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Autore: Oggetto: Colonna Sonora & Gusti Musicali

Livello Rik Van Steenbergen




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  postato il 23/03/2007 alle 23:59
Approfitto di questo thread musicale per fare una domanda,come si chiama l'album di Robbie Williams che contine She is Madonna???
 
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  postato il 24/03/2007 alle 01:18
Originariamente inviato da 21marco21

Approfitto di questo thread musicale per fare una domanda,come si chiama l'album di Robbie Williams che contine She is Madonna???


Rudebox (2006)

 

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Vorrei morire in bici, in un giorno di sole, dopo aver scalato una di quelle montagne che sembrano protendersi verso il cielo, mi adagerei sull'erba fresca senza rimpianti, attendendo con serenità il compiersi del mio tempo. Non importa se sarà ...oggi o tra cent'anni, avrò in ogni caso trovato il mio giorno perfetto.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2007 alle 01:19
Originariamente inviato da Subsonico

Io invece sto ascoltando i 3 allegri ragazzi morti, non so se qualcuno li conosce...bravi, si fanno ascoltare e dipingono molto bene i giovani di oggi...


grandi tarm... li avrò visti in concerto almeno una mezza dozzina di volte, anche perchè suonano spesso in eventi dove si entra gratis o comunque si paga poco...

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2007 alle 01:19
Originariamente inviato da mont ventoux

C'è qualche forumista appassionato di gothic-dark e/o new wave?
Solo per curiosità.


bè, appassionato forse no, però ho sentito e sento un po' di robe.
va detto anche che il concetto di new wave è sempre un po' aleatorio...

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2007 alle 01:20
Originariamente inviato da pacho
L.A.M.F. di Johnny Thunders e Heartbreakers.


gli stessi heartbreakers di tom petty?

 
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  postato il 24/03/2007 alle 01:22
Originariamente inviato da Admin

Manco a dirlo, ho Ok Computer rielaborato dallo String Quartet.

Il prossimo dei RH: l'uscita è prevista per l'8 agosto (o il 6? o il 7?), ma quasi certamente slitterà. Il fatto che però sia stata resa nota una data precisa è indice che - se non sarà ad agosto sarà di lì a poco - ormai praticamente ci siamo.


Leggendo questo 3D mi è venuta voglia di riascoltare i Radiohead, così ho rirato fuori Ok Computer e Pablo Honey, era un bel po che non li mettevo.

 

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  postato il 24/03/2007 alle 01:30
Originariamente inviato da dietzen

Originariamente inviato da mont ventoux

C'è qualche forumista appassionato di gothic-dark e/o new wave?
Solo per curiosità.


bè, appassionato forse no, però ho sentito e sento un po' di robe.
va detto anche che il concetto di new wave è sempre un po' aleatorio...




Tra i miei gruppi preferiti ci sono i Cure, anche se non tutti i loro lavori possono rientrare in questa classificazione.
In passato ho ascoltato anche qualcosa dei Joy Division di cui adoro il pezzo Love there us apart (è anche nella colonna sonora del film Donnie Darko), dei Siouxsie and the Banshees e dei Tuxedomoon, nella catasta di Cd dovrebbe esserci ancora qualcosa di loro.

 

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  postato il 24/03/2007 alle 02:16
Originariamente inviato da antonello64

ho ascoltato 30" di questo brano da Amazon.com e devo dire che qualche caratteristica tipica del jazz ce l'ha.


Beh, per tornare a The Eraser, la canzone omonima che apre il disco inizia proprio con un accordo di pianoforte che se non è jazz quello...

(Echi jazz anche in "The National Anthem", da Kid A).

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2007 alle 08:33
Originariamente inviato da dietzen

Originariamente inviato da pacho
L.A.M.F. di Johnny Thunders e Heartbreakers.


gli stessi heartbreakers di tom petty?


No, quelli di Tom Petty sono arrivati un paio d'anni prima, ma non è certo un nome originalissimo, anche se forse Thunders, americano in trasferta a Londra (o in "esilio"), scelse volutamente questo nomignolo banale, gli "spezzacuori", con la consueta ironia parodistica del punk.
Il disco citato da Pacho è effettivamente bellissimo, meraviglioso rock'n'roll virato punk, sì rabbioso ma anche umanissimamente fragile (affinità in comune con gli stessi Gun Club, o gli australiani Saints che adoro allo stesso modo).
LAMF (acronimo di "Like A Mother Fucker" se ricordo bene") ha un solo difetto: non c'è "You can't put your arms round a memory".

Per me però gli Stooges di "Fun House" sono il tetto del mondo.
Gli Shame 69 sinceramente no, non me li sono mai filati, avevo sentito un paio di pezzi coi coretti che fanno "oi oi oi" e li ho dimenticati.
Mi piacciono ovviamente le New York Dolls, con lo stesso Thunders e David Johansen (fantastici alcuni dei suoi album solisti).

 

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Davide

 
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Livello Giuseppe Saronni




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  postato il 24/03/2007 alle 08:47
Originariamente inviato da W00DST0CK76

Originariamente inviato da dietzen

Originariamente inviato da mont ventoux

C'è qualche forumista appassionato di gothic-dark e/o new wave?
Solo per curiosità.


bè, appassionato forse no, però ho sentito e sento un po' di robe.
va detto anche che il concetto di new wave è sempre un po' aleatorio...




Tra i miei gruppi preferiti ci sono i Cure, anche se non tutti i loro lavori possono rientrare in questa classificazione.
In passato ho ascoltato anche qualcosa dei Joy Division di cui adoro il pezzo Love there us apart (è anche nella colonna sonora del film Donnie Darko), dei Siouxsie and the Banshees e dei Tuxedomoon, nella catasta di Cd dovrebbe esserci ancora qualcosa di loro.


Si, i JD sono una pietra miliare della scena dark-new wave di inzio anni '80 (poi seguiti dal gruppo che è nato sulle loro ceneri dopo la morte del cantante Ian Curtis, i new Order), come lo sono stati anche i primi (solo i primi) dischi dei Cure e anche dei Siouxsie and the Banshees.
Oltre a questi gruppi, che sono stati più che altro appartenenti al filone post-punk, ci sono molti altri gruppi, famosi e no, alcuni vicini all'elettronica come i Depeche Mode e i grandi anche se misconosciuti Clan of Xymox, oppure il vero e proprio gothic rock di gruppi come Bauhaus, Sisters of Mercy o gli inarrivabili Fields of the Nephilim, che consiglio veramente a tutti di scoprire.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2007 alle 17:44
Originariamente inviato da aranciata_bottecchia

Per me però gli Stooges di "Fun House" sono il tetto del mondo.
Gli Shame 69 sinceramente no, non me li sono mai filati, avevo sentito un paio di pezzi coi coretti che fanno "oi oi oi" e li ho dimenticati.
Mi piacciono ovviamente le New York Dolls, con lo stesso Thunders e David Johansen (fantastici alcuni dei suoi album solisti).


se non l'avete già letto, vi consiglio un libro meraviglioso che si chiama 'please kill me' (baldini e castoldi) di legs mcneil e gilliam mccain, che attraverso interviste e ricordi dei protagonisti, ma uniti in una narrazione unica, da romanzo, racconta la scena rock newyorchese (e non solo) dagli anni 60 agli 80. tantissime le parti sugli stooges e sui dolls (gli aneddoti su iggy, perfettamente credibili conoscendo il personaggio, sono allucinanti). quasi 700 pagine, ma si leggono che è una bellezza.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2007 alle 17:51
Originariamente inviato da mont ventoux

Originariamente inviato da W00DST0CK76

Originariamente inviato da dietzen

Originariamente inviato da mont ventoux

C'è qualche forumista appassionato di gothic-dark e/o new wave?
Solo per curiosità.


bè, appassionato forse no, però ho sentito e sento un po' di robe.
va detto anche che il concetto di new wave è sempre un po' aleatorio...




Tra i miei gruppi preferiti ci sono i Cure, anche se non tutti i loro lavori possono rientrare in questa classificazione.
In passato ho ascoltato anche qualcosa dei Joy Division di cui adoro il pezzo Love there us apart (è anche nella colonna sonora del film Donnie Darko), dei Siouxsie and the Banshees e dei Tuxedomoon, nella catasta di Cd dovrebbe esserci ancora qualcosa di loro.


Si, i JD sono una pietra miliare della scena dark-new wave di inzio anni '80 (poi seguiti dal gruppo che è nato sulle loro ceneri dopo la morte del cantante Ian Curtis, i new Order), come lo sono stati anche i primi (solo i primi) dischi dei Cure e anche dei Siouxsie and the Banshees.
Oltre a questi gruppi, che sono stati più che altro appartenenti al filone post-punk, ci sono molti altri gruppi, famosi e no, alcuni vicini all'elettronica come i Depeche Mode e i grandi anche se misconosciuti Clan of Xymox, oppure il vero e proprio gothic rock di gruppi come Bauhaus, Sisters of Mercy o gli inarrivabili Fields of the Nephilim, che consiglio veramente a tutti di scoprire.


ho ascoltato molto i joy division e i bauhaus. anche siouxie, ma meno. poi, oltre ai gruppi già citati da voi, fra le mie preferenze aggiungo echo and the bunnymen.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2007 alle 19:30
Originariamente inviato da Admin

Originariamente inviato da antonello64

ho ascoltato 30" di questo brano da Amazon.com e devo dire che qualche caratteristica tipica del jazz ce l'ha.


Beh, per tornare a The Eraser, la canzone omonima che apre il disco inizia proprio con un accordo di pianoforte che se non è jazz quello...

(Echi jazz anche in "The National Anthem", da Kid A).


sempre ascoltando i soliti 30" (e quindi giudizio con beneficio di inventario) io non definirei jazz nessuno dei due brani.

 

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"L'uomo da battere è Gianni Bugno, e quasi certamente non riusciremo a batterlo" (Greg Lemond, Stoccarda, 24 agosto 1991)

"Il rock è jazz ignorante" (Thelonious Monk)

 
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  postato il 24/03/2007 alle 20:05
x chi è appassionato di genere Gothic: in questi giorni ho iniziato ad ascoltare gli olandesi Epica. La cantante si chiama Simone Simons, ha solo 22 anni ed è mezzosoprano. Ha iniziato a studiare canto lirico dopo aver ascoltato un disco dei finlandesi (e bravissimi) Nightwish.
Gli Epica uniscono nelle loro canzoni un cantato lirico a un cosiddetto "Growl", usato nel genere death metal (ed eseguito dal primo chitarrista del gruppo, Mark Jansen). E inoltre, ad accompagnare la band, una vera e propria orchestra e alcuni coristi. Il loro capolavoro discografico è "The Phantom Agony".

x chi è interessato do alcuni link e una immagine della affascinante cantante.
http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Epica_simone_simons.jpg

http://www.youtube.com/watch?v=kLWrOFN5ySk (video di "The Phantom Agony")

su youtube ci sono molti video di questo gruppo olandese

 

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Livello Giuseppe Saronni




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  postato il 24/03/2007 alle 20:55
No, quel genere non mi piace per nulla, sono atmosfere simil gothic, ma col dark non c'azzecca.
E' qualcosa di simile a quello che fanno gli italiani Lacuna Coil, ma è troppo ormonale come musica, molto più vicino al metal, appunto.
sono tutti gruppi influenzati più o meno dalla scena gothic british degli anni '80, ma l'hanno collegata al filone crossover, con quelle chitarre e quei bassi così pesanti che sono un insulto alle atmosfere sulfuree e sospese del gothic-dark vero.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2007 alle 21:19
Originariamente inviato da antonello64

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ho ascoltato 30" di questo brano da Amazon.com e devo dire che qualche caratteristica tipica del jazz ce l'ha.


Beh, per tornare a The Eraser, la canzone omonima che apre il disco inizia proprio con un accordo di pianoforte che se non è jazz quello...

(Echi jazz anche in "The National Anthem", da Kid A).


sempre ascoltando i soliti 30" (e quindi giudizio con beneficio di inventario) io non definirei jazz nessuno dei due brani.


E forse è ora che smetti di ascoltare i primi 30" e te li ascolti interi. Ok, the Eraser non ha quasi niente di Jazz, ma per cogliere gli 'echi'di national anthem bisogna arrivare almeno ai 3 minuti, per quella che viene definita "Un'improvvisa orgia di fiati", parte finale di un pezzo strutturato sulla stessa linea di basso mantenuta dall'inizio dalla fine, senza perdere la sua freschezza. L'arte della creazione programmatica al servizio della fantasia, o anche viceversa.

 

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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  postato il 24/03/2007 alle 21:54
Beh, se il primo accordo di The Eraser non è jazz, non ne capisco più niente di musica...
 
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  postato il 24/03/2007 alle 22:18
piccola carrellata casuale: Hendrix, Bill Evans, Soundgarden, Lanegan, N. Young, Temple of the dog, Led Zeppelin, De André, Capossela, Chopin, Django R., Doors, Gershwin, Guccini (ma attenzione: "Porti sfigha sul serio?" "UN CASINO!" "gratta Pazzié, gratta!"), Buckley (padre e figlio), Zappa, Nirvana, Tom Waits, gli Elio, Gaber, gli Snuffers (amici miei, divertenti), Chet Baker, Blakey, Marlene K...
ne ho messi solo alcuni, e a caso

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 24/03/2007 alle 22:25
dimenticavo i Paolin Paperino band.Gran gruppo.
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/03/2007 alle 00:00
Originariamente inviato da Admin

Beh, se il primo accordo di The Eraser non è jazz, non ne capisco più niente di musica...


guarda che il jazz ha determinate caratteristiche, tipo l'improvvisazione, oppure il particolare ritmo chiamato "down beat" che esalta i tempi deboli (cioè i due tempi in levare della battuta in 4/4), oppure lo swing che sarebbe l'anticipo sul tempo del basso, che dà l'idea che il basso corra sempre dietro agli altri strumenti.
Se questo c'è può essere definito jazz, altrimenti è qualcos'altro.

Poi, come ho già detto, spesso si dà la definizione di jazz a qualunque abbia una pur minima parte di queste caratteristiche.
Ad esempio il ragtime (Scott Joplin, o parzialmente Jelly Roll Morton), che però è tutta musica scritta e non c'è improvvisazione, e quindi per i puristi difficilmente può essere definito jazz.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/03/2007 alle 00:01
Originariamente inviato da Subsonico
E forse è ora che smetti di ascoltare i primi 30" e te li ascolti interi. Ok, the Eraser non ha quasi niente di Jazz, ma per cogliere gli 'echi'di national anthem bisogna arrivare almeno ai 3 minuti, per quella che viene definita "Un'improvvisa orgia di fiati", parte finale di un pezzo strutturato sulla stessa linea di basso mantenuta dall'inizio dalla fine, senza perdere la sua freschezza. L'arte della creazione programmatica al servizio della fantasia, o anche viceversa.


si, ma i 30" li trovo su Amazon: il brano intero dove lo trovo?

 

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  postato il 25/03/2007 alle 00:53
Eh, ma su Amazon hai 30" presi in mezzo alla canzone, non l'incipit che - continuo a sostenere - è jazz.
 
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  postato il 25/03/2007 alle 00:57
Antonello, dammi due minuti.
 
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  postato il 25/03/2007 alle 01:02
http://www.cicloweb.it/Eraser.wma

Ascolta i primi 17".

(Siccome ho fatto una cosa illegalissima, dimmi quando hai fatto, così provvedo a cancellare il file)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/03/2007 alle 01:41
mah, l'attacco di piano secondo me si avvicina al tipico ritmo jazz, ma è differente.
Le note importanti mi sembra che stiano sul battere piuttosto che sul levare.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/03/2007 alle 11:33
Originariamente inviato da Admin

Beh, se il primo accordo di The Eraser non è jazz, non ne capisco più niente di musica...


Ciao Marco, Antonello ha citato alcune delle regole del jazz, regole presunte ed a volte decadute, perchè ad esempio è fuorviante sostenere che senza "down beat" e senza "swing" non abbiamo del jazz, queste erano regole vigenti prima della guerra, poi sono state modificate prima dal be-bop e demolite poi dal "free", divenendo opzionali, non vincolanti (diversamente un sassofono in fraseggio solitario per tutto il brano, o tutto il free jazz, non sarebbero jazz).
Discorso diverso per l'improvvisazione, quell'insieme di variazioni sul tema, di abbellimenti, di voli generati istantaneamente (partendo da un arrangiamento elaborato comunque in precedenza), un ingrediente che ci deve essere (anzi, "dovrebbe" esserci).
Soprattutto sono fondamentali altri due elementi: il fraseggio "jazz", ed il "suono" jazz, elementi in rapporto antitetico, perchè quando il "fraseggio" è spiccatamente jazz, allora il "suono" sembra classicamente occidentale, quando il suono è fortemente "jazz", allora il fraseggio è vicinissimo a quello classicamente occidentale (per intenderci, nella New Orleans degli albori del "jass" l'improvvisazione era minima, il fraseggio era occidentale, uguale a quello delle fanfare di paese, ma il suono era tremendamente e meravigliosamente "jazz", come forse poi non sarebbe più stato).

Il brano in questione allora è "jazz"?
Il suono è brutto come quello dei dischi di Keith Jarrett, però sinceramente mi sembrano assenti il fraseggio jazz e una pur minima improvvisazione.
Detto questo, oggi definire "jazz" una musica non è un complimento, semmai il suo contrario, talmente puzza di cadavere, d'accademia, di corporazione, di voyeurismo e di esoterismo, di pretenziosità infinita, di frustrazione élitaria, musica priva di fantasia adolescenziale, di golosità infantile, di furore creativo, d'estro artistico a briglia sciolta.
Il jazz di oggi è musica per scimpanzè che, appunto, scimmiottano.

Un salutone!

 

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Davide

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/03/2007 alle 13:02
Originariamente inviato da antonello64

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E forse è ora che smetti di ascoltare i primi 30" e te li ascolti interi. Ok, the Eraser non ha quasi niente di Jazz, ma per cogliere gli 'echi'di national anthem bisogna arrivare almeno ai 3 minuti, per quella che viene definita "Un'improvvisa orgia di fiati", parte finale di un pezzo strutturato sulla stessa linea di basso mantenuta dall'inizio dalla fine, senza perdere la sua freschezza. L'arte della creazione programmatica al servizio della fantasia, o anche viceversa.


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  postato il 25/03/2007 alle 13:03
Originariamente inviato da desmoblu

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ne ho messi solo alcuni, e a caso


Grande Vinicio, forse il più grande cantautore contemporaneo italiano.

 

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  postato il 25/03/2007 alle 17:25
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E forse è ora che smetti di ascoltare i primi 30" e te li ascolti interi. Ok, the Eraser non ha quasi niente di Jazz, ma per cogliere gli 'echi'di national anthem bisogna arrivare almeno ai 3 minuti, per quella che viene definita "Un'improvvisa orgia di fiati", parte finale di un pezzo strutturato sulla stessa linea di basso mantenuta dall'inizio dalla fine, senza perdere la sua freschezza. L'arte della creazione programmatica al servizio della fantasia, o anche viceversa.


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Beh, come te lo vuoi procurare te lo procuri...


grazie per il consiglio e per l'aiuto.

 

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  postato il 25/03/2007 alle 17:32
Davide, però io non parlavo dell'intero brano, ma solo dei primi 17".
In fondo Antonello vi ha ravvisato un ritmo jazz, quindi forse non ero proprio fuori strada a definire così quell'incipit.

Poi non fatico ad ammettere di essere molto meno esperto di jazz rispetto a voi, ma se un "normale" fruitore e conoscitore di musica rock dovesse definire quell'inizio al pianoforte, non credo che potrebbe cadere lontano da questo concetto (sia esso un complimento o meno, non giudico).

 
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  postato il 25/03/2007 alle 17:35
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Beh, come te lo vuoi procurare te lo procuri...


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http://www.cicloweb.it/Anthem.wma

(Vale la regola del precedente brano, che infatti ho appena cancellato)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/03/2007 alle 18:06
sono d'accordo con Aranciata che le regolette scolastiche che ho elencato non possono essere prese alla lettera perchè spesso gran parte dei jazzisti non le ha rispettate.
Secondo me l'unica caratteristica cui non si può rinunciare è l'improvvisazione: senza quella non c'è discussione.
Il ritmo però, a mio parere, rimane sempre una delle caratteristiche principali (o quantomeno la più immediata) per definire questo tipo di musica.

La definizione "jazz", per il resto, non deve essere un complimento, anche perchè a gran parte del pubblico fa schifo.
E' il suo contrario? mi pare azzardato dirlo, non fosse altro che per suonare il jazz ci vogliono qualità tecniche ed artistiche che gran parte dei musicisti si sognano.

 

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  postato il 25/03/2007 alle 18:42
Originariamente inviato da Admin

Davide, però io non parlavo dell'intero brano, ma solo dei primi 17".
In fondo Antonello vi ha ravvisato un ritmo jazz, quindi forse non ero proprio fuori strada a definire così quell'incipit.

Poi non fatico ad ammettere di essere molto meno esperto di jazz rispetto a voi, ma se un "normale" fruitore e conoscitore di musica rock dovesse definire quell'inizio al pianoforte, non credo che potrebbe cadere lontano da questo concetto (sia esso un complimento o meno, non giudico).


Ma certo, l'idea è comprensibile e condivisibile.
Del resto il brano più famoso dell'intera epoca dello "swing" per big-band, quella "In the mood" firmata da Glenn Miller, non viene considerata jazz (essendo assente una qualsivoglia traccia di improvvisazione).
Sul complimento: era una piccola provocazione, volevo vedere come avrebbe risposto Antonello (ed ha risposto con classe).
Ciao!

 

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Davide

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/03/2007 alle 19:04
Originariamente inviato da antonello64
Secondo me l'unica caratteristica cui non si può rinunciare è l'improvvisazione: senza quella non c'è discussione.


A patto di rivedere il significato di "improvvisazione": se un jazzista copia alla lettera un tema precedentemente improvvisato da un suo collega, trascrivendolo, mandandolo a memoria ed esercitandovisi sopra, e si ritiene che stia continuando a fare jazz, allora sì, l'improvvisazione è parte fondamentale e non derogabile del jazz.

La definizione "jazz", per il resto, non deve essere un complimento, anche perchè a gran parte del pubblico fa schifo.
E' il suo contrario? mi pare azzardato dirlo, non fosse altro che per suonare il jazz ci vogliono qualità tecniche ed artistiche che gran parte dei musicisti si sognano.


Bella risposta, però nel jazz contemporaneo latitano (per le mie orecchie e per il mio cuore) la tensione esistenziale ed il furore creativo, mentre abbonda oltre il necessario l'abilità tecnica.
In fondo che il jazz, per recuperare questo furore creativo, avesse dovuto in passato tuffarsi in una espressività urticante e ustionante come quella del free-jazz, poteva essere letto come una sorta d'annunciazione della stasi nella quale sarebbe sfociata questa musica.
Per questo motivo, chiaramente personalissimo, oggi non intenderei come un complimento la parola "jazz" quando indica non un modo di fare musica (che conserva certamente la sua dignità originaria), ma quando serve a descrivere un ingrediente esotico all'interno di un altro modo di fare musica (in questo caso il calderone "rock").
Ciao

 

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Davide

 
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  postato il 25/03/2007 alle 23:22
Originariamente inviato da Admin

Originariamente inviato da antonello64

Originariamente inviato da Subsonico

Originariamente inviato da antonello64

si, ma i 30" li trovo su Amazon: il brano intero dove lo trovo?


Beh, come te lo vuoi procurare te lo procuri...


grazie per il consiglio e per l'aiuto.


http://www.cicloweb.it/Anthem.wma

(Vale la regola del precedente brano, che infatti ho appena cancellato)


Ok puoi togliere.
La tromba che si sente dai tre minuti circa alla fine fa senza dubbio un assolo jazzistico.

Però basta questo per dire che i Radio Head hanno fatto anche jazz?
Secondo me no: al massimo possiamo dire che lo hanno sfiorato.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/03/2007 alle 23:32
Originariamente inviato da aranciata_bottecchia
Bella risposta, però nel jazz contemporaneo latitano (per le mie orecchie e per il mio cuore) la tensione esistenziale ed il furore creativo, mentre abbonda oltre il necessario l'abilità tecnica.
In fondo che il jazz, per recuperare questo furore creativo, avesse dovuto in passato tuffarsi in una espressività urticante e ustionante come quella del free-jazz, poteva essere letto come una sorta d'annunciazione della stasi nella quale sarebbe sfociata questa musica.


Il furore creativo, secondo me, manca un pò dappertutto, ed è abbastanza comprensibile che sia sempre più difficile introdurre qualche novità dopo che il panorama musicale sia stato esplorato in lungo e in largo.

La musica classica per ritrovare creatività dovette ricorrere alla matematica, alla dodecafonia di Arnold Schoenberg e alla dissonanze.
Di una creatività del genere, almeno io posso benissimo farne a meno.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/03/2007 alle 01:17
Originariamente inviato da antonello64
Il furore creativo, secondo me, manca un pò dappertutto, ed è abbastanza comprensibile che sia sempre più difficile introdurre qualche novità dopo che il panorama musicale sia stato esplorato in lungo e in largo.


Vedrò di spiegare il mio punto di vista.
Il rock'n'roll nasce dalle premesse racchiuse nel blues e nel rhythm & blues, trova la sua prima espressione compiuta in Chuck Berry, rimbalza attraverso l'Atlantico con Rolling Stones, Kinks, Who, è legato a doppio filo con la soul-music, impregna tutto il garage sound dei mid-sixties, si sballa tra Monterey e Woodstock, sfocia nell'hard rock dei settanta (Zeppelin, Sabbath etc etc), da vita ad inclassificabili meravigliosi come Frank Zappa, Captain Beefheart o Tim Buckley, vive una rivoluzione copernicana con il punk, persino negli anni '80 plastificati riesce ad esibire parecchi assi di livello assoluto (Husker Du piuttosto che Tom Waits o John Mellencamp o i REM o i Pogues o i Violent Femmes o i Feelies o John Hiatt o Stevie Ray Vaughan o i Royal Trux o i Dinosaur Jr etc etc), negli anni '90 il rock'n'roll rivive persino la propria adolescenza grazie ai Nirvana, e verga pagine ispiratissime come quelle dei Red Hot Chili Peppers, dei Primal Scream, dei Blind Melon, di Nick Cave, di Jeff Buckley, di PJ Harvey, di Steve Earle, di Ben Harper, di Tori Amos, di Joe Ely, di Lucinda Williams, di Marc Lanegan, dei Magnetic Fields, dei Boss Hog e della Jon Spencer Blues Explosion, degli Alice in chains, di Alejandro Escovedo, di Inger Lorre, dei Sebadoh, di Elliot Smith, degli Hellacopters, di Howe Gelb e dei Giant Sand piuttosto che degli OP8 o dei Calexico etc etc.
Persino una cariatide come Johnny Cash negli anni '90 scrive le sue pagine più belle in assoluto.
Il decennio corrente lo conosco molto meno, perchè ho avuto minore voglia e minore tempo e meno soldi per scoprire cose nuove, ma sono sicuro che troverei tuttora miniere di espressività e creatività capaci di rinnovare i brividi che da sempre contraddistinguono la musica popolare.

Nel rock'n'roll Chuck Berry, gli Stones, Bob Dylan, i Ramones, gli Husker Du e i Nirvana sono sullo stesso piano.
Evitando di fare confronti assurdi tra arte ed arte, facendo mia l'opinione di chi sostiene che non esistono arti maggiori e arti minori, ma artisti maggiori e artisti minori, io sostengo che il jazz non possiede più la stessa vitalità della musica popolare, grossomodo da trent'anni a questa parte: brulicano copiosi gli artisti minori.
Opinione.
Se non sei d'accordo, amen, se invece condividi il parere, mi piacerebbe sapere quali pensi che possano essere le cause.
Ciao

 

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Davide

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/03/2007 alle 02:25
Fondamentalmente sono d'accordo sul fatto che negli ultimi 30 anni non si è visto quasi nulla di nuovo nel jazz.

Le cause? posso provare a tirarne fuori qualcuna, sperando di non spararle grosse.
Forse perchè il jazz ha ormai 100 anni di storia, mentre il rock ne ha 50, e c'è più terreno fertile dopo 50 anni che dopo 100.
Forse perchè i maggiori artisti di questo periodo hanno rifiutato il rischio di proporre qualcosa, preferendo l'adagiarsi su qualcosa di solido e sicuro: esempio su tutti Wynton Marsalis, uno dei maggiori talenti degli ultimi decenni, che non si è mai avventurato in nuove proposte (e probabilmente ha fatto scuola).
Forse perchè non esistono più i mecenati alla Norman Granz o alla Alfred Lion, che investivano for di quattrini per amore del jazz, perchè oggi tutto è in mano alle majors alle quali non frega molto dell'arte ma solo del profitto, e sono quindi poco portate a prendere rischi.
Forse perchè una volta il jazz era una musica che nasceva più spontaneamente, mentre oggi quasi tutti i jazzisti sono diplomati di conservatorio, con tutti i pro e i contro che questo comporta (cioè grande tecnica strumentale, ma poca originalità nella proposta artistica).
A tal proposito penso ad Erroll Garner, che è stato uno dei maggiori pianisti jazz del Novecento, ma non sapeva leggere la musica: dove mai potrebbe suonare oggi uno così?.
Forse perchè le ultime grandi innovazioni della musica jazz sono state anche espressioni del malessere sociale che attanagliava la gente di colore negli USA: il bebop venne alla luce nei primi anni 40 quando ormai anche nel jazz i bianchi occupavano i posti di rilievo (Benny Goodman, Glenn Miller), mentre il free jazz e l'avanguardia in generale furono anche una forma di espressione della protesta nera per i diritti civili che attraversò l'America per tutti gli anni 60.
C'è da dire anche che il jazz, una delle poche forme d'arte non nate in Europa, oggi tende a spostare sempre più il suo baricentro proprio nel Vecchio Continente: attualmente i jazzisti francesi e scandinavi non hanno nulla da invidiare ai colleghi statunitensi, e gli italiani stanno dandosi da fare anche loro.

Oppure forse semplicemente perchè non si sente l'effettiva necessità di qualcosa di nuovo: in fin dei conti anche un nuovo modo di interpretare una vecchia proposta, può essere percepito come una nuova proposta.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/03/2007 alle 10:22
Mah, mi intrometto in questa interessante discussione per dire che, secondo me, il rock ha finito di produrre capolavori da molto più tempo del jazz. Citando scherzosamente Berlinguer, si potrebbe dire che "la spinta propulsiva della rivoluzione popular ha da tempo cessato di produrre i suoi effetti", e, fatto grave, senza avere nel contempo creato una tradizione; per cui, mentre nel jazz il suono ed il fraseggio del sax di Michael Brecker (faccio un esempio qualsiasi, e su un musicista che non è tra i miei favoriti) viene percepito come una sorta di moderno omaggio a Coltrane, quando ascolto gruppi rock contemporanei che scopiazzano cose di 30 anni fa, mi sembra che stiano appunto unicamente copiando, o, cose ancora più proccupanti, siano arrivati (probabilmente in maniera istintiva) agli stessi risultati per mancanza di alternative o addirittura per scarsa conoscenza del passato.
Thelonious Monk diceva che il rock è "il jazz degli ignoranti"... Sicuramente sbagliava e non conosceva abbastanza il rock (era del 1917 ), però, cercando di capire che cosa volesse dire, mi sembra che sostanzialmente si possa sintetizzare il concetto così: nel jazz c'è tutto quello che c'è nel rock (e di più, sempre a mio avviso), ma sviluppato su un piano diverso. Stavo per scrivere più alto, ma mi sono trattenuto... Comunque non sarebbe stato un giudizio di valore; "alto" può avere a che fare con le "zone di influenza" (non sto parlando esclusivamente di spirito...); come esempio un po' grossolano, pensiamo ai chakra della filosofia indiana...
In ulteriore estrema sintesi, nella storia del jazz e comunque nell'approccio jazz coesistono la creatività adolescenziale e quella matura, la riflessività e l'aggressività, l'innovazione la tradizione... in più, cosa che al rock succede meno spesso (e, come sostengo, quasi mai negli ultimi 25/30 anni), l'opportunità di arrivare al sublime, se non addirittura alla sintesi tra apollineo e dionisiaco, e quasi sempre senza aver bisogno di "sbattere i pugni sul tavolo"...
Del resto, anche Arrigo Polillo arriva a definire il rock "un figlio spurio del jazz", inteso come sua estrema semplificazione, o meglio "ramificazione semplificata" delle comuni radici blues.
Al giorno d'oggi inoltre il jazz si presenta come veicolo di sintesi tra quasi tutte le musiche del mondo (forse è la vera "world music"), anche per un motivo tecnico: il musicista jazz è "costretto" a studiare su un patrimonio armonico/melodico appartenente a tutti i continenti (Luca Cerchiari parla di circa 200 scale di riferimento), e quindi almeno in potenza è un artista più "libero" e in grado di produrre novità.
Comunque, come dice Antonello, di grandi novità se ne vedono poche un po' in tutti i generi (e forse anche in tutte le arti e pure nella vita di tutti i giorni...); e allora, nei periodi di crisi, io istintivamente mi oriento verso "beni rifugio"; nello specifico musicale su generi ad alto tasso artistico e, diciamocelo, prodotti da musicisti più preparati tecnicamente.

 

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  postato il 26/03/2007 alle 13:24
quindi davide tu poni sullo stesso piano per innovazione husker du e stones? sia ben chiaro , io vado pazzo per zen arcade!


 
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  postato il 26/03/2007 alle 14:52
A Bitossi riporto le parole di David Gilmour - tratte da un'intervista apparsa sul Venerdì di Repubblica qualche mese fa - relativamente ai Radiohead (visto che stiamo parlando di loro, e che secondo me rappresentano eccome una grande novità nel mondo del rock - e della musica più in generale - nell'ultimo decennio abbondante, diciamo almeno da Ok Computer in poi).

"Amo i Radiohead. E' triste che la gente pensi che sono i Pink Floyd del 2000, perché stanno facendo qualcosa di nuovo. Forse in passato sono stati ispirati da noi, ma, credetemi, hanno trovato una loro dimensione, che è differente".

E tenderei a fidarmi di Gilmour, se parla di rock...

Sull'argomento dibattuto più su, e cioè sulla carenza di innovazione nel jazz più marcata rispetto che nel rock, azzardo una chiave di lettura, che poi ricalca pari pari quello che Morris ci racconta da sempre sul ciclismo moderno rispetto a quello di qualche decennio fa: e cioè che i migliori percentili, oggi come oggi, sono più attratti dal rock che dal jazz.
Voglio dire, i musicisti potenzialmente migliori, ma di sicuro i più creativi, da giovani si rivolgono non più al jazz (come avveniva 50 anni fa), ma al rock, vissuto (a torto o a ragione) come un'espressione artistica più nuova e versatile, ma soprattutto più "cool".

Certo, perché è anche una questione di moda, e di emozioni percepite: non c'è dubbio che i discografici abbiano pompato molto gli aspetti più intriganti del rock, facendo così in modo che la fascinazione duri nel tempo, anche dopo il certificato tramonto dell'epoca d'oro di questo genere.

Eppure vi dico una cosa: sto tenendo (nel mio piccolo, in una onlus della zona) un corso sulla storia del rock, e vedo adolescenti di 15, 16, 17 anni completamente rapiti da questi personaggi di cui finora avevano al limite solo conosciuto i nomi per sentito dire. Lunedì scorso dovevate vederli di fronte al filmato dell'esibizione di Jimi Hendrix a Monterey. E parliamo del 1967!
Jim Morrison è un personaggio che smuove ancora coscienze e sentimenti, c'è poco da fare. I Pink Floyd conquistano schiere di fan ad ogni generazione, i Rolling Stones continuano ad esercitare un'ispirazione perversa su molti giovani ancora oggi.
La verità è che il rock è stato la colonna sonora della civiltà moderna occidentale, quella in cui i giovani sono venuti alla ribalta come entità a sé stante e non solo come "figli"; la civiltà in cui le minoranze hanno visti riconosciuti diritti per i quali si è lottato con vere e proprie rivolte di piazza, la civiltà in cui il sesso ha smesso di essere un tabù, e in cui le donne hanno conquistato un posto al sole (anche se il cammino è ancora lungo). Una civiltà in definitiva più libera.
Il rock non può quindi essere considerato "solo" un genere musicale, perché il suo ruolo nel nostro mondo va ben al di là di questo. E da ciò deriva la sua tuttora esistente fortuna, che fa sì che sembri addirittura normale che ragazzi nati nel 1990, arrivati oggi nel 2007 ascoltino dischi del 1967, di quarant'anni prima: e che - ironia della sorte! - li trovino più vicini a sé di quanto non siano per i loro genitori, che invece quell'epoca l'hanno pure vissuta in pieno. Ma si sa che crescendo ci si imborghesisce, mentre il rock resta sempre la musica della gioventù.

(La lezione di oggi si intitola "The dark side of the rock". Non parlerò di Pink Floyd, ma di satanismo, violenza, leggende suburbane e soprattutto droga: di carne al fuoco ce n'è in abbondanza...)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/03/2007 alle 17:51
Originariamente inviato da Admin
Voglio dire, i musicisti potenzialmente migliori, ma di sicuro i più creativi, da giovani si rivolgono non più al jazz (come avveniva 50 anni fa), ma al rock, vissuto (a torto o a ragione) come un'espressione artistica più nuova e versatile, ma soprattutto più "cool".

...e vedo adolescenti di 15, 16, 17 anni completamente rapiti da questi personaggi di cui finora avevano al limite solo conosciuto i nomi per sentito dire. Lunedì scorso dovevate vederli di fronte al filmato dell'esibizione di Jimi Hendrix a Monterey. E parliamo del 1967!
Jim Morrison è un personaggio che smuove ancora coscienze e sentimenti, c'è poco da fare. I Pink Floyd conquistano schiere di fan ad ogni generazione, i Rolling Stones continuano ad esercitare un'ispirazione perversa su molti giovani ancora oggi.
La verità è che il rock è stato la colonna sonora della civiltà moderna occidentale, quella in cui i giovani sono venuti alla ribalta come entità a sé stante e non solo come "figli"; la civiltà in cui le minoranze hanno visti riconosciuti diritti per i quali si è lottato con vere e proprie rivolte di piazza, la civiltà in cui il sesso ha smesso di essere un tabù, e in cui le donne hanno conquistato un posto al sole (anche se il cammino è ancora lungo). Una civiltà in definitiva più libera.
...fa sì che sembri addirittura normale che ragazzi nati nel 1990, arrivati oggi nel 2007 ascoltino dischi del 1967, di quarant'anni prima: e che - ironia della sorte! - li trovino più vicini a sé di quanto non siano per i loro genitori, che invece quell'epoca l'hanno pure vissuta in pieno. Ma si sa che crescendo ci si imborghesisce, mentre il rock resta sempre la musica della gioventù.

Bellissime parole Admin, ma non trovi perlomeno strano che dei 17enni ascoltino la musica di 40 anni fa? Io alla loro età ascoltavo (e scoprivo progressivamente) la musica a me contemporanea, perchè quello era il momento in cui stava producendo qualcosa di veramente "importante" (e di veramente duraturo, ho paura...), ed io confusamente avvertivo quella eccezionalità.
Del resto lo dici anche tu: il rock è stato la colonna sonora di una parte importante del secolo scorso (ed anche la "voce critica" mi viene da aggiungere), ora forse semplicemente... non lo è più! Anzi, limiterei questa sua "spinta propulsiva" (tanto per autocitarmi, insieme al compagno Enrico Berlinguer ) al quindicennio 65/80.
Da quel momento in poi, mi sembrano addirittura prevalenti, nel complesso del movimento, le istanze "conservatrici" rispetto a quelle innovatrici... tanto che uno snobbone come Sting ha avuto il coraggio (ma non è stato sufficientemente controbattuto - e delle difficoltà della critica rock a creare "cultura" magari parliamo dopo -) di definire il rock una nullità reazionaria (comprendeva anche la sua musica in questa definizione? ).
Trovo invece più normale che degli adolescenti si riferiscano principalmente ad una forma espressiva "primitiva" (sia detto ancora una volta senza giudizi di valore) rispetto ad altre più "raffinate", che probabilmente, dando retta alla definizione di Monk, contengono le stesse istanze, fruibili però solo con qualche "sforzo" in più...

Questo fermo restando che le "punte qualitative" di ogni forma espressiva, aldilà della loro supposta o reale innovatività, sono perlomeno da guardare con interesse (ed infatti posseggo la discografia completa dei Radiohead...).
Solo che, come detto, in un periodo di "vacche magre", forse è più facile trovare il prodotto di livello artistico più stimolante laddove esiste una "tradizione in movimento".
E qui veniamo alla difficoltà di storicizzare il rock: non conosco un prodotto di pensiero che tratti l'argomento in maniera sistematica e con sufficiente piglio scientifico... e anche questo vorrà dire qualcosa (magari semplicemente che ne ignoro l'esistenza... ). Il materiale in cui mi sono imbattuto mi sembra prevalentemente frutto del lavoro di appassionati, quasi tutti giornalisti, dal forte taglio divulgativo/celebrativo invece che di approfondimento, ed in definitiva destinato ad essere dimenticato...

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/03/2007 alle 19:33
Originariamente inviato da Bitossi

Mah, mi intrometto in questa interessante discussione per dire che, secondo me, il rock ha finito di produrre capolavori da molto più tempo del jazz.


Forse Aranciata, quando parlava di mancanza di furore creativo, credo si riferisse alla mancanza di nuove proposte artistiche, nuove tendenze musicali, piuttosto che alla mancanza di lavori di qualità.
Dischi ottimi il jazz ne ha sempre proposti, e tuttora continua a proporne: tanto per non far nomi, la vena creativa di un Sonny Rollins o un Wayne Shorter non si è certo esaurita, anzi proprio quest'ultimo negli anni passati ha rinverdito alla grande i fasti di un tempo.
Però il tutto nel solco della tradizione: tendenze innovative non se ne vedono da un pezzo.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 26/03/2007 alle 19:46
Originariamente inviato da Admin
Sull'argomento dibattuto più su, e cioè sulla carenza di innovazione nel jazz più marcata rispetto che nel rock, azzardo una chiave di lettura, che poi ricalca pari pari quello che Morris ci racconta da sempre sul ciclismo moderno rispetto a quello di qualche decennio fa: e cioè che i migliori percentili, oggi come oggi, sono più attratti dal rock che dal jazz.
Voglio dire, i musicisti potenzialmente migliori, ma di sicuro i più creativi, da giovani si rivolgono non più al jazz (come avveniva 50 anni fa), ma al rock, vissuto (a torto o a ragione) come un'espressione artistica più nuova e versatile, ma soprattutto più "cool".


mah, io non credo ci sia mai stata questa "rivalità" jazz/rock: tutt'al più il rock ha trovato e trova un'alternativa nella musica pop, non certo nel jazz.
Anche 50 anni fa, quando il rock era agli albori, il jazz non è che occupasse una porzione del panorama musicale più grande di quella che occupa oggi: il suo spazio è rimasto più o meno sempre lo stesso.
Anzi, da quando si studia nei conservatori (almeno in Italia) direi che lo ha aumentato.
Per trovare un periodo in cui il jazz era veramente il tipo di musica che andava per la maggiore, bisogna risalire agli anni 30, al periodo dello swing, con le big band di Goodman, Miller, Ellington ecc.
Poi sono arrivati Parker e Gillespie, il bebop, ed il jazz ha smesso di essere musica per le grandi masse.

 

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  postato il 27/03/2007 alle 10:15
Originariamente inviato da antonello64
Originariamente inviato da Bitossi
Mah, mi intrometto in questa interessante discussione per dire che, secondo me, il rock ha finito di produrre capolavori da molto più tempo del jazz.

Forse Aranciata, quando parlava di mancanza di furore creativo, credo si riferisse alla mancanza di nuove proposte artistiche, nuove tendenze musicali, piuttosto che alla mancanza di lavori di qualità.
Dischi ottimi il jazz ne ha sempre proposti, e tuttora continua a proporne: tanto per non far nomi, la vena creativa di un Sonny Rollins o un Wayne Shorter non si è certo esaurita, anzi proprio quest'ultimo negli anni passati ha rinverdito alla grande i fasti di un tempo.
Però il tutto nel solco della tradizione: tendenze innovative non se ne vedono da un pezzo.

Quello che volevo dire era però leggermente diverso, anzi quasi un ribaltamento di quanto proposto da Davide/Aranciata (il cui punto di vista, unitamente a quello del nostro grande Admin naturalmente rispetto): a mio giudizio è casomai il rock a produrre sì dischi interessanti, se non ottimi, ma all'interno di un movimento che secondo me non ha "sbocchi" anche perché parzialmente limitato da una intrinseca tendenza alla semplificazione (armonico/melodica, ma soprattuto ritmica), e in cui il rischio di ripiegamento su idee già espresse (e forse dimenticate) è più forte di quello del jazz, che paradossalmente, pur dovendo fare i conti con quella che ho chiamato "tradizione in movimento", è riuscito a mio parere a rappresentare meglio lo spirito dei tempi almeno fino alla fine del secolo (per questo millennio, stiamo alla finestra a vedere... ).
E quindi, sempre a mio modesto parere, è il rock a non essere più "la voce dei tempi" da quasi 30 anni; il jazz invece ha continuato a provarci anche dopo la rivoluzione free: con una modalità più criptica, in questo concordo, ed in forme che possono apparire elitarie; ma chiameremmo elitaria una scalata allo Stelvio (tanto per fare un esempio ciclistico) rispetto ad una alla Colletta di Arenzano? Sono semplicemente avventure diverse, fatte in tempi diversi, che possono far parte dello stesso bagaglio esperienziale, e che eventualmente necessitano di percorsi di avvicinamento diversi...
(Oh, sia chiaro che non sto dicendo che il rock è la Colletta di Arenzano )

E un po', Antonello, devo dire che sono rimasto sorpreso dal fatto che sembri quasi concordare sul fatto che negli ultimi decenni non ci siano state nuove tendenze nel jazz: non saranno rivoluzioni Copernicane, però negli ultimi 30 anni di novità ce ne sono state eccome, e mi permetterei di segnalarne alcune, visto anche che il jazz ha la fortuna di "sposarsi bene" con quasi tutte le musiche e soprattutto di tenere un forte rapporto di scambio intellettuale, formativo e di personalità con l'avanguardia.
Negli anni '80 c'è appunto un grande lavoro di approfondimento dei temi avanguardistici (Anthony Braxton, Art Ensemble of Chicago), unitamente al riuscito tentativo di fornire maggiori contributi Europei alla musica afro-americana, contributi che vanno ben oltre le esperienze di "third stream" dei decenni precedenti, e che sono stati ben rappresentati dall'etichetta tedesca ECM, ma non solo.
Negli anni '90 di nuovo una grande spinta avanguardistica dal movimento newyorkese, con artisti-simbolo come John Zorn (il jazzista che piace ai rockettari ), Tim Berne, Joey Baron, ecc. ; esperienze in cui il rock viene trasfigurato e frullato con altri ingredienti, in una modalità esecutiva e con un'ironia che un musicista rock tout-court semplicemente si sogna...
Negli ultimi anni, un connubio con l'elettronica (spesso live electronics), che cerca di fornire nuovi piani di lettura al piano trio (Esbjörn Svensson) o ad altre formazioni classiche (Matthew Shipp, Craig Taborn, David S. Ware), molto ben rappresentato dall'etichetta Thirsty Ear.
Ultimo ma non ultimo: mentre il rock targato Italia mi fa %&?%$%#§..are, abbiamo scoperto negli ultimi 20 anni di avere in casa un patrimonio jazzistico che il mondo comincia a scoprire e ad invidiarci: musicisti affermati come Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Paolo Fresu, ma anche e soprattutto grandi novità come il pianista Stefano Bollani, il trombonista Gianluca Petrella, il trombettista Fabrizio Bosso, e sto dimenticando ed omettendo decine di altri nomi...
Questa novità è secondo me dovuta al felice connubio tra il jazz, l'avanguardia e la grande tradizione classica e folclorica italiana, che ci ha permesso di creare una forma distintiva di jazz, che all'estero suona esotica e colta al medesimo tempo. Ed è triste pensare che artisti italiani di grosso calibro riescono a vendere 2/3.000 copie al massimo di un loro disco in patria, mentre ne vendono decine di migliaia ad esempio in Francia...

In più, il jazz ti dà sempre la possibilità di riferirti ai maestri riconosciuti, alcuni ancora attivi come quelli che nomina Antonello; particolare non secondario, i costi per costituire una discografia ragionata, che parta dalle fonti per arrivare ai nostri giorni ed evitare l'effetto "Bill Evans assomiglia a Keith Jarrett", e cioè quel fenomeno di scoperta a ritroso tipico delle nuove generazioni, sono marcatamente minori: quasi tutti i capolavori storici del jazz sono reperibili in edizione originale a costi inferiori ai 10 €...

 

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