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Autore: Oggetto: E' morto Al Oerter, uno dei più grandi dello sport intero...

Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




Posts: 4217
Registrato: Oct 2003

  postato il 02/10/2007 alle 14:11
Al Oerter, il distinto signore, vegetariano e vegano, che faceva capolino ogni quattro anni, per vincere l’oro olimpico nel lancio del disco, se ne è andato ieri, a Fort Myers Beach, in Florida, all’età di 71 anni. Da tempo soffriva di cuore e la sua vita negli ultimi anni, aveva trasferito la giovialità ed il colore che lo accompagnavano fascinosi in ogni consesso, all’unica area delle tele dei suoi quadri. Un uomo straordinario, nell’unicità del suo tratto agonistico e nella concretezza del suo quotidiano, ed uno dei pochissimi sempre rimasto dilettante, anche quando le sue vittorie gli potevano donare contratti ed immagine ulteriore. Potremmo dire un dimenticato, come troppo spesso succede ai lanciatori, nonostante quattro ori in quattro Olimpiadi diverse e con la ragionevole possibilità di dire… che le medaglie più pregiate potevano essere sei o sette. Nato ad Astoria vicino a New York il 19 settembre 1936, giunse all’atletica per caso, quando, senza pretese, si cimentava nelle corse sulla tennisolite della sua gioventù, perché parte del programma dell’High School. Un giorno di settembre del 1954, venne sfiorato da un disco, lanciato da un discobolo considerato di ottimo valore. Già gentile come pochi, raccolse l’attrezzo e vedendo in lontananza il non ancora collega dimenarsi per la paura di averlo colpito, pensò di rispedirglielo con analogo lancio, sia per rassicurarlo sulla sua salute, che per la mancanza di tempo, visto che stava per partire la sua corsa. Fatto sta, che il lancio di ritorno di Al, finì una decina di metri più lontano dal punto dal quale era partito quello del discobolo. Osservò quello strano duetto il rude allenatore del camp, tal Jim Fraley, il quale senza pensarci andò da Oerter per dirgli di smetterla con le corse e di andare immediatamente sulla pedana del disco……



Anche se gli preferivo Jay Silvester e Ludvik Danek, Al Oerter fu a lungo un’immagine della mia fanciullezza e della prima gioventù. Del grande discobolo di Astoria, leggevo tutto quel che mi capitava a tiro, ma non potevo simpatizzare più di tanto per lui: era troppo misterioso, lo vedevo solo alle Olimpiadi che puntualmente vinceva, mentre Ludvik e Jay, gareggiavano in quei meeting sempre ripresi dalla illuminata televisione del tempo. Soprattutto Silvester mi aveva colpito, perché uomo facile a quei record del mondo che, per un bambino palpitante di passione, posson divenire un vortice di processi simpatetici.
Divenni un fan di Oerter quando, dopo le vittorie olimpiche nel ’56, ‘60, ‘64, ’68, quattro record mondiali (schiacciati dal poker di successi ai Giochi), ed un ritiro momentaneo che gli impedì di aggiungere al proprio palmares le medaglie di Monaco e Montreal (Olimpiadi poi conquistate con misure lautamente alla sua portata), si ripresentò sulle pedane a 44 anni, per conquistare il biglietto per Mosca ’80. Vecchio ed acciaccato, si cimentò ai Trials e lanciò alla fantastica misura di 69,46 metri, suo primato personale e risultanza che gli avrebbe consentito la partecipazione con possibilità di successo ai Giochi sovietici, ma il boicottaggio glielo impedì. Quattro anni più tardi, il mio interesse sublimato su un misto di curiosità e tifo, mi convinse ad inserire Al, nel podio degli atleti più grandi in assoluto: a 48 anni pur non conquistando il pass per Los Angeles e per puro hobby, era ancora capace di lanciare a 63,90 metri, una misura che ad Atene 2004 lo avrebbe collocato al settimo posto!




Qualche sua dichiarazione…..

“Potevo provare la qualificazione per i Giochi di Seul, ma c’era troppo doping per trovare gli stimoli. Uno schifo…”

“Cos’è stato lo sport per me? Beh…prima di tutto un passatempo e verificare dove potevo arrivare, ma non mi sono mai allenato come un professionista. Mi bastava quel minimo che era sempre un sacrificio nella collocazione di una giornata fra lavoro e famiglia…”

“Dicono che la fortuna la si deve cercare. Sarà, ma a volte viene senza nessuna ricerca, C’è e basta, ed io sono stato fortunato…”

“A volte mi chiedono quale sia stata la gara più facile, ed io non ho dubbi nell’individuarla nelle Olimpiadi di Città del Messico. Pioveva a dirotto e gli altri si andarono a rilassare al caldo, perdendo la concentrazione. Io rimasi a ridosso della pedana, certo sotto l’acqua, ma fra corsette ed esercizi, seppi mantenere la concentrazione. Quando la gara riprese, vinsi senza nessun problema. Avevano sbagliato gli altri…”

“Jay Silvester mi definiva “quel maledetto di Astoria”, ed aveva ragione, perché lui lanciava sempre bene ed io ogni quattro anni, con fortuna, lo battevo. Lui è stato bravissimo, come bravissimo lo era Rink Babka, un mio grande amico. Io ho avuto solo più fortuna di loro…”

“Mi chiedono se la mia è esagerata modestia, ed io rispondo che è realismo…”

“La gara più difficile? Tokyo ’64. Ero da ospedale ed i medici non volevano che gareggiassi. Un dolore lancinante a causa di un grave problema ad una vertebra cervicale causato da una caduta in allenamento. Mi feci mettere un tutore al collo e lanciai ugualmente, sopportando fitte come mai nella mia vita. Vinsi è fui ripagato del dolore che stavo subendo…”




“Perché dipingo? Credo che gli intrecci di colori e forme siano una nostra costante. Riportarli su una tela è un modo per raffigurarci l’insieme che ci circonda e che non dovremmo mai dimenticare…”

“M’han chiesto cosa provai durante le contestazioni dei miei colleghi neri all’Olimpiuade messicana. Beh credo che tutto si riassuma sulle giuste ragioni della loro contestazione. L’America era questa, nasconderlo è da stupidi…”

“Ognuno di noi ha dei rimpianti, anche i fortunati come me. E ‘ umano essere così, l’importante è non farsene un cruccio troppo forte. Il mio rimpianto, s’è consumato negli anni che vanno dal ’69 al ’77. Mi ero ritirato, ma quel che feci nell’80, mi dimostrò che se avessi destinato, anche in quel periodo, un’ora al giorno per gli allenamenti, forse avrei vinto un’altra Olimpiade. Ma è un rimpianto da poco, ci sono altre cose nella vita…”

“Chi è stato più forte fra me e Carl Lewis? Lui è famoso, io quasi sconosciuto al grande pubblico. Lui era un professionista, io un dilettante. Le differenze ci sono, ma non mi interessano. Nemmeno questi confronti sono ragionevoli. Lui era uno sprinter, io un lanciatore. Piuttosto è grave che troppa gente non concepisca fino in fondo le difficoltà dei lanci…”


Meraviglioso Al!
Beh... per me, i dubbi non ci sono proprio e quando mi capita di insegnare ad un ragazzo cosa sia lo sport e la nobile atletica, un capitolo enorme lo riservo proprio ad Oerter. All’altro, solo un distinguo non particolarmente intenso e, soprattutto, proiettato su direzioni tanto comuni oggi….. Ne parlai attraverso una involontaria interlocuzione con un allenatore americano, fratello di latte di Jim Hines, olimpionico sui 100 nel ‘68…. e ricevetti significative conferme…
Caro Al, ti sia lieve la terra!

Morris

 

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"Non discutere con gli stupidi, perchè scenderesti al loro livello e ti batterebbero per la loro esperienza".

 
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  postato il 02/10/2007 alle 15:07
ciao grande campione

 

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Se si è ritirato Bewolcic si possono ritirare tutti...


Gianni



 
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Livello Fausto Coppi
UTENTE DELL'ANNO 2009
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  postato il 02/10/2007 alle 15:09
Ho appreso la notizia della sua scomparsa stamattina, leggendo la Gazzetta...

...

Se ne va uno dei più grandi sportivi di sempre... anzi no, non se n'è andato, perché Al continuerà a vivere per sempre grazie all'immortalità delle sue imprese...

Riposa in pace...

 

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« La superstizione porta sfortuna »
(Raymond Merrill Smullyan, 5000 B.C. and other philosophical fantasies, 1.3.8)


Fantaciclismo Cicloweb 2010

Piazzamenti sul podio:


Omloop Het Nieuwsblad Élite: 3°
E3 Prijs Vlaanderen - GP Harelbeke: 2°
GP Miguel Indurain: 1°
Ronde van Vlaanderen / Tour des Flandres: 3°
Rund um Köln: 1°
Liège-Bastogne-Liège: 1°
Giro d'Italia: Carrara - Montalcino: 2°
Tour de France: Sisteron - Bourg-lès-Valence: 1°
Tour de France: Longjumeau - Paris Champs-Élysées: 1°
Tour de France - classifica finale: 3°
Gran Premio Città di Peccioli - Coppa G. Sabatini: 1°

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Asso di Fiori

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/10/2007 alle 15:37
Decisamente un personaggio.

 

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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Livello Eddy Merckx




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  postato il 02/10/2007 alle 16:02
Mirabile l'informativa di Morris sul discobolo Al Oerter,a ricordo di un grande atleta non sufficientemente riconosiuto.
Considero il gesto del lancio del disco tra i più belli fra i gesti sportivi. Anche se ho 52 anni, mi piace compiere questo gesto, ogni tanto, senza attrezzo, per il semplice piacere di sentire il gesto.
E' ben evidente il "caricamento" con abbassamento del baricentro che precede l'esplosione, immortalato nella foto con il collare ortopedico.
Mi viene un dubbio rispetto alla prima foto, quella colta nell'attimo che precede il lancio e chiedo a Morris, se mi può rispondere: il braccio destro che tiene il disco, non é troppo basso, la mano non dovrebbe essere un poco più in alto?


 
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Livello Tour




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  postato il 02/10/2007 alle 16:58
Un grandissimo dello sport.
Addio Al

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 02/10/2007 alle 17:12
Originariamente inviato da annasci

Mirabile l'informativa di Morris sul discobolo Al Oerter,a ricordo di un grande atleta non sufficientemente riconosiuto.
Considero il gesto del lancio del disco tra i più belli fra i gesti sportivi. Anche se ho 52 anni, mi piace compiere questo gesto, ogni tanto, senza attrezzo, per il semplice piacere di sentire il gesto.
E' ben evidente il "caricamento" con abbassamento del baricentro che precede l'esplosione, immortalato nella foto con il collare ortopedico.
Mi viene un dubbio rispetto alla prima foto, quella colta nell'attimo che precede il lancio e chiedo a Morris, se mi può rispondere: il braccio destro che tiene il disco, non é troppo basso, la mano non dovrebbe essere un poco più in alto?




La foto che richiami è del 1960, scattata in occasione dei Trials di Palo Alto. E’ la più popolare, quella che Al usava per porvi l’autografo, forse perché è la prima a colori della sua carriera.
Il suo stile era originale, se vogliamo meno ortodosso di quello di un Jan Silvester, di un Ludvik Danek, di un Lothar Milde, o del più modesto, ma pur sempre tre volte finalista olimpico, il polacco Edmund Piatkowski. Effettivamente il suo braccio destro è basso, ma lui ha sempre lanciato così. Se guardi altre fotografie noterai differenze molto minime in gran parte dovute al frangente dello scatto dell’istantanea.
La posizione della foto col collare ortopedico, risale a Tokyo e rappresenta un’altra fase del lancio, ma va pure detto che nel giorno che gli valse il terzo oro olimpico, le sue condizioni (che basterebbero per urlare la sua immensa grandezza), lo costrinsero a modificare un poco la tecnica per non agire troppo sulla vertebra cervicale.
Stile originale dunque, ma pure una grandissima costanza ed una formidabile capacità di adattarsi alle condizioni ambientali e fisiche. Nella sua carriera olimpica, su 24 lanci di finale, incappò in un solo nullo, a Città del Messico in un giorno di pioggia battente. Anche questo aspetto, ci mostra la sua grandiosità.
Ciao!

 

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Livello Octave Lapize




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  postato il 02/10/2007 alle 17:16
Bel personaggio. trovarne ancora!

Morris una domanda senza nessuna dietrologia e malizia, trattasi di sincera curiosità sportiva.

Dici che Al a 44 anni ha fatto il suo personale. Come lo spieghi?
Stando a quel che tu racconti, azzardo io una possibilità: Al potrebbe veramente essere stato l'ultimo dei "dilettanti" e quindi solo se sufficientemente stimolato raggiungeva i propri limiti.
Oppure negli anni del ritiro è cambiato qualcosa nella tecnica di lancio?
Oppure è una balla quello che ci raccontano sempre, ovvero che dopo i 30/35 comincia il declino (io ovviamente spero sia quest'ultima la risposta giusta ).
Ciao,
gall

 

[Modificato il 02/10/2007 alle 17:23 by galliano]

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Livello Eddy Merckx




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  postato il 02/10/2007 alle 17:27
Grazie M O R R I S per la rapida e ricca risposta.

Al Oerter era davvero un fenomeno anche per il fatto di riuscire a rimanere in pedana dopo gesti di potenza mondiale!

 
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Moderatore




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  postato il 02/10/2007 alle 17:31
Ho letto ieri la notizia ma non mi sono dilungato molto perchè ero sicuro di trovare qualcosa qui.Beh senza dubbio un grande e lo si capisce anche dalle dichiarazioni riportate.
 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 02/10/2007 alle 17:45
Il lancio del disco è straordinariamente tecnico. Prima ho scritto della sua adattabilità. Bene, Al, se vogliamo, non ha mai avuto un tecnico, salvo quelli della nazionale in occasione delle Olimpiadi. Era costretto ad osservare i colleghi e, nel frattempo, adattare il suo fisico alla gestualità più adatta a lui.
Fatto sta che il top dei discoboli, s'è sempre collocato (salvo il periodo degli ormoni a gogò) su un'età superiore ai 30 anni. Silvester. lanciò fino ad oltre i 40 anni, con risultanze di pregio e quando superò i 70 metri (70,38 per la precisione) aveva già 34 anni, idem John Powell, per non parlare dello svedese Ricky Bruch, che giunse al primato, sulle soglie dei 40 anni.
Al Oerter, per quasi dieci anni non lanciò e, da perfetto dilettante, era solito raggiungere le punte di allenamento a poco meno di due ore, con una media giornaliera di un'ora. Quanto basta per dire che non s'è mai sfruttato.
Nel 1980, era integro, vegetariano (che non è poi così male....), pragmatico su tutto (anche nella ricerca della perfezione pittorica...) ed un lancio molto superiore alla media dei propri migliori, è sempre scappato a tutti, sia nel disco, nel giavellotto (soprattutto), nel martello ed un po' meno nel peso. Dunque, può essere possibilissimo che dopo una decina d'anni, abbia pure potuto correggere qualcosa nell'allenamento e nella tecnica; per esempio, da vecchio, lanciava in maniera più classica. E poi, attenzione: il 69,46 dell'80, sta quattro metri e mezzo abbondante dal suo secondo miglior lancio.
Circa la chimica, io la mano sul fuoco non la metto su nessuno, quindi anche per lui. E lo farei anche su mio figlio, se fosse un atleta di vertice. Mi sento però di dire con sicurezza assoluta che un suo doping eventuale, non era da scalino: per intenderci quello che hanno potuto e possono sfuttare taluni, guarda caso suoi connazionali o similari...
Lo sport mi ha insegnato a gardare sotto la coltrina della chimica e chi crede agli innocenti o agli immacolati, forse è bene che smetta di pensare all'idolo vergine. Anzi, sarebbe meglio che lo sport lo praticasse per sè, enza guardarlo e....sognare sugli altri.
Ciao!

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/10/2007 alle 17:46
uno dei più grandi nella storia dell'Olimpiade, e lo dimostra il fatto che è uno dei più conosciuti nonostante i lanci non abbiano il seguito che hanno i salti o la corsa.

Mi è venuto da ridere qualche anno fa quando lessi sulla Gazzetta che Lars Riedel era il più grande discobolo di sempre: non ricordo l'autore dell'articolo (forse Merlo o Molinaro: di solito sono loro le firme dell'atletica), ma insomma...

 

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"L'uomo da battere è Gianni Bugno, e quasi certamente non riusciremo a batterlo" (Greg Lemond, Stoccarda, 24 agosto 1991)

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  postato il 02/10/2007 alle 17:54
Sono un po' troppo giovane per ricordarlo in azione, ma era- e le parole di Morris lo confermano- un gran personaggio e un grande uomo.
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/10/2007 alle 08:52
Veramente un grande; uno di quei nomi mitici dell'infanzia, visibili sugli album di figurine e solo una volta ogni 4 anni alle Olimpiadi...
La ragione e il ricordo mi permettono di arrivare solo fino a Mexico '68; rammento di aver pensato "Ma questo vince sempre?..."
Fra l'altro ho scoperto in questi giorni che non era poi neppure male sui 100 m. piani, con un personale di 10"8, sicuramente realizzato in gioventù...

 

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"...Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta, penso che per la razza umana ci sia ancora speranza..." (H.G. Wells)

 
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