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Autore: Oggetto: Italiani nel mondo

Livello Parigi-Nizza




Posts: 46
Registrato: Apr 2006

  postato il 09/06/2006 alle 20:02
non avendo trovato tread del genere, apro questo per rendere omaggio a quegli Italiani che all'estero hanno fatto grandi cose nel mondo del ciclismo e sono quasi sconosciuti qui da noi.

iniziando da Luigi Casola velocista degli anni 40/50,che in Messico oltre ad aver organizzato tutti i record dell'ora che si sono svolti li,e diventato un personaggio famoso nel mondo dello sport messicano.

 
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Livello Gino Bartali




Posts: 1332
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  postato il 09/06/2006 alle 20:05
Fred Mengoni, marchigiano, noto imprenditore nel settore edile ha lanciato il ciclismo negli USA.
Nino Solari per anni ha diretto le le squadre australiane della pista.
Arrivando a tempi più recenti, Max Sciandri attualmente è il commissario tecnico della nazionale britannica under 23

 

[Modificato il 09/06/2006 alle 20:11 by Maracaibo]

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http://www.stefanobertolotti.com

Il tempo del commentatore onniscente è finito. C'è sempre un lettore - spesso, un migliaio di lettori - che su un dato argomento ne sa più di noi. Dargli spazio e ascoltarlo non è demagogia, nè sfruttamento. E' buon senso. (Beppe Severgnini)

Sono come un ginecologo: lavoro dove gli altri si divertono

Non è importante quello che si scrive ma quello che leggono gli altri

Ci sono tre tipi di giornalisti: quelli che si sorprendono delle cose che succedono, quelli che aspettano che le cose succedano e quelli che fanno succedere le cose

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 09/06/2006 alle 20:18


Nino Borsari, modenese Medaglia d'Oro alle Olimpiadi del 1932 nel quartetto di inseguimento su pista, poi emigrato in Australia dove è stato uno dei riferimenti del ciclismo su strada. Il suo centro commerciale di materiale di ciclismo, è di gran lunga il più importante dello stato di Victoria.

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Giuseppe Grassi, bergamasco, di cui ho parlato nel thread sui Giochi Panamericani, campione del mondo di Mezzofondo dilettanti nel 1968 a Roma. Emigrato in Messico, ha poi continuato l'opera di Luigi Casola nel lancio del ciclismo nel paese centroamericano. In Città del Messico possiede un negozio che è il riferimento ciclistico della città. Sua figlia Giuseppina è stata una mia atleta.

Tronco perchè devo andare.....

 

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"Non discutere con gli stupidi, perchè scenderesti al loro livello e ti batterebbero per la loro esperienza".

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 09/06/2006 alle 22:28


Costui, di cui non posso dire il nome e cognome, sarà il prossimo protagonista di una storia che scriverò. Anche per questo ex corridore si può parlare nei termini...del thread: un emigrato che dopo qualche grande segno in patria, per vivere, ha abbandonato l'Italia e vi ha frapposto un oceano....

 

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Livello Parigi-Nizza




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  postato il 09/06/2006 alle 22:46
Originariamente inviato da Morris



Giuseppe Grassi, bergamasco, di cui ho parlato nel thread sui Giochi Panamericani, campione del mondo di Mezzofondo dilettanti nel 1968 a Roma. Emigrato in Messico, ha poi continuato l'opera di Luigi Casola nel lancio del ciclismo nel paese centroamericano. In Città del Messico possiede un negozio che è il riferimento ciclistico della città. Sua figlia Giuseppina è stata una mia atleta.



mi permetto di corregerti ma per quanto riguarda Grassi, abita a Toluca dove lavora all'istituto dello sport cercando di scoprire nuovi talenti, ed ha sottomano alcuni elementi interessanti.
Giuseppe in Messico è considerato uno dei migliori allenatori di ciclismo ed aggiungo io a giusta ragione visto che Nancy Contreras (campionessa del mondo 500 mt su pista 2002,e coppa del modo 2003)e Belem Guerrero,(medaglia argento olimpiadi di atene) sono sue creature.
con rispetto
Daniele

 
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Livello Parigi-Nizza




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  postato il 10/06/2006 alle 01:12
casola alla sei giorni di fiorenzuola 2005

 

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Daniele Zammicheli
www.berchisport.com
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 10/06/2006 alle 02:01
Originariamente inviato da berchisport
mi permetto di corregerti ma per quanto riguarda Grassi, abita a Toluca dove lavora all'istituto dello sport cercando di scoprire nuovi talenti, ed ha sottomano alcuni elementi interessanti.
Giuseppe in Messico è considerato uno dei migliori allenatori di ciclismo ed aggiungo io a giusta ragione visto che Nancy Contreras (campionessa del mondo 500 mt su pista 2002,e coppa del modo 2003)e Belem Guerrero,(medaglia argento olimpiadi di atene) sono sue creature.
con rispetto
Daniele


Ciao. Sapevo del nuovo ruolo di Giuseppe che, di fatto, ha reso ufficiale un rapporto già esistente da almeno 15 anni, ed a questa sua peculiarità intendevo riferirmi quando ho scritto, velocemente, che continuava l’opera di Luigi Casola. La Contreras e la Guerrero, al pari di Giuseppina le seguiva anche quando non lavorava direttamente per l’Istituto dello Sport. Nancy, di un anno più giovane della figlia di Grassi, la conobbi nel ’95, quando dopo aver fatto segnare nettamente il miglior tempo sui 200 lanciati, si fece battere nei quarti della velocità junior ai mondiali di categoria. Due giorni dopo, conquistò l’argento dietro la Passoni sui 500 metri con partenza da ferma. Si vedeva che aveva un avvenire e di lei mi parlava costantemente “Ale”. Sulla Guerrero, la prediletta di papà Giuseppe, ricordo il particolare comico-beffardo che me la fece conoscere. Dopo il suo argento mondiale nella corsa a punti del 1998, una squadra italiana presieduta da un amico, senza sapere del suo curriculum, mi chiese un parere ed una relazione sulle sue caratteristiche. Il sottoscritto che informazioni, suggerimenti e consigli li dava a tutti, anche all’estero, fu ben contento di giocare un ruolo positivo, affinché fossero aperte le porte italiane a questo talento messicano. Morale: nel marzo del 1999, Belem vinse a Castenaso di Bologna la gara d’apertura della stagione su strada, battendo allo sprint una mia atleta, che aveva fatto la gara della vita. A fine corsa, i dirigenti del sodalizio della Guerrero mi chiesero scusa! Oggi, dopo sette anni, sembra paradossale, ma posso dire che Belem vale di più del raccolto. In quanto a Grassi, sapevo del suo negozio che era il catalizzatore del ciclismo a Città del Messico, perlomeno negli anni delle nostre telefonate. Non so chi lo gestisca oggi. Che si fosse trasferito in maniera fissa a Toluca mi è nuova, ma d’altronde non lo sento da un lustro circa.

Ciao nDaniele

 

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Moderatore




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  postato il 10/06/2006 alle 03:50
Casola, in casa sua vicino Milano, pochi giorni fa:



Era da tempo che Daniele me ne parlava: «E' stato uno dei personaggi più conosciuti del ciclismo - mi ripeteva sempre - soprattutto per avvenimenti esterni al ciclismo, quando era corridore».

Dintorni di Milano. Ore 10, forse 10:30, per via di qualche uscita sbagliata di troppo, sull'autostrada. Citofoniamo Casola.

Daniele è stato C.T. del Messico, e Luigi è stato uno dei pionieri italiani nello stato nord (quasi centro) americano.
Grazie a lui la pista di Città del Messico è stata teatro di molti record dell'ora, per ultimi quelli di Merckx e Moser, di cui campeggia un modellino della bicicletta del record proprio sul mobile del televisore, appena sopra una rivista con la copertina di Pozzato trionfatore in Via Roma, a Sanremo.
E' una visita di cortesia, in pratica, ma le visite di cortesia, a casa di un classe '21 che ha vinto 4 tappe al Giro d'Italia, due Giri del Veneto, una Coppa Agostoni, una Coppa Placcia, una Milano-Torino, una Coppa Bernocchi ed è arrivato 2° ad un Giro di Lombardia, dietro un certo Fausto Coppi, cadono sempre - inevitabilmente, per fortuna - nei ricordi, e nello sfogliare album di fotografie e provare a rispolverare, per l'occasione, qualche aneddoto che fa pensare, o che fa ridere.
O entrambi, perché no?, dal "matto del ciclismo italiano" ci si può attendere di tutto.

«Viareggio: primo io, secondo Magni. Roma: primo io, secondo Magni. Venezia: primo io, secondo Leoni. Napoli: primo io, secondo Bevilacqua». 21 parole, e t'ha raccontato le sue quattro vittorie al Giro d'Italia.
Obiettivamente, infatti, altre parole non sarebbero servite: non doveva certo spiegarmi chi fossero Magni e gli altri, né come aveva vinto.
Era ovvio: in volata.

Gli chiedo se ha visto il Giro in Tv: «Sì che l'ho visto. Quello che ha vinto è andato forte, bel corridore, anche se ai miei tempi non avrebbe avuto tutto quell'aiuto dalla squadra e avrebbe dovuto staccare tutti da lontano». E gli altri? «Simoni è stato un cretino. Ha detto una cosa che non doveva dire. Di altri poi non ne ho visti molti». E i velocisti? «Poca roba, anche se fosse rimasto Petacchi sarebbe stata poca roba».
Mi sta dicendo, in pratica, che il ciclismo attuale lo diverte poco, se ho ben capito.
«Merckx: il più forte di tutti. Ragazzo educato, intelligente e molto, molto allegro. Corresse ora, vincerebbe 9 corse su 10». Bè, dargli torto è difficile, ma il paragone è scomodo per tutti. Merckx, il cannibale.

Spostiamo il mirino, parliamo del Tour. Basso, il vincitore del Giro 2006, al Tour che può fare? «Il Tour è difficile, io non ci andavo mai. Si muore di caldo e di fatica, non si scherza mai. Se pedala così può anche vincere, a meno che qualcuno non decida di partire da lontano». Nostalgia dei corridori che furono. Giriamo pagina.

Daniele lo stuzzica sui gossip, sul suo essere personaggio al di fuori della strada: «Le belle donne mi son sempre piaciute». Anche qui, difficile dargli torto.

Purtroppo l'età avanzata ed il morbo di Parkinson riducono la lucidità, dopo mezz'ora di chiacchierata, di Luigi Casola, che da qui a poco riuscirà solamente a confermare, con un sorriso o con un cenno col capo, alle imbroccate di Daniele: dalle cene con Marylin, alla bici regalata a Fidel Castro, dall'ospitalità data a Moser prima, durante e dopo il record dell'ora a Città del Messico, alla Dama Bianca, sposata in Argentina da Fausto ed accompagnata, nel viaggio pre-nuziale, proprio dal velocista di Busto Arsizio.

Una cosa, però, se la ricorda benone: «Al Giro di Lombardia, quando vinse il Fausto, arrivammo davanti in due: Casola e Coppi. Vinse lui, in volata, quando io ero nettamente il più veloce. Quella "sconfitta" mi valse un ingaggio nella squadra di Fausto, l'anno dopo, ed una ricompensa di un milione di lire. Arrivato a casa, ancora giovanissimo, mi affacciai subito alla finestra ed iniziai a gettare di sotto tutte le banconote. Mio padre ed i parenti accorsero in strada gridando: "L'è matt, l'è matt", ma io volevo semplicemente far partecipi tutti della mia gioia di corridore. Eh già, il Fausto ed il Bartali. Che corridori, e che persone».

Grazie Luigi.

 

[Modificato il 10/06/2006 alle 03:53 by Monsieur 40%]

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Mario Casaldi - Cicloweb.it

CICLISTI
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
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Livello Miguel Poblet




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  postato il 10/06/2006 alle 12:48
GAGGIOLIIIIII

CIRCA DI 200 VITTORIE DA PROFESSIONISTA, QUASI TUTTE IN AMERICA!!!

 
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Livello Parigi-Tours




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  postato il 11/06/2006 alle 00:05
Originariamente inviato da tobia

GAGGIOLIIIIII

CIRCA DI 200 VITTORIE DA PROFESSIONISTA, QUASI TUTTE IN AMERICA!!!

ho trovato questo fonte "ciao.it"
Chi si ricorda di questo strano ciclista? Buon professionista in Italia ma che per guadagnare qualcosa decise di trasferirsi in America dove il ciclismo non sarà famoso come il football ma in compenso è pieno di soldi. Lì, oltre l'Oceano Atlantico, Roberto Gaggioli ha fatto man bassa di corse: tantissime. Il corridore in attività col maggior numero di successi. Corse di terza e quarta fascia, secondo l'UCI, ma ricche di premi. Inoltre la vita del ciclista in America non è certo quella del professionista in Europa. Tutto è più spontaneo, quasi naif. Ed in queste strade Roberto Gaggioli ha trovato la sua dimensione di campione emigrante.

 

[Modificato il 11/06/2006 alle 00:12 by lucida follia]

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vivo sull'onda delle passioni come in un sogno,che cerco ostinatamente di realizzare.....spero di non svegliarmi.

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 11/06/2006 alle 12:42
Originariamente inviato da Monsieur 40%
«Merckx: il più forte di tutti. Ragazzo educato, intelligente e molto, molto allegro. Corresse ora, vincerebbe 9 corse su 10». Bè, dargli torto è difficile, ma il paragone è scomodo per tutti. Merckx, il cannibale.


Grandissimo Casola!

Spostiamo il mirino, parliamo del Tour. Basso, il vincitore del Giro 2006, al Tour che può fare? «Il Tour è difficile, io non ci andavo mai. Si muore di caldo e di fatica, non si scherza mai. Se pedala così può anche vincere, a meno che qualcuno non decida di partire da lontano». Nostalgia


Eccolo qua un altro spaccato di grande verità....: il caldo infernale...
Con l'aggiunta di un suggerimento verissimo su come battere Basso.....

Una cosa, però, se la ricorda benone: «Al Giro di Lombardia, quando vinse il Fausto, arrivammo davanti in due: Casola e Coppi. Vinse lui, in volata, quando io ero nettamente il più veloce. Quella "sconfitta" mi valse un ingaggio nella squadra di Fausto, l'anno dopo, ed una ricompensa di un milione di lire. Arrivato a casa, ancora giovanissimo, mi affacciai subito alla finestra ed iniziai a gettare di sotto tutte le banconote. Mio padre ed i parenti accorsero in strada gridando: "L'è matt, l'è matt", ma io volevo semplicemente far partecipi tutti della mia gioia di corridore. Eh già, il Fausto ed il Bartali. Che corridori, e che persone».


Il personaggio, le tante realtà del ciclismo, che si possono capire senza stravolgere.... il segni dei tempi.....

Bravo Mario e bravo Daniele nel suggerire questa intervista, ad una peculiare figura come Luigi Casola. Parkinson? Bèh... se questi sono gli effetti della malattia....verrebbe quasi spontaneo dire.... che aumentano la qualità delle parole di chi ne è afflitto. Scansando gli aspetti morali....sarebbe auspicabile un po' di Parkinson per certi commentatori...

 

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  postato il 17/12/2006 alle 17:22
Buenos Aires, storico incontro fra Pavesi e Lombardi

Storico incontro in Argentina, a Buenos Aires, tra Giovanni Lombardi ed Attilio Pavesi, due personaggi legati da un destino particolare: entrambi hanno vinto i Giochi Olimpici nel ciclismo a ben sessanta anni di distanza l’uno dall’altro.
Pavesi, classe 1910 di Caorso, vive in Argentina e fu il primo italiano che vinse l’oro olimpico nel ciclismo nel 1932 a Los Angeles nella prova su strada che a quel tempo prevedeva una cronometro sulla distanza di cento chilometri. Per Giovanni Lombardi l’oro arrivò nel 1992 a Barcellona nella corsa a punti su pista. Entrambi sono stati tra i protagonisti dell’attività del velodromo di Fiorenzuola; Pavesi vi gareggiò nella riunione inaugurale nel 1929, mentre Lombardi, Fiorenzuolano d’adozione, è stato indubbiamente uno dei migliori interpreti delle scorse edizioni della Sei Giorni delle Rose.
L’incontro tra i due ex campioni olimpici si è tenuto in un clima di particolare cordialità, erano presenti il presidente della 6 giorni delle rose, Stefano Bertolotti e il direttore Claudio Santi che ha organizzato l’incontro. Con loro il presidente della Federazione Ciclistica Argentina, Gabriel Curuchet che ha detto “una visita che mi ha coinvolto molto, rappresentando tutti i ciclisti Argentini abbiamo reso omaggio a questo campione olimpico che da molto tempo vive da noi”. Tra ricordi, aneddoti e curiosità, ha ascoltato con interesse, Giovanni Lombardi “non riesco a
descrivere l’emozione di aver conosciuto un corridore che ha vinto le Olimpiadi 60 anni prima di me, sono molto felice e conserverò nel cuore questa bella giornata”. Giovanni è entrato a far parte dell’organizzazione della 6 giorni delle rose, la cui decima edizione si disputerà nel velodromo di Fiorenzuola dal 13 al 18 giugno del 2007. Ma alla presentazione del 30 marzo, il primo saluto sarà di Attilio Pavesi, ben 75 anni dopo, tre quarti di secolo, il successo olimpico di Los Angeles.
Pavesi ha ricordato le corse con Girardengo e la visita che gli ha fatto in Argentina; ha proseguito con la gara olimpica e quando raggiunse il favorito Hansen, di Copenaghen, che era partito quattro minuti prima. Per la pista di Fiorenzuola “non posso dimenticare le corse con Sesenna e una volta che non stavo bene e persi da Cimatti”. Piacenza, la Robur e i Tarantola “padre e figlio, mi volevano molto bene”. Di Caorso “è il mio paese, non parlatemi di Caorso perché mi commuovo”. La sua militanza alla Farnesina con Peppino Meazza, le sue gare in Argentina, il tango con le orchestre di Italiani che vivevano nella via dove abitava e il ricordo della passione per la musica dei suoi fratelli, una battuta “suonatori buonanotte, le corde si son rotte, non si può più suonare”. Un'altra “E’ finito quel tempo che fu, Girardengo, Meazza, Pavesi e poi più”. Poi una canzone per gli amici e via con il vento Argentino, domani è un altro giorno.


Nella foto: da sinistra, Giovanni Lombardi, Claudio Santi, Attilio Pavesi, Stefano Bertolotti, Gabriel Curuchet.

(fonte: tuttobiciweb.com)

 

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  postato il 06/04/2009 alle 13:52
Leggo ora su tuttobiciweb.it della morte di Casola.
In un giorno come questo, piangere la scomparsa di un classe '21 - che l'11 luglio avrebbe compiuto 88 anni - sembra quasi un paradosso.
Riporto dunque in alto questo thread, che contiene un mio personale ricordo.

 

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