Board logo

Il Forum di Cicloweb

Non hai fatto il login | Login Pagina principale > OT > Colonna Sonora & Gusti Musicali
Nuovo Thread  Nuova risposta  Nuovo sondaggio
< Ultimo thread    |  Versione stampabile
<<  1    2    3    4    5  >>
Autore: Oggetto: Colonna Sonora & Gusti Musicali

Non registrato



  postato il 28/02/2005 alle 02:24
...?!?...


 
Edit Post Reply With Quote

Livello Tour




Posts: 179
Registrato: Oct 2004

  postato il 28/02/2005 alle 05:12
io in bici amo ascoltare i suoni della natura soprattutto in montagna dove in salita la musica potrebbe diventare addirittura stressante in quei momenti sono concentrato a l massimo
sulla musica che dire io ascolto prevalentemente metal non ho canzoni preferite o gruppi prferiti perchè cambiano a seconda dei periodi,mi piace un po di tutto faccio prima a dire cosa non mi piace

dance
rap
pop
nu metal
ed i nuovi metallica

aranciata non ti preocupar non ti facio i complimenti
ma oltre alle saggezze musicali hai ragione anche sui centri socioli ed aggiungerei a quello che hai detto che sono anche intolleranti e con la puzza sotto il naso ho conosciuto molti ragazi che li frecuentavano e questo mi ha scoraggiato a frecuentarli naturalmente pero generalazzare è sbagliato in genere la gente che dici tu si trova nei centri più "famosi" ma ho visto che ci sono anche altre realta, centri socali di quartiere frecuentati da persone del tutto diverse che spesso levano i ragazzi dalla strada
forse sono uscito fuori tema quindi non mi dilungo

ciao e

c.........i

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 6922
Registrato: Jul 2004

  postato il 12/04/2005 alle 22:09
Ultimamente si è accennato a Springsteen nel forum, trattandosi di una delle mie preferenze assolute non ho potuto esimermi dal farne un ritrattino breve, o meglio una passeggiata all’interno della discografia.

Greetings from Asbury Park, N.J. (1973)

A dispetto del flop commerciale che rimediò all’epoca, il primo disco di Springsteen è decisamente affascinante, e non bisogna dimenticare che l’insuccesso fu dovuto essenzialmente ad una sostenuta campagna promozionale dove il nostro veniva offerto al pubblico come il "nuovo Bob Dylan", perchè la ricerca di un nuovo menestrello folk era diventata chiodo fisso della Columbia e di parecchie case discografiche, sospinte dalla fame di canzoni di protesta e di inni fricchettoni da suonare attorno al fuoco sulla spiaggia.
Chi pensa che Springsteen fosse cresciuto ascoltando Joan Baez o Pete Seeger sbaglia di grosso, il suo background consisteva di ascolti in dosi massicce di rock’n’roll tipo Chuck Berry e Rolling Stones, addizionato da quantità mostruose di soul music quasi funky, tipo Wilson Pickett, senza disdegnare le rivisitazioni del soul in chiave quasi hard-rock fatte da Mitch Ryder. Di conseguenza le prime band in cui strimpellò la chitarra erano votate ad un garage-sound molto chitarristico e piuttosto duro, per quanto con forti connotazioni melodiche e "soul" nell’uso della voce.
Tuttavia il "demo" che giunse alla Columbia presentava l’artista in versione one-man-band, voce, chitarra e armonica a bocca, come un Bob Dylan o un Phil Ochs.
Sono canzoni che sinceramente non mi piacciono (si possono ascoltare nel bootleg "prodigal son") ma colpirono il produttore della casa discografica, quel John Hammond già scopritore di Bessie Smith, Billie Holiday, Bob Dylan e Aretha Franklin, e tanto bastò a fruttare un contratto per Bruce.
Nel disco in questione trovano posto un paio di quelle lagne insopportabili che avrebbero dovuto spacciarlo come il nuovo Dylan, ma soprattutto c’è spazio per alcune bellissimi rock’n’roll bluesati o jazzati, con grande spazio per sax, pianoforte e organo, senza che la chitarra sia mai debordante, molto riusciti a dispetto di un mixaggio dei suoni decisamente paludoso. Citazione d’obbligo per "Growin’up" e "It’s hard to be a saint in the city" che David Bowie amò alla follia e reinterpretò a sua volta (con esiti superiori!). Nella ballata "Lost in the flood" esperimenta un cantato che sia efficacemente drammatico senza essere teatrale, "For you" è un’altra perla dal ritmo incalzante.
"Blinded by the light" e "Spirit in the night" sono canzoni faciline ma gradevoli, aggiunte in un secondo momento dopo che la Columbia respinse al mittente la prima versione del disco, priva a loro dire di potenziali brani da hit-parade.
Furono difatti queste due canzoni i 45 giri estratti dall’album, ma non si può dire che divennero delle hit.
I fan di Bob Dylan non gradirono, i seguaci del rock’n’roll ignorarono il disco (ovviamente i fondi di magazzino andarono a ruba successivamente, quando Springsteen ottenne il successo che cercava).
Gradimento personale: 8.

The wild, the innocent & the E-street shuffle (1973)

Verso la fine dello stesso anno, il 1973, viene dato alle stampe il secondo disco dove, fortunatamente, spariscono i brani zavorra che avevano fatto di Bruce uno dei tanti "nuovi" Bob Dylan (tra i quali nessuno dicasi nessuno ha avuto una florida carriera), senza però ottenere una vasta audience (non che la cosa mi tocchi).
Il nuovo disco conserva i sapori funky-jazz in due belle canzoni, "The E-street shuffle" e la fulminante "Kitty’s back", meravigliosa è la ballata "New york city serenade", forte di una introduzione pianistica che ha fatto scuola.
Nei tre brani descritti gioca un ruolo fondamentale, sia come tastierista ma soprattutto come arrangiatore, quel David Sancious che dopo queste registrazioni saluterà la band e gli amici per intraprendere una carriera solista assolutamente anonima, riciclandosi poi come collaboratore nella realizzazione di colonne sonore, molti anni dopo lo ritroveremo assieme a Zucchero Fornaciari ad allestire la musica di un film di Tinto Brass (Snack bar BudaPest), il capolinea insomma.
Tornando al disco direi che sono piuttosto gradevoli lo stile vaudeville di "Wild Billy’s circus story", con tanto di corno francese, e la ballata "Incident on 57th street", pezzi forti dei concerti di Bruce diventarono invece la ballatona con fisarmonica "Sandy" e il rock’n’roll "Rosalita", pezzi che però non ho mai amato, mi sembrano melodie banalotte e incapaci di soddisfare ascolti ripetuti.
Gradimento personale: 7½

Ps per "vaudeville" si intende una canzoncina suonata con ritmo da marcetta e strumentazione da banda paesana, il testo in genere reclamizzava una marca o di brillantina o di lucido per le scarpe o di una qualsiasi bibita. Almeno fino agli anni trenta i venditori ambulanti portavano di paese in paese il carrozzone con i prodotti da vendere e tre o quattro collaboratori, per attirare l’attenzione, avevano il compito di suonare queste canzoncine che altro non erano che jingle pubblicitari. Esiste (o esisteva) pure una forma di teatro-commedia chiamato vaudeville, non saprei dire se fu ispirazione per queste canzonette o viceversa.

Born to run (1975)

Il botto, disco famoso per aver fatto ottenere a Springsteen la propria faccia sulle copertine di Times e Newsweek contemporaneamente. "Thunder road", semplicemente la più grande canzone di Springsteen (a suo stesso dire), amore, automobile, fuga, redenzione, utopia, memorabilmente aperta da un giro di armonica a bocca seguita dal pianoforte di Roy Bittan (il sostituto di Sancious, Bittan che a sua volta diverrà l’uomo più importante nel sound di Springsteen), finchè dopo un paio di strofe fanno ingresso la chitarra e la sezione ritmica, contribuendo ad un crescendo entusiasmante.
"Tenth avenue freeze-out" è un brano con gli ottoni meravigliosamente protagonisti, decisamente legato allo stile funky-jazz dei primi due dischi, e bellissimo è l’interludio di "Meeting across the river" segnato dal suono notturno della tromba. "Night" , "Backstreets", "Born to run" e "She’s the one" sono i brani che più rompono con il passato, la sezione ritmica assume più volume, più potenza, mentre l’impasto di organo, pianoforte, chitarre e fiati contribuisce a creare un suono abbastanza somigliante al wall of sound di Phil Spector, produttore e arrangiatore leggendario nel mondo del rhythm & blues e del pop degli anni sessanta (pensate a canzoni come spanish Harlem, be my baby, unchained melody, river deep mountain high, i wish i never saw the sunshine...).
A fare il paio con thunder road è però la canzone di chiusura, "Jungle land", altra melodia sublime, da antologia gli spazi lasciati agli assolo di chitarra e di sassofono.
Su tutto, ovviamente, la voce ispiratissima di Bruce.
Gradimento personale: 10.

Darkness on the edge of town (1978)

Altro disco leggendario, spariscono completamente gli aromi funky-jazz, il wall of sound lascia spazio ad un suono quasi hard rock, dai testi scompare l’ingenua utopia giovanile, l’amore che redime lascia spazio alla disillusione e al disagio delle periferie delle città. Le canzoni sono tutte belle o bellissime, la voce è sempre più drammatica senza diventare mai teatrale, posticcia, finta, insopportabile (difetto imperdonabile di Bono degli U2, di Jon Bon Jovi, di Brian Adams, vere pattumiere del microfono), la sensazione che sia musica "vissuta" sulla pelle è fortissima, e se l’artista mente allora sa mentire in maniera realistica, è un ottimo attore.
Ho amato alla follia ballate disincantate come "Something in the night", "Racing in the street, "Streets of fire", "Factory", "Darkness on the edge of town", ma anche un rock’n’roll dal climax entusiasmante come "Candy’s room".
"Badlands" e "Prove it all night", sono rock’n’roll belli e potenti ma anche in parte rovinati dal pianoforte di Bittan, curiosamente caratterizzato da una timbrica squillante e natalizia che male si sposa con la rabbia delle chitarre, mai così aspre negli altri dischi di Bruce.
Peccato che non abbia voluto includere nel disco quella "Because the night" scritta a quattro mani con Patti Smith.
Gradimento personale: 9.

The river (1980)

Probabilmente il capolavoro di Springsteen, le chitarre sono leggermente più morbide rispetto al disco precedente, le composizioni raggiungono omogeneamente un livello altissimo. Stupende le ballate, "the river", "point blank", "fade away", "the price you pay", "drive all night", , bellissimi i rock’n’roll come "the ties that bind", "jackson cage", "two hearts", "out in the street", "you can look", "cadillac ranch", atipica è "hungry heart", bellissima marcetta che è anche il primo 45 giri di Springsteen ad entrare in classifica.
Sempre ottimo l’impasto strumentale, il suono non è mai monocorde e mai dominato dalla chitarra, direi che il pianoforte di Bittan tocca il suo apice in questo disco, ma grande spazio hanno anche sassofono e organo, l’orecchio è facilitato negli ascolti prolungati e ripetuti.
L’atmosfera dei testi è affine a quella del disco precedente, ma torna a far capolino l’amore, non più come rifugio dai mali del mondo, non più come utopia, ma come un valore da ricercare anche convivendo con lo squallore ambientale cui sono costretti i personaggi che animano le canzoni. Questo fenomeno è alimentato dalla gioiosa musicalità di alcuni brani.
Gradimento personale: 10

Nebraska (1982)

Un disco pazzesco, un disco acustico, ciò che dieci anni prima la Columbia gli aveva richiesto senza ottenerlo, ciò che la Columbia mai si sarebbe aspettata di dover pubblicare dopo che Springsteen era stato incoronato dalla critica come la "salvezza del rock’n’roll". Il disco non è di facile ascolto, le melodie delle canzoni sono spesso splendide ma decisamente cupe, la qualità del suono è discreta e nulla più (fu registrato dallo stesso Springsteen su di un "quattro piste" nel suo appartamento, con l’intenzione di creare un demo di canzoni da elettrificare successivamente insieme alla band).
Chitarra acustica, armonica sguaiata, voce talvolta trascinata e sussurrata, altre volte straziata e drammatica, i testi tornano alla disillusione di "darkness" ma ancora più pessimisti se possibili. Se qualcuno volesse avventurarsi nell’ascolto consiglierei di partire dalle canzoni sorrette da melodie indimenticabili, come "Atlantic city", "Johnny 99", "highway patrolman", "reason to believe", il rock’n’roll eccezionale di "open all night", la stupenda e ossessiva "state trooper". Non è stato facile amare questo disco, non è da questo album che consiglierei di cominciare l’ascolto di Springsteen, ma deve essere necessariamente il punto d’arrivo, perchè è bellissimo.
Gradimento personale: 10.

Born in the U.S.A. (1984)

Un disco dal successo planetario, ma anche un disco controverso. La canzone che da il titolo all’album apparteneva inizialmente alle registrazioni di Nebraska, nelle quali avrebbe ben figurato il testo che mette in primo piano le catene ai piedi dei figli dell’America minore, dell’America che non conta, quell’America ben descritta nel "cacciatore" di Michael Cimino, dove nasci e cresci inesorabilmente lungo binari e percorsi che altri hanno tracciato per te, irrimediabilmente inquadrato, fino ad accettare supinamente di imbracciare il fucile appena diciottenni per andare a sparare contro persone che nemmeno sapevi esistessero. Lo sguardo di Springsteen è quello dell’uomo di provincia cresciuto ad un passo dalla metropoli, ma decisamente lontano dai campus universitari, non si discute sull’etica della guerra, ma sull’angoscia opprimente di chi sente o si è sentito prigioniero di uno stile di vita.
Purtroppo a confondere le idee ci penserà l’orrido arrangiamento di sintetizzatori e batteria enfatizzata, unito ad un equivoca bandiera americana, in bella mostra sia sulla copertina del disco che nel videoclip.
L’entourage di Reagan utilizzò la canzone di Springsteen durante la campagna elettorale, proponendola come un inno patriottico che esaltava l’uomo americano, capace di superare ogni bruttura ritrovandosi nella bandiera del suo paese, ovviamente poco dopo fu loro proibito l’uso di quella canzone, ma il fatto dimostra che la canzone e i suoi suoni muscolari si prestavano benissimo ad una doppia interpretazione.
"Dancing in the dark" è un synth-pop che all’epoca fu ballato persino nelle discoteche, per il videoclip venne scomodato Brian De Palma, è una canzone che ho amato alla follia, poi l’ho odiata come saprebbe fare solo un talebano, infine mi sono assestato sulla via di mezzo, leggermente tendente al ribasso.
Non mancano bellissimi rock’n’roll come "cover me", "i’m goin’ down", "glory days", chitarra e sassofono in grande evidenza, bellissime e struggenti sono le ballate, "downbound train" e "Bobby Jean" , meravigliosa è anche l’ipnotica "i’m on fire", mentre viziata da coretti pacchiani e suoni pomposi è "no surrender", decisamente più bella (o meravigliosa) nella versione acustica che ne darà durante i concerti degli anni a venire.
"My hometown" è un ballatone leggermente stucchevole, e assieme ad un paio di canzoni banalotte completa un disco dagli estremi molto marcati, ma complessivamente molto positivo.
Gradimento personale: 8.

Live / 1975-85 (1986)

Cofanetto di 5 Lp (o triplo cd) racchiudente una selezione di canzoni scelte dalle registrazioni di dieci anni di concerti, complessivamente di buon livello, va detto subito, ma tremendamente deludente per gli appassionati che si erano svenati nell’acquisto di quantità incredibili di bootleg. Colpevole è soprattutto il mixaggio dei suoni teso ad amalgamare il tutto in un pastone omogeneo, quasi radiofonico, probabilmente anche con l’intervento di sovraincisioni in fase di post-produzione, chitarra e sassofono sembrano avere la museruola, l’atmosfera patinata non rendono che vagamente l’idea della musica selvaggia e squassante che si poteva ascoltare in bootleg come "you mean so much to me", "main point shuffle", "we gotta get out of this place", "pièce de resistance", "live in the promised land", "in the midnight hour".
Bisogna lavorare un po’ di fantasia, dunque, ma le canzoni più belle ci sono tutte, c’è anche "because the night", e per certi versi è questa la migliore antologia di Springsteen tra quelle in commercio (ma io sconsiglio sempre le antologie quando si parla di artisti che hanno fatto dell’album la propria via di espressione).
Gradimento personale: 7, ma per chi non avesse mai ascoltato i bootleg di Springsteen il voto potrebbe diventare un 7½ o anche un 8.

Tunnel of love (1987)

Un dito nell’occhio dei fan acquisiti all’epoca di Born in the U.S.A., tra i quali il sottoscitto.
Il tempo è galantuomo ed a far lievitare il valore del disco provvedono due canzoni sublimi come "tougher than the rest", un lentaccio languido dalla chitarra struggente, e un capolavoro di rock’n’roll come "spare parts", in assoluto due tra le canzoni di Springsteen che preferisco. Il resto del disco è diseguale, molto malinconico, rimane impressa l’atmosfera d’insieme più che una singola canzone, complice il disarmo della E-street band, centellinata a piccole dosi e con ruoli marginali.
Gradimento personale: 8 (ma anche questo disco deve essere un punto d’arrivo più che di partenza).

Human touch (1992)

Springsteen si rifà vivo dopo ben cinque anni, pubblicando contemporaneamente due album, seguendo la moda lanciata dai Guns n’ Roses di "Use your illusion". Ci sono alcune canzoni buone o altre carine, ma per la prima volta la voce di Springsteen mi è sembrata un po’ finta, artificiosa, affettata, e la sua musica poco sentita e poco vissuta (oltre che un po’ sfiatata). I suoni sono molto radiofonici e pulitini, non a casso alla batteria è chiamato Jeff Porcaro dei Toto, re dei turnisti di quel rock FM che io detesto abbastanza. Ci sono anche canzoni veramente bruttarelle come "Gloria’s eyes" e "all or nothin’ at all", "the long goodbye", "real man", fatto veramente unico nella discografia di Springsteen.
Spiccano nella media la ballata "with every wish" e la ninna nanna "pony boy", giusto per garantire al disco la sufficienza stiracchiata.
Gradimento personale: 6 (è un capitolo della discografia di Springsteen che si può tranquillamente saltare).

Lucky town (1992)

Decisamente meglio del disco gemello, dal quale differisce per i turnisti impiegati e per la qualità delle composizioni, leggermente superiore, anche se rimangono le timbriche patinate a fare da trait d’union tra i due album.
L’insieme è più gradevole che affascinante, ci sono due o tre canzoni leggermente sotto tono ma non brutte come le peggiori di Human touch, e un lento elettrico come "Living proof" rimane a lungo scolpito nella memoria, un piccolo assaggio della pietà di Dio, la prova vivente finalmente trovata, la bellezza di un bimbo tra le braccia di tua moglie.
Gradimento personale: 7 (se delle 24 canzoni che compongono i due album ne avesse scremate una dozzina direi che ne sarebbe venuto fuori un bel disco, diciamo da 7½).

Ps all’inizio del 1993 fu pubblicato un disco dal vivo, "In concert, Mtv plugged", stante ad indicare che la registrazione avvenne durante la celebre trasmissione di MTV, dedicata al rock acustico (unplugged, con la spina staccata), e la produzione pur di avere Springsteen come ospite accettò che il concerto non fosse realmente unplugged, ma leggermente elettrificato. È l’unico disco di Springsteen che mi manca, ero rimasto deluso dai due album appena pubblicati, non volevo ascoltare i vecchi pezzi stravolti da quattro turnisti racimolati per l’occasione, e di ascoltare nuove versioni dei nuovi pezzi non me ne poteva fregare di meno. Avevo avuto occasione di ascoltare qualche pezzo per radio o a casa di un amico, non ricordo, non cambiai impressione e non ho più voglia di provare a cambiarla ora, credo che anche "MTV plugged" sia un disco trascurabilissimo.

Greatest Hits (1995)

Ce l’ho su doppio Lp, è la prima antologia di Bruce Springsteen messa in commercio, comprende tredici brani della carriera di Bruce, pescando a piene mani da born in the U.S.A. e cercando di rappresentare ogni album con almeno una canzone (ma vengono ignorati completamente i primi due dischi). Le antologie lasciano il tempo che trovano, compilare delle raccolte di personaggi come Springsteen e soddisfare tutti quanti è semplicemente impossibile, la disomogeneità stilistica poi contribuisce a rendere faticoso e noioso l’ascolto, la scelta dei brani merita comunque un 4 come voto.
I furbacchioni del marketing discografico, per rendere imperdibile il disco pure per chi avesse già in casa tutti gli album di Bruce, pensarono bene di seguire la moda degli "inediti" allegati alle antologie, scandalizzando gli estimatori di Springsteen che mai e poi mai avrebbero immaginato che il loro pupillo si piegasse alle logiche del mercato.
Tant’è, alle tredici tracce antologiche furono aggiunte cinque bonus-track, la celeberrima "streets of Philadelphia" inserita nei titoli di coda del film con Tom Hanks, canzone che nel 1993 vincendo l’oscar risollevò parecchio le quotazioni di Springsteen, decisamente in crollo verticale dopo il flop dei due dischi del 1992.
Oltre a questa bella canzone furono aggiunti quattro inediti assoluti, la pallosa "secret garden" (quanto sono brutti gli archi simulati dal sintetizzatore), il fantastico quattro quarti di "murder incorporated" con assoli di sax e chitarra e un’interpretazione sentita e sincera come non accadeva da tempo, e le coinvolgenti ballate "blood brothers" e "this hard land", tutto materiale rimasto nei cassetti durante gli anni ottanta fortunatamente rispolverato e reinciso, e la differenza di qualità con le canzoni più recenti è clamorosamente evidente.
L’operazione commerciale è bieca (voto 3), ma ci sono quattro canzoni che da suonare a tutto volume che da sole valgono l’acquisto (direi un 7½ simbolico).

The ghost of Tom Joad (1995)

Spianata la strada in primavera con l’antologia, sul finire dell’anno compare sul mercato questo disco ispirato da "Furore" di John Steinbeck. Ricordando i disperati del mid-west che cercavano lavoro in California durante la raccolta delle arance, protagonisti dei nuovi drammi sono ora le genti messicane che cercano di varcare il confine per trovare lavoro, rischiando la pelle ed alimentando il traffico clandestino gestito dalla malavita.
Tornando al disco, direi che musicalmente è gradevole, le melodie sono delicate, un po’ troppo tenui forse, la voce è sempre garbata e distaccata, poco vissuta e poco credibile, creando un insieme un po’ monotono e troppo omogeneo, si ha l’impressione di ascoltare sempre lo stesso brano al quale vengono applicate piccole variazioni nel ritmo.
È un disco che non riesco a giudicare serenamente, quando lo rimetto sul lettore dopo tanto tempo lo riscopro interessante, ma già al secondo ascolto, ogni volta, torna ad apparirmi un po’ noioso.
Gradimento personale: 6½.

Tracks (1998)

Cofanetto di quattro cd dedicato alle perle rimaste nei cassetti, e ce ne sono tantissime e citerò rapidamente le più rappresentative.
Santa Ana, Seaside bar song, Zero and blind Terry avrebbero dato ben altro spessore a "The wild , the innocent & the E-street shuffle". Bring on the night è forse il più bel rock’n’roll mai scritto da Springsteen e su "The river" avrebbe fatto un figurone grandioso, al pari di "Where the bands are" oppure "living on the edge of the world", altri rock’n’roll scavezzacollo, idem per le incalzanti "Restless night".,"take ’em as they come".
Hearts of stone è una splendida ballata dell’epoca di "Darkness" ma estranea all’atmosfera di quel disco, sicchè Bruce permise all’amico Southside Johnny di inciderla sul disco che prende il nome dalla canzone, stesso giudizio per "Ricky wants a man of her own" e "i wanna be with you".
Don’t look back su "darkness" ci sarebbe stata benissimo, il ritmo incalzante avrebbe dato un po’ più vigore alle tante ballate di quell’album.
Da antologia la versione originale del 1982 di "Born in the U.S.A.", ipnotica e spettrale, sarebbe stata perfetta su Nebraska e difficilmente Reagan se ne sarebbe impossessato, pare uscita da un film dell’orrore.
Stupenda la ballata "shut out the light" del 1983, troppo legata allo stile di "the river" per comparire in mezzo alle canzoni muscolarizzate di "born in the U.S.A.".
Gradimento personale: 10 ai primi due cd.

Tra le out-takes di "born in the U.S.A" ci sono canzoni splendide come Cynthia, My love will not let you down, This hard land, Frankie, Car wash, Rockaway the days, ma soprattutto "Janey don’t you lose heart", roba che ti viene il dubbio che gli scarti siano finiti sull’album pubblicato nel 1984!
Completano il terzo cd alcune canzoni provenienti dalle registrazioni di "tunnel of love", canzoni carine e assai malinconiche, tranne "lucky man", ipnotica con il basso pulsante, avrebbe dato un po’ di brio ad un album che ne aveva bisogno.
Gradimento personale: 9 al terzo cd.

Il quarto cd comprende si apre con gli scarti dalle registrazioni di Human touch e Lucky town, decisamente in linea con i due album, quindi spesso trascurabili, tutti tranne una canzone, la meravigliosa ballata "Sad eyes", dove Springsteen si mostra suggestivo anche cantando il ritornello in falsetto. Canzoni scarne negli arrangiamenti ma affascinanti come "my lover man" e "over the rise" dimostrano che a rovinare i due album del 1992 è stata l’elefantiasi degli arrangiamenti da rock FM, unita ad una scelta discutibile delle canzoni. Bello "back in your arms", inedito del 1995 che avrebbe meritato di figurare nel greatest hits al posto di Secret garden.
Gradimento personale: 7½ al quarto cd.

Live in New York City (2001)

Dopo sei anni di relativo silenzio Bruce rompe gli indugi pubblicando un disco dal vivo molto bello, quasi all’altezza di certi bootleg leggendari. Tratto da concerti tenuti nel corso del 2000 con la E-street band al completo, il suono è quello dei tempi migliori, la sezione ritmica pompa senza essere invadente, organo e pianoforte sono sempre presenti, le chitarre hanno ampio spazio, solo la voce purtroppo non è più ruggente come quella di un tempo (persino un po’ ridicola in "born to run", sputata sul microfono per cercare di non perdersi nel volume degli strumenti). Molto bello l’inedito rock’n’roll iniziale di "my love will not let you down", carina "land of hope and dreams" purtroppo non sorretta adeguatamente dalla voce, affascinante e irriconoscibile la versione dura ed elettrificata di "youngstown" (da "Tom Joad"), feroce la versione di "murder inc.", i classici sono tutti affrontati con piglio deciso ed efficace.
Perla tra le perle la sempre bellissima "lost in the flood" (dal primo disco) e l’immortale "jungle land" con il consueto schema intro pianistica + ingresso esplosivo di ritmica e chitarre, grandioso solo di chitarra, altro solo di sassofono, intervallo sussurrato dall’organo che cede nuovamente spazio al pianoforte, immensa.
Piccola pecca una "born in the U.S.A." acustica che è orribile tanto quanto quella con i famosi sintetizzatori.
Dopo un po’ si fa pure il callo alla voce, assomiglia ad un Joe Cocker in coma etilico ingroppato da un Rod Stewart con le palle strizzate, ma può andare benissimo lo stesso.
Gradimento personale: 8½.

The rising (2002)

Il disco della definitiva rinascita artistica, un filotto di meravigliose canzoni come non accadeva da oltre venti anni, persino la voce pare dignitosamente restaurata, soprattutto torno a percepirla sincera e credibile.
Il disco è composto e realizzato di getto dopo il crollo delle torri gemelle e riesce ad esprimere contemporaneamente dolore, gioia e speranza.
Spezza le gambe la doppietta "into the fire" e "waitin’ on a sunny day", nella prima lacrime tra fiamme e fumo, nella seconda lacrime di gioia sotto la pioggia, aspettando un giorno di sole, la persona che ami.
In tutto il disco non ci sono cadute di tono, le canzoni oscillano tra il bello e il bellissimo, alternandosi tra momenti drammatici e riflessivi (come "empty sky"), e momenti di pura adrenalina ottimistica (come "Mary’s place", quando si aprono le note di organo io decollo), entusiasmante anche il crescendo di "the rising".
Il rock’n’roll è morto, peccato che a sostenerlo siano gibboni come Sting o Raf, ma dal nome si capisce tutto, no?
Gradimento personale: 9.

The essential (2003)

Un’altra antologia, questa volta dilatata su due cd, sopperendo in parte ad alcune lacune del Greatest Hits del 1995 (su tutte l’assenza di Jungle land). Springsteen rimane comunque un artista da album, difficilmente inquadrabile in una raccolta di brani sparsi, ma un 7 all’antologia lo si può concedere.
Per ingolosire l’acquisto si raschia il barile degli inediti e delle rarità, offrendo un terzo cd zeppo di materiale di questo tipo (voto: 10 all’ufficio marketing, 2 alla moralità, perchè questo materiale avrebbe dovuto essere incluso nel cofanetto Tracks).
"From small things" è un rockabilly fulminato escluso da The river, "the big payback" è carina e viene dalle registrazioni per Nebraska, ma entrambe queste esclusioni ci stanno.
"Trapped" è un bel rock-reggae di Jimmy Cliff registrata dal vivo e originariamente inclusa nell’album "We are the world", quello degli "U.S.A. for Africa", operazione di raccolta fondi umanitari organizzata da Lionel Richie e Michael Jackson.
Missing è un brano del 1995 finito sulla colonna sonora del film "the crossing guard" di Sean Penn, ed è molto bello con percussioni e suoni di drum machine stratificati.
"Dead man walkin’" viene dalla colonna sonora del film omonimo, di Tim Robbins e interpretato da Sean Penn e Susan Sarandon, brano scarno con voce, chitarra e un tenue tappeto di archi sintetici, carino e nulla più.
Stratosferica "countin’ on a miracle", una canzone del 2002 che è in tutto e per tutto un "delta-blues", con tanto di voce in falsetto, di una credibilità disarmante come Eric Clapton se la può soltanto sognare quando strimpella il blues.
Gradimento personale: 7½ (relativamente al cd di inediti).

Devils and dust (2005)

Si tratta del nuovo album uscito proprio in questi giorni, non saprei dire altro.


 
Edit Post Reply With Quote

Amministratore




Posts: 5978
Registrato: Aug 2002

  postato il 13/04/2005 alle 01:22
Una postilla sul grande Springsteen, relativamente all'album "The Ghost of Tom Joad".

E' possibile che, più che al romanzo "Furore" di Steinbeck, The Boss si sia ispirato all'omonimo film di John Ford. Nel libro, infatti, Tom Joad ha un ruolo non da protagonista, ma più o meno paritario rispetto a quelli dei suoi familiari nel meraviglioso affresco corale di Steinbeck. E' Ford che, successivamente, nel trarre dal romanzo un film di quasi pari bellezza, promuove Tom a "star" della storia, in una peraltro memorabile interpretazione di Henry Fonda.
I riferimenti di Springsteen, in breve, sono riscontrabili nel film maggiormente che nel libro. Ad esempio: i versi della canzone "Mamma, dovunque c'è un poliziotto che picchia un ragazzo, dovunque c'è un neonato affamato che piange, dove c'è una lotta contro il sangue e l'odio nell'aria, cercami mamma, io sarò lì. Dovunque c'è qualcuno che combatte per un posto in cui stare o per un lavoro decente o per una mano d'aiuto, dovunque qualcuno lotta per ottenere la libertà, guarda nei loro occhi, mamma, e vedrai me" sono frasi presenti nel film e non nel libro.

In ogni caso, la figura di Tom Joad è di una potenza rara: è legata a dei capolavori nel campo della letteratura, del cinema, e della musica (la canzone in questione lo è, pur nella discontinuità di quell'album).

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 6922
Registrato: Jul 2004

  postato il 16/04/2005 alle 17:43
Carissimo Admin, penso proprio che tu abbia ragione, ho aperto il booklet di Tom Joad e ho trovato un fermo immagine tratto dal film di Ford (credo che quello inquadrato sia uno dei fratelli Karradine, non quello di kung -fu e chiaramente nemmeno quello di Nashville, è il più vecchio, ma non ricordo il nome).
Nemmeno io ho letto il libro di Faulkner ma ho visto solamente il film di Ford (molto molto bello).
Tra le altre cose il mitico western "my darling Clementine" (sfida infernale), sempre dell’accoppiata Ford-Fonda, è veramente uno dei miei film preferiti in assoluto.

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 1635
Registrato: Apr 2005

  postato il 16/04/2005 alle 17:59
Bè...io sono della generazione di Morris ed i gusti musicali ne risentono...(!)
Pink Floyd su tutti. Poi Genesis, compresi Peter Gabriel e P.Collins nei loro lavori da single.
Poi Jefferson Airplane, Traffic, Deep Purple, Dire Straits. Insomma, roba da fare accapponare mia figlia. (mi da del vecchio....o meglio, mi dice che mi piaciono le canzoni monotone......grrrrrr)
Niente Springsteen....insomma non è fra i miei preferiti.
Ah....gli Skorpions mi piacevano.
Poi ora i REM . Poca musica italiana. La musica la consideravo terapeutca per superare la fatica degli allenamenti (mezzofondo e fondo......). Ma non era vero.
andavo più piano, ecco perchè facevo meno fatica!

 

____________________
pedala che fa bene.....

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 2490
Registrato: Dec 2004

  postato il 16/04/2005 alle 18:03
solitamente le mie uscite sono accompagnate dai Rem, e dalla musica Hip Hop in generale!

 

____________________
http://ilmiociclismo.blog.excite.it

"La vita e la morte.La pace e la guerra.La repubblica e la monarchia.Infine Bartali e Coppi e la progressiva identificazione di un popolo, che ripartiva da zero, in una coppia di campioni."Leo Turrini

 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote Visit User's Homepage

Livello Marco Pantani




Posts: 1449
Registrato: Jan 2005

  postato il 16/04/2005 alle 18:22
Euge.... bella la tua scelta..la nostra colonna sonora da un pò quando si vince....

Due ragazzi del borgo cresciuti troppo in fretta
un'unica passione per la bicicletta
un incrocio di destini in una strana storia
di cui nei giorni nostri si è persa la memoria
una storia d'altri tempi, di prima del motore
quando si correva per rabbia o per amore
ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce
e chi sarà il campione già si capisce
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è dietro a quella curva, è sempre più distante.
E dietro alla curva del tempo che vola
c'è Sante in bicicletta e in mano ha una pistola
se di notte è inseguito spara e centra ogni fanale
Sante il bandito ha una mira eccezionale
e lo sanno le banche e lo sa la questura
Sante il bandito mette proprio paura
e non servono le taglie e non basta il coraggio
Sante il bandito ha troppo vantaggio.
Fu antica miseria o un torto subito
a fare del ragazzo un feroce bandito
ma al proprio destino nessuno gli sfugge
cercavi giustizia ma trovasti la Legge.
Ma un bravo poliziotto che sa fare il mio mestiere
sa che ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere
e ti fece cadere la tua grande passione
di aspettare l'arrivo dell'amico campione
quel traguardo volante ti vide in manette
brillavano al sole come due biciclette
Sante Pollastri il tuo Giro è finito
e già si racconta che qualcuno ha tradito.
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è sempre più lontano, è sempre più distante
sempre più lontano, sempre più distante…
Vai Girardengo, non si vede più Sante
Sempre più lontano, sempre più distante...

 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 6922
Registrato: Jul 2004

  postato il 16/04/2005 alle 23:36
The Byrds

The Byrds - Mr. Tambourine man (1965)
I Beatles scelsero per sè il nome di "gli scarafaggi" (presumo per via del caschetto di capelli), ma anzichè il termine "the beetles" adottarono, sottile vezzo che farà tendenza, la storpiatura grafica di "the beatles".
In California nel 1965 comparve sulle scene un gruppo che faceva propri il caschetto dei beatles e quel sottile vezzo di storpiare la grafia del proprio nome, "gli uccelli", scritto "the byrds".
Fu subito leggenda, presero il brano di Bob Dylan "Mr. Tambourine man" (marca di cartine per sigarette, chi vuol capire capisca), lo elettrificarono per benino con la meravigliosa rickenbacker a dodici corde suonata da Jim McGuinn a tracciare le scintillanti trame chiamate jingle-jangle, un basso pesante come mai si era sentito nella storia del rock’n’roll e che farà storia, armonie vocali sognanti e ammalianti.
Altri tre brani acustici di Dylan "subiscono" il delizioso trattamento, due pezzi minori ma anche la leggendaria "Chimes of freedom" cantata da David Crosby, il più espressivo tra i cantanti del gruppo (Gene Clarke, lo stesso McGuinn e appunto Crosby).
Fosse tutto qua, invece Gene Clark scrive e canta un pezzo veloce da brivido come "I’ll feel a whole lot better", le superbe ballate "you won’t have to cry", "here without you", "i knew i’d want you", tutte incentrate su tematiche adolescenzialsentimentali.
Ma di Gene Clarke è anche un brano inviperito e fulminante come "it’s no use" con un McGuinn acidissimo alla chitarra.
Non mancano altre canzoni sempre gradevoli, ultima ma non ultima "we’ll meet again", cover di una vecchia canzone inglese pubblicata durante la seconda guerra mondiale (dove potete ascoltare l’originale cantato da Vera Lynn? Guardatevi "Dr. Strangelove" di Stanley Kubrik, pazientate fino alla fine, che è un bel pazientare, e quando scoppierà la bomba ascolterete le soavi note cantate da Vera Lynn per alzare il morale dei soldati inglesi spediti al fronte per combattere zio Adolf, o quello dei londinesi sotto la pioggia di V2, e vi sarà chiaro che Stanley non sceglieva a casaccio le canzoni per i suoi film).
Gradimento personale: 10 ,è un disco da avere a tutti i costi, rubate il salvadanaio alla sorellina, non so, rinunciate a una

Turn! Turn! Turn! (1965)
Bisogna battere il ferro finchè caldo, in gennaio i Byrds avevano registrato Mr.Tambourine man, in settembre erano già in studio di registrazione per la nuova raccolta di canzoni. Parecchie "cover" nel disco (interpretazioni di brani altrui), quella che da il titolo all’album appartiene al folksinger Pete Seeger (con testo tratto dall’Ecclesiaste, libro della Bibbia), ma è solo un bicchiere d’acqua fresca, due traditional (canzone popolare di pubblico dominio) dei quali è stupendo il lento "he was a friend of mine", un po’ pacchianotta invece la versione rock’n’roll della celebre "Oh Susannah",
due brani di Dylan, tra i quali "the times they are a-changin’ ", a mio avviso non riuscitissimi, troppo prevedibili e senza guizzi, e infine una country ballad carina e niente più, "satisfied mind".
Cinque i brani originali, sempre carini e gradevoli, ma la vena di Gene Clarke è spenta e un paio di brani a firma McGuinn e Crosby sono decisamente acerbi.
Gradimento personale: 7, è carino, il suono della dodici corde è sempre armonioso, non annoia mai ma nemmeno incide sull’animo, al limite è pure trascurabile (ma va detto che al pari del primo album sbancò le classifiche americane).

Fifth dimension (1966)
Andato via il cantante-compositore Gene Clarke, McGuinn sforna la canzone che da il titolo all’album, dalla melodia delicata e indovinata, con il consueto arpeggiare della dodici corde sullo sfondo, un titolo che è tutto un programma in tema di droghe, mentre un organo chiesastico conferisce al tutto un tocco solenne.
Sempre di McGuinn è il simpaticissimo boogie di Mr. Spaceman (e pure in questo caso la fantascienza è usata come metafora di ben altro, grimaldello per aggirare la censura delle radio), e pure la canzone che chiude l’album, la psichedelica "jet Lear song" dedicata all’amico e ingegnere aeronautico John Lear della Lockheed, aperta dal suono delle turbine dell’aereo, la chitarra che insiste su di un giro d’accordi breve e reiterato, il basso a doppiarlo, la voce a cantare sempre lo stesso ritornello mentre sullo sfondo si ascoltano sempre le comunicazioni tra pilota e torre di controllo prima del decollo, ovviamente con la palese volontà di far capire che anche questo scherzo è una metafora.
"Eight miles high" è stupenda psichedelia, scritta da McGuinn e Crosby con il contributo di Clarke poco prima che se ne andasse, la canzone completa il ritratto fantascientifico-tecnologico ispirato dalla droga, la chitarra si lancia in velocissimi arpeggi, le voci cercano spesso il crescendo, come a sottolineare un moto ascensionale, il basso doppia la melodia del cantato, un gioiello.
McGuinn e Crosby non cavalcarono il boom psichedelico che di li a pochi mesi avrebbe fatto moda (suggestionando persino i Beatles di Sgt.Pepper), furono invece tra i precursori, come testimoniano le canzoni sopra citate, ma anche "I see you", bella melodia con la chitarra acustica a ripetere ossessivamente la stessa frase e la chitarra elettrica a tracciare brevi e acidi arabeschi dal fraseggio jazzistico.
Splendido è anche il lento traditional "wild mountain thyme", sottolineato anche da un’orchstrazione d’archi tenue ma sempre guizzante, ancora più bella è "what’s happening?!?!" di David Crosby, lineare e meravigliosa melodia tracciata da voce e basso con impertinenti ghirigori chitarristici a donare il sapore orientaleggiante-psichedelico, e stratosferica è "John Riley", traditional inglese del 1600 carico di tensione drammatica e anch’esso impreziosito da uno straordinario tappeto d’archi mai invadente.
C’è dell’altro, e come non citare "Hey Joe, where you gonna go", ballata folk spagnoleggiante che alcune settimane prima era comparsa sul mercato nella versione squassante e super-acida dei Leaves, i Byrds ne fanno una cavalcata di velocissimi arpeggi mentre la marimba batte il tempo e Crosby canta straziante e drammatico, ispiratissimo.
Gradimento personale: 10.

Younger than yesterday (1967)
Il disco si apre con la celeberrima "so you want to be a rock’n’roll star, perla di sarcasmo e ironia contro l’isterismo dei fan sollevato da gruppi "finti" come i Monkees (imperatori della bubble-gum music, precursori di tutte le boy band a venire, fatte di bellocci messi insieme dal produttore, spesso neppure capaci di cantare ma doppiati dietro le quinte pure durante i concerti)., la canzone è comunque bellissima e arrangiata sullo stile di Hey Joe, veloce con tanto di tromba mariachi e una specie di maracas che non saprei definire, oltre che le grida isteriche dei fan registrate durante i concerti inglesi del 1965 (insomma, i Byrds non ci stavano a passare per fantocci idolatrati, e ci scherzavano sopra).
La sorpresa del disco è Chris Hillman, da sempre bassista della band, reinventatosi compositore di grande valore come testimoniano la superba ballata "have you seen her face", la veloce country-song "time between" dotata di belle accelerazioni, la drammatica e ammaliante "thoughts and words" e un’altra stupenda perla di country rock, "the girl with no name.
"Everybody’s been burned", superba canzone di Crosby, lenta e malinconica segnata da un basso melodico e dalla dolcissima chitarra elettroacustica dello stesso Crosby, con qualche arabesco orientaleggiante di McGuinn, è il vertice del disco, assieme alla citata canzone d’apertura e al superbo rock’n’roll di chiusura, "why".
"My back pages" è una bella cover di Bob Dylan, comunque ordinaria (un suo verso ispira il titolo del disco).
Non mancano un altro paio di canzoni carine, la famosa "mind gardens" di David Crosby che è un pastone palloso di raga mantrici e voce stralunata, da saltare a piedi pari, per completare un disco un po’ meno "spaziale" ma ricco di quegli umori che guardano all’India, come già era accaduto (ma solo episodicamente) agli Stones di "paint it black" e ai Beatles di "norwegian wood".
Gradimento personale: 9 all’album originale, ma la ristampa in cd comprende il bellissimo rock’n’roll "don’t make waves" uscito solo su 45 giri, portando il gradimento ad un 10 tondo tondo.

The notorious Byrd Brothers (1968)
L’album si apre con "artificial energy", che sinceramente lascia la sensazione che per continuare sul filone delle drug-song i Byrds abbiano finito per raschiare il barile, la melodia è un po’ risaputa e la sezione fiati in grande spolvero stride abbastanza con il consueto stile del gruppo.
Bella invece la dolce ballad "goin’ back", cover di una canzone della premiata ditta di autori Carole King & Gerry Goffin, famosissimi nel mondo del pop, e dalla stessa coppia d’autori riprendono la meravogliosa "wasn’t born to follow", ballata stupenda dalle meravigliose armonie vocali e dai dolci arpeggi di chitarra acustica con qualche spezia psichedelica, stracelebre e straconosciuta per essere stata adottata da Dennis Hopper nella colonna sonora del leggendario Easy Rider, in perfetta simbiosi con le custom, simboli di libertà da vincoli sociali.
"Natural Harmony" è una perla psichedelica di Chris Hillman, che si ripete nella dolce "get to you", nel country psichedelico "change is now" e di "old John Robertson", ottimi brani che contribuiscono a creare l’unità stilistica del disco, ne sono il collante.
David Crosby è protagonista di "tribal gathering", ballata psichedelica dolce e acida assieme.
Altre canzoni gradevoli completano un disco che ha il solo neo della canzone di chiusura, quella "space odyssey" che è un altro pallosissimo mantra sullo stile di "mind gardens", bilanciata dalla bonus track (nella ristampa in cd) "triad", autentico capolavoro scritto e cantato da Crosby, una ballata surreale ceduta originariamente ai Jefferson Airplane di Grace Slick, ascoltabile sull’ album "crown of creation".
McGuinn, che nel frattempo ha cambiato nome da Jim a Roger (per motivi religiosi, boh), soffre in questo disco la crescita del talento compositivo di Crosby, e motivo di attrito saranno pure le amicizie di quest’ultimo con altri musicisti californiani, sicchè dopo cinque dischi, quasi tutti capolavori, il gruppo rimane a McGuinn e Crosby preferisce prendere altre strade.
Gradimento personale: 9.

Sweetheart of the rodeo (1968)
Il sostituto di Crosby, Gram Parsons, è un ragazzo che sa suonare come pochi con le accordature aperte del country (le insegnerà pure a Keith Richards degli Stones), e possiede una voce drammatica e coinvolgente.
Il disco, autentico capolavoro del country rock (la dodici corde viene messa in soffita a favore della steel guitar), si apre con una grandiosa cover di Bob Dylan, "you ain’t going nowhere", e sempre di Dylan è la canzone che chiude il disco, la splendida ballad "nothin’ was delivered", un tripudio di chitarre acustiche, steel guitar, organo e contrabbasso.
Vengono rivisti con energia alcuni classici del country, come "the christian life", "you’re still on my mind", "pretty boy Floyd" (di Woodie Guthrie), "blue canadian rockies", "life in prison" (di Merle Haggard), tutte canzoni gradevoli, ma brilla come una stella lo splendido traditional "i am a pilgrim".
Farina del sacco di Gram Parsons sono invece una "hickory wind" carica di malinconia, e la stratosferica ballata "one hundred years from now" (un capolavoro assoluto).
Dopo un solo disco con i Byrds, Gram Parsons bisognoso di maggiore libertà fa ciao ciao a McGuinn e porta via con se lo storico bassista Chris Hillman, con il quale darà vita al gruppo "Flying Burrito Brothers"
Gradimento personale: 9, non abbiate timore del suono del banjo, del fiddle, del pianoforte strimpellato alla maniera honky-tonk, dell’organo che talvolta vi ricorda l’oratorio, del cantato talvolta "trascinato" tipico del country, questo è un disco dalla bellezza rara.
A questo disco seguirà "Dr. Byrds & Mr. Hyde", album del 1969 che non ho mai ascoltato, ne ho sempre letto pessime recensioni e, non essendo nè feticista nè completista, non l’ho mai preso in considerazione.

Ballad of Easy Rider (1969)
Assieme a McGuinn ci sono il bassista John York, il polistrumentista e cantante Gene Parsons (da non confondersi con Gram), il superbo chitarrista Clarence White che già in passato aveva suonato in alcune canzoni dei Byrds.
La canzone che da il titolo all’album apre le danze, è una dolce e splendida ballata che, nella versione solo voce e chitarra acustica di McGuinn, accompagna i titoli di coda dell’omonimo film di Hopper con Peter Fonda, Jack Nicholson e lo stesso Dennis Hopper.
Anche in questo album non c’è traccia del classico jingle-jangle della dodici corde, i Byrds sono definitivamente un gruppo country rock, anche se più rockeggianti e meno tradizionalisti rispetto a "sweetheart of the rodeo".
Meravigliosa è "oil in my lamp", un traditional rivisitato, idem "Jack Tarr the sailor" dalla tradizione inglese, altrettanto "Jesus is just alright", un gospel trasformato in brano rock, o la versione delle leggendaria "it’s all over now, Baby blue" di Bob Dylan, rallentata e impreziosita dalla steel guitar, o "Deportee" del mitico Woody Guthrie, il folk-singer delle canzoni sulla grande depressione, quello che sulla cassa della chitarra portava la scritta "this machine kills fascists".
Questi sono i vertici, ma non ci sono comunque cadute di tono.
Gradimento personale: 8.
La discografia è completata da alcuni dischi che non ho nella mia collezione.
Di "Untitled" del 1970 ho letto buone cose e prima o poi me lo procurerò, invece penso che siano trascurabili "Byrdmaniax" e "Farther along" del 1971, idem "The Byrds" del 1973.

 

[Modificato il 17/04/2005 alle 00:06 by aranciata_bottecchia]


 
Edit Post Reply With Quote

Livello Campionato di Zurigo




Posts: 68
Registrato: Apr 2005

  postato il 17/04/2005 alle 19:27
Rock anni 80 e vari generi di metal:
Queen, Metallica, Rhapsody, Death, Pantera, Blind Guardian, Megadeth, Guns, Skid Row, Def leppard, Europe, Bon Jovi...
I Metallica li ho visti a dicembre 2003, ed il concerto mi ha spaccato + di un giro in bici di quelli pesi!In apertura c' erano i Godsmack, con i quali non son riuscito ad avvicinarmi + di 20 - 30 m perchè mi facevan male le orecchie da tanto la musica era alta...
Ho visto anche altri concerti: il migliore è stato quello dei Queen il 5 aprile a milano: emozionante a dir poco!
Il gruppo che mi sarebbe piaciuto vedere + di tutti sono i Pantera (dal vivo non li batte nessuno), che purtroppo non avrò mai + la possibilità di gustare.
In bici non mi accompagna una canzone in particolare, dipende da cosa ho in testa: può anche essere che mi frulli in testa una canzone che mi fa schifo!!Ciao

 

____________________
Caught in the afterlife
I've gone too far
When sorrow sang softly and sweet
The air was filled with tears
Full of sadness and grief
When sorrow sang softly and sweet

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Hugo Koblet




Posts: 400
Registrato: Jan 2005

  postato il 17/04/2005 alle 19:40
Pensavo di essere l'unico matto che pedalava a ritmo di Cowboy From Hell e invece...

 

____________________
Marco Bardella

Vieni a giocare con noi:

http://www.fantasportal.com/cyclo/index.php

 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote Visit User's Homepage

Livello Campionato di Zurigo




Posts: 68
Registrato: Apr 2005

  postato il 17/04/2005 alle 19:53
Già, il mio avatar parla chiaro! grande antiteam

 

____________________
Caught in the afterlife
I've gone too far
When sorrow sang softly and sweet
The air was filled with tears
Full of sadness and grief
When sorrow sang softly and sweet

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Tour




Posts: 218
Registrato: Feb 2005

  postato il 17/04/2005 alle 21:21
E invece no, e non siete i soli!!!
 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Livello Hugo Koblet




Posts: 400
Registrato: Jan 2005

  postato il 17/04/2005 alle 21:49
Lo scopro con piacere... ecco perchè a tanti le gambette mulinano come quando fai girare una doppia cassa... bene...
E' per questo che qualche annetto fa ero tifoso di due metallari delle 2 ruote, i gemellini Rooks e Theunisse...

 

____________________
Marco Bardella

Vieni a giocare con noi:

http://www.fantasportal.com/cyclo/index.php

 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote Visit User's Homepage

Livello Fausto Coppi




Posts: 6922
Registrato: Jul 2004

  postato il 30/05/2005 alle 11:05
LED ZEPPELIN

Blues, rock’n’roll, folk, il tutto muscolarizzato da una buona dose di watt, questa la miscela dell’hard rock dei Led Zeppelin, hard rock che, va detto subito, avendo le radici salde nella musica popolare, afroamericana ed europea, nulla ha a che spartire con l’heavy metal che verrà, con il quale viene talvolta grossolanamente confuso per causa di una lontana parentela delle timbriche chitarristiche e per la sequela di imitatori che Robert Plant ha saputo sollevare.

Jimmy Page è un chitarrista di rara abilità, ma questo in fondo è l’aspetto meno importante giacchè la storia del rock è piena di noiosissimi segaioli, la peculiarità di Page sta nel possedere combinate grande perizia strumentale e gusto, tatto, calore e sensibilità.
L’emissione del suono è una questione fondamentale persino nel jazz, una questione capace di far passare in secondo piano il virtuosismo, immaginate dunque il valore che l’emissione del suono riveste nel rock, musica nata e cresciuta attorno a quattro accordi in croce, per questo reputo immensi chitarristi che tutto erano fuorchè virtuosi, come Chuck Berry, Keith Richards, John Fogerty o Pete Townshend.
Fatto sta che Jimmy Page racchiude in sè dominio assoluto dello strumento e sensibilità, in una misura che vanta pochissimi termini di paragone.
Tra il 1963 e il 1966 Jimmy Page suona praticamente nella metà dei 45 giri che vengono incisi in Inghilterra, è il turnista più richiesto e presta la sua chitarra a dischi perlopiù pop, rockabilly, folk e rock blues.
Verso la fine del 1966 Page entra negli Yardbirds, gruppo che era stato imperniato attorno alla chitarra di Eric Clapton prima e Jeff Beck poi, e proprio un duetto chitarristico tra Beck e Page è ascoltabile nel film "Blow Up" di Michelangelo Antonioni (la canzone è "Stroll On", un plagio della celeberrima "Train kept a’ rollin’ " che si fa comunque apprezzare, pur senza raggiungere la bellissima versione "fuzzata" del Johnny Burnette Trio).
Quando Beck molla il gruppo, e con lui anche gli ultimi superstiti degli Yardbirds originari, Page è costretto a reclutare nuovi musicisti e ribattezza il gruppo come "New Yardbirds", band senza storia perchè, quando finalmente va in stampa il primo disco, il nome è stato nuovamente cambiato, in Led Zeppelin questa volta.
Assieme a Page ne fanno parte il bassista-polistrumentista John Paul Jones, anch’egli tra i turnisti più richiesti in circolazione, il quale suggerisce Robert Plant come cantante, Plant che dal canto suo ha il merito di portare nei New Yardbirds/Led Zeppelin il batterista prodigio John Bonham.

Led Zeppelin (1969)
Il primo album è dunque una meravigliosa ed energetica miscela di blues, rock’n’roll e folk, lunghi arpeggi di chitarra classica, raddoppi di basso pulsante e batteria furibonda, il canto di Plant che oscilla tra lo stralunato e l’isterico, sempre sgolato, mentre gli inserti di chitarra elettrica sono liquidi e guizzanti come gocce di mercurio.
Meritano una citazione particolare "Babe i’m gonna leave you", un tradizionale folk assai personalizzato, e il rock’n’roll supersonico di "Communication breakdown", nonchè uno strumentale di tablas indiane e chitarra acustica come "Black mountain side", a mio avviso i vertici del disco.
Ci sono anche un paio di blues di Willie Dixon (You shook me / I can’t quit you baby), che in nessun modo possono competere con gli originali ma sono comunque gradevoli, e Robert Plant ha il grande pregio di personalizzare l’interpretazione, sguaiata al punto giusto, senza lanciarsi in una patetica imitazione che lo avrebbe reso ridicolo.
Carino il brano psichedelico "Dazed e confused", ma gli Zepp non sono i Grateful Dead e allora molto più riusciti sono pezzi rock d’ispirazione vagamente blues come "Good times bad times" e "How many more times", come deliziosa è la ballata "your time is gonna come", con tanto di organo come la tradizione afroamericana insegna.
Il disco ovviamente è imperdibile, per la bellezza del suo insieme e per la lucentezza di alcune gemme.
Gradimento personale: 10.

Led Zeppelin II (1969)
Prima che l’anno termini viene pubblicato il secondo capitolo della storia del dirigibile, senza dubbio il più celebre,
chi non ha mai sentito il giro di accordi di "Whole lotta love"?
Basso e batteria hanno maggiore spazio che nel disco precedente, tanto da avere persino spazio per alcuni assolo (storico quello di batteria in "Moby Dick"), i brani partono generalmente da una sequenza di accordi o da una strofa, per poi venire dilatati secondo schemi di ispirazione jazzistica (sia chiaro, senza mai sconfinare nel jazz), il folk e il blues sono costantemente le principali fonti di ispirazione per melodie sempre azzeccatissime.
Forse un po’ deboluccia è la ballata "Thank you", cui un pianoforte al posto dell’organo avrebbe giovato, forse i brani migliori non sono al medesimo livello di eccellenza di quelli del disco precedente ("Living loving maid" sembra una "Communication breakdown" parte 2, comunque bellissima), ma l’atmosfera risultante è addirittura superiore, il tutto sembra amalgamato al meglio, senza la presenza degli ingombranti brani di hard-blues e senza minestroni psichedelici.
Gradimento personale: 10.

Led Zeppelin III (1970)
L’iniziale "Immigrant song" è fuorviante perchè lascia intuire che il disco prosegua ricalcando l’hard rock dei due album precedenti, intuizione in buona parte sbagliata, perchè se non mancano pezzi duri e assai riusciti (Out on the tiles) oppure un po’ fiacchi (Celebration day), accade che folk e atmosfere esotiche abbiano il sopravvento in pezzi un po’ mosci come "Friends", carini come "That’s the way" e "Bron-y-aur stomp", sublimi come "Gallows Pole" (dove fa
la comparsa anche il mandolino) e "Tangerine", impreziosita dalla pedal steel guitar tipica del country.
"Since i’ve been loving you" è una ballatona hard-blues un po’ scontata ma gradevole, con il solo difetto di durare sette minuti, mentre il commiato viene lasciato a "hats off to Roy Harper", uno splendido blues acustico sullo stile del sublime Son House, una gemma abbagliante, dove un Plant maturo riesce a cantare come un autentico bluesman.
Gradimento personale: 9.

Led Zeppelin IV (1971)
Apertura perfetta con un l’hard-rock d’ispirazione blues che caratterizza "Black dog" seguito dalla fulminante "Rock’n’roll", il cui titolo dice tutto.
"Battle of Evermore" è ispirata dalla tradizione trovadorica europea, e Robert Plant duetta con Sandy Denny, voce femminile dei Fairport Convention (gruppo vertice del folk-rock inglese).
"Stairway to heaven" è la canzone più trasmessa nella storia della radiofonia, ed è sublime se si riesce a passare sopra al fatto che l’arpeggio iniziale (e il moog che imita il flauto) è bellamente plagiato dalla strumentale "Taurus" degli Spirit, rimane comunque memorabile quell’esordio da folk-song, lo srotolarsi delle strofe e il sovrapporsi progressivo degli strumenti, fino al concitato finale che vede l’ingresso liberatorio della chitarra elettrica, in un climax esaltante che ha pochi uguali nella storia del rock.
Il resto del disco è gradevole, ma non può reggere il confronto con la prima parte dell’album, l’orecchio se ne accorge e suggerisce al cervello di tornare al più presto all’inizio.
Molto bella comunque la ballata "Going to California", plagiata parecchi anni dopo dai Pearl Jam, ai quali Page non fece causa, memore di tutti i furti dei quali fu autore e di tutte le volte che riuscì a sfangarsela senza intoppi.
Postilla: il titolo del disco sarebbe semplicemente "Led Zeppelin" esattamente come il primo album, viene chiamato "IV" per comodità, un po’ come "The Beatles" del 1968 viene chiamato "White album" per via della copertina bianca.
Gradimento personale: 9.

BBC Sessions (1969-1971)
Doppio CD di peformances negli studi radiofonici della BBC, incisioni del 1969 e del 1971, dunque dal vivo ma davanti ad un pubblico ristretto, con una qualità audio elevatissima, pubblicato solamente nel 1997.
Il repertorio è pescato a piene mani dai primi quattro album, tra gli inediti ci sono bellissime versioni rock di alcuni classici del blues come "The girl i love she got long black wavy hair" di Sleepy John Estes, "Travelling riverside blues" di Robert Johnson, da delirio il medley che partendo da "Whole lotta love" sconfina nell’ipnotica "Boogie Chillen’ " di John Lee Hooker, poi in "That’s alright mama" di Arthur Big Boy Crudup, resa però famosa da Elvis Presley, come per Elvis fu scritta "A mess of blues" di Doc Pomus.
Un medley rock-blues di quasi quattoridici che da solo vale il prezzo del biglietto.
C’è anche una cover della squassante "Somethin’else" di Eddy Cochran, rockabilly a tutta manetta.
Gradimento personale: 8½ (peccato per alcune doppie o triple versioni dello stesso brano, anche se è interessante poter fare dei confronti).

Houses of the holy (1973)
Il disco mostra parecchi segni di stanchezza, percepibili nelle due suites iniziali "The song remains the same" e "The rain song", melodie poverissime e arrangiamenti pescati a piene mani dal progressive, mandando in pensione folk e blues, con esiti piuttosto noiosi per il sottoscritto.
Ma "Over the hills and far away" rimette a posto le cose, tornano i graditissimi arpeggi folk, la linea melodica è accattivante, esaltante il raddoppio elettrico, un brano all’altezza della fama del gruppo.
Chitarra free, ritmi spezzati e melodia bislacca per "The crunge", facile da dimenticare, poco meglio "Dancing days".
Interessante il simil-reggae di "D’yer mak’er", soprattutto per il pizzicato di Page, mentre è decisamente suggestiva la suite "No quarter", certo si mettono a fare un po’ il verso ai Pink Floyd seconda maniera, ma l’esito è decisamente positivo, bello soprattutto il giro di accordi con la chitarra sporcata dal fuzz-box.
Chiude l’album "The ocean", nulla di che, sopratutto ribadisce la poco gradevole sensazione che Robert Plant stia esagerando con atteggiamenti "gigioneschi", non riuscendo a trattenersi come invece era stato mirabilmente capace nei dischi precedenti.
Nonostante molte melodie siano poco originali, l’atmosfera dell’insieme è comunque gradevolissima grazie alla grande abilità strumentale dei musicisti, gradimento personale: 7½.

Physical graffiti (1975)
Album doppio, contiene alcune perle, come gli undici minuti di "In my time of dying", imperniati attorno ad un giro d’accordi "slide", tirando le note come facevano i vecchi bluesmen, poi la canzone si vivacizza nel ritmo ed è un piacere ascoltare la batteria di Bonham, sempre fantasiosa e presente senza essere invadente, graditissimi anche i cambi di timbrica della chitarra, mantenendo inalterato lo stile slide, meraviglia pura, applausi a scena aperta.
Molto bella anche "Houses of the holy", melodia micidiale che curiosamente prende il nome dall’album precedente.
Celeberrima la suite "Kashmir" con il crescendo iniziale del sintetizzatore (purtroppo ci si accorge che non si tratta del suono di una vera sezione d’archi, ma è solo un piccolo neo), anche se in un disco degli Zeppelin dispiace un poco percepire il ruolo secondario o l’assenza della chitarra anche in un solo brano, comunque suggestivo.
Gradevole come l’acqua fresca il richiamo bucolico di "Bron-Yr-Aur", se non sbaglio dovrebbe trattarsi di una località agreste dove gli Zepp si ritiravano in una ex fattoria per trovare ispirazione e tranquillità, già citata pure nel terzo album, e su questa linea si colloca la delicata "Down by the seaside", arricchita da una cambio di rtimo nel finale.
Carino anche lo "stride-piano" di "Boogie with Stu", pianoforte pestato come si faceva a New Orleans e raddoppio di chitarra pizzicata, molto gradevole anche se ogni tanto affiora la sensazione che più che di omaggio si tratti di parodia.
Incondizionatamente bella la folk ballad "Black country woman", chitarra acustica e voce ironica, poco dopo entra una batteria primitiva, un giro di armonica a bocca nel finale e nulla più.
Non tutto è messo a fuoco correttamente, per esempio è bruttarella assai l’imitazione di cornamusa fatta al sintetizzatore nel brano "In the light", altri brani si lasciano ascoltare senza lasciare il segno, suonati anche bene ma inevitabilmente risaputi, stagnanti, sin dalle prime note fastidiosamente forieri della sensazione di averli già ascoltati, manieristici, specialmente nelle parti più classicamente hard-rock.
Memorizzando nel lettore CD i brani migliori e scartando la zavorra (inspiegabile la scelta di un album doppio, vista la messe di riempitivi disseminati), il gradimento personale arriva tranquillamente a 8.

Presence (1976)
Mamma che pacco, un disco noioso, pervaso da uno stile chitarristico alla deriva tra funky e fraseggi pericolsamente inclinati verso i riverberi dell’heavy metal, un paio di melodie appena appena gradevoli, un gruppo alla frutta.
Sono anche abbastanza pentito di aver spostato parecchi scatoloni in cantina per andare a ripescare questo 33 giri.
Al limite si può dire che è un disco per musicisti, e non si tratta esattamente di un complimento.
Gradimento personale: parte da 5½ e cala di mezzo punto ad ogni ascolto.

La discografia ufficiale comprende altri quattro dischi che non ho ascoltato: il live "The song remains the same" (1976) del quale ho sentito dire un gran male, il live "How the west was won" (materiale anni ’70 pubblicato nel 2003) del quale ho sentito dire un gran bene, l’album in studio "in through the out door" (1979) che dovrebbe essere un po’ meglio di Presence, e infine la raccolta di out-takes "Coda" della quale non so dire niente.
Nel 1994, per MTV Unplugged, Plant e Page hanno registrato l’album dal vivo "No Quarter", con tanto di orchestra di archi e fiati marocchini, credo senza infamia e senza lode.

 

____________________
Davide

 
Edit Post Reply With Quote

Moderatore
Utente del mese Gennaio 2009




Posts: 3948
Registrato: Apr 2005

  postato il 30/05/2005 alle 13:57
Un bel thread,complimenti Ruskita, hai sollevato un vespaio(in senso buono).

Io sulla cyclette ascolto di tutto tranne Dance e Rap.

In bici mi porto sotto la maglia un mp3 player incelofanato (per il sudore)
e nelle salite ascolto roba abbastanza picchiante.
Ultime preferenze:
Rush
Queen
Joe Satriani
Scorpions

Mi raccomando volume basso per sentire arrivare le macchine!!

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 2797
Registrato: Apr 2005

  postato il 30/05/2005 alle 16:04
Pedalando ti ringrazio per il tuo appello al volume basso in bici! Ma siete matti ad ascoltare musica quando siete in bicicletta!?!?!?
E' pericolosissimo!

 
Edit Post Reply With Quote

Moderatore
Utente del mese Gennaio 2009




Posts: 3948
Registrato: Apr 2005

  postato il 30/05/2005 alle 16:55
hai ragione e' molto pericoloso ed anche vietato dal codice
della strada.
Io ascolto solo in salite sperdute fra i monti dove c'e'
molto silenzio e le macchine le senti a Km di distanza
(volume basso!!!)
Pero' il giusto ritmo aiuta la pedalata

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Tirreno-Adriatico




Posts: 58
Registrato: May 2005

  postato il 30/05/2005 alle 17:28
Però,non avevo ancora letto questo thread interessantissimo.Appena avrò un pò di tempo,cercherò di leggerlo tutto.Complimenti a Ruskita che l'ha aperto,e ad Aranciata,che,per quel poco che ho letto,dimostra larga competenza in materia.Anche se mi sembra[ripeto ,non l'ho letto tutto]che non siano stati menzionati gli YES,di cui sono un fan accanito,perlomeno quando si tirano in ballo i Genesis,Jethro,Pink e vari gruppi pop rock '70 '80.Va bè,vuol dire che siamo rimasti in pochi.Mi sembra che La Perla abbia fatto il nome dei B.T.O,......beh...quanta nostalgia,é stato proprio il primo disco in vinile che ho comprato,conosciuto ascoltando la sera alla radio[non c'erano le radio private]la trasmissione Supersonic,Dischi a Match 2.Insomma,così,ho anche rivelato la mia non tenera età. Comunque,per tutti quelli a cui piace pedalare con le cuffie,sparatevi della buona Drum'n Bass,e vedrete,altro che L'Epo!
 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Livello Marco Pantani




Posts: 1476
Registrato: Mar 2005

  postato il 04/01/2006 alle 17:33
Originariamente inviato da aranciata_bottecchia

Ultimamente si è accennato a Springsteen nel forum, trattandosi di una delle mie preferenze assolute non ho potuto esimermi dal farne un ritrattino breve, o meglio una passeggiata all’interno della discografia.




....ritrattino!??
Davidone, il caso mi ha rimbalzato questo thread di Ruskita sulla musica.
Me lo leggo e arrivo al tuo pezzo su Bruce.
Mi sa che il tuo riferimento iniziale sia il mio racconto in cui parlo di una canzone cantata mentalmente durante una fuga, ma non è di questo che voglio dire.

Volevo solo ringraziarti per la generosità con cui hai tratteggiato la carriera discografica del Boss.
I tuoi giudizi e le tue analisi sono da me largamente condivisi, ma soprattutto apprezzo lo spessore dei contenuti che hai esposto. Per un appassionato del Boss è come assaggiare ancora una volta quei dolci che ti son piaciuti tanto.
Ho amato la musica dell’uomo del New Jersey, è stato per me, non lo nego, un riferimento non solo artistico, ma anche morale, direi umanistico.
Ero un ragazzo e a 15 anni si ha bisogno di modelli. Ho avuto la fortuna di avere Bruce Springsteen, che è una delle persone che hanno avuto una qualche influenza su di me. Adesso sono grandicello, chiaramente più disilluso su molte fantasie e lo ascolto sempre meno.
Però il trentennale di Born To Run è stato celebrato con un bel cofanetto, cd, dvd outtakes e dvd concerto di Londra.
È il mio regalo di natale e sta aspettando un po’ di calma per essere gustato…..mi sa che stasera Roberta si dovrà mettere il cuore in pace……

Davidone, che dirti, bravo e, naturalmente, grazie.
claudio




 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 2863
Registrato: Oct 2005

  postato il 04/01/2006 alle 17:38
Originariamente inviato da claudiodance
Volevo solo ringraziarti per la generosità con cui hai tratteggiato la carriera discografica del Boss.
I tuoi giudizi e le tue analisi sono da me largamente condivisi, ma soprattutto apprezzo lo spessore dei contenuti che hai esposto. Per un appassionato del Boss è come assaggiare ancora una volta quei dolci che ti son piaciuti tanto.
Davidone, che dirti, bravo e, naturalmente, grazie.


E grazie a Claudio per avere riportato a galla questo thread!

 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 3579
Registrato: May 2005

  postato il 04/01/2006 alle 18:07
Vedi che quando non si ha abbastanza tempo per andarsi a leggerei thread passati, a volte sfuggono certe perle dello scritto e della cultura che davvero fanno rabbrividire (in senso positivo, naturalmente).
E, a questo proposito… Aranciata, complimenti davvero per la tua conoscenza musicale: mi domando dove lo trovi il tempo di ascoltare tutta quella bella musica che hai esposto!

Venendo a me, pur essendo anagraficamente giovane e quindi in parte impossibilitato dal conoscere a pieno i vari sounds anni ’80 e antecedenti… qualcosina col tempo sono riuscito a scoprire, ed apprezzare.
A me la musica piace tutta, ma davvero tutta. E quella che gradisco meno è la classica che, non me ne vogliano gli amanti di Mozart&co. , utilizzo talvolta per prendere sonno (con risultati molto efficaci! )

Il mio lettore mp3, che un gruppo di buonanimas che tutti conosciamo ha voluto regalarmi per il mio 22esimo compleanno, al momento conterrebbe queste 10 canzoni (lo so, in 1GB ce ne stanno moooolte di più… ma mica le sto a elencare tutte! ):

1) Wind of change (Scorpions)
2) Una Canzone per Te (Vasco Rossi)
3) Light my fire (Doors)
4) Stairway to Heaven (Led Zeppelin)
5) Certe notti (Ligabue)
6) Breathe (Prodigy)
7) Goccia a goccia (Litfiba)
8) Ironic (Alanis Morissette)
9) Emozioni (Lucio Battisti)
10) Tunnel of love (Dire Straits)

Che dite… sono malato o i miei gusti sono accettabili? Vorrei un responso dai musicologi del forum…

 

____________________
Lo stupido sa molto, l'intelligente sa poco, il saggio non sa nulla... MA EL MONA EL SA TUTO!!! (copyright sconosciuto)

ADOTTA ANCHE TU UNA AMY WINEHOUSE!!! Mangia poco, non sporca... e aspira tutta la polvere che hai in casa!

 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote Visit User's Homepage

Livello Fausto Coppi




Posts: 5641
Registrato: Nov 2005

  postato il 04/01/2006 alle 18:33
anzitutto vorrei ricordare quanto sia pericoloso ascoltare musica in bici.

Comunque ascolto principalmente musica classica (Beethoven su tutti) e jazz: il mio preferito è Thelonious Monk, ma ultimamente mi sto concentrando sui jazzisti italiani, che trovo non abbiano niente da invidiare a nessuno ma siano molto sottovalutati; alcuni di loro ho la fortuna di conoscerli personalmente e posso dire che sono anche persone squisite.
In generale, però non rifiuto nulla: sulla musica rock sono rimasto agli anni 70, con una netta preferenza per il movimento inglese rispetto a quello americano; mi piace anche la musica leggera italiana, tranne quella proprio troppo leggera.

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 5641
Registrato: Nov 2005

  postato il 04/01/2006 alle 18:36
P.S ho dimenticato la musica da film, con Morricone (soprattutto i film di Leone), John Williams e Nino Rota su tutti, ma anche Maurice Jarre, John Barry, Luis Bacalov e Fiorenzo Carpi (Pinocchio televisivo)
 
Edit Post Reply With Quote

Livello Tour




Posts: 292
Registrato: Jul 2005

  postato il 04/01/2006 alle 18:39
Grande Aranciata...

...unica nota, e' vero, Presence non e' al livello degli altri,
pero' dai, Achille's Last Stand... o no?

Come molti, ho anch'io le mie compilation che "carico" sull'MP3
prima di partire, ed immagino come molti, a seconda del mood e del
percorso mi piace cambiare. Ma ecco la prima compilation che
mi costruii, pensata "per la salita", anni addietro - quando ancora
non c'erano gli MP3 portatili, pensa un po'...

Born to Be Wild (Steppenwolf)
Sharp Dressed Man (ZZ Top)
Gimme all your Lovin' (ZZ Top)
Fly Away (Lenny Kravitz)
Are you gonna go my way (Lenny Kravitz)
Nutbush City Limits (Tina Turner)
Celebration Day (Led Zeppelin)
When the levee's gonna break (Led Zeppelin)
So High (Plant & Page)
Perfect Strangers (Deep Purple)
I was born for loving you (Kiss)
Mama (Genesis)
We will rock you (Queen)
My Sharona (The Knack)
Voices (Russ Ballard)

...e ancor oggi mi carica parecchio (ma anche il lato duro della dance,
vedi Chemical Brothers e Prodigy, perbacco come battono...).



 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 6922
Registrato: Jul 2004

  postato il 04/01/2006 alle 18:40
Originariamente inviato da claudiodance

Mi sa che il tuo riferimento iniziale sia il mio racconto in cui parlo di una canzone cantata mentalmente durante una fuga, ma non è di questo che voglio dire.



Comunque sì, lo spunto era il tuo bellissimo racconto.
Ti regalo una battuta: sai perchè Cunego ascolta solo i Doors? Perchè suonano senza Basso, uagh uagh uagh uagh uagh

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Francesco Moser




Posts: 738
Registrato: Jun 2005

  postato il 04/01/2006 alle 18:53
Ennio Morricone...kmq dai, ascolto di tutto e non ho particolari preferenze anche se le musiche di Morricone mi piacciono molto..

xò quando sono in bici non riesco ad ascoltare musica...ho provato una volta andare via con l'mp3, dopo 10 minuti ho staccato tutto...mah, nn so perchè...

 

____________________

Carpe diem, quam minimum credula postero!! (Orazio)

Mattia

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Marco Pantani




Posts: 1476
Registrato: Mar 2005

  postato il 04/01/2006 alle 19:01
Originariamente inviato da aranciata_bottecchia
Ti regalo una battuta: sai perchè Cunego ascolta solo i Doors? Perchè suonano senza Basso, uagh uagh uagh uagh uagh


Haarr-harrr....ha-ha......Haga-haga-haga!

 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Livello Giuseppe Saronni




Posts: 685
Registrato: Jun 2005

  postato il 04/01/2006 alle 20:20
non ho mai ascoltato musica mentre sono in bici, perchè sarebbe materialmente molto difficile, bisognerebbe avere un lettore di pochi grammi, e comunque in bici sulle strade, è importante anche avere le orecchie libere per sentire le macchine che arrivano da dietro.
comunque, quando faccio delle gare ci vorrebbe della musica duretta ed energica, ad esempio gli Alice in Chains per i quali i Godsmack di Ruskita sono come mamma e papà, gli Smasging Pumpkins e i Pearl Jam dei primi 3 dischi, i Soundgarden, i Sonic youth e Placebo.
Per l'allenamento andrebbe bene musica tranquilla e rilassante: Depeche Mode, REM, Doves e tutta la musica dark wave degli anni 80, molto adatta a descrivere anche alcuni paesaggi oscuri e malinconici che si incontrano in bici, Joy Division, Bauhaus, Sisters of Mercy, Fields ohf the Nephilim, Siouxsie and the Banshees, Cure e sicuramente CSI.

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 2797
Registrato: Apr 2005

  postato il 05/01/2006 alle 09:28
Antonello, hai sentito il cd di Monk e Coltrane live alla Carnegie Hall?
E' veranete ottimo ed è la prima volta che si pubblica tanto materiale sulla collaborazione tra questi due giganti.
Tra l'altro all'interno è riportata una locandina di un concerto alla Carnegie ed a leggere i nomi viene un colpo: cito a memoria Monk e Coltrane, Billie Holiday, Chet Baker, Sonny Rollins e tanti altri in una sola serata!

 
Edit Post Reply With Quote

Moderatore




Posts: 3235
Registrato: Sep 2005

  postato il 05/01/2006 alle 11:05
ho provato ad ascoltare musica in bici ma mi distraggo troppo e vado veramente piano non supero i 20, quindi preferisco non ascoltarla e concentrarmi un po di piu

 

____________________
Se si è ritirato Bewolcic si possono ritirare tutti...


Gianni



 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Moderatore
Utente del mese Agosto 2009




Posts: 6025
Registrato: Oct 2005

  postato il 05/01/2006 alle 11:23
In genere non ascolto musica quando sono in bici, mi piace ascoltare la musica delle ruote che scorrono sull'asfalto, il fruscio della catena appena oliata, il rumore del vento sulla faccia e tutte le altre sensazioni che sono chi va in bici ha la possibilità di ascoltare, cmq, dovendo nominare il titolo di una canzone che pssa esprimete il senso di libertà che mi da la bici sceglierei "where the streets have no name" degli U2
 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote Visit User's Homepage

Livello Fausto Coppi
Utente del mese Marzo 2009
Utente del mese Giugno 2010




Posts: 4706
Registrato: Apr 2005

  postato il 05/01/2006 alle 11:28
Io metterei Every Breath You Take di Sting

 

____________________
"Qui devi spingere con le tue gambe vecio" Davide Cassani a Gilberto Simoni alla ricognizione di Plan De Corones

"Signori non c'è ne sono più" Gilberto Simoni ad Aprica 2006

Il mio nome è Roberto che fa rima (guarda un pò che caso) con Gilberto

30 maggio 2007 ultima vittoria al giro sullo Zoncolan. 30 Maggio 2010 la fine di un lungo sogno duranto 15 anni fatto di tante gioie e tante delusioni, grazie di tutto Gibo!



 
Edit Post Reply With Quote Visit User's Homepage

Livello Fausto Coppi




Posts: 3150
Registrato: Jun 2005

  postato il 05/01/2006 alle 11:44
Non avevo mai letto questo bel thread aperto da ruskita e scorrendo i vari post ho scoperto che condivido con Aranciata la passione per Springsteen.
Complimenti per il ritratto che hai tratteggiato su questo grandissimo artista.
Il mio album preferito è "The River", ma è scelta difficile tra diversi capolavori.
Oltre al Boss, ascolto prevalentemente musica italiana, De Andrè, De Gregori, Guccini e Fossati in particolare (ma anche Conte, Vecchioni, Mannoia, Sorrenti ecc). Sono musicalmetne curioso quindi in realtà ascolto musica molto diversa. Ultimamente sto scoprendo alcuni notevoli cantautori italiani che sono fuori dal grande giro commerciale, ma che a mio avviso sono notevoli come Max Manfredi, Pippo Pollina, Gian Maria Testa (questo già più famoso).
Ascolto anche alcuni gruppi emergenti italiani come Il parto delle nuvole pesanti (oltre ovviamente agli afthera).
Ho appena scoperto un gruppo della zona di Como, i SULUTUMANà, che hanno fatto un disco (dei segni e dei sogni) molto interessante (ma credo che siano conosciuti solo in lombardia, come del resto i Mercanti di Liquore, anch'essi molto bravi).

Tra gli stranieri ascolto di tutto, ultimamentente molto i cantautori brasiliani (veloso su tutti, ho visto il suo concerto allo smeraldo nel novembre del 2004 ed è stato stupendo), oltre al classico rock alla springsteen o alla neil young.

Ascolto anche molto altro ma non voglio annoiarvi oltre...

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Octave Lapize




Posts: 479
Registrato: Jun 2005

  postato il 05/01/2006 alle 11:56
The Beach Boys e beatles (horse categorie)
Buddy Holly
Tom Waits
Rino Gaetano (tra gli italiani il preferito)
Fossati
Freakantoni (Skiantos)
The smiths
The Cure
Suede
Aphex Twin
Ritchie Hawtin(Plastikman)
David Bowie
The birds
Joy Division
Manu Chao
Tindersticks
Belle & Sebastian
The pogues
Waterboys
Rem
Pet Shop Boys
Freddie Mercury (come interprete è forse imbattibile)
bravi e simpatici i gorillaz

E tanti altri, dei generi + variegati.
Devo ammettere, pur nel rispetto dei gusti altrui, che non amo il metal (forse salvo burzum), il rock scontato alla bon jovi e neppure il progressive, men che meno il genere che va per la maggiore in america attualmente;
stile colonna sonora film di Richard gere per intenderci!!
In generale amo la musica "melodica" in tutte le sue espressioni (dignitose)
saluti
gall

 

[Modificato il 05/01/2006 alle 12:03 by galliano]


 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote Visit User's Homepage

Livello Tour




Posts: 292
Registrato: Jul 2005

  postato il 05/01/2006 alle 12:28
...solo per precisare

Originariamente inviato da ruskita
[...]
Così vi chiedo: se poteste scegliere una colonna sonora x le vostre uscite, quale sarebbe?
O anche solo che cd vi mettereste nelle orecchie se poteste?
[...]


...che per me le due cose sono abbastanza diverse.

C'e' della musica che reputo assolutamente fantastica
(vedi ad es. De Andre') ma che difficilmente vedrei come mia
colonna sonora sulla bici, ed altra che in bici trovo mi dia
una spinta eccezionale (vedi i Prodigy o i Chemical Bros), ma che
difficilmente mi metto ad ascoltare in casa.

E diro' di piu', sulla bici trovo la musica vada "accoppiata" al
paesaggio ed al proprio mood della giornata. Nel deserto della alta
montagna, trovo anche ideali stili musicali che diano l'idea dello spazio
infinito, vedi Talvin Singh, o magari le tracce infinite di sufi
del compianto Nustrat Fateh Ali Khan, od i piu' commerciali
(ma perche' no) Enigma od i canti indiani...
Gli U2 di "Where the streets have no name", eccezionali quando hai una
retta infinita e piana davanti a te e le gambe possono volare...

Insomma, la musica per me e' come un condimento: dipende sopra che
piatto la metti. E certi piatti vanno bene anche sconditi
(il fruscio delle ruote ed il vento mentre sali lo Stelvio...
cosa c'e' di meglio... peccato per quell'ansimare di sottofondo )

Per Ottavio: hai pienamente ragione, la musica non andrebbe ascoltata
in bici, se non, forse, su strade a traffico 0 ed andando a 10 all'ora
(ad es. in salita). Ma e' una tentazione che difficilmente riesco a
resistere - fortunatamente qui intorno ho molte strade a traffico molto
limitato, a mia parziale scusante, ed ovviamente sui pochi raccordi
trafficati, via le cuffie. Fra l'altro penso sia vietato dal codice della
strada girare con le cuffie.




 
E-Mail User Edit Post Reply With Quote

Non registrato



  postato il 05/01/2006 alle 12:37
Originariamente inviato da Pg
Fra l'altro penso sia vietato dal codice della
strada girare con le cuffie.


Il codice della strada dice che:
E' vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all'articolo 138, comma 11, e di polizia, nonché per i conducenti dei veicoli adibiti ai servizi delle strade, delle autostrade ed al trasporto di persone in conto terzi. E' consentito l'uso di apparecchi a viva voce che non richiedono per il loro funzionamento l'uso delle mani.

Teoricamente, da inesperto, interpreto che sia possibile utilizzare una sola cuffietta, come il cellulare, in modo da sentire eventuali avvisi sonori, come clacson o sirene.
Comunque ora chiedo ad un mio amico Vigile, affidabile, non come quelli di Torino

 

____________________

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 5641
Registrato: Nov 2005

  postato il 05/01/2006 alle 17:41
Originariamente inviato da Ottavio

Antonello, hai sentito il cd di Monk e Coltrane live alla Carnegie Hall?
E' veranete ottimo ed è la prima volta che si pubblica tanto materiale sulla collaborazione tra questi due giganti.
Tra l'altro all'interno è riportata una locandina di un concerto alla Carnegie ed a leggere i nomi viene un colpo: cito a memoria Monk e Coltrane, Billie Holiday, Chet Baker, Sonny Rollins e tanti altri in una sola serata!


Certo che si, ho comprato il cd appena l'ho trovato in negozio: non è comunque il primo cd pubblicato dove i due artisti suonano insieme; la Blue Note anni fa aveva già fatto uscire un altro loro cd dal titolo "Live at the Five Spot", inoltre esistono anche cd dell'etichetta Riverside dove i due suonano insieme (Monk's Music, Thelonious Himself e qualche altro).
I tanti nomi in una sola serata non era una rarità all'epoca: l'impresario Norman Granz, fondatore tra l'altro delle storiche etichette discografiche Verve e Pablo (più altre 3 o 4 etichette minori), aveva creato una specie di compagnia chiamata "Jazz at the Philarmonic", comprendente una ventina tra i migliori jazzisti dell'epoca (i primi nomi che mi vengono in mente: Ella Fitzgerald, Oscar Peterson, Lester Young, Coleman Hawkins, lo stesso Charlie Parker) che si esibiva nelle maggiori sale da concerto americane.
L'esperimento durò qualche anno e gli artisti ingaggiati da Norman Granz furono veramente tanti: il JATP venne anche in Europa dove ebbe un gran successo: esistono anche delle registrazioni ma è difficile trovarle; comunque pare che la musica, a parte qualche jam session strepitosa, non fosse all'altezza dei nomi che suonavano.

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 2797
Registrato: Apr 2005

  postato il 05/01/2006 alle 17:54
Antonello, io avevo comprato il classico cd Monk/Coltrane della Atlantic, mi sembra, ma quello uscito a settembre è il più ampio repertorio di pezzzi dei due.
La locandina di cui ti parlavo non riguardava il Jazz

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 2797
Registrato: Apr 2005

  postato il 05/01/2006 alle 17:55
at the Philarmonic ma era un concerto di Natale o qualcosa del genere, ti saprò dire più tardi.
 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 5641
Registrato: Nov 2005

  postato il 05/01/2006 alle 18:15
Originariamente inviato da Ottavio

Antonello, io avevo comprato il classico cd Monk/Coltrane della Atlantic, mi sembra, ma quello uscito a settembre è il più ampio repertorio di pezzzi dei due.
La locandina di cui ti parlavo non riguardava il Jazz


sei sicuro che l'etichetta fosse la Atlantic? io ho il cofanetto con tutte le registrazioni di Coltrane per la Atlantic e Monk non è presente in alcun brano.
La locandina non si riferisce al JATP: il mio riferimento al JATP era solo per dirti che non era una cosa inusuale riunire parecchi jazzisti di grido nella stessa serata.
Comunque ritornando al Cd "Live at Carnegie Hall", è stato votato miglior disco dell'anno sia da Musica Jazz che da Jazz Magazine: non male per una registrazione scoperta per caso in un archivio di una università (o fondazione, non mi ricordo).
E' pur vero che sotto questo punto il jazz ha ancora parecchio materiale (soprattutto registrazioni live) mai pubblicato: qualche tempo fa ho sentito alla radio una affermazione secondo cui se tutto il materiale di musica jazz oggi conosciuto vale 10 (come quantità), questo valore passerebbe subito a 12 se venissero aperti solo gli archivi radiofonici della RAI.
Pensa tu quanti tesori nascosti ci sono ancora in giro.

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 2797
Registrato: Apr 2005

  postato il 05/01/2006 alle 23:18
Mi riferivo a "Thelonius Monk with John Coltrane" della Original Jazz Classics-Fantasy-Riverside (non Atlantic ovviamente).
Ho anche lo stupendo "Monk's music" con Coltrane e Coleman Hawkins al sax tenore.

La locandina di cui parlavo è quella del concerto di Tanksgiving del 57 (credo) che presentava: Billie Holiday, Dizzy Gillespie, Ray Charles, Chet Baker and Zoot Sims, Thelonius Monk con Coltrane e per finire Sonny Rollins. Non male!!

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 2797
Registrato: Apr 2005

  postato il 05/01/2006 alle 23:21
I tesori nascosti sono sicuramente tantissimi.
Il jazz poi vede nella performance dal vivo la sua massima espressione, la possibilità di improvvisare e l'energia pura.
Purtroppo credo che la stragrande maggioranza del materiale registrato si sia perso.

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 5641
Registrato: Nov 2005

  postato il 05/01/2006 alle 23:47
sono andato a vedere anch'io la locandina all'interno del cd.
I due cd di cui parli li ho anch'io, anche se all'interno del cofanetto di 15 cd che comprende tutte le registrazioni di Monk per l'etichetta Riverside.
Il materiale registrato ai vari concerti potrebbe anche venir fuori, occorrerebbe però qualcuno si prendesse la briga di cercarlo nei vari archivi, catalogarlo, sezionarlo (non sempre è materiale buono, sia come qualità di registrazione che come qualità musicale; anzi, spesso è proprio roba scadente), dirimere i vari conflitti sui diritti d'autore e cercare una etichetta per la pubblicazione: questa forse è la ragione per cui è difficile riportare alla luce questi tesori nascosti.

 
Edit Post Reply With Quote

Livello Fausto Coppi




Posts: 5641
Registrato: Nov 2005

  postato il 05/01/2006 alle 23:48
P.S. mi fa proprio piacere poter parlare di jazz oltre che di ciclismo.
 
Edit Post Reply With Quote
<<  1    2    3    4    5  >> Nuovo Thread  Nuova risposta   Nuovo sondaggio
 
Powered by Lux sulla base di XMB
Lux Forum vers. 1.6
2.6743431