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Autore: Oggetto: Perché negli anni '50 il ciclismo cedette il proscenio al calcio?

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  postato il 26/07/2008 alle 19:20
Premetto che questa riflessione non è frutto di studio alcuno, ma nasce da un'intuizione che ho avuto poco fa. Ora ve la espongo, nella speranza che qualcuno possa approfondire la questione che porrò (mi riferisco magari ai "teorici dell'economia" come Pacho o Federico Martin, oltre che agli "storici dello sport", Morris in testa).

Fino agli anni '50 il ciclismo spopolava in Italia, aveva più spazio del calcio sui media e muoveva le masse. Dopodiché l'inversione di tendenza. Come mai?

Indubbiamente non possiamo sottovalutare l'aspetto tecnico, e alla fine degli anni '50 smisero di pedalare quegli autentici eroi popolari che erano Coppi e Bartali. Una simile mancanza si sarebbe fatta sentire in qualsiasi ambito, quindi un certo peso le va dato nell'analisi che propongo.

D'altro canto, pur avendo l'Italia vinto due titoli mondiali consecutivi nel calcio ('34 e '38), il pallone non aveva ancora sfondato. E sì che il regime fascista aveva pompato a mille i successi della nazionale di Vittorio Pozzo (nei mondiali di Francia gli azzurri, che rappresentavano di fatto il Duce, vennero non poco osteggiati in terra straniera in quanto immagine del dittatore: e questo senza dubbio cementò il bisogno di autolegittimazione di una nazione attraverso le imprese dei calciatori: ma ugualmente ciò non bastò a scalzare il ciclismo).

Quindi i successi sportivi e la presenza di eroi c'entrano sì, ma fino a un certo punto.

Negli anni '50 l'Italia, rialzatasi dalla guerra, entrò nella fase più acuta di industrializzazione. Fino al giorno prima era stato un paese agricolo, dagli anni '50 diventa un paese (non del tutto) industrializzato.

Quindi cambia la scansione del tempo della maggioranza della gente.
Fino a subito dopo la guerra, l'anno solare e quello lavorativo andavano di pari passo.
Con l'industrializzazione, sempre più ampie fasce di popolazione vivono la scansione dell'anno con la pausa d'agosto: tutte le fabbriche chiudono per ferie proprio ad agosto, e milioni di italiani ricaricano le batterie in vista di una nuova (magari massacrante) stagione lavorativa.

Mi metto nei panni di chi nel 1955 (dico un anno a caso) è a capo della più importante industria italiana, e che possiede un'importante squadra di calcio (oltre a un importante quotidiano): secondo me verrei sfiorato dall'idea di dare ai miei operai uno svago per lenire le sofferenze del ritorno in fabbrica. Non devo spiegare certo io la funzione catartica dello sport e dello svago in generale.

Quante volte, sul finire dell'estate, depressi per il fatto di dover tornare a scuola o al lavoro, abbiamo pensato "vabbè dài, almeno c'è il campionato..." (io per primo, ma aaaaanni fa). Addirittura c'è chi dice: "Che importa tornare a lavorare, ora inizia il campionato, wow!".

Insomma, una versione aggiornata dei celebri circenses romani.
Quel che mi interessa qui è capire la stagionalizzazione: i poteri forti, se ci sono, a qualcosa serviranno. E se gli industriali italiani (Agnelli in testa, ovviamente) avessero fatto pesare il loro potere per far avere al calcio più spazio sui giornali (e sulla nascente televisione) dell'epoca? Per far piovere più soldi sul pallone? Innescando così un meccanismo tuttora in atto...

Voglio dire: dovendo scegliere uno svago a cui indirizzare le masse, io industriale mi butto sul calcio, che ha un andamento stagionale identico a quello della catena di montaggio; e ciò va a scapito del ciclismo, che segue invece il ritmo del calendario gregoriano.

Non lo so, è un sasso che getto nello stagno, magari è una czzt, ma chi lo sa.
Sicuramente mi verrà da scrivere qualcos'altro in merito, ci rileggiamo qui

 

____________________

Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

(Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping)

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 26/07/2008 alle 22:21
Ringrazio Admin per aver offerto lo spunto di questa riflessione.
Ho provato a dargli un taglio più storico –sociologico poiché non possedevo i dati che mi permettessero di dire qualcosa dal punto di vista finanziario ed economico.

Innanzitutto, dobbiamo inquadrare la relazione tra contesto sociale, qualità proprie del mezzo meccanico e tipologia del gesto atletico che hanno fatto sì che il ciclismo diventasse, nella I metà del secolo scorso, lo sport nazionale.

Sicuramente, l'associazione con il mondo del lavoro, la sua accessibilità economica dovuta al basso costo, il senso di liberazione dato dal dominio sulla macchina e l'idea di conquista tramite il sacrificio e la lotta, fecero sì che il ciclismo - in un contesto sociale prevalentemente proletario - divenisse lo sport più amato e seguito. Sempre nel contesto di inizio secolo, la bicicletta veniva chiamata “la macchina”, legata al movimento di emancipazione della classe operaia ed agricola.
In definitiva, la bicicletta era un prezioso “valore d’uso” in mano ai proletari in quanto unico mezzo di locomozione. Ed al contempo, possedeva un valore di scambio, poiché con essa si avevano maggiori opportunità di trovare lavoro, tramite gli spostamenti possibili.

L'accessibilità della bicicletta, però, travalica l’aspetto economico: essa richiedeva anche, ed in massima misura, l'abitudine alla sforzo, alla fatica ed al sacrificio.
A ben guardare, ancora ai nostri giorni guardiamo di traverso il corridore che non emerge poiché poco incline allo sforzo ed alla fatica.

Ma, oltre all’aspetto tecnico, ciò che permise al ciclismo di divenire uno sport di massa e popolare, era il fatto che la fatica, lo sforzo – in una parola il LAVORO - fossero applicati a qualcosa di differente dal solo sostentamento: potevano essere fonte di notorietà, immortalità e , perché no, uscita dalle ristrettezze economiche. La bicicletta divenne, nell’immaginario collettivo, un mezzo di ascesa sociale.

Il nesso che legò il campione delle due ruote ed il fido gregario al cittadino ed al proletario era il fatto che quest’ultimo provava un senso di immedesimazione: il ciclista proveniva (nella stragrande maggioranza dei casi) dal lavoro operaio o manuale. Questa interazione condivisa, faceva dell’eroe sportivo l’esempio di milioni di persone che in qualche modo ne vedevano raggiunte le proprie aspettative.

La competizione ciclistica divenne, come accennavo, un mezzo di ascesa sociale mediante un confronto che si svolgeva senza privilegi d'accesso, su un piano meramente egualitario. Il “velocipede”, la “macchina”, divennero il mezzo di locomozione tipico della classe lavoratrice ed allo stesso tempo strumento di parificazione sociale nel contesto sportivo.

L’affermazione del ciclismo a sport nazionale in alternativa al calcio va compresa anche in termini politici e storici. Il regime fascista si accorse immediatamente che il calcio, ed in particolare lo stadio, rappresentava un luogo di aggregazione popolare e quindi proletario. In una parola,, era un luogo sovversivo, specialmente dopo la sventata rivoluzione operaia del 1919.

D’altra parte, dopo un quindicennio di repressione, il regime fascista focalizzò il contenuto rivoluzionario della bicicletta: dalla metà degli anni ’30, infatti, mise in atto una velata strategia di eutanasia nei confronti del ciclismo, mirando a sostituirlo dal rango di sport nazional-popolare.

Il motivo, ancora prima della “rivoluzione” borghese e dei telefoni bianchi, è intuibile: il ciclismo, specie il Giro d’Italia, possedeva lo spiacevole inconveniente di solcare, esplorare e far scoprire un Italia proletaria, povera, contadina ed arretrata, ben diversa dall’immagine di modernità propagandata dal regime.

Ecco che allora il regime – per necessità virtù - (ri)scoprì il calcio facendone un convogliatore di consenso e propaganda: esso divenì (alla stregua degli spettacoli equestri dell’antichità) una forma di consumo standardizzato di tempo libero offerto alle masse.

Inoltre - aspetto ancor più importante e connesso all’immagine contadina dell’Italia che il ciclismo ancora offriva - il calcio veniva praticato all’interno di stadi ultramoderni, proiettando così un immagine di una nazione ricca e all’avanguardia

Questi due aspetti vennero perseguiti ancor di più nel periodo post-bellico, quando le contraddizioni capitalistiche, da una parte, erano incapaci di creare uno sviluppo omogeneo in tutta la nazione e, dall’altra, erano alla ricerca di un potenziale mercato su cui riversare i propri prodotti.
Ecco come allora i ricchi calciatori che trascorrevano le loro vacanze in posti esotici, al volante di lussuose automobili (in un paese In cui il 90% si spostava ancora a piedi, in bici o sui mezzi pubblici) - prestando il loro volto alle campagne pubblicitarie – diventarono le promesse viventi della moltitudine di uomini qualunque, sognatori di comprare il nuovo prodotto che li mimetizzasse nella massa grigia e silenziosa.

Questa massa, sognatrice di entrare a far parte a pieno titolo della piccola borghesia, seguì il percorso che la stessa borghesia attraversò qualche anno prima: abbandonò la bicicletta poiché incapace di distinguerla, desiderosa di imitarne i modelli di consumo.

In questa determinata epoca (anni’50), assistiamo al declino della bicicletta come mezzo di locomozione di massa a favore della Vespa e della 500 di Agnelli, allo stesso tempo presidente della Juventus e padrone degli operai/consumatori

Ed il ciclismo, una volta svanita la forza identificatrice tra campione e “uomo o donna del popolo” menzionata in precedenza, perse così quella forza che lo aveva assurto a mezzo di rivincita di classe.

Spero di continuare con voi.
ciao

 

[Modificato il 26/07/2008 alle 23:04 by pacho]


 
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Livello Rik Van Looy




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  postato il 27/07/2008 alle 00:49
Cerco di fare un'analisi anch'io,ovviamente in maniera molto pratica senza ricorrere ad appigli storico-sociologici.
Secondo me il calcio è diventato lo sport popolare per eccellenza per:
-La semplicità del meccanismo di gioco,regole semplici e per poter giocare basta un pallone...le porte si possono fare anche con delle magliette!
-La televisione,senza dubbio ha giocato un ruolo fondamentale!Una partita si gioca in 90 minuti ha un andamento regolare,invece valla a trasmettere una tappa alpina! Senza contare che le riprese sono molto più difficoltose,una corsa di alta montagna,specialmente se si parla di ciclismo eroico anni '50,può avere vari risvolti,i distacchi possono essere abissali,non si parla più di pochi minuti come oggi,ma allora volavano le mezz'ore anche fra i big!
-Nel calcio poi,il fattore "tifo",dal mio punto di vista ha una rilevanza maggiore. Nel mondo pallonaro è molto marcato il campanilismo,i derby fra due squadre sono il massimo per i tifosi.

Poi per il resto, concordo con i post precedenti!

 
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Livello Herman Van Springel




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  postato il 27/07/2008 alle 02:58
sicuramente per il tifo molto più marcato e il campanilismo tra le diverse squadre, per l'odio che esiste tra club e per il fatto che ad un bambino la prima cosa che gli si regala è un pallone. c'è gente che senza calcio non vive ed io tra questi. un altro aspetto importante è che una partita dura 90 minuti e non ha tempi morti come nel ciclismo. e, soprattutto perchè si gioca praticamente sempre, mentre all'italiano tolto il giro e forse il tour quando c'è un connazionale che lo può vincere, del resto non gliene frega niente, soprattutto messo a paragone con il calcio.

 

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Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita!


« Allora, io non ti voglio prendere per il culo, okay? Non me ne frega un beneamato "particolare anatomico che, se rotto, simboleggia seccatura" di quello che sai e di quello che non sai. Tanto ti torturo lo stesso. Comunque sia, non per il fatto di avere informazioni. Il fatto è che mi diverte torturare uno sbirro. Puoi dire quello che vuoi, tanto non mi fa nessun effetto. Tutto quello che puoi fare è invocare una morte rapida.. cosa che tanto non otterrai. »

NON NE POSSIAMO PIU' DEL SESSO FAI DA TE, VIVA LEA DI LEO, VIVA I CLUB PRIVE'

SCINDIAMO L'AMORE DAL SESSO SPORTIVO

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 27/07/2008 alle 10:35
Boh, io credo che il cambio di gusti degli Italiani non vada cercato nell'influenza dei Media, credo abbiano avuto in tutto questo una parte minima, ma più in una questione d'identificazione. Nel dopoguerra la bicicletta era il mezzo di trasporto più comune, la gente si sciroppava chilometri su chilometri sulle due ruote. Poi arriva il boom economico, tutti si comprano la 500 e ciao ciao bicicletta. Poi l'avanzare del calcio è una diretta conseguenza, dopotutto è uno sport che attecchisce universalmente (guardacaso è il più seguito nel mondo, non solo in Italia, nonostante non lo sia negli USA, lo stato più importante al mondo)

Da notare che la diminuzione progressiva del tempo libero corrisponde con una tendenza, comune ad oggi, a lasciare gli sport agonistici individuali a favore di quelli di squadra, per motivi che non sono precisamente in grado di spiegare. Fatto sta che anche l'atletica non se la spassa, il nuoto sta vivendo un buon momento ma vedo che pochissima gente finisce all'agonismo.

 

[Modificato il 27/07/2008 alle 10:37 by Subsonico]

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 28/07/2008 alle 15:29
quanti bei discorsi: sociologia... economia... storia dell'Italia dal ventennio fascista ai giorni nostri... filosofia dei regolamenti...

io propongo una ragione molto più semplice per spiegare la supremazia odierna del calcio, oltre a quella ovvia del MONOPOLIO mediatico.

Immaginatevi la seguente situazione "ideale" (che poi è molto probabilmente vicina alla realtà): Cannavaro positivo, Del Piero positivo, tutti i calciatori del Barcellona e del Real Madrid coinvolti in OP, e così via. Secondo voi la gente continuerebbe a gettare denaro per lo stadio? rifletteteci bene...

 

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 28/07/2008 alle 16:03
Uè, pistoleros della tastieras, il tread si intitola: "Perché negli anni '50 il ciclismo cedette il proscenio al calcio?".
E se non sbaglio mediaset nasce negli anni'80. Però anche questo, in fondo, è un bel discorso (per la precisione si tratta di logica), quindi non è il tuo forte...riflettici bene..

 
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Livello Fausto Coppi
UTENTE DELL'ANNO 2009
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  postato il 28/07/2008 alle 16:12
Manuel, ma la questione è precedente alla da te citata Operación Puerto.
Qualche tempo fa, sul thread "Gazzetta dello Sport", facevo notare come fino agli anni '70 (e forse anche oltre) il ciclismo fosse nettamente lo sport più popolare in Italia.
Sintomatica in questo senso è la prima pagina della Gazza che festeggiava il 4-1 del Milan sull'Ajax che valse ai rossoneri la loro seconda Coppa dei Campioni.
Ebbene, al successo del Milan venne concessa una sola colonna nella parte sinistra della prima pagina, giacché quasi tutto il resto dello spazio venne dedicato alla seconda vittoria di tappa di Basso al Giro '69.
Neppure un tappone di montagna, ma una tappa per velocisti!
Anche sei anni prima, in occasione del primo alloro continentale per il Milan, 2/3 della prima pagina erano per il Giro.

Detto questo, per ora non mi rimane il tempo necessario per approfondire la questione (sto uscendo), ma appena possibile lo farò.

 

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« La superstizione porta sfortuna »
(Raymond Merrill Smullyan, 5000 B.C. and other philosophical fantasies, 1.3.8)


Fantaciclismo Cicloweb 2010

Piazzamenti sul podio:


Omloop Het Nieuwsblad Élite: 3°
E3 Prijs Vlaanderen - GP Harelbeke: 2°
GP Miguel Indurain: 1°
Ronde van Vlaanderen / Tour des Flandres: 3°
Rund um Köln: 1°
Liège-Bastogne-Liège: 1°
Giro d'Italia: Carrara - Montalcino: 2°
Tour de France: Sisteron - Bourg-lès-Valence: 1°
Tour de France: Longjumeau - Paris Champs-Élysées: 1°
Tour de France - classifica finale: 3°
Gran Premio Città di Peccioli - Coppa G. Sabatini: 1°

---

Asso di Fiori

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 28/07/2008 alle 19:42
Secondo me , il cambiamento fu dovuto principalmente alla fine del Dualismo fra campioni
Il Cuore del Ciclismo , soprattutto italiano , sono le sfide fra i vari Girardengo - Binda , Binda - Guerra con l'apoteosi nel dualismo Coppi - Bartali
Meta' anni 50 con il ritiro di Bartali e la fine della carriera di Coppi non esistono protagonisti che possano sostituire il carisma dei precedenti
Per il calcio l'identificazione avviene verso le squadre , quindi i duelli (sfide/episodi/dichiarazioni) si rinnovano anno per anno percio' le rivalità (e il relativo interesse) si accrescono sempre di piu'..

Il Pugilato è un esempio simile al ciclismo (anche se il ciclismo al confronto va ultra bene)
Piu' che l'inflazione di titoli è stata la mancanza di dualismi e di identificazione di campioni a far scemare l'interesse
A metà anni 80 (gia' in una fase calante della Boxe italiana) , Oliva fece piu' di 6 milioni di telespettatori
Ventanni dopo quasi neanche un incontro passa sul Terrestre nelle reti Rai o Fininvest

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 29/07/2008 alle 09:43
Originariamente inviato da pacho

Uè, pistoleros della tastieras, il tread si intitola: "Perché negli anni '50 il ciclismo cedette il proscenio al calcio?".
E se non sbaglio mediaset nasce negli anni'80. Però anche questo, in fondo, è un bel discorso (per la precisione si tratta di logica), quindi non è il tuo forte...riflettici bene..


Originariamente inviato da abajia
Manuel, ma la questione è precedente alla da te citata Operación Puerto.
Qualche tempo fa, sul thread "Gazzetta dello Sport", facevo notare come fino agli anni '70 (e forse anche oltre) il ciclismo fosse nettamente lo sport più popolare in Italia.
Sintomatica in questo senso è la prima pagina della Gazza che festeggiava il 4-1 del Milan sull'Ajax che valse ai rossoneri la loro seconda Coppa dei Campioni.
Ebbene, al successo del Milan venne concessa una sola colonna nella parte sinistra della prima pagina, giacché quasi tutto il resto dello spazio venne dedicato alla seconda vittoria di tappa di Basso al Giro '69.
Neppure un tappone di montagna, ma una tappa per velocisti!
Anche sei anni prima, in occasione del primo alloro continentale per il Milan, 2/3 della prima pagina erano per il Giro.

Detto questo, per ora non mi rimane il tempo necessario per approfondire la questione (sto uscendo), ma appena possibile lo farò.


avete ragione, io avevo solo un po' attualizzato il discorso, spiegando quelle che secondo me sono le ragioni della supremazia calcistica odierna.

ovviamente non posso parlare del periodo che va dal 1950 al 2000 se non servendomi di racconti altrui, per ragioni anagrafiche... però, a quanto mi hanno raccontato, anche se la supremazia del calcio non è solo conseguenza dell'avvento di mediaset o dei problemi di doping che infangano gli altri sport, fino alla fine degli anni '80, secondo quanto ho sentito dire, questa supremazia non annientava ogni altra disciplina sportiva, come avviene sistematicamente oggi... quando era il momento di lasciar spazio ad altre discipline (tipo durante il Tour, durante i Giochi, ecc) si lasciava ampio spazio, lasciando anche qualche volta il calcio in secondo piano, senza l'indignazione di nessuno. Oggi è diverso, e io penso che sia diverso per colpa del linciaggio mediatico al quale tutti gli sport che non siano calcio sono sottoposti regolarmente.

non so se mi sono spiegato bene, forse sono andato leggermente OT, ma questa è la mia opinione.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/08/2008 alle 23:44
Io credo che la cosa che più ha influenzato sia stato il ritiro di Bartali e Coppi in primis e la nascita di competizione per club, che cioè si ripetono ogni anno e non ogni quattro come le competizioni per nazionali. La coppa campioni nacque nel '55 e nello stesso anno la coppa delle fiere, nel '60 poi nacque la coppa delle coppe. In Italia poi la coppa campioni arriva per la prima volta nel '63 col Milan, e rimane a Milano sponda Inter nel '64 e '65. Tre successi di file i questo modo non possono essere trascurati in un argomento del genere, la tendenza era già cominciata forse, ma queste tre coppe sono una "mazzata" per il ciclismo a mio modesto avviso.

Inoltre negli anni subito precedenti al 1950 ci fu l'era del Grande Torino che ha sicuramente portato entusiasmo nell'ambiente. Poi ritornarono in gran spolvero Inter-Milan-Juventus, dopo la tragedia di Superga.

"La tragedia di Superga fu un passaggio epocale per il calcio italiano, che segnò il tramonto delle vecchie gerarchie e diede inizio a quell'era moderna del campionato tricolore che dura ancora oggi. Al di là delle singole stagioni, il palcoscenico della Serie A fu da quel giorno occupato da tre attori, la Juventus di Casa Agnelli, il ritrovato Milan e i cugini lombardi dell'Inter, che lasceranno a tutte le altre società solo un ruolo da coprimarie o da meteore destinate a brevi e mai stabili passaggi ai vertici delle classifiche." da Wikipedia.

Nel '50 arrivo Angelo Moratti all'Inter e 5 anni dopo Herrera dando vita alla grande Inter.


Io credo che prima di guardare economia e società bisogna guardare cosa accadde all'interno dei vari sport. Il modo in cui il calcio ebbe una svolta dopo la guerra penso sia stat fondamentale. Poi la mazzata finale la diede negli anni '60 coi primi trionfi europei.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/08/2008 alle 23:00
Originariamente inviato da Subsonico

Boh, io credo che il cambio di gusti degli Italiani non vada cercato nell'influenza dei Media, credo abbiano avuto in tutto questo una parte minima, ma più in una questione d'identificazione. Nel dopoguerra la bicicletta era il mezzo di trasporto più comune, la gente si sciroppava chilometri su chilometri sulle due ruote. Poi arriva il boom economico, tutti si comprano la 500 e ciao ciao bicicletta. Poi l'avanzare del calcio è una diretta conseguenza, dopotutto è uno sport che attecchisce universalmente (guardacaso è il più seguito nel mondo, non solo in Italia, nonostante non lo sia negli USA, lo stato più importante al mondo)


d'accordissimo con questa analisi.
Il boom economico, la fine della bicicletta come mezzo di trasporto e, contemporaneamente, il tramonto dei grandi assi del dopoguerra, ha progressivamente fatto indietreggiare il ciclismo rispetto al calcio.
Il quale calcio non ha poi questo gran bisogno di personaggi perchè da sempre i tifosi si identificano con la squadra e con il campanile.
Se il successo del pallone fosse solo il frutto di un'operazione mediatica, non si spiegherebbe perchè sia lo sport principe praticamente in tutto il mondo.
Diceva Aldo Giordani che il calcio ha successo perchè ha solo tre regole (e quindi è facile da capire): non si gioca il pallone con le mani, non si picchia l'avversario, e terza regola è il fuorigioco, che se uno non la sa è lo stesso.

E secondo me è anche sbagliato mettere a confronto uno sport individuale con uno sport di squadra.
I primi sono troppo dipendenti dai grandi personaggi, che raramente si trovano: per gli sport di squadra invece è diverso, perchè lì contano la maglia ed il nome, e quelle ci saranno sempre.

 

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"L'uomo da battere è Gianni Bugno, e quasi certamente non riusciremo a batterlo" (Greg Lemond, Stoccarda, 24 agosto 1991)

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/08/2008 alle 23:07
Originariamente inviato da Abajia

Qualche tempo fa, sul thread "Gazzetta dello Sport", facevo notare come fino agli anni '70 (e forse anche oltre) il ciclismo fosse nettamente lo sport più popolare in Italia.
Sintomatica in questo senso è la prima pagina della Gazza che festeggiava il 4-1 del Milan sull'Ajax che valse ai rossoneri la loro seconda Coppa dei Campioni.
Ebbene, al successo del Milan venne concessa una sola colonna nella parte sinistra della prima pagina, giacché quasi tutto il resto dello spazio venne dedicato alla seconda vittoria di tappa di Basso al Giro '69.
Neppure un tappone di montagna, ma una tappa per velocisti!
Anche sei anni prima, in occasione del primo alloro continentale per il Milan, 2/3 della prima pagina erano per il Giro.


questa è una bufala che non sta nè in cielo nè in terra.
Procurati un giornale sportivo degli anni 60 e poi vedi quante pagine erano dedicate al calcio e quante al ciclismo.
Sai che me ne faccio dello spazio in prima pagina, quando all'interno il calcio ha 10 pagine ed il ciclismo (Giro compreso) ne ha due...

 

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  postato il 03/08/2008 alle 11:16
Alcune cose che mi vengono in mente:
-boom economico, industrializzazione, cambiano i ritmi di lavoro e di riposo; aumenta la motorizzazione, aumenta il trafffico. E' più difficile organizzare gare ciclistiche, soprattutto nelle grandi città: per vedere una tappa del Giro bisogna vivere dove passa oppure avere tempo e mezzi per raggiungere una salita o un arrivo più lontani. Rispetto alla "comodità" dello stadio è ben altra cosa.
-E anche per organizzare: dove prima bastavano dieci automobili, ora bisogna chiudere molte strade, modificare la viabilità, utilizzare cento automobili.
-l'abitudine a ruoli "codificati", al posto nell'ingranaggio: ci si abitua ad avere un ruolo definito (il posto a sedere) piuttosto che adoperarsi per cercarsi un posto "non prenotato". La presenza allo stadio diventa anche affermazione sociale, ci si va col paltò piuttosto che con la canottiera per il pic-nic a bordo strada.
-La "ciclicità" dello stadio: si paga e si gode di uno spettacolo per 90 minuti, col cambio campo nella ripresa è ancora meglio. E' come al "cinematografo", mentre una gara ciclistica (sempre meno a circuito) la vedi passare e basta.
-L'assenza di grandi dualismi, che invece incendiano il calcio.
-L'assenza di grandi campioni italiani: prima di avere un nuovo campionissimo passano circa dieci anni.. e questi è belga (anche se con squadra italiana, la Molteni). Pochi gli italiani in grado di competere.
-La coincidenza con i ritmi e le stagioni lavorative (Admin).
-La possibilità di GUADAGNARE attraverso i biglietti: il ciclismo non portava introiti diretti, il calcio si. E lo sport diventa un business come un altro.
-La pubblicità in tv (e in radio), prima con Carosello poi con le rèclame: il ciclismo smette di essere il principale veicolo per convogliare sponsorizzazioni che al giorno d'oggi sembrano rudimentali (un solo sponsor, spesso il produttore della biciletta).

 
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Livello Giro di Lombardia




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  postato il 06/08/2008 alle 22:41
il NON fare i controlli antidoping(o il fare finta di farli) e' sicuramente stata un'arma in piu'..
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 09/08/2008 alle 18:12
Originariamente inviato da colorfercene86

il NON fare i controlli antidoping(o il fare finta di farli) e' sicuramente stata un'arma in piu'..


Negli anni '50? siamo sicuri di sapere quanto diciamo? oppure parliamo solo per odio?
Il doping c'era, ma non credo lo si combattesse granchè da nessuna parte...esempio: la bomba di cui parlavano coppi e bartali ad esempio...dai perfavore...

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 11/08/2008 alle 15:14
Per colorfercene86, magari ti può interessare:

da encarta.

Il fenomeno (doping) risale storicamente al dopoguerra, anche se solamente negli ultimi anni inchieste e rivelazioni ne hanno portato alla luce la sua estesa dimensione.

Dal 1966 (non 1950) vengono effettuati controlli in tutte le maggiori manifestazioni sportive internazionali; sono particolarmente rigorosi i controlli all'interno di discipline quali il nuoto, il calcio, il ciclismo, l'ippica, l'atletica e la ginnastica.

 
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  postato il 29/09/2008 alle 16:39
(Ma perché questo thread sta in OT?)

Riesumo questo thread allanciandomi un po' al discorso sulla Gazzetta dello Sport fatto nel thread apposito, ed ovviamente facendo mie le considerazioni di marketing di elisamorbidona contenute nel thread Il mio sogno: una comunicazione equa per il mondo dello Sport - http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=6874&page=1

A metà agosto sono stato in vacanza in Liguria, ed una sera ci siamo visti con Seb e Pony. Avevo promesso alla mia ragazza di non parlare di ciclismo a cena, per il 90% del tempo ce l'abbiamo fatta. Il dopo-cena, però, soprattutto nei tratti in macchina, ha offerto un grande spunto di riflessione, fornitomi come assist proprio dal buon Davide_Pony (che aveva aperto il thread in cui è contenuta l'illuminazione di Elisa).

Negli anni '50 in Italia arriva la televisione, che molto influirà sulla vita dei cittadini da lì in avanti. A parte la servibilità di un prodotto diverso dal ciclismo (le corse durano molto, e la diretta minima dura almeno un paio d'ore, in occasione di avvenimenti importanti; per gli altri sport è diverso, sono più "brevi"), credo che un buon focus sia proprio il rapporto tra sport e media, non tanto studiando l'influenza - quindi - di media sul pubblico in favore (o in sfavore) di un determinato sport, ma proprio analizzando come lo sport stesso si pone nei confronti dei media, e della televisione (che ha ritmi serratissimi, ma anche i quotidiani non sono da meno) in particolare.

Fatta questa premessa, dico anche che mi piacerebbe molto sapere se esistono mensili sul calcio, e confrontare quelle vendite con i mensili di ciclismo. Io dico che i risultati sarebbero sorprendenti, a favore dei secondi.
Il perché è secondo me semplice: il calcio si è velocizzato, nel produrre informazioni, ai tempi di tv e quotidiani, mentre il ciclismo non ha voluto (probabilmente) accelerare i propri tempi, tenendosi stretto l'approfondimento ed evitando la notizia "spicciola".

In parte può essere vero, ma in parte è viziato da una cosa importante, secondo me.
Senza tv e con la sola radio e giornali, sappiamo che il ciclismo era in Italia molto popolare. La radio e i giornali permettevano ai "cantori" del ciclismo di essere sempre molto intensi nei loro articoli, puntando sì la cronaca, ma anche raccontando il contorno, la storia, i paesaggi, e quanto di buono ha di contorno il ciclismo. Il calcio - e gli altri sport - offrivano in tal senso meno spunti: vuoi mettere cambiare ogni giorno scenografia (Giro, Tour, etc.) piuttosto di tornare ciclicamente (ogni 2 settimane) nello stesso stadio? Vuoi mettere la bellezza di una montagna, o di un ponte, o di un fiume, rispetto alle poltroncine numerate di una tribuna?
Converrete che non c'è paragone, e i grandi scrittori spesso sceglievano (e/o venivano mandati) il ciclismo come loro ambito lavorativo: erano più stimolati, potevano essere non solo cronisti ma anche romanzieri, e in una società dove i giornalisti spesso erano intellettuali (non come ora) è comprensibile che la gratificazione professionale maggiore provenisse dallo sport che permetteva loro di dar sfogo alla loro bravura.

Dicevamo della tv e di come ha influito sui quotidiani e sui media in larga scala: è venuta, nel ciclismo, sicuramente meno l'eventuale proseicità dello scrittore, che aveva ora il rischio di venire criticato per aver descritto in maniera magari troppo aurea una situazione considerata dai più "normale".
In maniera diversa, gli sport più "cronacistici" e più in grado di stimolare l'emulazione (quasi tutti han fatto un gol in vita loro, anche se solo al mare; pochissimi han scalato una salita vera) han trovato terreno fertile, soprattutto per una particolarità congenita che è poi il punto focale su cui vorrei soffermarmi ed il motivo per cui scrivo 'sto post.

Avere una sede è un toccasana per tanti sport, il calcio in primis. Dalle sedi, dagli allenamenti collegiali giornalieri (spesso anche 2 volte al girono), dall'esatta ubicazione di un luogo (Trigoria sta sempre lì; la Roma giocherà sempre a Roma), le società sportive possono produrre non solo una maggiore credibilità professionale del loro lavoro (si sa chi è che ha responsabilità su molte cose, dagli allenamenti alla tattica), ma anche un costante flusso di notizie da "dare in pasto" a tv e quotidiani.

La dicitura "Ultima delle sedi" è sintomatica: qualsiasi tg sportivo può avere, alle ore 18, un dispaccio ufficiale della giornata calcistica, anche se si sono svolti semplicemente allenamenti. Comunicati stampa per i recuperi dagli infortuni, pubblicazione sui siti ufficiali di interviste e contenuti particolari sulla squadra e sui calciatori, indicazione della tattica per le partite successive. Nel calcio c'è sempre da dire qualcosa, in tal modo (foss'anche una distorsione alla caviglia di Chivu)!

Nel ciclismo? Niente di tutto questo. Sappiamo bene come tante corse non hanno un sito ufficiale e spesso neanche un ufficio stampa; e come loro tante squadre, e praticamente tutti i ciclisti.
Una tv (SkySport24, per dire) cos'ha da dire giornalmente sul ciclismo? I risultati di una 1.2 marocchina non interessano a nessuno nel pubblico generalista, e lo sappiamo bene (spesso interessano pochissimo anche a noi).
La mancanza di una stuttura professionistica solo italiana (il caro e vecchio campanilismo!) si fa sentire. Ci sono molte realtà dilettantistiche che, infatti, spesso superano come interesse quelle professionistiche. Perché se si hanno solo due squadre italiane in quella che il grande pubblico riconosce come l'élite del ciclismo (il Pro Tour), ecco che l'interesse sul suolo indigeno frena.
È la natura stessa del ciclismo ad esssere così, e non è detto che sia un male (anzi), ma è sicuramente un dato di fatto.

Ed allora non sarebbe il caso di investire maggiormente - cara mia UCI, che hai un sito lentissimo e difficilissmo da consultare - sulla comunicazione e sulla professionalità dei team, piuttosto che star sempre lì a menarla con l'antidoping e i diritti televisivi delle corse?
Corse che spesso hanno siti internet inguardabili (tipo Plouay, e mi viene in mente solo il primo) e che non danno assolutamente appeal all'evento.

I siti internet, i comunicati stampa, il costante aggiornamento delle notizie sono i cardini di tv e quotidiani. Al Giro, parlando con Pastonesi della Gazzetta, questa mia considerazione era stata già messa in preallarme: "I giornali son cambiati; ormai le notizie non le fa il giornalista, ma gli uffici stampa".

Non sto dicendo che è facile né opportuno migliorare (magari le cose possono anche andare bene così), ma è sicuramente una probabile risposta alla domanda in oggetto: il ciclismo è sport "antico" non solo nelle tradizioni e nei valori, ma anche nella comunicazione e nell'organizzazione della professionalità.

Io stesso faticherei a trovare quotidianamente (non parliamo poi di 2 volte al giorno) delle notizie sulla CSF Group-Navigare, anche perché non ci si vede giornalmente alla stessa sede, non ci si incontra giornalmente prima degli allenamenti e i rapporti sono perlopiù telefonici e telematici (e il buon Marcaibo_Bertolotti potrà confermare la cosa).

Forse con 'ste sedi mi son fissato, lo so; le vedo come grande soluzione sia al dilettantismo di doping a antidoping all'interno del ciclismo, sia all'approssimazione comunicazionale tra ciclismo stesso ed organi di informazione.

 

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  postato il 29/09/2008 alle 18:40
Il discorso delle sedi convince anche me, nell'ambito doping e responsabilità però, non nell'ambito crescita mediatica.

Il discorso che fai riguardo i paesaggi è vero, il ciclismo ha più da offrire, però io credo che se si ha più da offrire a livello di paesaggio un'immagine al posto della cronaca può essere più spettacolare. Poi ovviamente si può parlare de "volo della fantasia" nel sentire una cosa e immaginarla piuttosto che farsela sbattere in faccia, ma questo vale per tutti gli sport, immaginare una rovesciata o un bel calcio a giro volando con la fantasia supera di netto il vederla in diretta.
Quindi in questo caso credo che l'immagine al posto della cronaca abbia dato e tolto allo stesso modo.

Poi parli dei media, dei comunicati stampa. Ma credo siano cose moderne, che hanno influenzato la crescita negli ultimi 15 anni, non dagli anni'50.


Quello che invece condivido è la possibilità nel calcio di avere la notiziola breve. Mentre nel ciclismo si tende a dilungarsi nelle cronache. Questo è molto più bello e apprezzabile dagli appassionati, ma non dagli interessati.
Mi aggancio con una cosa che mi sento dire spesso dai miei amici. Loro non sono appassionati, ma non mi vengono a dire son tutti dopati, o meglio, il discorso esce ogni tanto, ma quello su cui fanno più leva è: come fai a stare 2-3-4 ore davanti alla tv a vedere quelli li che pedalano.
Vedere una partita è diverso, dura meno innanzitutto, ma puoi anche vederne uno scorcio, gli highlights. Nel ciclismo esistono ugualmente, ma non è la stessa cosa, perdi inimo il 40% dello spettacolo e rischi anche di non capire le dinamiche. E le differite Rai sono un dato di fatto in questo senso.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 29/09/2008 alle 18:52
Solo per provocazione: e se fosse stata la mancanza della televisione a fottere il ciclismo?
Binda, Bartali, Coppi...la televisione è arrivata solamente nel 1954 e non certo con diffusione capillare.
Con tutto il rispetto dei corridori italiani successivi, per ritrovare un altro "mostro" si sarebbe dovuto attendere Pantani (con la parziale eccezione di Gimondi).
Forse la presenza della televisione, all'epoca dei grandi dell'età dell'oro del ciclismo italiano, avrebbe cementato "geneticamente" il ciclismo nel patrimonio ereditario in misura ancora maggiore, ritardando e in parte ridimensionando il sorpasso (che ci sarebbe stato comunque, trovo fondate le osservazioni di molti forumisti).

 

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  postato il 30/09/2008 alle 19:58
Altra provocazione: perché non investire maggiormente sul ciclocross e sulla pista, che sono altamente spettacolari e durano anche poco?

Una corsa di ciclocross dura 1h, una sessione su pista può variare come durata a seconda di quante specialità si fanno.

Sarebbe spettacolare offrire, in inverno, un denso calendario fitto di corse e di (grandi) corridori; ciclocross e pista sono ben più "generalisti" del ciclismo su strada "normale" ed avrebbero anche costi ben minori per la realizzazione del prodotto tv (niente aereo ponte, etc.), anche in diretta.

 

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  postato il 30/09/2008 alle 21:07
al ciclocross e alla pista, io aggiungerei anche la MTB, che nella specialità cross-country (le gare in circuito dure anche dal punto di vista delle difficoltà tecniche, la spiecialità olimpica) rientra certamente nell'ora-ora mezza e nelle prove marathon (tipo gran fondo) i migliori arrivano in due ore e mezzo tre, ma di solito il percorso è tutto raccolto in una area di pochi km. quadrati e si svolgono in scenari naturalistici molto belli.
Di muontain bike ci sono anche gare invernali di livello almeno nazionale.
Alle olimpiadi è considerata una delle specialità più spettacolari, se le riprese sono buone.

 
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  postato il 30/09/2008 alle 21:47
Marco, grazie mille per aver sollevato questa interessantissima discussione. Io sono giovane, ho 23 anni, ma tutte le volte che vedo in tv immagini di repertorio mi sale una rabbia immensa. Pensare che 50-60 anni fa il ciclismo spopolava in tutta italia, fintanto da condizionare addirittura la vita politica del paese, mentre oggi le tv danno appena la notizia di Ballan Campione del Mondo mi fa venire tutti i giorni un attacco di bile (e forse anche di invidia verso il calcio, sport che tra l'altro mi piace tanto).
E' parecchio tempo che cerco di capire il perchè di tutto ciò, e sinceramente non sono mai stato in grado di trarre una conclusione credibile. Forse grazie a questo thread riuscirò ad avere una risposta definitiva a questo quesito.

 
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  postato il 01/10/2008 alle 03:09
Bella riflessione. Difficile dare una spiegazione. Forse posso dare qualche spunto da studente universitario. Fin da subito il ciclismo è stato popolare, attraverso soprattutto il Giro d'Italia, perchè permetteva alla gente, anche solo attraverso il mezzo radiofonico, di conoscere l'Italia intera, le sue bellezze, immaginandole. Ed ancor + importante era un evento che favoriva il sentimento di unificazione e di stato unico italiano, che difficilmente si poteva sviluppare in un paese con profonde diversità economico-sociali al suo interno. Il periodo di max splendore poi si è avuto nel secondo dopoguerra, con il dualismo Coppi-Bartali. Questo nn solo esaltava le platee, ma venne utilizzato da parte dei partiti di massa che in quel periodo avevano come obiettivo di riuscire ad ottenere il consenso della gente per pianificare la ricostruzione italiana ed un ritorno alla normalità. Quindi veniva amplificata la portata delle loro vittorie (Coppi + apprezzato dalle forze nazionaliste x il suo carattere schivo, Bartali invece eletto cm uno dei simboli della sx -> si dice anche infatti che la tensione x l'attentato a Togliatti sia stata smorzata dalla sua vittoria al Tour, ma qst è solo una leggenda...). Un grande cambiamento poi a mio avviso è avvenuto con il boom economico di fine anni 50, che ha portato l'Italia alla dimensione del consumismo, mentre invece il ciclismo era rimasto, e rimane ancora oggi, in una dimensione x certi versi "rurale", + semplice, + grezza, + a contato della gente, senza che questa debba compiere dei sacrifici x averla. Logicamente oltre a questo cambiamento di tipo sociologico che si è accentuato sempre +, bisogna notare che l'epoca dei dualismi oramai si era conclusa, e la stessa politica nn si serviva + dei personaggi provenienti dal ciclismo. Inoltre l'aspetto economico a partire dagli anni '60 favorì lo sviluppo del calcio, grazie all'ingresso massiccio di famiglie cm gli Agnelli. Senza dimenticare cm il calcio fosse uno sport che si adattava sicuramente meglio alla nuova mentalità consumistica degli italiani (pagare il biglietto x lo stadio o pagare il canone RAI), e senza dimenticare le varie imprese calcistiche a partire dall'Inter di Helenio Herrera in avanti. Verso la fine degli anni 60 secondo me c'è stato il sorpasso, e la freccia vera e propria che ha messo il calcio rispetto al ciclismo è stata senza dubbio la partita del secolo a Messico '70, quando milioni di italiani sono rimasti svegli a notte fonda x vedere il successo della nostra nazionale contro la Germania nella semifinale di quell'edizione!

 

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  postato il 01/10/2008 alle 06:47
Originariamente inviato da mattia8781
Bartali invece eletto cm uno dei simboli della sx ->


si, come Don Camillo di Guareschi

si dice anche infatti che la tensione x l'attentato a Togliatti sia stata smorzata dalla sua vittoria al Tour, ma qst è solo una leggenda


e non è leggenda neanche un pò, come hanno testimoniato autorevolissimi giornalisti

 

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  postato il 01/10/2008 alle 17:00
Originariamente inviato da mattia8781

Quindi veniva amplificata la portata delle loro vittorie (Coppi + apprezzato dalle forze nazionaliste x il suo carattere schivo, Bartali invece eletto cm uno dei simboli della sx -> si dice anche infatti che la tensione x l'attentato a Togliatti sia stata smorzata dalla sua vittoria al Tour, ma qst è solo una leggenda...).


Mi sa che ti sei un pò confuso. Coppi era di estrazione laica e in breve divenne il simbolo del PCI, mentre Bartali, fervente cattolico, divenne il simbolo della DC. Anche se questa suddivisione era molto strumentale...

Per ciò che riguarda la vicenda di Togliatti è tutt'altro che una leggenda: l'Italia dopo l'attentato subito dal leader del PCI era sull'orlo della guerra civile. La vittoria di Bartali al Tour servì a calmare gli animi e ad evitare il peggio. Ma ciò non significa che Bartali fosse comunista.

 
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  postato il 01/10/2008 alle 17:18
diciamo che il maggior ruolo di "pompieraggio" fu proprio del Pci stesso.
come lo ebbe all'indomani della Resistenza quando collaboró attivametne con le forze dell'ordine alla cattura dei partigiani che non consideravano finita la guarra.
chiuso ot.

 
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  postato il 01/10/2008 alle 17:39
Originariamente inviato da pacho

diciamo che il maggior ruolo di "pompieraggio" fu proprio del Pci stesso.


esatto: ciò non toglie che l'impresa di Bartali fu di grande aiuto.

 

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  postato il 01/10/2008 alle 18:39
Se il calcio è più seguito degli altri sport al giorno d'oggi ci sono due precise ragioni fondamentali:

1) assenza totale di cultura sportiva
2) bombardamento mediatico

Per quanto riguarda il titolo del 3d credo che parlare solo di anni '50 sia riduttivo, forse negli anni '50 il calcio è diventato più seguito ma il monopolio calcistico vero e proprio, quello che ha ridotto l'impresa immensa di Ballan a una cosetta da titoletto secondario, quello è nato (secondo quello che mi raccontano, poi non sono sicurissimo) intorno agli anni '90, e si sta sviluppando in modo esponenziale in questi ultimi anni.

 
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Livello Tour




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  postato il 01/10/2008 alle 19:46
Per quanto mi riguarda la verità dei fatti è da ricercarsi, nella maggiore possibilità di immedesimazione della gente comune coi calciatori.
Mi spiego, fino agli anni '50 (come gia detto da qualcun altro precedentemente), la gente faceva un sacco d km in bici (e nn credo si avesse molto tempo, date le circostanze, di praticare sport per divertimento...). Successivamente al boom economico, gli italiani, hanno cominciato ad andare in giro con mezzi di locomozione a motore, le auto si sono diffuse grandemente, cosi come i ciclomotori. Essendo inoltre, cessate le guerre, piu tranquilla la situazione dal punto di vista interno, ci si è potuti dedicare maggiormente allo sport (inteso come divertimento nel tempo libero), e qui che si afferma il calcio, in quanto alla portata di tutti (nn servono spazi enormi e con un pallone gioca tanta gente...).
In sostanza, credo che essendo molte di piu le persone che praticavano il calcio, era piu facile, immedesimarsi nel campione, che con le sue gesta, spingeva lo spettatore ad uno spirito d emulazione.

Spero d essere stato chiaro...

 

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  postato il 01/10/2008 alle 19:49
Originariamente inviato da babeuf

Se il calcio è più seguito degli altri sport al giorno d'oggi ci sono due precise ragioni fondamentali:

1) assenza totale di cultura sportiva
2) bombardamento mediatico



certo, si sono messi d'accordo in tutto il mondo per diffondere sempre più il verbo calcistico.
E rifletti qualche volta prima di scrivere...

Per quanto riguarda il titolo del 3d credo che parlare solo di anni '50 sia riduttivo, forse negli anni '50 il calcio è diventato più seguito ma il monopolio calcistico vero e proprio, quello che ha ridotto l'impresa immensa di Ballan a una cosetta da titoletto secondario, quello è nato (secondo quello che mi raccontano, poi non sono sicurissimo) intorno agli anni '90, e si sta sviluppando in modo esponenziale in questi ultimi anni.


distinguiamo il "monopolio" reale da quello mediatico.
Il monopolio reale secondo me arriva dopo il ritiro di Coppi e Bartali: da allora il calcio è decisamente e di gran lunga lo sport più importante, anche se saltuariamente avvicinato da pugilato, tennis, ciclismo stesso, basket, sci, a seconda dei campioni che infiammano la gente.
L'unica realtà sportiva che non perde mai terreno nei suoi confronti è la Ferrari.

Il monopolio mediatico inizia con la fine del monopolio televisivo.
Fino ad allora la RAI faceva veramente servizio pubblico e seguiva alla grande tutti gli sport: dall'atletica alla boxe, al ciclismo, al tennis, al basket ecc.
Il calcio in certi casi veniva addirittura trattato peggio di qualcuno di questi sport (vedi ciclismo) almeno come ore di trasmissione.
Dopodichè arriva la concorrenza, c'è l'avvento dell'Auditel, inizia la caccia agli ascolti e chi non raggiunge certi numeri viene impietosamente tagliato.
Il pugilato, l'atletica, il tennis vengono ridotti ai minimi termini, talvolta per i pasticci delle varie federazioni (pugilato), talvolta per la carenza di atleti italiani di spicco (tennis): l'Auditel non ammette debolezze.
Basket, ciclismo, sci e moto, vanno e vengono a seconda dei protagonisti che presentano nelle varie stagioni.
La Formula Uno è più o meno stabile ad alti livelli perchè la Ferrari è sempre la Ferrari.
Gli altri non raggiungono mai numeri di eccellenza, benchè possano vantare risultati sportivi assolutamente strepitosi (scherma, pallavolo, pallanuoto, canottaggio, ecc.)

Poi c'è il calcio che in termini di ascolti è una sicurezza, che non tradisce mai (nei numeri) anche se viene trasmesso il trofeo di Roccacannuccia.
Ed ecco dunque che, nella guerra dei dati Auditel, pian piano tutte le risorse (soprattutto dei privati, la RAI meno) vengono puntate sul cavallo vincente.
Gli altri sport pian piano vengono relegati in un angolino, perchè negli orari importanti si ha bisogno di numeri importanti, e questi nessuno sport (calcio escluso) può garantirli.
Si fa eccezione solo per qualche personaggio (Alberto Tomba) che va ben oltre il proprio orticello.

In questa situazione il ciclismo si difende bene (almeno come ore di trasmissione) perchè non dà assolutamente fastidio al calcio: i suoi principali appuntamenti (Giro & Tour) cadono quando il campionato è fermo, gli orari non contrastano assolutamente con quelli calcistici (tranne qualche domenica: in quel caso però il calcio è a pagamento), e poi il Giro è il Giro, quasi più un rito religioso che un appuntamento sportivo.
Certo gli ascolti non hanno niente a che vedere con quelli del pallone (e nemmeno con la Formula Uno), però il Giro i suoi numeri li fa sempre, e le altre corse, anche se non hanno un grosso zoccolo duro, raggiungono sempre risultati di spicco in relazione agli altri sport.

 

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  postato il 01/10/2008 alle 19:50
Non sono d'accordo con Bebouf.
Per tutti gli anni '90 il ciclismo ha vissuto un momento di relativo grande interesse.

I primi anni 90 erano vissuti all'insegna del dualismo Bugno-Chiappucci (col contorno di Argentin..ecc ecc ecc). Quando i due campioni si apprestarono ad entrare nel viale del tramonto, arrivó Pantani che incolló milioni di spettatori al Tour del '94...cosí come ai Mondiali di Duitama.
Poi si fece male. Ma il biennio 98 fino a giugno 99 il ciclismo rivide per un momento i fasti di un tempo (e, per il grande pubblico, anche grazie alle prodezze di Bartoli ed alle vittorie ripetute di Cipollini). Forse peró tanto interesse era anche troppo buisness-pericoloso QUI IN ITALIA, dove praticamente tutti i capitani di industria (leggi sponsor) avevano /hanno la propria squadra di calcio quando non addirittura 3 reti televisive+una squadra di calcio con relativi arbitri (ed infatti da quando le partite non sono piu truccate non entra nemmeno piu in Champions. Comunque, sono convnto che non é il "prodotto-calcio" (leggi stadi, durata della partita, ecc) che sia piú massmediatico in sé. Perche allora in Belgio ed in Francia´(ad esempio) é molto piu seguito il ciclismo?

Comuqne non sono nemmeno d'accordo che sia riduttivo concentrarci sul periodo 40/50/60: anzi, penso che sia il periodo piu interessante poiche intrecciando cultura sportica e cambiamento socio-economico si potrebbe riuscire a comprendere perche il ciclismo é stato affossato in questi ultimi anni.

 

[Modificato il 01/10/2008 alle 19:57 by pacho]


 
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  postato il 01/10/2008 alle 19:53
Originariamente inviato da pacho
Comuqne non sono nemmeno d'accordo che sia riduttivo concentrarci sul periodo 40/50/60: anzi, penso che sia il periodo piu interessante poiche intrecciando cultura sportica e cambiamento socio-economico si potrebbe riuscire a comprendere perche il ciclismo é stato affossato in questi ultimi anni.


Il ciclismo, negli ultimi anni, si è affossato da solo....

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/10/2008 alle 20:20
Originariamente inviato da pacho
Perche allora in Belgio ed in Francia´(ad esempio) é molto piu seguito il ciclismo?


ma per favore.
In Francia è seguito il Tour de France, non il ciclismo.
Sai quanto gliene frega ai francesi del Giro d'Italia!

 

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  postato il 01/10/2008 alle 20:30
Originariamente inviato da pacho
Forse peró tanto interesse era anche troppo buisness-pericoloso QUI IN ITALIA, dove praticamente tutti i capitani di industria (leggi sponsor) avevano /hanno la propria squadra di calcio quando non addirittura 3 reti televisive+una squadra di calcio con relativi arbitri (ed infatti da quando le partite non sono piu truccate non entra nemmeno piu in Champions.


Berlusconi aveva anche rugby, volley e hockey.
Come mai questi sport non li seguiva nessuno?
E come mai, nonostante ci siano diversi capitani d'industria che hanno una squadra di basket, il basket non sfonda?


Comunque, sono convnto che non é il "prodotto-calcio" (leggi stadi, durata della partita, ecc) che sia piú massmediatico in sé.


il calcio è decisamente più massmediatico del ciclismo perchè è molto più semplice da capire.
Il ciclismo, se uno non è addentro a determinati meccanismi, spesso e volentieri è di una noia mortale.
Il calcio è la musica pop (che vende di più), il ciclismo è il jazz

 

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  postato il 01/10/2008 alle 21:56
Non sono convinto che in Francia seguano solo il Tour.

Convengo con te quando dici che il calcio sia piú seguito perche piu semplice da capire. E' prorpio questo il punto.

Ma qui allora ci addentreremmo in discorsi un pochino piú complicati, ossia perche il telespettatore-cittadino-persona media non sia in grado di comprendere i "complessi" meccanismi/tattiche che guidano il ciclismo. Ma qui torniamo allora indietro (almeno qui in Italia) agli anni 40/50/60, appunto quando si impose un modo di produzione (la grande fabbrica) che semplificando le azioni, rendeva spesso obsoleta la parte cognitiva dell'essere umano (leggi: capacitá di pensare in maniera coplessa). Credo che non sia neppure una caso che gli anni '80 (epoca di grande riflusso ma comunque con una generazione che usciva dagli anni 70) vide una propria esplosione del ciclismo, nonostante Moser e Saronni.

Riguardo al fatto che Berlus. abbia avuto anche altri team in diffeneti sport..ció non cambia la sostanza del discorso. Ha deciso di concentrsi sullo sport che storicamente aveva piu seguito ed in secondo luogo ha scelto di investire in uno sport che non é solo sport ma anche un insieme di rapporti sociali e quindi politici (leggi: lo stadio) che alla lunga gli sono tornati utili.

Io credo, da un lato, che ogni societá segua lo sport a seconda della sua complessitá. Ecco che quindi in societá in cui i rapporti sociali di produzione non sono limitati al semplice imbruttimento dell'uomo hanno visto fiorire come sport nazionali, sport anche piuttosto complessi come gli schacchi (!!!) assurti a vero sport nazionale (!) com'e avvenuto nell'ex blocco socialista (non é una sua santificazione, solo una constatazione).
Ma allora non é neppure un caso che agli albori del capitalismo, quando la divisione sociale del lavoro non era parcellizzata come oggi (leggi: capacitá di pensare), la massa era in grado di seguire sport molto piu complessi di quelli odierni.

D'altro lato, bisogna anche considerare l'offerta del prodotto calcio con annesso e connesso gli interessi che girano attorno. E quindi il bombardamento mediatico cui siamo sottoposti. NOn sostengo che c'é una congiura internazionale giudaico-bolscevica. Piu semplicemente, i media danno piu risalto allo sport che muove piu interessi.


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/10/2008 alle 22:30
Originariamente inviato da Tranchée d’Arenberg

Originariamente inviato da mattia8781

Quindi veniva amplificata la portata delle loro vittorie (Coppi + apprezzato dalle forze nazionaliste x il suo carattere schivo, Bartali invece eletto cm uno dei simboli della sx -> si dice anche infatti che la tensione x l'attentato a Togliatti sia stata smorzata dalla sua vittoria al Tour, ma qst è solo una leggenda...).


Mi sa che ti sei un pò confuso. Coppi era di estrazione laica e in breve divenne il simbolo del PCI, mentre Bartali, fervente cattolico, divenne il simbolo della DC. Anche se questa suddivisione era molto strumentale...


Una marginale precisazione a quanto detto da Tranchée: Coppi era di estrazione cattolica e cattolico.
Nel 1948, così come (più attivamente) Bartali, invitò a votare Dc.
A renderlo in seguito un simbolo dei laici furono le sue vicende private.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/10/2008 alle 23:40
Originariamente inviato da pacho

Ma qui allora ci addentreremmo in discorsi un pochino piú complicati, ossia perche il telespettatore-cittadino-persona media non sia in grado di comprendere i "complessi" meccanismi/tattiche che guidano il ciclismo. Ma qui torniamo allora indietro (almeno qui in Italia) agli anni 40/50/60, appunto quando si impose un modo di produzione (la grande fabbrica) che semplificando le azioni, rendeva spesso obsoleta la parte cognitiva dell'essere umano (leggi: capacitá di pensare in maniera coplessa). Credo che non sia neppure una caso che gli anni '80 (epoca di grande riflusso ma comunque con una generazione che usciva dagli anni 70) vide una propria esplosione del ciclismo, nonostante Moser e Saronni.


tu la fai troppo complicata.
Il successo di uno sport dipende da molti fattori: la facilità di comprensione è uno di questi, ma non certo l'unico e neanche il più importante.
Possiamo parlare di tradizione, abitudini, senso di appartenenza, fidelizzazione, spettacolo, prospettive economiche ecc.ecc.
Se provassimo tutti noi a domandarci perchè ci appassiona uno sport piuttosto che un'altro, perchè siamo tifosi di questo e non di quello, sicuramente riceveremmo le risposte più disparate.

Dalle mie parti ci sono molti ragazzi che giocano a rugby: perchè?
Perchè c'è una squadra di serie A che ha creato una certa tradizione, ti viene a cercare, ti porta sul campo, ti dà la maglia, il pallone, ti insegna a giocare, e ti offre anche la prospettiva di una certa visibilità (in questo caso niente soldi).
E un praticante è sempre un potenziale spettatore/telespettatore.
In altri posti, dove la squadra di rugby non c'è, questo non succede.
Spesso la questione è molto più semplice di quanto si crede.

Riguardo al fatto che Berlus. abbia avuto anche altri team in diffeneti sport..ció non cambia la sostanza del discorso. Ha deciso di concentrsi sullo sport che storicamente aveva piu seguito ed in secondo luogo ha scelto di investire in uno sport che non é solo sport ma anche un insieme di rapporti sociali e quindi politici (leggi: lo stadio) che alla lunga gli sono tornati utili.


quindi è stato il calcio a portar vantaggio a Berlusconi e non il contrario.
Dunque non è vero che il calcio ha successo perchè ci investono fior di industriali; è vero l'opposto, e cioè che molti industriali investono nello sport che tira di più.


hanno visto fiorire come sport nazionali, sport anche piuttosto complessi come gli schacchi (!!!) assurti a vero sport nazionale (!) com'e avvenuto nell'ex blocco socialista (non é una sua santificazione, solo una constatazione).


gli scacchi sono un gioco, non uno sport, anche se spesso se ne parla nelle cronache sportive.
Più o meno come il bridge e, ultimamente, il poker.


Piu semplicemente, i media danno piu risalto allo sport che muove piu interessi.


vero in parte: c'è un passaggio intermedio che hai dimenticato.
I media danno più risalto allo sport che ha maggior seguito, il quale fatalmente, essendo lo sport più seguito, è anche quello che muove più interessi.

 

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"L'uomo da battere è Gianni Bugno, e quasi certamente non riusciremo a batterlo" (Greg Lemond, Stoccarda, 24 agosto 1991)

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/10/2008 alle 23:42
Originariamente inviato da ProfRoubaix
Coppi era di estrazione cattolica e cattolico.
Nel 1948, così come (più attivamente) Bartali, invitò a votare Dc.
A renderlo in seguito un simbolo dei laici furono le sue vicende private.


e anche la sua contrapposizione al pio Bartali: se uno era bianco l'altro doveva per forza essere nero.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/10/2008 alle 00:19
Originariamente inviato da antonello64

Originariamente inviato da ProfRoubaix
Coppi era di estrazione cattolica e cattolico.
Nel 1948, così come (più attivamente) Bartali, invitò a votare Dc.
A renderlo in seguito un simbolo dei laici furono le sue vicende private.


e anche la sua contrapposizione al pio Bartali: se uno era bianco l'altro doveva per forza essere nero.


Hai ragione: diciamo però uno bianco e l'altro rosso (per le ragioni dette sopra, facciamo rosa).
Anche perchè quello nero c'era, ed era Magni.
Che nel dopoguerra, accusato di collaborazionismo, fu assolto anche grazie alla testimonianza a suo favore di Martini, rosso.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/10/2008 alle 09:02
Penso che il successo di pubblico di una disciplina sportiva in una nazione in un determinato periodo dipenda fondamentalmente da tre motivi:
1. la capacità della disciplina sportiva di far immedesimare la gente;
2. la presenza di atleti di livello mondiale;
3. l'impegno economico.

Negli anni 50 questi tre elementi erano presenti massicciamente nel ciclismo: gli italiani impegnati nel ricostruire l'Italia vedevano negli sforzi dei ciclisti i loro stessi sforzi. La bicicletta era il mezzo di trasporto degli italiani, ancora ben lontani dalla macchina ed in definitiva un mezzo di emancipazione.
Quanto agli atleti: Coppi, Bartali, Magni, Nencini, Baldini.....
Inoltre vi era un grande sforzo economico nel sostenere il ciclismo maggiore di quello a disposizione di altri sport.

Negli anni 60 è iniziato il declino del ciclimo (o meglio il ridimensionamento) a favore del calcio, oltre che l'affermarsi dell'automobilismo e del motociclismo che seguiva la motorizzazione degli italiani.
Il calcio è riuscito sempre più a far immedesimare la gente. La rivalità tra città o addirittura tra quartieri infatti trova le sue origini addirittura nel medioevo. Le squadre di club italiane hanno iniziato a vincere in Europa e sono arrivati i soldi del capitalismo italiano (Agnelli, Moratti ecc.).

La televisione in tutto questo non credo abbia avuto un'importanza fondamentale, limitandosi a seguire lo sviluppo degli interessi e soprattuto la scia dei soldi.
Per quale sport, più del ciclismo, la televione è più adatta, anzi più utile?
Il calcio si può seguire benissimo allo stadio, come gli altri sport di squadra, il ciclismo si svolge sui centinaia di Km e la presenza della Tv è l'unico modo per vedere tutta la gara.
Certo, molti lamentano l'assenza della magia della radiocronaca o delle cronache sui gironali, ma qusto fa parte di un diverso e più profondo livello di interesse, non quello che muove le grandi masse.

 
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  postato il 03/10/2008 alle 08:22
Originariamente inviato da pacho

Non sono convinto che in Francia seguano solo il Tour.

Convengo con te quando dici che il calcio sia piú seguito perche piu semplice da capire. E' prorpio questo il punto.


mah... più semplice da seguire... io ci ho messo un annetto per capire i vari meccanismi del ciclismo, non mi sembra così tanto... certo il calcio è sempre uguale, sempre 90', ma è anche molto molto molto più monotono rispetto al nostro sport preferito. La varietà e la complessità di situazioni che offre il ciclismo non la offre nessun altro sport, il ciclismo è unico. Certo per capirlo ci vuole un pochino, ma alla fine neanche troppo: nelle classiche vince chi arriva primo, nei GT si fà la somma tempi (e quindi montagne e cronometro, dove si fanno i distacchi, sono decisive). Capito questo stai già all'80%.


D'altro lato, bisogna anche considerare l'offerta del prodotto calcio con annesso e connesso gli interessi che girano attorno. E quindi il bombardamento mediatico cui siamo sottoposti. NOn sostengo che c'é una congiura internazionale giudaico-bolscevica. Piu semplicemente, i media danno piu risalto allo sport che muove piu interessi.


come sport muove più interessi perchè legato ai grandi imprenditori e finanzieri, per fare un esempio se Berlusconi comprasse la Liquigas credo che ci dovremmo "sorbire" il ciclismo 24 ore su 24 (magari...)

 
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  postato il 03/10/2008 alle 08:27
Originariamente inviato da Ottavio

Il calcio è riuscito sempre più a far immedesimare la gente. La rivalità tra città o addirittura tra quartieri infatti trova le sue origini addirittura nel medioevo. Le squadre di club italiane hanno iniziato a vincere in Europa e sono arrivati i soldi del capitalismo italiano (Agnelli, Moratti ecc.).



Questo è vero, il calcio crea grandi rivalità tra città e città (o quartiere e quartiere) e per questo è apprezzato, perchè crea gruppi e ognuno può essere accettato e quindi sentirsi riconosciuto in un gruppo tramite il calcio.

ma come contenuti sportivi siamo lontani anni luce, il ciclismo è varietà, è fatica, è sofferenza, è un qualcosa che va oltre le semplicistiche rivalità forza Milan-forza Inter, forza Roma-forza Lazio. È ovvio che questi slogan semplici fanno più presa sulle masse, che non eccelgono in fatto di cultura.

 
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  postato il 03/10/2008 alle 08:31
Originariamente inviato da pacho

Forse peró tanto interesse era anche troppo business-pericoloso QUI IN ITALIA, dove praticamente tutti i capitani di industria (leggi sponsor) avevano /hanno la propria squadra di calcio quando non addirittura 3 reti televisive+una squadra di calcio con relativi arbitri[/b


Frase da incorniciare.

E poi hai citato alcune rivalità e alcuni campioni storici del ciclismo, ma se vogliamo i grandi personaggi ci sono eccome al giorno d'oggi, chi non si appassionerebbe a Paolo Bettini o Davide Rebellin, o ancora a Di Luca? La gente potrebbe tranquillamente appassionarsi al ciclismo tramite questi fuoriclasse, ma purtroppo la frase che hai scritto spiega il perchè ciò non avviene.

 
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  postato il 03/10/2008 alle 14:40
Originariamente inviato da babeuf
io ci ho messo un annetto per capire i vari meccanismi del ciclismo


un annetto????


se Berlusconi comprasse la Liquigas credo che ci dovremmo "sorbire" il ciclismo 24 ore su 24 (magari...)


ma tu dov'eri quando Berlusconi aveva anche l'Amatori Milano di rugby, il volley, il baseball e l'hockey su ghiaccio?

 

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