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Autore: Oggetto: Parliamo di cinema (del passato e del presente)

Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 14/03/2010 alle 20:48
HELP! cordon blu contorniati da crocchette di patate con una spruzzatina di noce moscata sul piatto. Birrone temperatura -2 da 66 gia aperta. Morosa via fino martedi. ambiente per il film ottimo direi. E qui l'aiuto dei compagni di cinema di cicloweb é d'obbligo: allora, ho questi film. voi che dite? mi sapete dare qualche parere su qualcuno di questi?

-Amreeka
-Los Abrazos Rotos
-The Vicious Kind
-In the Loop
-Year of the dragon
-Surveillance
-Precious
-Limits of control
-Jacob's Ladder
-Ghosts...of the Civil Dead
-Ballast
-Daybreakers
-Irreversible

ps: i titoli son quelli originale perche il mio capo,pardon la mia morosa, non vuole che scarichi emule quindi son costretti a vedere le versioni originali.

ps: l'altro giorno ho visto A Prophet: assolutametne da vedere.

so che state cazzeggiando anceh voi su cicloweb, quindi date una mano ad aspiranti pantofolai imbirruti.

 

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I'm ipocrisy free

Io sto con Silvio che è
un gran furbacchione e con
la bellissima Oriana che ha
il coraggio di dire ciò che
tutti pensano ma nessuno dice
(si vocifera che la casalinga
di Voghera impallidisca
al suo cospetto).

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  postato il 14/03/2010 alle 20:59
prova con Precious per vedere se merita gli oscar che ha vinto

 

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Un uomo comincerà a comportarsi in modo ragionevole solamente quando avrà terminato ogni altra possibile soluzione.
Proverbio cinese

Jamais Carmen ne cédera,
libre elle est née et libre elle mourra.

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 14/03/2010 alle 21:08
Grazie! se ha vinto l'Oscar é giá escluso di diritto

 

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  postato il 14/03/2010 alle 21:09
Ne ha vinti + d'uno mi sa

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 14/03/2010 alle 22:17
I capi sono sempre stro.nzi i titoli letti così non mi dicono nulla, ma io con gli inglese ho sempre fatto a schiaffi (prendendole sempre di brutto).

Però ho rivisto "city of god" e se non l'hai visto te lo consiglio. Molto crudo, a volte un pò romanzato ma crudelmente cinico, non esiste lieto fine.

 

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  postato il 14/03/2010 alle 23:25
Ballast è strano e cupo, cupissimo. Niente di indimenticabile.

The Limits of control è Jarmusch al massimo dell'intellettualismo e dell'estetica. Coi pro (molti) e i contro (qualcuno).

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 14/03/2010 alle 23:48
Conosco questi:

-Los Abrazos Rotos (è "Gli abbracci spezzati" di Almodovar)
-Year of the dragon (dovrebbe essere il poliziesco del 1985 con Rourke)
-Precious
-Limits of control (Jarmush)
-Jacob's Ladder (se non ricordo male, un film quasi interessante sui ricordi di un reduce dal Vietnam, in italiano "Allucinazione perversa")
-Daybreakers (film di vampiri)
-Irreversible (assolutamente da evitare, svolgimento "al contrario", come "Memento"; violenza inutile, la Bellucci in stile Sodoma ai minimi storici, se mai ha avuto dei massimi...)

 

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"...Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta, penso che per la razza umana ci sia ancora speranza..." (H.G. Wells)

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 14/03/2010 alle 23:59
tanx. vi ringrazio.

bitossi, compiacendomi delle tue visioni, mi potresti dire puer un tuo parere?

ps:city of god gia visto, bellissimo. poi ho visto anche uno molto simile su una squadra speciale di pulotti brasiliani di cui ora non mi ricordo il titolo che non era prorprio malaccio

 

[Modificato il 15/03/2010 alle 00:01 by pacho]

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 15/03/2010 alle 07:18
Vi suggerisco un sito:

www.imdb.com

vale a dire il più fornito database sul cinema al mondo. Inserendo il titolo originale del film è abbastanza agevole trovare anche il titolo italiano ma anche tutte le altre informazioni (attori, regista, anno, durata, premi ecc...).

 

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FANTACICLISMO 2008 Campione Olimpico in linea - S. Sebastian - Parigi Bruxelles - Vincitore classifica generale grandi giri (10° Giro - 10° Tour - 4° Vuelta) 1 tappa al Tour - 4 tappe alla Vuelta 9° classifica finale.
FANTACICLISMO 2009 Liegi-Bastogne-Liegi 2° classifica finale Giro d'Italia - 2 tappe - 1 giorno in maglia rosa - Best Belgio - 5° classifica finale

66 punti (nel 2008) + 115 punti (nel 2009) di vantaggio su Frejus: la mia nemesi!

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 15/03/2010 alle 08:42
Il Caimano vs L'Onda

Sono sempre stato un "fan" di Moretti, ma se devo confrontare i due film, non ho dubbi: il primo è condizionato dal fatto vero dal quale parte e solo se si potessero togliere le parti che riguardano il P.d.C. si potrebbe vedere un altro film, molto migliore.
Nell'altro invece, pur seguendo (la sceneggiatura) con fedeltà quanto accaduto ad un insegnante Californiano, si riesce ad evidenziare quanto sta accadendo in questo momento in Italia.
La manipolazione dei mezzi di informazione, la delusione della "prima repubblica", la crisi economica, la disoccupazione, l’aumento dell’ingiustizia sociale, la manipolazione dei mezzi di informazione, l'invenzione del regionalismo, legato alla xenofobia sono le sementi che hanno fecondato il "campo" per l'entrata del BerlusKa.

 

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Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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  postato il 15/03/2010 alle 11:46
Originariamente inviato da Salvatore77

Vi suggerisco un sito:

www.imdb.com

vale a dire il più fornito database sul cinema al mondo. Inserendo il titolo originale del film è abbastanza agevole trovare anche il titolo italiano ma anche tutte le altre informazioni (attori, regista, anno, durata, premi ecc...).


sì, assolutamente imprescindibile

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 15/03/2010 alle 18:30
Originariamente inviato da pacho

tanx. vi ringrazio.

bitossi, compiacendomi delle tue visioni, mi potresti dire puer un tuo parere?

ps:city of god gia visto, bellissimo. poi ho visto anche uno molto simile su una squadra speciale di pulotti brasiliani di cui ora non mi ricordo il titolo che non era prorprio malaccio


Be', su alcuni mi sono già espresso...

Su altri, ti hanno già detto altri interventi.
Non mi esprimo su Almodovar, che mi sta sulle balle, tranne qualche rara eccezione, e sarei di parte.

Il film vampiresco futuribile in effetti non l'ho visto, anche perché è uscito in Italia la settimana scorsa, e ne ho solo letto; ma anche in questo caso mi sembra si stia seguendo un po' una moda (Io sono leggenda...), come qualche anno fa per il filone dei morti che non sapevano di esserlo (Il sesto senso e decine di altri film... )

Guardati "Allucinazione perversa", che mi aveva (quasi) colpito per la sua miscela di horror psicologico, Vietnam, thriller, anche se il regista non è il massimo, e il finale non sorprende più di tanto...

Poi, il film di Rourke mi sembra strano tu non l'abbia visto; senza infamia né lode, poliziesco misogino e sinofobo ma stavolta con un grande regista (Cimino).

Confermo il consiglio di stare alla larga dal film con la Bellucci...


PS: il film brasileiro che non ti ricordi è Tropa de elite?

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 15/03/2010 alle 19:16
secondo me è tropa de elite, molto bello anche quello

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 17/03/2010 alle 09:17
Visto e registrato, questo film dimostra che per i "clericali" più di un secolo è trascorso invano. Chi volesse avere il dvd, può farmi conoscere il suo indirizzo.

I “fatti di gente per bene” sono quelli che, con il “caso Murri”, turbarono anni fa l’opinione pubblica dell’Italia di Zanardelli e di Giolitti. Ebbero inizio il 2 settembre del 1902, quando in una casa patrizia di Bologna fu trovato ucciso con tredici pugnalate il conte Francesco Bonmartini, veneto e clericale. Si pensò ad un delitto per rapina, ma nove giorni dopo il suocero, Augusto Murri, medico di fama internazionale e libero pensatore, si presentava alla polizia e diceva che responsabile di quella morte era suo figlio Tullio, avvocato e consigliere comunale socialista, che a causa della sorella Linda aveva avuto un violentissimo alterco con il cognato e alla fine era stato costretto ad ucciderlo per legittima difesa. Prima però che Tullio si costituisse venivano arrestati una sua amante, Rosina Bonetti, un suo amico, il dottor Pio Naldi, e la stessa Linda, sospettati di aver avuto tutti delle responsabilità in quel delitto. Responsabilità che sembrarono confermate più tardi dall’arresto di un amante di Linda (il dottor Carlo Secchi, assistente del Prof. Murri) e che una parte dell’opinione pubblica, eccitata dalla stampa clericale cui, alla vigilia delle elezioni, non parve vero di mettere in stato di accusa liberi pensatori e socialisti, considerò subito come prove irrefutabili. Erano invece soprattutto degli indizi; al processo, comunque, che si celebrò nel 1905 a Torino, la pubblica accusa li sostenne, sostenendo contemporaneamente la tesi dell’omicidio premeditato compiuto da Tullio Murri su istigazione della sorella e con la complicità degli altri. E la giuria popolare, aderendo a questa tesi, condannò Tullio e Linda a 30 anni. Il verdetto emesso in un clima fazioso che indignò gli stranieri (il Times scrisse che la giustizia, in Italia, aveva fornito “uno spettacolo di cui il paese non poteva certo andar glorioso”), suscitò accese polemiche fra innocentisti e colpevolisti, e non vi mise fine neanche la grazia che il Re concesse a Linda solo un anno dopo la sentenza, e a Tullio una decina d’anni più tardi.
Per raccontarci questo “caso”, Mauro Bolognini aveva due strade da seguire: la cronaca dal vero, da desumersi attraverso gli atti processuali, oppure una sua interpretazione a favore o contro i Murri, sorreggendola con l’analisi psicologica dei personaggi e l’illustrazione, se non certa, comunque plausibile dei loro moventi. Insieme con Sergio Bazzini, autore del soggetto e suo collaboratore nella sceneggiatura, egli ha scelto la prima strada, ricostruendo tutto quello che il processo ha mostrato e spingendo l’obiettività fino ad esporre persino le versioni contrastanti date dagli imputati via via che mutavano la loro linea difensiva (l’omicidio, ad esempio, che prima Tullio ammette d’aver compiuto personalmente e la cui responsabilità invece fa ricadere dopo su altri) e proponendo anche situazioni che, per un verso, potrebbero lasciar sospettare Linda di complicità nel delitto e, per un altro verso, potrebbero anche farla ritenere estranea ed ignara.
Con una voluta ambiguità di proposte narrative che solo in un elemento assume contorni netti, quello che dà rilievo al peso avuto in tutta la vicenda dal giudice Stanzani, teso non solo a provare a tutti i costi la responsabilità di Tullio e Linda, ma a coinvolgervi anche il prof. Murri che egli, come clericale, avversava in quanto esponente di una “democrazia laica, naturalistica, ateistica, massonica, imbevuta di positivismo e di antropologia “.
È l’azione di questo giudice che serve a mettere in moto l’ingranaggio processuale, è la sua faziosità che, unita a qualche riferimento ad avvenimenti di contorno, oltre a dosare la progressione dei fatti, serve a chiarire il clima troppo infuocato in cui si svolsero, facendose ne forse anche determinare. Qui la cronaca, pur restando oggettiva, si veste di calore e induce Bolognini a guardare ai personaggi con una pietà che, attenuando il distacco, mette l’accento su quella fatalità delle cose e della vita che può trasformare in vittime anche degli eventuali colpevoli. Pur continuando, però, a non addentrarsi mai nelle loro ragioni, nei loro sentimenti e in tutta quella temperie di passioni e di vizi che i protagonisti reali della vicenda probabilmente possedevano e che, anche se accolti attraverso i moduli di una ricostruzione cronistica, avrebbero forse potuto trasformarli in personaggi di solida statura drammatica.
Comunque, anche se nel film questi personaggi volutamente non ci sono, la riproposta, tutta dall’esterno, delle “persone” vere, o verosimili, che sono stati nella realtà è spesso convincente. Certo, attorno, manca il clima politico dell’epoca e mancano, oppure sono accennati troppo di sfuggita, i suoi conflitti ideologici e le sue polemiche, ma il rigore di quella rievocazione è meditato e anche là dove sembrerebbe troppo freddo, lo investe implicitamente di note liriche quel senso di fatalità con cui, giova ripeterlo, l’autore ha interpretato se non i fatti obiettivamente esposti e le loro ragioni immediate – politiche, storiche, sociali – almeno le loro ragioni più vaste e esistenziali.
Con una sapienza stilistica che scrive pagine d’effetto non solo mediante il gusto prezioso con cui son rappresentati i personaggi (visualizzati spesso quasi attraverso giochi di specchi e scoperti riferimenti pittorici), ma anche con il sussidio di una fotografia (di Ennio Guarnieri) che, in linea con quello che Bolognini era già riuscito a suggerirci nella Viaccia, ripropone la Bologna principio di secolo, ancora vagamente ottocentesca, in aloni quasi da dagherrotipia, dando ai panorami, alle strade, ai monumenti, alle cose, sapori volutamente indefiniti e abbacinati: da acquerelli sbiaditi sotto la patina del tempo.
Su questa linea, i toni un po’ romantici delle musiche di Ennio Morricone fanno il resto: mettendo l’accento, anche quando l’azione vi sorvola, sulle turbate passioni dei vari personaggi. Cui dà volto uno stuolo di interpreti di seria fama. Catherine Deneuve è, con tutta l’ambiguità necessaria, ma anche con fragile dolcezza, Linda Murri; Giancarlo Giannini è Tullio, esatto nelle contraddizioni e nei furori, negli sgomenti e nelle esitazioni, Fernando Rey è, con autorità e mestizia, il prof. Murri, straziato, ma con dignità, di fronte alla rovina della sua famiglia, Marcel Bozzuffi è il settario giudice Stanzani, duro, impietoso, Tina Aumont è Rosa Bonetti, l’amante di Tullio, Ettore Manni è Carlo Secchi, l’amante di Linda, Corrado Pani è Pio Naldi. Da ricordare anche, di sfondo, Rina Morelli, la moglie del Prof. Murri e Laura Betti, un’ex amante vendicativa e livorosa di Secchi.
Da Il Tempo, 2 ottobre 1974

 

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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 17/03/2010 alle 11:56
grazie delle dritte signor B.
si é tropa de elite. boh, comuqnue a me non aveva sorpreso piu di tanto.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/03/2010 alle 00:26
Ieri ho visto due bei film: "Tetro - Segreti di famiglia" e "Tutta colpa di Giuda".
Il primo è di Francis Ford Coppola: drammatico e molto, come si dice, introspettivo. Ricorda un po' Almodovar, ma meno leggero e meno banale (lasciatemelo dire: non sono un estimatore di Pedro). Bella l'interpretazione di Vincent Gallo. Bello anche il colpo di scena finale, molto melodrammatico; varei quasi la tentazione di raccontarvelo.
Il secondo è un bel film italiano, girato nel carcere di Torino (anche se è un carcere molto edulcorato, temo) con veri detenuti come attori. E' una bella riflessione sulla religione e sul significato di sacrificio, pena ed espiazione. Mi è piaciuto. Fantastica la parte del fidanzato attore della protagonista; una macchietta dell'intellettuale col finto "spleen" che mi fa morire.

 

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"Per aspera ad astra" Seneca o Eros Poli ... non ricordo

Ad imperitura memoria di quando, dal 4 al 14 marzo 2009, fu "Livello Sean Kelly",
queste stelline pose:

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 01/04/2010 alle 14:11
il primo film contro la caccia.sembra bello. qui il trailer

http://www.youtube.com/watch?v=zoqkVGeFnyY

 

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Livello Gino Bartali




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  postato il 15/04/2010 alle 14:59
Addio Raimondo Vianello

 

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http://cicloblog.splinder.com/

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 15/04/2010 alle 18:35
Addio oltre ad un grande artista anche ad un grande sportivo
Grande appassionato di calcio e ciclismo

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 15/04/2010 alle 20:27
addio raimondo un signore un gigante buono

 

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"Qui devi spingere con le tue gambe vecio" Davide Cassani a Gilberto Simoni alla ricognizione di Plan De Corones

"Signori non c'è ne sono più" Gilberto Simoni ad Aprica 2006

Il mio nome è Roberto che fa rima (guarda un pò che caso) con Gilberto

30 maggio 2007 ultima vittoria al giro sullo Zoncolan. 30 Maggio 2010 la fine di un lungo sogno duranto 15 anni fatto di tante gioie e tante delusioni, grazie di tutto Gibo!



 
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Livello Miguel Indurain




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  postato il 15/04/2010 alle 20:52
Mi ha fatto compagnia fin da quando ero bambino, un attore e un comico fra i più amati, ma sopratutto un grande uomo, mai volgare e sempre disponibile!
Lo ricordo ancora nei panni del ciclista Birocci...ciao Raimondo!

 
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Amministratore




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Registrato: Aug 2002

  postato il 15/04/2010 alle 22:03
Delizioso, sì.



 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

(Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping)

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 16/04/2010 alle 08:58
Veramente divertente il filmato e un grazie a Raimondo per la sua esistenza, che rammento di aver cominciato ad apprezzare in "Uno, due e tre" ai primordi della Rai (in coppia con l'altrettanto grande Ugo Tognazzi). Se ci fossero ancora trasmissioni così non avrei smesso di vedere i programmi (specifici) televisivi da circa vent'anni.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 16/04/2010 alle 09:55
Evabbe', si sa che chi ci lascia è sempre bello, bravo e simpatico... e in questo caso le lodi postume sono assolutamente in linea con il reale talento e l'ironia del personaggio. A funerali ancora da celebrare, tutto sommato penso che l'atteggiamento più giusto sarebbe il silenzio, o al massimo un breve messaggio formale, lasciando eventuali considerazioni critiche a tempi successivi.
Ma in questo caso mi sento di contravvenire alla "regola", proprio per l'indubbio talento e simpatia del personaggio: non mi è neppure passato per la mente di farlo ad esempio per Mike Bongiorno, personaggio molto più discutibile e molto meno "dotato", nel cui caso sarei stato probabilmente molto più pesante...

Talento, eleganza, bravura... ma a me l'umorismo "grigio" (per dire un nero sbiadito) e la sottile vena surreale di Vianello non hanno mai strappato nemmeno un sorriso, né mi hanno mai portato a riflettere su alcunché.
Probabilmente perché non ne ho vissuto in pieno la fase pionieristica (anche se ne ho qualche sbiadito ricordo), e invece maggiormente, seppur distrattamente, quella che mi viene da definire "adesione all'estetica berlusconiana".
Parliamoci chiaro, non credo di aver mai visto più di 5 minuti consecutivi di un suo programma, a parte i dopotappa del giro 1994.
Semplicemente mi annoiavano, mi riportavano ad un'idea di famiglia e di rapporti sociali che non mi appartengono, ad una funzione acritica ed anodina dell'intrattenimento.
Sorvolo poi sull'adesione politica esplicita, dichiarata usando lo stesso mezzo che lo aveva reso popolare, alla "estetica" di cui sopra...

Lo so che il momento non è il più appropriato, ma credo che altrimenti queste cose non le avrei scritte mai più.

Comunque, onore al talento, e che riposi in pace...

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 16/04/2010 alle 10:28
Originariamente inviato da Bitossi

Talento, eleganza, bravura... ma a me l'umorismo "grigio" (per dire un nero sbiadito) e la sottile vena surreale di Vianello non hanno mai strappato nemmeno un sorriso, né mi hanno mai portato a riflettere su alcunché.
Probabilmente perché non ne ho vissuto in pieno la fase pionieristica (anche se ne ho qualche sbiadito ricordo), e invece maggiormente, seppur distrattamente, quella che mi viene da definire "adesione all'estetica berlusconiana".

Comunque, onore al talento, e che riposi in pace...


E' probabile che tu abbia, almeno in parte, ragione e cerco di spiegarmi.
Per quel che ho sempre visto io, Raimondo era un comico delle piccole cose, non ha mai avuto obiettivi maggiori, però mi sembra strano che non ti abbia mai ...
Per quanto riguarda il poi, è difficile giudicare, perché quello che tu chiami giustamente *l'estetica ...* ha inquinato tutti i campi e se si guarda da questo spiraglio, si rischia di trovare solo il vuoto assoluto.

 

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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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  postato il 16/04/2010 alle 14:14
Ma ci sono anche gradazioni e scale.
I Vianello, insieme a Mike, Ambra che raccontava le barzellette su Occhetto=Stalin=satana e Berlusconi=Dio a 'non è la rai', la Zanicchi... hanno fatto marcatamente propaganda pro fi/p2/pdl. Questo non posso dimenticarlo.
Comunque concordo in pieno con Bitosii.

 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 16/04/2010 alle 14:36
Originariamente inviato da desmoblu

Ma ci sono anche gradazioni e scale.
I Vianello, insieme a Mike, Ambra che raccontava le barzellette su Occhetto=Stalin=satana e Berlusconi=Dio a 'non è la rai', la Zanicchi... hanno fatto marcatamente propaganda pro fi/p2/pdl. Questo non posso dimenticarlo.
Comunque concordo in pieno con Bitosii.


Io sì, perché le trasmissioni di canale cinque, rete quattro o italia uno non le ho più viste chissà da quanti anni (l'ultima mi sembra sia stata un "Maurizio Costanzo" con uno sconosciuto che si chiamava Sgarbi), ma non per motivi ideologici (che non mi appartengono, perché non li capisco), ma per il semplice fatto che non ho mai sopportato la pubbblicità.

 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 19/04/2010 alle 21:20
Ho passato un weekend decisamente cinematografico. Venerdì sera sono stato a vedere "l'uomo nell'ombra" di Polanski e ieri mi sono rivisto "lolita" di Kubrick.


L'uomo nell'ombra mi è piaciuto, pur con qualche se e qualche ma. La fotografia del film è splendida, Ewan McGregor è ottimo (purtroppo? Per me rimarrà sempre l'inimitabile Renton e un pò mi spiace vederlo alle prese con ruoli seri), ma il film è pregno di lentezze che mi spiego solo con la volontà di riempire un pò le due ore di film. La storia comunque merita perchè non è banale, peccato un pò per Pierce Brosnan che secondo me non era l'attore ideale per il ruolo.

"lolita" invece è il solito capolavoro di Kubrick e quindi c'è poco da dire, se non la conferma che Peter Sellers rimane il mio attore preferito di sempre: sinistro e un pò inquietante nel ruolo di Quilby, devastante nella sua invadenza nel ruolo del poliziotto, forse un pò debole nel personaggio dello psicologo. Ma, come ne "il dottor stranamore", lui da solo fa girare l'intero film. Peccato per il finale, che ho sempre ritenuto un pò banale (viceversa, l'inizio del film - che poi sarebbe il finale naturale - è monumentale, con quella assurda partita a ping pong)

 

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 24/04/2010 alle 13:46
Posso consigliare un po' di films?

1 44 Inch Chest (noir inglese con Ray Winstone, gran bell'attore)
2 Powder Blue (l'ultimo di Patrick Swayze, con una Jessica Biel spettacolare)
3 Transsiberian (avvincente thriller con Ben Kingsley e Woody Harrelson)
4 The shipping news - Ombre dal profondo (con un Kevin Spacey introspettivo)
5 Kingpin (uno dei primi film dei fratelli Farrelly, molto divertente)
6 The dead girl (thriller a incastri con storie parallele, fatto veramente bene)
7 Lantana (thriller - proprio così - sul significato dell'amore)
8 Chasing sleep - L'insonne (a mio avviso, l'evoluzione di Mulholland Drive)
9 Snow Cake (film delicatissimo e struggente, con una Sigourney Weaver da Oscar)
10 La guerra degli Anto' (un capolavoro del cinema italiano, ormai cult).

Buona visione.


 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 06/05/2010 alle 12:25
\"Agorà\" di Alejandro Amenabar: Ipazia, scienziata, radicale e martire


di Gianfranco Cercone
Benedetto Croce, come si ricorda spesso, riteneva che la Storia fosse sempre
storia contemporanea. E cioè: chi scrive di Storia è necessariamente
dominato dai problemi e dal modo di pensare del suo tempo. E\' un\'osservazione
che vale certamente anche per i film storici, tanto più che a loro
abitualmente non si richiede un rispetto rigoroso della verità; e tra
invenzioni romanzesche che colmano le lacune dei documenti e licenze
poetiche, si possono infiltrare nel racconto con particolare evidenza
aspetti della realtà dei nostri giorni.

\"Agorà\", dello spagnolo Alejandro Amenabar, è un film storico, che racconta
la tragica vicenda della filosofa e scienziata del IV secolo dopo Cristo,
Ipazia, di Alessandria d\'Egitto. Tragica perché come è noto - anzi, in
effetti, come è poco noto, dal momento che la sua storia non si studia a
scuola, e non mi risulta che siano stati fatti in precedenza film su di
lei - insomma, Ipazia è stata trucidata dai cristiani, su istigazione del
vescovo Cirillo (che fu fatto santo). Ipazia era figlia del direttore della
celebre biblioteca di Alessandria; di famiglia pagana; dedita all\'insegnamento
e alla ricerca filosofica e astronomica. Per la sua laicità, si ritrovò
bersaglio della persecuzione dei cristiani; e una loro setta particolarmente
fanatica, i parabolani, la fece letteralmente a pezzi. Perchè l\'autore del
film, Amenabar, ha voluto raccontarci la sua storia?

In primo luogo, certo, per un lodevole intento divulgativo. Intentio tutt\'altro
che stravagante, dal momento che i problemi del presente che echeggiano in
questa storia del passato sono numerosi. Il più evidente fra tutti: il
conflitto tra la ricerca scientifica, e i dogmi religiosi, patrocinati e
imposti dalle autorità ecclesiastiche. (Nel film Ipazia viene immaginata
scoprire argomenti a sostegno della concezione eliocentrica dell\'universo.
Teoria che, sappiamo, sarà oggetto della violenta censura della Chiesa, in
effetti parecchi secolo dopo, con Galileo Galilei.)

(segue)


 

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(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

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  postato il 06/05/2010 alle 12:26
E poi ci si ritrova il tema dei diritti e dell'indipendenza delle donne.
Ipazia, anche se nella città di Alessandria non aveva alcuna carica
politica, perché le donne non potevano averne, non rinunciava a dire la sua
sulle vicende pubbliche; stimata per la sua saggezza, era consultata nelle
riunioni istituzionali. E per non tradire la propria vocazione filosofica e
scientifica, non si sposò, malgrado avesse ottimi pretendenti. (Perché un
marito le avrebbe chiesto di rinunciare alla sua professione.) Tutte ragioni
che fomentarono l'odio dei cristiani contro di lei.

Della questione femminile, nel film viene evidenziata l'attualità attraverso
il modo con cui viene realizzato il martirio di Ipazia: non attraverso lo
smembramento del corpo, come raccontano gli storici, ma attraverso la
lapidazione: che per uno spettatore di oggi è una chiara allusione a certi
paesi islamici.

C'è poi nel film un altro richiamo al presente, forse più sottile. Il
prefetto di Alessandria - dunque, l'autorità laica della città - nato ed
istruito come pagano, si converte al Cristianesimo, probabilmente per
ragioni di opportunità politica.

Quando nella città scoppiano le sommosse dei cristiani - che, fra l'altro,
saccheggiano la biblioteca di Alessandria, organizzano un linciaggio contro
gli ebrei e altre aggressioni contro i pagani - Ipazia, che non vuole che si
risponda all'intolleranza con l'intolleranza, come pure accade, consiglia
però il prefetto di far rispettare la legge, e dunque di arrestare i
responsabili delle violenze. Ma il prefetto, che cerca una conciliazione con
i cristiani, non le dà ascolto.

E come si conclude il suo percorso? Di cedimento in cedimento, si ritrova a
prosternarsi in ginocchio davanti al vescovo di Cirene, Sinesio: formalmente
come atto di sottomissione a Cristo, ma in effetti sottomettendosi alla
Chiesa cattolica. Così il vescovo Cirillo conquista il potere ad
Alessandria; e la sua vittoria viene sancita dal martirio di Ipazia.

Cosa ha voluto dirci con questo Amenabar? Che con il fondamentalismo
religioso non si devono fare compromessi. Perché, tentando di ammansire il
mostro, si finisce per esserne sbranati. Insomma, "Agorà" vale allo stesso
tempo come lezione di Storia e come monito per il presente. E se i
personaggi e i fondali storici restano a volte schematici, non sempre
prendono vita, è perché valgono soprattutto come esempi, come punti di
appoggio, di una perorazione molto seria e appassionata.

Versione audio:
http://www.radioradicale.it/scheda/302596

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 09/05/2010 alle 11:49
Questa settimana ho visto due film.
Al cinema ho visto "perdona e dimentica" di Todd Solondz (come sempre i distributori italiani si distinguono per i loro discutibili translate dall'inglese all'italiano, degno del peggior google: il titolo originale è "Life during wartime"): a me non ha entusiasmato granchè. Fondamentalmente non c'è trama, peccato, perchè i personaggi (ottimi tutti) sono tutti caratterizzati al massimo. Anche la fotografia è ai massimi livelli ma, ripeto, sono uscito dal cinema chiedendomi qual'era il filo conduttore del film.

Santa biblioteca pubblica mi proponeva invece "Bubble" di Soderbergh: questo è veramente bello o, perlomeno, a me è piaciuto molto. Molto breve, atmosfere crepuscolari, dialoghi rarefatti, senso di sconfitta che invade tutto il film e i suoi protagonisti (non professionisti e bravi tutti). Siccome piove sempre sul bagnato, i protagonisti diluviano le loro già ampiamente sfigate vite.
Sembrava che kaurismaki e soderbergh si fossero incontrati facendo una gara a chi ce l'ha più corto.

 

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  postato il 09/05/2010 alle 12:20
[D r a q u i l a]

(correte a vederlo, e a rivederlo e a rivederlo)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 14/05/2010 alle 09:12
L'altra sera avevo voglia di vedere un film. Non so perchè mi è venuto in mente The Truman Show, visto solo una volta, in classe alle medie. Figuriamoci che ricordo.

Me lo sono scaricato e guardato con gusto. Proprio bello, ma bello bello. Un Jim Carrey in grande spolvero che ho apprezzato molto in questa veste non comica, perchè ammetto di non essere un grande estimatore della sua comicità. Ne preferisco altre.

Del film critico qualche esagerazione, soprattutto nella parte finale, a livello di epicizzazione dei personaggi (il produttore che si chiama Cristo e che si comporta da Dio) ma in fin dei conti sono le uniche cose che non mi sono piaciute.

 

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Fabio

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Livello Greg Lemond
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  postato il 14/05/2010 alle 12:31
Ipazia, o della laicità (*di Michele Martelli 10 maggio 2010 da
Micromega)


*Agorà*, il film del regista spagnolo Alejandro Amenábar, che racconta la
tragedia di Ipazia d'Alessandria, è davvero scioccante. Anche per chi su
Ipazia ha già letto qualche libro. Perché la potenza delle immagini in
celluloide è in grado di suscitare sentimenti, pensieri ed emozioni di una
rapidità e intensità tale che nessuna parola scritta può eguagliare. Uscito
dalla sala, non puoi non continuare a riflettere sulle vicende narrate nel
film. E magari a *immaginare *in che mondo vivremmo se avesse vinto Ipazia,
e non l'episcopo Cirillo. Eh sì, perché la storia di Ipazia si colloca in un
periodo di svolta storica, tra il IV e il V secolo d.C., dei cui effetti
deleteri, nonostante le moderne Rivoluzioni e l'Illuminismo, il liberalismo
e la democrazia, non ci siamo ancora completamente liberati.

Quali le questioni centrali? Quelle che ancora oggi oppongono in gran parte
clericalismo e laicità. E cioè: a) il rapporto tra Stato e Chiesa; b)
l'autonomia della ragione dalla fede; c) l'eguaglianza giuridica uomo-donna.

Tra il IV e il V secolo, come noto, prima Costantino legittima il
cristianesimo, e poi Teodosio I, con l'editto di Tessalonica (380), lo eleva
a religione ufficiale dell'impero. La Chiesa si fa Chiesa di Stato. Inizia
la caccia alle eresie. I culti pagani sono vietati per legge. Le sacche di
resistenza sono gradualmente soppresse. In questo clima si consuma la
tragedia di Alessandria descritta in *Agorà*. Da un lato il vescovo Cirillo,
dall'altro Oreste, il prefetto augustale, governatore di Alessandria. Nel
primo grande conflitto tra Stato e Chiesa, Cirillo vince, Oreste perde.

(segue)

 

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  postato il 14/05/2010 alle 12:37
Non si inginocchia davanti al Libro Sacro brandito da Cirillo come una spada, ma poi si sottomette e infine si dimette. Tutto il potere va al vescovo.
I dignitari imperiali costretti a convertirsi. Gli ebrei "deicidi" scacciati.
I templi pagani abbattuti, incendiati o trasformati in chiese cristiane.
Scompare quel che restava della città-polis greco-alessandrina,
simboleggiata nel titolo del film, l'*agorà*, ossia la metaforica "piazza"
della *politèia*, dove si fa politica, si discute, vota e decide. Cirillo
impone la sua dittatura politico-religiosa, ferocemente repressiva e
oscurantista. Quante volte, vien da chiedersi, nella storia dell'Europa
imperatori, uomini di Stato, governanti e primi ministri si inginocchieranno
davanti a papi, vescovi e cardinali? Di schiene piegate di politici pullula
la storia occidentale, fino ai ripetuti e ostentati baciamani di Berlusconi
a Benedetto XVI. Il quale, in forme e modi diversi da Cirillo, adeguati ai
nostri tempi, a che cosa mira con la sua strategia del «reingresso di Dio
nella sfera pubblica» se non a perseguirne gli stessi scopi: la
sottomissione della politica alla religione, dello Stato alla Chiesa?

Ma dietro Oreste c'era Ipazia. Che non era soltanto l'ultima grande filosofa
e scienziata antica, dedita alla matematica e all'astronomia, alla direzione
della più rinomata scuola di studi accademici della sua epoca. Era anche
un'intellettuale che faceva un uso pubblico della ragione. Possedeva, come
si vede nel film di Amenábar, e si legge nel bel libro di Gemma
Beretta (*Ipazia
d'Alessandria*, Editori Riuniti, 1993, purtroppo fuori commercio), la virtù
greca della *parrhesìa*, cioè la capacità di parlare e agire in pubblico,
nella sfera pubblica, e in particolare tra i dignitari e i potenti della
città, per discuterne le scelte e le decisioni. «Se non è il cristianesimo,
qual è il tuo criterio di giudizio», le chiedono malevoli i funzionari
imperiali. «La filosofia», risponde Ipazia, ossia la ragione, la libertà e
l'autonomia della ragione da ogni credo, dottrina e dogma religioso. La
risposta di Ipazia, che precorre quella famosa di Kant alla domanda *Che
cos'è l'illuminismo?*, è di una modernità straordinaria. Non solo infatti la
laicità dello Stato, ma il pensare e il vivere civile dipendono
dall'autonomia della ragione, di ciascuno e di tutti, e dal suo uso pubblico
e critico contro ogni forma di autoritarismo e assolutismo.

(segue)

 

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  postato il 14/05/2010 alle 12:41
Il contrario
delle ambizioni teocratiche di Cirillo alessandrino, fanatico e violento
assertore dell'assolutezza della Verità e del potere clericale, come poi
sosterranno tanti futuri papi e vescovi cirillici, fino ai tempi nostri. Se
avesse vinto Ipazia, facile e felice profezia, non avremmo avuto il caso
Galilei. E nemmeno il caso Darwin. Né Crociate, Inquisizione,
guerre di religione e Concordati. La fede sarebbe rimasta una questione
privata dei fedeli. Separata dalle loro libere scelte politiche.

Ipazia studiava e ricercava, parlava e agiva «senza vergognarsi di essere
donna». Donna che conta, tra uomini che contano. Anzi, a loro superiore per
conoscenza e saggezza. Come osava? Cirillo, malato di misoginia come Paolo
di Tarso, non poteva che odiarla. La donna? Un essere inferiore e
peccaminoso, l'Eva tentatrice, alleata di Satana. Da zittire e sottomettere
al maschio, prima e vera immagine di Dio. O da eliminare. Per Cirillo, ad
eccezione della Vergine Maria *theotòkos*, Mater Dei (fu santificato per la
formulazione di questo dogma), l'inferiorità della donna è un dato naturale,
indiscutibile. Come lo è nella dottrina e nella struttura della Chiesa.
Nella teologia femminista circola la "leggenda di S. Bernardo": «Si racconta
che stesse pregando davanti all'altare della Madonna. Improvvisamente Maria
apre la bocca e comincia a parlare. "Taci, taci!" grida disperato S.
Bernardo, "le donne non possono parlare in chiesa"» (riportato in nota da
Beretta, pp. 266-267). Né in chiesa né fuori, in verità. Perciò Ipazia
doveva scomparire. «Sia lapidata a morte!», forse disse Cirillo. Certo, fu
il mandante morale dell'assassinio. Su cui il regista del film stende un
velo di pietà. Inventando Davos, lo schiavo innamorato, e l'epilogo del
soffocamento. Altro dicono le fonti: tirata giù dal carro dai parabalani
inferociti, fu denudata e scarnificata viva «con i cocci», gli furono cavati
gli occhi, poi fu «fatta a pezzi membro a membro», e infine i resti vennero
bruciati al Cinerone. Come i preziosi libri della biblioteca alessandrina
del Serapeo. Fanatismo religioso, disprezzo del libero pensiero e rogo di
libri proibiti, talvolta con i loro autori, sono stati una costante della
passata storia della Chiesa. Che, pur messa alle corde dal moderno processo
di secolarizzazione, tuttora continua però a ritenersi, come il suo santo
Cirillo, depositaria della Verità di Dio.

In un calendario laico, Ipazia sarebbe la prima martire e santa

Nota mia: infatti, chi vuole, può andare a vedere nel *Calendario laico* il posto che occupa.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/05/2010 alle 20:52
un grande applauso ad un grande attore....UN GRANDE MOLISANO....che è nato a 10 km da casa miaaaaaaa....ELIOOOOOOOOO GERMANOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

 

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Danilo Di Luca....Killer strikes again


 
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Livello Greg Lemond
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  postato il 25/05/2010 alle 07:53
Se si va per regioni, allora segnalo "La prima cosa bella" del livornese Virzì. Se qualcuno lo volesse, quando mi riportano le copie che ho prestato, potrei spedirle a chi ...

 

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  postato il 25/05/2010 alle 14:43
(Se qualcuno non ha visto il film e non vuole spoiler, si astenga dalla visione del filmato).

Poco fa ho risentito questa musica magica nel servizio Rai degli highlights dello Zoncolan. E mi sono fiondato a ricercare la fantastica sequenza in cui l'avevo sentita per la prima volta. Ogni volta è un'emozione, anche se la visione sul computer perde tanto rispetto al grande schermo (o anche alla tv)...



Michael Mann, un gigante. Non esiste un cinema allo stesso tempo spettacolare e denso quanto il suo!

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

(Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping)

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 25/05/2010 alle 15:09

Originariamente inviato da Admin

Poco fa ho risentito questa musica magica nel servizio Rai degli highlights dello Zoncolan.


Io la sento tutti i giorni, mia madre ce l'ha come suoneria al cellulare.
Certe volte, quando sono a Roma, la metto ad alto volume - chissenefrega dei vicini! - mentre sono sotto la doccia.
Un intreccio di note da occhi chiusi.

 

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« La superstizione porta sfortuna »
(Raymond Merrill Smullyan, 5000 B.C. and other philosophical fantasies, 1.3.8)


Fantaciclismo Cicloweb 2010

Piazzamenti sul podio:


Omloop Het Nieuwsblad Élite: 3°
E3 Prijs Vlaanderen - GP Harelbeke: 2°
GP Miguel Indurain: 1°
Ronde van Vlaanderen / Tour des Flandres: 3°
Rund um Köln: 1°
Liège-Bastogne-Liège: 1°
Giro d'Italia: Carrara - Montalcino: 2°
Tour de France: Sisteron - Bourg-lès-Valence: 1°
Tour de France: Longjumeau - Paris Champs-Élysées: 1°
Tour de France - classifica finale: 3°
Gran Premio Città di Peccioli - Coppa G. Sabatini: 1°

---

Asso di Fiori

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 29/05/2010 alle 19:57
è morto Dennis Hopper con il suo Easy Rider ci son cresciuto!

 

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"Qui devi spingere con le tue gambe vecio" Davide Cassani a Gilberto Simoni alla ricognizione di Plan De Corones

"Signori non c'è ne sono più" Gilberto Simoni ad Aprica 2006

Il mio nome è Roberto che fa rima (guarda un pò che caso) con Gilberto

30 maggio 2007 ultima vittoria al giro sullo Zoncolan. 30 Maggio 2010 la fine di un lungo sogno duranto 15 anni fatto di tante gioie e tante delusioni, grazie di tutto Gibo!



 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 30/05/2010 alle 13:26
col piede rotto mi sto passando in rassegna tutto lo scibile filmico.
ieri sera é stata la volta di Die Welle (l'Onda), un film tedesco passato sotto silenzio, per la sua "pericolositá". Una ficata pazzesca: dovrebbe essere obbligatorio in qualsiasi programma scolastico e diffondere le copie clandestinamente nei circoli giovanili di tutto il paese.

da Repubblica

COME SI DIVENTA NAZISTI: "DIE WELLE", "L’ONDA". L’esperimento del professor Ron Jones nel liceo Cubberley di Palo Alto - il film di Dennis Gansel.
di Curzio Maltese, mercoledì 26 novembre 2008.

TORINO S’intitola L’Onda, ma non parla di studenti e rivolta. Racconta piuttosto il contrario, le conseguenze di una deliberata estrema obbedienza di un gruppo di ragazzi al loro professore. E’ una storia vera che ha ispirato un libro di successo e ora un film tedesco in concorso al Festival di Torino: Die Welle, L’Onda.

La trama è fedelissima al fatto reale, l’esperimento ideato dal professor Ron Jones nel liceo Cubberley di Palo Alto, California, nel 1967. Lo scopo era di capire come si diventa nazisti. «La domanda degli studenti è stata: come ha potuto il popolo tedesco tollerare, anzi aderire in massa al totalitarismo, accettare i campi di sterminio, obbedire ciecamente a Hitler?» scrive Jones nel suo diario.

La lezione di storia naturale si rivela inadeguata. Gli studenti prendono un’aria annoiata, del genere: «Ok, abbiamo capito, oggi da noi non potrebbe succedere». Il professore allora propone un esperimento. Per qualche giorno i ragazzi dovranno sottomettersi alla sua autorità, chiamarlo «signor professore» e seguire le lezioni con la testa dritta e il petto all’infuori. La risposta degli studenti è dapprima divertita, poi entusiasta. Sono loro stessi a proporre i sistemi per rendere compatto e disciplinato il gruppo. Si danno un nome, l’Onda con un logo e un saluto: una mano tesa all’altezza del cuore.

Quindi una divisa, jeans e camicia bianca, per diventare tutti uguali. Si alzano in piedi all’ingresso del signor professore, compiono esercizi ginnici, urlano slogan ad alta voce: «La forza è nella comunità». Il professor Jones è stupito del suo successo e anche affascinato.

(SEGUE)

 

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 30/05/2010 alle 13:27
SEGUE DA SOPRA

Confida alla moglie: «In un certo senso, ho scoperto un metodo di insegnamento che funziona. I ragazzi imparano in fretta e alla grande. E’ assurdo, ma prima non avevano neppure posti fissi in classe, e ora che non c’è più libertà stanno seduti ai loro posti, rispondono a tutte le domande e si aiutano a vicenda». Dopo i primi giorni, compaiono alcuni effetti collaterali. Gli studenti isolano e denunciano i compagni che esprimono dubbi. Gli alunni delle altre classi si dividono, alcuni chiedono di far parte dell’Onda, altri sono disgustati e reclamano la fine dell’esperimento.
Scoppiano le prime violenze. Un mattino Jones viene affiancato da un suo studente che si qualifica come guardia del corpo. Capisce che l’esperimento gli è completamente sfuggito di mano, ha creato un nucleo perfetto di nazisti, ma è troppo tardi. Si corre verso l’epilogo, dal gioco al massacro.

La storia vera racchiusa nel diario di Ron Jones, il bel libro di Morton Ruhe ("Die Welle") divenuto un classico della letteratura per ragazzi, e il notevole film di Dennis Gansel presentato a Torino, hanno in comune una doppia lettura. Una antropologica, il bisogno primordiale della scimmia umana di sottoporsi al comando di un capo. Un bisogno tanto più emergente nell’età della crisi, nell’adolescenza in cui non si sa chi si è e quindi si può diventare qualsiasi cosa.

L’altra lettura è l’attualità. A metà dell’esperimento il professore il protagonista del film, ambientato nella Germania di oggi, scrive sulla lavagna, sotto dettatura degli studenti, l’elenco delle cause che possono portare a un regime. Nell’ordine: la globalizzazione, la crisi economica, la disoccupazione, l’aumento dell’ingiustizia sociale, la manipolazione dei mezzi di informazione, la delusione della politica democratica, il ritorno del nazionalismo e la xenofobia. Sono le sementi che negli anni Venti hanno fecondato il terreno del fascismo e del nazismo in Europa. Sono gli stessi problemi, qui e ora.

All’uscita in Germania, nella primavera scorsa, Die Welle ha scatenato un prevedibile fiume di polemiche. "Der Spiegel" l’ha definito uno dei film più importanti degli ultimi anni, perché racconta l’eterno fascino del totalitarismo. Un fascino reale e in definitiva anche semplice da capire, quasi naturale, per quanto negato da un eccesso di politicamente corretto. "Die Welt" ha opposto l’opinione che i meccanismi totalitari, così inesorabili sulla pellicola, troverebbero oggi enormi resistenze nella realtà. Una parte della stampa ha mosso un’obiezione etica: i giovani neonazisti dell’Onda, nel loro solidarismo, possono risultare al pubblico delle sale assai più simpatici e normali degli studenti anarcoidi degli altri corsi.

L’obiezione sarebbe giustificata, se non fosse che nella realtà funziona quasi sempre così. Fra molte brave persone del Nord, per rimanere dalle nostre parti, i protagonisti delle ronde padane risultano assai più vicini degli intellettualoidi difensori di Rom e immigrati. Ron Jones, la cui vita è stata sconvolta per sempre dal gioco dell’Onda, ha scritto: «L’esperimento ha funzionato perché molti di quei ragazzi erano smarriti, non avevano una famiglia, non avevano una comunità, non avevano un senso di appartenenza. E a un certo punto è arrivato qualcuno a dirgli: io posso darvi tutto questo».

 

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Livello Greg Lemond
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  postato il 01/07/2010 alle 07:27
Ho visto ieri Gran Torino, un film esistenziale "latu senso", ove sono racchiuse compassione, umanesimo e moralità laicista. Quello che mi ha colpito di più è proprio la presa in giro della confessione cattolica, dove il protagonista la prima e unica volta che si accosta a questo "sacramento", racconta al prete solo le quisquilie e non certo i pesanti macigni che hanno acompagnato negli anni la sua esistenza. Bella anche la figura del prete, che riconosce di non aver capito niente della vita e della morte, prima del sacrificio dell'ateo polacco, "cristo in croce vero", a differenza dell'icona fittizia (come il Che) per credini e creduloni.

 

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Fanno festa i musulmani il venerdì
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"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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