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Autore: Oggetto: Graffiti - Franco Balmamion, campione taciturno e concreto.

Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




Posts: 4217
Registrato: Oct 2003

  postato il 25/08/2006 alle 01:41
Quando oggi un corridore vince un grande Giro senza passare per primo il traguardo in una singola tappa, si è soliti dire che ha vinto “alla Balmamion”. L’accostamento, sul piano statistico è azzeccato, ma è bene sempre fare dei distinguo e spiegare certi perché, in quanto si corre il rischio di sminuire i successi, sia di Balmamion, che del corridore col quale si va al confronto. Franco, sia chiaro, è stato un campione, certo ben poco spettacolare, ma sincronico ad una realtà dello sport. In altre parole, ha sfruttato al massimo le sue qualità non eccelse, e già per questo, viste le risultanze, merita attenzione e pure ammirazione.
Il fatto poi che non sia stato una meteora, aggiunge al giudizio, una conferma significativa sui suoi valori di nota. La storia del ciclismo, come di altre discipline del resto, è piena di “occasionali”, ovvero atleti che han saputo sfruttare al massimo, una o due volte, l’occasione di una congiunzione fra le proprie qualità fisiche e tattiche, con la fortuna o l’anomalia degli eventi. Non è così per Balmamion, il quale non ha vinto Giri, grazie a fughe bidone per poi sparire e non essere più fra i protagonisti. Questo piemontese doc, in tutte le corse a tappe disputate, escluse le ultime, quando i suoi compiti erano quelli del gregario, è sempre stato un evidente, ed ha colto altri podi che lo eleggono a campione, perlomeno, per i più scettici, di regolarità.

Certo, nel suo palmares, ci sono due successi (’62 e ’63), un secondo posto (’67) e altri quattro piazzamenti a ridosso del podio al Giro d’Italia, un terzo posto (’67) al Tour de France, ma non ci sono vittorie di tappa e questo aspetto da voce e spago ai suoi detrattori, ma è pur vero che Balmamion era praticamente fermo in volata e tutto ciò ha pesato notevolmente sul suo curriculum. Una dimostrazione di quanto detto, viene dai suoi undici podi su singole tappe del Giro o del Tour, dove è giunto al traguardo col tempo del vincitore. Viene pure dal suo 3° posto colto alla Milano Sanremo nel 1965, quando fu battuto in volata da Arie Den Hartog e Vittorio Adorni, giunti nell’ordine. Insomma, uno che ha inciso sul suo tempo, anche se non ha mai dato esempio di tangibile spettacolarità.
Nella storia lontana e più sconosciuta della carriera del taciturno torinese, i segni di una luce notevole, c’erano tutti. Nei due anni fra i dilettanti fu capace di vincere in bellezza una quindicina di corse, fra le quali una prova che, negli anni, si dimostrò premonitrice: il Trofeo San Pellegrino a tappe, a quei tempi un appuntamento classico per verificare i giovani più adatti alle prove a frazioni.
Passato professionista giovanissimo, nel 1961, a ventun anni non ancora compiuti, all’interno della Bianchi e poi di quella Carpano che aveva come indiscusso capitano Nino Defilippis, Franco Balmamion, si mise subito in luce nelle corse più dure: si piazzò secondo nella tappa inaugurale del Giro d’Italia a Torino, quarto nella dura frazione di Trento e chiuse la corsa rosa al ventesimo posto. Nel finale di stagione colse un bel terzo posto nel giro dell’Emilia. L’anno seguente, al Giro d’Italia, dopo aver colto significativi piazzamenti nelle tappe di Perugia (3°) e, soprattutto, a Pian dei Resinelli, dove si inchinò al solo camoscio spagnolo Angiolino Soler, nella frazione pianeggiante che portava la carovana da Lecco a Casale Monferrato, si inserì in una fuga e guadagnò la maglia rosa che poi seppe difendere bellamente sulle Alpi.

Fu attaccato e non portato in carrozza come qualcuno, dimenticando, ebbe a dire, ed a Milano, i fiori del trionfo accompagnarono meritatamente il piemontese.
Franco Balmamion, a ventidue anni da poco compiuti, era dunque entrato nella storia. Aldilà del sempre importante concetto che dispone a valore la regolarità, la superiorità ed il merito del piemontese, si vide compiutamente zoomando l’attenzione sul suo recupero all’indomani della più terribile tappa dell’era moderna del ciclismo, la Belluno – Moena, accorciata a traguardo sul Passo Rolle, per una bufera di neve senza precedenti. In quella giornata che elevò a gloria “l’angelico” abruzzese Vincenzo Meco, giunsero al traguardo solo 53 corridori e fra i 57 ritiri rattrappiti dal freddo anche il mitico Charly Gaul, Balmamion fu uno dei migliori, arrivando sul Rolle con ancora in serbo quelle forze che poi nel prosieguo si rivelarono decisive. Sui venti e più centimetri di neve presenti sulla carreggiata del Rolle, si sciolsero le punte velleitarie di autentici camosci come Imerio Massignan, di nerboruti scalatori come Vito Taccone, di specialisti della sofferenza come Graziano Battistini, proprio colui che in quel giorno di tregenda conquistò la maglia rosa. Tutti gli stranieri uscirono di classifica e dire che di bravi, nel cast di quella edizione, ce ne stavano. Balmamion, dunque, vinse il Giro con merito, punto.
La stagione ’62 però, gli riservò altre soddisfazioni, grazie ai successi in solitudine (e non poteva essere diversamente) nella Milano Torino e nel Giro dell’Appennino (chi si eleva sulla Bocchetta è sempre perlomeno un ottimo). Nel 1963, vinse alla grande il Campionato di Zurigo, già allora classica internazionale, anche se non di livello primario. Al Giro d’Italia, di fronte ad un cast stavolta meno valoroso, concesse il bis, sfruttando la sua regolarità e superando Vittorio Adorni, tanto virtuoso e audace, quanto vittima nella decisiva tappa di Moena, di una grave crisi. A soli 23 anni, dunque, il piemontese soprannominato “cinese”, poteva così vantare un palmares tra i migliori della storia, a quella età. Balmamion, che nel frattempo era stato azzurro ai mondiali del ’62 a Salò (ritirato) e ’63 a Renaix (ritirato), dopo un’interlocutoria stagione ’64 (finì il Giro 8°), ritornò a delle buone prestazioni nel ’65, dove vinse con Italo Zilioli il Criterium di Caen, giunse 5° al Giro d’Italia, mentre ai mondiali del Nurbrugring, con l’ottavo posto, fu il primo degli italiani.
Nel ’66 vinse il Circuito di Cirié e finì 6° nella “corsa rosa”.

Tornò a ruggire in grande stile nel ’67, il primo in maglia Molteni, quando arrivò secondo al Giro d’Italia dietro a Gimondi e davanti ad Anquetil. Vinse in solitudine il Giro di Toscana che gli valse il titolo di Campione d’Italia e arrivò terzo al Tour de France, dietro Roger Pingeon e l’ex sacrestano spagnolo Julio Jimenez. A completare la sua ottima annata, giunsero poi le vittorie nel Circuito di Maggiora e nella frazione di Prati di Tivo di quella Cronostaffetta che, per la Molteni, si tramutò in un trionfo. Ai mondiali di Herleen, i primi vinti da Eddy Merckx, finì 30°. Nel ’68 ebbe una evidente flessione di risultati. Nonostante ciò, chiuse il Giro all’ottavo posto e partecipò ai Mondiali di Imola vinti da Adorni, dove si ritirò. L’anno successivo passò alla Salvarani di Gimondi, ed il suo ruolo cambiò, orientandosi sempre più verso il gregariato. Nella sua prima stagione con l’asso di Sedrina, vinse la Cronosquadre della Parigi Nizza, di nuovo il Circuito di Maggiora e il Criterium Camors. Nel ’70 nonostante la sua totale devozione a Gimondi chiuse sia il Giro che il Tour al 12° posto. L’anno seguente finì alla Scic, portando la sua esperienza al servizio di una formazione che aveva più di una freccia nel proprio arco. Terminò la carriera alla fine del 1972.

Il Cinese
Franco Balmamion, è nato a Nole Canavese (Torino), l’11 gennaio 1940.
Rimasto orfano all’età di tre anni, venne cresciuto con amore paterno da uno zio che era stato qualcuno nel ciclismo e che mi piace ricordare anche con la foto che segue: Ettore Balmamion.

1926 – Ettore Balmamion (Magninot) vince la Coppa Terrazza.
Costui, aveva un soprannome, “Magninot”, che spesso si confondeva con le sue generalità e l’intera famiglia Balmamion. Era un uomo forte, non di grande taglia, con una gioventù che lo aveva visto fior di dilettante, molto bravo in salita e capace di vincere, tra le altre belle corse, assieme ai compagni della U.S. Pro Dronero, la Coppa Italia, una cronosquadre che, a quei tempi, in epoca fascista, assumeva codici di richiamo nazionale. Ettore passò professionista, finì un paio di Giri d’Italia e, nel primo, quello del 1931, seppe conquistare il quinto posto finale, maglia rosa virtuale degli isolati. Dunque, un buon corridore anche nella categoria assoluta. Con Franco, Magninot, si comportò da buon piemontese, guardando soprattutto al sodo. Quando capì che la scuola poco si addiceva al ragazzo e alle esigenze di tutta la famiglia, trovò al giovane un impiego alla sezione ricambi della Fiat. I nuovi ritmi di vita, furono decisivi per cementare in Franco la vocazione di emulare e, magari, superare lo zio nel ciclismo. Già, perché la ventina di chilometri che si frapponevano fra la casa dei Balmamion a Nole e l’Officina di Torino, da percorrere in bicicletta, diventarono per il ragazzino una palestra per provarsi. Non tardò a capire di saperci fare. Raggiunta l’età per correre nell’allora categoria allievi (equivalente all’odierna degli juniores), il nipote di Magninot si diede davvero al pedale, incontrando l’ovvia “benedizione” dello zio. Con le corse, Franco, conobbe anche quel soprannome-nomignolo che non lo abbandonerà più: “il Cinese”, proprio per i suoi tratti somatici tendenti all’orientale.
Quando il giovane Balmamion, a soli ventun anni, passò professionista, in lui viveva una precisa volontà: guadagnare abbastanza per non tornare più all’officina Fiat. Per riuscirci, doveva sfruttare al massimo le sue qualità tecniche sulle ali di una forza d’animo non comune. Si sentiva tagliato per le corse a tappe, quelle dove i conti si fanno alla fine: per questo iniziò a mimetizzarsi in mezzo al gruppo, con l’occhio attento a raccogliere ogni occasione utile per un segmento di vantaggio. Più che i traguardi parziali, cercava una maglia a tinta unita e quei successi che entrano nella storia, fino ad aprire conti in banca sufficienti per dire addio a chiavi, martelli e schede da marcare: voleva il Giro. Quando i suoi ventidue anni vivevano ancor primavera, gli giunse la prima opportunità d’un ruggito: la corsa amata giungeva nella sua terra, a Casale Monferrato, passando per la pianura del vercellese. Lui, “il Cinese”, non poteva che spiccare le ali per il suo personale incontro, vestendosi di rosa. La sera, a Nole, fu festa e Magninot offrì da bere a tutti: in fondo, anch’egli, stava diventando grande.
Oggi, quarantaquattro anni dopo quel radioso giugno del 1962, il “Cinese”, divenuto distinto, cordiale e simpatico signore, può guardare il ciclismo con gli occhi di un anziano che sui pedali ha realizzato il suo sogno di vita. E’ un uomo che non dimentica zio Magninot, morto nel ’95 ad 88 anni, ed è un osservatore acuto di quei distinguo che fecero del pedale della sua epoca, un riferimento sportivo perlomeno pari al calcio. Era un ciclismo diverso, più umano, con interpreti di valore assoluto. Franco, lo sa bene.

Morris

 

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"Non discutere con gli stupidi, perchè scenderesti al loro livello e ti batterebbero per la loro esperienza".

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/08/2006 alle 08:17
purtroppo oggi non ho molto tempo per leggere, ma me la sono stampata e se riesco stasera prima di andare a nanna cercherò di apprendere qualcosa in più di questo campione a me pressochè sconosciuto...

grazie Morris

 

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EROE DEL GAVIA

A 2 Km dalla vetta mi sono detto "Vai Marco o salti tu o salta lui...E' saltato lui.
Marco Pantani.Montecampione 1998

27/28/29 giugno 2008...son stato pure randonneur

!platonicamente innamorato di admin!

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/08/2006 alle 09:18
Grazie Morris...

 

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Rebellin... l'ultimo Gattopardo

 
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Livello Franco Ballerini




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  postato il 25/08/2006 alle 09:22
gracie morris
per il articulo

puedes hablar tambien di la tappa di il rolle (giro 1962),
porque lei que angelino soler (3 tappe in giro 62), estubo escapado muchos kms, y torriani espero a
anular la etapa hasta que los italianos estaban bien colocados en la general.
ANgelino soler estubo escapado muchos kms.



entrevista a angelino soler in:
http://miarroba.com/foros/ver.php?foroid=30823&temaid=2706363

 
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Professionista




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  postato il 25/08/2006 alle 09:22
Lo scorso autunno ho avuto il piacere di pranzare con Franco Balmamion, Nino Defilippis,Italo Zilioli e Minetti (più giovane di loro e costretto ad interrompere la carriera da ciclista per un brutto incidente). A distanza di molti anni "giocavano" ancora tra di loro, prendedosi in giro e "punzecchiavano" Balmamion per il fatto di non aver mai vinto una tappa al giro...Fino ad allora avevo sentito parlare di loro, ma non conoscevo bene le storie di ognuno. E' stato piacevole sentirle raccontare direttamente dai protagonisti.
La cosa che più mi ha colpito e che ascoltandoli e guardandoli mentre commossi narravano le loro avventure si vedeva quanto hanno AMATO il ciclismo, quanto lo hanno ONORATO, RISPETTATO e quanto hanno imparato da questo bellissimo sport.

 
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Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
Utente del mese Agosto 2009




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  postato il 25/08/2006 alle 13:10
Mi fa molto piacere il ritorno di Morris con il suo scritto su Balmamion.
Parlare di ciclismo con Morris, sentirlo e leggerlo è sempre un'esperienza arricchente.

 

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Verità e giustizia per Marco Pantani: una battaglia di civiltà.

Arcana loggia per il ripristino della civiltà dell'ordalia.

IO NON L'HO VOTATO.

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Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping.

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 25/08/2006 alle 15:48
Grazie Morris, grazie ancora

 

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Giuseppe Matranga

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Livello Miguel Poblet




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  postato il 25/08/2006 alle 19:10
Mitici, Morris e il cinese!
 
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Livello Luison Bobet




Posts: 786
Registrato: Jan 2006

  postato il 25/08/2006 alle 20:00
Finalmente tornano gli stupendi racconti di Morris!! Nel leggere i tuoi racconti si ha l'impressione di essere lì, di veder passare la storia davanti agli occhi. Grande Morris, ora non te ne andare, ok? Anzi, ti chiederei (a tua scelta, compatibilmente con il tempo libero che hai) due racconti, se ti va:
1) Il Marco Pantani giovane, quello dei primi anni in cui avesti la fortuna di ammirare il suo talento cristallino;
2) Mi piacerebbe molto raccontassi qualcosa su un corridore che ho sempre ammirato: Alfio Vandi, un ragazzo della tua terra.

Senza fretta e se ti va, ovvio. Intantograzie d'esser tornato, Panta Forever!!

 

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Moderatore
Utente del mese Gennaio 2009




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  postato il 25/08/2006 alle 22:58
Grazie Morris.
Io attendo sempre, ma con pazienza infinita, la storia di Gepin.

grazie ancora.

 

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"Non esistono montagne impossibili, esistono uomini che non sono capaci di salirle", Cesare Maestri

"Non chiederci la parola che mondi possa aprirti, si` qualche storta sillaba e secca come un ramo...
codesto solo oggi possiamo dirti: cio` che non siamo, cio` che non vogliamo.", Eugenio Montale.

 
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Moderatore




Posts: 21608
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  postato il 26/08/2006 alle 19:36
Il solito "grazie", Grande Morris.

 

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Mario Casaldi - Cicloweb.it

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Livello Rik Van Looy




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  postato il 26/08/2006 alle 19:40
Che dire MOrris.. solo Grazie
 
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Moderatore
Utente del mese Agosto 2009




Posts: 6025
Registrato: Oct 2005

  postato il 26/08/2006 alle 22:05
Caro Morris, sono davvero contento che tu sia tornato a scrivere nel forum, spero che dopo la "pausa" estiva i tuoi interventi possano essere sempre più frequenti.
Ho apprezzato molto il tuo ritratto di Balmamion, un corridore troppo sottovalutato nelalstoria del ciclismo, ogni volta che viene citato il suo nome arriva immancabile il commento didascalico sulle sue due vittorie al Giro conseguite senza successi di tappa, come se per questo valessere di meno!
Molti, in modo superficiale, dimenticano che le corse a tappe le vincono i corridori più completi e costanti, se poi questi riescono a condire i loro successi anche con qualche traguardo di tappa, tanto di guadagnato però ciò non deve togliere merito a chi riesce a centrare "solo" l'obiettivo principale. Non tutti hanno lo sprint per vincere le volate o lo scatto secco per fare il vuoto in salita, nelal storia del ciclismo ci sono tanti regolaristi che, come Balmamion, hanno frequentano costantemente le prime posizioni nelle classifiche dei grandi giri.
Ripassando l'albo d'oro del Giro ho notato che solo 19 corridori hanno vinto più di un'edizione della corsa rosa, tutti grandi corridori, e tra questi il nome e la carriera di Balmamion sfigurano minimamente.
Grazie grande Morris.

 

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Vorrei morire in bici, in un giorno di sole, dopo aver scalato una di quelle montagne che sembrano protendersi verso il cielo, mi adagerei sull'erba fresca senza rimpianti, attendendo con serenità il compiersi del mio tempo. Non importa se sarà ...oggi o tra cent'anni, avrò in ogni caso trovato il mio giorno perfetto.

 
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Livello Fausto Coppi




Posts: 1635
Registrato: Apr 2005

  postato il 27/08/2006 alle 12:25
Franco Balmamion mi ha fatto soffrire battendo Adorni, la cicala, del 63.
A 23 anni aveva 2 giri in saccoccia...... oggi sarebbe idolatrato. Ai suoi tempi, di tifosi ne aveva pochini, come lo stesso Adorni o lo stesso Zilioli. Eravamo abituati troppo bene , se così si può dire, per snobbare un vincitore di due giri...
Ciao Morris, un abbraccio!!

 

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pedala che fa bene.....

 
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Livello Learco Guerra




Posts: 918
Registrato: May 2005

  postato il 27/08/2006 alle 22:06
altro bel quadro sul ciclismo del passato.
Balmamion l'ho visto recentemente in qualche trasmissione di tv locali e l'ho sentito parlare del ciclismo passato e attuale con molto equilibrio e competenza

 

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Moderatore




Posts: 3308
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  postato il 29/08/2006 alle 01:31
Sono contento di rileggere un racconto di Morris sul forum.Anche questa volta un lavoro egregio.
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/09/2006 alle 01:00
Originariamente inviato da Morris

Certo, nel suo palmares, ci sono due successi (’62 e ’63), un secondo posto (’67) e altri quattro piazzamenti a ridosso del podio al Giro d’Italia...


Da giorni sto cercando conferma ad un mio dubbio, senza trovare risposta neppure nei siti specializzati: nel 1967 ero un bambino, ma divoravo già la "Gazzetta" di mio zio consultando le classifiche del Giro.
Ora, mi sembra di ricordare che Balmamion in una delle prime tappe del Giro 1967 (la seconda?) fosse rimasto attardato finendo ultimo in classifica generale con un ritardo simile a quello che poi ebbe alla fine arrivando secondo... possibile?
Se i miei ricordi non sono fallaci, sarebbe stata una impresa notevole, che aggiungerebbe grande spessore al personaggio, ed anche un episodio sorprendentemente e stranamente mai sottolineato in maniera adeguata.
Me lo sono sognato?

Forse bisognerebbe chiederlo a lui...

 

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"...Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta, penso che per la razza umana ci sia ancora speranza..." (H.G. Wells)

 
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Livello Tour




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  postato il 03/09/2006 alle 08:57
Balmamion arrivò nel Giro del 1967:
1° tappa Alessandria: 3° volata di gruppo
2° tappa La Spezia: 38° a 2'30" da Gimondi che vincerà il Giro
3° tappa Prato: 36° in gruppo
4° tappa Chianciano: 42° in gruppo
5° tappa Napoli: 40° in gruppo
6° tappa Palermo: 39° in gruppo
7° tappa Etna: 20° a 13" da Gimondi
8° tappa Cosenza: 23° in gruppo
9° tappa Taranto: 12° in gruppo
10° tappa Potenza: 63° a 1'08" dai migliori
11° tappa Salerno: 30° in gruppo
12° tappa Block Haus: 19° a 16" da Gimondi
13° tappa Riccione: 23° in gruppo
14° tappa Lido degli Estensi: 57° in gruppo
15° tappa Mantova: 82° in gruppo
16° tappa Verona crono: 10° a 34" da Gimondi
17° tappa Vicenza: 2° staccando Gimondi di 3'50"
18° tappa Udine: 25° in gruppo
19° tappa Tre cime di Lavaredo: 11° a 40" da Gimondi
20° tappa Trento: 3° assieme al gruppo di Gimondi
21° tappa Tirano: 17° a 4'19" da Gimondi
22° tappa Ghisallo 2° staccando Gimondi di 36"
22° tappa Milano: 33° in gruppo

Quindi non è vero che Balmamion sia mai arrivato staccatissimo e ultimo in classifica
PS Questo passerà nella storia ciclistica come quello della "Santa Allenza" degli italiani. Nella tappa Trento-Tirano con Gimondi in fuga, nessuno dei corridori italiani aiutò Anquetil a riprenderlo.

 

[Modificato il 03/09/2006 alle 09:08 by Gibo]

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Josè Manuel Fuente era un simpatico guascone. L'ho visto sovente battersi il pugno sul petto e gridare: "vincente o perdente, lotto sempre col cuore..."

 
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Moderatore




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  postato il 03/09/2006 alle 14:03
Solo ora sono riuscita a trovare il tempo di leggere...
Grazie mille, piano piano grazie soprattutto ai tuoi racconti mi sto figurando come fosse davvero quell'epoca che, anche se non ho vissuto, mi manca

 

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Enula.
http://www.cicloweb.it
http://www.cicloweb.it/Pg/pg.html

 
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Moderatore




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  postato il 03/09/2006 alle 15:15
Ciao Luke, non avevo letto questo post con le richieste fatte a Morris, sennò t'avrei risposto prima.
Ciò che chiedi Morris ce l'ha già regalato, ti metto sotto i link.


Originariamente inviato da luke

1) Il Marco Pantani giovane, quello dei primi anni in cui avesti la fortuna di ammirare il suo talento cristallino;


"Due storie di talento...": http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=4267

2) Mi piacerebbe molto raccontassi qualcosa su un corridore che ho sempre ammirato: Alfio Vandi, un ragazzo della tua terra.


La puntata di Graffiti dedicata ad Alfio Vandi: http://www.cicloweb.it/graff046.html

Anzi, colgo anche l'occasione per segnalare a tutti che questo è l'archivio di Graffiti, la rubrica di Cicloweb.it che Morris cura personalmente, col solito rispetto e la solita passione per questo sport:

http://www.cicloweb.it/arkgra.html



 

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Mario Casaldi - Cicloweb.it

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Livello Luison Bobet




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  postato il 03/09/2006 alle 21:03
Mario, mille grazie per la segnalazione: le vado subito a leggere.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/09/2006 alle 22:20
caro morris,
anche io ho conosciuto balmamion , che ha il carattere ed il comportamento del vero piemontese.
defilippis invece è molto diverso.

a stabilire la statura del cinese , bastano i nomi degli avversari con cui si è confrontato, come ha giustamente ricordato il maestro morris.
che tempi.

ciao
mesty

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 04/09/2006 alle 13:21
Originariamente inviato da Gibo

Balmamion arrivò nel Giro del 1967:
1° tappa Alessandria: 3° volata di gruppo
2° tappa La Spezia: 38° a 2'30" da Gimondi che vincerà il Giro
3° tappa Prato: 36° in gruppo
4° tappa Chianciano: 42° in gruppo
5° tappa Napoli: 40° in gruppo
6° tappa Palermo: 39° in gruppo
7° tappa Etna: 20° a 13" da Gimondi
8° tappa Cosenza: 23° in gruppo
9° tappa Taranto: 12° in gruppo
10° tappa Potenza: 63° a 1'08" dai migliori
11° tappa Salerno: 30° in gruppo
12° tappa Block Haus: 19° a 16" da Gimondi
13° tappa Riccione: 23° in gruppo
14° tappa Lido degli Estensi: 57° in gruppo
15° tappa Mantova: 82° in gruppo
16° tappa Verona crono: 10° a 34" da Gimondi
17° tappa Vicenza: 2° staccando Gimondi di 3'50"
18° tappa Udine: 25° in gruppo
19° tappa Tre cime di Lavaredo: 11° a 40" da Gimondi
20° tappa Trento: 3° assieme al gruppo di Gimondi
21° tappa Tirano: 17° a 4'19" da Gimondi
22° tappa Ghisallo 2° staccando Gimondi di 36"
22° tappa Milano: 33° in gruppo

Quindi non è vero che Balmamion sia mai arrivato staccatissimo e ultimo in classifica
PS Questo passerà nella storia ciclistica come quello della "Santa Allenza" degli italiani. Nella tappa Trento-Tirano con Gimondi in fuga, nessuno dei corridori italiani aiutò Anquetil a riprenderlo.


Complimenti per la completezza dei dati! Sarei molto interessato alla fonte (io non sono riuscito a trovarli), anzi, se potessi farmela sapere...

Comunque, i miei ricordi erano giusti al 50%...
Non avevo scritto "staccatissimo", ma effettivamente quindi nella seconda tappa il Nostro arrivò staccato dal gruppo dei migliori di 2'30", mentre alla fine il suo ritardo da Gimondi fu di 3'36". Forse ho "esagerato" nel ricordo, mettendolo all'ultimo posto della generale...
Del resto, rammentarsi con precisione, a distanza di quasi 40 anni, un episodio di cui conservo solo quello sbiaditissimo ricordo, sarebbe quasi impossibile... però mi compiaccio almeno di non aver "vaneggiato" completamente, e di non essermi inventata una cosa mai successa...

P.S. Anche questo è un ricordo "gonfiato" dall'età infantile, o il Giro del '67 fu super-entusiasmante, con frequentissimi cambi di maglia rosa (mi ricordo Schiavon...), e deciso solo il penultimo giorno (la tappa di Tirano), dopo che Gimondi si era visto annullare il vantaggio acquisito nella tappa delle Tre Cime (tappa annullata per le spinte, se ben ricordo)?

 

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  postato il 04/09/2006 alle 13:57
Originariamente inviato da Bitossi

P.S. Anche questo è un ricordo "gonfiato" dall'età infantile, o il Giro del '67 fu super-entusiasmante, con frequentissimi cambi di maglia rosa (mi ricordo Schiavon...), e deciso solo il penultimo giorno (la tappa di Tirano), dopo che Gimondi si era visto annullare il vantaggio acquisito nella tappa delle Tre Cime (tappa annullata per le spinte, se ben ricordo)?


Ciao Bitossi,
per questo ti puoi aiutare con l'archivio storico di http://www.memoire-du-cyclisme.net/ , anche se effettivamente i dati riportati da Gibo questo sito non li riporta, quindi il suddetto sito puà essere utilissimo per una ricerca sommaria, meno per una circostanziale.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 04/09/2006 alle 15:14
Originariamente inviato da Monsieur 40%

Originariamente inviato da Bitossi

P.S. Anche questo è un ricordo "gonfiato" dall'età infantile, o il Giro del '67 fu super-entusiasmante, con frequentissimi cambi di maglia rosa (mi ricordo Schiavon...), e deciso solo il penultimo giorno (la tappa di Tirano), dopo che Gimondi si era visto annullare il vantaggio acquisito nella tappa delle Tre Cime (tappa annullata per le spinte, se ben ricordo)?


Ciao Bitossi,
per questo ti puoi aiutare con l'archivio storico di http://www.memoire-du-cyclisme.net/ , anche se effettivamente i dati riportati da Gibo questo sito non li riporta, quindi il suddetto sito puà essere utilissimo per una ricerca sommaria, meno per una circostanziale.

Grazie Monsieur;
uso già Memoire du Cyclisme, che però è molto preciso per il Tour, non altrettanto per il Giro: segnala solo la classifica finale completa, i primi 10 di ogni tappa e chi indossava la maglia rosa; non mette però la classifica provvisoria dopo ogni tapppa.

A questo punto sono proprio curioso riguardo la fonte di Gibo...

Tornando al Giro '67, oltre ai dati statistici, volevo sentirmi confermare che fosse stata anche una edizione (la n.° 50, fra l'altro...) ricca di contenuti tecnici ed agonistici...
I miei ricordi di bambino sono semplicemente entusiasmanti: Gimondi, nuovo n.°1 (per poco tempo ancora...) del ciclismo mondiale, che "straccia", dopo ripetuti attacchi, l'ex n.° 1 francese, a dire il vero già nella parabola discendente...

 

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Livello Tour




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  postato il 05/09/2006 alle 20:25
I dati li ho trovati sulla " La grande storia illustrata del Giro d'Italia" di Sandro Picchi, ed. Nuove Edizioni Periodiche.

 

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Josè Manuel Fuente era un simpatico guascone. L'ho visto sovente battersi il pugno sul petto e gridare: "vincente o perdente, lotto sempre col cuore..."

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 10/09/2006 alle 23:48
Originariamente inviato da fuente
puedes hablar tambien di la tappa di il rolle (giro 1962),
porque lei que angelino soler (3 tappe in giro 62), estubo escapado muchos kms, y torriani espero a
anular la etapa hasta que los italianos estaban bien colocados en la general.
ANgelino soler estubo escapado muchos kms.


Caro Fuente, Angelino Soler è popolare in Romagna, la terra in cui vivo. Ha infatti militato, all’epoca dei suoi ripetuti successi di tappa al Giro d’Italia, assieme ad Antonio Suarez, altro bel rappresentante del ciclismo spagnolo, nella Ghigi, squadra avente sede in quel di Morciano, oggi in provincia di Rimini. Nel 2005, in occasione del ritorno del Giro a Cesena, fu invitato alle manifestazioni di presentazione nella zona, ed anche in quella occasione s’è potuto riscontrare quanto Angelino sia rimasto nei ricordi dei più anziani.

Sulla tappa più incredibile, forse dell’intera storia del ciclismo, che si concluse anzitempo in cima al Passo Rolle, nel Giro del ’62, ho raccolto diverse testimonianze, ma non posso ancora pubblicarle. La frazione che avrebbe dovuto portare i corridori da Belluno a Moena, attraverso sei colli, esattamente il Passo Duran, Forcella Staulanza, Cereda, Rolle, Valles e il San Pellegrino, fu ben presto falcidiata dalla neve. Soler attaccò subito, forse con l’intento di vincere i tanti GPM di quella giornata (a fine Giro, Angelino, vincerà tutte le classifiche, esclusa quella della maglia rosa), passò primo sul Duran e sul Forcella Staulanza, ma quando la neve cominciò ad essere copiosa, andò in crisi, mentre Vincenzo Meco, colui che era stato fino a quel momento il più regolare e forte nel seguire il passo del valenciano, diventò angelico come i suoi occhi azzurri. L’abruzzese, incentivò la sua andatura nell’incontro coi bianchi fiocchi e si involò lungo quei paesaggi così comuni nel ricordo della sua fanciullezza, vissuta fra i boschi ed i monti della Marsica. Passò leggero allo sforzo di quella che era una sua vocazione, nell’istmo che l’organizzazione aveva aperto sulla carreggiata, ed iniziò a scolpire il messaggio più grande della sua contorta storia nel ciclismo. Regale in bici e col sorriso gentile che s’era trasformato in una smorfia che accarezzava la fatica senza offenderla, Meco, scalò solitario il Cereda e giunse, altrettanto in solitudine, là dove la tappa doveva per forza finire: in cima al Passo Rolle. Sulla carreggiata c’erano venti centimetri di neve: nessuno avrebbe potuto scendere.
Quel giorno, Soler, così poco abituato ad incontrare simili condizioni atmosferiche, si sciolse e perse praticamente il Giro. A testimonianza dello sforzo esagerato a cui era stato costretto e sul quale aveva lasciato troppe facoltà, venne la tappa del giorno dopo, la Moena-Aprica. Qui, Vittorio Adorni, recitò al mondo il suo primo copione di campione ed Angelino, si ritrovò respinto di oltre cinque minuti: troppi, davvero troppi, per uno scalatore come lui. Ma gli acuti e la grandezza del valenciano, non tardarono a ritornare ai valori degli urli di nota e, nella tappa successiva, con l’arrivo in salita a Pian dei Resinelli, Soler, riprese come un fulmine un gruppetto di corridori non certo scalatori andati in fuga prima della salita finale, fra i quali Toni Bailetti e Alcide Cerato (sì proprio l’attuale presidente del Consiglio del ciclismo professionistico italiano) e si spinse su un assolo significativo su quelle non facili pendenze. Lì, ruggì il suo valore e, dietro di lui, l’ancor semisconosciuto “Cinese” del Piemonte, Franco Balmamion, giunto secondo ad 1’27” dalla furia valenciana in maglia Ghigi, gridò all’osservatorio che era un corridore predestinato alle corse a tappe.


Su Angelino Soler, grazie ad un’idea del nipote Justo Nieto, Juan Osés, ha recentemente scritto un libro sulla sua carriera. Per quanto mi riguarda, ho creato un file con un ritratto del valenciano che non so ancora se inserire nel mio prossimo volume “Graffiti 1”, o aspettare la concretizzazione di un progetto che dovrebbe dar vita ad un testo sulla “Ghigi”.


Ora, alle note su quel piccolo spaccato del Giro ’62 scritte sopra, posso aggiungere qualche dato sulla carriera, non lunghissima di questo scalatore, il cui massimo di risultanze, sta proprio nel primo lustro degli anni sessanta.
Si trattava di un grimpeur assai anomalo, in quanto non amava salire a scatti, ma sulla sella. Si alzava dunque raramente sui pedali, ma possedeva un ritmo ed una accelerazione che potevano fare davvero male. All’occorrenza, sapeva pure essere un finisseur, come quando vinse il Giro del Veneto, nel ’62, dove riuscì ad anticipare di una manciata di secondi, tre giovani italiani già di nome, come Cribiori, De Rosso e lo stesso Balmamion, coi quali aveva dominato la prova. Dopo uno splendido 1961, dove vinse, ancora indipendente (seppur aggregato allo squadrone Faema), ed a soli 21 anni, la Vuelta di Spagna, costruita su uno splendido assolo nella sua Valencia, nonché nei comunque importanti successi nella Barcellona-Madrid e nella Ruta del Sol (allora Vuelta Andalucia), non seppe mantenere compiutamente le promesse, ma i suoi traguardi di nota li colse ugualmente.

Le quattro tappe al Giro (tre nel ’62 ed una nel ’64), il comunque prestigioso sesto posto nel Tour del ’63, il citato Giro del Veneto ’62, la prova in linea della Subida a Arrate nel ’65 dove staccò sia Julio Jimenez che Federico Martin Bahamontes (che poi lo precedettero nella prova a cronometro del pomeriggio) e la Vuelta Valenciana nel ’66. In tutto diciannove vittorie: poche si direbbe oggi, ma erano tempi particolari quelli in cui ha corso Soler. Certo, perché il valenciano ha avuto la sfortuna di vivere nell’epopea in cui la Spagna poteva esibire l’Aquila di Toledo, ovvero il grande Bahamontes, quello più maturo, ed a lui accostava il delfino mai completamente realizzato Julio Jimenez, ed una lunga schiera di camosci che poi, pian piano, finiranno quasi tutti a formare quella Kas, a cui ogni sincero amante del ciclismo, non potrà mai evitare di donare un significativo quadro di ricordo. Angelino era micidiale, potrei dire gladiatorio nelle sue giornate d’acuto, ma anche incostante: la sua vera pecca. Probabilmente questo suo tallone d’Achille, stava in un non eccezionale recupero e se ben guardiamo la sua carriera, troviamo soventi punti grigi o non luminosi, dopo le giornate grandiose. Insomma, un bel corridore, che passa dunque alla storia come un’aurora che ha intristito presto i suoi bagliori, ma un atleta che nel ciclismo di oggi, il più scarso del secolare romanzo ciclistico per campioni veri, sarebbe probabilmente un brillante. Già, e forse anche un po’ per questo, fa bene ricordarlo e riportarlo a quei giovani che credono di saper tutto, solo perché corrono nel grigio-quasi nero ciclismo odierno, dove i loro riferimenti, sono spesso artefatti da modificazioni che ben poco hanno a che fare col naturale. Ed a loro è bene far sapere che Angelino, coi “mezzi” attuali, di gente come l’onesto Sastre, o il pur esageratamente decorato Heras, si sarebbe fatto polpette totali o frequenti. Sarebbe stato più tangibile di Mayo, ed i soli Valverde e Freire, nelle loro qualità, pur diversamente orientate, gli sarebbero stati superiori. Questo vale per Soler, ed in misura a volte anche maggiore, può benissimo spendersi per quei tanti spagnoli della sua epopea, che ho voluto necessariamente inserire nei miei file. I loro nomi non sfuggiranno di certo a chi conosce la storia del ciclismo e la guarda senza dare eccessivo peso agli albi d’oro, nonchè alle sempre presenti “cassandre della verità” aventi in mano il pallottoliere del computer…

Anche da qui, un urlo alle attuali miserie di un pedale che non ha nel doping comune a tutti gli sport il punto più nero, ma nei DNA non eccellenti di chi lo pratica. Già, perché un tempo, al ciclismo dei paesi storici di questo sport, giungevano tanti degli atleti potenzialmente migliori, mentre oggi, volendo essere buoni fino a diventare patetici, solo le eccezioni.
Questi aspetti, caro Fuente, valgono per l’Italia, ma anche per la tua Spagna, che oggi saluta e festeggia la vittoria nel campionato del mondo di basket, quando al tempo di Soler (classe 1939) e dei suoi poco più giovani connazionali Ocana e “Tarangu” (entrambi del 1945), per schierare una Nazionale accettabile, era costretta a “naturalizzare spagnoli”, gli yankee Clifford Luyk e Wayne Brabender. Sarebbero discorsi molto lunghi, che evito di approfondire per non annoiare, ma nascondono verità incontestabili e chi ha vissuto e vive lo sport in maniera trasversale alle discipline, sa bene quanto siano realtà….
Comunque, su Soler, che qui ho trattato sommariamente, come detto, pubblicherò prima o poi qualcosa di più sincronico al valore del personaggio e della sua storia.

Ora, caro Fuente, prima di farti leggere gli zoom sui tuoi connazionali della medesima epopea di Angelino che arriveranno col tempo, ti riporto i Graffiti su due iberici che ho stimato tanto e che un amante del ciclismo non potrà mai evitare di ringraziare per le emozioni che ci han lasciato: Luis Ocana e proprio il Tarangu del tuo nick. Con Josè Manuel, tra l’altro, porto a compimento una promessa vecchia di oltre un anno, fatta a Gibo.

Morris

 

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"Non discutere con gli stupidi, perchè scenderesti al loro livello e ti batterebbero per la loro esperienza".

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 11/09/2006 alle 01:13
straordinario

caro morris, quando puoi, illumina ancora il forum.

attendo con ansia una piccola storia della kas.

ciao grandissimo

mesty

 
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Livello Franco Ballerini




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  postato il 02/02/2007 alle 10:56
morris,mile gracie per il articulo di soler,
te piace molto il basket, como a me?



altimetria di tappa di moena 1962

 

[Modificato il 06/02/2007 alle 16:36 by Monsieur 40%]


 
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