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Autore: Oggetto: IL PISELLO ANTI-ANTIDOPING

Livello Fausto Coppi




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Registrato: Jul 2004

  postato il 04/11/2004 alle 17:29
Ne ha parlato striscia la notizia e anche il Capodacqua sul suo sito sportpro.
Un fantastico kit comprendente una mutanda con termometro per controllare la temperatura della pipì finta, un pisello finto molto realistico, una vescica contenente urina in polvere da diluire.
Alle olimpiadi hanno beccato un paio di furbacchioni, ma chissà quanti l'hanno fatta franca con questo banalissimo sistema.
Bellissima una dichiarazione anonima riportata su sport-pro: "finalmente ho finito di imbottirmi di farmaci mascheranti per cercare di essere pulito".
Insomma, io sarei tendenzialmente benevolo verso chi adopera il "whizzinator" (sembra che si chiami così 'sto coso finto con pompetta), perchè mica tutti si possono far venire un tumore per essere competitivi, e anche se ti inventi l'asma potresti essere allergico ai farmaci dopanti che la curano.
Insomma, il pisello finto è una sorta di robin-hood del doping.

 

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Davide

 
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Livello Sean Kelly




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  postato il 04/11/2004 alle 17:36
Per caso la ditta che lo commercializza è spagnola?!?!
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 04/11/2004 alle 17:39
'Mericà, mazza se so' fforti 'sti 'mmericani, sso troppo avanti 'sti 'mmericani.

Eh sì, bisogna guardare in faccia alla realtà e poi dirle lallallà

 

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Davide

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 04/11/2004 alle 18:57
l'avevo letto su un quotidiano sportivo e seppur molto drammatica e significativa sullo status cui si e'arrivati per primeggiare nello sport mi aveva fatto sorridere nn poco...ce lo vedete un pesista(mi pare?)ungherese entrare nella saletta antidoping di atene con le mutande contenenti membri biforcuti e smaneggiare polverine magiche per far uscire pseudo-fantomatiche urine candide che neanche un giocatore di bowling....

ma che tristezza pero'

 

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Giuseppe Matranga

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Livello Fausto Coppi
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  postato il 05/11/2004 alle 15:00
Un vecchio trucco, anche se maggiormente elaborato e sofisticato, finalmente scoperto. Se girano su internet ne troveranno degli altri…...
L'uso dell'ano, come contenitore della capsula galeotta, è anch'esso vecchissimo.
Non a caso, questa parte del corpo, nei ciclisti e nelle cicliste (ma solo su di loro!), è stata debitamente palpata e.....visitata, dagli agenti preposti, Gendarmeria in Francia e Nas in Italia.

Uno sportivo, circa un anno fa, si chiese se non era il caso di controllare le urine di un giocatore di calcio, autore di una prestazione mostruosa, dopo trascorsi italiani, ben poco edificanti. Trovandomi lì risposi con una battuta che riporto.

Un particolare: quando lo fanno pisciare, anche a costo di apparire guardoni, viziettari o mezze checche, devono guardare che la pipi non scorra sulle dita, prima di arrivare al contenitore. C'è un trucchetto col sale........che è la fine del mondo.....

Lo sportivo rispose, sempre a battuta:“perché salarsi le dita…..quando è sufficiente vuotarsi la vescica per poi riempirla con orina 'pulita' via catetere?


Bene, a proposito di catetere, vi racconto qualcosa che potrebbe pure stuzzicare ricordi o interesse.......
L’azione del sale che ho accennato sopra, va benissimo sui controlli delle urine molto pesanti o, addirittura, da confrontare con quelli del sangue. Non è dunque un artifizio specifico per il calcio, il quale prevede un controllo antidoping ancora molto leggero, rispetto ad altre discipline. Però, quel sale, serve ugualmente anche al mondo pallonaro e non comporta rischi di alcun genere.
Al momento del prelievo, oggi, i giocatori non si presentano più in tuta, ma con gli slip, quindi un trucco direttamente sul posto, risulta ben più complicato.
Le pretese di scambio d’urina attraverso catetere, non sono nuove allo sport, un paio di casi fecero addirittura storia, ma finirono male entrambi.
Il primo ci porta al lontano 1978, ed il palcoscenico fu il controllo antidoping della sedicesima tappa del Tour de France, la St Etienne – Alpe d’Huez. Il vincitore, Michel Pollentier, uno dei corridori più sgangherati che abbia mai visto sulla bicicletta, si presentò al controllo vestito come un palombaro. Maglione termico, tuta, sembrava lo scenario di una gara di ciclocross, invece era il 15 luglio e la giornata in sincronia con la stagione. La cosa, insospettì il commissario antidoping, che chiese al belga con la faccia da professoressino di filosofia, di togliersi quei pesanti indumenti. Tortocollo e con lentezza esasperante, Pollentier (per gli appassionati, vincitore del Giro d’Italia 1977 ai danni di Francesco Moser), fu costretto ad eseguire quella per lui deleteria richiesta. Con sommo stupore, l’intero staff presente, ebbe la possibilità di vedere come si poteva costruire all’esterno del corpo, il medesimo sistema venoso che l’uomo possiede all’interno. Il furbo belga con l’azione di due ventose ed un ideale e gigantesco catetere, aveva sparso su questo intreccio di vene, l’urina “pulita” lautamente sufficiente per riempire il contenitore dell’antidoping. Ne nacque la prima squalifica per frode all’antidoping, della storia dello sport.
Quasi tredici anni dopo, nel gennaio del 1992, tre atlete tedesche, fresche exDDR, famosissime, furono vittime di un controllo antidoping sorpresa, da parte dell’Organizzazione mondiale di atletica leggera, mentre si trovavano in un campus d’allenamenti in Sud Africa. Si trattava di Katrin Krabbe, campionessa per eccellenza dello sprint ed una delle donne più belle che abbiano mai solcato un impianto sportivo, di Silke Moeller, già supermedagliata e specialista dei 200 metri e di Grit Breuer, la grande speranza della velocità prolungata, considerata l’erede naturale di Marita Kock.
Le tre si presentarono al controllo tranquille e fecero altrettanto tranquille la pipì. Il primo risultato fu negativo, ma l’analista riuscì a notare un particolare inquietante: le tre urine erano identiche in tutto. Un risultato impossibile, un po’ come le impronte digitali che non sono uguali nemmeno fra i gemelli. L’analista informò il commissario e per le tre vi fu un’ulteriore prova, ma stavolta…..ginecologica e fu scoperto l’incredibile!
Katrin, Silke e Grit si erano inserite all’interno del basso ventre un catetere con relativa sacca-contenitore che aprivano agendo con le dita dentro la vagina, attraverso un movimento così scaltro, da sfuggire, fino alle risultanze analitiche, alla prova visiva del commissario. Il tutto però, vanificato dalla stupidaggine di usare l’urina pulita della medesima persona, uscita, tra l’altro, nel medesimo momento. Visto il tanto doping della ex DDR, si potrebbe dire che vi fosse, pulita, solo quella donatrice che non fu mai scoperta.
Delle tre atlete pizzicate, la sola Grit Breuer ha cercato di rifarsi una carriera, riuscendoci pienamente, anche se il suo modo di correre ed il suo corpo, fanno ricordare all’osservatore, la corsa di un’anatra o di un’oca. Silke Gladish-Moeller è letteralmente sparita e qualcuno la inserisce nel lungo elenco delle exDDR che hanno avuto problemi di salute causa il doping.
Katrin Krabbe, ribadisco, più bella di Katarina Witt e della stessa Nicole Kidman, ha poi intentato una causa civile che l’ha portata a risarcimenti cospicui, anche se poi le elargizioni non sembrano ancora avvenute. S’è sposata un certo Martin Zimmerman, un avvocato, e continua a fare la comunista in un paesino, Neubrandenburg, nel cuore della Prussia, a nord di Berlino, dove gestisce un negozio di articoli sportivi aperto coi soldi della Nike. Il massimo! Chi l’ha vista di recente (adesso ha 33 anni e due figli), dice che la sua bellezza è ancora magnetica, ma la difesa di quel regime che l’ha plasmata atleta di vertice, appare sempre più patetica. Si dice che non porti per nulla i segni del doping e di quel clenbuterol, lo steroide anabolizzante che le fu trovato in un successivo controllo a quello dell’aggeggio dentro quella sua vagina che, un tempo, fu il sogno di tutti gli uomini che guardavano l’atletica. Non credo molto a questo riporto, anche perché, ragioni politiche a parte, la Krabbe, al pari delle altre grandi exDDR, vive in maniera strariservata.

Queste due storie, per dire che il catetere “esterno” o “interno”, è da tempo negli artifizi di chi vuol barare all’antidoping, ma escludo sia maggioritario….. I modi per cancellare il doping ci sono, eccome! Sono fatti di altra chimica, quasi sempre, come per dire………che il corpo di un atleta, spesso, é un laboratorio…..


Morris

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 05/11/2004 alle 15:13
complimenti morris trovo questo tuo post estremamente significativo ed interessante sul cosa si puo'arrivare a fare per essere vincenti,tra l'altro mi fa specie per great breuer atleta che ho seguito per molti anni e cui sapientemente i cronisti di atletica del recente passato,forse piu'imbarazzati del ciclismo stesso visto il dilaniarsi di tale piaga nello sport olimpico per eccellenza,nettamente superiore a qualsiasi altro sport,hanno sempre evitato di ricordare tali sconcertanti nei della sua carriera...

 

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Giuseppe Matranga

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  postato il 05/11/2004 alle 15:20
Esagerato, grande Morris!
Più bella di Nicole Kidman è impossibile! Ma l'hai visto Eyes Wide Shut?

A parte gli scherzi, la Krabbe era davvero bellissima; ma le storie che ci riporta il nostro amato "graffitaro" sono da brividi.

A voi le repliche.

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 05/11/2004 alle 17:12

A voi le repliche.
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Era soda Admin, senza cellulite e con un fare da ......quello che ti puoi immaginare...
Non so mettere le faccine, ma il senso l'hai capito, mitico!

 
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  postato il 05/11/2004 alle 17:29
Sodissima, certo. Ma aveva sul viso un'inestetica acne (per non dire un gran numero di brufoli), fatto che spinse Stefano Tilli, velocista azzurro e all'epoca fidanzato e allenatore di Merlene Ottey (rivale di Katrin), a dichiarare senza alcuna diplomazia che quello era un chiaro segnale di uso di doping. Tilli aveva a quanto pare ragione, anche se poi anche Merlene finì nella rete dei controlli, anni dopo. E sì che la giamaicana (ora slovena...) faceva un punto d'onore del fatto di essere pulita, lei.

Però è curioso che il doping, a detta di alcuni, abbia più o meno l'effetto del salame o della cioccolata, dal punto di vista estetico...

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 06/11/2004 alle 01:59
Verissimo Admin, il doping lascia tracce inconfondibili, se hai la costanza di osservare. Sai cosa mi capitò di dire ad un mio vecchio allenatore, tanto bravo quanto pulito? "Nello sport di oggi forse più delle provette valgono gli sguardi e la palpazione, non faranno giurisprudenza, ma ti avvicinano alla verità!"
Lui mi sorrise e per rimanere nel tema del suo sport mi rispose: "Scommetto che pensi al Santa Monica Track Club". Esattamente, pensavo proprio alla buffonata precedente l'odierna, di medesima origine nordamericana: il sodalizio di "King" Carl Lewis, il figlio del vento..... sospinto da aliti di chimica. Un giorno, ad un meeting importante, il Club dell'ipersponsorizzato velocista, si presentò alla gara della staffetta veloce con quattro atleti tutti con l’apparecchio dentale, fra i quali ovviamente anche il Carl (o Carlina come sarebbe più giusto dire). Il growth hormone, meglio conosciuto come GH (ormone della crescita), ha il potere di evolvere gli organi interni (vedi i problemi cardiaci che stan mietendo vittime a più non posso) e quelli esterni, con particolare accentuazione nelle ossa del cranio, la mandibola in particolare. Ora, come si sà, la pianta dentale, si poggia appunto sulla mandibola, ed un'evoluzione di questa, per forza di cose espande e disarciona i denti, al punto che la correzione con un apparecchio si rende obbligatoria.
E gli occhi? Quanti sono oggi gli atleti con problemi agli occhi? E gli infortuni muscolari, soprattutto stiramenti? E le rotture o problemi gravi alle giunture come ginocchia, spalle, caviglie? Tanti, troppi casi, per non pensare all'uso di ormonici. Le provette? Contano poco per capire l’entità del fenomeno-flagello, e poi ci sono sempre i certificati, i cancellanti, la chimica normale che non serve alla prestazione, ma può fungere da tangibile reagente per azzerare o contenere nei parametri, le sostanze inserite nelle tabelle del CIO.
Come dire, viviamo l'esperienza, guardiamo la casistica e ci facciamo una ragione. Oggi il doping cambia i motori e lascia le sue tracce. Niente da spartire con gli stimolanti di Coppi, Bartali e Anquetil: quelli erano zuccherini che alzavano solo la soglia del dolore e della fatica, ma la cilindrata rimaneva sempre quella. Oggi gli stimolanti servono per sopportare i carichi di allenamento svolti col motore nuovo e maggiorato, per abituarsi e metterlo a puntino. Sono solo i più facili da rintracciare, non a caso, seppur oltre dieci anni dopo, s’è scoperta la positività di Lewis ad uno degli stimolanti più comuni, ma dentro cari amici aveva ben altro….
Nei prossimi giorni porterò altri esempi, magari di altri sport, perché il ciclismo è solo un piccolo (per i numeri) tassello del flagello ammazza.-salute chiamato doping. Il calcio, per i suoi numeri e per l’impatto che ha sulla società, è molto più gravoso. Vi racconterò poi una storia di quelle da far accapponare la pelle......

 
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