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Autore: Oggetto: Elogio della mediocrità

Livello Fausto Coppi




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Registrato: Jul 2004

  postato il 09/11/2004 alle 12:57
Supponiamo che per la "macchina umana" esista un "tetto" per la prestazione, ovvero un limite verso il quale essa tenda senza tuttavia poterlo raggiungere.
Nelle discipline sportive dove la prestazione viene misurata numericamente, che siano i secondi impiegati nei cento metri piani piuttosto che i kilometri percorsi in un'ora nel velodromo, il progressivo superamento dei record comporta che questo limite non sia stato mai raggiunto, ma intuitivamente questo sviluppo può procedere all'infinito solo teoricamente, perchè non vedremo mai un centometrista tagliare il traguardo alla velocità della luce così come l'atleta del salto in lungo non spiccherà mai il volo come una rondine (sempre che i comitati etici riescano a frenare le manipolazioni genetiche...).
Quindi supponiamo che esista il "tetto".
Come ha giustamente suggerito Morris, oggi consideriamo il doping di Anquetil uno "zuccherino", ma lo stesso Anquetil all'epoca avrebbe confessato di doparsi per ristabilire la distanza "naturale" tra sè stesso e i suoi avversari fraudolenti che in qualche modo cercavano di colmare il vuoto.
Poichè diamo per credibile che il 99% del plotone pratichi il doping, sistematico o episodico che sia, "hard-core" piuttosto che "soft", se ne può dedurre che tuttora i campioni autentici finiscano nel torbidume del paradiso farmaceutico con l'intenzione di ristabilire l'equilibrio che era stato predisposto da madre natura (e penso ad Argentin, a Bugno, a Pantani o Museeuw, solo per fare qualche nome).
Ma l'impresa non sarà mai pienamente raggiungibile, perchè se l'ipotetico limite prestazionale esiste (che sia di potenza o di resistenza indifferentemente), allora il CAMPIONE NATURALE sarà ad esso molto più vicino di quanto non lo sia il MEDIOCRE NATURALE, di conseguenza il campione autentico disporrà di un margine di incremento prestazionale inferiore rispetto al mediocre, perchè potrà avvicinarsi solo di una piccola misura al limite della "macchina umana" che non può essere violato, mentre il mediocre si vedrà catapultato in avanti, fino quasi a sfiorare la prestazione del campione.
Accade poi che il mediocre, ritrovandosi l'equilibrio fisiologico sballato, il più delle volte di rivelerà essere la cosiddetta "meteora".
In definitiva il doping è l'ELOGIO DELLA MEDIOCRITA'.
Probabilmente per questo motivo abbiamo l'impressione che, rispetto all'età dell'oro, i nostri siano i giorni della mediocrità, dove le prestazioni migliorano eppure ci ritroviamo ad un livellamento verso il basso della qualità dei corridori.

ps Ovviamente in questo discorso rientrano solo i corridori "normali", campionissimi o mezze tacche che siano, quindi Armstrong è escluso dal discorso per ovvi motivi.

 

[Modificato il 12/01/2007 alle 15:05 by Monsieur 40%]

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Davide

 
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  postato il 09/11/2004 alle 14:53
Complimenti per la disamina attenta e pondereata...

Sono pienamente d'accordo con te. Il "tetto" esiste e non può essere sfondato (in barba alla diciditura "impossible is nothing" di una nota ditta di abbigliamento sportivo), ma il livello di vicinanza al tetto può essere livellato da questa storta di "bassa manovalanza" delle due ruote a pedali.

Il ciclismo dovrebbe preservare i campioni, non indurli in tentazione (ah, il caro e vecchio Padre Nostro)!! Se i mezzi brocchi sono lasciati liberi di fare, i campioni, per ristabilire le distanze sono "costretti" a ricorrere alle stesse "posologie d'allenamento".

"Il vero campione - direbbero i moralisti - è colui che non si piega al resto del plotone", ma tutti sappiamo che di morale ormai, nel mondo, c'è rimasto ben poco.

Se è vero che la macchina dell'anti-doping cammina tre volte più lentamente della macchina doping, bè, non se ne stia con le mani in mano o con i freni tirati... prenda qualcosa per livellare il "gap", no?!?

 
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Livello Sean Kelly




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  postato il 09/11/2004 alle 14:56
Queste tue giustissime considerazioni, Aranciata, ritengo avranno almeno altre 2 conseguenze, in tempi, almeno si spera, medio-lunghi:
1)necessità di "estremizzare" le corse per fare spettacolo e determinare differenze tra gli atleti.Quindi crono + lunghe se piane comunque + impegnative(vedi cronoscalate)oppure corse in linea o tappe sempre + "mosse" con la ricerca di nuovi percorsi
con salite inedite.(vedi negli ultimi anni
Angrilu o Zoncolan)
2)progressivo avvicinamento (questo vale per tutti gli sport...) tra la prestazione femminile e quella maschile. Io credo che questo accadrà perchè un'atleta può, potenzialmente, assumere le stesse sostanze dopanti di un uomo e in + però può anche assumere alcune caratteristiche dell'altro sesso.....meditate gente!

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 14/11/2004 alle 19:56
La tua disamina, "Aranciata", è più che ottima, perfettamente sincronica alla tua statura. Ritornerò, stasera spero, cercando di dare delle spiegazioni circa i cambiamenti delle consistenze del doping e come questi, oggi, giunga alle giuste conclusioni che tu hai evidenziato.

Un solo accenno, da subito, su Lance Armstrong. Come i francesi amano definire certe montagne “Hors Categorie”, qui ci troviamo di fronte ad un caso simile. Ed è bene che evidenzi, anche se lo si era già capito, quanto la rivoluzione chimica, abbia fatto crescere su questo uomo un altro atleta, imparagonabile con chiunque, per licenze ed essenze. Era un ottimo corridore da corse di un giorno, adatto alle condizioni climatiche particolari, non un super, inferiore ad un Eric Leman (perché molto meno veloce), giusto per citare un nome, ed è diventato il primatista del Tour, sfogliando la margherita dell’assurdo e del moderno attraverso la sublimazione delle favole dei fratelli Grimm, ma personalmente non mi intenerisco. Da uomo di sport, guardando l’atletica leggera, i concetti della sfera aerobica e dell’ancor inesplorato mondo anaerobico, ricordando Obereweger e tanto altro, sinceramente, quando sento Davide Cassani parlare di quelle “100 pedalate al minuto” rido….. rido di gusto, anche se condisco il tutto, con l’amarezza della razionalità quando si rimpossessa di me. Ricordate i motori maggiorati e truccati di motociclistica memoria? La 350 maggiorata di Bergamonti che correva con le 500 di Agostani e Hailwood ecc. Fra le 350 non aveva avversari…..
L’ellisse della storia di questo texano, è quanto di peggio lo sport intero possa esibire, anche superiore a King Carl (o Carlina)…. Questo sì che è un primato negativo e specifico (l’unico) del ciclismo. Fa male a questo sport, è meglio parlare d’altro, o considerare i secondi posti dietro l’esemplare di genere alieno, come vittorie. Per la nostra salute morale e civile…..

Un abbraccio Aranciata!

Morris


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 14/11/2004 alle 21:13
io,caro morris,quello che non capisco non e'tanto la palese ed evidente "slealta'" con cui armstrong prende in giro i suoi avversari ed il mondo intero sulle strade di francia,non e'il primo e non sara'l'ultimo purtroppo,berzin docet..pero'cio'che mi impressiona e per certi versi mi fa paura e'l'ipocrisia con cui armstrong viene idolatrato,osannato..mi spiego:quando il texano torno'alle corse con il nuovo obiettivo di primeggiare nella piu'importante manifestazione a tappe del mondo rimasi sorpreso da tanta forza di volonta',dopo tutto quello che gli era capitato,e sperai per lui di vederlo,magari col passare degli anni e dal tumore che lo aveva debilitato,lottare per le prime dieci posizioni,insomma far parte dell'elite del ciclismo,un'obiettivo che gia'aveva del miracoloso viste le sue caratteristiche tecniche mostrate in precedenza alla malattia!questo bellissima favola che stava nascendo mostro'subito i suoi lati piu'oscuri nel vederlo ottimo piazzato alla vuelta'98,un quarto posto a neanche un anno dalla fine delle cure chemioterapiche,con probabilmente il tumore non ancora debellato(sarebbe meglio scrivere non regredito)completamente che mi porto'alla convinzione che era sceso a patti col diavolo pur di raggiungere il suo obiettivo;lessi poi che il suo diavolo si chiamava ferrari,e ricordando i suoi allora recenti miracoli con la gewiss capii'che la favola del malato capace di sconfiggere la morte e tornare piu'forte di prima non poteva che concludersi che in un solo modo..con un triste lieto fine!
mi chiesi allora quanto questo giochetto l'avrebbero fatto durare,se come fatto per tutti anche con campioni veri molto meno colpevoli(come il nostro caro marco),prima o poi l'americano,dopo aver portato una certo ritorno d'immagine e quindi anche economico al movimento venisse accantonato di soppianto per far posto al nuovo invincibile di turno!col passare degli anni e dei tour arrogantemente dominati non riuscivo pero'a capire come il carosello armstrong nn venisse artatamente scoperto,ma anche li,venendo a conoscere il suo impegno politico nel governo bush mi convinsi che questo penoso teatrino mai verra'smascherato perche'sostenuto da persone troppo potenti per rischiare di fargli perdere credibilita'nei confronti di un paese intero come gli u.s.a.dove armstrong e'cosiderato alla stregua che un santo!
quello che pero'mi da piu'fastidio e'vedere quest'opera di lecchinaggio da parte dell'italia(ma devo dir purtroppo comune a tutte le nazioni),nei suoi rappresentanti sportivi e ciclistici in particolare nel narrare le mirabilie dei suoi muscoli,possibile anche nello sport tocca essere filo-americani...????
possibile ci si deve far finta di stupirsi nel vederlo salire ad hautacam,piuttosto che a luz ardiden a 100 pedalate al minuto,nonostante chi e'stato corridore sa quali sono i limiti umani e quelli farmaceutici...????
o che si debba continuamente cercare di sminuire le imprese di un fuoriclasse di questo sport quale pantani e'stato solo perche'e'stato vittima di un'opera di masochismo tipica dell'italia e di noi italiani,nonostante che tale follia e'costata una vita(..e che vita..)umana che e'un po'sulla coscienza di tutti coloro che con i media hanno ingiustamente voluto creare su maco un'alone da demone nelle menti di una massa purtroppo ignorante dei vicoli oscuri di questo sport,e tutto questo coscienti del fatto che chi bara veramente e'li,in cima al mondo ed alla stima della stessa gente che non ha tempo e voglia di cercare di capire la verita',di vedere tra le righe,e di sperare in una giustizia formata da valori sinceri ed onesti!!!
si ricordassero tali persone,in particolare chi ha preso il posto di una colonna di questo fantastico sport come de zan,ma in generale tutti quelli che mentono sapendo di farlo...che avendo un microfono in mano,cosi come una penna,hanno una grande responsabilita'verso chi ascolta e che ognuna di queste persone che ha l'unico desiderio di rlassarsi vedendo un degno pettacolo sportvo quale solo il ciclismo sa dare,pure se in gran parte non ne e'cosciente,e'unita ed irremovibile su un pensiero comune..che nessuno vorrebbe esser preso in giro!!!!

 

[Modificato il 14/11/2004 alle 21:33 by Pirata x sempre]

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Giuseppe Matranga

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 14/11/2004 alle 23:12
C'è tanto di vero in ciò che scrivi Pirata, ma l'Italia è sempre stato un paese strano: scopre il nazionalismo solo quando c'è lo sport di mezzo, fino a reciderlo completamente, se questi va a toccare un americano. Tanto più oggi e non aggiungo altro, perchè hai inteso benissimo cosa intendo.

Lance Armstrong, all'indomani della "pseudomalattia" o "gigantomalattia" si era offerto alla Mercatone Uno, fu Marco stesso a non volerlo, per un giudizio che dava sulla persona, su ciò che si portava presso e su quel tanto altro..... che solo la sua sensibilità unica possedeva.
Il linguaggio ufficiale di Pantani, era solo un piccolo aspetto di quello che aveva dentro, per questo, sarebbe da rileggere completamente. Quando poi diceva talune cose sullo stesso Armstrong ("personaggio fumetto"), o sui nuotatori italiani("cosa avran bevuto"), o quando sostenne, primo fra tutti i ciclisti (e fu la sua fine per certi potenti notabili ed oscuri, del nostro sport), che l'antidoping e le sue metodologie, dovevano essere uguali per tutte le discipline, lo faceva perchè sapeva benissimo ciò gli girava attorno e lo spessore di "certi tipi".
Qui ho scritto delle cose che non so se saranno presenti sul libro della sua manager, ma sono vere ed in parte ascoltate da tutti.
Certo Pirata, ciò che stupisce dell'ellisse particolare di Santo Lance (grandioso Aranciata), sono i beccaccini, quelli che sognano cose che non ci sono, che si ostinano a guardare il doping degli altri e non sospettano quello diretto o azzerato dell'americano; che si incazzano addirittura dimenticando tutto, le certezze della scienza, le risposte possibili del corpo, le letture agonistiche, fino a giungere nella più sonora delle stupidaggini: non è mai stato pizzicato all'antidoping. Ora mi chiedo, è mai stato trovato Pantani? La storia di Madonna di Campiglio, in termini regolamentari non lo è, come sappiamo. Mi chiedo, Millar è forse stato scoperto dalle provette?
Vado oltre, ma divi come John Mc Enroe e Carl Lewis, sono mai stati presi in tempi agonistici? Quando il sottoscritto scrisse delle loro pratiche, più di un anno prima delle loro dichiarazioni (Mc Enroe), o della scoperta per un'indagine ai limiti del rischio di pallottole da parte dell'USADA (Lewis), passò per fesso o allucinato, eppure era vero. Chi sa di doping e antidoping, di chimica, di allenamento ed ha passione, non ha bisogno delle provette, i segni restano e si palpano. Ma il pubblico spesso è ottuso caro Pirata e, forse, anche per questo ci sta tanto del bello dello sport, così come la cinica soddisfazione nel far cadere le pere protette e guardare la faccia degli incapsulati loro fans.
Hai mai trovato un media dire che l'incontro fra Hagler e Leonard era truccato e doveva finire pari, attraverso un'esibizione impegnata di falso realismo? No! Eppure il ravvedimento non è avvenuto nemmeno quando Hagler, vistosi giocato negli accordi dal contorno protettivo di "Sugar", decise di abbandonare la boxe per schifo.
Certe verità verranno a galla prima o poi, ma non cambieranno le essenze della storia, purtroppo. Tanto più non ci ridaranno quel Marco Pantani che è stato sicuramente ben più amato all'estero di quanto non lo sia stato in Italia. Su di lui, si sono concentrati gli accanimenti di taluni che sappiamo, i campanilismi mai sopiti di un'Italia che storicamente non s'è mai fatta Stato, ma è rimasta abbastanza medioevale, dai dialetti, ai vassallaggi, fino alla stupidaggine nostalgica dei castelli.
Le sue debolezze di bontà (su tutte quella di non aver mai detto di no agli amici di percorso o d'infanzia, anche quando erano teste di c...o), la sua sensibilità unica di atleta sopraffino e artista fin dalle viscere più lontane, la sua lingua ogni tanto un po' troppo romagnola, sono stati i sentieri su cui incuneare il fendente che gli è giunto. La coca è così divenuta il suo strumento di suicidio, perchè la sua morte è tale, indipendentemente dalle risposte dell'autopsia (se ti dicono che una sigaretta t'uccide e tu la fumi...diciamo che se non è un suicidio, è qualcosa di molto simile per non dire fotocopia), ed in tanti han steso tappeti, per porgergli quella polverina. Molti, non l'hanno capito nemmeno quando stava tracciando il suo percorso di morte.
Si diceva che era un debole, dimenticando il sentiero della reale debolezza, dandogli un segno di fragilità nel non aver accettato un verdetto che altri avevano "bypassato" con facilità. Non lo conoscevano, perchè chi ha visto Marco soffrire come un cane, per rimettere in sesto una gamba spezzata, ritornare in bicicletta e vincere, non può definirlo debole. Ma qui ci sta un confine sottile e significativo: un conto è la battaglia all'interno di te stesso, dove richiami le facoltà che si circuiscono sul tuo corpo, ed un conto è l’uccisione dell'anima nella consapevolezza che un mondo t'ha rifiutato, ingannato e colpito col peggiore dei coltelli: lo sfregio alla tua sensibilità.
Pantani non era un mestierante, era un artista che poteva anche non piacere, ma un artista con la "A" maiuscola. Non era un figlio del danaro e del business (semmai a questo ci pensavano altri attorno a lui), ignaro delle cattiverie e di quel mondo che è anche dei poveracci e non solo dei dollari. Per questo s'è tenuto dei gregari facendoli pagare profumatamente, quando ormai erano spenti, per questo s'inteneriva al solo contatto coi bambini e si esaltava nelle imprese che la logica poteva magari allontanare, scansare o semplicemente rimandare. Aveva un cuore.
L'americano è lo stereotipo dell'oggi, di questo mondo costruito sul business costi quel che costi, insensibile, corto di intelligenza positiva, nelle entità pari al difetto sull'intero orizzonte, di quel suo amico somaro a scuola.... che oggi domina il mondo, ma resta sempre un cefalo. E' uno che è disposto a tutto, che non ha paura di inventare l'impossibile, perchè azzera le obbiezioni con l'arroganza. E' l'antitesi dell'artista. Non è un campione di talento e per questo fa tutto con la “certosinità” dei programmatori (per forza di chimica….), certo dal motore artefatto, ma anche per la spinta che accompagna i corti di stimmate. Alla gente di oggi può piacere, caro Pirata, è dura ad ammetterlo, ma è così. In fondo, quando in tanti preferiscono l'imbecille massima: "meglio vivere in giorno da leoni che cento da pecore" molto si spiega. Il resto viene dall’uso della falsa meritocrazia di Robert Merton, dall’inutilità del pensiero di un Talcott Parsons, presi a pretesto-vessillo, per inneggiare la civiltà del fatuo, sotto la pressione del vero dio dell'oggi che non è Dio, ma il danaro. Ecco perché le strade di Lance Armstrong piacciono a tanti.
Poco importa se cadrà in una buccia di banana, o il sottoscritto che non conta nulla, continuerà a considerarlo, anche con nove Tour in saccoccia, nemmeno nei primi venti della storia di quello sport che ha sfregiato come nessuno.....

Pirata, sei giovane, resta quello che sei... anche se c'è una legge troppo imperante, intrisa di sociologia, che ci dice: “e più importante l’apparenza della realtà”.

Ciao carissimo, scusami per la lunghezza, tra l’altro disturbata dalle telefonate, lo sfogo e se mi sono lasciato andare….intingendomi nell’amaro fino alle lacrime, come sempre, quando di mezzo c’è Marco.

Morris

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 15/11/2004 alle 00:18
ti chiedo scusa io se questo bellissimo sfogo ti e'costato un grande dolore!
una rabbia ed uno sconforto per certi versi comune e che governa il nostro animo a parlare di un campione,nello sport come nei valori della vita,quale marco e'stato,a maggior ragione se hai avuto il piacere di condividere con lui tante bellissime esperienze che noi abbiamo seguito dall'esterno con l'amore e l'emozione che solo un'artista quale lui e'stato poteva indurti a ripagarlo!
spero solo che piu'che la voglia di far conoscere la verita'su cio'che gli e'stato fatto,nn fosse altro perche'cmq nn cambierebbe ormai il pensiero comune su di lui costruito e soprattutto perche'nn ci ridarebbe la gioia di avere marco qui ancora fra noi,la volonta'di non voler mai sbiadire il suo sublime ricordo sara'sempre superiore all'immensa rabbia che il rievocare tali ingiustizie provoca in ognuno di noi,affinche marco meriti il giusto riconoscimento quantomeno sportivo che la vita e certi loschi personaggi gli hanno in parte tolto,e cioe'la dimensione dell'immortalita'e del suo meritato posto tra i grandissimi di questo sport!!!
e'per questo che io,seppur sconfitto e distrutto nell'animo,mi battero' sempre,perche'tanto la verita'nel mondo di oggi,governato dai mass-media purtroppo nn e'altro che l'opinione cui la gente ingnorante ha sulla qualsivoglia persona,e che come tu dici l'apparenza ha molto piu'valore della realta',una realta'che anche se prima o poi verra'fuori nn avra'lo stesso eco delle falsita'dette in quegli anni,e quindi nn prevarra'mai sulla realta'apparente imposta dai media...purtroppo!!!
ma il valore del campione no,quello nn lo potra'mai confutare nessuno,ed io penso che a una grandezza umana che sara'per sempre privilegio solo di pochi deve affiancarsi un sacrosanto merito e riconoscimento della sua grandezza sportiva,che per emozioni provocate e'stata paragonabile forse solo a quella del grande fausto e che cmq lo novera nel ristretto limbo che spetta ai campionissimi...perche'spero con tutto il cuore di vedere tra decine di anni un bambino andare in salita inneggiando al ricordo del piu'grande di tutti quando la strada ti invita ad innalzarti al cielo...a marco pantani!

 

[Modificato il 15/11/2004 alle 00:22 by Pirata x sempre]

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Giuseppe Matranga

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Livello Sean Kelly




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  postato il 15/11/2004 alle 10:15
Le cose negative, se accadono ai ciclisti, vengono esaltate all'inverosimile.
Esempio: Mattia Gavazzi, 14 mesi di stop per cocaina (recidivo).
Sembra che abbiano scelto una sentenza relativamente mite vista la volontà espressa
dal ciclista di iniziare un percorso di recupero fisico.
Questa notizia è stata sparata in diversi notiziari con una certa evidenza, ma quello che si è voluto far intendere non è in positivo verso un movimento che cerca,
seppur a fatica, di fare un minimo di pulizia, quanto in negativo l'ennesimo "caso"
di un ciclista "drogato".
Nessuno però si sogna di citare il caso di alcuni sport popolari dove la cocaina gira a fiumi e, semplicemente, non viene "cercata"
da nessuno.
Mi riferisco, tanto per essere precisi,
al Tennis ( mc enroe è solo la punta dell'iceberg) e al Basket NBA dove è l'atleta stesso che ha responsabilità sulla sua salute anche in riferimento ai controlli medici di routine.... figuriamoci!

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 15/11/2004 alle 15:29
Se per caso un giorno Fondriest leggesse qualche post di questo forum, spero che non si senta offeso dal sottoscritto che ha definito Armstrong il "Fondriest del texas", perchè mi riferivo alla carriera di king Lance tra il 1993 e il 1996 e, nonostante il corridore trentino mi sembri leggermente superiore, credo che il paragone ci possa stare soprattutto per riconoscere il valore dell'Armstrong di quel periodo.
Ma entrambi, come corridori di corse a tappe, erano dei mediocri (Fondriest comunque meglio di Armstrong).
Poi nel 1996 si concretizzò il felice incontro tra Lance e il dottor M.F., già alcuni mesi prima che il ragazzone cresciuto a bistecche e ormoni scoprisse di essere ammalato di cancro.
Probabilmente, e dico solo probabilmente, Lance è stato una bella cavia per gli esperimenti da laboratorio di M.F., esperimenti evidentemente condotti con pieno successo.

Armstrong UCI e ASO tutti insieme con allegra connivenza hanno reso nulle le ultime sei edizioni del tour de france.
Non è nemmeno possibile considerare "vero vincitore" il secondo arrivato, perchè lo svolgimento delle corse a tappe è condizionato dal mutare delle circostanze traguardo dopo traguardo, non si può trascurare come tanti concorrenti "mollassero" proprio per la presenza di Armstrong, preferendo la ricerca di un successo di tappa (ma per lo stesso motivo è improprio considerare Gotti il vincitore del giro d'italia del 1999).

Allora, come diceva il grande Alberto Sordi (bisogna guardare in faccia alla realtà e poi dirle lallallà), la butto sull'ironia e mi invento le parabole di Santo Lance, mi tuffo con passione in tutto quel ciclismo che copre gli altri otto mesi della stagione, che di soddisfazioni ne offre tantissime, e felicemente scopro che leggere la storia del passato significa alimentare il futuro della passione.

Insomma, si vive bene anche sotto king Lance nonostante king Lance, figurarsi quando tornerà nella mediocrità dove dovrebbe stare, quando i suoi amici americani si dimenticheranno di lui perchè non ha giocato a basket o baseball, quando le trasmissioncine francesi lo inviteranno come ospite un po' come qui in italia ospitarono l'arbitro Moreno, visti gli insulti e le intemperanze che l'hanno avuto per bersaglio lungo la salita dell'alpe d'huez.
Stapperemo lo champagne?
No, perchè coloro che lo hanno aiutato continueranno a mangiucchiare briciole e formaggio di nascosto come i topi, ma sapendo che le città più pulite vantano quattro pantegane per ogni abitante saremo felici di ascoltare qualche squittìo di meno.
E ci stapperemo un'aranciata.

 

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Davide

 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 16/11/2004 alle 10:01
Certo che Morris è un fenomeno come preparazione, competenza e proprietà linguistica (sinceri complimenti), però definire Armstrong inferiore a Eric Leman vuol dire avere una considerazione aprioristica, preconcetta ed odiosa dell'americano.
Eric Leman è stato un buon corridore, un ottimo velocista, è famoso per aver vinto 3 giri delle Fiandre ed altre corse minori, ma anche "chimicato", "bombardato", "mutato", non avrebbe mai vinto una grande corsa a tappe e nemmeno una piccola.
Il paragone con Armstrong è semplicemente improponibile.
E mi fermo qui. Perchè, come ho ripetuto più volte, non voglio addentrarmi negli oscuri meandri del doping anche perchè leggendo i giornali e guardando le Tv ho sentito una tale disparità e discordanza di opinioni da spaventare chi ne voglia capire un pochetto.
Quindi mi limito, come grande appassionato di ciclismo, a seguire le gare definite regolari dalle norme e dai regolamenti internazionali e nazionali ed a valutare le prestazioni degli atleti, e quelle di Armstrong mi sembrano eccezionali.
Comunque ancora complimenti a Morris e sempre evviva il ciclismo.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 16/11/2004 alle 14:48
Ciao Ciclgian, penso che Morris, se ne avrà tempo e voglia, saprà replicare adeguatamente, perciò non voglio inventarmi avvocato difensore, anche perchè disprezzo quella categoria, ma voglio farti notare alcune tue contraddizioni:

Il Paragone Armstrong-Leman non è aprioristico, bensì formulato a-posteriori dopo che sono stati spesi thread e post in misura pantagruelica.
E non si tratta di un paragone preconcetto, perchè Leman si è piazzato più volte tra i primi in competizioni come freccia vallone, amstel gold race, gent wevelgem, parigi roubaix, milano sanremo, liegi bastogne liegi, parigi tours, quindi si può essere in disaccordo sul sostenere che Armstrong sia inferiore a Leman ma non si può sostenere che il paragone sia preconcetto.
Piuttosto, attenzione, sei tu nel rischio di cadere nell'ambito del preconcetto, perchè nessuno può sapere quali risultati avrebbe raggiunto un ipotetico Leman se avesse fatto patti col demonio come hanno fatto Faust e Armstrong, nessuno può sapere come si sarebbe comportato un ipotetico Leman se fosse stato americano e conoscente di M.F..
Accetto e rispetto invece la tua sensazione che si tratti di una considerazione odiosa il paragone Armstrong-Leman, trattandosi però di una osservazione inevitabilmente soggettiva va da sè che io la trovi tuttaltro che odiosa, direi irresistibilmente deliziosa.

Altro punto: tu valuti le prestazioni regolari nei limiti dei regolamenti, e nessuno può impedirtelo, però devi accettare serenamente che altri, come il sottoscritto, percepiscano come immorali e inaccettabili proprio quei limiti.
Va da sè che si parli di Armstrong perchè è famoso, ma per coerenza ti assicuro che provo fastidio che sia permesso di correre anche a Wegelius, tanto per dire un nome, e non posso essere accusato di attaccarlo perchè antipatico, visto che il buon Charles è un campione di simpatia, ma ritengo pazzesco che sia permesso di praticare agonismo ad un ciclista cui è stata asportata la milza, avendo di conseguenza l'equlibrio ematico stravolto rispetto ad una persona sana.

Complimenti comunque anche a te per la signorilità che esprimi, abbiamo idee profondamente differenti ma provo per te un sicuro rispetto (e mi dispiace se qualche volta la mia ironia a briglia sciolta possa averti offeso).
Ciao

 

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Davide

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 16/11/2004 alle 21:37
Ma pensandoci bene e rigirando la frittata, il buon Eric Leman potrebbe protestare e gridare "Mo sochmel!!! neanche con tutta l'ovomaltina del mondo Lance sarebbe stato capace di vincere tre giri delle fiandre!!!".
Io non gli darei torto...

 

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Davide

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 18/11/2004 alle 03:41
Certo che Morris è un fenomeno come preparazione, competenza e proprietà linguistica (sinceri complimenti), però definire Armstrong inferiore a Eric Leman vuol dire avere una considerazione aprioristica, preconcetta ed odiosa dell'americano.
Eric Leman è stato un buon corridore, un ottimo velocista, è famoso per aver vinto 3 giri delle Fiandre ed altre corse minori, ma anche "chimicato", "bombardato", "mutato", non avrebbe mai vinto una grande corsa a tappe e nemmeno una piccola.
Il paragone con Armstrong è semplicemente improponibile.
E mi fermo qui. Perchè, come ho ripetuto più volte, non voglio addentrarmi negli oscuri meandri del doping anche perchè leggendo i giornali e guardando le Tv ho sentito una tale disparità e discordanza di opinioni da spaventare chi ne voglia capire un pochetto.
Quindi mi limito, come grande appassionato di ciclismo, a seguire le gare definite regolari dalle norme e dai regolamenti internazionali e nazionali ed a valutare le prestazioni degli atleti, e quelle di Armstrong mi sembrano eccezionali.
Comunque ancora complimenti a Morris e sempre evviva il ciclismo.


Caspita, questo intervento m'era scappato.
Grazie per i complimenti, Ciclgian!

Il confronto fra Armstrong e Leman non l'ho fatto a sproposito e le motivazioni abbondano. Ovviamente, il paragone si riferisce all'Armstrong a due testicoli (ammesso che ne abbia uno solo...). Adesso però, è necessario che vada a letto, non ho più il fisico di una volta. Ti risponderò domani. Scusami.

Sempre W il Ciclismo!

Cari saluti!

Morris

 
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Livello Fausto Coppi
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  postato il 23/11/2004 alle 03:32
Chiedo scusa per il ritardo, ma sono stato lontano e, probabilmente, dovrò ripartire presto.

Caro Ciclgian, sono un internazionalista nel senso più largo del termine. Nello sport, pur vivendo in una terra, la Romagna, dove ogni 5 km si cambia dialetto e dove i campanili, oltre che essere contestabili, spesso rappresentano dei veri e propri autogol, quindi luogo portato a sviluppare atteggiamenti manichei, non sono mai riuscito, in 49 anni, ad essere “anti”, preconcetto, aprioristico o a riservare odio. Se vado a delle conclusioni pesanti e pure forti, è solo perché mi giungono da una realtà, tanto cruda quanto esaltante: l'esperienza. Mi piace sognare, mi lego all'atleta perché è un artista, ma lo prenderei a calci nel sedere quando è un ipocrita, o un esemplare che s'avvicina al modus di troppi politici. In altre parole, non mi piace chi bluffa oltre i limiti di ciò che si deve tollerare (ovviamente con tanto di tappo in bocca, orecchie e naso), in virtù di leggi superiori a noi.
Per l'artista atleta do tutto, per gli ipocriti, i falsi e i negativi, no!
Esalto Maradona perché è stato il più grande ed il meno dopato dei giocatori di calcio: la coca ai suoi tempi, non era corretta come lo è oggi, ed era un peso, una zavorra alle prestazioni, quindi lui era ancor più grande. Ci sono state origini di grandezza fisica, oltre al divino talento, a farlo ciò che abbiamo visto. Lo piango nella sua ellisse di uomo vittima, di masochista eccelso, ma lo innalzo come artista. Caravaggio era un assassino, Ligabue ero uno scemo, eppure dipingevano nel pieno di un'arte che andava certo letta, ma era la loro espressione, il loro modo di comunicare le parti migliori del loro io.
Dell’immenso Eugenio Monti ho scritto fra le lacrime, eppure è morto suicida (e sappiamo bene che razza di costumanza squallida sia patrimonio di troppi intellettuali, nonché del luogo comune, quando si parla di suicidio). Di Tommie Smith (americano), ho portato le sue pagine sul cuore come la stessa aorta. Potrei andare avanti e citarti nomi sconosciuti, compresi quelli di pattinatrici che dietro l'incantevole sorriso, nascondevano istmi di tragedie. Non c'è per me confine di nazione quando guardo lo sport, perché osservo l'artista e questi è patrimonio dell'uomo tutto, non il vanto supremo ed esclusivo d'una nazione. Ci pensano già la lingua e l'antropologia a produrre dei naturali processi simpatetici che la razionalità, comunque, deve correggere, al fine di tenerli nel lecito e nel logico. Non ricerco nulla come forzatura di sentimenti, anche quando sono di fronte a degli antipatici di prima serie, oppure “Hors Categorie”, come Armstrong, Schumacher e Lewis, solo per citarne alcuni.
Pur facendo parte, per taluni aspetti dei media, non accetto di innalzare i falsi, o i valenti dieci, per trenta, solo perché "tirano" e fanno guadagnare. Non mi faccio più ingannare dai racconti superficiali e solo esaltati di certe penne, o di certi potenti che lo fanno per gli scopi “divini” del danaro.

Sono passato, in carriera, per uno che odiava gli statunitensi per fede politica, solo perché fui il primo a definire, pur senza prove di provetta, Lewis e Mc Enroe dei quasi certi dopati. Cavolo, oggi lo dicon tutti! Son passato per uno che amava Tommie Smith, statunitense, solo per il suo "guanto nero" sul podio di Città del Messico, ma oggi, anche quelli che sono andati, per sputtanarmi, a sondare in lungo ed in largo, esponenti dell'atletica USA, mi sorridono e mi chiedono scusa. Ho scritto uno dei miei più bei ritratti sulla regina delle Olimpiadi, proprio su un atleta che potremmo definire stereotipo di oltranzismo guerrafondaio, tal grandissimo Bob Seagren: un californiano che inneggiava alla guerra nel Vietnam, quindi l'antitesi alla mia fede politica, o meglio della mia visione del mondo. Eppure, ho guardato la sua arte e il valore che il salto con l'asta gli deve riservare per aver rivoluzionato, prima di Bubka, la specialità.
Tutto questo per dire che non ho nulla contro gli atleti americani in quanto americani, ovvero allo Stato che considero più negativo per le sorti del mondo. Ho amici statunitensi, la mia prima ragazza era statunitense, per alcuni di loro sono stato un riferimento; considero Bush, uno dei più piccoli in quanto a materia grigia mai finiti su uno scranno sì importante, ma non è l'amicizia che Armstrong ha con quel tipo che me lo fa giudicare in un certo modo. Le mie opinioni, sulle quali appoggio fatti ed esperienze, sono atletiche prima, e ciclistiche poi. Rappresentano conoscenze che so dove possono arrivare, comprese le motivazioni delle famose e comiche 100 pedalate al minuto. L’allenamento, tanto più se è certosino è una parte fondamentale per un atleta, ma lo è tanto di più, se il suo motore è stato modificato a livelli di cilindrata maggiore. E’ un dato scientifico che può constatarsi, forse, ma non spetta a me.
Non è un’accusa a nessuno, a meno che non vi siano le solite code di paglia.
Bene, oggi è possibile cambiare i cavalli motore: non era possibile un tempo, perché la chimica agiva sul mantenimento massimo di uno stato, allungando questo segmento fino ad aumentare la convinzione psicologica, per questo le sostanze usate, le “benzine”, venivano giustamente definite “stimolanti psicoattivi”. Oggi è possibile modellare i muscoli, allungare le ossa sulle quali si poggia la muscolazione e possibile agire sul sangue aumentando il coefficiente dei globuli lavoratori e ossigenare i muscoli, in altre parole si alza la soglia anaerobica e si può persino modificare il tempo e la resistenza in questo mondo confuso e difficile, fra gli agoni dell’acido lattico. Nell’odierno, si può modificare il processo di recupero fino a renderlo figlio della normalità di un gesto tipico di sport tecnico, quando, a monte, ci sta un re degli sport di forza resistente quale è, da sempre, il ciclismo su strada. Oggi è possibile costruirsi pure la determinazione psicologica che agisce sulla mente, indipendentemente dalle singole volontà neuro-mentali, alleggerendo lo stress da sforzo psicologico. In parole più povere, è possibile produrre sull’atleta, uno sfondamento dei livelli parametrici conosciuti dei centri nervosi. Nel caso di Armstrong c’è qualcosa che va oltre, che non è avvenuto per nessuno. Dirlo così però, è assolutamente insufficiente, allora ti porto delle prove che NON hanno valore giuridico, NON sono un’accusa, ma per me sono enormi sul piano dell’etica e della verità, personale e tascabile s’intende.
Ho un fratello che ha avuto problemi col male del secolo a livello linfatico, per tanti aspetti simile alla neoplasia che colpì l’americano e sulla quale l’uso e l’abuso di farmaci over (con questo termine non intendo certo stimolanti di terza generazione e cortisone, ovvero il massimo possibile per gli atleti fino a metà degli anni settanta), è stata probabilmente la causa scatenante (la vergogna è che nessuno, fra i cosiddetti accusatori del doping, non l’abbian mai detto). Il male di mio fratello, vedeva la concentrazione di linfomi non sui testicoli, ma a ridosso dei reni. Non era possibile l’asportazione in virtù dell’estensione, ma solo un’azione chemioterapia massiccia. Se la cura avesse potuto contemplare un’operazione, sarebbe stata più semplice. Nel caso dei testicoli però, in virtù dei canali dei quali sono il terminale, oltre all’asportazione, è necessaria una terapia uguale a quella dei linfomi circoscritti a zone del fondoschiena o basso ventre, quindi le medesime di mio fratello. Uno studio sulla cura di questi, dunque, rappresentava inevitabilmente pure un confronto con ciò che poteva esser avvenuto su Lance.
Bene, nella miriade di farmaci che ha continuato a prendere mio fratello, anche dopo la fine delle cure chemioterapiche, ve ne sono alcuni che presentano sostanze tutte più o meno dopanti, secondo la classificazione del CIO. Ma c’è di più, perché il suo fisico, già dinamicissimo (cicloturista vero, “moto perpetuo” come l’ho sempre definito, anche perché assai più anziano di me di ben 14 anni), ha subito modificazioni incredibili. Qualche dato che non si riesce a spiegare scientificamente nel percorso, ma capace di lasciare a bocca aperta per le risultanze: il suo ematocrito dal 43-44%, s’è attestato completamente sul 48-49%, con punte a volte superiori al 50%, in parte inspiegabili vista l’oggi limitata attività sportiva diretta; la sua emoglobina è maggiore del classico terzo dell’ematocrito, le sue unghie sono divenute di ferro, i suoi valori medi di ferritina sono aumentati di cento punti. Ne consegue che il bombardamento chimico ha lasciato degli effetti, ed il suo fisico, oggi, è paradossalmente più asciutto del già tanto che era prima. Stranezze inspiegabili, ma tanto è. Sta bene, ma il timore, sempre presente, di ricadute in casi di simili malattie, ha spinto l’equipe che l’ha seguito, a continuare a prescrivergli certe assunzioni a cicli molto, ma molto, più lenti, in ogni caso, comunque, sempre presenti. Sono passati tre anni, ma ne servono almeno altri quattro, perché possa essere definito guarito totalmente. Intanto, ripeto, sta bene e non perde occasione di dirmi che se potesse correre ora, sarebbe più forte di venti anni fa. Certo questa dichiarazione può essere figlia di un’autoconvinzione, ma un fondo di verità incontestabile esiste: basta vedere come è resistente. Il suo fisico è stato, ed è ancora, un laboratorio: potrà dare degli effetti collaterali fortissimi in seguito, ma l’attualità è positiva. Quindi, fosse stato un corridore o un altro atleta di sport di forza resistente, avrebbe migliorato le prestazioni ed avrebbe avuto il lasciapassare dei certificati medici atti all’assunzione di certi farmaci. Regolari, sia chiaro, ma confondenti le entità e gli effetti. Considerando il suo corpo di persona qualunque come un laboratorio, ci possiamo benissimo immaginare quali superstrade si possano aprire a chi, essendo atleta, s’offre ad un’ulteriore sperimentazione. Se poi consideriamo la lunga serie di prodotti farmaceutici di origine dopante, facenti parte il corredo “normale” di un atleta, molti dei quali confusi o annullati da cancellanti a volte pure “involontari”, ed a questi aggiungiamo i possibili sostegni dati dal numero di sostanze atte alla cura di malati di tumore, ci posiamo su un’altra prateria di possibilità per Armstrong e, soprattutto, per i possibili “stregoni” che lo accompagnano nel suo percorso agonistico. Sono ipotesi che nessuna dichiarazione anche autorevole può cancellare, tanto più se chiamata in causa da un ruolo diretto sull’atleta, o di controllo sullo stesso. Sono ipotesi scientifiche in fase fluida, per buona pace di quelli che, all’UCI, son capaci di usare le percentuali del 3-5% come pomi di non condanna o di naturalità. Quindi, lor per primi, dovrebbero usare il silenzio e lasciar parlare l’osservatorio, tanto questo non conta nulla sul piano dell’inserimento o meno di certi nomi e cognomi negli albi d’oro. Il pubblico può solo guardare o meno questa disciplina e lo sport in generale, ma ciò non incide sulle risultanze. Nessuno qui, ha detto loro che non fanno il proprio dovere. Si discute, e se sono democratici, come probabilmente si vantano d’essere, devono lasciar parlare, perché è semplicemente una regola del gioco. Se invece pensano che i “dibattitori” mettano interrogativi sul loro operato, ed intendono scendere in campo per minacciare, allora il sospetto su una loro malafede si farebbe davvero forte.
Tornando all’oggetto, ci viene una morale: il motore dell’americano, forse già innalzato come per tanti (o tutti) gli altri, dalle “cure” possibili nei suoi primi anni di professionismo e, probabilmente, causa della malattia, s’è modificato dalla A alla Z dopo le cure chemioterapiche e nessuno, ripeto, nessuno, può ritenersi offeso se dopo un simile male, insistessero dei certificati medici anche “lasciapassare” su certi parametri. Sta di fatto che, Lance a parte, non esistono oggi confronti con altri atleti provenienti da simili patologie o neoplasie sconfitte. E’ un’offesa dirlo?
Cosa resterà del corpo di questo atleta, o di altri incamminatisi in direzioni chimiche, in questo come in altri sport, quando sarà finita l’attività? E chi lo può sapere! Anche se la logica e la scienza sono assai pessimiste in proposito. Ma siamo sicuri che all’americano come agli altri interessi tanto? Si dice pure che l’uomo che si sente perduto, prima di andare verso l’irreparabile, le tenti tutte pur di lasciare una traccia tangibile del suo tratto. E poi, c’è sempre quella massima che recita: “meglio vivere un giorno da leoni che cento da pecore!” A questa, potremmo aggiungere tutta la dottrina meritocratica di Merton e del business, come fondamenta del vivere in una società come quella liberal-democratica ……della “libertà della libera volpe nel libero pollaio”….. E non è un caso, mi si permetta (perché questa è storia!), che negli States la giurisprudenza basata sulla tutela del business, ostacoli non poco la battaglia antidoping, quando il baro è funzionale alla professione e al guadagno. Il caso di Butch Reynolds, non l’unico, è assai significativo.

Bene, detto questo, perché trovo lapalissiano dire che Leman era probabilmente più forte di Armstrong?
Eric, è vissuto in una generazione fortissima del ciclismo. In patria, oltre al celeberrimo Marckx, aveva come avversari dei super come De Vlaeminck, Godefroot, Van Springel ed il breve e splendido giovane Monserè, nonché una serie di corridori di valore enorme, resi ottimi dai grandi di quella epoca, ma dal potenziale tale da far rabbrividire tanti (se non tutti, Cunego, comunque escluso)) dei corridori più in vista di oggi. Ne cito solo alcuni: Verbeeck, Dierickx, Willy Plankaert, Pintens, Brands, Van Coningsloo, Swerts, i fratelli, In’t ven, Van Ryckeghem, Rosiers, Bruyere, Reybroeck. In Olanda c’erano Zoetemelck, Karstens, Janseen, Dolman, e pure un certo Ottenbros. In Francia, Poulidor (non dimentichiamo che le corse di un giorno, le faceva per amore e cultura della professione, spesso alla grande, anche da vecchio) e Guimard. In Spagna, Ocana (anche se viveva in Francia), Lasa e Perurena. Infine in Italia, senza citare nessuno, c’era la più bella generazione di capitani veri, della storia del nostro ciclismo.
Aldilà delle gambe, cosa contenevano i serbatoi dei corridori di quella epoca? Stimolanti di terza generazione, quelli che ancora potevano sfuggire all’antidoping e del cortisone, allora legale in qualsiasi forma. I primi alzavano la soglia del dolore e della fatica, agendo sul Sistema Nervoso Centrale, ma non cambiava la cilindrata e quando gli effetti terminavano, giungevano delle cotte e delle crisi incredibili che, mi si permetta, rimpiango assai, perché erano un’immagine vera di questo sport. Il cortisone era usato come antinfiammatorio per la cura dell’apparato respiratorio, quindi diveniva spesso adatto per gli impatti del ciclismo, ma essendo la copia sintetica di un ormone normalmente prodotti dalle ghiandole surrenali, il cortisolo, creava una serie di disagi. Prima di tutto, faceva disabituare il corpo alla produzione naturale dello stesso cortisolo, quindi preoccupanti iperglicemie, trattenimento di liquidi e aumento di peso, nonché altri sintomi ancor più gravi, ma che subentravano col tempo e solo a causa di un uso massiccio. Gli ormoni diffusi dalla seconda metà degli anni ottanta fino a quelli di oggi, erano ancora lontani dall’era di Leman e, soprattutto, non si conosceva l’Epo. In poche parole con quello che si prendeva allora, il campione era costretto anch’esso a pratiche stimolanti e cortisoniche (sempre in seconda battuta), in quanto, anche con questi balzelli dell’età della pietra, lo schiacciamento verso l’alto del doping si sentiva. Non erano però assolutamente possibili, i cambi di cilindrata del motore e nessuno, allora, da velocista puro si trasformava in scalatore, o questi, in passista veloce. Gli snaturamenti delle caratteristiche naturali non avvenivano per mancanza chimica e di conoscenza anche degli stessi allenamenti. Erano impossibili. Quindi dire che Leman e tanti altri come lui, non potevano vincere una corsa a tappe, significa prendere in esame un quadretto di confronto così sottile…… da non essere nemmeno visto….. Potrei inoltre dire….. che le odierne pratiche a base di creatina (nei limiti) e di aminoacidi ramificati, cioè non metodi doping, creano effetti ergogenici (anabolizzanti alla lunga certamente), assai superiori alle stenamine di Coppi e di Anquetil…... Ne parlai con un famosissimo della medicina (non sportiva ovviamente) e questi mi disse che avevo perfettamente ragione.
Leman (di cui è prevista una puntata di Graffiti) era un tracagnotto, più basso di statura rispetto ad Armstrong, ma con la muscolatura abbastanza rotonda. Di lui, ho le testimonianze di uno che di ciclismo interno corsa e di tutti i contorni, ne sa più del diavolo: Danny Clark. L’amico pazzoide australiano, ha fatto carriera soprattutto su pista, ma vivendo in Belgio, per prepararsi, fare fondo e illuminarsi le fibre rosse per il mezzofondo soprattutto, correva le kermesse e le gare fiamminghe, a suo dire “palestra essenziale” per un pistard e seigiornista in particolare. M’ha raccontato del ghigno di Eric, della sua determinazione, della ferrea volontà che testimoniava nel non arrendersi quando i fatti di corsa lo castigavano, delle malizie che possedeva. Era un tipetto che teneva nelle salite brevi, fatte di potenza, altrimenti non avrebbe vinto tre Giri delle Fiandre superando gente immensa, come ho scritto sopra. Senza poi dimenticare, per farsi un quadro legittimo ed onesto dell’atleta, l’infinità di piazzamenti fra i primi cinque nelle classiche più grandi o in quelle medie. Armstrong, prima maniera, per il suo passato nel triathlon americano (lasciatemelo dire, “territorio ormonale” eccellente), quando arrivò in Europa, era un po’ come Eric, ma meno veloce, quindi, per necessità, più portato a cercare altre variabili per ottenere la vittoria.

Ora, premessi i valori atletici, le conformazioni fisiche simili e le conseguenti caratteristiche ciclistiche, le diversità abissali delle “benzine” possibili, l’unica area di confronto legittima fra i due ci viene, limitatamente ovviamente al Lance pre-malattia, dal confronto dei numeri, e qui, il texano, perde e di brutto.

Guardiamole senza i piazzamenti (se li considerassimo, la comparazione sarebbe davvero improponibile, per la troppa differenza, a vantaggio del belga).

Eric Leman.
73 vittorie, fra le quali: 3 Giri delle Fiandre (70-72-73) Kuurne-Bruxelles-Kuurne (era un classica fiamminga di valore, a quei tempi, superiore all’Het Volk), Attraverso il Belgio, Freccia di Hal, 2 Campionati delle Fiandre, 5 tappe al Giro di Francia, 4 tappe alla Parigi Nizza, 5 tappe al Giro del Delfinato, 2 tappe della Vuelta di Spagna. Ho messo solo le più importanti, ma ve ne sono altre che meriterebbero assai.

Lance Armstrong.
32 vittorie, fra le quali: il Campionato Mondiale di Oslo (giornata ciclocrossistica non dimentichiamolo), una Freccia Vallone, una Classica di San Sebastian (mi si permetta, ma nonostante l’inserimento di questa corsa in World Cup, se fossi un corridore, vorrei vincere piuttosto una Gand Wevelgem), una tappa alla Parigi Nizza, due tappe al Tour (quella di Limoges, la seconda, ottenuta, diciamolo pure, senza la cattiveria degli avversari per la morte di Casartelli, di cui Lance era compagno di squadra) e un Trofeo Laigueglia. Le tappe del “Tour du Pont” e altre vittorie in gare consumate in zone non nobili del ciclismo, se valgono molto per Lance, allora l’amico Roberto Giaggioli, ha diritto ad insignirsi del ruolo di grande del ciclismo…..

Bene, non ho altro da aggiungere, perché credo basti.

Però, per chiudere l’argomento su un corridore che mi offende da sportivo, non già per i sospetti, ma perché gareggia solo una corsa da leggenda l’anno, mi formulo una domanda: dove metterei Lance Armstrong prima maniera, nella mia personalissima classifica dei grandi? Nemmeno fra i primi quaranta! Non so, forse al 46° o 47° posto….quindi non fra i ……grandi.

Ed il Lance post intervento, limitatamente all’era moderna, dopo il 1965 (entrata dell’antidoping)?
Considerando che corre praticamente solo una corsa a tappe, il confronto lo faccio con chi si è distinto nei grandi giri. Quindi dietro a Merckx, Hinault, Indurain, Gimondi, Pantani, Fignon, Lemond, Ocana, Thevenet e, forse, anche a Marino Lejarreta, che pure ha vinto una sola Vuelta (per gentil concessione dell’antidoping), ma gliene fu fregata un’altra, per una vergognosa coalizione a vantaggio di Hinault, (dove fra i protagonisti vi fu anche Saronni e questo non gliel’ho mai perdonato). Inoltre, il buon Marino, correva tutto l’anno e concludeva bene persino Vuelta, Giro e Tour nella stessa stagione…..
No, no, no, qui non si tratta di antipatia, ma di realismo. Ed a me, i numeri schietti, mi ricordano la semplice matematica. L’arte sportiva è qualcosa di diverso.
Se dovessi innamorarmi del ciclismo, oggi, prendendo ad esempio Lance Armstrong, non solo cambierei canale, ma andrei a pescare…….”le oche” in Tasmania.
Ed è proprio perché questo sport l’ho nelle viscere, al punto di andare a studiarmi i campioni del 1890, che mi sento sfregiato da uno che viene dipinto come un grande, pur correndo solo ventidue giorni l’anno. No, il ciclismo merita molto di più.

Cari amici, ragazzi e giornalisti (riferito a quelli che vengon qui a leggere), quando si deve definire grande un artista, bisogna saper fare dei confronti plausibili con chi lo può elegger tale e non inflazionare gli aggettivi per seguire una moda. Anche i ciclisti che non uscivano mai dalla terra-patria, si mettevano a disposizione di discussioni più probanti. Lance Armstrong, no! Ed è questo il doping che mi fa schifo.
Ma lui vince il Tour!
Bèh, quando sarà una corsa tecnicamente di livello, ne riparleremo. Negli ultimi anni, è stata la burla “cronometristica” della sua storia e, delle tre corse a tappe con maggior tradizione, è di gran lunga la più monotona, la più miope e la meno valida per una corretta proposta delle peculiarità del ciclismo. Non sono certo io a voler sottostimare il valore degli sponsor, ma per loro, non si deve uccidere uno sport con un’idiozia da vomito, come la cronosquadre. E non sono gli sponsor, a volere tutte quelle cronometro che, nel ciclismo di oggi, rappresentano UN INNO AL DOPING, ma solo l’atteggiamento supino (all’indole della propria grandeur!) e poco decoroso con le essenze di questo sport, da parte di Leblanc!
E poi, quelle prime dieci giornate di gara insignificanti, con qualche bel cucuzzolo ogni tanto, alzerebbero l’audience, altroché.
Oggi, il Tour, ciclisticamente parlando, è una corsa che presenta un gap così abissale fra il suo passato e il presente, da farne una “corsetta”. Cattivo? No, realista, o più probabilmente, romantico. Ma il ciclismo, è romanticismo.

Ti saluto Ciclgian. Ama il ciclismo e fai dei distinguo, anche se producono dei “sanbon” all’apparenza.

Morris

 
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Livello Parigi-Nizza




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  postato il 23/11/2004 alle 09:41
Un saluto a tutti sono stato assente ultimamente ma ho seguito sempre le vostre discussioni e volevo intervenire riguardo al post di Morris con il quale concordo totalmente in quanto ritengo che un campione con la C maiuscola non si possa definire tale se corre ad alto livello solo per 20 giorni durante una corsa a tappe e poi sparisca dalla circolazione.Questo fa aumentare i sospetti che il texano non sia totalmente pulito e corra solo il tour dove probabilmente è protetto dagli sponsor e poi sparisca per non rischiare di essere beccato in altre corse dove non è protetto come alla grande boucle.Si era detto che con l'introduzione del Pro Tour le grandi squadre e quindi anche i suoi atleti avevano il diritto-dovere di correre le corse più importanti come giro e tour (tra le corse a tappe) e allora il caro Lance cosa ha fatto? Si è preso Popovych così da mandarlo a fare il giro mentre lui fa il tour (anche se non è sicuro neanche quello forse per timore di fallire non essendo ormai più un giovincello...)Secondo me questo tipo di atleti non meritano di essere definiti atleti ed essere accostati ai grandi del passato come Merckx,Indurain che gareggiavano tutto l'anno e non hanno vinto solo al tour ma hanno vinto giri d'Italia e o si sono piazzati o hanno vinto anche Mondiali.Lance quante altre corse ha vinto a parte il mondiale del '93 nella piscina di Oslo?qualche corsetta e niente più però avendo vinto sei tour consecutivi è entrato nella storia.Bè secondo me è un'ingiustizia nei confronti di atleti che si sono impeganti magari vincendo altre corse meno blasonate del tour ma gareggiando tutto l'anno ad alto livello e costruendo così la storia del ciclismo.Se tutti facessero come lui dove andrebbe a finire il ciclismo?????
Scusate dello sfogo ma ritenevo giusto esporre le mie idee per confrontarle con le vostre e accetto qualsiasi commento.

 
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Livello Sean Kelly




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  postato il 23/11/2004 alle 09:49
Bè, Aranciata, mi sembra che il buon Morris non abbia messo nel cassetto un bel niente.!!!!................... (rif. mio post su "Santo Lance")
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 23/11/2004 alle 13:14
Ciao Marc, direi però che Morris se lo può permettere perchè ha competenza ed esperienza da vendere, invece i miei sono i sospetti e le intuizioni di un semplice appassionato, quindi è normale che alla lunga qualcuno possa provare irritazione per le cose che scrivo.
Viceversa quelle di Morris sembrano quasi lezioni, soprattutto lezioni di vita.

Mi ha colpito soprattutto la faccenda dell'esposizione dell'organismo alle radiazioni terapeutiche e delle conseguenze che tutto ciò comporta.
Più ci penso più trovo che la questione si di una banalissima ovvietà e mi stupisco che nessuno tra noi abbia mai pensato a domandarsi quali influenze POTREBBERO avere avuto le chemio sul corpo dell'innominabile.
Una volta di più le parole di Morris sono come un fascio di luce che illumina l'oscurità, poi stà a ciascuno di noi accettare o rifiutare ciò che gli occhi percepiscono.

 
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  postato il 23/11/2004 alle 13:55
Profonda ammirazione per Morris... seguo il ciclismo approfonditamente da un paio d'anni, ma leggendoti ho capito più cose che vedendo corse...

...grazie... Mario

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 07/02/2005 alle 21:12
Ah che canaglia la nostalgia!
 
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Livello Marco Pantani




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  postato il 08/02/2005 alle 09:49
Mi dispiace, nonostante tutte le disquisizioni, il grande Norris non mi ha convinto.
Come non ha convinto tanti altri molto più qualificati di me che hanno vissuto il ciclismo "da dentro" ad alto livello.
Per tutti questi il tracagnotto Eric Leman anche "chimicato", "bombardato", "mutato" non avrebbe mai vinto una grande corsa a tappe.
Ciao a tutti ed evviva il ciclismo.


 
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  postato il 08/02/2005 alle 12:01
Chuck Norris?

 
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Livello Sean Kelly




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  postato il 08/02/2005 alle 12:04
A proposito di dopati.......(in questo caso si parla probabilmente di anabolizzanti, però......)
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 08/02/2005 alle 12:43
Eh sí, caro Ciclgian, ma i cosiddetti "piú qualificati di te" nel 1995 avrebbero detto la stessa cosa di Lèns, ça va sans dire.
Ciclgian non ti fidare troppo di chi ha vissuto il ciclismo "da dentro" perché spesso ha molto da nascondere.
Hai presente i calciatori quando dicono che nel loro sport non c’ doping e non c’é il calcio-scommesse?
Non penso che i ciclisti siano radicalmente diversi.
Salutami Moser e Simoni, ciao.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 08/02/2005 alle 15:13
moser e simoni...NOOOOOOOOOOOOOOOO!!!

chiedetelo alla mamma di pantani quante cose hanno da nascondere loro due,insieme....!?!?

 

____________________
Giuseppe Matranga

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 10/02/2005 alle 00:48
Mi dispiace, nonostante tutte le disquisizioni, il grande Norris non mi ha convinto.
Come non ha convinto tanti altri molto più qualificati di me che hanno vissuto il ciclismo "da dentro" ad alto livello.
Per tutti questi il tracagnotto Eric Leman anche "chimicato", "bombardato", "mutato" non avrebbe mai vinto una grande corsa a tappe.
Ciao a tutti ed evviva il ciclismo.


Quando esterno un’opinione sul fisico di un atleta e su ciò che può comportare un’azione chimica su di lui, penso assai poco al giudizio del mondo interno al ciclismo. Troppi uomini di ammiraglia e troppi ex recenti, ma anche più distanti, hanno nel loro intorno presente e passato, abdicato la loro funzione di allenatore e tecnico, ai santoni o a quei dottori che tutti sappiamo. Nessuna disciplina si avvicina al ciclismo in quanto a dipendenza dai medici. E’ tragicomico che il preparatore debba essere sempre un medico ed il direttore sportivo un pilota d’ammiraglia, ma è purtroppo una realtà. Suvvia, se vogliamo bene a questo sport, come possiamo non guardare queste cose!
Dovessi fare la conta di quanti allenatori di terzo livello non capiscono un tubo di fisiologia e di metodologia dell’allenamento non finirei più, ma non lo dico solo io, bensì una vasta gamma di insegnanti o tecnici di una moltitudine di sport. Oppure gli stessi esaminatori che han concesso a costoro, giocoforza, quel livello che consente ……di guidare ammiraglie persino di professionisti. Anche per questo, il ciclismo, paga più di tutti per il doping e propaga, ancora, la diffusa visione di sport da “ciao mama son contento di essere arrivato uno”!
Questa gente, caro Ciclgian, su ordine o consiglio del dottore, ha mangiato di tutto, con una supinità vergognosa e magari, ha pure chiesto a quel camice bianco, come fare a prendere il proprio pisello in mano per andare a fare pipì.
Fra le tante cose da fare per recuperare il pedale ad una moderna concezione della preparazione, senza intrugli vari, ve ne sta una ben impressa: rifondare l’apparato tecnico con scuole vere, senza dare i livelli agli ex prof. cresciuti alla scuola dei santoni e del doping siamese, ma attraverso una selezione dove conti sapere realmente.

Il doping di oggi non avrebbe fatto vincere a Leman un Tour? Ma come si fa a dirlo, quando proprio il belga sapeva arrivare fra i primi, ben più spesso dell’Armstrong prima maniera!? Allora prova a chiedere a questi super esperti, come ha fatto Vanni Sanna (modesto corridore che per modestia smise di correre fra i dilettanti) a dare un chilometro sull’ora ad un certo Eddy Merckx, tra l’altro dopo una lunga assenza dalla fine dell’attività agonistica. E fammi capire, attraverso queste illuminate menti della fisiologia, come possa esistere che un Boardman, con una bici ed una posizione che a detta degli stessi costruttori non poteva dare che due chilometri di vantaggio, abbia distanziato il “cannibale”, sempre sull’ora, di settemila metri abbondanti!

Ti ricordo che i sovietici, secondi a nessuno nell’uso dello sport per motivi di propaganda e nella sperimentazione chimica atta al raggiungimento del successo più eclatante, ripudiarono il miglior talento velocistico in loro possesso, Nikolaj Sapeja, per concentrare i loro sforzi di ricerca su un brutto anatroccolo, Valery Borzov, considerato più adatto a contenere e far fruttare la seconda generazione di steroidi anabolizzanti. Sapeja scomparve e Valery divenne quello che tutti abbiamo visto. Poco importa se oggi per parlargli devi stargli a mille metri di distanza, alla storia c’è lui…..

Rimango della mia convinzione e non c’è solo Leman che può definirsi “sfigato” (o fortunato per la salute s’intende) nel non essere nato un quarto di secolo dopo.
Forse Eric il Tour non l’avrebbe vinto, perché a batterlo, non sarebbe stato Armstrong, bensì i vari Cees Hast, Rinus Wagmants, Vicente Gomez del Moral, Franco Bitossi (lui sì che avrebbe ragione di offendersi al mio paragone!), Italo Zilioli ecc. giusto per citare solo alcuni dei piazzati nelle grandi corse a tappe dell’intorno del suo tempo.

Ciclgian, rimani delle tue idee, ci mancherebbe, ma sii meno viscerale nel credere infallibilità in chi possiede numeri e vittorie. Vuoi una prova? Chiedi loro cos’è la sintesi dell’ATP.....

Sempre viva il ciclismo ovviamente!

Morris

 

[Modificato il 10/02/2005 alle 00:51 by Morris]


 
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