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Autore: Oggetto: Bici Sport

Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
Utente del mese Agosto 2009




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  postato il 18/01/2009 alle 13:27
Non so se sono costruttiva o meno, bisogna intendersi sul concetto.
E’ costruttivo auspicare che un giornalista si metta con un medico a valutare i dati che Armstrong fornisce ( o Basso)? Se sono sufficienti, se a suo parere nascondono qualcosa, se sono fumo negli occhi, se sono la prova provata che non si dopa?
Non ne capisco il senso. E se non sembrassero sufficienti? Si comincia a seminare il dubbio? Si dice è una presa in giro? E il risultato quale sarebbe? Chiacchiere da bar, perché è certo che verrebbe fuori un altro medico ( per esempio quello che mette on line i dati o , comunque, li diffonde), a dire che sono del tutto sufficienti e si aprirebbe un dibattito fra specialisti in cui il pubblico capirebbe solo che il tapino ( il ciclista) è dopato. Perché, nel dubbio, si va contro il reo, si sa.
Per dire se uno è dopato o no, ci sono, come dice giustamente Armstrong, dei protocollli. Se risulti positivo te ne stai a casa, se non risulti positivo corri.
Basta, vale per tutti. E’ inutile questo fumo negli occhi di far vedere quanto si è trasparenti.
I controlli, secondo protocolli condivisi, li faccia chi è preposto a farli ( passaporto biologico e quello che volete), non il giornalista con un medico e poi si apre il dibattito e il pubblico, come al Circo Massimo, giudica. E si facciano nel rispetto della privacy.
E’ chiaro ce se ti metti nelle mani del Centro Mapei sono tanti i motivi che ti spingono. Sono scelte che ti mettono dalla parte giusta dei giochi, tutto qua.
Io direi che sarebbe ora di smetterla con il giornalista che si sostituisce o si affianca al medico e ci sommerge di dati inutili che servono solo a rimescolare la minestra dell’ipocrisia. Il giornalista faccia il suo lavoro.Se vuole fare un’inchiesta sul doping, segua, per esempio, le tracce delle confessioni di Sella che portano all’Est, a una rete che spaccia doping soprattutto fra gli amatori, al medico che si sente nelle intercettazioni fin dal 2001 e torna con Sella. ( visto che di questo ho letto che parlano le confessioni di Sella).
O magari, e mi interesserebbe di più, si chieda qualcosa di filosofia della scienza.
Oppure faccia un’inchiesta sull’antidoping. Io leggendo di Armstrong che spiegava perché non farà rianalizzare i campioni del 1999, mi sono chiesta : ma se io, che non sono dopata, chiaro, dovessi fare analizzare miei campioni e da questo dipendesse qualcosa di decisivo della mia vita, io li affiderei, non sigillati da dieci anni, perché vengano analizzati? Io no.
Cioè, il giornalista faccia il giornalista, non il medico ( visto che non ha la competenza per farlo) e visto che fra perizie e controperizie, studi scientifici su una rivista e su un’altra, si può dire tutto e il contrario di tutto.
Se un atleta risulta positivo ( e nel caso del ciclista anche se non risulta positivo, come Basso, costretto a confessare da un’inchiesta) viene squalificato , altrimenti non scassiamo le scatole con i dati ematici da far analizzare al giornalista e al suo medico. Se si hanno queste inutili, morbose, infeconde curiosità, si va su quei siti che pubblicano i dati di Lance e Basso, si legge Capodacqua che, così leggo nel suo sito, già sa che i controlli precedenti della Cucinotta non rilevano la sostanza che le è stata trovata e, quindi, non sarebbe di produzione endogena ( come lo sa Capodacqua? I controlli negativi non sono coperti da privacy? Ah.. saperlo), cioè uno a cui interessa questo fumo negli occhi pseudoscientifico ha mille possibilità.
Pure BS si deve ridurre a questo? A me non piacerebbe e non spenderei 5 euro per discussioni inutili ( non ha insegnato nulla tutta quella farsa dei controlli allo Zoncolan con la pipì degli angeli e perizie e controperizie a smentirsi a vicenda senza sapere manco che si andava a cercare? Solo per schizzare m…. col ventilatore?. Stessa cosa succederebbe se un qualsiasi medico chiamato dal giornalista a valutare i dati, dicesse: Mah… mi pare che manchi qualcosa o qualcosa non è chiaro. Partirebbe una noiosissima discussione sul sesso degli angeli, inutile e sputtanante.)
No, i controlli li faccia chi li deve fare e è rigore solo se arbitro fischia.

 

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Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping.

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 18/01/2009 alle 15:08

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 18/01/2009 alle 16:15
credo che una gabanelli nel ciclismo guarderebbe con attenzione le tabelle di basso, si farebbe aiutare da qualcuno competente e qualcosa ci tirerebbe fuori.
o perlomeno ci proverebbe
non credo che parlerebbe solo di campagna del belgio a base di brasserie fumose, birra a fiumi , odore di wurstel e alici marinate.

ricordo a grillo parlante che bs lo compra l' appassionato, che spesso è un praticante più o meno evoluto, a cui certe cose interessano più che i wurstel....

@miki: sono perfettamente d' accordo con te,per quanto riguarda basso. complimenti, hai colto il punto in pieno.

ciao

mesty

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 18/01/2009 alle 19:14
Beh…. Ognuno legge quello che si merita.
Intanto, però, iniziano i dubbi, come avevo facilmente previsto. Non bastano i dati pubblicati e già i primi schizzi di m… dal ventilatore cominciano a vagolare.
Ecco quelo che scrive, proprio oggi,sul suo sito, l’ineffabile Capodacqua sui test pubblici di Armstrong : Lance……, vuole pubblicare i dati dei suoi test, quelli fatti autonomamente con la collaborazione di Don Catlin, guru dell'antidoping Usa. Ma guru o meno trattasi sempre di analisi autoreferenti. Invece sarebbe davvero interessante vedere i dati dei test ufficiali (Uci, Wada), il segreto dei quali la federazione internazionale difende strenuamente, appellandosi alla privacy. Se davvero dice di voler rinascere a nuova vita, perché non autorizzare la pubblicazione anche di quelli?

Stessa cosa potrebbe dire di quelli di Basso ( autoreferenti), sempre che il marchio Mapei non li renda ,per definizione, al di sopra di ogni autorefenzialità.
E state certi che Capodacqua lo fa quello che tanto voi anelate di leggere (analizzare i dati), ma già il dubbio a priori l’ha seminato: autoreferenti, non contano, vediamo quelli ufficiali. E volete che non si trovi un medico che dica che non sono sufficienti? Che nascondono qualcosa? E poi un altro che risponde che non nascondono niente?
E dopo quelli ufficiali vorrà altro.
E anche questa storia della Gabanelli: ancora vi devono dire qualcosa sul doping nel ciclismo? Ancora qualcosa sfugge? Ancora c’è bisogno della milionesima inchiesta su quanto sono dopati i ciclisti? Questo vogliono i lettori competenti di ciclismo? Sentirsi continuamente dire che sono dopati e come si dopano e come lo fanno e quante volte e chi sono i santoni? Ecco, già c’è questo patrimonio culturale dell’umanità, per i cultori del genere. Andate su sportpro.it e leggetevelo tutto, dopo di che avrete l’idea dell’infinito: un accumulo ossessivo di dati e studi scientifici.
Dopo di che ci vorrebbe qualcuno che cominciasse a definire l’intero: la cultura del doping, l’apparato tecnico- scientifico, la questione epocale di come si possa impedire alla tecnica di fare quello che può fare, insomma lasciare i dati e cominciare a far funzionare la riflessione. Se ancora è una facoltà umana praticabile.
Esistono anche i lettori ( competenti o meno) che vogliono sentire altro. E se proprio vogliono sapere qualcosa è, per esempio, come mai, nel 2006, proprio alla vigilia del Tour, alla vigilia dell’estensione delle indagini su OP anche a medici diversi da Fuentes, è stato dato tutto in pasto al pubblico. Come mai l’OP si riapre per la terza volta in questi giorni, come fosse un’eterna bomba che non esplode mai.
Come mai, leggo sempre da Capodacqua, se Armstrong dice, come ha detto oggi, che spera che la nuova apertura di OP porti a qualche nome di calciatore o tennista perché il doping sta ovunque , si deve commentare con sarcasmo ripetitivo: per dirlo lui, solitamente così ben informato…
A me i giornalisti che si sostituiscono ai giudici, ai medici, ai legislatori, agli insegnanti, ai moralisti hanno rotto le scatole,nel ciclismo e fuori dal ciclismo, di doping e dopati ne so anche più di quanto vorrei sapere. Non mi serve la Gabanelli che mi dica: dopati, sono dopati.
Occuparsi di ciclismo non lo prescrive il medico, se ne può fare a meno. Se me ne interesso è perché mi intriga altro dai dati ematici e quando mi daranno solo dati ematici e discussioni sul sesso degli angeli smetterò di interessarmene. E mi vedrò le imprese di Pantani in dvd. Dopato? Proprio come era biondo Rimbaud…



 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 18/01/2009 alle 21:14
donchi tu non sei una appassionata di ciclismo
tu sei un appassionata di pantani
tutto il tuo universo (ciclistico per carità..) si riferisce a marco e alla sua vicenda

marco è stato grandissimo, ma il ciclismo non è nato con pantani e non finisce lì

chiedi riflessione, ma la riflessione a casa mia nasce dalla conoscenza e dalla interpretazione della realtà (i dati); se il tuo dato è : dopati, son tutti dopati (parole tue, anche se non uso il quote), non capisco bene quale riflessione si possa fare.

come non capisco che giornalisti vuoi, non ti va bene nessun modello, da neri alla gabanelli.
pensa che io ne leggo molti con piacere, da mura a vicennati, da grassi a bonarrigo....

nessuno vuole un tecnicismo esasperato, ma su una vicenda e su scelte come quelle di ivan si può andare oltre alla copertura modello gazzetta e bs ( interviste al "purificato e litanie assortite)

per inciso, io mi fido più della gabanelli che dei giudici ("A me i giornalisti che si sostituiscono ai giudici, .....",parole tue).

se mi scrivi oltre 50 righe di risposta, non arrivo alla fine, mi guardo un dvd di pantani...

mesty

 
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  postato il 18/01/2009 alle 21:32
Donchi, se vuoi parlare di doping (e lo vuoi, visto che e' una
delle parole piu' ricorrenti nei tuoi post) fallo nel 3D apposito.

 

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"Non esistono montagne impossibili, esistono uomini che non sono capaci di salirle", Cesare Maestri

"Non chiederci la parola che mondi possa aprirti, si` qualche storta sillaba e secca come un ramo...
codesto solo oggi possiamo dirti: cio` che non siamo, cio` che non vogliamo.", Eugenio Montale.

 
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Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
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  postato il 19/01/2009 alle 00:58
Mestatore, ho cominciato a interessarmi di ciclismo e ad appassionarmi ( per me è un tutt'uno) quando avevo 10 anni, avendone 51 sono passati 41 anni e Pantani non era manco nato. Quindi dire che il mio universo ( ciclistico, per carità) si esaurisce con Pantani è un DATO errato ( manco dei dati ci si può fidare, mannaggia!) nella tua conoscenza, dopo ho continuato a interessarmene ma, questo sì, con un filtro che sono le ragioni per cui Pantani è morto.
E fra queste ragioni, magari l'ultimissima, ci sono i giornalisti che fanno i giudici- medici con vena persecutoria.
Non c'è un solo modo di interessarsi e appassionarsi di ciclismo ( o di Pantani), ciclismo e Pantani si possono dire e declinare in molti modi, come quasi tutto al mondo, per fortuna, altrimenti la monotonia ci sommergerebbe.
La riflessione parte dai dati ma poi va oltre, non ferma lì, o magari parte da un'idea o da una sensazione e poi va oltre.
I giornalisti che mi piacciono sono quelli che fanno i giornalisti e che sanno scrivere,che mi sorprendono e che mi danno da pensare ( pensavo fosse chiaro), di quelli che hai citato ( per parlare dei giornalisti sportivi) mi piace Mura e mi piace Vicennati.Mi piace Grassi.
No, non mi piace granché la Gabanelli ( la seguo pochissimo, posso dire praticamente mai), ne risponderò nella valle di Giosafat.
Fine risposta, meno di 50 righe ma il dvd di Pantani veditelo lo stesso, ti gioverebbe molto più che leggere una paginata di dati ematici di Basso e Armstrong.
Pedalando, non è che ad ogni parola può corrispondere l'apposito thread.
Se si parla di BS che non ha pubblicato tutti i dati di Basso e Armstrong si dovrà pur pronunciare la parola doping.
No, non mi piace particolarmente parlare di doping ( mi piacerebbe di più parlare di Pantani come di Dimitri Karamazov) ma non è colpa mia se quando si parla di ciclismo si è costretti a parlare di questo. I due maggiori protagonisti attesi quest'anno sono costretti a parlare di doping ogni momento, non sarà un caso.

 

[Modificato il 19/01/2009 alle 01:18 by Donchisciotte]

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 19/01/2009 alle 10:01
Io credo che a un certo punto un giornale si dia una linea e a quanto mi è dato di capire, Bicisport preferisce puntare prevalentemente sul lato sportivo dello sport, lasciando poco spazio alle inchieste e magari insistendo troppo su pochi campioni.
Detto questo, è ovvio che rivolgendosi a un pubblico super ampio, ci sia la possibilità di non accontentare qualcuno, però io credo che il più delle volte per accontentare tutti si finisce con lo scadere.
Qualche tempo fa feci proprio in questo thread l'esempio del ristorante. A me i posti col menù spesso come l'elenco telefonico non piacciono, preferisco le trattorie con un menù limitato ma ben curato, oppure i ristoranti tipici, ma mai quelli enormi.
Bicisport credo voglia essere un ristorante tipico, solo che, come dissi in quello stesso intervento, credo sia arrivato il momento di cambiare il cuoco.
Io credo che Bicisport sia un bel posto in cui far correre le mie fantasie di sportivo e di tifoso. Vedete come va quando si parla tra noi? conti fino a dieci e poi si cade nel doping. Io un giornale così non lo vorrei, ha ragione Donchisciotte. Potrei leggerlo una o due volte, poi lo butterei via.
Il ciclismo è sport, è vita, è aria aperta. Per questo, va bene se per una volta mi parli dei valori di Basso, poi però basta, perché io Basso voglio vederlo sudare, sputare l'anima, vincere o perdere, ma sempre sopra una bicicletta.
Ridurre il ciclismo e raccontarlo come un esperimento di laboratorio lo trovo svilirlo, anche se questo è il mio gusto e capisco che non tutti siano d'accordo.
Mi fa sorridere il fatto che Armstrong metta in rete non tanto i suoi test, non ne capirei nulla, ma che scriva tutte le volte che gli arriva un controllo. L'ultimo credo in Australia: bè, prprio nei giorni in cui il calcio ha rifiutato di dare la reperibilità, ci rendiamo conto del livello di umiliazione cui sono caduti i ciclisti.
Certo, solite cose, è colpa loro e tutto il resto. Ma io proprio per questo voglio un giornale che mi faccia vedere delle belle foto di corsa e mi racconti di imprese e fatica. e per fortuna che adesso cominciano le corse. L'inverno ha su Bicisport sempre un pessimo effetto...

 
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Utente del mese Gennaio 2009




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  postato il 19/01/2009 alle 10:20
Originariamente inviato da Donchisciotte
Se si parla di BS che non ha pubblicato tutti i dati di Basso e Armstrong si dovrà pur pronunciare la parola doping.

Ma anche no.
A meno che non si voglia fare i giudici saltando qualche
passaggio intermedio e dando cosi' ragione a sportpro....

Io credo che ci sia parecchio da dire sul fatto che una rivista
come BS faccia semplicemente da amplificatore a cio' che
Basso e Armstrong (ed eventualmente altri) dichiarano.
Quei dati vanno analizzati e confrontati, come lo si fa
per il percorso delle corse.

Possono uscire cose interessanti da queste analisi.
Poi e' vero che c'e' chi parla o scrive intercalando la
parola doping ma questo e' possibile farlo anche
analizzando un percorso.

P.S.: se BS si mette a scrivere di epistemologia faccio l'abbonamento....

 

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Livello Marco Pantani




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  postato il 19/01/2009 alle 16:11
Originariamente inviato da grilloparlante

... Ma io proprio per questo voglio un giornale che mi faccia vedere delle belle foto di corsa e mi racconti di imprese e fatica ....


Da questo punto di vista Cycling Pro è una spanna sopra BS, soprattutto su foto ed impaginazione.
Parere personale ovviamente ...


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 19/01/2009 alle 17:41
Vedo che la mia lunga risposta a donchishotte è diventata un post bianco.
E' un problema di visualizzazione del mio pc, o di errata trasmissione, o sono stato bannato?
Se è buona la seconda: c'è una spiegazione? Una volta prima dei ban venivano date. Sono stato troppo lungo? Ho scritto troppe volte il nome dell'Innominabile? Fatemi sapere, grazie.

Cmq mi ritrovo bene con la sintesi di Mestatore che cita l'ottima Milena Gabanelli.

 

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  postato il 19/01/2009 alle 17:51
Frank, perché pensare subito male?

Sì, il post è rimasto bianco, ma non so perché. Può essere che in fase di invio tu abbia accidentalmente premuto ESC?

Sicuramente non dipende dalla lunghezza del tuo scritto, né tantomeno dall'Innominabile (quale dei tanti?).

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

(Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping)

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 19/01/2009 alle 18:33
Originariamente inviato da Admin

Frank, perché pensare subito male?

Sì, il post è rimasto bianco, ma non so perché. Può essere che in fase di invio tu abbia accidentalmente premuto ESC?

Sicuramente non dipende dalla lunghezza del tuo scritto, né tantomeno dall'Innominabile (quale dei tanti?).


Chiedo venia, mi conferma anche Pedalando che il mio post è arrivato così... pazienza. Maledetto il mio computer.
Ero molto lungo e in queste cose non ho il dono della sintesi. Ma mi ritrovo con quanto espresso da Mestatore, tanto per capirci.

L'innominabile era Pantani. Quando Donchi dice che è doping quando fischia l'arbitro punto e basta gli ho replicato che rispetto al caso di Campiglio non la pensava proprio così. E che anzi, grazie alla testardaggine di alcuni giornalisti (uno anche di BS, Vicennati, che scrisse un paio di anni fa una bella ricostruzione sul mensile) oggi in molti sospettano che quella situazione non era così chiara come sembrava.

Inoltre agli amatori di oggi, che non sono dei muli pedalatori che pensano di migliorare solo facendo chilometri e chilometri, e che sanno bene che non si fanno buone performance mangiando 27 uova in corsa come ai tempi della Sanremo di Girardengo, le tabelle, gli esami ematici, i watt, interessano. Eccome se interessano, molto di più del mare dal Turchino a primavera e molto di più delle foto di Bettini che si mangia una fetta di salame.

 

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 19/01/2009 alle 22:00
Va bene, ma credo che gli amatori allora si divertono di più a leggere Cicloturismo. Bicisport è una rivista dedicata al ciclismo professionistico, per cui va bene spiegare una vlta o due come funzionano le preparazioni o spiegare certi dati, ma se si vuole spostarsi sul fronte dei praticanti, forse sono altre anche le pubblicazioni.
Quanto alle foto, di cui ho letto sopra, Bicisport è sopra a CP. Bicisport ha un certo Ilario Biondi, che non si batte. Opinione personale, per carità, ma che mi tengo stretta.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 19/01/2009 alle 22:15
Non si sta dicendo che le foto sono fatte male. Sono solo diverse.

Quelle di Nys che gareggia sotto la neve e vince, sono molto suggestive.

 

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Michela
"Stiamo Insieme, Vinciamo Insieme - Ivan Basso"


Vita in te ci credo le nebbie si diradano e oramai ti vedo non è stato facile uscire da un passato che mi ha lavato l'anima fino quasi a renderla un po' sdrucita. Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano ma la sofferenza tocca il limite e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto



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resisterai 5 minuti senza sport?

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 19/01/2009 alle 22:58
cycling pro come foto 3 piani sopra bs
opinione personale

 
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Livello Luison Bobet




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  postato il 20/01/2009 alle 08:24
Sulla qualità delle foto si può discutere all'infinito, è questione anche di gusti. Sulla qualità del giornale, invece, no. Mi sono preso la briga di leggere Cycling Pro e l'ho trovato interessante. Come dice Miky, non c'è la sensazione di catastrofe immane che lascia invece Bs (specie grazie a Neri Senior), inoltre propone articoli molto interessanti.
Andando poi nell'archivio del sito (quello anni luce più avanti rispetto a Bs) ho trovato articoli interessanti sulla preparazione e sui metodi di allenamento dei prof. Caro grilloparlante, non è questione di essere o meno praticanti, è questione di essere conoscitori di ciclismo (poi è vero che, per capirne, bisogna soprattutto praticarlo): io non mi sognerei mai di mettere in pratica al 100% le tabelle dei pro, ma da come si allenano capisco anche chi sono i pro. Ad esempio, a me Nibali dice quasi nulla, ma leggendo come si allena ho scoperto tante cose interessanti, ad esempio che non gli fanno svolgere troppi lavori di potenziamento per non imballarlo e che si allena senza mettere troppo in pratica le metodologie moderne, come i corridori di vent'anni fa. Ho scoperto anche che Pellizotti a colazione consuma parecchie proteine, perchè lo aiutano a combattere il cosiddetto 'picco glicemico' di metà mattinata.
Tutte cose molto interessanti, ben più di quelle che troppo spesso propone Bs... a me non interessa cosa pensano i corridori della situazione del ciclismo, interessa che il movimento venga difeso da quella gogna mediatica che subisce da anni e che, se vogliamo, è ormai di moda.
Non mi interessa nemmeno la tanto decantata Coverciano del ciclismo (ma perchè Neri pensa che sarebbe la soluzione? Da Coverciano mica sono usciti tutti geni...), mi interessa leggere le storie del ciclismo, le storie dei ciclisti, come nelle interviste di Vicennati che ormai, quasi da solo, tiene in piedi il giornale. A me interessa il ciclismo, non il gossip/doping. La tecnica, le tattiche, le squadre.
Un giornale non si puo' reggere in piedi solo con un giornalista di valore ed alcuni altri di medio valore, quando propone contenuti che scemano continuamente di qualità. Se vedi l'intervista a Basso fatta da Luca Neri e quella proposta da Vicennati, beh... c'è un abisso. Allora, proviamo a proporre.... ricordi quando hai proposto di inondare di mail Bs? Ecco, io ho scritto tre volte, di recente, di cui due al direttore per far notare che la linea editoriale non mi piace proprio, più una alla redazione per dire che secondo me è ridicolo pubblicare la copertina del nuovo numero del giornale sul sito dicendo 'E' in edicola', se poi in edicola ci va due settimane dopo: nessun cenno di risposta. Ora, a me non interessa d'essere pubblicato in quella brutta rubrica della posta al direttore (altrimenti mi basterebbe scrivere contro Basso o Armstrong o rovendicare la Coverciano....), ma vorrei tanto capire se queste mie segnalazioni son state lette o meno, se interessano o meno... ed il punto è qui: se uno ti scrive dicendoti che, così com'è, il giornale non ti va, magari sprecare due righe per rispondere non è male. Invece zero, neppure l'avviso di avvenuta ricezione, parrebbe quasi pura autoreferenzialità... eppure se il cliente ti scrive, è un buon segno.
Mi faccio capire meglio: nei tanti corsi di comunicazione che, per la professione che svolgo, ho frequentato, ho imparato che il cliente che si lamenta manda un segnale importante, perchè ti fa capire che riconosce il suo 'essere cliente' e nella lamentela esprime un bisogno di attenzione che non è stato soddisfatto. Se un cliente entra in un bar e beve un caffè orribile, può lamentarsi (e questo accade squasi sempre se il cliente è affezionato) oppure pagare ed uscire: in questo caso, al 99% non ritornerà più.
Allora, visto che a Bs probabilmente le lamentele non interessano o danno fastidio, pago ed esco. Prendo al balzo il tuo esempio del ristorante (premessa: di Bs non mi sento azionista, ma cliente affezionato... una volta). Se nel ristorante dove vado cambiano il menù e si danno alla cucina etiope perchè magari nel quartiere sono arrivati molti etiopi, io non ci vado più: ci vadano gli etiopi.
Forse a Bs qualcuno ha pensato che la gente voglia quella linea editoriale, così gliel'ha data su un piatto d'argento: allora che lo acquistino quei clienti per i quali, forse, la linea editoriale è cambiata ed ora è ottima, io non più.
Non mi va di comprare un giornale che per metà devo censurare (le pagine di Neri senior e quelle di Conti) diventando così più leggero di CP, non mi va di farmi raccontare che l'atleta è vittima, per poi risvegliarmi e scoprire in pochi mesi che invece è il carnefice.
L'unico dispiacere è per Vicennati, che è più uno scrittore che un giornalista.... mettiamola così: un domani, se diverrà lui direttore, ritornerò cliente di Bs.

 

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 20/01/2009 alle 10:55
Mi piacerebbe davvero che Neri leggesse queste pagine, certo per lui un po' scomode, ma molto più costruttive di tante altre. Sai cosa, Luke? Credo che le abbia anche lette qualche volta, se non altro perché so che qualcuno di questo forum gliene ha inviato il link, ma da come scrive e da quello che scrive, credo che sia abbastanza pieno di sé per pensare che in fondo non gliene frega niente e questo non è proprio bello.
Lessi tempo fa un'intervista a Giorgio Armani. Lo confesso, ero in bagno dove certe riviste di moda trovano spazio in un ampio cesto di vimini rossi. E Armani, richiesto sui suoi nipoti ora dirigenti in azienda, diceva più o meno che uno dei mali dell'impresa italiana di oggi è credere che da grandi dirigenti posano nascere altrettanto grandi dirigenti. Lui diceva di essere stato fortunato e bravo nel far capire ai suoi nipoti che la pagnotta avrebbero dovuto sudarla e che loro alla fine sono stati bravi, ma che in media le cose non vanno così.
Io credo che là dentro, dentro Bicisport, stia succedendo questo e alla fine qualcuno dovrà mandare avanti una baracca senza avere le braccia né le idee per farlo. Non credo, in altre parole, che Vicennati o nessun altro che non si chiami Neri sarà mai direttore di Bicisport. Credo piuttosto che Luca Neri salirà presto o tardi su quel posto e poi dovrà sperare di avere fortuna, umiltà e la collaborazione di qualche santo.
Sai cosa mi piaceva una volta di quel giornale? Il fatto che fosse una catena di discorsi. Tu vai alle classiche e fai i pezzi sulle corse, però il mese dopo fai l'approfondimento del tema scovato là e così hai modo di entrare più a fondo sui certe storie o certi argomenti.
Bè, mi sarebbe piaciuto davvero tanto sapere perché Bettini non ha preso la ruota di Cancellara a Pechino o leggere il perché Valverde s'è fatto fregare dall'attesa di Bettini. Mi sarebbe piaciuto anche sapere chi sia Chris Hoy che ha vinto più medaglie dei denti che ha in bocca, oppure il racconto di Lombardi, oro a Barcellona, di come ha costruito l'oro dell'Argentina.
Invece, dopo Pechino il nulla. Non uno spunto, una storia, un tema. Le olimpiadi ci sono ogni quattro anni, come fai a fartele passare addosso come se nulla fosse?
Certo, sono le incapacità del singolo, che però come dicono bene in tanti si riflettono sul giornale. Io non credo che Bicisport sia come la Juve che poi un giorno s'è trovata in serie B, ma credo che non ci si possa fare forti del predominio pubblicitario e della tradizione storica per infischiarsene della qualità. Da piccolo prendevo sempre il Guerrin Sportivo, ora non lo prenderei neanche se mi pagassero. Anche Bicisport può finire, anche se, devo ammetterlo, mi dispiacerebbe molto.

 
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Livello Luison Bobet




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  postato il 20/01/2009 alle 12:18
Originariamente inviato da grilloparlante

Mi piacerebbe davvero che Neri leggesse queste pagine, certo per lui un po' scomode, ma molto più costruttive di tante altre. Sai cosa, Luke? Credo che le abbia anche lette qualche volta, se non altro perché so che qualcuno di questo forum gliene ha inviato il link, ma da come scrive e da quello che scrive, credo che sia abbastanza pieno di sé per pensare che in fondo non gliene frega niente e questo non è proprio bello.
Lessi tempo fa un'intervista a Giorgio Armani. Lo confesso, ero in bagno dove certe riviste di moda trovano spazio in un ampio cesto di vimini rossi. E Armani, richiesto sui suoi nipoti ora dirigenti in azienda, diceva più o meno che uno dei mali dell'impresa italiana di oggi è credere che da grandi dirigenti posano nascere altrettanto grandi dirigenti. Lui diceva di essere stato fortunato e bravo nel far capire ai suoi nipoti che la pagnotta avrebbero dovuto sudarla e che loro alla fine sono stati bravi, ma che in media le cose non vanno così.
Io credo che là dentro, dentro Bicisport, stia succedendo questo e alla fine qualcuno dovrà mandare avanti una baracca senza avere le braccia né le idee per farlo. Non credo, in altre parole, che Vicennati o nessun altro che non si chiami Neri sarà mai direttore di Bicisport. Credo piuttosto che Luca Neri salirà presto o tardi su quel posto e poi dovrà sperare di avere fortuna, umiltà e la collaborazione di qualche santo.
Sai cosa mi piaceva una volta di quel giornale? Il fatto che fosse una catena di discorsi. Tu vai alle classiche e fai i pezzi sulle corse, però il mese dopo fai l'approfondimento del tema scovato là e così hai modo di entrare più a fondo sui certe storie o certi argomenti.
Bè, mi sarebbe piaciuto davvero tanto sapere perché Bettini non ha preso la ruota di Cancellara a Pechino o leggere il perché Valverde s'è fatto fregare dall'attesa di Bettini. Mi sarebbe piaciuto anche sapere chi sia Chris Hoy che ha vinto più medaglie dei denti che ha in bocca, oppure il racconto di Lombardi, oro a Barcellona, di come ha costruito l'oro dell'Argentina.
Invece, dopo Pechino il nulla. Non uno spunto, una storia, un tema. Le olimpiadi ci sono ogni quattro anni, come fai a fartele passare addosso come se nulla fosse?
Certo, sono le incapacità del singolo, che però come dicono bene in tanti si riflettono sul giornale. Io non credo che Bicisport sia come la Juve che poi un giorno s'è trovata in serie B, ma credo che non ci si possa fare forti del predominio pubblicitario e della tradizione storica per infischiarsene della qualità. Da piccolo prendevo sempre il Guerrin Sportivo, ora non lo prenderei neanche se mi pagassero. Anche Bicisport può finire, anche se, devo ammetterlo, mi dispiacerebbe molto.


Mi hai fatto una descrizione di Neri esattamente come lo immagino io, o come lo percepisco. Inoltre anche io sono dell'idea che Bs andrà in mano a Neri junior. Significativo ciò che dice Armani, mi ha fatto ricordare quello che, a proposito do dirigenti, mi disse un docente durante uno dei corsi di cui ti parlavo: 'In Italia certi dirigenti, invece di invitarli a fare altro, li promuovono e risolvono il problema di conviverci'.
Certo in questo caso sarebbe un passaggio da padre a figlio, quindi non ci sarà il problema di convivenza, anzi.
Peccato, però: certo ci vorrebbe coraggio nel dare in mano il proprio giornale ad uno che non è il figlio, ma secondo me sarebbe giusto fosse così.
Mi hai anche fatto pensare a due cose: in primis a Vicennati, che rimane in 'trincea' a tenere alto il nome di Bs. Non leggere i suoi scritti sarebbe un peccato, in giro non c'è uno a quel livello e merita da solo il prezzo del giornale, anche se leggendo CT l'ho invidiato parecchio per la Scott che ha acquistato a buon prezzo... battute a patrte, spero che riesca ad ottenere più spazio, ad incidere maggiormente sulla linea editoriale.
Poi mi hai fatto pensare che il mio gettare la spugna e cambiare lettura deriverebbe da una certa rassegnazione, e la rassegnazione è un grande male. Allora torno sui miei passi: continuo a rimanere lettore di Bs, ma se Neri legge queste righe, sappia che rimango solo per Vicennati e Biondi. Se ne dovessero andare loro, allora sì che li seguirei.
Inoltre riprenderò a scrivere al direttore, non perchè mi pubblichi ma perchè è giusto che sappia che certe lettere insipide (ha ragione Miky, sembrano scritte da qualcuno della redazione...) esprimono il 'pensiero' di una parte dei lettori, ma c'è anche chi la pensa molto diversamente.
Ciao

 

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Livello Marco Pantani
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  postato il 20/01/2009 alle 12:29
Sicuramente qualcuno avrà mandato questo link a Neri, o magari ci capita da solo.
Ci ripenso sulla piccola polemica sul fatto che chi non va in bicicletta non è uno che si interessa di ciclismo.
Cioè, allora per quale motivo uno si vede quarant’anni di corse ciclistiche, si legge(va) la gazzetta ( anni e anni di penultima pagina dove stava il ciclismo), si legge Bicisport da quando è nato?
Forse perché il ciclismo mi interessa, mi piace, lo seguo con passione, ci saranno vari modi, penso , di interessarsi di ciclismo senza doverne rendere conto a qualcuno.
E non penso che BS si rivolga solo a chi va in bicicletta ( per questo c’è Cicloturismo, penso), del resto se lo leggo da anni è perché si rivolge anche a me senza chiedermi conto di quanti chilometri faccio in un anno ( nessuno).
Mi pare una polemica bizzarra.
Non ho mai detto che non si devono pubblicare tabelle di allenamenti, dati tecnici ecc. Capisco che ci siano modi diversi dal mio di interessarsi al ciclismo e di praticarlo. Ho solo parlato dei dati che Basso e Armstrong stanno pubblicando per dimostrare trasparenza e pulizia e che , secondo qualcuno, dovrebbero essere oggetto di analisi, commenti e variazioni sul tema di giornalisti affiancati da medici. Su questo vale quanto ho scritto nei post precedenti.
Per quanto riguarda BS sono d’accordo con Luke. Anch’io leggo poco del giornale e alcune cose solo per incaz…( tipo lettere al direttore o certi articoli che sono variazioni sul nulla) e anch’io, come Luke, penso che BS trovi un senso, ormai, solo in quello che scrive Vicennati ( sulla tolleranza zero lo considero , come si diceva negli anni settanta, “un compagno che sbaglia” e,come detto, vedo nei suoi articoli uno spaesamento che mi piace).
Notavo anche una cosa, forse sgradevole ( opinione personale). La funzione vera di un forum, secondo me, come piazza virtuale, è quella di dire anche cose che da altre parti non si dicono.
Ecco, io una critica a questo muro uniforme di tolleranza zero, disprezzo del dopato, richiesta di pene sempre più aspre ecc., l’ho letta solo nei forum ( cioè, questo). Che ci fossero altri ( pochi o tanti, non so) che non sono nel coro, lo leggo solo qua.
E anche qui ha ragione Luke, l’errore del direttore di BS è voler far credere che alla sua linea editoriale di tolleranza zero e di trasformazione del ciclista da vittima a unico responsabile sulle cui spalle pesa il compito di trasformare il mondo ( vedi articolo di Lo Schiavo), non ci sia dissenso possibile.
Non ci sia nessuno che la pensa diversamente. C’è il plebiscito. Ecco, poi magari sul forum di cicloweb ( e nella linea editoriale di cicloweb) vedo che , invece, non sono la sola a pensarla diversamente.
Sono troppo testarda e troppo abitudinaria per cambiare le mia abitudini ( comprare BS che, ormai, si regge solo su Vicennati,le foto, qualche articolo ogni tanto di altri giornalisti che sfuggano un momento dalla mediocrità), però questa deformazione del reale, questa assenza di dialettica nelle posizioni è un po’ offensiva. Ovunque se uno dice “a”, almeno un altro risponde “B”, solo il direttore di BS ha un esercito di lettori- soldatini che passano da “vittime”, “anelli deboli della catena” “ingranaggi del sistema” a “ bari da radiare se non salvano immediatamente il mondo”. Stupefacente no?


 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/01/2009 alle 12:42
Mi piacerebbe che quest'anno il numero di aprile di BS che anticipa le classiche sia uno stuzzicante antipasto della cronaca, una mensile da tenere accanto durante le corse, come una sorta di guida.
Poi il numero di maggio sia la cronaca dettagliata e intrigante delle corse, con la storia degli arrivi, degli allenamenti, della sveglia oltre all'analisi delle tattiche, delle vittorie e delle sconfitte.
Nel 2006 ricordo che una cosa simile fu fatta, poi negli ultimi due anni quei numeri sono stati meno appassionanti.

Il bello di BS è che ha molte pagine e per finirlo ci vuole tempo, ogni volta che termini di leggere un'intervista o un'inchiesta importante, sai però che dopo le pagine tecniche e le pubblicità ci sono altrettanti argomenti importanti.
Il guaio è appunto, come si diceva, che spesso quando sono terminati non sei più ricco, ma avverti il rammarico che quelle pagine potevano essere riempite meglio.
Comunque nel mese di aprile ci sarà anche la cronaca della Tirreno Adriatico e della Milano-Sanremo.
Voglio comprare tutti e due i giornali, BS e CP e fare il raffronto.

Un mensile che non ho mai comprato e di cui non ho mai letto un'opinione, è Tuttobici. Che tipo di giornale è? Leggendo gli articoli vecchi sul sito mi domando veramente quanto possa essere obiettivo e disinteressato. Ha di buono il sito appunto, perchè raccoglie le notizie di ciclismo come Gazzetta.it.

Riguardo al passaggio del testimone, spetterà a Sergio Neri scegliere il suo successore?

 

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Vita in te ci credo le nebbie si diradano e oramai ti vedo non è stato facile uscire da un passato che mi ha lavato l'anima fino quasi a renderla un po' sdrucita. Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano ma la sofferenza tocca il limite e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto



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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/01/2009 alle 12:51
Per circa due anni ho comprato regolarmente BS, poi quando mi sono accorto che gli ultimi numeri non li avevo praticamente toccati, ho smesso di comprarlo. Gli argomenti erano sempre gli stessi, ripetuti sempre nella stessa maniera. I commenti sempre i soliti, le inchieste mai dirette al fondo del problema e sempre affrontate dallo stesso punto di vista. È da settembre che non lo compro più, non so se è cambiato qualcosa. Oltretutto negli ultimi numeri mi ricordo c'erano nuovi giornalisti i cui articoli non mi piacevano per niente. Lo stile era quello da prima superiore, non da un giornale di livello nazionale con una storia alle spalle molto seria. anche quello ha influito sulla mia decisione.

 

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Livello Luison Bobet




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  postato il 20/01/2009 alle 13:23
Donchisciotte, devo fare una precisazione in merito alla 'competenza ciclistica' da me citata: mi riferivo alla tecnica ciclistica, o meglio alle metodologie di allenamento, perchè solo chi pratica ciclismo può conoscere direttamente gli effetti di un tipo di allenamento piuttosto di un'altro. La competenza ciclistica di chi segue le corse e segue il ciclismo da anni, non la metterei mai in dubbio, ci mancherebbe. Anzi, a dire il vero anche sugli effetti di un determinato tipo di preparazione piuttosto che un'altro, anche chi non è praticante ciclista può capire che l'effetto che si ottiene è differente, solo che non lo può provare di persona. Questo non inficia la competenza di chi non va in bici, assolutamente.
Riguardo a Vicennati, io non lo trovo spaesato: lo trovo molto migliorato, se possibile. Ad esempio, dopo il Tour ho letto le sue interviste a Cunego: ricordo che ha sottolineato con intelligenza, ma con estremo rispetto, che mentre Valverde in allenamento (alla scoperta delle salite del Tour) si era fatto una determinata salita alpina dopo averne fatte altre due, a Cunego quella stessa salita l'ha raccontata un suo Diesse che l'aveva fatta tempo prima... sarà un particolare, ma sono questi particolari che dicono tanto, che ti fanno capire chi è l'atleta e che, soprattutto, interessano l'appassionato.
Ho citato l'intervista a Basso: quella di Neri era scialba, con le solite domande di routine.... invece nella sua, Vicennati gli ha chiesto con chiarezza se fosse consapevole quanto potesse essere difficile credergli, dopo avergli creduto un'anno e mezzo prima. L'ha fatto con intelligenza, misura, argomentando e facendo anche qualche domanda scomoda, insomma con classe. Letta questa intervista, certe domande non serve più farle: chi la legge capisce e si fa un'idea.
Caro grilloparlante, se Vicennati se ne andasse, allora sì che si metterebbe molto male per Bs.....

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/01/2009 alle 15:34
Ho trovato gradevoli e stimolanti tutti gli ultimi post (Grillo, Luke, e anche Donchi per certi aspetti) di questo thread.
Intervengo nuovamente su alcuni aspetti:

1. Anch'io trovo che Vicennati sia il migliore della combricola, ma la preparazione di Lo Schiavo su mercato della bici e sulla governance del ciclismo dai giovanissimi all'UCI è unica. E anche le ricostruzioni del ciclismo che fu di Beppe Conti (che certo non è Dante Ronchi!) sono deliziose.

2. Sulla saga dei Neri, stendiamo un velo pietoso, che copra anche tutte le altre relazioni parentali del giornalismo italiano.

3. Sulla rubrica delle lettere: ma voi avete mai letto una lettera di critica a BS? O solo una lettera "neutra"? Io no. Tutte hanno l'incipit o la chiusura sulla bellezza di BS, "lo leggo da tanti anni", "guai a non trovarlo in edicola", e via andare in lodi sperticate. Chi va contro questa linea, non viene pubblicato. E le risposte di Neri? La maggior parte delle volte sono evasive.

4. Una rivista che si autodefinisce come la più venduta al mondo nel suo settore, nel 2009 non può avere un sito così scadente. Meno male che c'è Cicloweb!

5. Mi considero "cliente" ma oramai compro BS per inerzia. Prima o poi lascerò lì e passerò ad altro. Sbaglio o ha una rivista anche Pieraugusto Stagi?

6. Ultimo, ma non per importanza. Ho già detto altrove, e non sto a ripeterlo (sarebbe OT) che sono dalla parte della tolleranza zero verso i corridori dopati. Per questo ho colto con favore la svolta giustizialista di BS. Ci si chiede perchè, vittime o carnefici, BS mette al centro della storia solo i corridori. La cosa è semplice. BS sta dentro al sistema fino al collo. Non si può permettere di colpire DS, sponsor, squadre. Così facendo colpirebbe se stesso. Meglio allora fare qualche allusione (molto vaga) agli stregoni e alle centrali del doping (senza mai fare un nome, nemmeno a processi avvenuti o a indagini chiuse). E poi basta.
La realtà è che BS è realtà consustanziale al "sistema" e mai potrà dargli contro. Oggi si attacca il "Radiato" (c'è un pezzo su di lui nel numero di gennaio), ieri ci si scaraventa contro Locatelli, domani e sempre si continueranno a intervistare "grandi vecchi", "ds all'antica", "uomini di esperienza" che per il bene del ciclismo, lo sappiamo tutti, noi che non siamo del sistema, farebbero bene a guardare le corse per tv. O anzi ad andare a "coltivare pomodori" all'ora della diretta.

 

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Livello Marco Pantani
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  postato il 20/01/2009 alle 16:18
1) Luke, mi riferivo , in generale, non a te in particolare,al concetto che spesso ritorna, dell'orticello chiuso del ciclismo come monopolio di chi pedala. Chi non pedala non avrà grande competenza ( come io non ce l'ho) ma, ugualmente, si interessa e segue.
Cacciari non credo pedali, ma scriveva articoli su Pantani ( su repubblica) molto belli,fifosoficamente densi, sullo scatto perpetuo. E allora? Non può parlare perché non pedala e non parla strettamente di ciclismo agonistico? Il ciclismo si diffonde anche con queste corrispondenze bizzarre di chi lo segue, amandolo, senza avere conoscenze tecniche o pratiche quotidiane. Ma non era riferito a te in particolare.
2) FVDB, in teoria fuori dal sistema ci può stare solo chi scrive in giornali non sportivi e non ciclistici. Ma solo in teoria.
Perché , per esempio, a me piacerebbe conoscere i legami di certi giornalisti con certi ambienti del Coni, l'uso di certe notizie, l'accompagnarsi di certi scritti alla politica generale del giornale.
Notizie che possono essere pubblicate e altre no ( ricordo un feroce editoriale di Stagi contro Capodacqua che non aveva potuto pubblicare sul suo giornale la notizia di un'interrogazione parlamentare dell'allora PDS ( o DS?) su quanto sono cattivi i giudici con Ceruti).
Assolutamente fuori dal sistema non ci sta nessuno, ma ci sono modi diversi di starci. Quello di BS adesso è diventato frusto, asfittico, troppo poco coraggioso ( a me pare che gli attacchi e le rivelazioni su Radiato ecc. siano, anzi, momenti positivi, almeno si sale di un livello, dai ciclisti ai DS, stratosfericamente meglio della letterina del dilettante presentata come un colpo mortale al doping)), troppo autoreferenziale, troppo incapace di contraddittori e di dialettica, di mettere in gioco le proprie posizioni.
Troppa ostilità all'uso di internet e ad avere un sito degno di questo nome, troppa vecchiezza nel non pensare , per esempio, almeno a cd rom con l'archivio. O a un archivio disponibile sul sito come tutti i giornali del mondo ( alcuni a pagamento, altri no, ma, insomma, almeno disponibile. senza dover avere le vecchie case di una volta, con spazi infiniti dove riporre le cose).
Sono irrigidimenti che denotano un invecchiamento, ma se poi il nuovo che avanza è Neri junior, vedo l'abisso.

 

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 20/01/2009 alle 22:58
Ciao Vdb, d'accordo su tutto, ma con qualche riserva, che spiego.
Bicisport e' dentro il sistema e per anni ha difeso i corridori, vedendo nei corridori (giustamente) il capitale immenso e unico del ciclismo: se butti a mare i corridori, cosa ti resta?
Purtroppo, anche se non e' la regola generale, i signorini l'hanno capito e se ne sono approfittati, cosa che a un certo punto ha p[ortato il giornale a dire basta. Condivisibile o meno, credo sia stata questa la logica.
Quanto al radiato di turno e Locatelli e qualcun altro credo invece una cosa, per averne avuto la conferma da un amico ex professionista: i giornalisti di ciclismo, soprattutto i piu' informati, sanno veramente quasi tutto, ma tutto davvero. Pero' non hanno le prove per scriverlo. Sanno cose di ciascun grande campione, che va o andava da anni da quel dottore, ma se lo scrivono e scrivono che quello magari faceva trasfusioni in anni non sopspette, vanno dritti in tribunale e perdono.
Quasi impossibile trovare prove, perche' non ci sono cose scritte e nessuno e' mai disposto a collaborare.
Accade percio' che quando uno di questi personaggi su cui sanno un sacco di cose mette il piede in fallo e viene radiato o trova qualcuno che vuole parlare, il giornale gli da' contro con forza e, magari, anche con un po' di frustrazione.
Sia quel che sia, trovo giusto stigmatizzare le porcherie di tecnici delle giovanili, perche' e' da li' che nasce il vero marcio. Poi potra' sembrare anche eccessivo, ma secondo me la storia del radiato abruzzese che aveva dopato e fatto squalificare anche suo figlio merita la gogna sulla pubblica piazza e anche un paio di minuti di lapidazione. Ma si sa, la mia idea della giustizia e' da sempre vagamente medievale...
Quanto alla scelta di neri sul suo successore, spetta a lui semplicemente perche' la Compagnia editoriale che pubblica Bicisport e' di sua proprieta': ci sono dubbi sul fatto che il giocattolo restera' in famiglia? Secondo me no, ma continuero' a leggerlo, proprio perche" vi trovo al;cune ispirazioni. Magari un po' meno di una volta, ma comunque sempre piu' che su riviste parapubblicitarie che trattano la tecnica in base a chi fa pubblicita', truccandola bene, ma pur sempre in modo... occulto! Buona notte a tutti...

 
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Livello Miguel Indurain




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  postato il 21/01/2009 alle 14:10
Il bello di BS è che rispetto ad altre riviste ciclistiche ipertecnologiche è più chiacchierato. Questo è anche il suo limite. Investendo sul profilo delle corse e dei corridori, a mio avviso, il tema doping lo spiazza parecchio. Doping o non doping, di carbonio e pedivelle si può sempre parlare; se si sta attenti al lato umano della vicenda, come BS ha sempre fatto, allora il doping diventa un grande ostacolo.
 
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Livello Moreno Argentin




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  postato il 22/01/2009 alle 10:13
E' verissimo, soprattutto quando il colpo basso viene da corridori sui quali hai investito per anni. Però... Però come se ne esce? Battendosi il petto e piangendo tutte le lacrime del mondo ed ergendosi a sacerdoti, anzi a cardinali del ciclismo e citando le sacre scritture, oppure facendo vedere al resto del mondo che esistono anche corridori su cui si può puntare e che esiste una dimensione del ciclismo che è anche gioiosa, nonostante i problemi che innegabilmente ci sono?
Guarda, guardate, guardiamo... Guarda che io non sopporto un certo politico italiano per motivi lunghissimi da elencare, ma quando dice che certi telegiornali eccedono in pessimismo, io che sono un solare e ottimista per natura quasi quasi, qualche volta, sotto voce devo dargli ragione.
Come fai a uscire dalla crisi, se ti viene meno anche la partecipazione emotiva al problema? Perché devo seguire ancora il ciclismo se è pieno di disonesti da cacciare, stregoni, politici inaffidabili, massaggiatori maneggioni e tecnici incapaci?
Allora, delle due l'una: se è tutto da buttare, cari amici di Bicisport chiudete baracca e scappate finché siete in tempo. Se invece ci sono i germi della rinascita, come io sono convinto che ci siano, rimboccatevi le maniche e fateceli vedere. Ma perché mi devi parlare sempre di Basso e Armstrong e a volte Cunego e poi basta? Ma gli altri vi fanno proprio schifo?
Ma perché non andate a cercare la poesia che c'è dentro un gregario che non s'è mi visto, che ne so: Vanotti? Oppure l'ottimismo di un neoprofessionista come Finetto? Oppure ancora i nuovi allenamenti di Pozzato?
A che serve massacrare Pozzato tirando in ballo le storie della discoteca, senza fare un'analisi seria delle sue prestazioni di tutto l'anno? Cosa significa scrivere in copertina: Pozzato o vinci o non sei nessuno? Significa che se non vinci sei nessuno e allora magari DEVI vincere e per vincere cosa DEVI fare se allenarsi come matti tutti i giorni non basta? Meglio Riccò positivo, oppure Pozzato piazzato?
Ecco, in questo Bicisport dovrebbe cambiare rotta. Lo faranno? Non lo so, ma tanto più che aspettare non possiamo fare, no?

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 22/01/2009 alle 13:18
Ho paura che con questa fiducia nell’esistenza dell’araba fenice ( lo sportivo professionista non contiguo, espressione di mestatore, mi pare, al doping), BS e i suoi giornalisti ne avranno ancora molte di delusioni, se perdura questo clima di caccia alle streghe nel ciclismo.
Perché non sarà un caso se , ogni 10 anni ( a non punibilità acquisita, sportiva e penale), qualcuno dice: Sì, allora lo facevamo tutti…
Non sarà un caso se una persona non ipocrita come Pantani, in uno dei suoi ultimi biglietti, scrisse: Ho fatto quello che tutti si faceva secondo la legge dell’uguaglianza.
Non sarà un caso se il PM Spinosa ( quello dell’inchiesta sulla scuola di Ferrara) disse in un’intervista che era forse meglio depenalizzare per gli atleti professionisti perché era una battaglia persa..
Effettivamente, Grilloparlante, una visione un po’ medievale della colpa e del castigo ce l’hai, Sicuro che non bisognerebbe avere una visione più laica del problema? Cioè che il dopato non è un mostro e che se si vuole almeno tentare di mettersi contro il doping, bisognerebbe battersi, almeno,come diceva sempre il Panta, per regole uguali per tutti gli sport e tutti i paesi, bisognerebbe non trasmettere questa cultura del vincente, del successo, dei soldi,dell’arrampicata sociale, bisognerebbe educare prima i genitori ( e i mass media) e poi i figli?
Sicuro che l'orrore del padre che dopa il figlio nasca solo dal fatto che il padre è cattivissimo?
Perché se si resta nell’idea che il singolo decide e che non è il prodotto di una cultura epocale, , di un modo ambiguo di gestire il problema (dirigenti molto coinvolti ma assolti, per esempio)mi sa che di delusioni i giornalisti di BS ne avranno ancora parecchie.
E’ vero, come tu dici, che probabilmente i giornalisti sanno quasi tutto ( medici frequentati dai ciclisti ecc.), mi chiedo come mai, però, pare non lo sappiano i dirigenti delle squadre, i medici delle squadre.
E poi, di doping in giro ce ne sta parecchio: dal nepotismo che premia i figli ( a prescindere dalle capacità) ovunque, soprattutto in Italia, a dirigenti superpagati che passano da un’azienda all’altra con risultati tipo Attila, a tante altre cose.
In questa visione della colpa ( medievale), come è logico nell’etica cattolica, conta solo l’intenzione del singolo, ma è un’etica insufficiente rispetto a realtà complesse come quelle che ci stanno davanti, in cui conta “ lo spirito dell’epoca”, la potenza della tecnica e le esigenze del libero mercato ( oltre a tante altre cose).
Sull’ottimismo….sì, dipende dal carattere ma certo, in questo periodo, la gente che si trova senza lavoro o in situazione precarissima, di ragioni dell’ottimismo ne ha pochine e , forse, chi gestisce una nazione dovrebbe avere un atteggiamento diverso. Come Obama, responsabile, sereno, propositivo ma , senza maschere, predice che sarà “lacrime e sangue”.
Sul resto sono d'accordo, non ci sono solo Basso,Armstrong ecc., il ciclismo si dice in molti modi e tutti andrebbero esplorati ( possibilmente da qualcuno che sappia esplorarli).

 

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IO CORRO DOPATO COME TUTTI.

"E' tutto alla conoscenza di tutti" Marco Pantani,1997 ( tempi non sospetti),parlando di doping in un'intervista televisiva con Gianni Minà.

Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping.

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Livello Miguel Indurain




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  postato il 22/01/2009 alle 17:04
A costo di rischiare di andare OT, rispondo agli ultimi post con precisazioni: BS, come la Gazza e tutti i giornali soffrono la sindrome da "spirito critico".
Pensano di poter stare fuori dalla mischia e che solo parlando le cose si risolvano. Sperano, urlando, che le cose cambino. Ma le cose non cambiano con le grida. Un bambino mica cresce meglio se gli dici sempre "non farlo!!", anzi, lo farà, anche solo per farti un dispetto.

L'etica medievale non c'entra un bel nulla, se mai evocherei quella giacobina: squalifiche ghigliottine come punizione, e chiacchieroni da salotto a fare l'opinione. E intanto il mondo va avanti come prima, solo con qualche testa mozzata/squalificato in più (ma tanto è quella dei corridori, non dei giornalisti...).

La "morale sportiva" cos'è? De Coubertin? Rispettodelleregole-doping-necessità di arrivare primo-sportshowbusiness sono principi antitetici: la legge da sola non può tenerli insieme. I giornalisti diranno: è immorale doparsi. E io rilancio: è morale che un genitore urli a un figlio di 12 anni che non si impegna, e lo obblighi a massacranti allenamenti che gli porteranno via le cartilagini arrivato ai 35? Eppure sui campetti da calcio è impressionante vedere che genitori girano; eppure alle olimpiadi si è visto che ragazzini gareggiavano. E questo sarebbe più morale? I soloni-giornalisti stanno seduti sullo scranno, e giudicano; i Robespierre in camice bianco pigliano chi devono pigliare. E i corridori, in mezzo, come tutti fanno a questo mondo, tirano a campare.
Mi spiace, regole-doping-necessità di arrivare primo-sportshowbusiness non possono stare insieme.

In tutto questo Pastonesi, e le apologie del gregariato, sono state un lampo di genio che mi mancano molto. Ma gli hanno sostituito la Bassoarmstronghiade, una tragicommedia che ci sorbiremo fino al Tour...

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 22/01/2009 alle 19:06
Chiedo scusa per l'OT, ma visto che si parla di Pastonesi:

http://paneegazzetta.gazzetta.it/

 

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Michela
"Stiamo Insieme, Vinciamo Insieme - Ivan Basso"


Vita in te ci credo le nebbie si diradano e oramai ti vedo non è stato facile uscire da un passato che mi ha lavato l'anima fino quasi a renderla un po' sdrucita. Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano ma la sofferenza tocca il limite e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto



http://www.adidax.com/
resisterai 5 minuti senza sport?

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 22/01/2009 alle 23:58
Maino della Spinetta, non ho detto etica medievale ma senso della colpa e del castigo medievale ( e l'espressione era anche scherzosa).
No, diciamo che è una concezione giustizialista delle soluzioni quella della tolleranza zero.
Stasera non ho visto Santoro che celebrava l'ennesimo processo televisivo insieme a Travaglio ( mi piace quando fa altre trasmissioni, Santoro), ma la fine sì, per vedere Vauro.
C'era Di Pietro, da sempre a metà fra Masaniello e Savonarola, solo che adesso si trova un figlio indagato ed era là, pateticamente, a continuare a fare il Savonarola. Solo che, al di là del fatto che il figlio è indagato, il problema è che il figlio di Di Pietro fa il politico solo perché lo fa il padre, nel partito del padre che magari erediterà.
Cioè, se non si cambiano i modelli di sviluppo, la corruzione e il nepotismo cambiano faccia ma restano là, non si risolve con uno, dieci,cento, mille indagati. Il sistema rimane lo stesso e continua a riprodursi, nonostante l'incriminazione dei singoli.
Lo stesso vale per la tolleranza zero di Bs.
Ma su questo si è detto già tanto.

 

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Livello Miguel Indurain




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  postato il 23/01/2009 alle 08:31
Già, hai citato i nomi giusti; per questo reagisco con certe precisazioni, perché ho il nervo scoperto da troppe chiacchiere su ogni livello.

(Non so se è voluto o meravigliosamente spontaneo, ma nel thread su BS c'è stata un evoluzione come segue: BS - Neri sr. - Neri jr. - Doping - Etica - Giustizialismo - Santoro - Di Pietro sr. - Di pietro jr. che va a riprendere il Neri sr. e il Neri jr., et voila, il cerchio è chiuso.

Comunque quando il Giro passa per le grandi cime, e la telecamera si sofferma sui passaggi in vetta anche di chi è a 20 minuti, Cassani e Bulbarone dicono giustamente "il ciclismo è questo, tutti fanno fatica, chi sta dietro anche di più, vanno applauditi tutti". Non so se il consumo di drogacce cambierebbe se giornali e riviste, BS inclusa, parlassero degli ultimi e dei gregari, oltre che dei campioni; di certo sarebbero più varie.

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 25/01/2009 alle 01:48
In un certo senso c’enta con BS, in un altro senso dovrebbe entrare in un thread sui giornalisti che sanno fare il loro mestiere ( che non mi pare ci sia su questo forum).
Oggi su repubblica ho letto un articolo di Gianni Clerici su Armstrong, in occasione del fatto che lui è in Australia a seguire il tennis e, per la prima volta, vede in parte oscurato l’impatto del tennis in quel paese a causa della presenza di un ciclista, Lance Armstrong.
E allora scrive un ottimo articolo su Lance.
Dove, strano ma vero, non è mai scritta la parola doping, si parla della frase di inizio di un libro di Armstrong su come vorrebbe morire ( ovviamente fra molti anni), si parla del carattere di Lance con brillantezza ( la strana sensazione di sentirsi, oggi, ciclisticamente, uno dei tanti che non sa se andrà bene) e si parla MOLTO dell’impegno che sta mettendo nella fondazione, nella ricerca sulla malattia che lo ha colpito anni fa ecc.
Insomma un articolo che riconcilia col ciclismo, dove si dimostra che non è che di un ciclista si può parlare solo in termini di rapporti col doping, che si può raccontare una storia e coinvolgere , che se si ha la curiosità e l’intelligenza di vedere le cose , la capacità di scrittura , si può ancora raccontare il ciclismo suscitando interesse,anche non parlando di doping.
Del resto Clerici un’intelligenza e una laicità evidenti le aveva mostrate anche in un articolo di un anno fa in cui diceva che solo la mafia trasversale ( potere politico, economico, mediatico, dei tifosi ultras ecc.) consente di considerare il calcio, dal punto di vista del doping, uno sport attendibile rispetto al ciclismo .
Poi ripercorreva vari casi di doping nello sport ( tutti rigorosamente non ciclistici.
E poi concluse con una profezia.
Scriveva: aboliamo lo sport professionistico, se proprio il doping ci fa schifo, altra soluzione non c’è.
E poi aggiungeva che se fra cento anni ( io dico molto prima, anche dieci anni) qualcuno dovesse leggere quel suo articolo, non potrà fare altro che dargli ragione, inorridito dal doping che verrà.
Ma, essendo Clerici persona di intelligenza raffinata, sa che il doping è solo un epifenomeno del modo di declinarsi della scienza, della tecnica, del capitalismo, e che se il doping che verrà sarà mostruoso, non sarà la sola cosa a inorridire perché solo la deformazione del reale ormai imperante ci fa apparire il doping come un mostro alieno dallo spirito dell’epoca, allora concludeva : ma fra cento anni ( io dico molto prima) temo che nessuno sarà più in grado di leggere.

Parlare di Armstrong, di ciclismo, di doping in modo non inchiodato a un passato retorico, si può, lo capirà anche chi dirige BS?


 

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Livello Roger De Vlaeminck




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  postato il 25/01/2009 alle 09:48
Per Clerici

 

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Pap

 
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Livello Eddy Merckx




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  postato il 28/01/2009 alle 11:12
Ho bisogno di un aiuto ragazzi.
Sto cercando l'articolo scritto da Davide Cassani su BS di alcuni anni fa, dove parlava della famosa "vocina". Avete presente? Dovrebbe essere stato scritto tra il 2000 e il 2005. Qualcuno si ricorda qualcosa?

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 03/02/2009 alle 00:12
Bridge, magari se il direttore di Bs si accorge che siamo nel 2009, un archivio on line come tutti i giornali del mondo, lo fa.
Ho comprato oggi Bicisport, non ho avuto tempo di leggerlo perché ho avuto una giornata incalzante ( verbo incalzare e aggettivo incalzante sono importanti in questo numero di Bs).
Ma un’occhiata veloce l’ho data, nelle lettere al direttore solito mondo autistico dove tutto è concordia e assenza di dissenso.
Ma la notizia grandiosa è un’altra.
Voglio fare i miei INCALZANTI, sentiti, commossi auguri a Luca Neri e alla sua fulminea carriera che lo ha condotto al posto di CAPOREDATTORE CENTRALE.
Allarga il cuore vedere come il merito, il talento, l’estro, la visione del giornalista vengano premiati, una carriera costruita sulla dura fatica e l’ispirazione di chi ha il dono della capacità giornalistica.
Qualche maligno potrà pensare che il fatto di chiamarsi Neri qualcosa c’entri in questa promozione, forse io che non sono solare e ottimista( ma sempre tendente al pessimismo cosmico), potrei essere fra questi, ma ho voluto non farmi vincere dal pregiudizio e andare a leggere con animo puro almeno un articolo del nuovo caporedattore centrale.
Sfogliando velocemente per trovarlo, almeno uno dei tanti, quello più promettente almeno in partenza, mi imbatto in un “chi si dopa fa schifo” di Sergio Neri, in due o tre domande di Luca Neri che ribadiscono “ lo incalziamo”, e poi l’incalzante domanda è : Cosa pensa del ritorno di Basso? E di quello di Armstrong?. Con l’interlocutore chiaramente alle corde dopo essere stato così severamente incalzato ( dal vocabolario di Tullio De Mauro: incalzare: v.tr., inseguire senza tregua).
Fra tanta abbondanza di articoli del caporedattore ho scelto l’Incontro con Moser, le solite sette otto pagine di INCALZANTI domande.
E mi sono cadute le braccia.
Vorrei dare qualche piccolo consiglio al nuovo caporedattore.
1) Nella lingua italiana esiste quel mistero fecondo che è il “sottinteso”. Non c’è bisogno di ripetere come un disco rotto: “secondo lei”, se si intervista Moser è sottinteso, appunto, che i pareri espressi siano “secondo lui”.
2) Non si possono fare domande incalzanti a base di Cioè? Perché? Per allungare il brodo e arrivare a otto pagine. Una domanda o un periodo possono avere anche delle subordinate, delle complessità sintattiche, non è che devono essere per forza come i quiz a risposta multipla.
3) Il giornalista non può essere uno specchio dell’intervistato, non può fare domande che consistono unicamente nel sapere “cosa ne pensa di” , senza contraddittorio, senza dialettica. Quando Moser propone una scemenza come le pene per doping graduate a seconda del tipo di sostanza dopante ( terza generazione: radiazione, prima generazione: squalifica e via così), non è che l’unica possibilità è chiedere: come pensa che si possa organizzare la cosa? Si può interloquire, magari chiedere se l’autoemotrasfusione che si faceva al tempo del suo record dell’ora sia da considerare di prima, seconda, terza generazione, visto che sono sei mesi circa che ci bombardano le scatole con le famose analisi sperimentali sulle autoemotrasfusioni, con il solito giochetto del cucuzzaro ( sono dieci, trenta, uno sospettati, sono quelli più tartassati dai controlli, avete capito chi sono no?, ovviamente sotto ricatto e senza quel civile metodo che consiste nell’individuare il colpevole e poi parlare, non fare tutta questa cagnara sputtanante e ricattante da sei mesi).
No, in otto pagine non c’è tempo di approfondire , solo di farsi portare da Moser dove Moser vuole andare, senza mai incalzarlo davvero ( si può far parlare uno di bari, imbrogli, immoralità, senza andare anche a chiedere di certe frequentazioni al tempo del record dell’ora, vogliamo saperne un po’ di più del suo rapporto con Conconi o vogliamo continuare a sentire che Riccò ci fa schifo?)
E visto che Moser con il sindacato dei ciclisti c’entra, poteva venire in mente al nuovo caporedattore di chiedere come mai il sindacato dei ciclisti è inesistente, impotente, acquiescente o ci interessa di più sapere se la moglie di Moser è d’accordo con il nuovo incarico al posto di Colombo che lo allontanerebbe dalla famiglia? No, Neri si accontenta del fatto che Moser dica che la colpa è dei corridori ( toh…) se il sindacato fa schifo, perché sono individualisti.
Cavolo, c’hai otto pagine di carta, non so quanti alberi abbattuti, per sentire l’acqua fresca di Moser? mai incalzato, mai messo alle strette con domande un po’ pressanti, mai l'ombra di un contraddittorio?.
Per esempio una domandina sulle responsabilità delle squadre, eppure Luca neri lo sa che dalle motivazioni della sentenza di squalifica a riccò esce che da due anni e mezzo andava da Santuccione ma a nessuna federazione o procura Coni è venuto in mente di andare a indagare come abbiano potuto non impedirglielo ( solo a frequentarlo si viene squalificati).
Cioè che si permetta pure a Moser di massacrare i ciclisti senza chiedere nulla che possa metterlo minimamente in difficoltà, che possa contribuire a far capire qualcosa , Moser che ha contribuito a introdurre Conconi nel ciclismo, che occupa posizioni importanti nel ciclismo e aspira a posizioni ancora più importanti, beh… è una delle cose che mi fa imbestialire.
Anche perché il papà del nuovo caporedattore nel suo editoriale parla dei malfattori che nessuno è riuscito a allontanare dal ciclismo ( i famosi santoni mai nominati), ma se i giornalisti manco li nominano, se si trovano di fronte a moser gli permettono di parlare di radiazione senza chiedere se pure il doping ai tempi di Moser facesse ridere come quello ai tempi di Taccone.
Sei per la tolleranza zero? E allora comincia a chiedere a Moser di quei santoni. No, debole con i forti e fortissimo con i deboli : infatti si permette di dire a Moser che chi si dopa è un baro, un ladro.
Nel 1984 quando moser conquistò l’ora preparandosi con Conconi, Fossati scriveva su repubblica ( l’ho cercato con Google) : Moser ha affrontato l'"ora" secondo lo stile più moderno, scientifico: un metodo caratterizzato dalla più esasperata cura del particolare.La scienza, è risaputo, fornisce al corridore ciclista additivi esaltanti (vitamine ed altre tigri).
Quali tigri, Moser?

Altro di Bs non ho letto, l’articolo di Luca Neri su Cuneghino sarebbe troppo leggerlo adesso, il resto del giornale ( compreso Vicennati dall’Australia) lo leggerò domani.
Ho letto un pessimo articolo di ottto pagine e se è vero che Bs non ha concorrenti reali, è anche vero che corre,comunque, dei rischi. Il mondo reale non è quello dipinto da certi articoli.
Io non sono moralista, non mi fanno schifo i dopati ma sono selettiva al massimo se uno fa una professione intellettuale come il giornalista ( o lo scrittore o il prof universitario ecc.). Quello te lo devi meritare. E mi confermo che la creazione dal nulla la fa solo Dio ( se c’è), si possono costruire carriere ma il talento è un dono e per fare il giornalista serve talento, saper scrivere, curiosità, coraggio, estro, inventiva, idee e essere buoni ( Kapuscinski), non acquiescenti.
Altrimenti un giornale rischia di morire.

Il compitino noioso delle domandine a modo su tutto lo scibile ciclistico, è un compitino, appunto. Tutti possono fare i compiti, pochi sono gli eletti, i giornalisti,i caporedattori ecc.
Magari avrebbe bisogno di tempo, di umiltà,di gavetta vera, di fatica, non di autostrade spianate e che di questo non tenga conto chi fa il giornalista da decenni e dovrebbe avere il culto di quel lavoro, è, per me, davvero sorprendente.

Ultima considerazione: febbraio è il mese dell'anniversario della morte di Pantani, per la prima volta BS dedica solo un ricordo frettoloso, una foto, qualche parola commossa.
E' un po' triste ma non è colpa di BS, se si sceglie di monumentalizzarlo, se si sceglie di non farlo interloquire più con la realtà del ciclismo e delle discussioni intorno al ciclismo ( salvo quando i vari Torquemada lo tirano fuori dal cilindro ad ogni caso di doping o di morte di un ciclista), poi rischia di rimanere davvero il monumento ( infatti vedo la pubblicità del nuovo canale rai di storia dove l'unico sportivo presente nel filmato è lui, grande omaggio ma si rimane vivi non nel monumento o nelle pagine di storia, ma nella coscienza del tempo, interloquendo con essa).
Questo non è colpa di BS né posso dire che non l'avevo previsto.

 

[Modificato il 03/02/2009 alle 00:32 by Donchisciotte]

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  postato il 03/02/2009 alle 04:13
Cara Donchisciotte, ti sembrerà strano vedermi discorde da te per una volta, ma io devo spezzare una lancia in favore di Luca Neri.
Che non conosco personalmente, di cui non so niente a parte quello che si sa (e che ho letto in questo thread), e che però mi ispira una certa solidarietà.

Non me la sento di sparare a zero su di lui, ma vorrei ricamare una storia che parla di rapporti tra un padre e un figlio, entrambi a loro modo eroi in qualche misura tragici della nostra piccola vicenda. Ripeto, non so proprio niente di loro; immagino, veleggio con la fantasia, sicuramente non ci prendo ma non posso fare a meno di pensare che quella che sto per tratteggiare sia un'eventualità possibile. Forse molto possibile. E per quest'invenzione mi baso sull'esperienza personale, su quello che ho visto coi miei occhi (o attraverso i media) da tanti anni in qua, in tante aziende grandi o piccole del nostro paese.

C'era una volta un giornalista di un certo valore, che un giorno ebbe una grande intuizione, fondò un giornale bellissimo che entrò rapidamente nel cuore di tutti gli appassionati, e ci costruì intorno una società editoriale che si occupava di pubblicarlo insieme ad altre riviste e libri di vario genere.
Un'editore di se stesso, roba da far impallidire internet 30 anni prima, roba da America, roba da sincera ammirazione. Un'editore che raggiunse un discreto successo attraverso la qualità, veramente una storia da applausi.

Quando un imprenditore mette su un'azienda, in genere non pensa mai solo a se stesso, ma lavora duramente anche per lasciare qualcosa a chi verrà dopo di lui. Quale destino peggiore per un imprenditore che vedere l'azienda in cui ha investito tutto se stesso finire con lui, o passare a qualche estraneo? La continuità filiale-aziendale è anche un'illusione per i patriarchi, un'idea che coccola il loro bisogno di sapere che ci sarà un "dopo".

Ora, quest'editore/giornalista aveva un figlio su cui riponeva grandi speranze, sognava - come tutti gli imprenditori - di dirgli "un giorno tutto questo sarà tuo".
E il figlio di un imprenditore non è mai libero, può esserlo a costo di grandi sofferenze sue e di suo padre, e magari ci sono figli che non sono attrezzati per far fronte a tali sofferenze (magari non esplicitate, ma che empaticamente si trasmettono tra le generazioni). E si lasciano trasportare. L'azienda di famiglia...

Magari al figlio del giornalista/editore non importava più di tanto del ciclismo; o magari gli importava, ma non gli importava più di tanto diventare giornalista: vivere all'ombra di tanto padre, con addosso gli occhi di tutti, pronti a trafiggerti al primo sbaglio... e in cuor tuo lo sai che in fondo puoi permetterti di sbagliare, che hai le spalle coperte, ma sei comunque preso in mezzo, ingabbiato.
Perché poi tuo padre, per dimostrare a tutti che non fa favoritismi in azienda, pubblicamente non ti risparmia niente, non una critica, non una tirata d'orecchi, non un cazziatone... e certe cose a 20 anni le puoi anche accettare, ma poi passano gli anni e le accetti sempre meno, e la gastrite intanto ti perfora lo stomaco.

Ma tu non puoi farci niente, perché tuo padre è sempre là, al suo posto, al comando, e tu magari gli hai pure proposto di fare il sito come si deve, ma lui è ancorato ai suoi vecchi schemi e non cede il punto... e la gastrite peggiora. E magari vorresti fare certe domande a certi personaggi, ma tuo padre ti sconsiglia dal farlo... o forse quelle domande non ti vengono, perché non sei cresciuto in un ambiente diverso da quello imposto da tuo padre. O forse non ti vengono perché non sei tagliato per fare il giornalista, ma cavolo, tu insisti perché glielo vuoi dimostrare, quanto vali, vuoi fargli vedere che ce la puoi fare, che sei degno di prendere il suo posto, anche se non è il TUO posto. Forse il tuo posto era fare il geometra, l'insegnante elementare, l'idraulico. Hai scelto la via già tracciata, certo era la più facile in un certo senso, il grosso del lavoro l'aveva fatto tuo padre, era la più facile sì, ma possiamo inchiodare qualcuno su una croce per il sol fatto di aver scelto una via più facile (anche se non era propriamente la sua)? C'è chi ha più tempra e chi ne ha meno, chi riesce a imporsi a se stesso e a chi gli è vicino, e chi no. E ci si incanala su un percorso sbagliato, e di chi è la colpa? Quanta colpa c'è in quest'errore?

Dall'altra parte il padre, che in cuor suo sa che col figlio al suo posto non sarà mai la stessa cosa, ma vuole crederci lo stesso, preferisce dargli tutto quello che ha perché sa anche che quel figlio una possibilità la merita, anche solo per aver (consciamente o inconsciamente) lasciato altre strade per seguire quella tracciata da lui. E che sia il figlio a giocare la partita, anche a costo di perderla, anche a costo che tutto vada a remengo nel giro di 10 anni. E quanta ce n'è di colpa, in quest'errore?

Ma magari il problema è che finché ci sarà il padre a dominare la scena, il figlio non potrà mai esprimersi compiutamente, non sarà mai responsabilizzato fino in fondo, farà il compitino perché tanto anche se fa un lavoro eccezionale, suo padre saprà trovare sempre il pelo nell'uovo. Lo troverà perché è convinto di fare il bene del figlio, comportandosi così; e la gastrite peggiora e peggiora.

E intanto da fuori piovono critiche su critiche, e aumenta lo scollamento tra quello che il figlio vorrebbe e quello che è, aumenta la frustrazione, deperisce il rendimento... no, non è facile.
Non è mai facile.
Non lo è stato per nessuna delle persone care che ho conosciuto, e che si sono trovate, tutte e invariabilmente, in questa situazione. Ma se lavori in un'officina o in un magazzino sei tu coi tuoi problemi e chi ti vede?... Se invece lavori sotto gli occhi della gente, di un pubblico, di una platea di lettori, non puoi nasconderti. Ci sarà sempre chi penserà di te "eh, ma suo padre è un'altra cosa", non senti di poterti esporre più di tanto, stai lì buono in attesa del tuo momento.

Quando il patriarca si farà da parte, potremo giudicare veramente il suo delfino. Ora tutto è sospeso.

Non so se in Italia la situazione sia molto diversa dagli altri paesi, tutto sommato non credo, per dire tutti i libri che ho letto, tutti i film che ho visto ("ma come, ti basi sui film per fondare le tue ipotesi?") mi parlano la stessa lingua, qualsiasi sia la latitudine da cui provengono. Dappertutto il rapporto tra padri e figli è grosso modo questo. Mi pare. Anche W., la biografia di Bush Junior, ci dice la stessa identica cosa: non ideali, non progetti o programmi, ma solo la fisiologica, inestirpabile, irreversibile necessità di riequilibrare un rapporto con un padre troppo ingombrante. E un figlio va a combattere questa sua drammatica e alla fine irrinunciabile (pur se poco utile) battaglia proprio sul campo del padre, altrove non ci può essere confronto. E magari per combattere questa battaglia di autoaffermazione fa cose deleterie per il mondo (almeno quello circostante, se il caso non è quello di W. che poteva agire - e ahinoi l'ha fatto - su larga scala).

Non so se all'estero sia diverso, ma qui, nel paese dei Lapo e delle Emma e dei PierSilvio, dei figli di, delle dinastie fondate sul nepotismo (e ci sono stati eredi che l'hanno interrotta, questa linea rossa, magari gettandosi da un viadotto, ovvero non c'è fuga come vedi), in questo paese, noi possiamo bersagliare - orrido incrementalismo! - un Luca Neri qualsiasi? Una persona forse più vittima delle circostanze che approfittatore; un uomo preso in mezzo come altri milioni; un individuo schiacciato dallo stesso sistema che schiaccia tutti noi...

E possiamo bersagliare un padre che ha la sola colpa di comportarsi esattamente come un'infinita moltitudine di altri padri? No, non c'è equilibrio, potrei dire siamo tutti Sergio Neri e siamo tutti Luca Neri, e poi, come disse Falcone (anche se parlava di argomenti più tragici), "ogni cosa umana ha un inizio e una fine", non sta a noi determinare quale possa essere questa fine, non del tutto a noi voglio dire.
Anche Bicisport potrà finire, sarebbe niente più che normale, o potrà cambiare veste, faccia, pelle, potrà diventare un quotidiano o un sito web, potrà avere rinnovato successo. Potrà cambiare di mano e di padrone, ma se non succederà e sarà solo un lascito ereditario, ciò sarà precisamente quello che accade nella stragrande maggioranza dei casi.

Ecco, ha parlato un'altra volta il perfezionista che è in me. Non ci posso fare niente, è la mia natura.

 

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Amarti m'affatica, mi svuota dentro
qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica, mi dà malinconia
che vuoi farci, è la vita... è la vita, la mia

(Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping)

 
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Livello Luison Bobet




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  postato il 03/02/2009 alle 13:33
Donchisciotte

Admin la tua ricostruzione mi sembra verosimile.

Il problema e' che io quando leggo certi articoli su bs non provo odio verso la persona Luca Neri, bensi sul risulato che mi sta davanti.
Mi ricordo un'intervista a Indurain al tour Down Under che mi irrita ancora adesso solo a pensarci.
Che poi l'avesse fatta lui e' secondario.
Ora che Vincennatti e' stato messo in marcatura a uomo su Armstrong, mi sa che di articoli validi se ne leggeranno sempre meno su bs.


Altra cosa:
Su Bs c'e' un trafiletto sull'intervista di Piepoli alla gazzetta(non so a firma di chi..ma non importa) e si dice che di gente come lui il ciclismo non ha bisogno, in particolare i giovani non hanno bisogno di maestri come lui che non hanno fatto nomi..
ebbene, mi siedo sulla riva del fiume e aspetto che passi un articolo su un basso vincente e un giovane (kreuziger, nibali non importa) che ha imparato dal suo capitano...
Il ciclismo di Piepoli non ha bisogno..ma di Basso, se fa vendere riviste del settore, ce n'e' di bisogno,vero BS?

 
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Moderatore
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  postato il 03/02/2009 alle 14:27
Admin, ti voglio bene.

In questi giorni ho veramente poco tempo per frequentare il forum
ma dare un'occhiata e leggerti e' un gran piacere.


P.S.: per me il tuo e' un rigurgito cerchibottista altro che
perfezionista.... ma chissenefrega

 

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"Non esistono montagne impossibili, esistono uomini che non sono capaci di salirle", Cesare Maestri

"Non chiederci la parola che mondi possa aprirti, si` qualche storta sillaba e secca come un ramo...
codesto solo oggi possiamo dirti: cio` che non siamo, cio` che non vogliamo.", Eugenio Montale.

 
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Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
Utente del mese Agosto 2009




Posts: 2093
Registrato: Sep 2004

  postato il 03/02/2009 alle 16:45
Admin, va beh… doveva succedere che non fossimo d’accordo almeno su una cosa.
No, non penso che i vari Piersilvi, Emme, Lapi,Luca siano persone non libere, costrette a fare quello che non vogliono, penso che se non avessero certi privilegi di nascita starebbero molto, molto peggio ( soprattutto i Lapi) a doversi guadagnare da vivere, a competere con gli altri, a fare lavori usuranti ( anche solo delle scatole), a fare i precari.
Né mi pare che abbiano talenti particolari che il triste destino ( e il rapporto psicanalitico con i padri) ha loro impedito di mostrare.
Lo so anch’io che ( soprattutto in Italia) c’è un capitalismo familista che privatizza i profitti, pubblicizza le perdite e premia i figlioli anche immeritevoli, però c’è un punto che non sopporto.La tracotanza.
Non voglio l’eroe che rinuncia al privilegio e va a lavorare in un call center, solo serve l’umiltà.
Allora quando le Emme, i Lapi,i Piersilvi ecc. si mettono a parlare da grandi imprenditori di flessibilità, di produttività, di merito ecc. a me le scatole girano parecchio, ma proprio parecchio.
Il caso di Luca Neri non mi pare quello descritto da te, soprattutto non mi pare esistano le premesse perché si mostri in futuro quello che adesso è represso. Mi sa che non è represso niente, quello che sa fare è proprio quello che fa.
Certo, il padre ha fondato l’azienda, gli utili saranno suoi, vuoi lavorare al giornale? Bene, ma umile. Non puoi fare il caporedattore centrale, non puoi fare interviste di minimo otto pagine per farti condurre sempre dall’intervistato, senza opporre mai una replica, un contraddittorio, senza aggiungere mai nulla a quello che il lettore già sa.
Umile. Correggi le bozze, scrivi un articolino, impara. Non puoi avere la rubrica di posta come Scalfari. Prenditi l’azienda ma fai fare il giornalista a chi lo sa fare bene.
Poi ti chiederai, : ma perché ti scaldi tanto?
Perché BS non è la Repubblica,un mondo talmente vasto che non ti appartiene. BS io lo leggo da quasi 30 anni, quando a Roma lo vendevano solo le edicole del centro o intorno alla stazione, l’ho sempre sentito un po’ un mondo “mio”, ho sempre condiviso una certa impostazione del ciclismo, della passione e della cultura ciclistica. Il libro di Neri ( senior) su Gimondi che mi regalò mio padre lo lessi talmente tante volte ( come fanno i ragazzini che vedono mille volte il cartone animato) che ancora oggi potrei citare a memoria alcuni passi.
Quando l’ho pesantemente criticato nel forum di Pantani, convinta del fatto che la Ronchi dicesse il vero su quei giornalisti, l’ho fatto anche perché mi sentivo tradita. Poi ho capito come stavano le cose e adesso mi sento ancora tradita, nella qualità degli articoli, nella tracotanza di certe occupazioni militari del giornale e pure dalla tolleranza zero senza contraddittorio.
Certo, tutto può finire, lo so benissimo ma non è che quando le cose finiscono necessariamente c’è un miglioramento.Io preferisco sempre che le cose durino.
Poi mi scaldo perché se non mi fanno schifo i dopati ( come a Neri senior), però ho uno spietato intellettualismo etico. Ci sono lavori che devi saper fare, che non si possono fare per dovere, per mangiare o perché il babbo….I lavori intellettuali.
Se insegni e i ragazzi non ti piacciono più ( in senso culturale, intellettuale, morale , esistenziale) o non hai più la carica per trasmettere speranza, per esempio, devi smettere. Romperti le scatole in un lavoro burocratico che puoi fare perché devi guadagnare.
Se fai il giornalista devi saperlo fare, se fai lo scrittore devi essere un grande. Ecco a me fa più schifo un pessimo scrittore che Piepoli. Il mio moralismo, spietato come tutti i moralismi, coincide con l’intellettualismo.
La promozione di Luca Neri, i suoi articoli modesti mi offendono, ecco perché mi scaldo.







 

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Verità e giustizia per Marco Pantani: una battaglia di civiltà.

Arcana loggia per il ripristino della civiltà dell'ordalia.

IO NON L'HO VOTATO.

IO CORRO DOPATO COME TUTTI.

"E' tutto alla conoscenza di tutti" Marco Pantani,1997 ( tempi non sospetti),parlando di doping in un'intervista televisiva con Gianni Minà.

Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping.

Hypocrisy free.

CAREFUL WITH THAT AXE, EUGENIO.



 
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Livello Fausto Coppi




Posts: 4674
Registrato: Jun 2006

  postato il 03/02/2009 alle 17:21
Io che ho iniziato a lavorare con mio padre a 18 anni e un anno fa ho preso la direzione della produzione, dovrei darti ragione sul fatto che un padre spera sempre di poter consegnare nelle mani del proprio figlio ciò che ha creato e che i figli non si allontanano tanto dai genitori che hanno un'attività in proprio a meno che non facciano scelte diametralmente opposte e non siano convinti dei propri mezzi, mio padre mi diceva che mi avrebbe portato a lavorare con lui che avevo 5 anni, è stato naturale finire le superiori e 1 settimana dopo avere la mia scrivania.
Ma... c'è un ma!
In aziende piccole è abituale che l'impresa sia a carattere familiare, riduce i costi e garantisce una continuità, perchè i dipendenti possono sempre mettersi in proprio oppure preferiscono non assumersi maggiori responsabilità. Un figlio invece è abituato al lavoro senza orari, ai sacrifici perchè ha l'esempio in famiglia.
Ma spesso i padri non indagano sui desideri dei figli e tenendoli vicini a sè possono danneggiarli e danneggiare la loro impresa.
Anche per i figli avere il posto assicurato nell'azienda di famiglia è comodo e non li costringe a mantenersi da sè o a competere con gli altri.
Ma quando un'azienda è iniziata con poco ed è diventata grande piano piano, è impensabile pretendere che un figlio faccia bene o meglio di un padre gestendola da solo, se riesce a non farla tracollare già è tanto.
Neri lavora nell'azienda del padre da tempo ma l'ha trovata già grande e avviata, probabilmente è costretto a seguire le orme del padre senza portare novità, tutti i figli cercano di cambiare alcune cose perchè è nella normalità che ogni generazione nuova apporti un cambiamento. La presenza del padre non aiuta sicuramente ma Luca Neri dovrebbe mostrare un po' di coraggio e di passione in più secondo me.
E leggere Cicloweb sarebbe un buon inizio!
Sergio Neri da tempo dimostra di non avere a cuore questo ciclismo, ci tiene solo al destino del ciclismo, cioè che faccia una fine ingloriosa, per poter dimostrare che aveva ragione, se Luca Neri la pensa come il padre BS non sarà in buone mani, se Luca Neri non la pensa come il padre, sarebbe ora che lo dimostrasse senza aspettare che Sergio vada in pensione.
Ma per affrontare certi padri forti, bisognerebbe essere tutto, tranne che i loro figli.

 

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Michela
"Stiamo Insieme, Vinciamo Insieme - Ivan Basso"


Vita in te ci credo le nebbie si diradano e oramai ti vedo non è stato facile uscire da un passato che mi ha lavato l'anima fino quasi a renderla un po' sdrucita. Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano ma la sofferenza tocca il limite e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto



http://www.adidax.com/
resisterai 5 minuti senza sport?

 
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Livello Fausto Coppi




Posts: 2863
Registrato: Oct 2005

  postato il 03/02/2009 alle 21:13
Sono d'accordissimo con donchisciotte e miky.
Mi chiedo: anche altri come me hanno pensato (almeno sino all'ultima frase) che che l'articolo di admin fosse ironico?

 
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Livello Fausto Coppi




Posts: 4674
Registrato: Jun 2006

  postato il 04/02/2009 alle 08:32
Presente!!!
L'impressione era questa, poi ho pensato di essermi sbagliata e l'avevo dimenticato completamente.

 

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Michela
"Stiamo Insieme, Vinciamo Insieme - Ivan Basso"


Vita in te ci credo le nebbie si diradano e oramai ti vedo non è stato facile uscire da un passato che mi ha lavato l'anima fino quasi a renderla un po' sdrucita. Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano ma la sofferenza tocca il limite e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto



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Livello Fausto Coppi




Posts: 1671
Registrato: Dec 2004

  postato il 04/02/2009 alle 23:50
Originariamente inviato da ProfRoubaix

Sono d'accordissimo con donchisciotte e miky.
Mi chiedo: anche altri come me hanno pensato (almeno sino all'ultima frase) che che l'articolo di admin fosse ironico?


spero fortemente che fosse ironico

essere figli di...non è una colpa, non è una condanna e può certamente essere un opportunità
bisogna saperla vivere

non esserne capaci può essere una colpa o una condanna

mesty

 
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