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Autore: Oggetto: Il Muro di Sormano

Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




Posts: 4217
Registrato: Oct 2003

  postato il 24/02/2005 alle 20:34
I muri statunitensi proposti da Laperla, ed i racconti delle dure scalate narrati da alcuni forumisti, mi hanno convinto a portare qui una pagina destinata a Graffiti. Il protagonista è il Muro di Sormano, oggi teatro di una cronoscalata per amatori e appuntamento per tanti appassionati di skiroll, nonché itinerario di quei cicloturisti che amano dedicarsi, nella fatica, alle bellezze e al mito di questo sport.



IL MURO DI SORMANO

Alla fine degli anni cinquanta Vincenzo Torriani, matura un’idea, una delle tante della sua meravigliosa carriera: rendere il percorso del Giro di Lombardia più selettivo. Ad animare in maniera decisiva il vulcanico patron delle corse della Gazzetta dello Sport, fu proprio l’edizione 1959, conclusasi con un volotone di 80 concorrenti sul magico anello del Velodromo Vigorelli. Nell’occasione vinse l’ormai già insignito “Imperatore di Herentals” Rik Van Looy, che regolò in una giornata per lui stellare, il connazionale Willy Vannitsen, ed il velocissimo spagnolo Miguel Poblet. Ma era stata proprio la condotta di Rik, a far crescere i dubbi di Vincenzo. Il belga infatti, aveva staccato tutti sulle suggestive rampe del Ghisallo, ma non poté proseguire il tentativo più di tanto, per i chilometri ancor da percorrere prima dell’arrivo e per la discesa di quel monte, bella e tecnica, ma già all’epoca più generosa coi cacciatori piuttosto che le lepri.
Il fatto che Van Looy fosse stato così bravo da superare ugualmente tutti allo sprint, aumentò il rammarico di Torriani, sempre smanioso di donare pagine eroiche ad uno sport che aveva nel sangue e che si era cementato in lui fino alle viscere, grazie al ricordo ancor recente di aver visto, da vicino, sull’ammiraglia dell’organizzatore, le grandi imprese di Coppi. Ebbene, se Rik doveva vincere, era meglio, molto meglio, lo avesse potuto fare arrivando solo, o con un piccolo gruppetto. Vincenzo non tollerava che una regione come la Lombardia, fatta di tanti monti e di valli e non solo di pianura, potesse divenire il festival delle ruote veloci. Era troppo. Dal suo animo romantico, pensò ad una salita da inserire sul percorso dopo il Ghisallo: qualcosa di peculiarmente difficile, pronto a recitare un atto indelebile al già suggestivo romanzo ciclistico. Quando incontrò quel ripido viottolo che da Sormano, portava alla Colma di quel grazioso paesino posto fra i due rami del Lago di Como, gli fu facile capire di aver trovato quel che cercava. Lo stato del fondo stradale però, non era percorribile per una corsa, a meno che non la si volesse trasformare in un appuntamento ciclocrossistico, tra l’altro assai anomalo. Convinto com’era della leggenda che quel vero e proprio “Muro” poteva portare alla corsa, Vincenzo, fece sistemare ed allargare il tracciato di quel tanto per renderlo percorribile alle biciclette dei corridori e le auto del seguito, e non si dannò, o meglio, non voleva fare i conti con le pendenze di quella salita, addirittura superiori, in alcuni punti, al 25%. Ne uscì un’erta che riassumeva il dislivello della strada ufficiale lunga 4,5 chilometri, in poco più di due, con una pendenza davvero terribile (tanto più, in considerazione di un fondo, ben lungi dal metro di un osservatore odierno). La salita fu subito battezzata “Muro di Sormano” e suscitò immediatamente una serie di polemiche per la sua asprezza, ma alla verifica della Commissione Tecnica fu approvata.

La prima edizione del “Lombardia” col Muro, fu dunque quella del 1960 e le premesse che su quei pochi chilometri di terribile ascesa e di difficilissima discesa, si potessero tracciare particolari oltre le righe del ciclismo, riscontrarono nella corsa una prova tangibile: tantissimi campioni superarono la salita in buona parte a piedi, oppure sospinti da quei tifosi che s’erano spinti lassù, proprio con l’intento di aiutare i corridori e magari dire: “ho spinto Baldini!”. In vetta, al primo Muro di Sormano della storia, passò “Gamba secca” Imerio Massignan, con mezzo minuto circa sul piccolo grande belga Emile Daems, quindi l’olandese Michel Stolker, l’ex azzurro fra i “puri” Elio Pizzoglio e il “neopro” umbro, Carlo Brugnami. I cinque si compattarono in discesa e nella pianura seguente, rientrarono sui fuggitivi anche Diego Ronchini, il “neopro” Romeo Venturelli e Marino Fontana. Nella volata decisiva, fu poi Daems (su questo belga di Genval, dedicherò una puntata di “Graffiti”) ad imporsi su Ronchini e Fontana.

Da una "Gazzetta" dell'epoca

Nel 1961, Torriani caricò ulteriormente il percorso del “Lombardia”, spostando il traguardo da Milano a Como, mantenendo, nonostante le critiche ricevute, il Muro di Sormano e aggiungendo al Ghisallo, il Super Ghisallo. Lo scopo, era ovviamente quello di rendere le salite sempre più decisive nell’economia della corsa.
Sul “Muro”, le irregolarità si contarono ancora una volta a fiotti, ma non pregiudicarono la credibilità del Giro. Come nell’anno precedente, fu il fuscello vicentino Imerio Massignan a dettare legge su quei terribili pendii, ma stavolta, l’alfiere della Legnano, trovò sulla sua strada un abruzzese appena ventunenne, ovviamente “neo pro”, dalla lingua lunghissima e già fortissimo sulle salite, Vito Taccone. Sul destino di “Gamba secca”, quel giorno, a nulla valse l’aver potuto godere del sostegno del compagno di squadra Renzo Fontona, un altro neoprofessionista in stato di grazia. Nello sprint decisivo a due, lo “strillone d’Abruzzo”, in maglia Atala, vinse facilmente, infliggendo al “fermo” Imerio, addirittura qualche secondo.
La presenza del Muro di Sormano, intanto, pur prodiga di polemiche e di critiche a Vincenzo Torriani, aveva reso molto popolare la “Classica delle foglie morte”, come un tempo veniva chiamato il Giro di Lombardia. I corridori più importanti lo andavano a provare uscendo con dichiarazioni aspre, almeno pari alle difficoltà della salita; alcuni osservatori o ex campioni proponevano, visti i precedenti, di impedire al pubblico di seguire, sulla rampa, la corsa, al fine di evitare le spinte ecc.: tutto questo però, dava spago alla presenza del “Muro” e della Classica sui giornali, con titoli che oggi sarebbero riservati al solo calcio. Quando poi, si veniva a sapere che un Anquetil, ad esempio, era salito in allenamento lassù, si scatenavano fotografi e taccuini, ed il fatto era sufficiente per l’apertura stessa della Gazzetta dello sport, come si può vedere dal riporto qui sotto.

Insomma, il Muro di Sormano era sulle bocche di tutti e Torriani, gongolando per le risultanze mediatiche, propose la terribile ascesa anche nel 1962.
Stavolta però, il pubblico, numeroso sulle rampe come non mai, in virtù della fama che l’erta aveva assunto, giunse sul “Muro” ben organizzato ad esprimere….. la propria simpatia. E fu così che, nell’edizione ’62, si poté assistere ad una pagina che poco aveva a che fare con la misura sportiva della manifestazione: la gente sublimando passione a tifo, spinse i corridori con differenziazioni che rischiarono di mandare davvero in bambola le risultanze della corsa. Il fuggitivo Livio Trapè, in crisi, ma in grado di esibire un biglietto composto dai titoli di “speranza italiana” e di “sfortunato argento all’Olimpiade romana”, fu letteralmente sospinto per tutto l’arco dei due chilometri di quella tortura, mentre dietro, il popolare Baldini, grande e abbastanza grosso per una salita del genere, si permise di stabilire il record dell’ascesa (ancor oggi suo), proprio grazie all’impatto positivo che ancora aveva sul pubblico, nonostante fosse ben lungi dallo stellare ’58.

Chi, invece, fu ben poco aiutato e, per giunta, appiedato da ben quattro cadute, fu un olandese “Joop” De Roo, reduce dai trionfi nella Parigi-Bruxelles e nella Parigi Tours di qualche settimana prima. Nonostante le sfortune ed i tenerissimi sostegni, il corridore tulipano della St.Raphael-Helyett di Jacque Anquetil, raggiunse e staccò nella discesa e nella pianura seguenti il Muro di Sormano, chi lo aveva preceduto in salita, ed a pochi chilometri dal traguardo si riportò pure su Trapè, per poi batterlo agevolmente (a differenza di Kapitonov a Roma ’60) nello sprint a due. Joop era stato il più forte e, fortunatamente….. vinse proprio lui.
Dopo quella giornata così ricca di indicazioni, Torriani capì che non era il caso di continuare a proporre quella rampa divenuta così aleatoria e, nelle future edizioni del Lombardia, del Muro di Sormano, fu proposto per qualche tempo solo la versione dolce.
Il buon Vincenzo però, nel suo cuore, ed in quella sua particolare sensibilità verso il ciclismo eroico, aveva capito quanto quel triennio…… fosse stato sufficiente a portare nei palcoscenici indelebili del mito del ciclismo, un’altra fascinosa montagna.

Morris

 

[Modificato il 25/02/2005 alle 00:21 by Morris]


 
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Livello Alfredo Binda




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  postato il 24/02/2005 alle 21:21
Caro Morris,
io abito in provincia di Como ad una mezzoretta (se c'è traffico pur meno) dal muro di Sormano che tuttavia non ho mai provato in bicicletta (mi risulta che per molti mesi all'anno sia chiuso al transito, ma potrei sbagliarmi). Mio papà lo provò quando la domenica mattina faceva il cicloamatore e me lo descrisse in modo negativo: "è il fianco di una montagna sul quale hanno messo un nastro di asfalto". Il muro di Sormano è una leggenda, ma forse una salita dove scendere di sella e andare su a piedi è quasi più redditizio che farla sul sellino non sempre esalta i corridori migliori.
Detto questo resta una pagina indelebile della storia di questo splendido sport!

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/02/2005 alle 00:27
solo quel genio di Torriani poteva inventarsi un"Mostro"del genere....cosi come fece circa vent'anni dopo con la tremenda salita di valcava....

...quanto manca al ciclismo!!!

 

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Giuseppe Matranga

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 25/02/2005 alle 00:30
Infatti caro Emiliano, il Muro non ha esaltato i corridori migliori, ma i più popolari. Ciò non toglie che la trovata di Torriani (uno che di fantasia ne aveva da vendere), abbia dato al ciclismo una pagina sulla quale, a distanza di più di 40 anni, ancor si toccano gli acuti. Non è stato un esempio di sport, ma solo un "accessorio" che ha impreziosito il lungo corso di una disciplina che, nella sofferenza, ha costruito il suo romanzo. Da notare inoltre, che l'irregolarità della "spinta", non aveva ancora trovato gli occhi e le determinazioni divenute costante del ciclismo di qualche anno dopo.

Ciao!

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/02/2005 alle 02:19
Beh la foto con l’ape-car (o è un Empolini?) e i corridori a piedi è da antologia! Io ho riso per mezz’ora, sembra presa da Fantozzi e invece è il Lombardia!
É un muro in tutti i sensi, una parete....
Grazie Morris!

 
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Livello Tour




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  postato il 25/02/2005 alle 08:53

Ho provato il muro la scorsa estate, subito dopo aver già affrontato il ghisallo. ho impergato quasi 20 minuti con la MTB per coprire quei due km terribili, però devo dire che non ho mai appoggiato il piede per terra, se non al termine dove c'è il cancello da oltrepassare. Dopo circa 400 metri c'è una curva ad S dove non devi assolutamente sbagliare la traiettoria o è finita. Il tratto centrale è quello più ostico, nel finale la salita è ancora cattiva ma ormai il peggio è passato. Il muro si può percorrere soltanto a piedi o in bicicletta, è completamente chiuso al traffico da quando è stata costruita la nuova strada che porta alla colma nel 1997. Per chi volesse provare a farlo, sconsiglierei la bici da corsa, meglio una MTB. La strada è decisamente rovinata, piena di crepe e di sassi, inoltre, vista la forte pendenza, i rapporti della MTB sono più indicati (quando l'ho fatta l'anno scorso ho usato un 32×22).

 

[Modificato il 23/06/2006 alle 02:41 by Monsieur 40%]


 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 25/02/2005 alle 09:37
Bravo Andrea!
L'altimetria e la tua testimonianza, riportano all'attualità e spingono alla sfida verso quell'erta imponente.
Il fondo di oggi, è il frutto di sistemazioni postume al periodo del Lombardia, dove oltre a migliorarne la scorrevolezza (anche se capisco che possa apparire difficile da credere), si è persino limata la pendenza massima.

Ciao!

 
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Livello Alfredo Binda




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  postato il 25/02/2005 alle 20:01
Caro Andrea,
quell'altimetria è tratta dal sito splendido che raccoglie le salite d'Europa: le pendenze del muro di Sormano sono incredibili in effetti. Mi ricordavo delle punte del 25% (cose fuori dal mondo)e probabilmente su alcuni tratti ci sono, cmq ci saranno più di 600 metri sopra il 19%, mamma mia: mi fa rabbrividire!

 

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Livello Marco Pantani




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  postato il 25/02/2005 alle 20:24





Secondo me é il muro più duro d'Italia!!

Punto di partenza : Ovaro, 525 metri
Punto di arrivo : Zoncolan, 1735 metri
Chilometri totali : 10.5 km
Dislivello : 1210 metri
Pendenza media : 11,52%
Pendenza massima: intorno al 20%



Le pendenze chilometro per chilometro

. 0 - 1 -------.----8,0%
. 1 - 2 ------------7,5%
. 2 - 3 ------------9,0%
. 3 - 4 -.---------16,0%
. 4 - 5 -.---------15,0%
. 5 - 6 -.---------14,0%
. 6 - 7 -.---------14,5%
. 7 - 8 ---.-------13,0%
. 8 - 9 ----.------11,5%
. 9- 10------------7,0%
.10- - -------.--.-11,5%


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/02/2005 alle 20:32
lo zoncolan pero'la si puo'definire di certo piu'una vera e'propria salita che un muro e sicuramente a parte le scalate su fondo sconnesso di edelweiss-s.genesio presso bolzano e p.tomba-b.di forca in veneto,lo zoncolan da ovaro e'di gran lunga la salita piu'dura d'italia,se nn d'europa...nn vedo l'ora venga affrontata anche al giro,ma purtroppo continuano le difficolta'per trovare un'alternativa valida a questa galleria molto stretta e priva di luce negli ultimi duemila metri!!!

 

[Modificato il 25/02/2005 alle 20:35 by Pirata x sempre]

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Giuseppe Matranga

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Livello Marco Pantani




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  postato il 25/02/2005 alle 20:55
Beh se vogliamo essere "sadici", perché non fare un arrivo alle 3 Cime di Lavaredo??




 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 26/02/2005 alle 00:50
Originariamente inviato da laperla

Beh se vogliamo essere "sadici", perché non fare un arrivo alle 3 Cime di Lavaredo??



Alle 3 Cime di Lavaredo il Giro ci é già arrivato almeno un paio di volte alla fine degli anni 60. Anzi fu proprio sulle 3 Cime che Eddy Merckx si rivelò come grande corridore per le corse a tappe compiendo l'impresa che gli avrebbe permesso di vincere il suo primo Giro (e il suo primo GT in assoluto). Era l'anno di grazia 1968...

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/02/2005 alle 12:27
perche'sadici,sarebbe bellissimo...anzi credo sia difficile fare una tappa piu'dura e spettacolare di una splendida cavalcata dolomitica col duran o il cibiana,lo staulanza ma soprattutto il ritorno sul mitico giau(10.5km al9.5%...fin troppo sottovalutato)la picchiata sul diamante di cortina d'ampezzo,l'impegnativo tre croci ed appunto da misurina l'ultima scalata tanto cara a torriani con quegli ultimi terribili 4km e quel tornante al 20%!!!!

magari...

 

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Giuseppe Matranga

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/02/2005 alle 12:58
Io alle 3 cime ci sono salito a piedi... proprio per quel sentierino della foto... ma la strada per arrivarci in bici dov'è?
 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 26/02/2005 alle 13:04
Una salita breve ma terribile, oggi probabilmente non più praticabile, ma che vide l'arrivo di una tappa del Giro 1976, furono le Torri del Vaiolet.
Vinse lo spagnolo Gandarias davanti a Bertoglio.
Pirata mi sai dire qualcosa su questa salita?

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 26/02/2005 alle 16:14
Quando ho inserito questo thread, la mia intenzione era quella di portare un pezzetto di storia del pedale, prendendo spunto dalle foto sui "muri americani" di Laperla. Non era certo mia pretersa considerare il Muro di Sormano come la salita più dura, ma solo, come giustamente ha sottolineato Pirata, rimanere nel tema appunto dei "muri", da non confondere con quelle vere e proprie salite che han tracciato un'altra parte della storia di questo sport.
Ora, visto che su questo thread sono apparse le fascinose consistenze del Monte Zoncolan, delle Tre Cime di Lavaredo e delle Torri di Vaiolet, porterò qualcosa di interessante... In un caso (lo Zoncolan), con un riferimento che smonterà totalmente quello che fino ad oggi s'è sempre venduto o creduto....
Appena avrò finito un lavoretto tornerò dunque su queste pagine, aprendo un nuovo argomento...

A dopo.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/02/2005 alle 16:34
scusami ciclgian ma nn avevo letto il tuo post...cmq le torrie del vajolet-rifugio gardeccia e'una durissima salita,seppur abbastanza corta,tra l'altro proprio qui nel forum avevo auspiacato un ritorno su quelle spettacolari pendenze visto il recente accordo della rcs con la zona di falcade e la naturale e spettacolare conculusione in tal senso di un possibile tappone dolomitico con rolle,valles e s.pellegrino!

questa l'altimetria:
http://www.salite.ch/vajolet.htm

...certo anche qui Torriani,come sempre del resto,fu profeta del ciclismo e dello spettacolo sulle grandi salite(ricordo pochi anni prima l'epico arrivo sul grossglockner,una delle piu'dure salite austriache e d'europa)e che dovremo ancor di piu'ringraziare quando tra qualche anno,l'eccessiva evoluzione di materiali,strade(e nn solo..)ci"costringera'"(finalmente)al ritorno su queste mitiche vette!!!

 

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Giuseppe Matranga

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 27/02/2005 alle 09:27
Mi pare che il colletto del moro ed il sanmommè siano decisamente più duri delle 3 cime!
Non siamo più negli anni ottanta ove le pendenze a due cifre erano una rarità e quindi le 3 cime sono diventate un mito.
Una cosa è parlare dello Zoncolan o del muro di Sormano un altra di vajolet o Trecime (dure ma abbordabili) provate a chiedere ad un corridore se preferisce le Tre cime o la salita ai ghiacciai di Solden............

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 27/02/2005 alle 09:50
Originariamente inviato da Pirata x sempre

scusami ciclgian ma nn avevo letto il tuo post...cmq le torrie del vajolet-rifugio gardeccia e'una durissima salita,seppur abbastanza corta,tra l'altro proprio qui nel forum avevo auspiacato un ritorno su quelle spettacolari pendenze visto il recente accordo della rcs con la zona di falcade e la naturale e spettacolare conculusione in tal senso di un possibile tappone dolomitico con rolle,valles e s.pellegrino!

questa l'altimetria:
http://www.salite.ch/vajolet.htm

...certo anche qui Torriani,come sempre del resto,fu profeta del ciclismo e dello spettacolo sulle grandi salite(ricordo pochi anni prima l'epico arrivo sul grossglockner,una delle piu'dure salite austriache e d'europa)e che dovremo ancor di piu'ringraziare quando tra qualche anno,l'eccessiva evoluzione di materiali,strade(e nn solo..)ci"costringera'"(finalmente)al ritorno su queste mitiche vette!!!


Pirata, se non erro, quell'anno 1976 si arrivò (Torri del Vaiolet) a 2400 metri.
Quindi nel grafico manca la parte più importante della salita che ha percentuali di pendenza continue al di sopra del 20%.
Probabilmente la strada oramai è dissestata e non più praticabile.

P.S. Forse la memoria mi tradisce e può darsi che mi sbagli.

 

[Modificato il 27/02/2005 alle 09:52 by ciclgian]


 
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Livello Moreno Argentin




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  postato il 27/02/2005 alle 10:12
Sbagli.
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 27/02/2005 alle 10:59
caro lallo,
ho scalato in bicicletta le tre cime ,il colleto del moro e il ghiacciaio di solden e si sta parlando di cose diverse.
Il colletto è uno strappo durissimo di poco meno di 2 km, non in grado per la sua lunghezza di fare grandissimi distacchi; se ricordi la tappa di limone del giro della squalifica di garzelli, ricorderai che proprio per l' esiguità dei distacchi tra i migliori si ricompattò un gruppo di 25 elementi poco dopo.
le tre cime sono 4 km continui e duri, che richiedono uno sforzo più duro del colletto, anche se la pendenza massima è minore; per la loro collocazione geografica possono arrivare solo come arrivo di una tappa di montagna e ti assicuro che sarebbero molto selettive.
La salita al ghiacciaio di solden è un mostro estenuante per lunghezza e durezza;rientra a pieno titolo tra le grandi salite come agnello, fauniera , galibier,etc, etc.
Quando paragoniamo le salite dobbiamo tenere conto non solo della pendenza ma anche della lunghezza dello sforzo richiesto; infatti è la capacità dei muscoli a lavorare in acidosi lattica che contraddistingue i grandi scalatori e sono gli scatti ripetuti che possono mettere in difficoltà i passistoni con il tipo di preparazione e di aiuti di oggi (morris docet).
quindi io credo che una cosa sia un muro (sormano, la colletta, huy..)che richiede ai pro un impegno massimale di 15min massimo, una cosa le grandi salite che superano i 5 km (zoncolan, solden e forse anche le tre cime..)a che richiedono oltre 30min, ma nel caso di solden anche più, di sforzo.
Inoltre conta la collocazione delle salite nella tappa e le tre cime possono essere solo un arrivo..
La tappa che ha disegnato pirata sarebbe una favola....
ciao

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 27/02/2005 alle 11:07
Ciao Ciclgian,

ti sbagli sicuramente perché in quei paraggi non c'é nessuna strada che arriva a 2400 metri di quota. Lo stesso rifugio Vaiolet é a quota 2200 e ci si arriva a piedi a partire dal rigugio Gardeccia superando un dislivello di 200 metri o poco più. Dal rifugio Vaiolet puoi poi prendere a sinistra e arrivare al rifugio Carlo Alberto a quota 2600 o andare dritto e arrivare al Passo Principe, anch'esso a quota 2600. Ma si tratta di bellissimi percorsi per escursionisti.
In realtà il rifugio Gardeccia é situato in una conca dentro al Gruppo del Catinaccio ed é un punto di arrivo per le macchine.

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 27/02/2005 alle 11:13
E' vero Felice.
Pensa che quella salita l'ho fatta un paio di volte a piedi e sono arrivato ad ambedue i rifugi.
Si vede che la fatica di allora continua a produrre effetti nefasti sulla mia memoria.
Ciao.

P.S. Mi ricordo che c'era un servizio (un pulmino) che portava i turisti in cima alla salita.

 

[Modificato il 27/02/2005 alle 11:16 by ciclgian]


 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 27/02/2005 alle 11:36
Originariamente inviato da lallo

Mi pare che il colletto del moro ed il sanmommè siano decisamente più duri delle 3 cime!
Non siamo più negli anni ottanta ove le pendenze a due cifre erano una rarità e quindi le 3 cime sono diventate un mito.
Una cosa è parlare dello Zoncolan o del muro di Sormano un altra di vajolet o Trecime (dure ma abbordabili) provate a chiedere ad un corridore se preferisce le Tre cime o la salita ai ghiacciai di Solden............


Ciao Lallo,

questo tuo post mi ispira un paio di considerazioni. La prima é senz'altro un po' polemica.

Ci si puo' infatti chiedere cosa possa ben esser cambiato rispetto agli anni 70-80. Intanto stiamo parlando di ciclismo su strada, quindi la scorrevolezza del percorso c'entra poco. Non credo che le varie amministrazioni si siano messe a studiare e utilizzare asfalti speciali per far piacere ai corridori...
Il mezzo meccanico sarà pure stato migliorato, però stiamo pur sempre parlando di salite e di percorsi lunghi, quindi questo fattore non gioca un ruolo così importante come nelle cronometro.
E allora? Potenza dei metodi di "allenamento"...

Lasciando da parte la polemica, io sono convinto che se Merckx o Hinault corressero oggi non avrebbero bisogno di pendenze del 15% o più per rifilare ai loro avversari sonanti distacchi. Mi spiego: leggevo tempo fa su un sito francese il post di un tizio che diceva che Cunego ha fatto più Km di fuga solitaria in un solo Giro che Armstrong nei suoi 6 Tours. Esagerava certamente. Però é vero che gli attacchi di lunga gittata sono divenuti merce rara. E quando attacchi solo sull'ultima salita, difficilmente scavi distacchi abissali...

Staremo comunque a vedere. Che distacchi ti aspetti tu dal Sanmommé? 30 secondi? 1 minuto?

Ciao!

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 27/02/2005 alle 13:28
caro lallo ti ha ben risposto mestatore che le ha fatte tutte queste salite(un grande a scalare"i ghiacciai di solden"!!!)ma a parte che fu cmq torriani(in collaborazioe con castellano)a far transitare la rosa sul sammome',ma nn prendi in considerazione un fattore importante per nn dire determinante:l'altitudine!
le prime due salite nn raggiungono i mille metri(il sammome'supera di poco i 500),la seconda supera addirittura i 2300,quindi l'ossigeno e'molto piu'rarefatto e,seppur poco praticante,immagino quanto cio'renda molto piu'dura una scalata,seppur abbastanza simile(basta pensare al mondiale di bogota')!
ti riporto inoltre,dal sito di salite(livio)cui riporto le altimetrie di gran parte delle salite prese in esame i dati su un raffronto tra colletto del moro e tre cime di lavaredo(il sammome'purtroppo nn c'e'):

http://www.salite.ch/lavaredo1.htm
indice di difficolta'104.62(che arriva a 111 calcolando la salita da misurina-c.s-angelo)

http://www.salite.ch/moro.htm
indice di difficolta 91.04


ciao


 

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Giuseppe Matranga

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Livello Hugo Koblet




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  postato il 27/02/2005 alle 17:46
D'accordo con Pirata. Il Colletto e il Sammomme, sono ad una quota quasi"ridicola" se conferontate con le trecime. Non si possono confrontare salite del genere, la Trecime non posso che essere un arrivo di una tappa di montagna; le latre due possono anche essere salite interlocutorie.
Tornando sullo Zoncolan, beh il kaiser è durissimo ma dire che è la salita più dura d'europa è un pò esagerato.
Forse è la salita più dura d'europa che si possa inserire in un ghrna giro, perchè non si potrebbe certo fare l'edelweiss in un giro.
Ciao

 

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 27/02/2005 alle 20:47
Colletto e sanmommè sono (sul sanmommè mi riferisco a ciò che è stato riportato) devastanti nei 2Km (molto più delle tre cime) entrambi sono brevi ma secchissimi . Sono d'accordo invece sull'altitudine ma, evidentemente, se in questo giro di colletto e SanMommè non parla nessuno a favore di altre salite, allora anche le TreCime non vanno sovrastimate (rammento che Le Pmax sono inferiori alle altre due salite e non vi è una sensibile differenza in lunghezza dei tratti duri). Negli anni ottanta a parte rare escursioni su Stelvio, Gavia, trecime e SFermo il 'must' delle salite era il Pordoi!!
Oggi colletto e sanMommè passano inosservate (e ci metterei pure meltina).

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 28/02/2005 alle 10:14
Ciao Lallo,

sembra proprio che tu voglia sostenere che, mentre negli anni 80 si poteva fare selezione su salite al 7-8%, adesso se la pendenza non é del 15% non se ne parla nemmeno.

Ti invito allora a rispondere alla mia domanda: cosa pensi che sia cambiato tra il ciclismo degli anni 80 e quello dei giorni nostri?

Perché sai, se si vuole porre rimedio a qualcosa, e di questo qualcosa non se ne conosce la ragione, spesso il rimedio proposto é peggio del male...

Ciao!

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 28/02/2005 alle 11:36
Sopra avevo anticipato un prossimo thread su Zoncolan, Tre Cime di Lavaredo e Torri del Vaiolet. Non mi sono scordato e l'ho pure scritto, ma porcaccia e superporcaccia la miseria, ieri sera, fra salti di luce e caos con winword, ho perso tutta la parte finale. Appena avrò tempo lo posterò.

Sull'interessante interlucuzione fra Lallo e Felice di questo post, brevemente mi sento di dire, alla luce di confronti coi costruttori relativamente agli strumenti da strada, che il progresso della bici dagli anni '80 ad oggi, non supera il 10%. L'asfalto sui colli contiene, limitatamente ad alcune salite, un miglioramento contenuto nel 5%, ed il resto lo lascio immaginare.....
Qualcuno lo spiega solo col miglioramento dell'allenamento e dell'alimentazione....ma crederlo è ben difficile....

Morris

 

[Modificato il 28/02/2005 alle 11:42 by Morris]


 
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Livello Moreno Argentin




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  postato il 28/02/2005 alle 11:48
Dagli anni 80 a oggi sono cambiate le salite.
Oggi si possono affrontare salite più dure (e per questo il ricordo di Morris sul muro di Sormano è fantastico...pensare che allora affrontassero una rampa del genere...) mentre sul Pordoi non si stacca più nessuno e Trecime o colletto sono troppo brevi per produrre selezioni consistenti. Così, finalmente, gli organizzatori cominciano ad adeguarsi inserendo gli Angliru, i Mortirolo, I Solden, i Finestre gli Agnello, I Fauniera etc... (Nessuna di queste strade è stata mai percorsa negli 80 e tutte queste strade sono di categoria superiore a Stelvio, Gavia, etc...)
Tutto qui. Io non intendevo proporre niente solo invitare a non sovrastimare le TreCime.

 
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Livello Hugo Koblet




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  postato il 28/02/2005 alle 12:39
Io penso che non siano cambiate le salite, o la preparazione o le strade. O meglio si è migliorato in diversi ambiti ma la differenza la fà il modo di correre. Se c'è meno selezione di una volta è perche ora si corre a tutta solo l'ultima salita o quasi e di conseguenza la difefrenza si vede. Le fughe a lunga gittata none sistono quasi più mentro fino a 10 anni fa erano quelle che facevano al differenza! e il ciclismo era più bello da vedere.
Perciò ben vengano le salite dure o durissima, ma ricordiamoci che queste "impediscono" o meglio frenano i corridori sulle rpecedenti ascese.

 

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Livello Marco Pantani




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  postato il 28/02/2005 alle 14:13
Mi riallaccio a quanto scritto da Morris per precisare il mio pensiero.

Se c'é stato un appiattimento di valori del 15%, ciò vuol dire che una salita che permetteva ad uno scalatore di staccare un passista di 2 minuti, dovrebbe oggi permettere un distacco di 1 e 40. Considerando un ulteriore appiattimento dovuto alla migliore alimentazione e ai migliori metodi di allenamento, possiamo scendere a 1 e 20 o a 1 e 30. Se si scende a zero, allora vuol dire che c'é qualcosa che non va, che il gioco non é regolare, che gli "aiutini" che sono sempre stati usati sono diventati degli "aiutoni". Se questa é la situazione, allora il rimedio consiste nel combattere gli aiutoni. Indurire i percorsi in questo caso servirebbe solo a far fare un uso ancora più massiccio di doping, senza cambiare fondamentalmente la situazione. A questo pensavo quando dicevo che il rimedio può essere peggiore del male.

Quella sopra é la visione pessimista della situazione. Ma si può anche provare ad avere una visione più ottimista.

In fondo siamo un po' succubi del ciclismo degli Armstrong e degli Ullrich, un ciclismo che si basa su due postulati:
1) Una grande corsa a tappe si vince a cronometro.
2) Si può eventualmente anche vincerla in montagna, ma, in questo caso, la tattica é rigorosamente la seguente: squadra in testa al gruppo a tenere alta l'andatura per tirare il collo al plotone fino all'ultima salita; attacco sull'ultima salita a circa 5 Km dalla cima. Punto. Mai una variante, mai un po' di fantasia. Niente di niente.

E se quello che manca fosse un campione vero? Quante volte Merckx ha fatto il vuoto alla Sanremo attaccando sul Poggio? Diciamolo subito a scanso di equivoci: non é che per i corridori di quegli anni il Poggio fosse una muraglia insormontabile. Salitella é e salitella era. Ma a Merckx bastava: aveva lo scatto, la potenza, il tempismo per farla bastare. E se a qualcuno venisse in mente che i suoi avversari erano dei brocchi, consiglio di andare a leggere alcuni posts di Morris al riguardo. No, aveva dei grandi avversari, ma lui li staccava sul Poggio...

Per venire a tempi più recenti, Cunego ha ben fatto la differenza al Giro, però non ha aspettato l'ultima salita per scattare. Per questo ripeto: se nel plotone ci fosse un tipo come Hinault, tanto per citare un corridore dei primi anni 80, beh sono sicuro che lui non avrebbe bisogno di pendenze iper-alte per fare "il buco"...

PS X Cimospa: da quanto sopra segue che sono d'accordo con quanto dici.

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 28/02/2005 alle 15:30
L’intervento di Felice mi ha fatto venire in mente quanto mi disse un giorno, neanche tanto lontano, un ex ottimo corridore: "Quando Merckx si metteva in testa al gruppo, in coda lo sentivi. Nascevano delle file indiane e cominciavi a succhiare le ruote. Vedi, ai miei tempi c’era Eddy che aveva i 62 naturalmente nelle gambe, una ventina coi 60 e gli altri a 48. Oggi sono in 80 ad avere i 50 e vanno avanti come muli senza fantasia. E’ ovvio che le corse siano monotone. Se vuoi divertirti con dei campioni veri fai fatica. Io, a parte Pantani, dei gran fenomeni non ne vedo!"

Sarà una dichiarazione, con una tinta un po’ estremistica, ma non credo molto distante dalla seconda parte della disamina di Felice.....

Sembra un "Elogio della mediocrità" di Aranciata memoria .....

Morris


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 28/02/2005 alle 16:38
Il proverbio dice che se la montagna non va da Maometto, è Maometto ad andare alla montagna, difficile dunque che siano le salite ad essere cambiate, non vedo come.
Il problema riguarda comunque soprattutto il Tour.
Purtroppo la cultura ciclistica in Francia è collassata, sono convinti che i propri corridori non vincano più solo perchè all’estero il doping è assai più praticato.
Non si accorgono di quanto iniqua sia diventata la grande-boucle spaventosamente propizia ai passistoni, ed essendo il Tour la corsa più importante del mondo siamo talvolta indotti a credere che non solo il Tour sia malato ma con esso tutto il ciclismo.
È cambiata la chimica al servizio dei passisti, i quali hanno più muscoli sui quali lavorare ed in altura, dove l’ossigeno scarseggia, beneficiano del "rabbocco" sicuramente più di quei fuscelli chiamati scalatori.
Cambiano dunque un pochino gli asfalti e tantissimo i corridori, ma il Tour rimane lo stesso.
Io lascerei agli organizzatori il privilegio di spremere l’evento fino all’ultimo centesimo, ma gradirei una commissione tecnica (dell’UCI, ma sto fantasticando) che ponesse termine all’ignoranza palesata dalla ASO.
Vogliono la cronosquadre? Benissimo, ma i kilometri a cronometro della grande boucle non devono essere complessivamente più di 80 o 90 (tipo 50 a squadre più 40 individuali), se li giostrino poi come preferiscono.
Vogliono che i primi otto giorni di corsa siano un tavolo da biliardo? Non se ne parla, obbligatoria almeno una salita di prima categoria (se non addirittura hors catégorie) sul finale di una tappa.
Le montagne finiscono tra la quattordicesima e la sedicesima giornata? Ma siamo pazzi? L’ultima salita deve essere alla diciottesima giornata e dopo di essa non ci deve essere alcuna frazione a cronometro.
I tempi cambiano, la chimica fa progressi e il Tour sembra gestito dall’uomo di Neanderthal.
Per certi versi il mondiale soffre della stessa malattia, sta diventando una corsa patetica e prevedibilissima.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 28/02/2005 alle 18:49
Scusate, forse è difficile capire la pertinenza del mio ultimo post rispetto all’argomento "salite selettive", me ne sono accorto solo ora.
L’obbiettivo era contestualizzare la salita, valutarla secondo il programma di corsa nel quale viene inserita, perchè i corridori badano a questi aspetti, inutile sottolinearlo.
Credo che in Italia la ricerca di salite particolari sia una stimolante caccia alla novità, non credo alla necessità di cercare nuove salite particolarmente selettive, credo alla necessità di cercare nuove salite punto e basta, per alimentare l’interesse degli appassionati verso la corsa.
Sarebbe il Tour a dover cercare nuove rampe e riscoprire quelle colpevolmente trascurate, invece pare più immobile di un mammuth nel permafrost.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 28/02/2005 alle 20:12
D'accordo con Felice riguardo Merckx
Un po meno su Hinault
Nelle gare a tappe sono stati rari i suoi attacchi da lontano , se si esclude lo Stelvio '80 e l'attacco con zoetemelk vicino a Parigi direi rarissimi
Hinault era un corridore molto intelligente , sceglieva gli appuntamenti (al contrario di Moser e Saronni , a tutta tutto l'anno)
Dominava le cronometro ma non era sicuramente un corridore molto offensivo (Alla Merckx , Coppi , Pantani ..)

Aranciata , la carovana pubblicitaria passa a fatica sul Ventoux figuriamoci su salite come il Mortirolo .
La strada del Tourmalet continua fino all'osservatorio (2800 metri) , sarebbe sicuramente piu' spettacolare de La Mongie ed invece..
Poi a E.T. non piacciono le salite oltre l'8 % di pendenza (forse i troppi kiki) dunque difficile che ci siano
Una delle poche volte che E.T era in difficoltà , e' stato sullo Joux Plane , una salita perennemente oltre il 9 di media

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 01/03/2005 alle 20:51
Caro Forzainter (per inciso anche questo 2005 non promette nulla di buono per la nostra beneamata...:mad, è vero che la carovana pubblicitaria del Tour, ha delle esigenze che spesso di scontrano col vero spettacolo del ciclismo. Ma la ragione più vera, perlomeno per gli ultimi sette anni, sta nelle ......allergie del Sire ET e di quel ciofo-trattore con relativo aratro del terreno ciclistico, che in orrida sigla si può firmare JML. Ovvero la CIA o il KGB del pedale.... altro che Verbruggen!

Ciao ForzaInter e speriamo nella Champions, per planare almeno nella Coppa Italia...

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/03/2005 alle 13:17
ma la strada che porta all'osservatorio sul tourmalet e'completamente asfaltata(pic du midi-2637mt)???
ci sono sempre il puy de dome,il col du granon,la bonette,il parpaillon,col de la sarenne,le collet d'allevard,le port d'aula,la colombiere',mont du chat,la croix de feissons....insomma basta avere coraggio e nn puo'la carovana pubblicitaria bloccare il tutto(anche perche'su molte di queste vette ci passerebbe eccome)!!!
il vero danno,come sapientemente ricorda morris,e'l'immobilismo del suo direttore!!!

 

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Giuseppe Matranga

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/03/2005 alle 19:17
Si pirata la strada all’osservatorio è asfaltata , ma è privata (come quella della Puy de Dome) ma per il Tour non ci dovrebbero essere problemi ( se si vuole..)
Il Parpaillon non è asfaltato ( e in vetta c’e’ una galleria molto piu’ pericolosa di quelle dello Zoncolan)
Grand Colombiere e Relais du Chat nessun problema , manca solo la volontà di Leblanc
Sarenne , cambia poco rispetto all’alpe d’huez (gia’ fatta negli anni 70)
La Bonette , difficile che il tour ci passi visto che non si fa mai tappa nelle alpi-marittime (nizza) , e lo chiamano tour de france ( corsica mai una tappa..)
L’allevard e Feissons non le conosco , dove si trovano
L’aula non so sicuro sia asfaltato
Bello anche il Portet (arrivo al posto del Pla d’adet)

Morris d’accordissimo con te su Inter e JML
Comunque la speranza di andare ad instambul c’e’ l’ho ancora ( ce l’avevo anche a Dortmund , Manchester..). La coppa italia mi andrebbe benissimo

JML ama i cronoman (i corridori completi secondo lui) , normale che non inserisca salite cattive .

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/03/2005 alle 19:54
ciao forzainter....la salita de la croix de feissons sale da moutiers,su una strada strettissima(nn so se completamente asfaltata),ma per esempio li vicino vi e'la durissima salita di notre-dame du pre,di certo perfetta per rendere piu'dura e spettacolare un'eventuale tappa con la madeleine e l'arrivo a la plagne,meribel-mottare,piuttosto che courchevel o meglio ancora val thorens!
la salita del le collet d'allevard sale dal paese omonimo(vicino chambery)ed e'molto molto impegnativa...ma ve ne sarebbero molte altre penso per esempio,per omaggare colui che ha aperto questo bellissmo thread ed il suo piu'bel fiore ciclistico l'immensa fabiana luperini alla salita(parallela all'halpe d'huez)di vaujany,ma anche per rimanere in zona con la tua ottima segnalazione del portet nei pirenei,penso all'ascesa al lago d'aumar dalla stratransitata saint-lary soulan,ma anche alla bavella in corsica,al col du pradel e tante altre...insomma basta avere coraggio e soprattutto nn remare contro,per interessi economici,allo spettacolo!!!
che dire di una tappa madeleine,croix-du fer,galibier,a l'arrivo a serre chevalier-col du granon...credo sia difficile fare di meglio anche per l'italia o la spagna che hanno cmq salite cosi dure in quantita'di certo industriale rispetto alla francia che pero'presenta la maggiore difficolta'nella incredibile lunghezza di valici alpini e pirenei e ripeto,osando un po'e privilegiando l'aspetto tecnico al resto potrebbe fare decine di percorsi diversi e assolutamente entusiasmanti!!!

riporto qualche altimetria della salite sopra citate(col permesso di admin e di livio):

http://www.salite.ch/notredame.htm

http://www.salite.ch/granon.htm

http://www.salite.ch/bavella1.htm

http://www.salite.ch/aumer.htm

http://www.salite.ch/vaujany.htm

http://www.salite.ch/allevard.htm

ma soprattutto"il mito":

http://www.salite.ch/puy.htm

volendo da poter fare anche al penultimo giorno di corsa...


 

[Modificato il 04/03/2005 alle 14:32 by Pirata x sempre]

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Livello Bernard Hinault




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  postato il 03/03/2005 alle 21:50
per mestatore
mi descrivi per piacere la salita di solden sia per pendenze che per panorami...
perchè so che è un vero e propio mostro..

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 03/03/2005 alle 23:01
Per Pirata e ForzaInter....
Avete accennato alla cima del Tourmalet. Bene, il Tour Femminile, sovente, ha fatto tappa su quel mitico colle, superando di circa cinque chilometri la località de La Mongie, fino a Pic du Midì.
Su quella cima, Fabiana Luperini, la preferita di Pirata Giuseppe, ha compiuto una delle sue straordinarie imprese e nel 2000, un duo a me caro che assieme a Fabì compone un terzetto che ha tanto significato nella mia carriera, fece un'impresa che nella storia del ciclismo femminile, non è mai stata eguagliata... Le due sono Joane Somarriba ed Edita Pucinskaite...

Riporto qui il file originario e non corretto (quindi perdonate gli strafalcioni) dell'impresa di Fabi nel 1996, poi finito su un libro nel 2002. A questo aggiungo il riporto sull'acuto delle punte della mia squadra d'allora, trasmesso in italiano e tradotto in inglese, pubblicato il 12 agosto 2002 su Cyclingnews.com.

Morris

Pic du Midi Tourmalet 17 agosto 1996

La Loures-Barousse-Pic du Midi, coi suoi 110 chilometri, prima di giungere fin sulla vetta pirenaica e con alle spalle la fatica della cronometro più lunga della storia del Tour, avrebbe dato sicuramente un segno tangibile dei valori in gara. L'intensità emotiva della sconfitta nella crono che le rendeva ben 4'05” da recuperare a Jannie Longo nel “foglio giallo” e la consapevolezza di avere il ginocchio sinistro acciaccato dalla caduta di Pieve di Soligo, al punto di spingerla ad usare tantissimo la sola gamba destra, resero Fabiana nervosissima. Ricordava i test svolti sul Monte Serra solo dieci giorni prima, con risultanze incredibili, visto che si era migliorata di un minuto abbondante su quelli svolti alla vigilia della partenza per il Tour nel 1995. Ripensava alla facilità con la quale aveva corso la "maledetta premondiale" che pure aveva stravinto e ripensava a cosa avrebbero potuto scrivere i giornali se non fosse stata capace di staccare la leggendaria avversaria sui pendii della principale vetta pirenaica. Aveva puntato tutta la stagione sul bis al Tour, al punto di rifiutare le Olimpiadi, ma sentiva che una strana sfortuna la stava perseguitando, proprio nei giorni in cui si sentiva forte ed in forma come mai le era capitato. In quel vortice di timori e agitazioni che nemmeno la "sorella" Roberta Bonanomi, sua compagna di camera, riusciva a placare, si presentò al via della tappa che sarebbe terminata in cima al Tourmalet. Nona in classifica, Fabiana, non doveva guardare solo alla Longo, davanti a lei, stavolta, c'erano atlete di valore, in grado pure di tenere
in salita. Di queste meritavano attenzioni la Zabirova che, col fiammante Titolo Olimpico e la seconda posizione nella generale, poteva trovare la condizioni psicofisica per dimostrare sulle pendenze di quel mitico colle, quanto di buono possedeva sul passo, ed un'altra russa, la Boubnenkova, una che sulle ascese pur non valendo una "Fabi" normale, apparteneva comunque alla prima schiera delle sue inseguitrici. Accanto a loro vi era poi da temere l'incognita della tedesca Hanka Kupfernagel, una ragazza coetanea della Luperini, tante volte iridata fra le junior, la quale in giugno aveva vinto alla grande nell'Isola di Man, su un percorso molto duro, gli Europei Under 23 e si annunciava particolarmente agguerrita. Non solo Longo, dunque. La tappa iniziò all'insegna del controllo italiano, allo scopo di tenere il gruppo unito fino ai piedi del Tourmalet. Ma la tenaglia alla corsa delle azzurre, venne ben presto rotta una prima volta per una foratura di Fabiana che, di lì a poco, mise il piede a terra una seconda volta a causa di una catena impazzita che non voleva sapere di stare al suo posto. Mentre scorrevano i chilometri resi più lunghi dai continui inseguimenti a cui furono costrette le azzurre per portare la capitana in gruppo, "Fabi" si ritrovò di nuovo ferma per quella maledetta catena. Ancora inseguimenti e poi ancora stop per altre due volte, sempre per quel maledetto guasto. Risolto finalmente il problema meccanico e quando già l'orizzonte di gara stava per assaggiare le prime pendenze del mitico Tourmalet, un improvviso scarto del gruppo ancor compatto, provocò una caduta nella quale, purtroppo, fu coinvolta anche la Luperini, proprio nella parte già infortunata. Il dolore lancinante provocò una violenta reazione di "Fabi" che, come Fausto Coppi nella Rouen-St Malò del Tour 1949, prese la sempre amatissima bicicletta e la scagliò a terra. Sconfortata da quella serie di sfortune, urlando e piangendo contemporaneamente, Fabiana si pose sul ciglio della strada cercando l'ammiraglia per ritirarsi. Si fermarono Roberta Bonanomi e Alessandra Cappellotto per aspettarla e ripartire con lei, ma la campionessa italiana era in preda ad una crisi nervosa che solo i pugni sulla sella e le frasi minacciose delle compagne seppero incrinare.
"Vuoi farci andare in malora tutta la fatica che abbiamo fatto. Prendi la bici e vai a vincere la tappa! Scordarti il dolore e pensa alla salita" - gli dissero inferocite le compagne. E le loro frasi ebbero un potere taumaturgico perché "Fabi", che a quelle due "sceriffe" doveva tanto ed a cui voleva bene, riprese la bici e ripartì. Pian piano risalì il gruppo mentre le pendenze del Tourmalet cominciarono a farsi sentire. Spingendo più sulla gamba destra ricominciò la sua danza, portando la sua bicicletta a riprendere il primo posto di un "grosso" tanto assottigliato. Si voltò e vide le giovani Zabirova e Kupfernagel annaspare, mentre Longo, Bubnenkova e le gemelle Polikievichute guardavano il sangue che scorreva dalla sua coscia sinistra. Si sentivano sicure perché la "regina dei monti", così ferita, non poteva certo seppellirle di quei distacchi che era abituata a dar loro. Si sentivano vicine ad un insperato arrivo con Fabiana, nella montagna che l'anno precedente aveva suggellato il dominio d'altri tempi della "petite poupée italienne". Ma il loro ottimismo non aveva fatto i conti con la classe e la forma di quella grande scalatrice.
Con una gamba forte ed una da far riposare, “Fabi” riprese la seconda recita di quella “danza di montagna” che solo la sua immanenza sapeva esprimere. Il suo passo sui pedali, pur un poco claudicante per la forzata debolezza della parte sinistra e di quel ginocchio, si fece ugualmente infernale e Fabiana s'involò per l'ennesima uccisione del normale. Lei, la "donna sola al comando", ancora una volta stava guidando il suo pennello sull'orizzonte delle bellezze di questo sport per sublimarsi ruggendo cultura. Era ferita nel corpo, ma nell'animo aveva ancora immensi spazi per seppellire le avversarie e per gridare al mondo, che una campionessa come lei poteva vincere anche con una gamba sola. E lo fece Fabiana, lo fece, eccome!
Arrivò a Pic du Midi, in cima a quel Tourmalet che pur non essendo più la polverosa e soffocante salita di Bartali e Coppi, rimaneva pur sempre una grande ascesa capace di stringere le gole, per il mito di cui sarà perennemente intrisa. Ancora una volta l’asperità che fece conoscere al mondo Vicente Trueba, la "pulce dei Pirenei", diede alla "petite poupée italienne" i segni della divinità che l'avevano fatta predestinata agli altari della leggenda. Era sempre "Fabi" a sconvolgere le logiche, stavolta inzuppate di sofferenze e ferite; era sempre lo scricciolo di Cascine di Buti, a consegnare al volgo ciclistico il dono dell'immenso, lustrato dalle lacrime che ringraziano il fato d'aver visto e vissuto. Era quella farfalla vicina al ritiro a far capire che......si può, quando il sangue blu scorre nelle vene e si é la "donna sola al comando”. L'esterefatta Longo giunse a 2'29", nonostante, e lo dimostreranno i giorni seguenti, avesse messo sulla bici la disperazione di quella sua leggenda che la "bambina" le stava offuscando ogni giorno. Sgranate da distacchi pesanti come tonnellate tutte le altre "big", fra le quali le umiliatissime giovani Zoulfia Zabirova giunta a 11'43", Kupfernagel a 14'06" e la francesina Chevanne Brunel a 17'03". Un trionfo che non significava il Tour, perchè la Longo aveva ancora la maglia gialla con 1'31" su Fabiana, ma il segno evidente che la campionessa italiana era mostruosamente competitiva, pur "rattoppata". Probabilmente quel giorno a Pic du Midi, le altre capirono intimamente che ancora una volta dovevano correre per il posto d'onore. Sapevano troppo bene che i 2802 metri del Col de la Bonnette, la salita più terribile mai proposta ai ciclisti nella storia di questo sport, avrebbe portato quel fenomeno piovuto sulla terra a seppellirle di palate di minuti o, addirittura, a cacciarle fuori tempo massimo. E fu proprio la Bonnette, a far parlare una comunque sempre imbronciata Fabiana alla selva di giornalisti che le posero davanti la bocca microfoni e taccuini, poco dopo la straordinaria vittoria sul Tourmalet. "Con la sfortuna che ho avuto oggi, non posso imprecare se non ho conquistato la maglia gialla. Quella me la prenderò con gli interessi sulla Bonnette!". Con quella frase aveva detto tutto e andò a sfogare l'immanente rabbia in ammiraglia, per l'ennesimo trasferimento.
Dopo poco il cellulare di “Fabi”, squillando, le donò un lieve sorriso, era Amadori che le faceva i complimenti.
"Che giornataccia Marino, ho messo sei volte il piede per terra, il ginocchio mi fa un po' più male di prima e la gamba sinistra è tutta ammaccata, perché ci son caduta di nuovo. Ma non demordo perché fra cinque giorni c'é la Bonnette".
"E tu sei in grado di distruggerle tutte anche con una gamba sola. Ci sarò anch'io lassù a vederti" - concluse Amadori, convinto di darle una notizia che le avrebbe fatto piacere.
Ma quel colle tanto aspettato ed imperioso, dove se alzi una mano puoi far il solletico alla Luna, non fu scalato per una cupa decisione dell’organizzazione. Fabiana conquistò la gialla sul Valberg, ed uccise il Tour, fra le lacrime, sul Vars e sulla sua “abituale dimora” di Voujany.


Grande Boucle femminine 2000
Stage 7 - August 12: Tarbes - Tourmalet, 83.5 km
Somarriba and Pucinskaite conquer the Tourmalet (Pic du Midi)


Spaniard Joane Somarriba took over the lead in La Grand Boucle Feminine today after the race finish atop the mighty Tourmalet climb in the Pyrenees. Somarriba arrived with her Lithuanian Alfa Lum teammate, Edita Pucinskaite, a minute ahead of the nearest chaser, Séverine Desbouys of the French National team. Pucinskaite won the stage, but Somarriba took yellow with the two now having a commanding grip on the race.
The average speed for the 83.5 kilometre stage was 29 km/h, a test to its difficulty with the final 17 km climb of the Tourmalet predictably shattering the field. 27 riders were together at the bottom of the climb, but this was reduced to six with 10 kilometres to go (Polkhanova (Edilsavino), Pucinskaite, Somarriba, Luperini (Gas), Desbouys and race leader Polikeviciute (Acca Due O)). a kilometre later, Sommariba and Pucinskaite launched their decisive attack and rode away from the rest, with Polikeviciute eventually losing 3'35 and the overall lead.
Polkhanova and Desbouys dropped Luperini, while Fany Lecourtois (Alfa Lum) bridged up from behind. The race finished in typical Pyreneean weather - wet and foggy, and Desbouys took third place alone, and moved into third overall.
Tomorrow will a split day, with an 88.5 km stage between Rocamadour and Sansac-de-Marmiesse in the morning, followed by 62.5 km between Jussac and Ydes in the afternoon.
Results
1. Edita Pucinskaite (Ltu) Team Alfa Lum 2.52.12
2. Joane Somarriba Arrola (Spa) Team Alfa Lum
3. Séverine Desbouys (Fra) French National Team 1.04
4. Valentina Polkhanova (Rus) GS Edil Savino 1.21
5. Fabiana Luperini (Ita) Gas Sport Team 3.15
6. Fany Lecourtois (Fra) Team Alfa Lum 3.21
7. Géraldine Loewenguth (Fra) French National Team 3.35
8. Jolanta Polikeviciute (Ltu) Acca Due O Lorena
9. Alessandra Cappellotto (Ita) Gas Sport Team 4.01
10. Tatiana Stiajkina (Ukr) Acca Due O Lorena 4.38
11. Svetlana Boubnenkova (Rus) GS Edil Savino 4.39
12. Daniela Veronesi (Smr) Team Alfa Lum 4.41
13. Rasa Polikeviciute (Ltu) Acca Due O Lorena 4.49
14. Mirjam Melchers (Ned) Netherlands National Team 5.04
15. Cindy Pieters (Bel) Vlaanderen 2002 5.53
16. Zoulfia Zabirova (Rus) Acca Due O Lorena 6.51
17. Roberta Bonanomi (Ita) Gas Sport Team 7.31
18. Marianna Lorenzoni (Ita) Team Aliverti 7.44
19. Bogumila Matusiak (Pol) SC Michela Fanini 8.01
20. Judith Arndt (Ger) German National Team 8.13
21. Chantal Daucourt (Swi) Inter-Europe GSO 8.21
22. Zinaida Stagourskaia (Blr) SC Michela Fanini 8.31
23. Susanne Ljungskog (Swe) Team Aliverti 9.06
24. Elisabeth Chevanne-Brunel (Fra) French National Team 9.17
25. Margaret Hemsley (Aus) AIS Australia 11.25

 
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Livello Alfredo Binda




Posts: 1101
Registrato: May 2004

  postato il 03/03/2005 alle 23:22
A Morris:

Cito le tue parole
"Vedi, ai miei tempi c’era Eddy che aveva i 62 naturalmente nelle gambe, una ventina coi 60 e gli altri a 48. Oggi sono in 80 ad avere i 50 e vanno avanti come muli senza fantasia. E’ ovvio che le corse siano monotone. Se vuoi divertirti con dei campioni veri fai fatica. Io, a parte Pantani, dei gran fenomeni non ne vedo!"


Hai perfettamente ragione su Pantani. Un altro corridore che se avesse avuto un carattere diverso avrebbe potuto fare un enorme differenza è stato Gianni Bugno, uno dei talenti inespressi più grandi della storia del ciclismo.
Assieme a Pantani è stato il corridore che credo avermi dato da quando seguo il ciclismo (1990) l'idea di essere il più forte o comunque quello in grado di fare la differenza.
Mi spiego: ho visto corridori fortissimi come Indurain, Armstrong e Museeuw (che non mi stanco di dire essere stato il mio corridore preferito), ma la forza incredibile di Pantani e Bugno non l'ho vista in nessuno.
Pantani è stato scalatore incredibile, ma Bugno in volata e in pianura era qualcosa di altrettanto spettacolare, peccato che evidenti limiti caratteriali e l'ostinazione a volere vincere il tour lo abbiano frenato in altre terreni.
Ricorderò una tappa del 1994 al Giro (non ricordo che tappa fosse, ma era un arrivo in salita nella prima settimana): Bugno si mise in testa per tirare la volata ad Abdujaparov, ad un certo punto si voltò e vide che aveva scavato il vuoto attorno a se e in poche centinaia di metri accumulò 20" sul gruppo. Solo un intervento in prima persona della maglia rosa Argentin riuscì a limitare i danni.
Questo episodio è emblematico per capire la grandezza e i limiti di Bugno, talmente forte da staccare tutti senza accorgersene, ma anche così folle da non capire, essendo così forte, che in carriera avrebbe potuto spesso osare di più.

Pantani senza la sfortuna che l'ha attanagliato avrebbe vinto 5 Giro d'italia e 2 o 3 Tour de France; Bugno con un carattere diverso avrebbe vinto 5 volte di fila il campionato del mondo. Peccato.

 

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  postato il 04/03/2005 alle 14:49
splendidi questi ricordi grande morris...ancora una volta GRAZIE!!!
...ed a leggere queste bellissime imprese mi vien un po'di nostalgia nel pensare che qualche anno fa il tour femminle prevedeva scalate come il tourmalet,la bonnette,valberg piuttosto che vaujany ed altre mitiche vette prima che che durissime salite che farebbero invidia anche al tour maschile mentre oggi,come successo l'anno scorso,e'stata addirittura cancellata la prova transalpina!!!
sai quali sono stati i problemi....e se quest'anno potremo rivivere tali affascinanti sfide???

 

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Giuseppe Matranga

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  postato il 05/03/2005 alle 10:32
Carissimo Giuseppe, si, è vero, il Tour de France femminile, costretto a chiamarsi Grande Boucle Fèminine per l’ostracismo dimostrato da la "Société du Tour de France" verso Pierre Boué l’organizzatore della versione femminile, non s’è svolto nel 2004. Come tutto il ciclismo femminile, organizzazioni ovviamente comprese, questa manifestazione ha pagato la complessiva crisi che coinvolge il settore. Il Tour in maniera totale purtroppo, fino a far saltare sia l’organizzatore, sia la manifestazione.

Per il 2005, è prevista una nuova versione del Tour che si chiamerà "La Route de France Feminine" , in programma dal 6 al 14 agosto. Di itinerari e percorsi non si sa ancora nulla, se non che nello staff che la promuoverà sulle strade, c’è Aline Camboulives, una francesina che da poco ha appeso la bici al chiodo, famosa più che per le sue performance (assolutamente normali anche se per anni ha fatto parte della nazionale francese), per la sua avvenenza e per i tratti che ricordano un’attrice che a me piaceva moltissimo: Raquel Welch.

Eccola....



A presto....

Morris

 
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