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Autore: Oggetto: Bottecchia su Rai1 questa mattina

Livello Fausto Coppi




Posts: 1825
Registrato: Jan 2005

  postato il 20/11/2005 alle 10:42
Sono rimasto sorpreso questa mattina guardando su RAI1, quando hanno presentato una mini biografia su BOTTECCHIA.

Sono rimasto anche sorpreso di questo corridore (sentito nominare piu volte ma senza sapere in concreto cosa avesse fatto) vissuto solo 33 anni, morto in allenamento per un incidente, che in pochi anni di carriera (comincio a correre a 29 anni) arrivo 2° al Tour alla prima partecipazione poi vinse 2 Tour consecutivi (primo Italiano a vincere il Tour).

Poi hanno anche dato altre notizie interessanti su di lui, sulla sua vita personale e come è arrivato al ciclismo, e mi sono reso conto che il ciclismo per arrivare ad oggi ne ha fatta di strada, ne ha visto di storie legate ai personaggi dell'epoca, molte delle quali dimenticate!!

Non esistevano solo Coppi e Bartali, ma c'erano molti altri campioni!!

 

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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Ottobre 2009




Posts: 6093
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  postato il 20/11/2005 alle 11:22
io lo conoscevo di nome poi ho letto un'interessante articolo sul venerdi e l'ho "scoperto"! ne riporto un pezzo!

Nato nel 1894 Ottavio è ultimo di otto figli, padre commerciante di granaglie, madre contadina. Lavora nei campi, poi calzolaio, poi muratore. La Prima guerra mondiale lo investe in pieno, il fronte del piave ce l'ha sotto casa, si ritrova in divisa: bersagliere ciclista, ruolo d'informatore. Gli austriaci lo acciuffano tre volte, si salva, pure dalla malaria. Carattere tosto. Quando gli rubano la bici, se la va a riprendere nella trincea nemica. "Buonanotte fioi de' cani": decorato con la medaglia di bronzo. Il conflitto finisce la fame no. Ottavio è costretto a trasferirsi a Caporetto, dove lavora come carettiere, poi va a vivere in Francia a Clermont-Ferrand. Giornate bianche, di calce e mattoni, ma senza gloria. Nel '20 torna in Italia con Caterina Zambon, si sposa, tira avanti. Un anno dopo nasce Elena Giovanna, che però a sette mesi muore di difterite. Forse per far passare il dolore, alla domenica, giorno di riposo, torna in sella. è magro come un'acciuga. Nel '21 vince tre corse su quattro. Nel '22, a 28 anni, capisce che è troppo vecchio per aspettare. Un amico lo raccomanda a Luigi Ganna, vincitore del primo Giro nel 1909, che ora costruisce bicilette. Ganna lo ingaggia per 150 lire al mese. Nel '23 Bottecchia partecipa alla Milano-Sanremo. Va in fuga, lo riprendono, vince Girardengo, ma intanto Ottavio si fa notare. Torna a casa in treno, biglietto di terza classe. Va al Giro, dove viene ingaggiato per il Tour, tappe massacranti di 400 chilometri, che altri rifiutano, duemila franchi per ogni tappa conclusa. Correrà con i fratelli Pelissier, suoi eroi quando era muratore in Francia. Si capisce subito che non farà il gregario. Va all'assalto di Alpi e Pirenei, è il primo italiano a conquistare la maglia gialla. Sulla mostruosa salita dell'Aubisque, sentiero fradicio di pietrisco e neve, ingenuo, avverte tutti: "A vae mi". Per i francesi, è Botescià. Gli offrono un triennale: 3600 franchi al mese, 40 mila lire. Per un pranzo di lusso, allora, se ne spendevano otto. Corre da muratore con i pantaloni rattoppati. Con quei soldi Ottavio compra casa, la sua vita sta cambiando. Nel '24 al Tour è primo da Parigi a Parigi, quindici durissime tappe, senza mollare. Il primo italiano a trionfare, con la bici scavalca la miseria e la guerra. Non era mai successo che il vincotore indossasse la maglia gialla senza mai perderla. (...) Nel '25 rivince il Tour. (...) Il 22 maggio del '27 muore suo fratello Giovanni, con cui ha condiviso la passione per le due ruote. Giovanni viene investito mentre pedala verso casa: trauma cranico, niente da fare. Ottavio assiste cognata e nipoti. E risale in sella, vuole reagire al dolore. è il 3 giugno: fa colazione, uno zabaione con quattro uova arricchito di marsala, nella bisaccia qualche uovo sodo. Pedala da solo, il suo gregario ha da fare. Verso mezzogiorno la notizia: il campione è caduto, trauma cranico anche per lui. I due fratelli Bottecchia muoiono a tre settimane di distanza, nello stesso modo. (...) Mistero, giallo. Due persone si accusano, un'altra accusa. Ci sono tre diversi assassini, tre moventi diversi. Un contadino: "L'ho ucciso perchè rubava la mia uva". Un sardo emigrato negli Usa, Berto Olinas, agonizzante con tre coltellate nel ventre, sussurra: "è stata la mafia a eliminare i due fratelli, perchè lui non stava ai patti con le scommesse." Il parroco Dante Nigris, che impartì a Bottecchia gli ultimi sacramenti: "è rimasto vittima di un agguato politico." Il libro (Bottecchia l'inafferrabile di R. Fagiolo e F. Graziani) verifica tutto: date, tesi, imprecisioni, salite e discese. E finisce con un altro dolore. Certe fughe sono inarrestabili. Belle nella loro tristezza.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/11/2005 alle 23:12
La storia di Ottavio Bottecchia è veramente una delle più affascinanti del ciclismo.
Peccato che il ciclista veneto non sia così conosciuto come Girardengo e Binda e che si parli quasi solo della sua misteriosa morte e non dei suoi fantastici risultati al Tour del 23, 24 e 25.
Ultimamente sono usciti alcuni libri su di lui segno di una rinnovato interesse.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 21/11/2005 alle 09:09
La tesi dell'omicidio politico è comunque molto accreditata.
Bottecchia non nascose mai le sue simpatie socialiste. E quelli erano gli anni dell'omicidio Matteotti (1924 ma rivendicato da Mussolini in persona alla Camera nel 1926) e delle carceri speciali.

Il confino o il carcere avrebbero potuto essere poco efficaci per uno che in Francia (paese di esilio di tutti i socialisti italiani) era popolarissimo e che li avrebbe potuto espatriare dopo l'evasione e la fuga. Ecco perchè l'incidente...

Ma forse si è scritto e indagato troppo poco su questo caso...

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 21/11/2005 alle 22:12
Gli interrogativi sulla misteriosa fine di Bottecchia sono molteplici, un vero e proprio giallo che, nel corso degli anni, ha rischiato di diventare più intenso delle due maglie dello stesso colore indossate sino a Parigi.
La tesi ufficiale , quella del malore , non ha mai convinto del tutto.
Ci sono state persone che, in punto di morte, hanno confessato di avere ucciso Bottecchia:
-un contadino l'avrebbe ucciso perchè il campione mangiava uva (nel mese di giugno!)
-un altro presunto omicida avrebbe commesso l'assassinio su ordinazione..
-un terzo l'avrebbe ucciso per errore.
Un' ulteriore ipotesi parla di delitto per questioni di donne, ed un' altra ancora di delitto maturato nell'ambito del racket delle scommesse.
Il delitto "politico" è l'ipotesi piu accreditata , considerato che il campione avrebbe dimostrato simpatie socialiste. Chi la contesta ,tuttavia, fa presente che non esistono prove della presunta attività antifascista di bottecchia, il quale avrebbe manifestato,invece, una pur formale adesione al regime fascista.
Anche il recente libro di Fagiolo e Graziani, nel ricostruire tutte le ipotesi, lascia aperto il campo ad ogni possibile soluzione del mistero che pare destinato a rimanere tale.
Alcuni anni fa Oliviero Beha aveva ideato una trasmissione televisiva dedicata ai gialli dello sport. Uno di questi era il "caso Bottecchia".
La trasmissione non fu mai realizzata (anche perchè una delle puntate era incentrata sul discutibile pareggio Italia-Camerun ai mondiali di Spagna del 1982).

 
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Livello Fausto Coppi




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Registrato: Apr 2005

  postato il 21/11/2005 alle 23:49
Sulla morte di Bottecchia si è detto e scritto veramente tantissimo e l'ultimo libro pubblicato sulla materia, "Bottecchia l'inafferrabile", fa un buon riassunto delle varie ipotesi.
Comunque la tesi dell'incidente resta quella più accreditata e verosimile.
Bottecchia si era ritirato all'ultima gara a cui aveva partecipato (la Paris-Bruxelles, mi sembra) per un malore e la mattina della sua morte aveva detto alla moglie di non sentirsi molto bene. Tra l'altro pare che le uniche parole del ciclista sul letto di morte siano state "sono caduto".
Certo una morte così "banale" per un campione la cui storia è stata tutto meno che banale, ci delude molto e la fantasia tende a non accettare la soluzione più verosimile.
Di tutte le storie che ho letto su Ottavio Bottecchia, la mia preferita è quella delle fantomatica foto (di cui parla anche il libro sopra citato) in cui sarebbero ritratti, sul lungomare di Rimini, Bottecchia, Bordiga, un altro politico socialista di cui mi sfugge il nome e addirittura T.E.Lawrence, il mitico Lawrence d'Arabia, tutti quanti a fianco delle loro biciclette.
Che compagnia!!

 
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