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Autore: Oggetto: Garrincha...

Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




Posts: 4217
Registrato: Oct 2003

  postato il 28/10/2010 alle 19:12
Il 28 ottobre 1933, nasceva a Pau Grande, in Brasile, Manuel dos Santos “Garrincha”, uno dei più grandi calciatori della storia, probabilmente il più funambolico. Meno di 50 anni dopo, il 20 gennaio 1983, l’imprendibile calciatore chiamato col nome di un uccellino anche più piccolo d’un passero, morì a Rio de Janeiro, a causa di un missaggio fra cirrosi epatica ed edema polmonare. Viveva da tempo nell’abbandono e nella miseria più assoluta.
Su di lui, come su tanti altri campioni dello sport, ho scritto un ritratto.
Riporto qui, per questa ricorrenza, solo il finale….

 

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"Non discutere con gli stupidi, perchè scenderesti al loro livello e ti batterebbero per la loro esperienza".

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




Posts: 4217
Registrato: Oct 2003

  postato il 28/10/2010 alle 19:13
“Garrincha”

Quando nacque Manuel
i rozzi contenitori
della pigiata linfa del padre
s’unirono a chi si sfamava di sole
per lasciarlo senza agnomen
come un errabondo in cerca d’autore.

La polvere che faceva latte di miseria
gli portò il dono d’una temuta malattia
che gli lasciò le gambe come due virgole parallele
e lui l’affrontò armato dell’ancestrale richiamo
di chi, leggero, cerca nel volo
un condensato d’orizzonti.

Trovò l’agnomen mai nato
cacciando infante col fucile della precoce abilità
gli svolazzanti garrincha dei suoi cieli
ed incontrò la familiarità della cachaca
allucinogena ed antropologica cura
per allontanare gli artigli dei mali

Sconosciuto all’intorno
ancor prima della scuola e del pallone di stracci
conobbe col fumo dei sigari di paglia
un altro albero d’illusioni
portando ignaro la sua sfigurata zattera
sulle spiagge dell’isola della diversità.

Presente ed assente nei cammini
senza mai cercarsi come mestiere e copioni
finì per dischiudersi pittore col pennello a sfera
ipnotizzando le cornici d’assiepati spettatori
ammaliando i propri pochi temi
coi colori dell’intera Terra.

Sulle tele di quei campi
che l’han reso calciatore estroso ed unico
continuò ad eleggersi epicureo
e le sue finte sempre quelle
divennero i miraggi degli avversari:
era l’imprendibile Mané, il Garrincha.

Le sue mostre radunavano il mondo
ma lui non poteva vederle come gli altri
e da eletto seguace d’Epicuro
continuò sulle vie quotidiane con le tante compagne
moltiplicando gl’echi di incontri e convivenze
con tanti eredi a volte nemmeno conosciuti.

Nei vizi e nei difetti
che gli umani sunti stendon a schemi da evitare
nell’istinto naif mai abbandonato
nell’esser nato segnato come raro
andò a rotolare per gli altri
là dove era venuto.

Lui però non era mai partito
quel che si vedeva erano le corde d’un violino
a cui tanti troppi han posto l’archetto
ed anche quando quei fili s’eran sfibrati
lui continuò a volare nel cielo d’origine:
s’era solo intristito nel vento del tempo.

Arrivò ignoto ma divenne Garrincha
morì veloce come il segmento d’un garrincha
abbastanza per farci una finta che ci ha ipnotizzato
mentre lui perseverando sulla stessa
continua a dipingere le illusioni
come l’agrodolce d’ogni vita.

Morris

 

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"Non discutere con gli stupidi, perchè scenderesti al loro livello e ti batterebbero per la loro esperienza".

 
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