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Autore: Oggetto: Per i 1000 di Woodstock: il dinka Manute Bol...

Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




Posts: 4217
Registrato: Oct 2003

  postato il 22/03/2006 alle 10:37
Con ritardo, ma non me ne vorrà, voglio festeggiare il millesimo post di un amico che, col suo nick, mi riporta agli anni della Luna, alla mia prima ragazzina tanto più matura di me e a quei capelli lunghi che, in qualche modo, hanno segnato la mia vita: Woodstock’76…..
I fotogrammi di quel concerto che amo ricordare senza rivisitazioni (come invece faccio a cadenza regolare …per “La corsa in testa” di Eddy Merckx…), mi lasciano un alone che mi spinge a rivedere coi significati distorti, potrei dire da hippy, da non conformista o da comunista che cerca il comunismo che non c’è mai stato, quel susseguirsi di musica e gioventù che sognava una libertà diversa da colei che non è mai uscita dal parametro voluto da pochi. Ecco perché mi cullo la distorsione-illusione echeggiante dell’inno americano che la chitarra del grande Hendrix partorì, a mio giudizio con precise convinzioni, proprio in quello storico concerto….

Avrei voluto ricordare il traguardo di Francesco-Woodstock, con qualcosa di puntuale sul ciclismo campano, ma fra i 30 professionisti della sua terra, non ricordo nessuno della sua provincia…a parte il casualmente nato là e lontanissimo nel tempo Ugo Sivocci, poi divenuto una tragica icona dell’automobilismo eroico. Qualcosa comunque scriverò, soprattutto sui ciclisti irpini emigrati in Vallonia, Francesco Miele e Carmine Preziosi, o su Luigi Mele, gregario di Charly Gaul, di cui proprio l’Angelo della Montagna mi parlò. Lo farò prima o poi in Graffiti (Preziosi) e sul forum (gli altri due)…..

Francesco-Woodstock76 è un uomo che semina saggezza, competenza e passione verso il pedale, ma è anche una persona che ha chiari valori, sempre pronti ad evidenziarsi ogni qual volta lo sport in generale presenta personaggi che sono uno spaccato delle contraddizioni del nostro segmento di vita. Uomini e donne che si intrecciano con antropologie e culture e che si prestano al racconto come un esempio delle nostre complessità e del bisogno di non perdere i loro volontari ed involontari messaggi. Per questo gli voglio dedicare il ritratto di un giocatore di basket, tanto alto ed anomalo nel gioco, quanto nella sua storia umana. Un atleta che ha racchiuso nel suo impegno sportivo, qualcosa di più significativo ed importante di una vittoria sul campo….
Lo sport va vissuto dentro, come un tratto immanente: è sbagliato tradurlo, sempre e comunque, in un fattore o in un prodotto matematico che cela, sovente, una intima volontà di dominio o rivincita. Se pensassimo un po’ di più a gustarci il messaggio e l’essenza di quel sublimato di gesta, di abilità, di fantasie e di rapporti con l’intorno, oltre ad essere persone migliori culturalmente, potremmo concepire forme più nitide di gratificazione e di contemporanea evoluzione, che ci tornerebbero utili per fare della nostra esistenza, un segmento meno bestiale. So che non è il caso di Francesco, perché per lui, come per tantissimi qui, i petali dello sport, sono un’occasione per arricchirsi e rendersi esempio.
Per questo caro Woodstock, eccoti qua Manute Bol, un uomo significativo e dimenticato dai tritasassi statistici dei media……


Manute Bol, fenicottero dinka.

Parlando di Muggsy Bogues, il più basso (fra gli arrivati), giocatore di basket di tutti i tempi, per compensazione viene spontaneo ricordare il più alto (sempre dell’NBA), il sudanese Manute Bol. Costui elevava il suo capo fino a sfiorare i soffitti dall’altro dei suoi 2 metri e 32 centimetri. Un’altezza impressionante, soprattutto in considerazione del suo fisico particolare, più simile ad un punto esclamativo, che ad una montagna di muscoli e di imponenza. Il contrario di un colosso come il brasiliano Emil Raked, alto 2,29 metri, anch’egli giocatore di pallacanestro, ma assai più modesto di Bol, il quale creava timori al solo sguardo per poi divenire, grazie ad una lentezza senza pari, una facile preda dei giocatori veri.
Manute, invece, era ortodosso nell’arte del giocatore di basket, anche se in lui persistevano dei limiti abissali di produttività di gioco e di movimento. La sua storia poi, tutta particolare, ha saputo fare il resto e chissà quali puntate nasconde ancora.
Già, uno che viene dal Sudan, con le contraddizioni di quel paese, piovuto negli USA per fare il fenomeno, è inimmaginabile possa non subire gli influssi di particolare pressioni. Con quel fisico, poi, tanto più simile, come detto, ad un esclamativo che ad una persona normale, il suo destino è sempre sembrato un po’ segnato. Alto alto, secco secco, dinoccolato come nessuno, con quei suoi 2 metri e 32 centimetri, Manute Bol, riuscì a giocare nell’Nba, ma non per fare la comparsa, o l’uomo clown (tipologia sempre richiesta dagli assetati di spettacolo come gli americani), bensì per essere un perfetto tassello nell’economia del gioco della sua squadra all’interno del basket professionistico.

Non segnava quasi mai (2,6 punti di media a partita), ma da centro dei “Philadelphia 76ers” del mitico “Doctor J”, diventò uno dei più abili stoppatori della Lega, un ottimo difensore. Uno di quelli che costringeva l’allenatore avversario, ad inventarsi tattiche per superare il suo muro. Insomma un “re dei tabelloni” come diremmo qui in Italia. Manute, diventò così un milionario di dollari. La sua struttura fisica, così particolare, anticipò il declino fisico e, nel 1995, il non ancora vecchio, ma più che logoro Bol, venne in Italia, proprio in Romagna, a Forlì. Quando lo guardavo, mi faceva impressione, soprattutto mi faceva ringraziare il cielo, per non essere nato così alto (ad onor del vero lo penso anche per misure ben più piccole!) e dinoccolato. Giocò qualche partita, tra dolori, infortuni e qualche sprazzo, poi tornò in Sudan.

Nella sua terra s’è trovato subito coinvolto nella guerra civile che ha radici, potremmo dire perenni e tribali. Origini, che mi portano agli studi universitari in antropologia culturale: la gente di Manute Bol è di etnia Dinka, da sempre cattolica ed altrettanto da sempre combattente i Nuer, musulmani del nord del Sudan, un’etnia crogiolo per gli studi tribali. Il grande ex della NBA, stavolta non è riuscito a “stoppare” la guerra e nemmeno a difendersi dai dolori allucinanti al ginocchio che gli avevano mozzato la sua esperienza a Forlì. Fitte che spesso gli impedivano di alzarsi dal suo letto-appartamento. Quanto basta per incentivare il suo crescendo di sfortune e di errori, ma anche di evidenziare un animo sensibile e tutt’altro che ipocrita.
In Sudan, Manute, fra operazioni finanziarie sbagliate, aiuti ai suoi famigliari, tantissimi e legati indissolubilmente come vuole la cultura Dinka, nonché sostegno tangibilissimo ai ribelli, s’è giocato tutti i soldi guadagnati nel professionismo del basket. Milioni di dollari sfumati per giungere a vivere in una catapecchia, a Khartoum. Ancora dolori e fame, poi, con gli ultimi spiccioli rimasti, il ritorno negli Stati Uniti, stavolta da quarantenne senza un soldo e senza un’idea precisa sul “che fare”.
In qualche modo riuscì a stabilirsi nella bella Hartford, in Connecticut.
Passò alla boxe, approfittando di una delle tante “americanate” per fare spettacolo, partecipando al “Celebrity Boxing Show”, una delle più incredibili e vergognose idee, partorite dalle menti yankee degli ultimi anni. Si trattava di una manifestazione televisiva, dove la boxe era presa a pretesto per attirare audience, attraverso incontri sul ring fra ex volti noti allo sbando. Diversi personaggi sono finiti in quella farsa, tanto simile ai combattimenti fra cani e galli. Il match più pubblicizzato è stato, senza dubbio, quello tra Tonya Harding, la campionessa di pattinaggio artistico su ghiaccio che, nel 1994, fu l’ispiratrice della “gambizzazione” della rivale Nancy Kerrigan, e Paula Jones, ex accusatrice di Bill Clinton.
Manute ha combattuto, e vinto, contro un ex giocatore di football. Il suo cachet consisteva nel far mettere in onda, dalla TV, il numero verde di una Fondazione per i bambini del Sudan. Anche il suo premio di trentacinquemila dollari, è andato in Africa.
Ma il sempre più originale Bol, finito l’intermezzo pugilistico, nel suo tentativo di mantenersi al mondo e continuare a dare al suo popolo, s’è schierato nello sport che mai si sarebbe creduto possibile: l’hockey su ghiaccio. Il proprietario degli Indianapolis Ice, formazione della Central Hockey League, gli ha offerto un contratto con lo scopo preciso di farne un baluardo insuperabile davanti alla porta. Ma nella prima partita, Manute, è rimasto in panchina, ed alla fine del primo dei 4 tempi, ha iniziato a raccogliere fondi tra il pubblico. Ben presto ha lasciato la squadra, ed è tornato a casa.
Di lui non s’hanno notizie da qualche mese, ma si può star tranquilli che non mancherà di pensare più al Sudan…. che al proprio portafoglio. Forse più un grande generoso che un alto stoppatore….

Morris

 

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"Non discutere con gli stupidi, perchè scenderesti al loro livello e ti batterebbero per la loro esperienza".

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 22/03/2006 alle 10:48
Confermo quello che ha detto Morris su Manute, grande difensore, però purtroppo poco piu', soprattutto in attacco praticamente insesistente...
E aggiungo anche due statistiche:
Secondo nella classifica di tutti i tempi per stoppate a partita con 3,34 dietro a Mark Eaton e davanti cmq a gente come Olajuwon e Mutombo...
Dodicesimo nella classifica per nr di stoppate con la bellezza di 2.086 stoppate totali!
Chissà però se avessero lavorato + sulla forza fisica non avrebbero ottenuto qualcosa di piu' da questo atleta...
Ehm Morris i Sixers possono anche essere accostati a un altro grandissimo campione recente , anche se non è così abile come stoppatore!!!

 

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  postato il 22/03/2006 alle 22:56
Carissimo Morris, sono sinceramente commosso dal tuo omaggio e dalle bellissime parole che hai avuto per me, spero davvero di meritarle!
Mi fa particolarmente piacere che tu cia abbia parlato di Manute Bol perchè la sua figura ci ricorda del dramma che si vive quotidianamente nel suo paese, dove gli scontie etnici hanno causato decine di migliaia di morti e un numero di profughi e di sfollati ampiamente superiore al milione!
Purtroppo nessuno dei "grandi" paesi ha interessi economici nel Sudan e così la più grande tragedia umanitaria del pianeta si consuma nella più totale indifferenza. Ci vorrebbero molte più persone dotate della statura non fisica, ma morale di Bol!!!

Grazie amico!!!

 

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Vorrei morire in bici, in un giorno di sole, dopo aver scalato una di quelle montagne che sembrano protendersi verso il cielo, mi adagerei sull'erba fresca senza rimpianti, attendendo con serenità il compiersi del mio tempo. Non importa se sarà ...oggi o tra cent'anni, avrò in ogni caso trovato il mio giorno perfetto.

 
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Livello Moreno Argentin




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  postato il 23/03/2006 alle 09:16
Che storia!! Non ne sapevo più niente dai tempi di Forlì.... certo che il match Harding \ Jones me lo sarei guardato
 
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Livello Fausto Coppi




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Registrato: Jul 2005

  postato il 30/03/2006 alle 11:27
Ma siamo sicuri che Bol sia il + alto di tutti i tempi? Alcuni accreditano Gheorghe Muresan di tale primato, anche se pare sia alto 2,31 cm...
Muresan peraltro è stato protagonista assieme al bravo Billy Crystal del film My Giant nel 1998...

 

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