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Autore: Oggetto: Giorgio Gaber

Livello Greg Lemond
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  postato il 09/02/2009 alle 14:31
Io se fossi dio (XVII)


Se poi, proprio a me fosse comandato di dare un giudizio globale, credo che già si sia capito quale sarebbe, ma, a costo di ripetermi, confermo che mi sembra davvero giunta l'ora di un totale rinnovamento di uomini e idee e fra questi "parassiti" nessuno potrebbe, a giudizio di dio, risultare innocente.

 

____________________
Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 10/02/2009 alle 15:49
liberamente tratto da Giorgio Gaber "Che bella gente"


Che bella gente che ieri sera avevo di fronte
ipnotizzato da uno schermo fluorescente
con dei giochini tra i più cretini e il conduttore così allegro e commosso
che più è imbecille, più è schifoso, più ha successo.
Interrotti e surclassati però dal presidente del Senato
che grida "l'àn uccisa, l'àn uccisa"
il governo non ha potuto salvare una vita!
Che bella gente Giuliano Ferrara e il Presidente
sono capaci di cose atroci, ma son così bravi a coprire le tracce (sono gli altri che non capiscono)
ma è tutto scritto nei loro gesti e nelle loro facce.
Che bella gente che son costretto ad ascoltare, voglio dire
gli intoccabili maestri del potere
che mi raccontano con orgoglio che grazie a loro l'Italia va sempre meglio
proprio loro così invischiati con dentro un'anima repellente e con in testa niente.
Che bella gente.
Che bella gente.
Che bella gente.
Che bella gente con le miserie del mondo intero
che sta vivendo il suo futuro
con le speranze e l'ideale di un incantesimo virtuale
assaporando la poesia di un nuovo mondo pieno d'idiozia.
E se fuggite in una casa
in cima a un monte
scegliete un posto che sia davvero disinfestante
che per errore potrebbe entrare un po' di odore del presente.
Che bella gente.
Che bella gente.

 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 11/02/2009 alle 15:35
Io se fossi dio (XVIII)


Chi ascolta la canzone potrebbe chiedere: "Perché Giorgio si interessa solo ad una parte della società italia, che è certamente brutta e schifosa, ma non la sola?" Ma l'autore risponde che non ha nessuna intenzione di nascondere il suo disgusto per chi uccide o si uccide, ad es. con la droga e che, se potesse veramente maledire qualcuno, i brigatisti sarebbero i primi, ma d'altra parte il fenomeno terrorismo rappresenta/va qualcosa di veramente oscuro ed è difficile per un artista (massime per Gaber che ha bisogno di parlare soprattutto di Maria) esprimersi su qualcosa che pensa di non conoscere bene. Ciao, Carlo.

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 12/02/2009 alle 14:00
Io, se fossi dio (IXX)


Invece è molto più facile parlare di cose che conosce (Maria appunto), perché lui è nato con lei e per lei ha sperato, combattuto, sofferto, criticato, approvato o è rimasto deluso; in altre parole: ha vissuto. Dei brigatisti, al contrario ha solo capito che la loro strategia "rivoluzionaria" è servita solo a togliere ogni legame di classe, per unire tutti nell'interclassiso sciocco della lacrima facile per i giustiziati di turno. Per costoro vorrebbe aggiungere che in effetti e purtroppo è quasi certo che abbiano influito sul modo di pensare di tutti, nel senso di rendere vano ogni tentativo di rivolta personale contro le ingiustizie e storture .

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 13/02/2009 alle 15:29
Io se fossi dio (XX)


Se un intellettuale può comprendere qualcosa di più, arriva molto probabilmente a concludere che gli spari e i rapimenti, gli omicidi e la gente ferita non possono essere solo frutto, come sembrano, di pazzia, e possono invece favorire il disegno di ...
Ma, come detto in precedenza, di fronte alle B.R. siamo in una situazione di potenzialità intuitiva solo parziale e quindi la reazione complessiva e finale non può che essere di sgomento.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 14/02/2009 alle 14:15
Io se fossi dio (XXI)


Ma questo sentimento non deve servire come alibi per ciò che si capisce per intiero ed il fatto, ad es. che la strategia delle B.R. abbia comportato l'uccisione di Aldo Moro non ci deve indurre al "pietismo" e quindi ad un falso giudizio su quel "martire". Va invece detto e ripetuto che la tragica morte non può servire a nasconderne l'opera da vivo. Egli, insieme alla D.C. tutta, porta la piena responsabilità dello sfacelo che ha condotto l'Italia per mano verso l'abisso economico (un debito pubblico ad es. che non aveva l'eguale in nessun paese avanzato al mondo).

Nota mia

Poi è arrivato Berlusconi e la nuova strategia vaticana e le cose, per certi aspetti, vanno ancora peggio

 

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  postato il 15/02/2009 alle 14:41
Io se fossi dio (XXII)


Bisogna avere il coraggio anche di essere denunciati per violazione dell'ex codice Rocco, ormai entrato a far parte della legislzione penale della Repubblica democratica, ma si deve dire chiaramente quello che si pensa a proposito della D.C. e dei suoi capi (morti o vivi che siano). Ma se ci si pensa meglio ogni speculazione con distacco è abbastanza oziosa, perché si può giudicare bene (in politica) solo partecipando anche emotivamente e fisicamente, mentre, chi si mette dietro una lastra di vetro non riceve l'immagine della realtà.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 16/02/2009 alle 16:30
Io se fossi dio (ultima parte)


Se quindi, come ha fatto lui, si sceglie o si accetta di giudicare da fuori, tutto ciò comporta anche la premeditata rinuncia ad un impegno sociale diretto. La ricerca dovrà indirizzarsi all'analisi della coscienza personale per sperare di poter incidere in qualche modo (individuo per individuo) sull'intiero contesto della vita associata. L'occhio critico dell'artista non riesce però ad essere sicuro dei risultati di simili sforzi contro gli atti e gli uomini politici imperanti, ma di una cosa è sicuro: questo "sfogo" contro quelle facce orrende lo lascia a chi vorrà trarne giovamento . Ciao, Carlo

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 17/02/2009 alle 16:50
"1981"


Questo testo del 1981 (come dice il titolo) a me fa capire come quel che Giorgio scriveva allora, sia ancor più valido oggi. Nei giorni fra i più neri per la storia d'Italia, credo che l'uomo abbia lasciato la storia politica nel 2009. Il paradigma mi sembra sia la sconfitta di Soru per mano del CaiNano (con i suoi media) e il progetto dei cardinali e dei papi contro il testamento biologico per togliere la libertà, addirittura di scegliersi la propria morte, all'individuo, perché, come sostengono in troppi (come Stalin), il corpo appartiene allo Stato:-(.
Gaber lascia sempre una speranza "Perché Dio c’è ancora Dio c’è ancora, io insisto". Io penso invece che per tanti anni ancora, dovrò soltanto rispondere, sempre con le sue parole: " Io non esisto".



1981
di Gaber - Luporini



1981 © Edizioni Curci Srl - Milano





Ma la Storia lasciò l’uomo
al numero 1981
e l’uomo come congelato
non intravedeva il suo destino.
Non era il capolinea
qualcosa doveva accadere
lo suggeriva una fede spontanea
che non era ancora il tempo di morire.

Il vecchio saggio
e il bimbo appena nato
guardavano la notte
dove il caso è in agguato.

E la notte
lasciava intravedere la notte
col trucco metafisico e scioccante
che l’è proprio
le cose che riuscivano a stupire
il bimbo e il vecchio.
Come ad esempio su di un cielo eterno
un grattacielo illuminato di pistacchio.

Il vecchio saggio
e il bimbo tra le braccia della mamma
di fronte a quella strana meraviglia
rinnovarono il dilemma
se quelle cose colorate e straordinarie
sarebbero col tempo diventate
se a Dio fosse piaciuto
necessarie.

Ma di una cosa siamo certi
che i loro occhi vedevano
non so se con fiducia o senza scampo
quell’enorme assurdità che è il tempo.

Signore Iddio, non so se faccia bene o faccia male
assistere ogni tanto al tuo definitivo e ricorrente funerale.

Questa volta c’era poca gente,
troppo poca gente
di cardinali e papi non se ne son visti
del resto i tuoi ministri
sono troppo effettuali
a noi piaceva immaginarli un po’ più metafisici e mentali
a noi che siamo i più ultimi fedeli
ma a scanso di fraintesi non faccio il polemista per mestiere
cerco solo di capire
di capire come fa la gente a vivere contenta
senza la forza vitale di una spinta
di capire come fa la gente che vive
senza correr dietro a niente.

È vero sono un po’ anarcoide e pieno di livore
ma in questo mondo troppo sazio di analisi brillanti e di torpore
ci sarà pure un po’ di spazio per chi si vuole sputtanare
perché piuttosto che giocare con le più acute e raffinate astuzie del cervello
è meglio ricoprirsi di merda fino al collo
e tirar fuori la rabbia spudorata di chi è stupido ma crede
e urla il suo bisogno disperato di una fede.

Perché Dio c’è ancora
Dio c’è ancora, io insisto
Dio c’è ancora, altrimenti non esisto.

È un Dio inconsueto, che non ha niente di assoluto
è un Dio che non conosce il bene e il male
figuriamoci il sociale
è un Dio severo che con magica ironia
ci diede insieme il falso e il vero
è un Dio inventato, senza altari né vangeli
ma è l’unica mia spinta in questo mondo di infedeli.

Signore Iddio, non so se faccia bene o faccia male
assistere ogni tanto al tuo definitivo e ricorrente funerale.

C’era poca gente appunto
troppo poca gente
e rimpiangevo le piccole sapienze
che ogni trapasso lascia
e poi non resta niente.
E mi veniva il mente quando si credeva come dei bambini
e insieme a tre ragazzi finiti male si livellava destini.
Ma come fate ora a vivere e a morire
senza qualcosa da inseguire
ma come fate a viver tra la gente
con l’anima neutrale e indifferente.

È vero, si perde un po’ il pudore a riparlare di morale
però mi fa un po’ schifo saltellare dal fanatismo più feroce
all’abbandono più totale
e praticare nei salotti la tecnica furbastra
di fare a gara chi è più a destra.

Confronto a questi ironici infedeli senza il minimo spessore
è molto meglio la mancanza più assoluta di pudore
confronto allo snobismo dei guardoni distaccati e intelligenti
è molto meglio persino la retorica dei vecchi sentimenti
è molto meglio l’urlo disperato di un "piccolo oggetto tondeggiante non troppo intelligente"
che muore e che ha bisogno di una nuova religione.

Perché Dio c’è ancora,
Dio c’è ancora, io insisto
Dio c’è ancora, altrimenti io non esisto.

È un Dio incostante
che non ha mai fermato niente
è un Dio che si rincorre senza scampo
è l’immagine del tempo.
È un Dio un po’ strano che ci insegna la follia
di ribaltare sempre il piano
è un Dio ancestrale che è l’essenza del pensiero
la forza naturale che mi spinge verso il vero.

Signore Iddio, non so s’è irriverente o s’è normale
dover ricominciare dal tuo definitivo e ricorrente funerale.


 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 18/02/2009 alle 16:38
Al bar Casablanca


A me questa canzone sembra il ritratto del tipico "radical chic" sessantottino e dintorni. . Il "contraltare" oggi, purtroppo, è rappresentato da leghista-forcaiolo che grida in tono ossessivo: "In galera ..." come, mi pare, Bracardi a "Quelli della notte" . Ciao, Carlo
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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)


Al bar Casablanca
di Gaber - Luporini



1972 © Edizioni Curci Srl - Milano





Al bar Casablanca
seduti all’aperto
una birra gelata
guardiamo le donne
guardiamo la gente
che va in passeggiata
con aria un po’ stanca
camicia slacciata
in mano un maglione
parliamo parliamo di proletariato
di rivoluzione.

Al bar Casablanca
con una gauloise
la nikon, gli occhiali
e sopra una sedia
i titoli rossi dei nostri giornali
blue jeans scoloriti
la barba sporcata da un po’ di gelato
parliamo, parliamo di rivoluzione
di proletariato.

L’importante e che l’operaio prenda coscienza. Per esempio i comitati unitari di base… guarda gli operai di Pavia e di Vigevano non hanno mica permesso che la politica sindacale realizzasse i suoi obiettivi, hanno reagito, hanno preso l’iniziativa! Non è che noi dobbiamo essere la testa deli operai. Sono loro che devono fare, loro, noi…

Al bar Casablanca
seduti all’aperto
la nikon gli occhiali
e sopra una sedia i titoli rossi
dei nostri giornali
blue jeans scoloriti
la barba sporcata da un po’ di gelato
Parliamo, parliamo di rivoluzione, di proletariato…

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 19/02/2009 alle 16:10
Gaber scopriva allora i disastri dell'ideologismo di sinistra e la mancanza invece di pulsioni sociali vere: livellare tutto, senza neanche un dio/diavolo, nel cuore! Tali termini vogliono significare, appunto, la partecipazione con tutto il proprio io, per ottenere ogni mutamento politico. In assenza si ha solo la deriva che ha portato l'Italia al Belusconismo e forse non è nemmeno finita qui, perché, come si sa, al peggio ... Però, c'è sempre la speranza che anche qui da noi arrivi uno Zapatero o un Obama, perché prima di uccidere l'uomo ...


Al termine del mondo
di Gaber - Luporini



1981 © Edizioni Curci Srl - Milano





I vetri delle stanze hanno una forma rigida e perfetta
e l'uomo è fermo alla finestra, l'uomo aspetta.
Un grattacielo enorme, una mitologia nascente
e l'uomo guarda in basso dove c’è la strada
e non fa niente.
Adagio, distrattamente, senza angoscia, né stupore
fa qualche passo nel silenzio delle stanze
copiando gelide e automatiche sequenze
senza futuro né passato
probabilmente il tempo si è fermato.

E ancora lui nel semibuio tocca con le mani
qualche oggetto, poi lo sposta
si direbbe senza farlo apposta
ma forse distrattamente pensa alla sua storia
sembra quasi con sollievo
il suo bilancio è positivo.
Un uomo che nella vita ha sempre usato la ragione
con la certezza di aver fatto tutto bene.
Adesso abbassa le lussuose veneziane
e aspetta il colpo di fucile della fine.

Ma forse commettiamo un grosso errore
quando si pensa che quell'uomo
aspetta solo di morire.
Quando si pensa al futuro della Storia
come l'avessimo già visto o lo sapessimo a memoria
quando si pensa a uno sviluppo inarrestabile
e perfetto come fosse Dio
e lo confesso c'ho pensato anch'io
piagnucolando per come aveva già ridotto
quel poco che restava ancora del soggetto.

È vero c'è un momento
in cui ti pare sia finito il tuo viaggio
hai messo tutto a posto
senza accorgerti che stai morendo
che sei arrivato al capolinea
al termine del mondo.

Ma al termine del mondo per fortuna
le strade sono sempre più di una.

È vero abbiam commesso qualche errore
a dir che l'uomo muore
ma come Diogene, che certo non invidio
quanto si faticava a riconoscer l'individuo.
Un individuo che obbediva alla sua sorte
ma stranamente non era ancora la sua morte
e dico stranamente per quelli come me
che hanno creduto troppo a Francoforte.

Ma al termine del mondo per fortuna
le strade sono sempre più di una.

C'è sempre qualcosa che sfugge
alla ragione del presente
persino l'esattezza e la potenza del sistema
l'abbiamo vista come un mito
probabilmente esagerato.

C'è sempre qualcosa che sfugge
alla ragione del presente
persino quel residuo di individuo
chi lo può dire che d'un tratto
non tiri fuori il suo carattere ancestrale
di stare sempre alla finestra col fucile.

C'è sempre qualcosa che sfugge
alla ragione del presente
persino lo sfacelo generale
magari è solo un giusto ammonimento
e non la fine irreversibile e totale.

*Ma c'è sicuramente una ragione
se un'idea fa il suo bel giro
nella testa di un "piccolo oggetto tondeggiante non troppo intelligente".
L'idea era quella troppo elementare
che tutto si potesse livellare.
L'idea era quella troppo razionale
di un mondo senza un diavolo nel cuore.
L'idea era quella di un mondo senza neanche un Dio:
il "piccolo oggetto tondeggiante non troppo intelligente" ero io.*

Ma al termine del mondo per fortuna
le strade sono sempre più di una.

Ma al termine del mondo per fortuna
le strade sono sempre più di una.

Ma prima di ammazzare un uomo ce ne vuole
mettiamoci ogni giorno alla finestra col fucile
e l'ultimo bagliore che vedremo bene
non sarà certo il colpo di fucile della fine.


 

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  postato il 20/02/2009 alle 15:54
Questo testo mi sembra sia emblematico del rapporto Veltroni - D'Alema, ma ce ne saranno tanti altri che, al momento a me non vengono in mente.

Algebra
di Gaber - Luporini



1973 © P. A.

MONOLOGO



[Campanello che suona]
[Gaber]:
Ecco, è arrivato il Cotinelli. (1)
“Come va?”
(Saluto cordiale ma un po’ anonimo: non mi espongo).

[Ospite]:
(Mi ha chiesto come va. Avrà un significato? Meglio tenersi sulle generali).
“Insomma… così. E tu?”

[Gaber]:
“Sto abbastanza bene, grazie”.
(Voglio vedere in base a questa mia affermazione come si comporta lui. Anzi, aggiungo):
“Non mi posso lamentare, io”

[Ospite]:
(Hai visto? Ha messo l’”io” in fondo. Non è casuale, eh? “Non mi posso lamentare, io”. Che potrebbe anche voler dire “E tu, invece?” Bisogna che mi difenda. Risposta gentile ma ambigua nell’intonazione):
“Sono molto contento, contentissimo!”.

[Gaber]:
(Ahi, mi frega. Però potrebbe anche essere contento, non lo so. Comunque posso sapere di avere questa esperienza di lui che si articola su due punti: quando io ho detto che sto bene, lui ha pensato che io ho detto che io sto bene perché sto bene veramente - chiamiamolo “caso a” - oppure - chiamiamolo “caso b” - lui ha pensato che io sto malino, ma ho detto che sto bene. D’altra parte lui ha detto “sono contentissimo”. Devo dirgli qualcosa di stravolgente).
“Anch’io!”
(Sa che non sono così banale. Chissà cosa ci trova sotto, sono convinto che è in difficoltà. Vado a vedere).

[Ospite]:
(Senza alcun dubbio lui ha già preso in considerazione il caso a e il caso b. Comunque non posso correre il rischio di sopravvalutarlo. In questa ipotesi - che chiameremo per comodità “alfa” - avremo una serie di risposte elementari che per ora non tengo in considerazione. All’ipotesi più probabilistica di a e b devo aggiungere a2b2 e a3b3 per poter ricavare il valore della x che è la mia risposta).
“ab + a2b2 + a3b3 aperta la parentesi, alfa…”

[Gaber]:
“No, alfa non me lo dovevi dire, eh! La tua soluzione è arbitraria e semplicistica. Casomai x = b che moltiplica a2b2 che moltiplica a3b3 fratto alfa. Vuoi un caffè?”

[Ospite]:
“No! Perché a2+b2, a2+ab+b2 fratto x che procede da a2+b2+x al quadrato, uguale a radice di a2+b2-ab che moltiplica alfa… vero? È chiaro…”.

L’irreparabile è già accaduto. Non ci resta che dedicarci con rinnovato coraggio alla nostra salvezza personale.









Note: (1) Il Cotinelli è citato nella canzone che precede il monologo (“La comune”).

 

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  postato il 04/03/2009 alle 07:57
Ho letto su Repubblica che ci sarà nei programmi di Educazione civica, forse lo hanno fatto per celebrare il venticinquesimo anniversario di quando lo facevo io
Ciao, Carlo

Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)


GABER A SCUOLA


Lunedì 2 marzo si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di PROGETTO GABER, iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca con Fondazione Gaber.


In seguito alle simpatiche provocazioni di Enzo Iacchetti, che nel corso dell’ultima edizione del Festival di Viareggio chiedeva la presenza di Gaber nelle scuole, il Ministero dell’Istruzione, Università e ricerca ha elaborato insieme alla Fondazione un progetto che porti i giovani a confrontarsi con Giorgio Gaber.

La prima iniziativa sarà il concorso “Giorgio Gaber, parole per pensare”, rivolto alle scuole secondarie superiori statali e paritarie.

Il Progetto prevede inoltre delle lezioni nelle scuole tenute da studiosi ed artisti in grado di arrivare al cuore dei giovani. Il primo appuntamento si è svolto lo stesso 2 marzo alle ore 11.00 al Teatro dell’Arte di Milano, dove oltre 450 studenti degli istituti secondari superiori della provincia hanno partecipato ad un incontro con il Signor G.: un percorso nella sua opera, tenuto secondo le modalità della Lezione - Spettacolo da Andrea Pedrinelli con la partecipazione straordinaria di Gioele Dix, che ha proposto una sintesi del suo recital dedicato al repertorio gaberiano, in tournée dall’estate prossima.



ACCEDI ALLA SEZIONE DEDICATA

Info: progettogaber@giorgiogaber.it




Link: Leggi la rassegna stampa relativa al progetto

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 04/03/2009 alle 11:24
eh sì, un uomo per tutte le stagioni.

 

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I'm ipocrisy free

Io sto con Silvio che è
un gran furbacchione e con
la bellissima Oriana che ha
il coraggio di dire ciò che
tutti pensano ma nessuno dice
(si vocifera che la casalinga
di Voghera impallidisca
al suo cospetto).

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Anti-Zerbinegnan club - Iscritto n°2

Anti Armstrong n°3
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Solo chi non ha paura di morire di mille ferite riuscirà a disarcionare l'imperatore

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 29/04/2009 alle 13:41
In questi giorni in cui è tornata prepotentemente alla ribalta la questione doping mi è venuta in mente una canzone di Gaber che andrebbe benissimo cantata dai corridori. Si tratta de : L'odore


 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 30/04/2009 alle 16:15
Originariamente inviato da pacho

eh sì, un uomo per tutte le stagioni.


Non capisco che c'entri Thomas More, ma forse tu volevi scrivere "Non esistono più le mezze stagioni"

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 30/04/2009 alle 16:18
Originariamente inviato da UribeZubia

In questi giorni in cui è tornata prepotentemente alla ribalta la questione doping mi è venuta in mente una canzone di Gaber che andrebbe benissimo cantata dai corridori. Si tratta de : L'odore



Secondo me, invece, la dovrebbero cantare i dirigenti di questo sport

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 09/06/2009 alle 17:14
Parlare di Gaber è fra le cose che più mi appassionano, anche se non mi sembra per niente fuori tema in una discussione sulla politica. Al riguardo, negli ultimi miei anni di insegnamento, lo proponevo come parte integrante del programma di una materia: educazione civica.
In ogni modo penso (e lo sconosco dal 1971) che in tutta la sua storia ha avuto solo un intervallo nel quale, diciamo, si è ritirato fuori dal politico/sociale ed ha analizzato molto di più i sentimenti: alla fine degli anni ottanta (86-88), con lo spettacolo "Parlami d'amore Mariù".
Che detto "inter nos" è quello che ho apprezzato di più.

 

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Livello Marco Pantani




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  postato il 09/06/2009 alle 17:23
Il Gaber che ho apprezzato di piu' è quello di Anche per oggi non si vola e Liberta'obbligatoria. Per questioni di eta' non ho seguito direttamente il periodo di Far finta di essere sani, ma ho poi recuperato ascoltandolo e riascoltandolo.

 

____________________
Fantaciclismo 2009 : 1°Tour de Romandie - 1° Paris-Tours
Tour de France 2009 : Vittoria 11°tappa Vatan Saint-Fargeau
Vuelta a Espana 2009 :Vittoria 6°tappa Xativa-Xativa e 11°tappa Murcia-Caravaca de la Cruz

Fantaciclismo 2010 : 1° Het Volk - 1° Milano-Sanremo - 1° Tour de Romandie
Tour de France 2010 : Vittoria 9°tappa Morzine Avoriaz- Saint Jean de Maurienne

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 09/06/2009 alle 17:31
Originariamente inviato da UribeZubia

Il Gaber che ho apprezzato di piu' è quello di Anche per oggi non si vola e Liberta'obbligatoria. Per questioni di eta' non ho seguito direttamente il periodo di Far finta di essere sani, ma ho poi recuperato ascoltandolo e riascoltandolo.



A scanso di equivoci, io li ho apprezzati tutti e visti (sempre tutti) più di una volta. Quando veniva a Firenze o Prato (a Empoli no perché faceva un solo spettacolo) facevo l'abbonamento orizzontale, cioè andavo almeno tre volte: uno con la scuola, uno con gli amici e l'ultimo con la moglie.

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Marco Pantani




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  postato il 09/06/2009 alle 17:33
Originariamente inviato da lemond

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Il Gaber che ho apprezzato di piu' è quello di Anche per oggi non si vola e Liberta'obbligatoria. Per questioni di eta' non ho seguito direttamente il periodo di Far finta di essere sani, ma ho poi recuperato ascoltandolo e riascoltandolo.



A scanso di equivoci, io li ho apprezzati tutti e visti (sempre tutti) più di una volta. Quando veniva a Firenze o Prato (a Empoli no perché faceva un solo spettacolo) facevo l'abbonamento orizzontale, cioè andavo almeno tre volte: uno con la scuola, uno con gli amici e l'ultimo con la moglie.


A scanso di quali equivoci ?

 

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  postato il 09/06/2009 alle 18:07
Riprendo dal thread sulla politica:
l'ultimo Gaber non mi convince. Opinione personale, badate bene.

Il fatto è che qualche decennio prima cantva cose ben diverse, poi la Colli (che sarebbe diventata forzaitaliota convinta, addirittura senatrice), e il chiedersi 'cos'è la destra cos'è la sinistra' (come se non ci fosse differenza, siamo nel 1994).. insomma, mi suona tanto come di 'pancia piena'.
Esattamente- lo dirò scandalizzando/deludendo/irritando- l'ultimo De André, ricco in jeans e mocassini..ben distante dalla Canzone del Maggio o dal Bombarolo.

Insomma, non è- per dirla con Gaetano- che 'partono incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri'.. però forse la pancetta stempera un po' la fame (fisica e non). Niente di male (o di troppo male), ma non facciamone eroe, duri e puri, santi incorruttibili.
(Non credo né agli eroi né ai santi, nel mio piccolo).
Saluti

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 09/06/2009 alle 18:20
Originariamente inviato da desmoblu

Riprendo dal thread sulla politica:
l'ultimo Gaber non mi convince. Opinione personale, badate bene.

Il fatto è che qualche decennio prima cantva cose ben diverse, poi la Colli (che sarebbe diventata forzaitaliota convinta, addirittura senatrice), e il chiedersi 'cos'è la destra cos'è la sinistra' (come se non ci fosse differenza, siamo nel 1994).. insomma, mi suona tanto come di 'pancia piena'.
Esattamente- lo dirò scandalizzando/deludendo/irritando- l'ultimo De André, ricco in jeans e mocassini..ben distante dalla Canzone del Maggio o dal Bombarolo.

Insomma, non è- per dirla con Gaetano- che 'partono incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri'.. però forse la pancetta stempera un po' la fame (fisica e non). Niente di male (o di troppo male), ma non facciamone eroe, duri e puri, santi incorruttibili.
(Non credo né agli eroi né ai santi, nel mio piccolo).
Saluti


Condivido pienamente quello che dici. Aggiungo che ho trovato inoltre falsa e ipocrita la beatificazione che ne hanno fatto le televisioni (in particolar modo quella del Nostro) . Credo che se avesse potuto lo stesso signor G. li avrebbe presi a calci nel sedere.

Vorrei aggiungere una cosa anche se OT. Quando è morto Pierangelo Bertoli (grande uomo e grande poeta anche lui), le TV ne hanno dato a mala pena la notizia.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 09/06/2009 alle 18:32
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Esattamente- lo dirò scandalizzando/deludendo/irritando- l'ultimo De André, ricco in jeans e mocassini..ben distante dalla Canzone del Maggio o dal Bombarolo.

Eh no! non toccarmi De Andrè!
No, a parte gli scherzi, forse tu intendi che entrambi hanno perso, invecchiando, la vervè e la grinta di quando erano giovani; probabilmente è vero, ma non credo sia tanto questione di pancia piena, quanto di cambiamento di prospettive, di maturità, quello che chiamano l'invecchiamento. Vorrei vedere chi è rimasto tale e quale a quando aveva vent'anni.
In compenso, "invecchiando", sia Gaber che Faber hanno forse tralasciato alcuni temi della giovinezza, anche se solo ad una visione superficiale, per addentrarsi dentro terreni che erano più adatti alla loro nuova prospettiva. Per inciso: entrambi ci sono riusciti alla grande e sono stati fermati dall'"invecchiamento" quando avrebbero potuto dare ancora tantissimo all'arte. "Anime Salve" per esempio è, secondo me, in assoluto il migliore dei lavori di De Andrè: una forza ed una poesia che hanno superato tutti i precedenti. Ah... se fosse ancora vivo. Mi manca tanto.

 

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"Per aspera ad astra" Seneca o Eros Poli ... non ricordo

Ad imperitura memoria di quando, dal 4 al 14 marzo 2009, fu "Livello Sean Kelly",
queste stelline pose:

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 10/06/2009 alle 07:24
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Il Gaber che ho apprezzato di piu' è quello di Anche per oggi non si vola e Liberta'obbligatoria. Per questioni di eta' non ho seguito direttamente il periodo di Far finta di essere sani, ma ho poi recuperato ascoltandolo e riascoltandolo.



A scanso di equivoci, io li ho apprezzati tutti e visti (sempre tutti) più di una volta. Quando veniva a Firenze o Prato (a Empoli no perché faceva un solo spettacolo) facevo l'abbonamento orizzontale, cioè andavo almeno tre volte: uno con la scuola, uno con gli amici e l'ultimo con la moglie.


A scanso di quali equivoci ?


Che potesse essere sembrato, avendo privelegiato proprio quello che esce dagli schemi politici/sociali, fossi poco interessato a questi ultimi.

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 10/06/2009 alle 07:40
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Riprendo dal thread sulla politica:
l'ultimo Gaber non mi convince. Opinione personale, badate bene.

Il fatto è che qualche decennio prima cantava cose ben diverse, poi la Colli (che sarebbe diventata forzaitaliota convinta, addirittura senatrice), e il chiedersi 'cos'è la destra cos'è la sinistra' (come se non ci fosse differenza, siamo nel 1994).. insomma, mi suona tanto come di 'pancia piena'.
(Non credo né agli eroi né ai santi, nel mio piccolo).
Saluti


Io invece ci credo eccome ad entrambe le categorie: la prima composta da pochissimi personaggi che nella loro vita sono riusciti a tenere un comportamento lineare e non sono *mai* venuti a patti con la propria coscienza. Nella seconda ce ne sono tanti e fra questi i peggiori criminali della storia. Per Giorgio poi, semmai il discorso sulla pancia, si dovrebbe ribaltare. Ha cominciato come "star televisisa del sabato sera" ed è finito come, sono parole sue "filosofo ignorante".

Ma veniamo all'argomento e ditemi in quale anno sono state scritte?

Al bar Casablanca (Ovvero, che cos'è la sinistra?)
di Gaber - Luporini

Al bar Casablanca
seduti all’aperto
una birra gelata
guardiamo le donne
guardiamo la gente
che va in passeggiata
con aria un po’ stanca
camicia slacciata
in mano un maglione
parliamo parliamo di proletariato
di rivoluzione.

Al bar Casablanca
con una gauloise
la nikon, gli occhiali
e sopra una sedia
i titoli rossi dei nostri giornali
blue jeans scoloriti
la barba sporcata da un po’ di gelato
parliamo, parliamo di rivoluzione
di proletariato.

L’importante e che l’operaio prenda coscienza. Per esempio i comitati unitari di base… guarda gli operai di Pavia e di Vigevano non hanno mica permesso che la politica sindacale realizzasse i suoi obiettivi, hanno reagito, hanno preso l’iniziativa! Non è che noi dobbiamo essere la testa deli operai. Sono loro che devono fare, loro, noi…

Al bar Casablanca
seduti all’aperto
la nikon gli occhiali
e sopra una sedia i titoli rossi
dei nostri giornali
blue jeans scoloriti
la barba sporcata da un po’ di gelato
Parliamo, parliamo di rivoluzione, di proletariato…

Non insegnate ai bambini
di Gaber - Luporini

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.





 

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Condivido pienamente quello che dici. Aggiungo che ho trovato inoltre falsa e ipocrita la beatificazione che ne hanno fatto le televisioni (in particolar modo quella del Nostro) . Credo che se avesse potuto lo stesso signor G. li avrebbe presi a calci nel sedere.

Vorrei aggiungere una cosa anche se OT. Quando è morto Pierangelo Bertoli (grande uomo e grande poeta anche lui), le TV ne hanno dato a mala pena la notizia.



Se conosci veramente Gaber non puoi condividere , mentre il resto è molto giusto, ma aumenta lo spessore di Giorgio. Anche su Bertoli sono d'accordo, ma se si parla di TV, allora vi dico che io questo strumento lo uso solo per vedere film e qualche sport, perché, per il resto, per me ha la credibilità, per dirla con Giorgio, di un tostapane

Pierangelo crede che in certi momenti ...
Anna che hai scavalcato le montagne e hai preso a pugni le tue tradizioni
lo so che non è facile il tuo giorno ma il tuo pensiero è fatto di ragioni
i padri han biasimato la tua azione
la chiesa ti ha bollato d'eresia
i cambiamento impone la rezione
e adesso sei il nemico e così sia
Credo che in certi momenti il cervello non sa più pensare
e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare
poi cado coi piedi per terra e scoppiano folgore e tuono
non credo alla vita pacifica non credo al perdono
Adesso quando i medici di turno rifiuteranno di esserti d'aiuto
perchè venne un polacco ad insegnargli
che è più cristiano imporsi col rifiuto
pretenderanno che tu torni indietro
e ti costringeranno a partorire
per poi chiamarlo figlio della colpa
e tu una Maddalena da pentire
Credo che in certi momenti il cervello non sa più pensare
e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare
poi cado coi piedi per terra e scoppiano folgore e tuono
non credo alla vita pacifica non credo al perdono
Volevo dedicarti quattro righe per quanto può valere una canzone
credo che tu abbia fatto qualche cosa anche se questa è solo un'opinione
che lascerà il tuo segno nella vita e i poveri bigotti reazionari
dovranno fare senza peccatrici saranno senza scopi umanitari
Credo che in certi momenti il cervello non sa più pensare
e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare
poi cado coi piedi per terra e scoppiano folgore e tuono
non credo alla vita pacifica non credo al perdono
Credo che in certi momenti il cervello non sa più pensare
e corre in rifugi da pazzi e non vuole tornare
poi cado coi piedi per terra e scoppiano folgore e tuono
non credo alla vita pacifica non credo al perdono

P.S.

Ma che si deve stare attenti agli "O.T." anche nelle discussioni già "O.T." ?

 

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  postato il 10/06/2009 alle 07:59
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Esattamente- lo dirò scandalizzando/deludendo/irritando- l'ultimo De André, ricco in jeans e mocassini..ben distante dalla Canzone del Maggio o dal Bombarolo.

Eh no! non toccarmi De Andrè!
No, a parte gli scherzi, forse tu intendi che entrambi hanno perso, invecchiando, la vervè e la grinta di quando erano giovani; probabilmente è vero, ma non credo sia tanto questione di pancia piena, quanto di cambiamento di prospettive, di maturità, quello che chiamano l'invecchiamento. Vorrei vedere chi è rimasto tale e quale a quando aveva vent'anni.
In compenso, "invecchiando", sia Gaber che Faber hanno forse tralasciato alcuni temi della giovinezza, anche se solo ad una visione superficiale, per addentrarsi dentro terreni che erano più adatti alla loro nuova prospettiva. Per inciso: entrambi ci sono riusciti alla grande e sono stati fermati dall'"invecchiamento" quando avrebbero potuto dare ancora tantissimo all'arte. "Anime Salve" per esempio è, secondo me, in assoluto il migliore dei lavori di De Andrè: una forza ed una poesia che hanno superato tutti i precedenti. Ah... se fosse ancora vivo. Mi manca tanto.


Condivido del tutto quanto scrivi, a parte che a me manca molto di più Giorgio (che era più di un poeta)

P.S.

Se fossi Admin, per riconoscenza del tuo notevole spessore, ti riterrei degno di mantenere per sempre il livello attuale (perché altrimenti non potrai che peggiorare )

 

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  postato il 10/06/2009 alle 08:12
Il significato della mia frase, come avrai capito, è che per me non ha senso rivestire di una qualsiasi auctoritas un'altra persona, sia santo (occhio, li si può intendere anche in senso laico e per niente religioso) sia eroe.
Posso ammirare la coerenza di una persona, ma se mi affidassi a questa o modificassi le mie idee in base a questa [persona, ndr] sarei io il primo degli incoerenti e il primo dei deboli.
Per questo raramente faccio citazioni, se non 'leggere'.

Su Gaber e De André confermo quello che ho scritto, potrai dirmi che forse ho ascoltato poco (o ascoltato meno) gli ultimi album.. e ti dirò che tutto sommato hai ragione. Forse per pregiudizio, ma non credo.
Sull'"evoluzione"... è strano che tutti diventino filosofi e poeti, con l'età, e finiscano per staccarsi un pochino dalla società. Niente di male, in fondo a me piacciono sia i filosofi che i poeti, mi piacciono anche quelli che si spingono al di là della realtà o che interpretano tutto su una base personale e soggettiva (forse a volte è l'unica cosa che ha senso davvero: in ogni caso, meglio un Catullo di un Virgilio), però mi piace quando PARTONO così.. meno quando DIVENTANO così con tasche e pancia piene: in questo caso mi suona come di ripiego. Forse più facile.
Del resto, per dirla con Brecht, 'un uomo è un uomo', non ha senso e non è giusto crederlo un dio o pretenderlo perfetto. Ed è proprio questo che dico: secondo me Gaber e Faber hanno fatto i loro errori, ed è PIÙ CHE NORMALE, l'unica cosa secondo me sbagliata è traformarli in miti assoluti, oracoli per tutte le stagioni, bocche della verità.

Ah, ovviamente anche questa citazione era leggera: il vero significato di 'mann ist mann' è completamente diverso. Bella pièce, tra l'altro.

Saluti

ps: Mauro/Stress.. tranquillo: l'ho detto che era un'opinione personale senza voler offendere nessuno. Come a te può piacere G. Testa e non piacere Guccini, o Finardi, o Branduardi, chissà.
pps: con l'età davvero molti diventano 'filosofi', a volte santoni, guru, chissà. Addirittura celentano e califano.. è tutto dire

 

[Modificato il 10/06/2009 alle 08:21 by desmoblu]


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 10/06/2009 alle 09:13
Ragà, ma voi alle coincidenze ci credete?

Stavo leggendo questa discussione, mentre le finestre del mio ufficio sono aperte sul Parco Lambro.
Ebbene, credo stiano organizzando una qualche manifestazione, e si sentono prove di diffusione dagli altoparlanti.
Dopo qualche secondo ho realizzato che, mentre leggevo di Gaber, nell'aria si sentiva:

"Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l’insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia..."

("C'è un'aria" - 1993)

Ganzo, no?

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 10/06/2009 alle 09:29
Originariamente inviato da desmoblu

Il significato della mia frase, come avrai capito, è che per me non ha senso rivestire di una qualsiasi auctoritas un'altra persona, sia santo (occhio, li si può intendere anche in senso laico e per niente religioso) sia eroe.

Non ha senso (sono d'accordo) "a priori", ma se si analizza "l'opera omnia" se ne può trarre un giudizio. Se poi lo vogliamo chiamare eroe o santo o ... è solo una questione terminologica, però per chiarezza continuerei a chiamare *santi* i criminali, senza allargarne troppo il senso. Per restare al significato delle parole *laico* vuol dire soltanto che appartiene al popolo e non al clero, quindi mi sembra che sia più appropriato *laicista*

Posso ammirare la coerenza di una persona, ma se mi affidassi a questa o modificassi le mie idee in base a questa [persona, ndr] sarei io il primo degli incoerenti e il primo dei deboli.

Tutt'affatto d'accordo

Per questo raramente faccio citazioni, se non 'leggere'.

Fare citazioni invece a me pare un modo per sottolineare non "in toto", ma "uti singuli" e quindi ...

Su Gaber e De André confermo quello che ho scritto, potrai dirmi che forse ho ascoltato poco (o ascoltato meno) gli ultimi album..

No, ti dico, invece, che non hai studiato i primi spettacoli (non album, perché lui non era un cantautore)

Sull'"evoluzione"... è strano che tutti diventino filosofi e poeti, con l'età, e finiscano per staccarsi un pochino dalla società. Niente di male, in fondo a me piacciono sia i filosofi che i poeti, mi piacciono anche quelli che si spingono al di là della realtà o che interpretano tutto su una base personale e soggettiva (forse a volte è l'unica cosa che ha senso davvero: in ogni caso, meglio un Catullo di un Virgilio), però mi piace quando PARTONO così.. meno quando DIVENTANO così con tasche e pancia piene: in questo caso mi suona come di ripiego. Forse più facile.
Del resto, per dirla con Brecht, 'un uomo è un uomo', non ha senso e non è giusto crederlo un dio o pretenderlo perfetto. Ed è proprio questo che dico: secondo me Gaber e Faber hanno fatto i loro errori, ed è PIÙ CHE NORMALE, l'unica cosa secondo me sbagliata è traformarli in miti assoluti, oracoli per tutte le stagioni, bocche della verità.

Bello quanto scrivi, però bisogna anche provarlo (testi alla mano), altrimenti si rischia di diventare "clienti del "Bar Casablanca"


 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Greg Lemond
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  postato il 02/08/2009 alle 13:34
Curzio Maltese "Far finta di essere Giorgio"

da Rebubblica del 25 luglio 2009

Non esiste personaggio più lontano dall'Italia di oggi di Giorgio Gaber. Per tutta la vita ha parlato ad una generazione, la sua, quella del '68, che si è persa o rinnegata per strada. Alla fine di sessantottino impenitente c'era rimasto solo lui.
Non c'è opera più inattuale, perfino nella forma. Il teatro canzone è scomparso con Giorgio. Per la verità, stanno chiudendo pure i teatri e basta.
Non c'è Milano più lontana dalla Milano di oggi di quella dove Gaber è nato e ha lavorato, ma forse vale per tutta l'Italia.
Quanti secoli sono passati dagli anni settanta? Eppure basta prendere una sua canzone degli anni settanta, ma davvero una a caso ed ecco la magia. Giorgio Gaber è qui e ci parla di adesso, commenta con inarrivabile ironia le notizie del giornale di stamattina. Lo vedi quasi materializzarsi sul palco, con le pause, i monologhi, le risate, i racconti surreali che sgorgano in canto.
All'epoca le sue poesie erano diventate inni di battaglia. In ogni frase si cercava un riferimento a questo o quel personaggio, questo o quel fatto della politica. Ma un ventenne di oggi può pensare che "Si può" sia una satira del berlusconismo e "Libertà è partecipazione" una critica ai dirigenti del centrosinistra.
Non c'è nessuno più attuale di Gaber. Alla prima edizione del festivalGaber ci si aspettava un pubblico di cinquanta-sessantenni nostalgici: arrivarono frotte di ragazzi. Perché se c'è una cosa che invecchia rapidamente è la retorica e lui non ne ha mai fatta: era libero.
Quando tutti i colleghi facevano i comunisti, criticava il Pci. Quando tutti hanno cambiato musica, lui ha scritto il più struggente elogio del comunismo italiano (Qualcuno era comunista). Così per tutto il resto.
Oggi sono tanti a far finta di essere Gaber. Far finta di essere liberi, anarchici, anticonformisti è diventata una tecnica di marketing.
I finti Gaber cambiano idea ogni anno per adeguarsi all'anticonformismo della stagione. Quello vero ha cambiato idea e vita una volta sola, quando ha mollato una carriera televisiva di enorme successo, per lanciarsi all'avventura nei teatri con il grande Sergio Luporini.
Quelli si credono eroi e cercano seguaci, lui si credeva una persona e vedeva nel pubblico un amico con cui discutere alla pari di società, sentimenti, vita. E siccome il pubblico non è stupido, prima o poi se ne accorge e torna al Gaber vero.

 

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  postato il 09/10/2009 alle 15:52
Io non temo Berlusconi in sé, ma temo molto Berlusconi in me

 

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 11/10/2009 alle 20:43
Caro Carlo, a proposito di Gaber, mi piacerebbe conoscere la tua opinione su quanto scrissi su di lui nel 2004. Il ritratto, che pubblicai in un libro del medesimo anno, “Segnali di fumo”, lo scelsi come apertura di questo thread: http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=3546

Ciao!

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 12/10/2009 alle 08:30

Oggi è il terzo anniversario della scomparsa di un artista, semisconosciuto ai più giovani e sottostimato dai più attempati, Giorgio Gaber. A lui dedicai un ricordo che ho pubblicato su "Segnali di fumo" e che allego in calce.



…..Quasi un anno fa, un personaggio che pure ha pesato sui miei passi quotidiani moriva: Giorgio Gaber. In una raccolta di sensazioni, pensieri ed emozioni, vissute e testimoniate in modi sì diversi, non poteva mancare il ricordo di questo grande….

IL MIO TRIBUTO AD UNO CHE MI HA DATO SENZA SAPERLO

>Siamo d'accordo anche su Giorgio, che piacere da parte mia condividere pure questa passione


Con Giorgio Gaber se ne va un artista completo, dalla comunicativa tanto graffiante quanto acuta, testimoniata col sorriso ed il garbo di uno che porta consigli e spera di riceverne altri.

>Hai proprio colto nel segno, perché tutte le volte che andavamo (mia moglie ed io) in camerino, ci chiedeva subito che ci sembrava di quella serata. Una persona grande e perciò necessariamente modesta.


Un uomo che ha saputo ricercare una sua via originale, restando diverso ed anarchico in un mondo sempre pronto a presentarti “canti di sirena”, sabotaggi, dolorosa indifferenza e accattivanti richiami ai lustrini del danaro coi suoi siamesi egoismi. Cantante, attore, musicista, poeta e pure filosofo, con la tinta ben impressa di un politico sopraffino troppo intelligente e profondo per diventarlo davvero. Un intellettuale vero, quasi un moderno Socrate che ha trovato la sua cicuta prima ancora dell’inesorabile malattia, nell’infernale timore o vera e propria paura che incuteva in chi doveva esaltarne l’originale messaggio, o quei perché che sono il prodromo ispiratore di chi è realmente una mente.

>E che poi si sono rivelati suoi ammiratori dopo la morte, perché chiunque può far dirgli ...


Caro Giorgio, il tuo sguardo triste, uscito da due occhi che brillavano anche quando non sorridevi, tracciato e nascosto nella smorfia che il tuo nasone indicava contorcendosi, era lo specchio del tuo interno navigare. Era il megafono della crescente tristezza verso quell’uomo e quella società che vedevi sempre più lontani ed impercettibili al tuo credo altrettanto crescente e, per questo, ti sentivi avvinghiato ed avvolto negli interrogativi. Ti ponevi domande infinite per testimoniare un disagio che andava raccolto e che presentavi sempre più soffocante per timore di essere tu a vedere male. Eri un grande che non si leggeva, non si sentiva, non si vedeva, ma c’eri come i concetti che trasparivano dal chiasma della tua arte.

>Per i grandi numeri hai ragione, ma i teatri erano sempre pieni e lo so io i "salti mortali" che ho dovuto sempre fare per acquistare i biglietti



Quante volte la tua sottile ironia, presentata nelle vesti di personaggi così comuni da passare per semplici uomini da bar che interpretavi con dovizia nella sublimazione delle note e dei gesti, ci indicava il dovere di essere uomini e donne e non ergastolani dell’ignavia. Quante volte il tuo messaggio arrivava al nostro terreno possibile, presentandosi come il pensiero di una meditazione costante per capire dove c’è il falso e dove il concreto.

>diobono, come hai centrato in pieno il suo messaggio di fondo.


Quante volte, Giorgio, m’è capitato di pensarti come un patrimonio possibile di quella sinistra che era tua prateria, ma che non hai mai potuto percorrere per il latente ostracismo dei suoi miopi e minimi profeti e per la diffidenza che di converso cresceva in te. Come posso non ricordare quella volta che ti volevo a tutti i costi ad una manifestazione ai margini di quelle “feste-baraccone” che sono state le Feste de l’Unità, perché avresti potuto donare luce a quel grigiore penoso che circolava attorno a quei palinsesti. Lottai, Giorgio, lottai contro quelli che allora erano colleghi, con l’oratoria migliore del mio possesso e le argomentazioni che sapevo superiori, ma predicai nel deserto. Era troppo forte, per loro, la paura di te, del tuo essere intellettuale ben diverso dalle tanto presenti insignificanti “parrucchette” con cattedra universitaria coi quali “flirteggiavano” quotidianamente, perdendo i sensi della realtà e disimparando a parlare con la gente. Andammo persino ai voti, a quei tempi così rari, e rimasi solo contro undici. Ovviamente tutto questo avvenne ben prima di un possibile contatto con te, ma quella sconfitta mi fu utile nel capire che dovevo andarmene da quel rogo senza fiamme esteriori.

>


Caro Giorgio, come posso non ricordare il tuo lungo monologo sull’essere comunisti di una decina d’anni fa e quella conclusione: “E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra il gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo”.
Era il segno di un’ellisse interiore che tanti di noi han vissuto, fra l’immanente sentire lo spirito muoversi verso la liberta e l’amica anarchia, ed i dilemmi di un insuccesso che ti trasportava supino verso l’ogni giorno. Ci hai lasciato un solco, Giorgio, invisibile perché troppo vero, che sentiremo presente quando la tragica realtà di dover vivere in un mondo non più nostro, ci lascerà sprazzi di respiro. E quando ci muoveremo verso i sentieri cupi di una società dove si sono confuse le sostanze, riecheggerà in noi la tua gestualità mentre recitavi nei monologhi un condensato di filosofia, sociologia e psicologia rese meno pungenti da quell’intrinseca ironia che accarezzava la poesia che t’accompagnava. Era il tuo modo di rifiutare il dramma di quella vita, che era nata in noi per essere dolce ed intensa, divenuta grigia e lugubre dall’umana perdita di quel buon senso, tanto paladino nel tuo pensiero.
Andremo, Giorgio, col nostro cammino verso il punto del nulla di un mondo che capiremo sempre meno e che ameremo sempre meno, proprio gli echi delle tue ultime parole, ma fino a quando il lenzuolo nero che vuole coprirci, ci lascerà il tempo di far qualcosa, sapremo che stan nascendo dei signor “G” e la luce di una lucciola ci donerà un salutare sorriso.

>Giorgio era un po' meno pessimista di te, lasciava sempre il posto alla speranza:

"Ma al termine del mondo per fortuna
le strade sono sempre più di una.
Ma prima di ammazzare un uomo ce ne vuole
mettiamoci ogni giorno alla finestra col fucile
e l'ultimo bagliore che vedremo bene
non sarà certo il colpo di fucile della fine."

 

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 12/10/2009 alle 10:49
Originariamente inviato da lemond


>Giorgio era un po' meno pessimista di te, lasciava sempre il posto alla speranza:

"Ma al termine del mondo per fortuna
le strade sono sempre più di una.
Ma prima di ammazzare un uomo ce ne vuole
mettiamoci ogni giorno alla finestra col fucile
e l'ultimo bagliore che vedremo bene
non sarà certo il colpo di fucile della fine."



Già!

...Ogni anno è peggio, ci si invecchia
e come le foglie
perdendo linfa
ci si accartoccia su se stessi.
Il filone di una vita vede spegnersi la luce
per le ombre che accompagnano il generatore esterno
e per l’anziano autoctono
che si muove sull’arcobaleno
nella china dell’ellisse.
Si nasce e si muore verso una dimensione
che sfugge negli idiomi
per l’intima convinzione che il bene
non si possa coltivare con l’imposizione
ma come supremo volere
del nostro ramingare l’oceano dei sentimenti
ed il pietoso incenso
di chi pensa si possan copiarne le tipologie
come fossero copioni da recitare.
E tutto ci passa sotto gli occhi,
senza che il grido crei un fremito
nel nostro cammino verso quel punto lontano
a volte vissuto come se ci fossimo dentro
ma senza percepirne dimensioni.
Le foglie hanno a genesi una radice
noi
non sappiamo spiegare la dolente mandibola
senza prima aver composto
la determinazione di quel fatuo valore
su cui siamo nati morti: il danaro.
E come un sogno sorto contorto per un’indigestione
continuiamo a morire
percorrendo un segmento
segnato ad ogni centimetro
da un cartello
su cui ognuno legge l’incitamento ad andare più forte.
Dove, non si sa.
Prima bisogna guardare e palpare il portafogli.
Schizzi di meditazioni e pessimismi
che si muovono verso le fonti d’una ragione
a cui hanno squarciato le volontà e le speranze….


C’entra poco con Gaber, forse, ma qui nessuno verrà a reclamare.
Ed intanto ti ringrazio per l’ennesima volta.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 12/10/2009 alle 11:14
Originariamente inviato da Morris


C’entra poco con Gaber, forse, ma qui nessuno verrà a reclamare.
Ed intanto ti ringrazio per l’ennesima volta.


Guarda che sono io che devo ringraziarti e la poesia (perché non si può chiamare altrimenti) mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.

P.S.

Per i moderatori, con Gaber c'entra tutto, perché nel suo "modesto" pensiero si è alla continua ricerca dell'uomo in tutte le sue sfaccettature ed io, ad esempio, negli ultimi due anni di insegnamento di Educazione Civica, commentavo i suoi spettacoli.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 12/10/2009 alle 11:22
Cancel 58 scrisse il 6/01/2006

Ascoltai dal vivo Giorgio Gaber al Teatro Margherita di Genova , all'inizio degli anni 70.
Fu, quella, una tournee memorabile: nella prima parte dello spettacolo, infatti, si esibiva Gaber e, nella seconda, nientepopodimeno che... Mina!
Pur essendo un ragazzo,le sue canzoni mi piacquero molto e, a distanza di molti anni, ricordo ancora quel concerto.
Pensate che conservo ancora il 45 giri originale della canzone con la quale partecipò al Festival di Sanremo del 67:"E allora dai"(sul retro, "la libertà di ridere").
Sulla copertina scrissi il prezzo del disco:750 lire!
Non ci sono più le lire, nè il Teatro Margherita, ed anche Giorgio se ne è andato troppo presto


Era il 7 febbraio 1971, una domenica dove a Genova c'erano stati tumulti, perché davanti al teatro Margherita c'era un grande schieramento di polizia e mia moglie ed io (in viaggio di nozze) siamo andati a vedere per la prima volta il grande Giorgio (a lei interessava anche Mina). Da allora non ho più perso un suo spettacolo.

P.S. Non mi pare, però, di averti visto


 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 13/10/2009 alle 06:33
Originariamente inviato da lemond


P.S. Non mi pare, però, di averti visto



Forse perchè eri andato di sera.
Io andai allo spettacolo del pomeriggio ....Nonostante siano passati tanti anni quel concerto me lo ricordo bene . Di gaber ricordo - tra le altre- " la Chiesa si rinnova" .
Mina aveva una minigonna notevole ....
Che combinazione, caro lemond!

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 15/12/2009 alle 08:55
E' uscito in questi giorni l'annuale DVD che percorre il penultimo (l'ultimo intiero) decennio della sua vita. Davvero struggente (secondo me) l'ultima parte del secondo disco, quando era già colpito dalla malattia, ma era forse, più di sempre, capace di dare emozioni a chi volesse provarle.
Chi fosse interessato al disco, può farmelo sapere.

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 09/03/2010 alle 15:20
Conoscendo Giorgio, che è sempre stato *credente in altro, rispetto al
*lassù*, mi permetto di chiosare la metafora del titolo

All'Olimpico Neri Marcoré è 'Un certo Signor G' e Gaber da lassù, convinto,
applaude.

da radicali.it

di Lucio De Angelis
Fino al 14 marzo a Roma è di nuovo in scena all'Olimpico 'Un certo signor G'
dall'opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini con Neri Marcorè. La
precedente edizione aveva visto l'attore interpretare questo spettacolo con
un timore quasi reverenziale, data la notorietà dell'opera, mentre oggi l'ha
fatta propria, offrendone una pregevole performance.

Alla domanda: "Un gusto per le cose di buon gusto, il tuo?" oggi risponde
"Sì. Non ho mai rinunciato a scegliere, anche quando la mancanza di
popolarità e di possibilità economiche mi rendevano la vita piuttosto
difficile professionalmente.

Scelte severe che continuo a fare, senza sforzo, anche adesso che potrei
forse permettermi di azzardare. Ma non fa per me. Devo amare progetti e
compagni di lavoro, devo crederci". Ed anche quella di riproporre questo "Un
certo signor G" dal celebre "il Signor G" di Giorgio Gaber e Sandro
Leporini, indimenticabile successo del 1970, è una scelta di questo tipo.

Lo spettacolo è l'occasione per rileggere, rivisitare, reinterpretare l'opera
di Gaber, fatta dall'attore marchigiano a più di 40 anni di distanza, con
mano libera e pudica, accostandosi ad un personaggio, ad uno stile, ai
contenuti e ai linguaggi di un artista geniale ed innovatore, sempre
autonomo e fedele a se stesso.

Questo 'Signor G' è un'esplorazione nel beffardo, paradossale, buffonesco
mondo di questa maschera di uomo comune che si interroga, comicamente
impotente, sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell'imbecillità
e del qualunquismo.

Per questo Marcoré si ispira, riproponendole e rimontandole, alle prime
esperienze teatrali di Gaber, quelle del Signor G appunto, ma anche quelle
di "Dialogo tra un impegnato e un non so", "Far finta di essere sani",
"Anche per oggi non si vola" (siamo tra il 1970 e il 1974), rifacendosi
anche stilisticamente alle forme del 'teatro canzone', invenzione gaberiana
continuamente perfezionata nel corso di vari spettacoli, geniale intreccio
di monologhi e melologhi, musica e canzoni.

Neri é il signor G quarant'anni dopo; solo sul palcoscenico, accompagnato da
due pianiste dal sincronismo perfetto, Gloria Clemente e Vicky Schaetzinger,
a riscoprire quest'opera da considerare un'invenzione senza tempo di
scadenza, un classico moderno, che tra ironia, malinconia, istanze civili e
comico paradosso si interroga sui destini dell'uomo moderno, in bilico tra
utopia, impotenza, razzismo, amore, consumismo, paura e sogno.

Un individuo che rischia di perdere i pezzi e che soffre, ci dice Gaber, dei
mali più comuni e alla moda: nevrosi acuta, condizionamento totale, visione
delle cose vicino allo zero: una persona normale insomma, che, però, ha
fatto della coerenza la sua bandiera senza nascondere le sue contraddizioni
e le sue debolezze. Tra una riflessione e l'altra l'attore non recita bene
soltanto, nove monologhi, ma canta anche meglio per la prima volta in teatro
13 canzoni, tra cui "Io non mi sento italiano", pubblicata postuma.

Marcoré racconta che lo spettacolo ha avuto una lunga gestazione. "Dalia
Gaberscik, venuta a sapere del mio amore per Gaber, mi chiese di partecipare
al festival dedicato a suo padre che si svolge a Viareggio ogni anno. Forse
è stato quest'antefatto a portare a "Un certo signor G".

Qualche mese dopo, infatti, il regista Giorgio Gallione, con cui avevo da
poco messo in scena "La lunga notte del dottor Galvan" di Daniel Pennac, mi
ha proposto questa sfida ardua e affascinante, coi favori della stessa Dalia
e di Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber".

Le canzoni di UN CERTO SIGNOR G

Prima ricorrenza: il signor G nasce - da Il signor G 1970
L'ingranaggio - da Dialogo tra un impegnato e un non so, 1972
C'è un'aria - da Il Teatro Canzone '93, 1993
L'odore - da Anche per oggi non si vola, 1974
La nave - da Far finta di essere sani, 1973
Il narciso - da Anche per oggi non si vola, 1974
Quando sarò capace d'amare - da E pensare che c'era il pensiero, 1994
Il dilemma - da Anni affollati, 1980
Si può - da Libertà obbligatoria, 1976
Io non mi sento italiano - dal disco Io non mi sento italiano, 2003
Quello che perde i pezzi - da Far finta di essere sani, 1973
Se ci fosse un uomo - da Gaber 1999/2000, 2000

Teatro Olimpico di Roma
Periodo: fino al 14 marzo 2010
Teatro dell'Archivolto
in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber
Un certo signor G
dall'opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
con Neri Marcorè
al pianoforte Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger
elaborazione musicale Paolo Silvestri
scene e costumi Guido Fiorato
luci Aldo Mantovani
regia Giorgio Gallione
assistente alla regia Giovanni Badino
assistente scene e costumi Lorenza Gioberti
direttore di scena Fabrizio De Sanctis
fonico Rinaldo Compagnone
elettricista Maurizio Macioce

 

____________________
Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 27/07/2010 alle 08:53
http://www.youtube.com/watch?v=tMzSRbf2uic&feature=related ...

"unicuique suum"

I soli sono individui strani
con il gusto di sentirsi soli fuori dagli schemi
non si sa bene cosa sono
forse ribelli forse disertori
nella follia di oggi i soli sono i nuovi pionieri.

I soli e le sole non hanno ideologie
a parte una strana avversione per il numero due
senza nessuna appartenenza, senza pretesti o velleità sociali
senza nessuno a casa a frizionarli con unguenti coniugali.

Ai soli non si addice l'intimità della famiglia
magari solo un po' d'amore quando ne hanno voglia
un attimo di smarrimento, un improvviso senso d'allegria
allenarsi a sorridere per nascondere la fatica
soli, vivere da soli
soli, uomini e donne soli.

I soli si annusano tra loro
sono così bravi a crearsi intorno un senso di mistero
sono gli Humphrey Bogart dell'amore
sono gli ambulanti son gli dèi del caso
i soli sono gli eroi del nuovo mondo coraggioso.

I soli e le sole ormai sono tanti
con quell'aria un po' da saggi, un po' da adolescenti
a volte pieni di energia a volte tristi, fragili e depressi
i soli c’han l'orgoglio di bastare a se stessi.

Ai soli non si addice il quieto vivere sereno
qualche volta è una scelta qualche volta un po' meno
aver bisogno di qualcuno, cercare un po' di compagnia
e poi vivere in due e scoprire che siamo tutti
soli, vivere da soli
soli, uomini e donne soli.

La solitudine non è malinconia
un uomo solo è sempre in buona compagnia.

 

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Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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