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Autore: Oggetto: Colonna Sonora & Gusti Musicali

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  postato il 26/02/2008 alle 01:54
Ho appena visto il video della splendida Jigsaw Falling into Place dei Radiohead: me lo potevate dire prima che indossano tutti dei caschetti da ciclista!!!!!

Grandissimi come al solito

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

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  postato il 26/02/2008 alle 08:58
Hahaha...ma pensavo che da buon esperto l'avessi già visto!
 
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  postato il 28/02/2008 alle 17:45
http://www.youtube.com/watch?v=gn9egbhq2XU&NR=1

Vabbè, mi dite come posso attendere un altro intero mese?

 

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Livello Eddy Merckx




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  postato il 28/02/2008 alle 18:02
avete sentito del concerto dei Kiss qui a Verona?

Ebbene si terrà il 13 maggio nella splendida cornice dell'Arena.

Nota stonata il prezzo dei biglietti, da 57 a 120 € (già esauriti tra l'altro).

 

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Andrea Giorgini

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  postato il 29/02/2008 alle 12:27
L'abbiamo detto che martedì è morto Buddy Miles, batterista degli "zingari" di Hendrix? CArriera dal Jazz fino al R & Blues passando per il rock, l'apice lo toccò ai tempi del Fillmore proprio con Hendrix. Poi tante altre cose, partecipazioni, reunion, colonne sonore, fino all'infarto del 2005. Aveva 60 anni, e spero che riposi come merita.
 
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  postato il 29/02/2008 alle 14:00
Originariamente inviato da rizz23

http://www.youtube.com/watch?v=gn9egbhq2XU&NR=1

Vabbè, mi dite come posso attendere un altro intero mese?



Approfitto del tuo trasporto per Stipe e compagni e mi lancio in una disamina di bottecchiana memoria, limitandomi ai dischi che conosco bene.

Murmur (1983) - 8
Incensatissimo all'epoca della sua uscita (il 1982), vinse premi su premi; e in effetti ce n'è di che, l'esordio della band di Athens suona vibrante e sporco il giusto. Un po' garage, un po' indie, un po' grunge... Dice: ma usi concetti che verranno codificati anni dopo! Appunto, questo disco mostra una strada, traccia un percorso, è anticipatorio di molta musica che verrà. Talmente importante da schiacciare in qualche modo anche la successiva opera de(gl)i R.E.M.. Tracce memorabili diverse, da Radio Free Europe a Sitting Still, da Shaking Through a We Walk, ma è un disco godibilissimo in ogni canzone.

Reckoning (1984) - 7
Ripetersi a quei livelli sarebbe un'impresa, ma Reckoning resta un'opera eccezionalmente omogenea e compatta, con alcune punte rappresentate da So. Central Rain, Pretty Persuasion, Time After Time. Suoni più puliti rispetto a Murmur, ma il marchio R.E.M. è già perfettamente riconoscibile nello stile di scrittura, e soprattutto si ha la consapevolezza che il primo disco non è stato un parto casuale.

Fables of the Reconstruction (1985) e Lifes Rich Pageant (1986) li ho comprati anni fa ma li avrò ascoltati sì e no due volte. Mi riprometto di riscoprirli.

Document (1987) - 7
Il disco che li impose definitivamente all'attenzione generale in America (in Italia si parlava di loro, ma il boom verrà più avanti), al punto che subito dopo la Warner li mette sotto contratto. It's the End of the World as We Know It è una hit difficilmente ripetibile, potrebbe concorrere al premio di loro pezzo più bello e riuscito, un'irrefrenabile filastrocca rock, quasi uno scioglilingua, interpretata con la veemenza di chi è cosciente di sovvertire gli equilibri. Una canzone talmente perfetta che live perde sempre qualcosa. Ovvio che il resto dell'album non sia all'altezza di un tale picco. The One I Love è un'altra canzone memorabile, ma non manca qualche passaggio a vuoto: lavoro buono ma discontinuo.

Green (1988) è un album di passaggio verso nuovi orizzonti e lo si sente in maniera evidente. Ma non me lo ricordo bene, lo devo riascoltare.

Out of Time (1991) - 8
Ecco il boom anche in Italia. Losing My Religion è tuttora una delle canzoni più suonate ai falò, e con la sua malinconia dà la cifra di un disco che - a tre anni di distanza dal precedente - ci propone un gruppo più introspettivo, più rivolto all'interiorità e soprattutto a sonorità più morbide, più smussate, a una ritmica più accomodata. Il nuovo decennio ci rende de(gl)i R.E.M. distanti anni luce da Document. Low e Country Feedback sono il lato oscuro, Shiny Happy People e Me In Honey (con l'inconfondibile voce di Kate Pierson) quello più luminoso. Il tutto funziona in maniera notevole.

Automatic for the People (1992) - 9
Quello che è universalmente riconosciuto come il loro capolavoro (anche se io forse gli preferisco New Adventures). Vengono approfonditi i concetti musicali di Out of Time, e si vira verso un'ulteriore incupimento dei toni, con aperture che non si fatica a definire psichedeliche. Il disco resta allo stesso tempo una formidabile macchina da singoli: Drive lo apre e dà un magnifico imprinting, ed è seguito da vette assolute come la travolgente The Sidewinder Sleeps Tonite, il dolcissimo carillon Everybody Hurts, e, in chiusura, un memorabile trittico formato da Man on the Moon (resa celebre dall'omonimo film di qualche anno dopo), dalla circolarità di Nightswimming e dalla rinascita di Find the River. Più che un album, una pietra miliare che non dovrebbe mancare dagli scaffali (o dal pc) di nessuno.

Monster (1994) è il ritorno a suoni grezzi, sporchi, distorti. Ma lo devo riascoltare e non azzardo.

New Adventures in Hi-Fi (1996) - 9
Il loro disco più lungo, ma sono un'ora e spiccioli di piacere assoluto. Non aspettatevi però la tutto sommato facile capacità di penetrarlo che avevamo avuto in Automatic. Questo è un lavoro più scontroso, si può anche faticare a entrare nel suo mood, identificato da un sentimento generale che parrebbe la colonna sonora ideale di un dopobomba. Un disco che, pur con gli ormai classici passaggi molto delicati (New Test Leper, Be Mine, Electrolite), suona decisamente più rock di Automatic: ascoltare The Wake-Up Bomb, Bittersweet Me o So Fast, So Numb per credere. Ma il meglio è nella terza faccia del disco: quella più propriamente (sub)urbana, metropolitana, contemporanea, uggiosa, desolata. How the West Was Won and Where It Got Us è la prima traccia e ci fa capire subito a che latitudini siamo; Leave è un'allucinata progressione che si trascina acida per oltre 7' (la loro canzone più lunga); ma il capolavoro è E-Bow the Letter, uno Stipe che non sarà mai più così ispirato, e Patti Smith a rendere immortale il brano col suo dolente coro nel finale. Imperdibile.

Up (1998) - 6
Il batterista Bill Berry è uscito dal gruppo, lasciando gli altri tre componenti in una situazione molto difficile, a livello professionale e morale: inevitabile che il disco risenta della fase di "sbando". All'atto pratico, c'è una netta conversione alle tastiere, che la fanno da padrone in molti pezzi. Il singolo di lancio è Daysleeper, ma 14 tracce sono probabilmente troppe per dei concetti che forse necessitavano di meno spazio: l'album ne risulta appesantito forse irrimediabilmente. Ammalia al primo colpo, ma finisce presto sullo scaffale. Altre canzoni di rilievo sono At My Most Beautiful, Walk Unafraid e Falls to Climb.

Reveal (2001) - 6
Il disco della rinascita, così venne definito: e in effetti vengono abbandonate le cupezze di Up per giungere su territori più solari. Sin dalla copertina, dominata dal giallo, si evince questa voglia di positività, sottolineata dalla canzone di lancio (e dal relativo video), Imitation of Life, nata per essere singolo e per piacere a tutti (come in effetti avviene). Il gioco mostra però un po' la corda, lo stile R.E.M. emerge prepotente con la consueta classe in All the Way to Rino, She Just Wants to Be, I'll Take the Rain, ma tutto risuona come già sentito. Forse i tre ragazzi di Athens mirano troppo in basso.

Around the Sun (2004) è l'unico che non ho comprato. Rimedierò prima o poi.

In definitiva, una band fondamentale negli ultimi 25 anni della musica mondiale... anche se da una decina d'anni non hanno più il golden touch degli anni precedenti, sono tuttora degni del massimo rispetto: coniugare qualità e popolarità, di questi tempi, non è impresa che riesca a tanti.

(Ps: visto come sono buono coi voti? Il Bottecchia non esitava ad affibbiare secche insufficienze!!!)

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 29/02/2008 alle 15:26
Posso segnalare qualche album?

Hot chip - Made in Dark alfieri del techno-pop inglese, questo gruppo che qualcuno ricorderà per il singolo "Over and Over" di un paio d'anni fa riesce a sfornare un album sculettante e abbastanza ballabile senza essere tamarro, insomma, Innovano senza innovare.

In patria, se la giocano per l'immaginario collettivo due gruppi, uno più mainstream, i Baustelle di Amen, dei quali sento per la prima volta un album completo e posso dire di essere totalmente soddisfatto. La loro vitalità ed il loro paraculismo si rifeltte più nei testi che nella musica, anche se qualche spinta azzeccata c'è (tipo la virata 'house' di Baudelaire, tamarra e azzeccata al tempo stesso), ma tornando ai testi, val la pena segnalare una canzone che mi ha fatto commuovere come poche volte mi era successo, una filastrocca su una base di piano che i Baustelle hanno voluto dedicare ad "Alfredo", il bambino caduto nel pozzo nell'81. Riporto uno stralcio, in cui si immagina che il bimbo tenti una preghiera, ma negli spasmi del momento sbaglia tutto:
Dormo oppure sto sognando,
perché parlo ma la voce non è mia.
Dico "Ave Maria
Che bimbo stupido
Piena di grazia, mamma
Padre Nostro
Con la terra in bocca
Non respiro
La tua volontà sia fatta
Non ricordo bene, ho paura
Sei nei cieli"


Riferimenti religiosi a bizzeffe anche in altri pezzi, come il popolare singolo "Charlie fa il surf" (che si rifà a "Charlie don't surf", più che pezzo dei Clash opera d'arte di Cattelan), ma anche canzoni da cannibali come "Antropofagus" e polemica sociale in "Il liberismo ha i giorni contati" e "Spaghetti western", nel quale i nostri imprenditori son rivisti come se si rifacessero ai cattivi dei film western.

Il secondo album che ha catturato tanta attenzione è l'atteso seguito di "Socialismo Tascabile" degli Offlaga Disco Pax, Bachelite (il primo materiale plastico a consumo di massa). Gli Offlaga fanno talking (storie vecchie e nuove dell'emilia rossa) condito di elettronica e chitarre, e dunque suonano diversi da ogni altra band. Sanno divertire (Dove ho messo la golf?), far riflettere (Lungimiranza, Sensibile), ma anche commuovere, con un racconto triste dell'emilia tossica come "Cioccolato IACP" senza perdere la consueta ironia:
Un pompino in cambio di un toblerone. I condomini IACP negli anni '80 di una città filosovietica, riservavano economie alternative molto convenienti."

Mi aspettavo un po' di più dai Linea77 e da Horror vacui. Nonostante siano al 5° album metal riescono a mettere su ancora qualcosa di piacevole, come il singolo "Il mostro", ma credo che il passaggio dalla Erache all'Universal segni la loro pietra tombale, improbabile collaborazione con Tiziano Ferro in primis (che si dichiara loro fan ))

 

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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  postato il 29/02/2008 alle 15:54
Originariamente inviato da Subsonico

credo che il passaggio dalla Erache all'Universal segni la loro pietra tombale, improbabile collaborazione con Tiziano Ferro in primis (che si dichiara loro fan ))


Ma che collaborazione, Ferro ha firmato il pezzo perché per contratto firma tutto quello che scrive Canova.

 

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Utente del mese Aprile 2010




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  postato il 02/03/2008 alle 23:28
Admin, mi ricordi che il primo parere che vorrò su Accelerate, dopo averlo ascoltato, sarà il Suo...

PS: Ce vieni a uno dei concerti?

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/03/2008 alle 11:47
Originariamente inviato da Subsonico

Posso segnalare qualche album?



gli offlaga mi piacciono assai. li scoprii vedendo quel geniale video di robespierre, mi è capitato di vederli anche dal vivo e sono notevoli, e pure divertenti.
i baustelle, che pure su disco mi piacciono non poco, dal vivo mi hanno lasciato invece una brutta impressione. sarà che forse li ho visti in una serata un po' così, sarà che il concerto era aggratise e magari erano distratti, ma mi pare che mancasse proprio la voce.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/03/2008 alle 12:25
Originariamente inviato da dietzen

Originariamente inviato da Subsonico

Posso segnalare qualche album?



gli offlaga mi piacciono assai. li scoprii vedendo quel geniale video di robespierre, mi è capitato di vederli anche dal vivo e sono notevoli, e pure divertenti.
i baustelle, che pure su disco mi piacciono non poco, dal vivo mi hanno lasciato invece una brutta impressione. sarà che forse li ho visti in una serata un po' così, sarà che il concerto era aggratise e magari erano distratti, ma mi pare che mancasse proprio la voce.


Brutti i concerti aggratis o quasi..ho visto i Subs a metà prezzo in un localino, ma erano a inizio tournèe, dunque molto freddi (cambiavano pochissimo dagli originali, insomma...sabato invece fecero un'esibizione a scalo76 veramente con le contropalle)...ogni tanto samuel si scordava le parole

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 08/03/2008 alle 14:08
Visti ieri sera, gli offlaga, all'estragon di bologna. Era la prima volta che sentivo il loro nuovo album.
Lo stile è sempre quello, anche se ho scorto qualche virata mogwaiana nei finali in crescendo, caratteristica dei pezzi dell'ultimo disco.
Sono anche riusciti a creare un pezzo "colonna" del disco, quella "cioccolato IACP" che ha un testo micidiale (nel vecchio la mia preferita era "Tatranky", meglio della più commerciale "Robespierre").

Che dire? Uno stile non certo accattivante, in particolare live, ma che riesce ad essere coinvolgente per i testi (in particolare per chi riconosce, come me, i personaggi dei brani: l'arrogante bottegaio, la vigilessa Morgana, ecc.)

Gli Offlaga riescono nell'impresa di riuscire a far sembrare Reggio Emilia il paesone provincialotto e placido che era un tempo.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 08/03/2008 alle 14:50
L'arrogante bottegaio poi non è altri che la voce dei Julie's Haircut. Si narra che Collini inventi altri nomi quando i Julie's si esibiscono nello stesso posto , tipo ai festival...

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 08/03/2008 alle 16:41
Originariamente inviato da Subsonico

L'arrogante bottegaio poi non è altri che la voce dei Julie's Haircut. Si narra che Collini inventi altri nomi quando i Julie's si esibiscono nello stesso posto , tipo ai festival...


beh, ho assistito personalmente ad una gag non indifferente....
Offlaga e Julie's haircut sono amici, e non è raro che componenti di una band assista a concerti dell'altra; durante un'esibizione degli ODP in PIazza a Reggio, nell'estate 2006, era presente l'"arrogante bottegaio".
Collini, al momento di pronunciare la fatidica frase, lo guardò sorridendo e disse "il cantante (?) degli Offlaga Disco Pax!"

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 18/03/2008 alle 09:02
Originariamente inviato da rizz23

http://www.youtube.com/watch?v=gn9egbhq2XU&NR=1

Vabbè, mi dite come posso attendere un altro intero mese?


Infatti, metà dei miei colleghi se l'è già scaricato, e gli ho dato un'orecchiata anch'io...

Preparati a qualcosa di abbastanza elettrico...

 

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  postato il 18/03/2008 alle 10:23
Tra i dischi presi con l'ultima infornata, ho scoperto una perla fantastica: Berlin, di Lou Reed, un album a tratti meraviglioso, principalmente nello struggente lato B.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 18/03/2008 alle 16:43
Carinissimi e anacronistici i vocalizzi di John De Leo, ex leader dei Quintorigo, autore di Vago Svanendo: l'ho ascoltato su consiglio di Cymon, davvero niente male: suona strano a dirlo, ma per larghi tratti mi ha ricordato "The Eraser" di Thom Yorke, solo che al posto dei loop elettronici c'è un'orchestrina molto ben assortita. Che voce poi. Peccato che si perda un po' troppo nei gorgheggi vari.

 

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 18/03/2008 alle 17:46
admin, di lou reed prendi "new york" dell'89 e poi mi sai dire...

per il resto i più grandi di tutti rimarranno i Clash..

Ps: speriamo che il tipo degli offlaga non faccia la fine di ferretti

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/03/2008 alle 13:05
Originariamente inviato da pacho
Ps: speriamo che il tipo degli offlaga non faccia la fine di ferretti


A Ferretti interessava più provocare che mandare un messaggio, ai tempi dei CCCP era ancora giovane. Collini è un uomo di 40 anni, geometra, che prima di darsi alla musica ha vissuto la realtà di Cavriago e dell'emilia rossa nel suo evolversi dagli anni '80 ad oggi.

No, non credo farà la stessa fine.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 31/03/2008 alle 22:07
ho appreso solo oggi della scomparsa, avvenuta a metà febbraio, di Teo Macero (Bitossi, non mi dici niente?), lo storico produttore italo-americano della Columbia Records e di Miles Davis in particolare.
Aveva iniziato come sassofonista, soprattutto con Charles Mingus nel peridodo Debut (l'etichetta fondata da Mingus stesso), ma non è certo quello il ruolo che lo renderà immortale nella storia del jazz.
Lo è invece il lavoro di produttore della Columbia Records, che gli ha permesso di sfornare alcuni dei principali capolavori di questo genere musicale: "Time Out" di Dave Brubeck, le prime incsioni di Thelonious Monk per la Columbia, ma soprattutto la lunga serie di album - uno più bello dell'altro - incisi da Miles Davis per questa etichetta. In alcuni di essi poi (quelli del periodo elettrico, Bitches Brew in particolare) la sua impronta si sente in maniera decisiva, grazie al lavoro di taglia e cuci che ha portato a risultati straordinari.
Il suo nome rimarrà inscindibilmente legato in eterno a quello del trombettista dell'Illinois.

 

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"L'uomo da battere è Gianni Bugno, e quasi certamente non riusciremo a batterlo" (Greg Lemond, Stoccarda, 24 agosto 1991)

"Il rock è jazz ignorante" (Thelonious Monk)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/04/2008 alle 09:45
Originariamente inviato da antonello64
ho appreso solo oggi della scomparsa, avvenuta a metà febbraio, di Teo Macero (Bitossi, non mi dici niente?)...

Pensavo lo sapessi...

Il problema è che ultimamente ci sarebbe un necrologio alla settimana...
Ad esempio, frequento il blog del critico americano Doug Ramsey ( http://www.artsjournal.com/rifftides/ ) - gli ho anche scritto un paio di volte su Oscar Peterson e mi ha gentilmente risposto - ed ho scoperto che qualche giorno fa è morto il contrabbassista Dennis Irwin, che ha suonato con una marea di gente importante (Art Blakey, Chet Baker, recentemente nei gruppi di Lovano e Scofield).

In dicembre era morto anche l'altosassofonista Frank Morgan...

 

[Modificato il 01/04/2008 alle 10:16 by Bitossi]

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  postato il 08/04/2008 alle 20:34
Io ho visto la luce.....

E sono ancora frastornato dall'emozione.

Me l'ero lasciato da parte quando mi arrivò il DiscBox, e l'ho "estrenato" poco fa...

Il Disco 2 di In Rainbows...
Non so, forse lo riporrò e lo riascolterò tra un mese...

[Hanno fatto lo scherzone... il vero capolavoro era il fratellino minore, quello non distribuito all'inizio, quello tenuto nascosto!!!]

 

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  postato il 08/04/2008 alle 22:40
Me lo immaginavo.
La versione scaricabile era troppo liscia, mancavano almeno due pezzi che mi sarei aspettato..

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 09/04/2008 alle 22:02
Un po' di sensazione su quanto ascoltato recentemente.

-Elio & Le storie tese: Folli, ma così folli da risultare autarchici e innocui più di quanto lo fossero nel passato. Salvo poi menar la botta alla fine: L'invettiva conclusiva di "parco Sempione", fin troppo esplicita, ma anche il simpatico buchino delle libertà eletto nel "congresso delle parti molli"; si lasciano ancora ascoltare con piacere, nonostante siano 40enni e ormai mettano nelle canzoni le prime parole che vengono per la testa. Le vette di trash sono "Supermassiccio", portentosa caricatura di chissà quale canzone dei Muse che non cita nemmeno un po' i Muse, e "la risposta dell'architetto", ovvero Magoni se fosse nato fratello di uno dei Public Enemy, che risponde a Mondo Marcio.
-Paolo benvengù: le labbra è il secondo disco solista del cantautore reduce degli Scisma. Che dire? Ha un linguaggio molto stretto ed anch'esso, come Elio, (ma a suo modo), è un po' chiuso in sè; alcune canzoni sono intriganti, altre si somigliano un po' troppo. In ogni caso, non ce n'è una che si avvicini almeno un po' a "Cerchi nell'acqua)
-Nick Cave: cazzarola, lo scopro quando ormai ha passato i 50 anni. Ma è davvero bravo. Fa niente che trasforma le S in Z, Nick Cave e i Bad Seeds sono un residuato bellico anni '80 (chitarra dei Bad Seeds è Blixia Bargeld, leader degli Einsturzende Neubauten...e si sente) attuale ed energico, non c'è una canzone in "Dig, Lazarus, Dig!!" da non ascoltare, a cominciare proprio dalla title-track in talking e rock'n'roll. Lo ripasserò.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 11/04/2008 alle 14:25
Subsonico,
ti consiglio di ascoltare "Live Seeds" e "Murder ballads", secondo me i migliori dischi di Cave.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 12/04/2008 alle 09:20
Oggi follia pre-allenamento: Turkish Bath, dall albim Electric Bath (The Don Ellis Orchestra) Dannato Bitossi, quell'uomo è contagioso e pericoloso

 

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..vince, trionfa! Alza le braccia al cielo!!
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Asso di quadri
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Che cos'è la CKC-Memorial janjanssen?
2006 http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=3901
2007 http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=5719
2008 http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=6951
2009 http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=8330
2010 http://forum.cicloweb.it/viewthread.php?tid=9102
Decalogo http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=7799

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"caffè, solo caffè..."
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ex-stiloso (2008)
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davanti a Bitossi, nelle occasioni che contano! :-D

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 12/04/2008 alle 09:59
Originariamente inviato da uffa
Oggi follia pre-allenamento: Turkish Bath, dall albim Electric Bath (The Don Ellis Orchestra) Dannato Bitossi, quell'uomo è contagioso e pericoloso

Eh, Don Ellis era veramente un grande... peccato sia morto ancora piuttosto giovane (tanto per cambiare, per quel che riguarda i jazzisti).
Tempi dispari della specie più subdola (di quelli che dopo un po' ti fanno battere il piede fuori tempo), ritmi trascinanti, grande gusto orchestrale; fantastico pure il timbro della sua tromba.
E poi, che originalità, e che coraggio per alcune scelte stilistiche...

Consiglio anche il live at Monterey...

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 12/04/2008 alle 10:17
"Electric Bath" è strepitoso; e Don Ellis è stato uno dei primissimi ad elettrificare il jazz, prima ancora di Miles Davis.

 

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"L'uomo da battere è Gianni Bugno, e quasi certamente non riusciremo a batterlo" (Greg Lemond, Stoccarda, 24 agosto 1991)

"Il rock è jazz ignorante" (Thelonious Monk)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 13/04/2008 alle 12:51
Originariamente inviato da Ottavio

Subsonico,
ti consiglio di ascoltare "Live Seeds" e "Murder ballads", secondo me i migliori dischi di Cave.


concordo sulle ballate assassine!

Venerdì sera ho assistito ad un concerto dei Baustelle, nettamente regrediti nella dimensione live con l'introduzione delle canzoni nuove.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/04/2008 alle 13:24
Lightspeed champion, per il momento, disco dell'anno 2008: consigliato.
Indie-folk veramente di qualità.

http://www.youtube.com/watch?v=tYKNZAN2KFE


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 22/04/2008 alle 09:35
Stamattina il leitmotiv è Affinity (Evans, Thielemans et al.) Mi levo il cappello!

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 22/04/2008 alle 09:52
Originariamente inviato da uffa

Stamattina il leitmotiv è Affinity (Evans, Thielemans et al.)

Mi levo il cappello!


Perché, dormi con la papalina?

Bel disco, ma con Bill Evans... è difficile sbagliare.
Devo dire però che tendenzialmente la mano va a cercare altri dischi, nello scaffale a lui dedicato...



PS: Venerdì non penserai di sfuggire all'allenamento pre-Bugno...

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 22/04/2008 alle 10:39
Noi dormiamo con la papalina e di giorno usiamo il camauro

In Affinity c'è Thielemans, mai abbastanza apprezzato, ed Evans nel periodo tardo, così diverso da 10 anni prima ma sempre inconfondibile!

[OT] Venerdì ti scardino! Non credo di riuscire ad avere bici moderna per il 25 (domani e dopo sono a Roma), quindi più del 15% non posso affrontare...

 

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  postato il 27/04/2008 alle 22:13
Ho appena visto che in uno degli spot NBA per i playoff (quello dedicato a Nash-Ginobili) la musica di sottofondo è House of Cards dei Radiohead.

E niente, quando due cose che amo si incontrano e interagiscono, mi emoziono sempre

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

(Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 27/04/2008 alle 22:36
UN po' di ascolti recenti:

- Caparezza: il molfettese è riuscito ancora a superarsi. Ha creato un concept, ben concepito, con sonorità decisamente crossover, pezzi nei quali può convivere con i Ministri (gruppo di cui ho parlato l'anno scorso, di cui il Capa è un fan sfegatato, altro che Tiziano Ferro & Linea77), ed echi di CCCP e Massimo Volume (non sto affatto scherzando). Il tutto, condito con rime come sempre fenomenali (Michele Salvemini è decisamente il miglior rimatore che abbiamo attualmente a livello nazionale). 2 pezzi su tutti: "Ilaria Condizionata" e "Bonobo Power" per le sonorità, tutto il resto per le tematiche e i testi.
Bugo - percorso inverso a quello di Caparezza, con un passaggio dal rock all'elettronica tramite Stylophonic due artisti di genere simile, ma con diverso stile. Ma più del cambiamento di suono di questo album colpisce l'essenzialità dei testi, così banale da risultare volutamente caricaturale. Però non ha un gran effetto, a dirla tutta.
REM - Per loro vale lo stesso discorso fatto a suo tempo per Radiohead e Subsonica: un gruppo ormai più che maturo e rodato, che si mette a tavolino e riesce a suonare come meglio non poteva, ma non riesce a fare la cosa più bella, ovvero sorprendere. Con la differenza che "Accelerate" dura poco e anche per questo risulta molto orecchiabile, abbracciando diversi ritmi e stili. La conclusione "I'm gonna Dj" è un esempio di questa 'superiorità' stilistica.
The Raconteurs - con "Consolers of the Lonely" il b-side di Jack White (White Stripes) ritorna in auge con un secondo album. Stavolta le sonorità sono molto meno blues e più simili agli White Stripes dell'ultimo album. Inoltre, canta molto di più del precedente Jack White. Il che potrebbe essere un peccato, ma il risultato alla fine non è male comunque. Carina "Carolina Drama" e "Consolers of the Lonely".

 

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 27/04/2008 alle 22:55
Segnalo un po' di ascolti recenti( ottimi durante le uscite).

1) Replecements - Stink
2) Replecements - Sorry Ma
3) Radio Birdman - Radios Appear
4) Nuns - The Nuns
5) Crime - San Francisco's Doomed
6) Bad Brains - Rock For Light

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 29/04/2008 alle 19:12
che ne pensate della canzone di max gazzè - il solito sesso che sta spopolando in radio e non solo??? secondo me è un gran bel pezzo....

 

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"Qui devi spingere con le tue gambe vecio" Davide Cassani a Gilberto Simoni alla ricognizione di Plan De Corones

"Signori non c'è ne sono più" Gilberto Simoni ad Aprica 2006

Il mio nome è Roberto che fa rima (guarda un pò che caso) con Gilberto

30 maggio 2007 ultima vittoria al giro sullo Zoncolan. 30 Maggio 2010 la fine di un lungo sogno duranto 15 anni fatto di tante gioie e tante delusioni, grazie di tutto Gibo!



 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 30/04/2008 alle 18:50
Coltrane Quintet, con Eric Dolphy, ho ascoltato "My Favorite Things" in un filmato del '61. Ho ripensato alla mia ex e mi sono messo a piangere.
Coltrane non va bene quando si è giù di corda

 

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  postato il 01/05/2008 alle 15:07
Originariamente inviato da uffa
Coltrane non va bene quando si è giù di corda

Eh, ci vuole Coleman Hawkins...

Approfitto per comunicare che la settimana scorsa è mancato Jimmy Giuffre, forse il più grande clarinettista del dopoguerra... RIP...
E tanto per continuare coi necrologi, in aprile è morto anche Phil Urso, uno dei primi sassofonisti dei gruppi di Chet Baker...

 

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  postato il 01/05/2008 alle 19:02
Originariamente inviato da GiboSimoni

che ne pensate della canzone di max gazzè - il solito sesso che sta spopolando in radio e non solo??? secondo me è un gran bel pezzo....


Anche se non è il mio genere, credo che Gazzè sia uno dei cantautori più intelligenti e validi in Italia. Bravo, anche tecnicamente (cantare e suonare il basso non è semplicissimo, sono linee diverse), abile nel rendere simpatica la sua zeppola, autoironico ("per esempio non è vero che poi ritorno sempre sullo stesso argomento...per esempio non è vero...per esempio non è vero.."). Insomma, in un Paese popolato da tiromancino, finley, vascorossi vari.. meno male che qualcuno un po' si salva.

Il pezzo...beh, è stato uno dei pochissimi validi nel Sanremo di quest'anno.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/05/2008 alle 12:57
3 momenti salienti del bel concerto di ieri sera:

3 - Santamaria chiede a Piero Pelù: "Il ricordo che ho di te è l'inizio di un album live dell'87 'aprite i vostri occhi', con -un saluto a tutti i cani presenti in sala: arararrr!- Perchè?" Risposta: "perchè credo che tutti abbiamo bisogno di essere coccolati..."
2 - Caparezza vestito da penitente della processione giovedì santo (con tanto di ramoscello di ulivo) canta "Vieni a ballare in Puglia", poi deve chiudere dopo 3 pezzi dopo aver fatto ballare più di ogni altro: tutto il pubblico acclama 'Ancora, ancora' e nessuno sa che fare: quanto avrei voluto un lampo di coraggio, fregarsene della scaletta e continuare a suonare.
1- Elio in versione Ciarrapico : "Che bel mestiere il bancarottiere...."

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/05/2008 alle 19:05
Originariamente inviato da Subsonico

3 - Santamaria chiede a Piero Pelù: "Il ricordo che ho di te è l'inizio di un album live dell'87 'aprite i vostri occhi', con -un saluto a tutti i cani presenti in sala: arararrr!- Perchè?" Risposta: "perchè credo che tutti abbiamo bisogno di essere coccolati..."


che disco, tra l'altro: la versione di "louisiana" di quel disco è da pelle d'oca

 
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  postato il 04/05/2008 alle 12:24
U ma che bellino il nuovo video!

http://www.remhq.com/hollow_man.php

(seguirà una rassegna di Accelerate, ora che l'ho ascoltato un po'...)

 

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  postato il 09/05/2008 alle 17:05
Prima che il turbinio del Giro, tra poche ore, mi prenda e mi imprigioni per tre settimane, non lasciandomi nemmeno il tempo di dormire, mantengo la promessa fatta qualche settimana fa a un giovane amico, e vi propongo un'analisi della discografia completa dei Radiohead.

Pablo Honey (1993) - 6.5
Si affacciano sulla scena internazionale 5 ragazzi di Oxford, guidati da un giovanotto un po' schizzato che canta a squarciagola Creep, successo mondiale al primo colpo. Loro sono i Radiohead, e il disco d'esordio promette quello che non sarà (per fortuna!): una band che fa dell'ottimo pop-rock di consumo, con classe certo, ma senza colpi di scena eccessivi. Il lato A dell'album è nettamente più bello del B, fosse uscito un EP con solo le prime 6 tracce avrebbe meritato un voto in più. Oltre a Creep (inno generazionale in cui tanti giovani trovano in parole e musica il senso di inadeguatezza di fronte a un amore senza speranze, prettamente adolescenziale), le canzoni più interessanti sono You, Stop Whispering, Thinking About You e Anyone Can Play Guitar, per un disco che fila via liscio e tranquillo e però a tratti lascia dentro il germe del dubbio: dove andranno a parare questi qui?

My Iron Lung [EP] (1994) - 6.5
Nell'attesa di decidersi, i Radiohead pubblicano un EP contenente 8 tracce sospese tra Pablo Honey e The Bends. C'è un nuovo produttore in cabina di regia, John Leckie (che successivamente farà tesoro di questa esperienza quando si tratterà di dare un'impronta ai primi due dischi dei Muse), e se The Trickster, Lewis, Creep in versione acustica, paiono venire direttamente dal disco precedente, My Iron Lung, Punchdrunk Lovesick Singalong e Lozenge of Love guardano avanti. Il carillon di You Never Wash Up After Yourself è la chicca del minidisco.

The Bends (1995) - 8.5
Il songwriting si raffina per raggiungere vette sublimi in alcuni passaggi di questo disco di passaggio. La maturazione è arrivata, siamo pronti per il grande salto, ma nel frattempo godiamoci 12 canzoni scritte da dio, in cui i singoli si sprecano e in cui le emozioni fioccano, su melodie struggenti che si dipanano su giri armonici di una semplicità disarmante, con una produzione (sempre di Leckie) che gioca a nascondersi, lasciando tutto lo spazio possibile alle chitarre e ai loro arpeggi. Se The Bends, Bones, Black Star giocano al rock'n'roll inacidito dall'approssimarsi della fine del millennio, le ballate sono la vera cifra stilistica del disco: Fake Plastic Trees, High and Dry, Nice Dream, Bullet Proof... I Wish I Was, e soprattutto Street Spirit, che chiude l'album e lascia tutto in sospeso, sono a prova di loop: le ascolti, e le riascolti, e le riascolti, e le riascolti... (fade out)

Ok Computer (1997) - 9.5
La prima mutazione: il Creep degli esordi si trasforma in un Paranoid Android, che rivendica la legittimità del suo stato e che però, malgrado la musica divenga quasi spaziale, è più terreno che mai ("I may be paranoid, but not an android"). Alla produzione arriva quello che potremmo definire da qui in poi il sesto Radiohead (se George Martin era il quinto Beatles...), ovvero quel Nigel Godrich che intercetta il nuovo mood dei 5 di Oxford sublimandolo in suoni complessi e affascinanti. Ma la farina del sacco della band è raffinatissima, con un apporto sempre più qualificato di Jonny Greenwood alla stesura delle musiche.
Quello che - a posteriori - verrà consacrato come il disco del decennio, si apre alla grande con la splendida Airbag, e prosegue con Paranoid Android, vera summa dell'opera, tre canzoni in una, quasi un sommario che anticipa la scansione delle meraviglie che verranno, nonché primo singolo ad essere lanciato, con un lungo video animato che viene passato continuamente su MTV (che in questa fase si coccola moltissimo i RH). Ma il culmine giunge nel quarto d'ora che va da Exit Music a Fitter Happier, passando per Let Down e Karma Police: quattro tracce irrinunciabili, in questa precisa sequenza, che vanno dalla disperazione di un suicidio (Exit Music racconta di Romeo e Giulietta, essendo stata composta per la colonna sonora del film con Di Caprio), alla solarità suburbana (una discrasia che fa la fortuna di Let Down), alla (ancora) inadeguatezza individuale e sociale di Karma Police ("I've given all I can, it's not enough"), alla feroce satira sociale di Fitter Happier, che elenca roboticamente tutti i luoghi comuni del vivere sereno e piccoloborghese, con un pianoforte che a un certo punto inizia un contrappunto che spiega invece tutto quello che c'è dietro alla facciata della perbenista società occidentale.
Il tempo di riprendere fiato e si torna a dolersi e a patire, con le ultime tracce, tra cui spicca il bellissimo carillon (un altro!) di No Surprises, che sembra una ninna nanna della buonanotte e invece è un'altro pezzo di satira nei confronti, ancora una volta, dell'universo piccoloborghese incapace di nutrire sogni più grandi del perimetro di casa, e spaventato da tutto quello che c'è oltre le pareti domestiche. Anche qui è magistrale il contrasto tra una melodia dolce e delicata e delle liriche ficcanti e senza pietà.
Ok Computer è l'album del decennio, abbiamo detto. Titolo quantomai meritato, per un disco che contiene tutti gli umori e i dissapori dell'epoca contemporanea, e che sottolinea a suo modo storture e difficoltà, divenendo quasi un saggio sociologico sulla società d'oggi (o meglio, di 10 anni fa). Un disco le cui musiche non potevano che essere queste, a fare da colonna sonora alla storia poco edificante dei nostri giorni e delle nostre solitudini morali. Un disco che ha dato dipendenza a moltissimi ascoltatori, che da qui in avanti formeranno il famoso zoccolo duro di fan disposti a seguire i Radiohead ovunque: e come vedremo, ne dovranno fare di strada.

Kid A (2000) - 9.5
Quel che è certo è che i suddetti fan restano sulla corda per 3 anni, in attesa del nuovo disco della band inglese. Un lasso di tempo che pare ai più interminabile, e che provoca un'attesa a dir poco spasmodica nei confronti di quello che si annuncia come un punto di rottura totale nell'opera radioheadiana.
I 5 registrano un mucchio di roba, tanto che alla fine decidono di dividere il disco in due, facendo uscire pochi mesi dopo il secondo cd. Ma di fatto, Kid A e Amnesiac sono i due lati di un unico disco.
Kid A, allora. Che cosa può fare una band che raggiunge il massimo del successo (pubblico e critica adoranti all'unisono), e che per questo motivo è sballottata per i cinque continenti, sottoposta a pressioni indicibili, messa di fronte a una resa di conti che sarà inevitabile allorquando ci sarà da paragonare il nuovo album con Ok Computer? Due cose: impazzire (gli esempi si sprecano nella storia del rock, anzi della musica), oppure dare un taglio netto, fare altro.
I Radiohead fanno altro, e fanno Kid A. Gli arpeggi e i suoni acustici che tanto avevano caratterizzato la prima fase della band scompaiono di colpo. Le melodie si fanno se possibile ancora più lancinanti, ma quasi scompaiono dietro il wall of sound che diventa tutto ad un tratto elettronico: ecco, l'elettronica irrompe, e coniuga in maniera sorprendente gli stilemi della psichedelia (sì, quella dei Grateful Dead e della West Coast) e del prog (i King Crimson risuonano qua e là) con la musica del nuovo millennio: e tutte le fonti ispiratrici si sciolgono in questo pugno allo stomaco, divenendo quasi irrintracciabili nel percorso accidentato dell'album.
Un concept album, per essere più precisi, che approfondisce e scarnifica ulteriormente i temi cari a Yorke, che nello scrivere diventa sempre più ermetico, e proprio in questo modo incarna in maniera ancora più mimetica lo sbandamento di quest'epoca.
La scelta di Kid A è quanto di più anticommerciale possa essere pensato nel 2000: non vengono proposti singoli di lancio, non si fa alcuna promozione, la band si sottrae ai soliti riti della musica di consumo: i Radiohead sono compiutamente e definitivamente diventati qualcos'altro, di molto diverso dalle normali pop-rockstar.
Everything in its Right Place apre il disco calandoci immediatamente nelle atmosfere allucinate create ad arte da un Godrich che asseconda senza resistenze le volontà sperimentatrici di Yorke e soci. Kid A, la seconda traccia, è un oggetto misterioso e ancora più cupo, che fa da preludio a The National Anthem, canzone che si apre in una sorta di session jazz e confluisce poi nella toccante How to Disappear Completely: una canzone (che racconta il disorientamento personale di Yorke, concepita dopo una conversazione di Michael Stipe dei REM) che arrangiata diversamente avrebbe potuto imperversare in tutte le radio (come del resto la successiva Idioteque), ma che viene quasi nascosta tra le pieghe elettroniche di un disco dalle atmosfere quasi disperate. Ed ecco che, in onore del contrasto concettuale che i Radiohead amano praticare, in un disco così cupo e distaccato, fa capolino una canzone come Optimistic, in cui la voce di Yorke canta "the best you can is good enough": una risposta a Karma Police, una presa di distanze, il segnale che la rotta è cambiata, con tutto il male e il bene che ciò concerne. La già citata Idioteque è una sfrenata e travolgente rincorsa di incubi e paure ("Ice age coming..."), si chiude con la pacificazione di Morning Bell e della semi-ghost track Motion Picture Soundtrack, che potrebbe recare i titoli di coda: to be continued.

Amnesiac (2001) - 9
E infatti il film continua: e continua in Amnesiac. Un disco talmente estremo che più avanti di così è impossibile andare senza perdere la propria identità. Il trauma provocato da Kid A è amplificato nell'album gemello, che completa il discorso avviato di là e procede sul terreno post-moderno, post-declino, post-tutto. I suoni sono qui più scarni, il disco è un millimetro meno compatto di Kid A, ma ha vette altissime, a partire da Pyramid Song, che è la Paranoid Android aggiornata ai tempi, e che ci segnala che gli abissi melodici dei Radiohead del nuovo millennio sono ancora tutti da esplorare. Si procede sul sentiero della malinconia con You and Whose Army?, si passa da I Might Be Wrong (che si chiude con un riff fantastico), si va avanti con Knives Out a tracciare un percorso quasi intimista.
Una versione bis di Morning Bell apre la seconda parte del disco, che contiene una traccia strumentale (Hunting Bears) e si chiude con l'ellittica Like Spinning Plates e con la sorprendente Life in a Glasshouse, un funerale di New Orleans che irrompe, coi suoi ottoni e il suo quasi-jazz, nel rock degli anni 2000.

I Might Be Wrong [Live-EP] (2001) - 8
Un live ci mancava, ma ancora una volta le scelte di Yorke e compagni vanno in direzione ostinata e contraria rispetto al mainstream discografico. E allora i Radiohead confezionano, nello stesso anno di Amnesiac, questo EP che contiene solo 8 tracce, di cui una inedita, e che ripercorre la storia recentissima della band: le sette canzoni già rilasciate sono tratte tutte dal dittico appena precedente, e rilette in chiave live: The National Anthem, I Might Be Wrong, Morning Bell, Like Spinning Plates (in una versione indimenticabile), Idioteque (schizzata il doppio che nell'originale), Everything in its Right Place, Dollars and Cents. L'inedito è True Love Waits, chitarra acustica e canzone d'amore, come ai vecchi tempi. Tutto molto bello.

Hail to the Thief (2003) - 8.5
Il disco più sottovalutato dei Radiohead, eppure averne di opere del genere. L'album sconta una serie di fattori negativi: in particolare viene dopo lavori clamorosi, ma non può fisiologicamente spingersi più oltre di Amnesiac. Cosa fare, allora? I 5 di Oxford (più Godrich in cabina di regia, che però stavolta forse iperproduce un tantino) vanno di quantità, pubblicano un disco che contiene 14 tracce, e su tante canzoni è più facile che ne capiti qualcuna meno significativa. Il livello è comunque di assoluta qualità: 2+2=5 apre in maniera trascinante HTTT, esplicitando da subito la tendenza alla reiterazione ("Paying attention!") che permea anche altri brani (Sit Down. Stand Up e Where I End and You Begin). Sail to the Moon e I Will sono due pietre miliari del percorso introspettivo della band, We Suck Young Blood è il pezzo più dolente, There There il singolo che è appena più accessibile degli altri pezzi, Myxomatosis uno sfrenato ritorno al rock più puro, e la chiusura di A Wolf at the Door, musica ad opera di Jonny Greenwood, è francamente mirabile.

Com Lag [EP] (2004) - 7.5
L'attitudine agli EP viene confermata da questo oggetto misterioso prodotto per il mercato giapponese: una serie di canzoni da HTTT, siano essi live (2+2=5), versioni alternative (I Will) o veri e propri remix (Remyxomatosis, ad opera di Cristian Vogel, e Skttrbrain rifatta da Four Tet); e poi una serie di brani inediti, su cui spiccano la semplicità acustica di Gagging Order e la dolcezza infinita di Fog (Again). Chiude Where Bluebirds Fly, quasi un pezzo dub, a sottolineare quanto i Radiohead siano in grado di spaziare tra universi musicalmente lontanissimi.

In Rainbows (Black) (2007) - 8
L'ennesima rivoluzione, ma stavolta in fase di distribuzione e non musicale: il disco viene offerto (anche gratis) sul sito dei Radiohead, e solo successivamente messo in vendita nei normali canali. 10 canzoni che segnano un ritorno a una maggiore semplicità compositiva, pur nella compiuta maturazione artistica di un gruppo che, a 15 anni di distanza dagli esordi, continua ad offrire prove rilevantissime (quanti ce ne sono a questo livello dopo tre lustri?).
Ogni canzone contiene almeno un momento memorabile, e queste perle, sparse qua e là tra gli arrangiamentie e le linee melodiche, danno al tutto un senso di provvisorietà e fuggevolezza: della serie, attenti ragazzi, o ci perdiamo il meglio. Musicalmente e nella quotidianità di chiunque. 15 Step e Bodysnatchers sono un inizio energico come poche altre volte nella storia dei Radiohead, Nude è il primo strapiombo introflessivo (e forse il pezzo più debole dei 10), ma le trovate tornano a sprecarsi da Weird Fishes/Arpeggi, al gioiellino Faust Arp (Greenwood ci mette molto del suo), alla cupa filastrocca di Reckoner, alla notevole House of Cards.
Chiusura con le due canzoni più belle del disco: Jigsaw Falling into Place, che è stata quella più da vicino assimilabile ad un singolo, scatenata e dolente con un'apertura finale che lascia senza fiato; e la pacificazione di Videotape, pianoforte e batteria elettronica a contrappuntare la voce sempre più suadente di Yorke.

In Rainbows (White) (2007) - 9
E però, e però... al disco nero mancava qualcosa. Gli mancava la grazia del disco bianco. Spedito col DiscBox ai fan più accaniti (disposti a pagare il packaging ufficiale a peso d'oro), passato quasi sotto silenzio, è invece un clamoroso ritorno all'antico, alla semplicità melodica di Ok Computer riletta però alla luce di un decennio di evoluzione musicale. I risultati sono eccellenti, nell'ambito di quello che in realtà è un EP, contenente appena 8 tracce, di cui due brevi e strumentali (denominate MK1, che riprende l'ambiente di Videotape, e MK2 a dividere le due canzoni più belle del disco).
Down Is the New Up è la prima vera canzone, pare provenire da HTTT ma esibisce già molte delle caratteristiche compositive del fratellino minore degli In Rainbows: caratteristiche che marcano differenze sostanziali col fratello maggiore. Ma il meglio viene con Go Slowly e Last Flowers: ballate magiche, con la sorpresa incredibile di una chitarra acustica che fa irruzione a un certo punto della prima, e con la sfacciata citazione della seconda, che rifà pari pari un giro di pianoforte di Karma Police (niente meno!). La voglia di semplicità si riflette nell'uso di strumenti che credevamo dimenticati, chitarre e pianoforte, alla faccia di tutta l'elettronica sperimentata negli anni precedenti.
Dopo un dittico del genere, quando ti aspetteresti di tornare sulla terra, Up on the Ladder ti mantiene in orbita; Bangers + Mash è un brusco risveglio dai ritmi placidi del disco, ma è solo una parentesi prima della dolcissima chiusura di 4 Minute Warning. Uno dei dischi più necessari degli ultimi tempi, a patto che si abbia la voglia di lasciarsi cullare da esso senza reticenze.

E questo è quanto.
Magari dovrei anche inserire la scheda di The Eraser, lavoro solista di Thom Yorke. Forse un altro giorno, ora torno al ciclismo

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

(Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping)

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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Registrato: Mar 2005

  postato il 09/05/2008 alle 17:24
In questi giorni ho ascoltato i primi 3 album di uno dei miei gruppi preferiti, gli Stiff Little Fingers:

- Infiammable Material,1979;
- Nobody's Heroes,1980;
- Go For It,1981;

vi riporto la critica da Scaruffi.com di questi primi 3 album

Gli Stiff Little Fingers emersero dall'Ulster della guerra civile con uno dei sound piu` violenti ed emotivi del punk. Gli sferzanti accordi a ritmo mitragliante e le urla di guerra gutturali di Jake Burns costituivano la piu` bieca applicazione del principio armonico del "ramalama". Il primo album, Inflammable Material (Rough Trade, 1979), e` in effetti una collezione di sintetici slogan politici, tanto feroci e devastanti quanto grezzi ed epici: Suspect Device, Alternative Ulster, Wasted Life, il trittico storico, piu` Law And Order e White Noise; ma i Fingers sono anche capaci di parentesi melodiche, come Barbed Wire Love, con coda doo-wop, la ballad Breakout, lo stornello Rough Trade. Nobody's Heroes (Chrysalis, 1980) aggiunse un altro set di stolidi cicloni sonori (Gotta Getaway, Nobody's Heroes, Tin Soldiers) e di canzoni piu` mature (Wait And See). In seguito il gruppo decise pero` di curare maggiormente l'estetica sonora, perdendo in incisivita` ma acquisendo un sound via via piu` maturo, ultima gemma lo strumentale Go For It su Go For It (Chrysalis, 1981).

 
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