2009 alle 10:30
Notizie radicali

No, sottosegretario Roccella: con tutti i suoi NO, lei non rappresenta il
complesso, variegato mondo cattolico (e tantomeno gli italiani)


di Valter Vecellio
Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella scrive che "il dibattito
sulla biopolitica è ottusamente ancorato a vecchi schemi interpretativi,
ormai profondamente inadeguati. Ma negli ultimi tempi si avverte una diversa
disponibilità cattolica al confronto.i cattolici stanno abbandonando un'antica
tendenza all'autoreferenzialità" ("Il Riformista", "Dico no al referendum,
sulla morte", 6 gennaio).

Zelante come sanno e possono esserlo coloro che impegnano parte della loro
esistenza a cancellarne una precedente che rinnegano, Roccella inanella una
lunga serie di affermazioni che contraddicono quella disponibilità al
confronto di cui parla; per fortuna il mondo cattolico è un magma complesso
e variegato, se si vuole anche contraddittorio; non va certo rinchiuso nell'angusta
visione della vita (e della morte) di cui il sottosegretario Roccella si fa
interprete e alfiere.

All'almanaccare del sottosegretario, si può confessare di preferire, di gran
lunga, i tormenti e i dubbi del cardinale Carlo Maria Martini, già
arcivescovo di Milano, che per esempio possiamo trovare nel suo ultimo
libro-dialogo con il gesuita Georg Sporschill, "Conversazioni notturne a
Gerusalemme"? Martini da tempo si esprime con la libertà di chi risponde
solo alla sua coscienza: il suo è un ragionare senza rete e senza reticenze;
il cardinale affronta temi spinosi, cruciali per la fede e la chiesa. Non
sono poche le risposte scomode sulle difficoltà che il cattolicesimo sta
vivendo. Alla domanda: "Se Gesù venisse adesso, tratterebbe l'attuale Chiesa
cattolica come a quel tempo i farisei?". Sì, risponde lapidario Martini:
"Scrollerebbe tutti i responsabili della chiesa.Oggi in Europa la situazione
della chiesa esige decisioni", sferza poi il cardinale, "vi sono comunità
dove non troviamo più giovani. Soprattutto nelle grandi città bambini e
ragazzi sono una presenza rara alla messa domenicale.".

Martini, affronta con sincerità aspra, a volte brutale, un dilemma centrale:
se la chiesa cattolica debba essere in funzione del mondo, o piuttosto il
contrario, il mondo debba porsi in funzione della chiesa. La sua risposta è
esplicita: è la chiesa che deve essere al servizio del mondo. Libero, ormai,
da condizionamenti, il presule ha l'unica preoccupazione di non tradire sé
stesso.

Ricorda che, durante il conclave si discusse del rapporto con la sessualità
e la comunione per divorziati e risposati; questioni che il nuovo pontefice
avrebbe dovuto affrontare, "cui avrebbe dovuto dare nuove risposte". Sarebbe
urgente e necessario individuare e percorrere "una via per discutere
seriamente di matrimonio, controllo delle nascite, fecondazione artificiale
e contraccezione. Saper ammettere gli errori e la limitazione delle proprie
vedute di ieri è segno di grandezza d'animo e di sicurezza".

La contrapposizione con la Chiesa di Benedetto XVI non potrebbe essere più
netta: "La Chiesa dovrebbe sempre trattare le questioni di sessualità e di
famiglia in modo tale che alla responsabilità di chi ama spetti un ruolo
portante e decisivo".

"Nuove risposte"... Dove abbiamo già sentito questa esortazione? Ma sì, sono
venute da un singolare uomo di chiesa lontanissimo si direbbe, da Martini:
don Luigi Verzè. Ricordate il suo libro, "Pelle per pelle"? Nel capitolo
XIV, "Il Patto", si enunciano le aspettative cui il successore di Giovanni
Paolo II avrebbe dovuto dare una risposta creativa, nuova: "Il nuovo papa è
universalmente atteso per rivedere coraggiosamente, da padre universale, le
decisioni tradizionali sugli argomenti: a) celibato del clero cattolico
latino; b) attribuzione di poteri ministeriali a laici 'probati', donne
comprese; c) sacramenti ai divorziati; d) uso di anticoncezionali; e)
procreazione assistita; f) non si può sonnecchiare accontentandosi di
divieti contro una scienza biologica che irresistibilmente corre. Il guarire
è un sacramento imperativo-cristologico; g) coinvolgimento dei fedeli nelle
scelte gerarchiche, episcopato compreso".

Martini a certi problemi non si era sottratto già nel lungo "dialogo" con il
professor Ignazio Marino pubblicato qualche anno fa dall'"Espresso": i due
credenti si confrontavano su temi come l'inizio della vita, la fecondazione
eterologa, la ricerca sulle cellule staminali embrionali, l'Hiv e l'Aids, la
fine della vita e l'accanimento terapeutico, la scienza e il suo limite. Le
risposte di Martini erano l'opposto della certezza: piene di dubbi,
problematiche, suscitavano e provocavano altri interrogativi. Ora, il
cardinale denuncia come nella Chiesa regni "troppa calma.Sento la nostalgia
di Gesù di lanciare sulla Terra il fuoco ardente dell'entusiasmo".

Tutto questo ha attinenze con la nostra riflessione? Sì, perché questo,
anche, è il mondo cattolico troppe volte silenziato. Sono i sacerdoti del
Friuli Venezia Giulia che firmano un documento nel quale si rifiutano di
definire "assassinio" la fine del tormento cui è condannata da 17 anni
Eluana Englaro; sono i credenti di Roma e di Firenze, che hanno sottoscritto
una analoga dichiarazione; sono le suorine che sono venute al funerale di
Piergiorgio Welby, dopo che il Vicariato aveva negato i funerali religiosi;
sono quel 57 per cento di italiani che alla domanda: "Dopo la sentenza della
Corte di Cassazione sul caso Englaro, la chiesa ha ribadito il suo NO a ogni
ipotesi di interruzione della vita", risponde di non essere d'accordo con la
chiesa; il 53 per cento di italiani che dice di non essere d'accordo con il
NO all'aborto; il 50 per cento che non è d'accordo con l'obbligo di celibato
dei preti; il 58 per cento che non condivide il divieto del sacerdozio
femminile; il 62 per cento che non è d'accordo con il NO al divorzio; il 61
per cento che non condivide il NO alla ricerca sulle cellule staminali; il
71 per cento che non condivide il NO all'uso degli anticoncezionali; il 70
per cento che non condivide il NO alla condanna degli omosessuali.

Su questi temi - dall'aborto al divorzio, dal diritto all'autodeterminazione
della persona al testamento biologico, la grande maggioranza del paese non è
in sintonia con la gerarchia vaticana e i genuflessi sostenitori del potere
politico e giornalistico. Sono i radicali, oggi come negli anni '70 e '80 a
essere in sintonia con la società italiana. Con buona pace del
sottosegretario al Welfare Roccella.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 08/01/2009 alle 11:22
Originariamente inviato da Laura Idril
Con questo se uno si vuol sentire padano sono un pò affari suoi, però una regione nata nel 1996 non mi pare che abbia questa grande tradizione da voler essere abbinata alle Fiandre.

nata?
vorrei sottolineare un piccolo dettaglio: la padania non esiste

 

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Originariamente inviato da anonimo

Originariamente inviato da MDL

se le logiche di squadra e di gara lasciano una "relativa libertà", rebellin ma soprattutto ballan hanno le stesse possibilità di bettini (esclusa la volata di gruppone)


ballan ha probabilità di vincere il mondiale come io quella di copularmi melissa satta.

 
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  postato il 08/01/2009 alle 11:55
Era volutamente provocatorio... =_=

 

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  postato il 08/01/2009 alle 15:09
Infatti. La padania è un'invenzione. Nel solo Piemonte ci sono molte minoranze linguistiche e culturali, con enormi differenze (e rivalità) tra le varie città e le varie province. Ad esempio nelle valli qui sopra sopravvive il francoprovenzale o patois, e la cultura è quella arpitana, diffusa tra Francia, Piemonte e Val d'Aosta (in certe aree) e... Puglia! C'è un'isola francoprovenzale (due comuni) in Puglia, che quindi è più vicina alle nostre tradizioni del Friuli, o dle Veneto. Per il resto, l'Italia è sempre stata divisa in ducati, comuni, città-stato, regni. Anche solo all'interno di una regione le rivalità sono enormi, come dicevo: cuneesi, torinesi, valligiani, biellesi, astigiani, albesi, novaresi sono PROFONDAMENTE in contrapposizione (non proprio come in Toscana, ma..). Ora vorrei capire perchè io dovrei sentirmi accomunato (senza un nemico comune, che rende tutto più comodo) a un brianzolo fissato con Alberto da Giussano, o un veneto o un trentino.
E' una forzatura enorme usata per raccogliere voti, e spesso con un livello d'istruzione basso.

 
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  postato il 08/01/2009 alle 15:13
Originariamente inviato da Laura Idril

Era volutamente provocatorio... =_=


Io penso che il concetto di "Padania" nasca dalla necessità di avere il pretesto per organizzare un nuovo concorso di bellezza, ce ne sono così pochi.
E magari anche per dare la possibilità a Maurizio Ganz di giocare ancora a calcio nonostante sia ormai ottuagenario

 

____________________
Vorrei morire in bici, in un giorno di sole, dopo aver scalato una di quelle montagne che sembrano protendersi verso il cielo, mi adagerei sull'erba fresca senza rimpianti, attendendo con serenità il compiersi del mio tempo. Non importa se sarà ...oggi o tra cent'anni, avrò in ogni caso trovato il mio giorno perfetto.

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 08/01/2009 alle 15:35
ADRIANO SOFRI: IL CUPO STATO D’ANIMO DI UN LACCHE'


I transfughi del comunismo sono i peggiori di tutti: per farsi accettare
dai padroni che ieri combattevano, finiscono inevitabilmente col
divenire più realisti del re, più canaglie delle canaglie, più servi
dei servi (degli Stati Uniti). Una cosa davvero ripugnante.

Prendete Sofri. Se qualcuno pensa: che c’entra Sofri con il comunismo? gli
ricordiamo che il suo giornale, Lotta continua, portava scritto, sotto
la testata, a grandi caratteri, “per il comunismo”.

In occasione di quest’ultimo crimine che l’entità nazisionista ha perpetrato contro il popolo palestinese a Gaza, il lacché, invece di starsene zitto per non far ricordare alla gente il suo lurido filosionismo, lo ha voluto spavaldamente sbandierare ancora una volta, anche in occasione dell’efferato crimine d’Israele.

Ha osato prendere la penna e si è ingolfato in una ridicola argomentazione
da filosofo da strapazzo sul numero dei morti palestinesi e israeliani.
Sentite che dice il lacché: “Io resto affezionato a Israele come a
quella che potrebbe essere la miglior madrepatria di un cittadino della
terra di oggi, così come lo sarebbe stata l’Atene del V secolo”.
“Siccome voglio così bene a Israele -prosegue il lacché- e ne taccio da un bel po’ di tempo, dirò come si è andato incupendo il mio stato d’animo settimana per settimana”.

Povero Sofri, i troppi morti palestinesi ammazzati dalla miglior madrepatria del mondo lo “incupiscono” un pochino, ma che animo sensibile… Cosicché questo lacché narcisista, mentre l’opinione pubblica democratica di tutto il mondo è sconvolta dal massacro di oltre cinquecento
palestinesi ivi comprese due bambine morte di crepacuore per il terrore
delle bombe nazisioniste, questo lacché, dicevamo, senza il senso della
misura, della decenza, senza provare un minimo di vergogna, anteponendo
alla tragedia di un massacro il suo miserabile “Ego” ci viene a parlare
di un nobile “stato d’animo” (il suo) che si incupisce di settimana in
settimana e di cui nessuno se ne frega niente.
Dice anche un’altra cosa: “C’è un argomento forte in favore d’Israele. Israele fa tesoro della vita dei suoi figli (ma quant’è nobile Israele!). Guarda con orrore il fanatismo islamista che addestra i figli al suicidio assassino e si inebria del loro ‘martirio’”. Qui
vorremmo ricordare ai molti compagni che non hanno le idee chiare al
riguardo, di non abboccare all’amo del “fanatismo islamista”,
altrimenti si troveranno in compagnia di Sofri.

Sofri appartiene a quella categoria di individui (del tipo Magdi Allan o
Giuliano Ferrara) che esprimono la quintessenza, il prodotto distillato
del marciume ideologico politico e culturale dell’imperialismo morente.
E’ gente che ci fa rimpiangere i personaggi della democrazia cristiana,
è gente che si è ridotta ad assumere il ruolo di truppe d’assalto, di
quinte colonne, nel nostro Paese, dell’imperialismo Usa e della sua
propaggine in territorio palestinese.

www.lanostralottta.org

ps: basta ingolfare il 3D con notizie sulla chiesa. Se proprio non si riesce a farne a meno, si potrebbe mettere il link.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 08/01/2009 alle 16:41
Originariamente inviato da desmoblu

Infatti. La padania è un'invenzione. Nel solo Piemonte ci sono molte minoranze linguistiche e culturali, con enormi differenze (e rivalità) tra le varie città e le varie province. Ad esempio nelle valli qui sopra sopravvive il francoprovenzale o patois, e la cultura è quella arpitana, diffusa tra Francia, Piemonte e Val d'Aosta (in certe aree) e... Puglia! C'è un'isola francoprovenzale (due comuni) in Puglia, che quindi è più vicina alle nostre tradizioni del Friuli, o dle Veneto.


Viva la Puglia libera!!!

 

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FANTACICLISMO 2008 Campione Olimpico in linea - S. Sebastian - Parigi Bruxelles - Vincitore classifica generale grandi giri (10° Giro - 10° Tour - 4° Vuelta) 1 tappa al Tour - 4 tappe alla Vuelta 9° classifica finale.
FANTACICLISMO 2009 Liegi-Bastogne-Liegi 2° classifica finale Giro d'Italia - 2 tappe - 1 giorno in maglia rosa - Best Belgio - 5° classifica finale

66 punti (nel 2008) + 115 punti (nel 2009) di vantaggio su Frejus: la mia nemesi!

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 08/01/2009 alle 22:30
Originariamente inviato da Laura Idril

Vorrei dare una risposta a Euge riguardo la Padania rispetto a Fiandre e Paesi Baschi a livello storico geografico che non ha nulla a che vedere con la politica, per spiegare che differenza sostanziale c'è a livello geografico.
Le Fiandre e i Paesi Baschi sono delle regioni molto particolari delimitate da antichi confini. Sappiamo che le prime guerre per la conquista delle Fiandre sono addirittura intorno al 1200. I Paesi Baschi sono altrettanto antichi.
La Padania invece è una regione nata al contrario, mi spiego. Non è stata la Padania ha tracciare il confine delle regioni italiane, ma il contrario e questo è fondamentale per la sua richiesta di riconoscimento. E' nata dopo. Non c'è omologazione di lingua (infatti la lingua è l'italiano) e nemmeno di popolo, perchè l'Italia riconosce le sue tradizioni nelle lotte comunali e non regionali.
Con questo se uno si vuol sentire padano sono un pò affari suoi, però una regione nata nel 1996 non mi pare che abbia questa grande tradizione da voler essere abbinata alle Fiandre.


Quindi non si possono sventolare bandiere?

 

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E' famosa la risposta che George Leigh Mallory diede ai giornalisti che gli domandavano perchè volesse andare sull'Everest. "Perchè c'è", disse semplicemente.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 09/01/2009 alle 10:04
Io trovo di cattivo gusto sventolare qualsisasi tipo di bandiera durante una manifestazione pubblica sportiva che non sia quella di una squadra o di una nazione impegnata nell'avvenimento.
Mi spiego: se gioca l'Inter io porto la bandiera dell'Inter, magari la bandiera dell'Italia, non porto la bandiera con la faccia di Ivan Basso, nè la bandiera dei Chicago Bulls, nè la bandiera della Padania, ne la bandiera dei Paesi Baschi, nè la bandiera del mio partito, nè la bandiera nella mia parrocchia, nè la gigantografia della foto della mia circoncisione.
Secondo me far vedere le "proprie bandiere" sul rettilineo finale di Varese in mondo visione è di cattivo gusto, qualunque esse siano.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 09/01/2009 alle 10:12
Originariamente inviato da Salvatore77
nè la gigantografia della foto della mia circoncisione.

penso di parlare a nome di tutti quando dico che ti siamo grati per questo

sono daccordo sul resto

Originariamente inviato da EugeRambler
Quindi non si possono sventolare bandiere?

certo che si può: in ITALIA c'è (relativa) libertà d'espressione

 

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se le logiche di squadra e di gara lasciano una "relativa libertà", rebellin ma soprattutto ballan hanno le stesse possibilità di bettini (esclusa la volata di gruppone)


ballan ha probabilità di vincere il mondiale come io quella di copularmi melissa satta.

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 09/01/2009 alle 10:38
Originariamente inviato da EugeRambler

Originariamente inviato da Laura Idril



Quindi non si possono sventolare bandiere?


Come ha detto Salvatore, tali bandiere rappresentano, a voler essere benevoli, un "qui pro quo" ed è meglio lasciarle a casa, perché c'è anche la possibilità che a qualcuno possa venire la voglia di bruciarle [ora usa ] e ...

 

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il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
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e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 09/01/2009 alle 11:17
E cosa?
 
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  postato il 09/01/2009 alle 12:59
Inoltre: la questione delle bandiere nelle Fiandre è un briciolo più complessa. C'è differenza tra le bandiere gialle/nere e quelle gialle/nere/rosse (lingua e artigli), una è quella dei separatisti più xenofobi e violenti, l'altra è quella tradizionale.
Comunque, se in una regione c'è una certa identità a me va benissimo che ci siano bandiere.. non lo so, le minoranze mochene in Trentino, gli occitani, i francoprovenzali. Basta che non s'infili la politica e che non sia una forzatura (come nel caso 'padano'.. termine che non ha significato d'identità culturale, geografica, storica). Se una bandiera vuol solo dire: 'questo è il nostro territorio e siamo felici che passiate di qui', una sorta di benvenuto, allora è un bene che ci sia. E' una testimonianza delle tante cose che ci sono nel mondo. Ma se una bandiera è soltanto una forzatura, un pretesto per richiamare un'identità che c'è solo nel 'non ci piacciono gli stranieri' 'roma ladrona' 'i mus(s)ulmani ci odiano e ci conquisteranno' 'evviva i prodotti padani' 'gli zingari vanno trattati con i bastoni' etc etc..
Come già ricordato da Laura, l'identità basca e quella fiamminga sono realtà VERE, nulla a che vedere con i buffoni di qua.

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 09/01/2009 alle 13:44
Originariamente inviato da pacho

E cosa?


Da cosa, nasce cosa.

 

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  postato il 09/01/2009 alle 14:10
Capisco. un po' come che dalla canna si passa all'eroina e che dalla manifestazione si passa alla lotta armata.
Apperò.
Strano che l'unica cosa che ti sei degnato ad insinuare sui massacri isrealini sia riguardo ad un paio di bandiere bruciate e non alle 800 persone morte ammazzate (senza contare i lager a cielo aperto).
Ecco, forse i motti di saggezza popolare del tipo "da cosa nasce cosa" potresti usarli un po' più saggiamente.
Sarà che abbiamo un diverso senso del pudore.


 
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  postato il 09/01/2009 alle 14:52
Io sono stanco della moderazione in assoluto. Moderati, sempre, ah beh allora siamo i migliori.
Le bandiere sono state bruciate giustamente. Una bandiera per alcuni è un pezzo di stoffa, quindi non si indigneranno se uno straccio va a fuoco. Per altri rappresenta una nazione intera, in una scala che va dal blando idealismo similpatriottico al nazionalismo becero che fa marciare.
Per chi ha bruciato le bandiere israeliane, quella bandiera è il simbolo quasi concreto di Isaraele OGGI, e della sua politica: un paese che decide di decretare la morte di centinaia di persone e porta avanti questo massacro senza tenere conto di messaggi, appelli e quant'altro. Mi sono sempre chiesto come fa un Paese che ha nel suo passato un orrore come l'Olocausto ad essere così..così leggero nel dispensare la morte, peraltro in modo organizzato. Se la bandiera di Israele è anche l'Olocausto, e i milioni di ebrei morti o meglio sterminati, allora i primi a bruciarla sono i politici israeliani e quella fetta di popolazione che ne condivide le idee.*
Il fatto è che ancora oggi se si brucia una bandiera israeliana ci si trova attaccati di 'antisemitismo' e 'fascismo' da un coro di ex missini e picchiatori liberi. Oh, e anche se si critica un'offensiva sbilanciata e impari che continua a provocare centinaia di morti civili e non. Ma dall'altra parte non ci sono bandiere bruciate, ci sono uomini (miliziani? civili? non importa, è una distinzione stupida) donne bambini sterminati. Ci sono foto di quartieri distrutti, corpi coperti da lenzuoli, feriti trasportati in un bagno di sangue, bambini che cresceranno con questo ricordo. Si parla addirittura delle terribili bombe al fosforo. E' evidente che la pace non interessa a chi ha organizzato tutto questo, forse vogliono l'esatto contrario.
L'altro fatto incredibile è che Israele continui a sottointendere il suo terribile passato quasi come un salvacondotto tombale per quello che farà di qui all'eternità. Se addirittura le gerarchie cattoliche di ogni ordine e grado chiedono la pace, se un vescovo organizza un presepe con la moschea dopo esser stato in 'terra santa' ed aver visto le condizioni in cui versano i palestinesi, se un altro vescovo dopo esser stato nella striscia di Gaza parla apertamente di 'campi di concentramento'..beh, una qualsiasi nazione 'moderata' (anche con gli inviti di mezzo mondo, e l'astensione bushiana che -reazionaria come sempre- è già nel suo piccolo diversa dal solito 'appoggio incondizionato') cambierebbe startegia. Invece la risposta israeliana è 'il vaticano parla come Hamas'. Beh, un motivo ci sarà.
E voi che avete vissuto i campi di concentramento e sterminio, e avete visto milioni di morti, come POTETE organizzare ora campi di sterminio e uccidere migliaia- se non milioni- di persone in gran parte innocenti?
Come POTETE?
E non ditemi che lo fate per la vostra sopravvivenza, o perchè un uomo con i baffetti vi ha decimati 70 anni fa, perchè state agendo quasi allo stesso modo.
---
Ecco perchè non mi sento di condannare chi brucia le bandiere, magari mostrando la foto di bambini dilaniati dalle bombe nell'altra mano. Perchè il rischio della moderazione, dei distinguo, dei se e dei ma, è scadere nell'indifferenza, nel mettere tutto sullo stesso piano.
E di fronte a certe immagini è impossibile non schierarsi, tenersi fuori, dire 'ma anche loro il mese scorso hano ucciso un colono con un razzo, quindi è giusto un attacco generalizzato via terra e via aria, con ogni mezzo e su qualsiasi bersaglio'. Non è così, e cominciano a capirlo anche quelli che di solito dormono, come l'onu che si sveglia dopo giorni e giorni, giusto perchè nel casino generale hanno colpito ANCHE una scuola onu uccidendo ALTRI 30 civili.
Insomma: Israele sta portando avanti dei crimini di guerra e un genocidio sulla popolazione civile, con motivazioni al 90% non valide e (troppo spesso) nell'indifferenza degli organismi internazionali, che permettono tutto questo in nome degli orrrori del passato. Ma è proprio nel nome di quegli orrori che Israele andrebbe fermato, fermato, fermato.


(* l'asterisco è per dire che non tutta la popolazione israeliana, per fortuna, appoggia queste misure. Da anni c'è ad esempio un'asociazione- tradotto significa 'a tuto c'è un limite'- che si schiera contro le azioni militari israeliane. E in gran parte sono ex militari e disertori, giovani che preferiscono finire sotto processo piuttosto che portare avanti questa violenza)

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 09/01/2009 alle 14:56
Originariamente inviato da pacho

Strano che l'unica cosa che ti sei degnato ad insinuare sui massacri isrealini sia riguardo ad un paio di bandiere bruciate e non alle 800 persone morte ammazzate (senza contare i lager a cielo aperto).
Ecco, forse i motti di saggezza popolare del tipo "da cosa nasce cosa" potresti usarli un po' più saggiamente.
Sarà che abbiamo un diverso senso del pudore.



Secondo me le cose sono un po' più complicate di come si possa pensare ed ognuno di noi ha certamente un diverso senso, non solo del pudore, ma anche della saggezza e della storia. Pertanto a me non piace esprimere giudizi su quanto non conosco a fondo, in specie quando da ogni parte si avverte la presenza dell'ideologia.
Pertanto "unicuique suum" anche se tale espressione ci è stata tramandata da un "corpus" legislativo di un imperatore che non mi piace per niente.

P.S.

Tu, secondo me, ami le certezze e il bianco vs. nero, io il dubbio, insieme al grigio. E se leggi o ascolti Gaber li puoi trovare entrambi

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 09/01/2009 alle 14:59
Originariamente inviato da desmoblu

Io sono stanco della moderazione in assoluto. Moderati, sempre, ah beh allora siamo i migliori.


Bell'inizio come moderatore del forum

Per il resto ti quoto. Vorrei ricordare anche le parole di Moni Ovadia, pacifista prima che Ebreo: "Condanno le bandiere bruciate ma non posso non essere dalla parte dei palestinesi. Sono loro gli oppressi, i poveri. Come si fa a esser contro di loro?"

 

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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  postato il 09/01/2009 alle 20:05
Originariamente inviato da pacho

Strano che l'unica cosa che ti sei degnato ad insinuare sui massacri isrealini sia riguardo ad un paio di bandiere bruciate e non alle 800 persone morte ammazzate (senza contare i lager a cielo aperto).


Ma l'hai letta la storia delle religioni postata da lemond?

Ps: le notizie sulla Chiesa qui sono in topic almeno quanto le analisi economiche di Keynes vs. Von Mises.

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 09/01/2009 alle 20:57
Alla luce dei disastri dell'economia mondiale figli di 30 anni di liberismo sfrenato, cui i politicanti del globo stanno adesso cercando di salvare il fondoschiena ai loro compari di merende tagliando servizi inutili (scuola, sanità, ecc), rendendo piu facili i licenziamenti e lanciando guerre terroriste, ossia mediante MANOVRE POLITICHE, non credo che dimostrare che i soloni del libero mercato siano/fossero dei ciarlatani e servi di una determinata parte della società fosse così avulso da una discussione politica. Communuqe la realtà è talmente palese che l'evidenza empirica rende superflua qualsiasi pippa teorica.

Inoltre.

Evidentemente, la capacità dialettica, materialista e la radicalità (ossia andare alla radice) dei discorsi va a corrente alternata: quando c'è da parlare di doping, si. In quel caso, il problema deve essere analizzato in tutte le sue implicazioni, andando alla radice del problema, ossia investigando il ruolo dell' uci, organizzazioni internazionali,ecc.

In altri casi, invece, no.

ps: la storia delle religioni di lemond non l'ho letta perche, a mio avviso, la religione, parafrasando Fantozzi dopo la proiezione della corazzata "potionkin", è una cagata pazzesca.
Inoltre, le azioni politiche di cui parlavo sopra, sono conseguenza di questioni economiche. Ergo, il collegamento politica-economia è naturale.
AL contrario, il collegamento politica-religione (a mio avviso) è un collegamento fittizio che serve a coprire le reali motivazioni. Economiche appunto.

pss: sulle discussioni economiche e/o sociali non ho mai postato un articolazzo di 3000 caratteri al giorno o postato storie dell'economia mondiale a puntate.

Comuqnue take it easy, non voglio esautorare il ruolo del moderatore.
Quindi risparisco nel mio angoletto.

pss3: a milano domani c'è manifestazione per Gaza con partanza alla 15,30 da piazzale loreto. Se qualcuno ci sarà..se vedeto uno col barbone, bassino e con l'eskimo verde, dopo averlo mandato aff..fatevi vivi che ci si prende una birra assieme.




 
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  postato il 09/01/2009 alle 21:23
Originariamente inviato da pacho

ps: la storia delle religioni di lemond non l'ho letta


E questo si era capito.

Mi spiace per te che per pregiudizio ti perdi certe chicche.

Sul resto, chi ti ha mai contrastato nel tuo voler andare alla radice dei problemi economico-politici?

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 09/01/2009 alle 22:50
ma c'è qualcuno che crede che il conflitto arabo-israeliano abbia una connotazione religiosa?

 

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  postato il 09/01/2009 alle 23:16
Io non credo che ci possa essere una sola matrice alla base di un dato fenomeno. Soprattutto in un evento epocale come-purtroppo- è una guerra.
Un rapporto diretto di causa effetto esiste soltanto in un mondo galileiano, privo di attriti e basato sul moto rettilineo uniforme turbato appena da forze e relative accelerazioni. Un mondo dove se fai cadere una piuma e una palla di piombo in assenza d'aria te le ritrovi a terra nello stesso istante.
Non è così..e quindi la realtà è così complessa che comprende e SUPERA tutti i sistemi che noi mettiamo in piedi per raffigurarla. Quello economico, politico, economico-politico, sociale, religioso, teocratico, filosofico aristotelico, scientifico.. sono solo sistemi che afferrano una PARTE di quello che avviene.
Quindi..alla base del conflitto israelo-palestinese c'è ANCHE un po' di religione (come c'è l'economia, la politica, la la la), ma chi se lo ricorda..

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 10/01/2009 alle 08:16
Concordo "in toto" devo solo aggiungere che, secondo me, la religione ha fatto più morti di ogni altro fattore e se si guarda bene la genesi dello stato di Israele in quella zona e non altrove, mi sembra si possa convenire che l'aspetto religioso sia importante.

P.S.

Invece non convengo sulla "non moderazione" ed il buon senso, che non vanno confusi con il perbenismo o il senso comune e riporto due aforismi latini che a me piacciono: "Est modus in rebus" e "In medio stat virtus". Quest'ultima a me sembra che sia stata ripresa da Hegel per la dialettica.

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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  postato il 10/01/2009 alle 08:26
sarà anche così ma, ora che sto preparando un esame sul medioriente e dopo
aver approfondito le cause e l'evoluzione della questione, faccio davvero fatica a trovare la religione

cioè voi pensate che quando damasco finanzia hezbollah lo fa per punire gli infedeli e non per tentare di riavere le alture del golan? o quando teheran minaccia di distruzione israele lo fa per esportare lo sciismo e non per eliminare l'unica potenza nucleare della regione? e i palestinesi che rivogliono le loro terre? non sarà mica perchè israele si è impadronita delle regioni ricche di acqua e la striscia di gaza è diventata il territorio con la più alta densità di popolazione del mondo?

la religione può essere il collante di base, quello in grado di mobilitare le persone con una scarsa istruzione ma di religioso in quella che sta succedendo a gaza non c'è nulla

 

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  postato il 10/01/2009 alle 09:45
Originariamente inviato da MDL
la religione può essere il collante di base, quello in grado di mobilitare le persone con una scarsa istruzione ma di religioso in quella che sta succedendo a gaza non c'è nulla

Infatti. Eppure la componente religiosa c'è, i fantaccini che crepano da una parte e dall'altra perlomeno ne sono convinti. In realtà, appunto, è solo come un colorante in una bibita.

Lemond: sno due concezioni diverse. Dal mio punto di vista schierarsi in certi casi è d'obbligo, e non sono sempre convinto che la virtù stia nel mezzo. Alla fine è solo un motto, quattro parole vecchie di millenni. E anche qui, la realtà va oltre le nostre formulette magiche.

Io so solo che nella striscia di Gaza anche (addirittura) l'Onu ha riconosciuto crimini di guerra, genocidio e la creazione di ghetti e campi di concentramento. Quando vedo 30 carriarmati scivolare come varani o grosse iguane e distruggere case, quartieri, scuole, quando vedo che sotto le materie ci sono dei civili e comunque delle persone, e persone che non hanno mai sparato un razzo (tra l'altro: è evidente la sproporzione.. da una parte lanciano qualche razzo a media o piccola portata, dall'altra mandano bombardieri, carri armati e migliaia di riservisti e soldati), mi dico che chi protesta FA BENE. Anche perchè la protesta è sterile, non ascoltata. E se qualcuno brucia una bandiera israeliana, ora, non lo fa per antisemitismo, lo fa perchè quella bandiera è simbolo di una politica inaccettabile e di uno sterminio preparato scientificamente (e i soliti ignoti non c'entrano nulla). Per cui lo accetto, certamente lo accetto mille volte di più rispetto a un solo civile ucciso.

 
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Livello Greg Lemond
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Originariamente inviato da MDL


Lemond: sno due concezioni diverse. Dal mio punto di vista schierarsi in certi casi è d'obbligo, e non sono sempre convinto che la virtù stia nel mezzo. Alla fine è solo un motto, quattro parole vecchie di millenni. E anche qui, la realtà va oltre le nostre formulette magiche.

Io so solo che nella striscia di Gaza anche (addirittura) l'Onu ha riconosciuto crimini di guerra, genocidio e la creazione di ghetti e campi di concentramento. Quando vedo 30 carriarmati scivolare come varani o grosse iguane e distruggere case, quartieri, scuole, quando vedo che sotto le materie ci sono dei civili e comunque delle persone, e persone che non hanno mai sparato un razzo (tra l'altro: è evidente la sproporzione.. da una parte lanciano qualche razzo a media o piccola portata, dall'altra mandano bombardieri, carri armati e migliaia di riservisti e soldati), mi dico che chi protesta FA BENE. Anche perchè la protesta è sterile, non ascoltata. E se qualcuno brucia una bandiera israeliana, ora, non lo fa per antisemitismo, lo fa perchè quella bandiera è simbolo di una politica inaccettabile e di uno sterminio preparato scientificamente (e i soliti ignoti non c'entrano nulla). Per cui lo accetto, certamente lo accetto mille volte di più rispetto a un solo civile ucciso.


Hai ragione che schierarsi si deve ed anche sul fatto che la virtù non stia nel mezzo, però il mio assunto era che non si può fare l'elogio dell'estremismo, perché altrimenti si sa dove si comincia, ma non fino a che punto si arriva. Quindi il "mio" aforisma voleva essere un avvertimento, non certo un assioma.

 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 10/01/2009 alle 18:50
Insomma, discernere lì tra chi opprime e chi è oppresso non è difficile.
E dunque sto dalla parte degli oppressi, i palestinesi.
Come starei dalla parte degli israeliani se gli oppressi fossero loro.
Io non brucerei bandiere, ma a chi si scandalizza per le bandiere bruciate dico che è sempre meglio bruciare bandiere che ammazzare persone.

 

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 10/01/2009 alle 19:36
segnalo un articolo interessante di Giulietto Chiesa che, sebbene lontano da me politicamente, condivido il contenuto. Interessante la parte riguardante il ruolo dei media.

http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=News&file=article&sid=346

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 11/01/2009 alle 06:58
Originariamente inviato da nino58

Io non brucerei bandiere, ma a chi si scandalizza per le bandiere bruciate dico che è sempre meglio bruciare bandiere che ammazzare persone.


Mi sembra ovvio o, come dicono i francesi, "ça va sans dire".

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 11/01/2009 alle 13:46
E' vero lemond, però non ho sentito nessuno, tra quelli che si sono scandalizzati per le bandiere bruciate, scandalizzarsi per il massacro.

 

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nino58

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 12/01/2009 alle 09:12
Aborto negato, denuncia da Napoli


. da Roma del 9 gennaio 2009, pag. 7


Un aborto terapeutico negato a Padova, la disperata corsa a Napoli, l'intervento
effettuato al Policlinico, la rabbia di dover cercare una struttura
disponibile dopo aver incassato il no di tanti medici "obiettori".

La storia, fortunatamente a lieto fine, di una coppia di napoletani alle
prese con le difficoltà di applicazione della legge sull'interruzione di
gravidanza è diventata oggetto di un'interrogazione parlamentare del gruppo
dei Radicali alla Camera, prima firmataria Maria Antonietta Coscioni. Nell'interrogazione
al ministro della Salute si ripropone il racconto, uscito nella rubrica
delle lettere del quotidiano II Mattino, fatto da Vincenzo Cacace, il padre
di uno dei componenti della coppia.

«Mio figlio Giorgio, che lavora e convive con la propria compagna di nome
Marta a Bassano del Grappa, ha avuto un non facile problema. Sia dal proprio
ginecologo di Cittadella (Padova) sia dall'esame "dual" che dalla
villocentesi ha saputo che il feto era affetto da gravi malformazioni. Il
ginecologo li indirizza presso allo specialista genetico che purtroppo
conferma la diagnosi e rilascia apposito certificato per l'aborto
terapeutico, indicando l'ospedale di Padova abilitato all'interruzione della
gravidanza», è scritto nella lettera. E fin qui tutto bene.

Ma all'ospedale di Padova arriva la doccia fredda: «I medici sono restii a
compiere l'intervento, lo osteggiano, la coppia si sente a disagio e intanto
il tempo passa. Noi genitori di Giorgio - racconta il signor Cacace - ci
attiviamo per cercare una soluzione, contattiamo un ginecologo della nostra
città. Avvisiamo i ragazzi ed insieme a loro prenotiamo una visita. Il
ginecologo appare disponibile, serio, preparato. Ci indica tutta la trafila
da fare e i vari adempimenti che la legge prevede per i casi di aborto
terapeutico e cioè l'articolo 4 che consiste in una semplice aspirazione
entro i tre mesi e l'articolo 6 se si supera questo termine, come il caso
che ci preoccupa (4 mesi). Fatto tutto questo ci si reca all'ospedale
indicato per il ricovero. Qui, senza troppi problemi, dopo i relativi esami,
avviene l'interruzione di gravidanza prevista dalla legge. I ragazzi, con
una sensazione mista di sollievo - per aver evitato un calvario eterno per
loro stessi ed il nascituro - e di dolore che sempre si vive quando capita
un'esperienza di questo genere, ritornano a Bassano».

La conclusione del signor Cacace è amara: «Quello che viene fuori da quanto
raccontato è che esiste - per legge - l'aborto terapeutico ma ci sono medici
che lo praticano (non obiettori) e quelli che non lo praticano (obiettori).
All'ospedale di Padova, evidentemente, ci sono più obiettori che non,
rendendo difficile una cosa già di per sé non facile».

L'onorevole Coscioni, dunque, interroga il ministro per chiedere quali siano
le sue valutazioni e i suoi intendimenti in ordine a quanto denunciato nella
lettera, se non si ritenga di dover promuovere un'inchiesta amministrativa
per accertare le responsabilità «per una simile, incredibile e
inqualificabile situazione».

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 13/01/2009 alle 10:13
Hugo Chavez, onore del mondo. Sionisti e nazi. Questione nazionale e internazionalismo: oggetti smarriti

da Fulvio Grimaldi

"Le azioni sono ritenute buone o cattive non per il loro merito, ma secondo chi le compie. Non c'è atrocità - tortura, incarcerazione senza processo, assassinio, bombardamento di civili - che non muti il suo colore morale se compiuta dalla parte "nostra". Lo sciovinista non solo non disapprova le efferatezze compiute dai suoi, ma ha una grande capacità di ignorarle".
(George Orwell)
“Il mondo è un posto pericoloso, non tanto per via di coloro che fanno il male, ma per coloro che guardano e fanno niente”.
(Albert Einstein)
"Diciamo bugie quando abbiamo paura… paura di ciò che non conosciamo, paura di ciò che gli altri penseranno, paura di quello che potrebbero scoprire di noi. Ma ogni volta che diciamo una bugia, la cosa che temiamo diventa più forte”.
(Williams Tad)
"In quest’ora tragica, indignato il popolo del Venezuela manifesta la sua illimitata solidarietà all’eroico popolo palestinese, partecipa al dolore che colpisce migliaia di famiglie per la perdita dei loro cari e tende loro la mano affermando che il governo venezuelano non si stancherà di chiedere che vengano severamente puniti i responsabili di questi crimini atroci… Il governo venezuelano denuncia l’utilizzo pianificato del terrorismo di Stato con il quale questo paese si colloca al margine della comunità delle nazioni."
(Hugo Chavez, all’atto dell’espulsione dal Venezuela dell’ambasciatore israeliano e di parte del personale dell’ambasciata).

Onore a Chavez, presidente del Venezuela bolivariano, unico governante del pianeta a far l’unica cosa giusta e necessaria cacciando il rappresentante dello Stato Cannibale. Ha idee chiare, Chavez, sul terrorismo israeliano, complice del colpo di Stato contro il suo governo nel 2002 e di tutti i regimi fascisti imposti dagli Usa in America Latina nella seconda metà del secolo scorso e oggi. Quanto allo sdegno manifestato da Israele, da tantissimi ebrei e loro succubi o compari, per l’accostamento del necrostato razzista e teocratico al regime nazista, accostamento fatto dai migliori studiosi israeliani, c’è lì una coda di paglia che va da Gaza ad Auschwitz. Anche perché accanto a Israele ci sono gli Usa, la più brutale potenza imperialista di tutti i tempi e contro non c’è nessuno. La Germania aveva contro quasi tutto il resto del mondo. La durata dei crimini: dieci anni in Germania e Europa, 60 anni in Palestina e Medio Oriente; l’incomparabilmente maggiore potenza di fuoco e diffusione del terrorismo materiale e psicologico di Israele, nonché la sproporzione di forza tra carnefice e vittima; la fascistizzazione di un’intera società, che perseguita e ostracizza un pugno di intellettuali e dissidenti chiamandoli self hating jews (ebrei che odiano se stessi), ma sostiene all’85% le infamie delle sue giunte militari, quando in Germania, oltre a ebrei, comunisti rom, omosessuali, furono fatti fuori un milione di oppositori che ancora nel 1944 tentarono di eliminare Hitler. In Israele si spara da destra contro un premier che stava smettendo di tuffarsi nel sangue dei palestinesi. Quanto alle punizioni collettive e alle altre violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale che hanno determinato le condanne all’impiccagione degli imputati di Norimberga, beh, con Gaza siamo ampiamente al sorpasso.

Nell’uragano degli interventi in rete, a vittoriosa stramaggioranza corretti e consapevoli dei crimini nazisionisti come della valorosa resistenza dei guerriglieri della liberazione, tra sporadici tentativi di contrasto di furbi o scemi, il commento di una Vittoria è il più demenziale e al tempo stesso incoscientemente collaborazionista: “Correi nella strage, Israele boia, assassina, nazista. Altrettanto boia, assassina, nazista Hamas che lancia i palestinesi inermi alla vendetta di Israele… Tutti boia, assassini nazisti, tutti correi nella soluzione finale. Hamas feroce come Israele. E’ ora di bruciare tutte le bandiere” . Mancano le parole. E manca l’apprezzamento, nato dalla stessa logica, per coloro che hanno sfottuto i morituri, dandogli tre ore di tregua per fargli meglio assaporare la morte in arrivo. Questo concentrato di imbecillità e presunzione, questo colossale disprezzo per i popoli e la loro volontà, è semplicemente la grossolana summa di quanto secerne il cerchiobottismo di una sinistra che ogni giorno vediamo quella che è. Lasciamo la risposta ai partigiani che, ovviamente, erano boia, razzisti e nazisti quanto le SS e la Gestapo, visto che "lanciavano i civili inermi di Marzabotto alla vendetta della Germania". Lasciamo la risposta anche ai cittadini che, dal bagno di sangue nazisionista di Gaza, urlano compatti il loro sostegno alla Resistenza. C’è un limite di decenza nel settarismo eurocentrico e umanitarista dei borghesucci di sinistra e dei falsi anarchici. Ed è stato largamente superato.

Poi c’è chi, vomitando nella lista CU (evidentemente quanto aveva ingurgitato di atrocità nazisioniste non gli aveva svuotato del tutto lo stomaco) sulle mie parole di accusa a Israele e di profonda ammirazione per l’Hamas politico e combattente e per il popolo che, disperato e indomabile da 60 anni, sta tutto con questi combattenti, mi fustiga per “non aver portato argomenti politici” e per “aver prodotto solo insulti e intimidazioni”. Trattasi di un David di cui spudoratamente mi chiedo se non sia lo stesso David che, in altra mail abbandona ogni mimetismo e ci fa sapere che “mia moglie è ebrea e io non sono certo un sostenitore della causa palestinese”. Ne eravamo certi, fin da quando, da cattedratico paratrotzkista mi assaliva per aver io usato termini come “nazione”, “ebrei”, “arabi”, dal momento che “il proletariato non ha nazione”. Ma allora che ci fa un politologo che fucila con un sol colpo l’imperialismo israeliano, arabo (?), russo (?), cinese (?), americano e l’immancabile “fondamentalismo islamico”, in una lista di persone serie e perbene? Se c’è chi in questi miei post non trova argomenti politici, seppure fastidiosamente mescolati ad argomenti etici e morali (come quelli delle foto qui sopra), si vede che ha un’altra idea di politica, etica e morale. Pazienza. A me basta trovarmi di solito a fianco, anche materialmente seppure in coda, a coloro con cui ho condiviso i missili all’uranio, le bombe da 2 tonnellate, il carcere illegale, le bombe a grappolo, il napalm, i gas CS sparati addosso a tutti i nativi che alzano la testa, gli embarghi, la risposta di massa o armata. Comunque, con questa mescolanza impropria ci riprovo

Partiamo con un po’ di argomenti ”etico-politici” della storia recente: ieri, undecimo giorno di mattanza, siamo arrivati a 200 bambini uccisi, a 700 adulti sterminati, 3.500 feriti e mutilati (per l’80% inermi cittadini), ma molti di più, ci dicono dall’interno, dispersi e maciullati sotto le macerie o nei campi; sono stati centrati con particolare gusto ambulanze, medici, infermieri e ospedali e si sono distribuite medaglie al valore ai bravi tiratori che disintegravano vaste macchie nere di fuggiaschi dalle case polverizzate, che poi diventavano vaste macchie rosse. Il film dell’orrore di questi licantropi comprende tre scuole dell’ONU e tre cliniche di una Ong danese, tutte piene di bambini e profughi dalle distruzioni, centrate insieme a decine di esseri umani. Fa niente, vero Livni, tanto ti protegge il divieto “democratico” a giornalisti e medici di entrare nel bagno di sangue (niente da dire Ordini dei giornalisti, Ordini dei medici spergiuri di Ippocrate, falsari pagati da Washington di Medici senza frontiere?). Dice, da quella scuola sparavano razzi, il rappresentante ONU sul posto smentisce la fetida bugia. Lo squadrista Pacifici, capo della comunità ebraica romana e iscritto al partito dei carnefici dei suoi correligionari, ripete la fandonia universale di “Hamas che si nasconde tra i civili”, come se ci si potesse nascondere in un affollamento demografico più fitto di un mazzo di carte, loro che legano bambini palestinesi sui blindati per farsi strada tra i sassi e le molotov. Ricordano quel personaggio medievale, Tecopa, che, roteando la spada, accusava la vittima di non star “mai ferma per farsi colpire”. Altro “argomento politico”: vedrai che non si fermano prima di aver superato il primato mondiale dell’ex-premier Sharon, con 3000 innocenti e inermi, donne e bambini, massacrati, perlopiù sventrati e bruciati, a Sabra e Shatila. Ce l’hanno nel sangue di non saziarsi mai di sangue altrui, che sia di arabi, che si ostinano a ”muoversi”, o di proletari, campesinos, indios, africani, divergenti vari, che, da esperti noleggiati, liquidano su mandato congiunto sionista e delle tirannie fasciste in giro per il mondo. Chissà se originano non solo dal Caucaso, ma anche dalla Transilvania dell’Impalatore.

E, ulteriore considerazione politica, non poteva mancare, puntuale come gli orgasmi necrofagi della Livni, il P.R. della Cia Al Zawahiri, a promettere sfracelli contro l’ “Occidente dei crociati”, in preparazione di qualche bel botto a rilancio della “guerra infinita contro il terrorismo”, schermo protettivo Al Qaida sulle nefandezze nazisioniste. Ricordate i sequestri e le uccisioni videografate a Baghdad di giornalisti o operatori umanitari, sempre personaggi anti-occupazione? Secondo la logica rovesciata delle nostre fonti erano “con ogni evidenza perpetrati dai tagliagole saddamisti”, più tardi tagliagole Al Qaida (veniva meglio), eppure si verificavano con puntualità prodigiosa ogni volta che tra le crepe nella cintura protettiva degli embedded traspariva qualche mostruosità come Abu Ghraib, o il fosforo su Falluja. Vedrete cosa combinerà Al Qaida, centrale operativa Cia tra i musulmani, per distoglierci lo sguardo dall’allucinazione di queste creature umane marcite dentro perché colpite da armi chimiche ed elettroniche, per le quali non servono neanche le amputazioni ché la necrosi è inarrestabile, o di quegli altri fatti esplodere dalle bombe termobariche, o carbonizzati dal fosforo bianco che, alla faccia delle spudorate smentite, abbiamo tutti visto sugli schermi e sentito dai medici. Hanno poco da smentire, questi trombettieri dell’olocausto palestinese. Io li ho visti, li ho visti in Libano, due anni fa, i bambini frantumati dalle bombe a grappolo, i feriti con gli arti ridotti in fango nero, i cadaveri spappolati dentro e intatti fuori. E anche i piccoli mostriciattoli senza occhi e genitali e con una natica al posto dell’orecchio, ho visto nascere nella Basra sotto uranio e nel Vietnam sotto napalm e diossina. Quei feti intorcinati, cari al Vaticano, che fra qualche anno usciranno anche dalle pance di Gaza. Considerazioni troppo “etiche” e poco “politiche”?

Magari sono meglio le opinioni delle tre Grazie sul ”manifesto”, quando scrivono, facendo rotolare dalle risate la muta degli stragisti, “Hamas con il lancio dei razzi impaurisce e minaccia la popolazione civile israeliana, azioni illegali e criminali da condannare… estremisti palestinesi… bruciatori di bandiere israeliane che io non brucerei mai… togliere spazio ai fondamentalisti e alle minacce contro Israele con cui ci rifiutiamo di essere nemici… (Luisa Morgantini); I dirigenti di Hamas hanno deciso di rompere la tregua sapendo che….nessun governo può presentarsi alle elezioni con una sua zona di confine presa di mira tutti i giorni… periscano Sansone e tutti i filistei è una logica reciproca a quella di Israele… (Rossana Rossanda); Una guerra scatenata con l’obiettivo di fermare il lancio dei missili da parte di Hamas… prevalere del braccio armato di Hamas e dei gruppi islamici più estremisti, alimento della logica dello scontro di civiltà…(Alessandra Mecozzi, CGIL); Perché siamo ciechi, sordi e muti sui cortei che sabato scorso nelle piazze italiane sono stati chiusi da una preghiera islamica (che Maroni intervenga, perdio!)… queste seconde generazioni musulmane sono ovunque e sempre più fondamentaliste dei padri e delle madri (cosa aspetta Calderoli a sistemarle?)… da un pezzo siamo costretti ad allontanarci da manifestazioni con manichini e bandiere bruciate, stella di David uguagliata alla svastica, ora le preghiere rivolte alla Mecca… ( Manuela Cartosio, sconvolta dall’indignazione e nota sostenitrice dell’ultrà sion-imperialista Adriano Sofri). Per il giubilo della lobby ebraica si accodano anche alcuni compunti equilibristi maschi: …criminali razzi Qassam e Qatiuscia che il segretario dell’ONU Ban Ki Moon definisce controproducenti e inaccettabili (certo, se lo dice Ban!)… così nascono i terroristi… che fine farà la credibilità di Abu Mazen (già, e quella di Giuda?) (Tommaso di Francesco, l’umanitario che in Serbia sta con il presidente rinnegato filoccidentale Tadic e che avalla l’infame balla della pulizia etnica serba cianciando di contropulizia etnica degli albanesi). Dopodichè non stupisce che tra le lettere all’equidistante giornale si inserisca un Matteo Maria con questa velina dell’ambasciata nazisionista: “Truppe internazionali sotto comando Nato (sic) e caschi blu dell’Onu in tutta la striscia di Gaza, disarmo di Hamas e di Hezbollah (certamente non del legittimo Stato d’Israele)… nuove elezioni parlamentari per l’Autorità Nazionale Palestinese alle quali non possano partecipare quei partiti che non riconoscano l’autorità del presidente Abu Mazen (quello che ha appena agevolato i nazisionisti e il turpe fantoccio Mubarak dando ad Hamas la colpa per l’orrore di Gaza) su tutti i territori palestinesi e la legittima autorità israeliana sul resto della Palestina (88% a Israele, 12% di isolotti blindati all’alleato Abu Mazen)… A presiedere la commissione che giudicherà tale legittimità non eversiva delle varie liste elettorali sarà il segretario dell’ONU Ban Ki Moon…

Naturalmente si rifugiano in questo giornale, con appelli che immancabilmente si aprono con l’inaccettabilità dei missili d Hamas contro Israele, anche tutti gli amici dall’erre moscia, quanto meno virtuale, confortevolmente equilibrati, non violenti, che da anni ciurlano nel manico del disarmo unilaterale degli oppressi, perseguitati e ammazzati: Tavola della Pace, Acli, Arci, Cgil, Pax Christi, Legambiente, Beati costruttori di pace, Emmaus (dei servizi francesi), Banca Etica, Ass. Ong italiane, Ponte per… Insomma tutta quella ciurmaglia che, con i suoi pellegrinaggi a Sarajevo, offriva copertura umanitaria alla frantumazione della Jugoslavia, al solito rovesciamento o equiparazione di carnefici e vittime, di colpa e innocenza, grazie al quale si canalizzano sotto il tappeto imperialista i fiumi di sangue dei popoli di troppo. Ed è questo il “giornale comunista” che ci chiede di svenarci, di pagare proletariamente con 50 euro un numero speciale di simili posizioni, simili sciagurate visioni del mondo. Mai che si chiedesse, nelle geremiadi sulle sue condizioni economiche, se non sia per caso che perde lettori perché con una sinistra rigorosa, coerente, combattiva, impermeabile agli inciuci e ai moderatismi, non ha proprio più niente a che fare (a dispetto dei sopravvissuti di valore come Michele Giorgio dal Medio Oriente, l’occasionale Danilo Zolo, l’attuale eroico ospite da Gaza, Vittorio Arrigoni, Vauro…).

Ora vedremo tutti correre questa genìa, con foga impudica e scarmigliata, accompagnata dai corifei dei “Due popoli due Stati”, come i grassiani del PRC, appresso al piano-tregua Sarkozy-Mubarak-Ban Ki Moon, maturato dall’intero Occidente con la lentezza di un’agave per dar modo ai delinquenti sadici di Tel Aviv di apparecchiare prima la tabula rasa. Io l’ho visto quel piano, attuato nel laboratorio Libano, dopo che il gioiello dell’imperialismo genocida aveva subito il più bel rovescio della sua malfamata storia. Ora quella merdacchia di Abu Mazen, pugnalatore del suo popolo alla schiena se mai ce n’è stato uno, vasellinato dall’indignazione del “manifesto” e di Luisa Morgantini per essere stato chiamato “quisling”, va proponendo un’altra Unifil neutralizzatrice di ogni resistenza, stavolta non in compatibilità con una guerriglia vittoriosa, ma alle spese di quel che resta della dignità e della forza morale e politica dei palestinesi.
Questo Abu Mazen, il cui nome si pronuncia con una zaffata di nausea, ricorda la zoccola india che vendette al fuorilegge Cortez la sua gente, facendogli da guida e suggeritrice di massacri. Quando i briganti spagnoli presero per fame la capitale atzeca Tenochnical, Cortez, cristianeggiando, la voleva preservare dalla distruzione (tesori da salvare) e la rinnegata lo spinse a raderla al suolo, non senza averla prima spopolata con le armi chimiche di allora, il vaiolo. Si moltiplica la genìa dei vendipatria, di quei cialtroneschi manigoldi tipo Karzai, Al Maliki, Abu Mazen, i despoti piantati da USraele qua e là dove c’era da occupare , sterminare e predare. Rappresentano un’infimo strato di benestanti su quasi sei miliardi di calpestati, venditori di madri che schiacciano e vampirizzano la massa depauperata dei loro popoli.

Già, perché qui, della famigerata ed esorcizzata lotta di classe si tratta. E non nei termini dell’atrofizzazione dogmatica di certi miei critici. Dico cose scontate: come ci sono negli Stati della borghesia capitalista classi da spremere e, se del caso, sopprimere, così ci sono, con le stesse identiche connotazioni sociali, ma in più anche nazionali, popoli proletari che vorrebbero acquisire i diritti dell’uguaglianza sociale e sanno che la loro conquista dipende in primis dal diritto dell’uguaglianza degli Stati. Dalla sovranità. Quella sovranità da noi ceduta nel secolo scorso e che mi echeggiava nelle orecchie come esigenza primaria, in ogni paese latinamericano percorso. Non mi si venga qui a barbugliare di proletari ebrei e proletari arabi che dovrebbero unirsi contro i padroni, sennò non se ne fa niente. Si impari dai nordirlandesi che, con la borghesia anglo-unionista che gli aveva scatenato addosso i proletari fascisti protestanti lobotomizzati, sapevano come la rivoluzione passasse per la sovranità nazionale del loro paese riunificato. Qui coloro che blaterano per il superamento degli Stati nazione sono graditissimi ciambellani ai party degli Stati più forti e delle élites che ne sono foraggiate e protette.

Una forza ONU o europea, magari Nato, alla quale l’incontinente La Russa ha già offerto l’entusiastica partecipazione della sua protesi sessuale (killer italiani), non ha che il compito di occupare Gaza e i suoi varchi a nome dell’imperialismo occidentale, “pacificando” con il suo presidio una Gaza disarmata e sterilizzata che, così, si avvierà, come del resto la Cisigordania, all’estinzione. Abu Mazen e la sua banda di corrotti governerà, contro ogni legittimità e contro i risultati elettorali (che già avevano tentato di sovvertire con il golpe di Mahmud Dahlan sventato da Hamas). Sarà il fiduciario, nobilitato dal rispetto anche dei pacifinti, del branco di vampiri euro-israelo-statunitensi, in una Palestina senza neanche più due ossa per tenere insieme lo scheletro. Abu Mazen e armate di ventura occidentali, magari anche di Stati vassalli arabi o musulmani, vorranno curare i forni crematori in cui verrà incenerito ogni residuo di identità palestinese. Fra qualche anno faranno spettacolini folcloristici, con donne in velo e uomini con kefiah, nella Gerusalemme stuprata e pulita etnicamente. E Oz, Grossman e Jehoshua si commuoveranno, al pari del “manifesto”. In Libano il tentativo degli occupanti in casco blù, italiani dalemisti e bertinotteschi in testa, il piano è riuscito solo molto parzialmente. E’ vero che aver posto la “forza d’interposizione” sul terreno dell’aggredito e non dell’aggressore è una nequizia giuridica. E’ vero che a Israele l’Unifil permette violazioni interdette a libanesi e che la Resistenza non ha più basi e armamenti al confine. Ma Hezbollah ha aumentato la sua forza e influenza politica e militare e ha saputo impedire il disarmo chiesto dall’ONU, nonché la sopraffazione sociale e politica da parte delle forze reazionarie, tipo l’associazione a delinquere Hariri (rafforzata dagli infiltrati di Al Qaida), manovrate da Usa, Israele e Arabia Saudita, attraverso una rinnovata guerra confessionale. Guerra di classe vinta, anche se non è da escludere che, se l’attuale fragile equilibrio dovesse volgere a vantaggio di sinistre e antimperialisti, le regole d’ingaggio dell’Unifil passerebbero dalla pattuglia in perlustrazione a quella forma di “coalizione dei volenterosi” che si occupa dell’Iraq, o porta la democrazia in Afghanistan. A Gaza e in tutta la Palestina si vedrà.

Intanto registriamo l’improvvisamente affannosa corsa alla tregua e intervento Nato-Onu, non come il segno che Israele ha ottenuto quel che voleva ( i combattenti palestinesi sono ancora tutti in piedi, con dietro le loro masse, per quanto massacrate), ma assai più probabilmente per quello che ha subito – perdite assai superiori a quelle dichiarate e altre in vista in caso di continuità – e per quello che NON ha raggiunto in termini politici e strategici: la resa del popolo di Gaza, la neutralizzazione dei benemeriti razzetti Kassam e il totale collasso e disarmo della Resistenza. Un altro risultato rimane sospeso: se il continuo alzare dell’assicella della ferocia repressiva abbia agevolato il salto dei popoli nel suicidio della sottomissione vuoi sociale, vuoi nazionale, o abbia piuttosto, come voglio credere, fornito tonnellate di combustibile al fuoco della rabbia, della rivolta, della consapevolezza. Intanto, stiamo in guardia: tutto quello che questi rigurgiti di barbarie vanno facendo in giro per il mondo, sono prove di laboratorio per arrivare preparati all’immancabile scontro finale tra capitale e anticapitalismo generato dalla crisi. Potete immaginare il terrore dei padroni davanti a quelle masse senza più niente da perdere che si muoveranno, poniamo, per riprendersi le acque sequestrate dai ladri di beni comuni, per riaprire i forni limitati alla produzione di brioches per ricchi, o rioccupare col grano non inquinato da geni alieni i campi sottratti al nutrimento umano e destinati a quello delle auto ammazzamondo, o sostituire nelle scuole l’intelligenza e la conoscenza alla protervia e al rincretinimento aziendalista, o prendersi le città, le produzioni, il mare, l’aria? Ve lo immaginate?

Non c’è un commentatore o cronista della grande informazione, e non ce ne sono molti in quella piccola, che non sorvoli allegramente sul peccato d’origine di questa vicenda. Peccato satanico, al fronte del quale Eva e Adamo erano borsaioli, originato dal sionismo colonialista, una forma virulenta di nazionalismo etnico-confessionale che si concretizza nella cultura di esclusività e di pulizia etnica che dura da 60 anni. Peccato condiviso da tutto un popolo (esclusi pochi coraggiosi) dal cervello lavato con la candeggina del vittimismo, con la minaccia di un nuovo olocausto che si impedirebbe solo facendone, uno dopo l’altro, di olocausti degli arabi che “ci vogliono gettare in mare”. Ben Gurion, leader del movimento sionista e primo premier di Israele: “L’espulsione forzata degli arabi dalle terre dello Stato ebraico che ci proponiamo potrebbe darci qualcosa che non abbiamo mai avuto… Abbiamo un’opportunità che non ci saremmo sognati: la consolidazione nazionale in una terra liberata… Sostengo il trasferimento forzato, non ci vedo niente di immorale”. Seguirono i villaggi palestinesi bruciati, l’espulsione di 800mila, mai autorizzati a tornare (neanche dai pacifinti), pogrom senza fine, la diffusione a livello mondiale del terrorismo, di Stato o mascherato, la proposta di un modello razzista, militarista e fascistico agognato da tutte le destre del mondo, l’assalto a quel poco che restava di Palestina nel 1967 (fatto passare come sempre per “difesa”, quando gli stessi protagonisti israeliani di quella guerra, Begin, Rabin, i generali Mordechai Hod e Haim Barlev, rivendicarono di aver iniziato la guerra). Seguì lo stupro di Cisgiordania e Gaza, la discriminazione ed esclusione del 20% arabo di Israele, il divieto dei matrimoni misti o di quelli tra palestinesi dello Stato e quelli dei territori occupati, l’uccisione bianca di malati ai posti di blocco, il parto di infinite madri palestinesi nel campo dietro al check point e il marito che taglia il cordone ombelicale con un sasso, gli assalti e le devastazioni del Libano, la mano libera e la collaborazione ai fascisti della Falange, Sabra e Shatila, vessazioni sadiche di nazi-coloni e soldati ai danni dei più indifesi, criminali speculazioni immobiliari per appropriarsi pian piano di ogni cosa e, quando non si uccide, fare in modo che la vita di quegli “scarafaggi nella bottiglia” diventi del tutto intollerabile e costringa a togliersi dai "gemelli sferici solitamente molto fragili".

Risuona, come il lamento della tramontana tra gli alberi, l’affannata domanda: cosa possiamo fare. Laggiù per ora niente. Solo capire e capire vuol dire rispettare i popoli e le loro scelte, comprendere i progetti, il quadro generale, i collegamenti, insomma la geopolitica. A fare cose concrete, visto che Israele non ammette testimoni, ci pensa per noi Vittorio Arrigoni che ieri ha rifiutato il suggerimento della nostra diplomazia e degli israeliani di far parte dell’ultimo gruppo di stranieri in uscita da Gaza. Leggetelo sul “manifesto”, nobilita quella testata, anche se deve trovarsi assai a disagio vedendosi stampato accanto a paginoni in cui da ogni articolo gocciola il veleno della terminologia imperialista: “terroristi, fondamentalisti”. Ieri era la coppia dialogante Ali Rashid e Moni Ovadia a rifilarci stantii predicozzi che invocano il famigerato dialogo tra le parti, non scordandosi, per restare nel salotto, di dare del “terrorista” e “fondamentalista” a chi si oppone in armi alla liquidazione. Sono decenni che questi cavalieri della nonviolenza vanno frugando negli angoli più riposti di Israele alla ricerca di “dialoganti”. Ne trovano una dozzina, anche 500, fanno un corteo e intanto il regime si è preso un altro pezzo di terra e di vita palestinese. Anche i partigiani avrebbero dovuto dialogare con Kesselring, vero? Che li chiamava Banditen, sinonimo di terroristi. Questa esimia coppia fintotonto-furbacchione arriva addirittura a citare quel vendutissimo farabutto ceco di Vaclav Havel per esigere un “salto qualitativo (?) in Palestina”. Ovviamente, quello del dialogo tra le sei sorelle di Gaza trucidate e il killer di Tsahal di cui sua mamma, a mento levato, si dice fiera. Le carte di costoro si scoprono definitivamente quando, in sintonia con Usa, Mubaraq, La Russa, chiedono “l’intervento di una forza di pace internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite”. Proprio come quella che in Somalia ha ridotto in sabbia anche il futuro, o quella che ha garantito la pulizia etnica antiserba dei narcoassassini UCK, o che in Libano ha mantenuto in piedi un fantoccio e rimosso dal confine del paese i suoi difensori.

Nessuno mi toglie di testa che ai nazifascisti si reagisce con tutto quello che puoi rimediare e che, nella situazione attuale, il movimento antagonista deve diffondere coscienza di tre libertà da rivendicare. La libertà nazionale, che è quella che fa rizzare i peli di tanti compagni che darebbero l’anima per la libertà nazionale, cioè la sovranità, dei palestinesi, boliviani, cubani, curdi, baschi, irlandesi, magari sudtirolesi. Noi non ne abbiamo che l’impalcatura costituzionale, che, del resto, va perdendo pezzi a ogni passaggio di Gellisconi. Dal 1945 la nostra sovranità nazionale ha le manette di una subordinazione coloniale che vaioleggia tutto il territorio, alimenta lo stragismo terrorista di Stato, ci fa base e obiettivo di guerre, eventualmente nucleari. Il paese è totalmente mafizzato, mafizzato da una potenza predatrice interna che, in base agli accordi tra padrini e Washington del 1945, fa capo alla criminalità organizzata politico-economica delle potenze occidentali. Non c’è mossa dei nostri apparati di “sicurezza” che non risponda a dettami di Washington o Tel Aviv. L’ìntero Settentrione del paese è malgovernato e pervertito culturalmente e l’unità nazionale è minata da una forza politica che risponde agli interessi espansionistici di uno Stato del Nord. La libertà legale, la legge uguale per tutti, la Costituzione e gli statuti rispettati. Qui si dà da fare, strumentalmente o meno non importa, quel Di Pietro alle cui manifestazioni certi compagni non andrebbero neanche se glielo chiedesse Lenin. Dimenticano questi compagni che la legalità sarà pure borghese, ma gliela abbiamo strappata noi. Pensate che esistesse la norma universale che “la legge è uguale per tutti” prima della rivoluzione francese, prima dell’indipendenza nazionale, e che lo statuto dei lavoratori ci sia stato benevolmente elargito da Agnelli e Mediobanca, che, andando indietro, non ci sarebbero ancora la schiavitù (che intanto ritorna) o le 17 ore di lavoro (che pure stanno tornando) se non fosse stato per classi in rivolta e per i loro martiri? E allora arricciammo il naso su chi si batte contro il Lodo Alfano, la truffa lavoricida dell’Alitalia, le intemerate contro quei pochi giudici che ancora osano perseguire i potenti? Diceva Brecht più o meno così: dopo la legge che gli permette di far fuori gli zingari, di lagerizzare gli ebrei, di uccidere i comunisti, e noi siamo stati zitti, verrà promulgata anche quella contro di noi. E non ci sarà più nessuno a obiettare.

La libertà sociale è quella sulla quale ci troviamo d’accordo tutti. La fame è fame e, come dice il Che, l’alienazione è alienazione, il precariato è morte civile e sociale, l’ambiente è specie a rischio, la scuola ti mastica e di caga e per lo sciopero c’è la precettazione. Solo che a infilare la testa tutt’intera nella battaglia per questa libertà, si rischia di finire come lo struzzo: che ti si fanno da dietro. Negli ultimi tempi il discorso internazionale era svaporato nelle assise dei compagni. Era come se si fosse tagliato il filo che lega tutto. Iniziative contro la guerra? L’Afghanistan e i nostri ascari Nato? L’Iraq dalle ultime mani che spuntano dal naufragio? Tutto svaporato. Vicenza e la base d’assalto e di controllo interno, le altri basi Usa e Nato, i nostri porti requisiti dalle flotte imperiali, le atomiche a casa nostra, lo scorazzare di servizi segreti malintenzionati e terroristi, l’innesto della nostra classe politica nella malapianta USraeliana, i nostri ascari subimperialisti mandati a caccia di teste, prima serbe, poi musulmane, il nostro giornalismo alimentato, come quell’orsacchiotto semovente col tamburo, dalle pile caricate nei monopoli dell’informazione imperialista…

Questo millennio è iniziato con un tasso di sadismo e criminalità delle élites regnanti giudaicocristiane che non ha l’uguale negli albori di altri millenni. Se passa Israele e il suo progetto di pulizia etnica dal mare al Giordano e molto oltre, se passano gli Stati Uniti, se passa l’UE, passa il fascismo, probabilmente la fine del mondo verrà anticipata di qualche evo. Per averli conosciuti, credo che quello che i palestinesi ci chiedono è di riprendere a pretendere: “Via le nostre spedizioni militari all’estero, via le basi straniere dal nostro suolo, fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia.” Non è più il tempo dei volontari internazionalisti accanto ai fedayin. Quelli erano tempi! Li ho frequentati e come li rimpiango! Ma anche gli obiettivi del nostro tempo non sono male. Basta vederli. Tutto questo non ci esime di urlare per Hamas e per chiunque difenda la Palestina, ebrei non nazisionisti in testa, fino a irrompere nei cervelli della gente, a ricattare una classe politica modellata nella melma, a far viaggiare fino all’ultimo orizzonte l’immagine d’ Israele nazificato. Rispetto a quelle negli altri paesi imperialisti, le manifestazioni in Italia sono state patetiche. Downing Street è stata sommersa da sputi e scarpe. Un tempo eravamo i primi. La caduta dell’internazionalismo si paga.

 
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  postato il 14/01/2009 alle 01:40
Originariamente inviato da desmoblu

Inoltre: la questione delle bandiere nelle Fiandre è un briciolo più complessa. C'è differenza tra le bandiere gialle/nere e quelle gialle/nere/rosse (lingua e artigli), una è quella dei separatisti più xenofobi e violenti, l'altra è quella tradizionale.
Comunque, se in una regione c'è una certa identità a me va benissimo che ci siano bandiere.. non lo so, le minoranze mochene in Trentino, gli occitani, i francoprovenzali. Basta che non s'infili la politica e che non sia una forzatura (come nel caso 'padano'.. termine che non ha significato d'identità culturale, geografica, storica). Se una bandiera vuol solo dire: 'questo è il nostro territorio e siamo felici che passiate di qui', una sorta di benvenuto, allora è un bene che ci sia. E' una testimonianza delle tante cose che ci sono nel mondo. Ma se una bandiera è soltanto una forzatura, un pretesto per richiamare un'identità che c'è solo nel 'non ci piacciono gli stranieri' 'roma ladrona' 'i mus(s)ulmani ci odiano e ci conquisteranno' 'evviva i prodotti padani' 'gli zingari vanno trattati con i bastoni' etc etc..
Come già ricordato da Laura, l'identità basca e quella fiamminga sono realtà VERE, nulla a che vedere con i buffoni di qua.


Sai desmo... dovrei pagarti per il fatto di dire con parole semplici e incisive quello che penso...

 

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  postato il 14/01/2009 alle 13:32
Tantopiù che con la maggioranza che ha, Berlusconi non potrà avere alibi, e le responsabilità per l'eventuale periodo di crisi che ci aspetta (gli analisti economici questo ci dicono) ricadrà tutta sulle spalle del centrodestra, agli occhi degli elettori.


Questo scrivevo all'indomani delle elezioni dell'anno scorso.
Oggi, a 9 mesi dalla vittoria del PDL, possiamo già vedere parecchie crepe nell'edificio berlusconiano, a partire dai difficili rapporti con gli alleati.
Il grosso della crisi economica è di là da venire, ma già ora stiamo inguaiati. Sento in giro previsioni da cataclisma, c'è chi parla apertamente di prospettiva argentina, io non sono così pessimista, ma certo anche con un'evoluzione meno drastica della crisi vivremo mesi (o anni) difficili, in tanti perderanno il lavoro, e tutti perderanno tanto potere d'acquisto.

Le misure anticrisi saranno sufficienti? Giudicheremo, anche se non pare di intuire lampi di genio nel pacchetto governativo.
Ma ugualmente la popolarità di Berlusconi andrà in picchiata in questo 2009. Quanti elettori di centrodestra, col portafoglio alleggerito (o proprio vuoto), continueranno a vedere nel Cavaliere l'immagine del messia che dispensa sogni, e quanti invece lo identificheranno con la sua smisurata, arrogante, offensiva ricchezza?
Quanti nuovi poveri solidarizzeranno col premier nelle sue intemerate contro i giudici, e quanti piuttosto non cambieranno prospettiva e, riportati alla dura realtà dopo la sbornia di propaganda di questi anni, torneranno a parteggiare per i magistrati espressione dello Stato (quindi di tutti noi cittadini) contro il riccone espressione solo di se stesso e dell'antistato che ha messo in piedi?
Quanti grandi elettori atlantisti non si accorgeranno della conclamata antipatia del nuovo corso barackiano nei confronti del Cavaliere? (Vedere per credere il video di Obama senatore mentre Berlusconi teneva il suo discorso a Washington).
Quanti statali, esasperati e umiliati dalle uscite di quell'invasato di Brunetta, accorderanno o riaccorderanno la fiducia a un simile schieramento?

La stella di Berlusconi, per la terza volta, è in declino: stavolta però con notevole anticipo rispetto alle precedenti esperienze governative.
Bossi e Fini hanno capito l'andazzo e attuano sin da ora rumorose manovre di smarcamento.
Sarò pazzo, ma arrivo a dire che questo governo non arriva a mangiare il panettone. E se ce la fa, sarà solo per l'inconsistenza dell'opposizione.

Il centrosinistra, mon dieu. Ad aprile ero stato troppo ottimista nel pensare a Veltroni leader quantomeno riconosciuto seppur di una schifezza di partito. Invece il ragazzo lo segheranno, peggio per lui. Tra un governo-ombra (ma si può, nel 2008?) e un vociare di sottofondo, la memorabile beffa-Villari e la questione morale, emerge la totale incapacità di dire qualcosa di nuovo, o anche di vecchio, ma insomma di parlare alla gente, al cuore e soprattutto alla testa, visto che allo stomaco ci pensano già Banana e Bossi.

Niente, deserto assoluto. I vertici non esistono (ma in me il sospetto che qualcuno - senza far nomi né segni - unga qua e là tra gli "oppositori" si fa sempre più forte: è impossibile essere così insipienti senza farlo apposta), ma quel che è più grave, non si intravede all'orizzonte un nome nuovo, un volto diverso. Chi potrà essere il prossimo candidato premier del PD? Non riesco a pensare a nessuno del partito senza avere un rigurgito...
Dovranno puntare a un nome esterno, un nuovo Prodi. Montezemolo? Solo a scriverlo, il rigurgito si trasforma in un lungo brivido: eppure potrebbe essere un'ipotesi neanche troppo assurda. Tantopiù che la sinistra radicale (che continua ad autosezionarsi fino all'inverosimile e che si abbandona a squallidi litigi pubblici [vedi caso Liberazione]) continuerà a non essere della partita.

Poi c'è il terzo polo, quello "degli onesti". Di Pietro ha preso il 15% in Abruzzo non solo per vicinanza geografica alla sua terra, non solo per il suo insistere sulla questione morale, ma soprattutto perché in questi mesi è stata l'unica voce levatasi vigorosamente contro il governo di Berlusconi. Segno che la voglia di opposizione c'è ed è forte tra la gente, e tende naturalmente a convogliarsi nei canali che offrono uno sbocco (una politica lineare e chiara per quanto un po' povera), una catarsi (le battaglie grillian-dipietriste contro i privilegi della "casta"), fattori che al momento l'IDV intercetta bene. Il PD invece cosa intercetta? Che prospettive ha, con quel consommè di bolliti che è il suo piatto forte?

Se l'andazzo sarà ancora questo, mi sa che il PD diverrà ancora più accessorio, e la vera alternativa al PDL sarà sempre più il movimento di Di Pietro e Grillo (con magari Travaglio candidato premier: vi pare fantapolitica?).

Insomma, ci avviamo ad avere tre o quattro destre (PDL, UDC, IDV, eventualmente Lega) e mezza sinistra (PD) a contendersi la vittoria: d'altronde, se non in Italia, dove?
Ma almeno ho la speranza che si possa finalmente voltare pagina dopo 15 anni di berlusconismo, che si possano riscrivere le regole della nostra democrazia e che si possano superare tre lustri di leggi ad personam e anomalie di ogni genere.

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

(Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping)

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 14/01/2009 alle 13:55
Originariamente inviato da Admin



... ma quel che è più grave, non si intravede all'orizzonte un nome nuovo, un volto diverso. Chi potrà essere il prossimo candidato premier del PD? Non riesco a pensare a nessuno del partito senza avere un rigurgito...
Dovranno puntare a un nome esterno, un nuovo Prodi. Montezemolo? Solo a scriverlo, il rigurgito si trasforma in un lungo brivido: eppure potrebbe essere un'ipotesi neanche troppo assurda.


Montezemolo (alias prezzemolo), che deve tutto al fatto di essere figlio ... rappresenterebbe il "fascino discreto dell'idiozia"
Mentre, secondo me, Soru è un'alternativa possibile e quasi probabile.

 

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Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 14/01/2009 alle 14:30
Ma ugualmente la popolarità di Berlusconi andrà in picchiata in questo 2009


Complimenti per l'ottimismo!
Non saprei, alla fine del secondo mandato Berlusconi era messo veramente male, eppure ha pareggiato alle elezioni...magari con metodi non ortodossi, ma la realizzazione di essi la dice lunga su quanto sia difficile cancellarlo dal futuro dell'Italia. E se non lo si cancella, riesce a rigenerarsi (visto che dimentichiamo tutto molto facilmente).
Per me finchè non salterà fuori una figura altrettanto carismatica, lo psiconano ce lo teniamo.


Insomma, ci avviamo ad avere tre o quattro destre (PDL, UDC, IDV, eventualmente Lega) e mezza sinistra (PD) a contendersi la vittoria: d'altronde, se non in Italia, dove?


Aiutami, mi sfugge il significato politico che dai alla parola 'destra': destra = populismo?

 

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 14/01/2009 alle 18:26
Admin, mettiti l'anima in pace, finchè Berlusconi avrà questo potere mediatico continuerà a vincere le elezioni. Anche se cadesse il governo (eventualità che mi pare fantascientifica), rivincerebbe lui.

Caso emblematico: qualche mese fa c'era l'emergenza rom, la gente era disperata, e ora? Non gliene frega un tubo più a nessuno. Eppure gli immigrati ci sono ancora (anzi, sono aumentati) e sono ben visibili ma ora gli italiani non sono più preoccupati.

Economia: il nano è riuscito a far passare il messaggio che qualsiasi problema economico attuale e futuro sarà esclusivamente colpa della crisi finanziaria e che lui ha fatto il massimo che poteva per arginarla. Ciò è confermato dal fatto che Tremonti ha la fiducia di quasi 2 italiani su 3.

All'opposizione poi ci sono delle forze che si sono completamente sputtanate col governo Prodi e che agli occhi della gente non sono più credibili. E anche se, per ipotesi, riuscissero a rialzare un pò la testa, Silvio farebbe partire subito la tiritera mediatica del tasse-comunismo, tasso-comunismo, tasse-comunismo e gli italiani (da idioti quali sono) comincerebbero a piangere dalla paura e correrebbero subito da papà Silvio che li protegge.

Solo Berlusconi può rifarsi una verginità grazie ai mass media, gli altri no. L'occasione l'hanno avuta il 10 aprile 2006 e l'hanno buttata nel cesso. Ora il timone della barca l'ha ripreso in mano il nano di Arcore e non lo molla più, fidati...

 

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  postato il 14/01/2009 alle 19:19
E no Lorenzino, sei smentito dalla storia: per due volte il potere mediatico del Berlusca non gli è bastato. Toccali nel portafoglio, e gli italiani (ma come tutti, del resto) cambiano in fretta orizzonti.

@ Sub: no, non equiparo la destra al populismo (che è prerogativa anche di regimi socialisti), ma l'Italia dei Valori è formata da gente che non è certo di sinistra, guidato da un ex pm con intatta l'anima del poliziotto, e il cui ideologo ufficioso (Travaglio) è un noto giustizialista. Se anziché imporsi come partito della legalità, l'IDV trascenderà e sarà il partito dell'ordine, tu non lo considereresti di destra?
Però devo confessare l'inconfessabile: io sarei morbosamente incuriosito da un governo che si presentasse col programma "grillino"...

 

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 14/01/2009 alle 19:58
Pd e Pdl assieme ai sindacati concertativi e confindutria si apprestano a dare il colpo di grazia alle condizioni di lavoro ed ai salari degli italiani e degli immigrati. In una parola, di tutti i lavoratori.

Modello contrattuale: Accordo ormai vicino

Il Ministro Sacconi ha dichiarato che entro la fine del mese di gennaio si firmerà l'accordo che sancirà le nuove condizioni e modalità della contrattazione per i prossimi 15 anni.

I riferimenti ispiratori sono ormai noti e Sacconi li sintetizza efficacemente affermando che il cuore di tutto deve diventare la produttività e la redditività di impresa. A questo obiettivo tutto deve essere subordinato, dalle aspettative salariali, alle condizioni della prestazione, alle stesse procedure del confronto sindacale.

Anche se a parole non lo si esplicita (ma solo per opportunità tattiche ... ancora si spera di convincere la Cgil) è chiaro che in questo nuovo modello di relazioni oltre ai residuali caratteri difensivi del salario contrattuale a saltare è lo stesso contratto nazionale.

La nuova parola d'ordine (ormai comune sia del centrodestra che del centrosinistra) è sostituire la "contrattazione" con la "partecipazione".

Sacconi in questo si immagina uno sviluppo di tavoli bilaterali (aziendali, territoriali, nazionali) su qualsiasi argomento (dal salario, all'orario, alle condizioni della prestazione) che di fatto liquida ogni pratica contrattuale.

Nel nuovo scenario proposto viene bandito il conflitto. Non esisterebbero più quindi conflitti tra salario e profitto, tra tutela del lavoro e propensione ad aumentarne lo sfruttamento, ma solo "problemi comuni" da affrontare per quel che sono, cioè "esigenze oggettive" alla cui soluzione le parti "consensualmente" si impegnano a lavorare per trovare una soluzione.

Si ribalta così definitivamente il meccanismo del tipo: "i lavoratori hanno dei bisogni e quindi discutono, decidono assieme, e presentano richieste (piattaforme) al padrone", per sostituirlo con un meccanismo del tipo: "E' interesse di tutti (del paese) sostenere l'interesse di Capitale attraverso un incremento della produttività e redditività di impresa, e quindi tutti dobbiamo impegnarci in questo senso. Gli eventuali risultati permetteranno di concedere qualcosa anche ai lavoratori ... se i lavoratori collaboreranno".

L'autonomia dell'azione sindacale, basata sulla rappresentanza dei bisogni che il mondo del lavoro esprime, verrebbe così superata da un modello neocorporativo per cui esiste un solo bisogno primario (produttività e redditività di impresa) di fronte al quale gli altri bisogno sono residuali.

E' chiaro che ciò modifica sostanzialmente anche il rapporto tra lavoratore e organizzazione sindacale perchè se nel precedente modello (quello negoziale) il lavoratore può ancora riuscire a mantenere una forma di controllo e di condizionamento sull'iniziativa sindacale che dovrebbe rappresentarlo, nel secondo (quello di tipo neocorporativo) ogni possibilità di controllo vene a meno in favore di un maggior ruolo e peso della burocrazia appagata da una maggiore presenza negli enti, nei fondi, ecc.

Su questo piano ormai si stanno muovendo tutti.

All'accelerazione imposta dal Ministro Sacconi corrispondono le immediate dichiarazioni di disponibilità di Cisl e Uil, ma anche (e la cosa non è di poco conto) la presentazione di due disegni di legge (del PDL e del PD) che di fatto (anche se in modo diverso, più esplicito il primo e più attento alle forme il secondo) sostengono ambedue la centralità degli enti bilaterali come snodo centrale nel nuovo modello di relazioni sindacali.

da COORDINAMENTO RSU

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 14/01/2009 alle 20:01
La perdita delle terre palestinesi tra il 1946 e oggi



mappa dell'avanzata coloniale sionista

fonte: http://lawrenceofcyberia.blogs.com/photos/maps/landloss.html

 
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