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Autore: Oggetto: Bici Sport

Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
Utente del mese Agosto 2009




Posts: 2093
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  postato il 10/08/2009 alle 23:39
Nooo!!! Stavolta meritavo un: mi hai convinto, è così, hai ragione.

 

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Verità e giustizia per Marco Pantani: una battaglia di civiltà.

Arcana loggia per il ripristino della civiltà dell'ordalia.

IO NON L'HO VOTATO.

IO CORRO DOPATO COME TUTTI.

"E' tutto alla conoscenza di tutti" Marco Pantani,1997 ( tempi non sospetti),parlando di doping in un'intervista televisiva con Gianni Minà.

Non sono a favore del doping. Sono semplicemente contro l'antidoping.

Hypocrisy free.

CAREFUL WITH THAT AXE, EUGENIO.



 
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Livello Fausto Coppi




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Registrato: Dec 2004

  postato il 11/08/2009 alle 00:01
Originariamente inviato da grilloparlante

Lasciando stare Berlusconi alle sue attività, facevo una riflessione sui giornalisti sportivi o almeno su alcuni di loro. Mi veniva da pensare a una frase sentita da qualche parte, forse proprio da mio padre, non ricordo. Diceva che un genitore non deve essere amico dei figli, ma deve essere genitore, perché facendo l'amico perderebbe le sue prerogative educative.
Il giornalista può essere amico dell'atleta? Fino a ieri avrei detto di sì, che è un vantaggio, perché permette di sapere in anteprima cose più succose. Ma ora ho un forte dubbio, perché comincio a pensare che gli atleti, furbacchioni come volpi, si servono di questa amicizia (che è chiaramente a senso unico) per far passare le loro balle e dipingersi un'aurea di innocenza che invece un giornalista realmente indipendente potrebbe cercare di smascherare.
Alla fine, se sei amico, sei portato a credere e perdi l'indipendenza di giudizio che è alla base del tuo mestiere. Non voglio dire con questo che Capodacqua faccia bene, perché lui sbaglia tutto in nome del fanatismo, ma di certo mi chiedo se una lettura un po' meno sentimentale (ovviamente anche da parte di Bs che è l'oggetto di tutto questo discutere) non sarebbe servita negli nni a stringere un po' le maglie della tolleranza, facendo sentire ai corridori il peso di responsabilità che invece, blandendoli in continuazione, si è allontanato da loro.
In altre parole: è stato sempre giusto credere a Di Luca in nome dell'amicizia e contro le teorie e il lavoro (sporco quanto si vuole ma concreto) di Torri? Oppure forse non sarebbe stato meglio intervistandolo metterlo un pochino di più con le spalle al muro, in modo che si sentisse quantomeno sotto osservazione? Idem per Riccò quando si vociferava della sua amicizia per Pregnolato e tutti gli altri, di cui per anni s'è sospettato e per anni s'è fatto finta di nulla, facendo passare i controllori per sbirri e facendo eroi di ragazzi - pur generosi, forti e degni di applausi - ma con troppa indulgenza verso se stessi e i propri errori.
Così, è la domanda di questa sera di domenica, con Di Luca sul filo della radiazione e il nostro ciclismo decapitato dopo anni di tentativi di darci spiegazioni plausibili, ma sempre all'opposto di una realtà scomoda, ma non per questo non vera...



 
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Livello Moreno Argentin




Posts: 369
Registrato: Sep 2005

  postato il 11/08/2009 alle 15:51
No Donchi, non mi hai convinto, anche se il tuo ultimo intervento mi ha intrecciato le idee. Ti dico perché, riallacciandomi alla citazione della canzone di qualche tempo fa: A cosa pensano?
A cosa pensano i corridori quando raccontano al giornalista la loro verità? Secondo me se lo guardano, recitano la loro parte provata in tante interviste e dentro sentono che quello, poverino, è proprio un po' fesso, perché gli tocca scrivere tutto anche se il tutto che gli stanno raccontando per buona parte è fasullo.
Non è lesa amicizia, per il fatto che secondo me non è amicizia. C'è entusiasmo misto ad amicizia da parte di qualche giornalista, che poi lo dà a vedere nei suoi pezzi. C'è invece una bella palata di opportunismo da parte dei corridori che si servono di tale buona entratura per fare la parte dei bravi e degli affidabili, non essendolo. Qualunque ne sia la ragione, che qui non va approfondita.
Ricordo di aver sentito Vicennati a una presentazione di "Era mio figlio" raccontare di quando Pantani gli fece capire di come andasse il mondo. Gli disse mi pare che alla guerra non si va con i bastoni, ma che dopo un po' anche lui aveva capito che servono i cannoni. Fu un'ammissione significativa del giornalista e fu però un bell'atto di fiducia da parte del campione, ma poiché forse quella somigliava ad amicizia e poiché Pantani è stato il più uomo fra i campioni recenti, nessuno dei sue abusò di quella fiducia e di quella informazione. E comunque, forse, visto come è finita la storia, sbagliarono entrambi...
Prendi ancora Vicennati, visto che hai parlato di lui, che dopo il Giro è andato a scrivere una bella storia di Di Luca a casa sua, di cui anche tu parlasti un gran bene? Al di là di come possa sentirsi, pensi che Di Luca abbia avuto con lui un comportamento giusto? Se lo meritava quell'inviato per il tanto che ha fatto in favore di Di Luca? A mio avviso no. Non dice che Di Luca avrebbe dovuto dirgli: "Guarda, amico, al Giro ho fatto il cera". Però avrebbe potuto risparmiarsi certe dichiarazioni su Santuccione, ad esempio, impedendo all'amico (ammesso che lo siano) di scrivere che ha sbagliato a frequentarlo, ma che alla fine, sia pure tardi, l'ha capito.
No, resto della mia idea. Meglio un giornalista col coraggio di fare domande scomode di uno che in nome dei sogni beve tutto e tutto mesce ai suoi avventori/lettori. Molto meglio in altre parole il Vicennati dell'intervista a Basso dello scorso anno del Vicennati dell'intervista a Di Luca. Ecco, mi piacerebbe leggere articoli pieni di passione e amore per il ciclismo, ma anche incazzati, quando serve. Ehi campione, devono far capire, non ci prendi in giro. E' difficile, ma credo sia necessario.
Benché chi ci governa dica il contrario, la stampa deve far paura a chi ha cose da nascondere, non possono servirsene, altrimenti viene meno il ruolo del giornalista.
Ecco, ci ho pensato, spero di non aver perso il filo.

 

[Modificato il 11/08/2009 alle 15:57 by grilloparlante]


 
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Moderatore




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  postato il 11/08/2009 alle 17:26
Originariamente inviato da grilloparlante

A cosa pensano i corridori quando raccontano al giornalista la loro verità?


Secondo me quello che pensano tutti quando raccontano ai giornalisti le loro verità.
Perché anche qui il dito lo puntiamo contro i corridori, tralasciando i direttori sportivi, i team manager, i dirigenti federali nazionali e internazionali, gli organizzatori?

Io non sono Vicennati, per carità, però in questi anni qualche rapporto interpersonale con qualche corridore mi è capitato di averlo: amici? Pochi, pochissimi, forse soltanto uno. A cui ovviamente non ho mai chiesto niente che potesse indurlo a mentirmi. Paura di essere preso in giro? Forse. Ma non credo, perché da parte mia c'è totale disinteresse su un qualcosa che va al di là dell'amicizia. L'amicizia si dà e si riceve a prescindere, senza pretendere la perfezione dell'altro. Se poi è l'altro a voler evidenziare una propria "manchevolezza", è un altro discorso.

Capitolo percentuali: con tutti gli altri corridori con cui sono in rapporto, anche se non posso dire di essere amico, non ho mai nascosto ciò che vado dicendo da sempre qui sul forum. Che il 98% di loro (inclusi nel più grande insieme "sportivi professionisti") si dopa e che il 100% ha almeno la rogna (nel senso che - almeno intellettualmente - non è affatto vergine).
Ovviamente tutti dicono di far parte di quel 2%, ma a me - ripeto - non interessa sapere se la loro verità è anche una verità più estesa o meno. A me interessa farli ragionare, e far capire loro che la loro pulizia non sposta ovviamente per niente la totalità del discorso, e che i ciclisti dovrebbero smetterla di guardare al loro orticello, preoccupandosi invece - come sindacato, come movimento - della totalità del gruppo, compresi anche coloro che non dovrebbero starci (chi non merita di passare pro', ad esempio) e quelli che "i puliti" non vogliono difendere (i chiacchierati, i bari, gli spioni, etc.).

È anche per questo che in quasi tutte le ultime (da OP in poi) interviste di Cicloweb, non trovate affatto - o pochissime volte - domande sul doping rivolte ai corridori. Perché indurre il ciclista a mentire? Perché offrire al lettore un ammasso di ipocrisia? Perché "essere scomodi" (anche noi, come se già non bastassero le istituzioni) con i ciclisti, quando dà molta più soddisfazione essere altrettanto (se non di più) scomodi con l'UCI, con la FCI, con l'ACCPI e con le squadre?

Spero di non aver sbarellato troppo, ma anche a me l'argomento piace.

 

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Mario Casaldi - Cicloweb.it

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sugli alberi
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Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
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  postato il 11/08/2009 alle 17:53
Ecco, un uomo con il dono della sintesi: Monsieur 40% a differenza di me. Mario sono d'accordo su tutto, del resto ,molto più prolissamente, l'avevo detto.

E siccome anche a me l'argomento piace, mi permetto di continuare.
Intanto io, invece, penso che fra i milioni di pensieri che avrà Di Luca in questi giorni, ci sia anche, magari in un angolo della mente, quello di Vicennati e anche se non proprio “che cavolo di figura di m… ho fatto”, sicuramente un disagio,un imbarazzo c’è.
Perché sarò ingenua, ma io non penso a Di Luca come a un mostro che si è visto arrivare il giornalista amico a casa e, motivato solo dal bieco opportunismo, ha pensato: Io adesso a questo gli offro da bere, gli rifilo una valanga di stronzate e poi lui scrive bene di me e questo mi fa gioco.
Non ci credo. Penso che la stronzata unica sia stata quella relativa all’aspetto Santuccione della sua vita ( d’altra parte il solo frequentarlo fa scattare la squalifica. Se avesse detto chiaramente , non sospetti ecc.,: E’ vero, sai, ancora vado da Santuccione, in che posizione avrebbe messo il giornalista? Che doveva fare poi? Fare la spia? Non farla e mettersi a disagio con la coscienza di giornalista? Fare le prediche a di Luca come capodacqua che al Giro, l’ha scritto lui, gli ha detto : Tu muori.)?.
Penso che tutto il resto della sua storia, il suo passare il tempo con il giornalista sia stato sincero e motivato dall’amicizia.
Non capisco proprio perché l’amicizia dovrebbe essere a senso unico.
Visto che citi Pantani, ti dirò, quando ho “ intervistato” Vicennati per l’anniversario della morte di Marco, gli ho chiesto la fotografia sua e del Panta che giocavano a braccio di ferro.
Di quella foto, ovviamente, non mi aveva parlato Vicennati, me ne aveva parlato Tonina con grande affetto. E Tonina l’aveva trovata non a casa sua ma a casa di Marco, il che vuol dire che quella foto lui se l’era conservata per quasi dieci anni, conservandola anche nel trasloco e non era una foto di lui che vinceva o in posa ufficiale.Era la foto con un amico, non con una parvenza di amicizia .
Perché devo pensare che i ciclisti siano motivati solo dall’opportunismo?
Pantani disse quella cosa, tu racconti. Ma io credo che Marco non sia mai stato un ipocrita, parlava fino al limite della squalifica. Penso anche perché la presenza del doping gli pesava tantissimo.
Se tutti, invece di combattere con le armi nucleari, avessero combattuto con le frecce come gli indiani il più felice sarebbe stato lui, perché al di là dell’atteggiamento da romagnolo che fa baracca e frequenta “ la peggio gioventù”, penso che lui avesse una moralità profonda.
Nel libro della Ronchi lei a un certo punto dice che si ipotizzò di rendere pubblica la situazione di Marco, lui disse che se questo fosse stato fatto lui si sarebbe ammazzato. E’ chiaro che si poteva non rendere pubblico niente ma curarlo veramente, però io a questa vergogna di Marco ci credo.
Perché anche col doping è come avesse la voglia matta di dire: adesso si dice tutto, insieme agli altri, non da uomo di regime che si batte il petto e dice ho sbagliato, ma si dice tutto. Da capobranco.
Però, certo, di Pantani ce n’ è uno, gli altri hanno capito che mettersi contro non conviene. E allora silenzio.
Fai l’esempio di Basso. Basso lo si poteva incalzare perché era già successo tutto, a Di Luca ancora no ( e lui pare che il 26 agosto si difenderà dicendo che i controlli sono non validati e lui è un falso positivo).
Del resto capodacqua, che sospetta di tutti e tutto, dopo la Freccia vallone scrisse che Rebellin, dopo una giovinezza sospetta ( nel 2001 mi pare avesse 30 anni) adesso aveva capito. Appena beccato ( forse, le controanalisi sono ancora in mente dei), ha cominciato a pubblicare le intercettazioni del 2001 già strapubblicate.
L’argomento doping è tabù per tutti dal 1999 in poi, sia che un giornalista li incalzi sia che non li incalzi.
A me piace l’intervista a Basso perché mi rivela l’atteggiamento che Basso ha deciso di avere da dopo la confessione e mi piace quella a Di Luca ( fatta prima che tutto accadesse) perché la storia di Di Luca è una bella storia e lui un bel personaggio ( nota il presente).
ENTRAMBE le interviste nascono dall’amicizia ( maggiore o minore, non importa)del giornalista con i due corridori, non a senso unico, e che un giornalista diverso , che non si pone in termini quasi di empatia e di apertura fiduciosa con il ciclista, non avrebbe MAI potuto fare e, infatti, non hanno fatto.
Non so se hai letto le quasi contemporanee interviste a Basso di Luca Neri e Capodacqua, se le hai lette, non puoi non notare la differenza che, a parte il talento ecc., è data da quello che c’è prima, dal senso di condivisione con l’altro che uno ha e gli altri no.
Mi piacerà sempre di più uno che dice, finendo di intervistare qualcuno, “ Speriamo che sia vero, che devo dire” ma lo è stato a sentire, ha consentito l’apertura, piuttosto che un Capodacqua che, vedendo la corsa, carta e penna, formula di Di Prampero e sentenza: non è fisiologicamente spiegabile.
Che ti devo dire? Sono strana. E aspetto un’intervista di Vicennati a Di Luca, dopo che sarà sentito da Torri, dopo che la vicenda sarà definita. Ma guardandosi negli occhi, quelli di uno imbarazzati ma anche non umiliati, quelli dell’altro delusi ma anche curiosi.
Perché di mostri unicamente opportunisti, non ce ne sono.




 

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 12/08/2009 alle 09:11
Il vostro discorso fila, m non mi convince del tutto. Se fai il giornalista in tempi come questi, non puoi non fare domande scomode, altrimenti in qualche modo sei complice.
Parliamo di corridori, perché scriviamo su un sito di ciclismo e francamente me ne infischio di ciò che succede al di fuori di questo mondo, perché mi piacerebbe intanto poter essere garantito per quello che vedo nel ciclismo.
Se non si fa domanda sul doping per paura di essere preso in giro, tanto vale cambiare mestiere. Ora passatemi il paradosso, mi rendo conto che è un'evidente forzatura, me è come se il poliziotto rifiutasse di chiedere a ladro se ha rubato, perché tanto quello gli risponde di no.
Perciò, bene l'amicizia fra atleti e giornalisti e viva il ciclismo che ancora la consente, ma abbasso i giornalisti con troppo... timidi. Altrimenti abbiano il coraggio di ammettere la loro sconfitta.
Bicisport, nello specifico, vive di ciclismo, quindi va da sé che meno scandali ci sono e megli campa. Però è come con un figlio: se gli dici sempre di sì e non ti accorgi di qualche pericolosa deviazione, tu campi tranquillo perché tanto gli hai dato tutto e quello un giorno magari finisce in galera, mentre a te rimane il senso di colpa di non aver capito e non aver fatto quel che potevi per raddrizzarlo.
I corridori si sono approfittati per anni di questa fiducia e adesso che campioni in gruppo non ce ne sono più, cosa fai: racconti le imprese dei gregari diventati campioni perché i campioni sono squalificati? Non sarebbe stato meglio combattere prima affinché nel gruppo ci fossero ancora Pantani, Di Luca, Riccò, Piepoli, Basso (senza OP), Sella e tutti quelli che ora innaffiano gelsomini in attesa dei due anni?
Okay colpire gli stregoni, che mai sono stati colpiti, ma anche far capire ai corridori col polso fermo che gli stregoni non fanno tutto da soli, poteva essere un più utile approccio al problema.
Se come disse Pantani per fare la guerra servono i cannoni, credo che anche i giornalisti debbano poter fare la guerra. Nn come Capodacqua che usa il napalm, ma con un bel fucile di precisione, sapendo dove colpire e sempre nel bene dei ragazzi, degli spettatori e di questo sport.

 
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Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
Utente del mese Agosto 2009




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Registrato: Sep 2004

  postato il 12/08/2009 alle 15:33
Sì, a noi interessa il ciclismo ma forse dovremo anche chiederci perché in altri sport si comportino diversamente e chi sono i veri turlupinati.
E’ chiaro che il movimento, l’interesse, l’importanza di uno sport si accrescono non tanto attraverso i praticanti o lo zoccolo duro degli appassionati, contano molto anche quelli che si avvicinano senza essere espertissimi.
Ora, se nel ciclismo in ogni telecronaca, in ogni articolo, in ogni intervista, il giornalista solerte si sentisse in dovere di nominare il doping , chiedere, incalzare, anche quando se ne può prescindere ( tipo alla fine di un Giro in cui, al momento dell’intervista, non era sucesso nulla), che realtà viene “ costruita” per il lettore?
Quella che in questo sport, e solo in questo sport perché in altri sport nessuno nomina il doping e quindi il doping non esiste, tutto può essere finto, il campione che vi piace può essere finto, quello che vedete è probabilmente finto.
E allora il lettore (o ascoltatore ) turlupinato, perché anche questo racconto della realtà è falso, dirà che lascia perdere il ciclismo perché è solo un’esibizione di dopati e molto meglio il nuoto o il calcio o l’atletica leggera dove sono belli, muscolosi come mastro lindo, battono record a manetta, insegnano ( come Guardiola ) l’etica sportiva e lasciamo stare il ciclismo terra di dopati.
Cioè il lettore viene fregato.
Come tutti i miei amci, parenti e colleghi che non si interessano di ciclismo e che mi considerano un’idiota che ancora segue quei bombati di m…
Chi ce l’ha più chiara la realtà, io o loro? Il turlupinato dai giornalisti chi è?
Anche perché il ciclismo fatto da mediocri ( secondo me dopati come i campioni squalificati) non è che inviti a essere visto.
Quale sport ha fatto una strage simile di campioni? E io solo qua su cicloweb, da un appassionato di nuoto come babeuf, ho letto che molti nuotatori erano reduci da brevi squalifiche e adesso hanno vinto, battuto record senza che a nessuno sia venuto in mente di dire: sarà vera gloria visti i precedenti?
Secondo me, intanto si devono separare le cose, la cronaca, le interviste al ciclista sulla corsa ecc.
E dll’altra parte le inchieste ( no sempre sui ciclisti, dai), le domande sul doping ecc.
Perché altrimenti si trasmette l’idea che il campione e l’impresa sono esclusivamente frutto del doping, che nel ciclismo le due realtà si sovrappongono perfettamente.
E poi le domande scomode sarebbero anche, come ha detto Monsieur 40%, quelle sulla coscienza delle cose: l’impegno nel sindacato dei ciclisti, la presa di coscienza dei ciclisti, del movimento complessivamente, come diceva Pantani la selezione fra chi può passare pro e chi no, uno sguardo sulle squadre che non pagano, insomma mica c’è solo il doping di scomodo nel ciclismo.
Poi si deve anche distinguere fra il ciclista, che è un adulto, e che può essere amico e il figlio da educare, correggere, rimproverare.
Il ciclista amico non è un figlio, è un amico, pregi e difetti, se lo beccano paga ( solo lui) e si sceglie se stargli ancora vicino ( escluso Riccò che è un bambino, lui sì, simpatico, campione in potenza ma bambino).
Capodacqua non solo usa il napalm ma, appunto, pensa che il doping sia la TOE, la teoria di spiegazione di ogni cosa, se uno vince, se uno si ammala, se uno muore, se è depresso, se si fa di cocaina, qualsiasi cosa è l’effetto devastante del doping. E poi , anche lì, come ogni incrementalista, il 90% dello spazio bastona l’atleta, il rimanente dieci sì, tutto il resto. E in lui c’è , almeno trapela dai suoi scritti, il disprezzo profondo per il dopato e chi li difende per cui va bene qualsiasi asprezza.

 

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Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
Utente del mese Agosto 2009




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Registrato: Sep 2004

  postato il 12/08/2009 alle 20:48
Piccola aggiunta.
Caro grilloparlante, oggi pomeriggio ho pensato a questa conversazione. Ho comprato una rivista enigmistica per finanziare un noto giornale di sinistra ( a una cifra ovviamente molto più alta di quella di una qualsiasi rivista enigmistica).
Neanche ho il tempo di guardarla e un'amica la prende, apre a caso che ti trova? Un cruciverba con una definizione così: Il doping dei ciclisti, tre lettere.
E mi sono detta: non è che si è sbagliato qualcosa nel ciclismo, nei media, non è che la gente, grazie ai media , conosce una realtà irreale , in cui c'è un solo mondo sportivo sporco?
Come mai non leggo: Un tipo di doping dei nuotatori. Due lettere. O il doping dei calciatori con 60 di ematocrito, tre lettere.Così, dico a caso.

 

[Modificato il 12/08/2009 alle 20:54 by Donchisciotte]

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Livello Greg Lemond
Utente del mese Gennaio 2009
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  postato il 13/08/2009 alle 09:46
Originariamente inviato da Donchisciotte

Piccola aggiunta.
Caro grilloparlante, oggi pomeriggio ho pensato a questa conversazione. Ho comprato una rivista enigmistica per finanziare un noto giornale di sinistra ( a una cifra ovviamente molto più alta di quella di una qualsiasi rivista enigmistica).
Neanche ho il tempo di guardarla e un'amica la prende, apre a caso che ti trova? Un cruciverba con una definizione così: Il doping dei ciclisti, tre lettere.


Codesta definizione la sapeva subito anche mia figlia che, non ha mai visto una corsa di ciclismo . Mentre se avessero scritto il doping di Nadal probabilmente sarebbe cascata dalle nuovole .

 

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Fanno festa i musulmani il venerdì
il sabato gli ebrei
la domenica i cristiani
...
e i barbieri il lunedì

"Per principio rifiuto di sottopormi a questi controlli. Non sono ostile alla lotta al doping, che ritengo indispensabile tra i dilettanti, ma nel caso di professionisti è differente. Dopo 12 anni di carriera io so quello che devo fare e non voglio che una mia vittoria venga messa in dubbio dalla fantasia delle analisi".

(Jacques Anquetil, 4 maggio 1966, intervista a L'Équipe)

Non riesco a comprendere perché Morris non sia assunto da nessuna rete telvisiva come opinionista

 
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Livello Luison Bobet




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Registrato: Jan 2005

  postato il 17/08/2009 alle 20:21
Capisco lo stato d'animo di questi 2 ragazzi.
Non direi pero' che se tutto il mondo fosse pulito non avrebbero smesso.Chi lo dice? A essere sinceri tanti che hanno smesso da under23 lo hanno usato anche come alibi.
Magari avrebbero smesso ugualmente ma senza quel tarlo di pensare di essere inferiori solo per motivi farmaceutici.

Per quanto riguarda DiRocco, quasi quasi preferivo Cerut, almeno lui giocava sporco chiaramente, non in modo subdolo..

 
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Livello Marco Pantani
Utente del mese Febbraio 2009
Utente del mese Agosto 2009




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Registrato: Sep 2004

  postato il 17/08/2009 alle 20:26
Verissimo, la lettera di Di Rocco e la risposta di Neri fanno incavolare parecchio o ridere, non lo so.
Però siamo arrivati al punto. Quelli che non hanno accettato di combattere con le armi nucleari non stanno tra i professionisti.
Quello è il passaggio vero, nonostante la mia recente e poco numerosa conoscenza con persone che stavano per passare pro e non l’hanno fatto ( gente che ho conosciuto negli anni nei forum di Pantani), la mia statistica personale dice che non sono passati perché passare implicava obbligatoriamente di accettare le armi nucleari, magari avevano accettato le pistole a salve o anche qualche pallottola ,ma le armi nucleari no.
E quindi lasciavano, come un nipote di Moser qualche anno fa che disse proprio questo: non me la sento, lascio.
Chi passa la scelta l’ha fatta.
Perché magari aveva un grande talento che non si sentiva di sacrificare , perché non aveva situazioni familiari solide, perché non aveva strumenti culturali reali per capire la schifezza che accettava di mettersi in corpo, perché l’unico interlocutore che aveva davanti ( in regime proibizionista) era il medico dopatore o il DS istigatore che gli dicevano: non è pericoloso, vai tranquillo, perché magari si trattava di un ragazzo superficiale che tante domande non se le faceva.
Passare professionista, in tutti gli sport, significa passare il Rubicone, prendere o lasciare, del resto c’è anche gente che, pur di passare, accetta di pagare lui, non prendere stipendi ecc.
Ecco perché il problema non si risolve, ecco perché nessuno dei beccati ha mai l’aria contrita e pentita di chi ha barato, lo sanno bene che non hanno imbrogliato nessuno dei loro colleghi pro, sanno che non dipende dalla loro immoralità ma dal fatto che non si passa se non si dice sì.
Ecco perché, in questi giorni di sospensione ferragostana delle attività, leggendo qua e là, non ho fatto che incavolarmi.
Che altro deve dire Kohl per far scattare nel direttore di BS ( rivista di approfondimento, di cultura ciclistica, non di cronaca spicciola) la voglia di saperne di più sull’antidoping da farsa? Si deve dare fuoco come i bonzi perché scatti una inchiesta giornalistica che scoperchi il pentolone? Lo sappiamo che le inchieste giudiziarie finiscono solo con la piccola condanna del ciclista e ti saluto.
Servono i giornalisti per fare le inchieste.
Perché Kohl parla perché è stato beccato ( vero), ma se abbiamo ( io no) santificato Simeoni, questo che sta dicendo cose molto più gravi, che investono il sistema, perché è ridotto al trafiletto sul sito di Capodacqua ( che ben altro spazio dedica al dopato di turno o alle dichiarazioni di Fanini), a un trafilettino visibile solo con lente d’ingrandimento su repubblica e stop?
Perché la realtà , nel mondo strutturato dai media,è quella di cui si scrive sui giornali o di cui si parla in tv, se non si scrive non è reale. E allora va bene la favola di un antidoping che funziona e dello scemo che ancora continua a doparsi contro tutto e tutti . Kohl parla al vento, se faceva il diario del dopato ( il miliardesimo diario) aveva il paginone.
Ma a BS , a cui dovrebbe stare a cuore il ciclismo, al suo direttore, perché sfugge che è ora di scoperchiare la pentola? Dai controlli “interni” delle squadre potenti con la complicità degli organi controllori ( di cui, se non ricordo male aveva parlato pure Admin qua su cicloweb) agli incentivi economici se “ ti dopi intelligente”. No, su Piepoli il direttore di BS va giù pesante, con Di Rocco ( troppe speranze su di lui, forse), un agnellino.
E’ vero che io preferisco Ullrich che non parla ( tanto lo sapete come stanno le cose, andate a cercarvele le fonti, se vi accontentate della realtà come viene spacciata peggio per voi, io taccio) a Kohl che parla e viene praticamente ignorato, però preferisco Kohl a quello che fa il nome del compagno.
Infine Colinelli. Solo pensare a quella storia mi fa incavolare parecchio. Quando fu fermato con la macchina strapiena ( forse , non solo per sé data la quantità), prima di Sydney 2000, era l’epoca in cui sulle prime pagine, grazie a una lettera uscita da Pagnozzi del Coni , ci stava il dopato d’Italia e Martinello diceva che, forse, era meglio una rinuncia del dopato d’Italia alle Olimpiadi.
Però, a parte l’ira, se TUTTI i dirigenti del Coni assolti per prescrizione dal processo Conconi stanno ancora in posti di potere di altissimo livello, se quello che viene citato pure nelle intercettazioni di Calciopoli è ancora là, se si viene squalificati se si va da Santuccione il ruspante ma non se si va da uno di quelli del rapporto Donati del 1994, perché me la devo prendere con Colinelli? Se la realtà del potere è una presa per il c… allora mi sta bene Colinelli alla FCI, la Di Centa ( file Conconi come il dopato d’Italia, ma quello sta nella tomba perché si è spezzato ma non si è piegato manco davanti a sette procure) prima in rappresentanza dello sport pulito al Coni e ora parlamentare. Mi sta bene. E’ farsa? E farsa sia.
Però,forse, il direttore di BS accanto alla cronaca, alle storie, alle interviste, forse qualche approfondimento su certi temi lo dovrebbe fare, perché BS campa di ciclismo, non ci guadagna se muore il ciclismo o se la gente se ne allontana.
E allora seguire, con minore accanimento, il torquemadismo alla Capodacqua ( che scrive in un giornale che non campa di ciclismo) non è la strategia giusta, proprio perché dovrebbe stare a cuore il ciclismo e quei ragazzi che non possono passare pro perché non se la sentono di fare certe cose pesanti. Non confermando sempre la realtà non vera del ciclismo sporco, dei ciclisti cattivi e di un antidoping che funziona. E’ proprio perché non è così che quelli devono fermarsi.
P.S. ma il record oltre ogni spiegazione storica sulla successione dei record fatto ieri da Bolt, a cosa è dovuto: ai costumi? All’aria particolarmente rarefatta? allo sviluppo straordinario della gioventù giamaicana? E la formula di Di Prampero sarà applicabile?


Lo so, siamo andati a finire a parlare di doping in thread diverso , però è sempre riferito alle aspettative su BS e poi fa caldo, siate buoni moderatori.

 

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Livello Eddy Merckx




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  postato il 18/08/2009 alle 10:41
Originariamente inviato da leo

Capisco lo stato d'animo di questi 2 ragazzi.
Non direi pero' che se tutto il mondo fosse pulito non avrebbero smesso.Chi lo dice? A essere sinceri tanti che hanno smesso da under23 lo hanno usato anche come alibi.
Magari avrebbero smesso ugualmente ma senza quel tarlo di pensare di essere inferiori solo per motivi farmaceutici.

Per quanto riguarda DiRocco, quasi quasi preferivo Cerut, almeno lui giocava sporco chiaramente, non in modo subdolo..


Non posso che sottoscrivere ... Dubitare sempre di chi adduce motivi "farmaceutici" ai propri insuccessi od alla propria decisione di abbandonare il ciclismo. E' l'esperienza che lo dice ...

 

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 18/08/2009 alle 11:29
Ti do ragione per il 50 per cento dei casi: ne conosco troppi per non essere d'accordo. Ma ne conosco altri 50 su cento che hanno smesso per lo schifo di dover buttare il proprio sogno nel fango, per dover rinunciare a lottare per il loro ideale di sport.
Ti parlo di ragazzi che hanno fatto i dilettanti nelle squadrette, perché a salire di livello c'era già da sporcarsi. gente che faceva tutto l'anno a finire nei dieci delle internazionali, ma senza vincere. Fidati, ce ne sono davvero tanti. Ed è davvero triste, lasciatevelo dire Leo e Prof, che nella considerazione generale si abbia più rispetto per un dopato piuttosto che per chi ha smesso non volendo stare a quel gioco.

 
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  postato il 18/08/2009 alle 12:27
Ho capito quello che vuoi dire. E so anche io per esperienza personale che tanti smettono per non "sporcarsi". Pero' non ocndivido il ragionamento "se fosse stato un mondo pulito non avrei smesso", perche magari avrebbero smesso semplicemente perche gli avrebbe pesato fare la vita da corridore per lughi anni, perche le avrebbero buscate alle corse ecc. ecc.

Questo te lo dico perche conosco gente che dice "ho smesso per non bombarmi" ed erano dei brocchi indipendentemente dalla farmacia..altri invece come dici tu sono stati fortemente limitati dalla loro coscienza.

Per non essere totalmente off topic, quando correvo io, mi chiedevo perche bs ogni tanto non facesse anche un'intervista a qualche corridore non vincente di squadre piccole invece invece che ai soliti locatelli-rui-rossato boys.



 
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Livello Eddy Merckx




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  postato il 18/08/2009 alle 12:37
Beh, Grillo, se uno mi finisce tutto l'anno nei dieci e corre per una squadretta, svezzato o no che sia, non me lo lascerei proprio scappare. Se poi avessi la certezza che è ancora vergine, gli faccio ponti d'oro. Se poi accade che uno di 20/23 anni mi considera il mestiere del corridore come un mestiere di cacca beh, non è che abbia tutti i torti, visto com'è trattata la professione. Sono disgustato pure io ...
Il punto è che il mio disgusto non nasce tanto dal fatto che si tratti di un ambiente di dopati, tanto sono convinto che il doping non paghi alla distanza della carriera, ma quanto dal fatto che tutto il suo establishment faccia schifo e molto piu' dei corridori stessi ...

 

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Livello Marco Pantani
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  postato il 18/08/2009 alle 17:36
Vero, troppo precisi per essere credibili.
Stupisce ch chi fa il direttore di un giornale e imprenditore dello stesso giornale non capisca che, appunto, se si vive di ciclismo, bisogna avere il coraggio, la fantasia, la bravura , la visione giornalistica e imprenditorale di cambiare.
Invece che farsi mettere all'angolo dagli eventi. Tanto è vero quello che dici tu e magari rischia che gli inserzionisti spariscano lo stesso.
Sì è triste, rischia di restare schiacciato dall'incapacità di cambiare ritmo e dal nepotismo.

 

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  postato il 19/08/2009 alle 11:30
Originariamente inviato da grilloparlante

Sul fatto ce l'establishment faccia schifo, siamo in sintonia assoluta. Sul fatto che un corridore che entra tutto l'anno nei dieci non te lo lasceresti scappare, mi rincresce dirti che in quegli anni - tra il 1995 e il 1998 - passavano solo quelli che stravincevano e gli altri invecchiavano nei dilettanti, con la condanna aggiuntiva dopo il 1996 della categoria under 23, che escludeva dalle corse più belle i corridori di 24 anni.
Un giorno si potrebbe aprire un thread sui talenti che abbiamo perso lungo la strada, verrebbero fuori dei nomi che abbiamo dimenticato, ma che ai tempi erano come dei punti fermi negli ordini di arrivo.


Hai lasciato indietro una cosa che pure hai affermato: il fatto che uno mi entri nei dieci per tutto l'anno pur appartenendo ad una squadretta è "conditio sine qua non" per l'applicazione del mio criterio di scelta. Semmai questo testimonia per una volta di piu' dell'ignoranza e della pochezza dei tecnici di ciclismo. Quello che tu affermi, e che io condivido, e cioè che ci siamo perduti tantissimi talenti per strada è verissimo. Il punto è che vale da quando nel ciclismo c'è una categoria, dilettanti o under 23 o altro, propedeutica al professionismo e nella quale valgono i comportamenti del professionismo vero e proprio. Questo non è accaduto soltanto dal 1995 al 1998.

Vatti a scorrere l'elenco dei vincitori del mondiale dilettanti dal '50 ad oggi e guarda quanti dei "fenomeni" che lo hanno vinto hanno poi avuto una carriera professionale all'altezza. Direi che altra conditio per diventare un buon corridore sia quella di avere avuto una carriera non brillantissima tra i dilettanti. Certo, esistono anche i fuoriclasse allo stato puro (Merckx, Pantani, Ricco') ma il dato saliente è che la stragrande maggioranza è letteralmente sparita dal ciclismo oppure ha visto la propria carriera dipanarsi tra risultati modesti e ben lontani da quelli promessi.

In termini assoluti il doping ha distrutto carriere invece di "creare" campioni ma questo è un dato difficile da accettare per la cultura dominante. Direi anzi che il ciclismo si è perfettamente adattato alla cultura del doping, accettando e celebrando corridori capaci di una sola performance all'anno foss'anche, quella, il TdF. Un ragazzo che sia stato "chimicamente" sfruttato da dilettante è quasi certo che non avrà mai piu' la forza per emergere nella parte successiva della sua carriera, ammesso e non concesso che questa carriera continui. E queso vale anche per i pro': i Berzin ed i Roche brillano per una stagione e, una volta avvizziti, spariscono.

Oggi assistiamo al prevalere di un establishment privo di cultura che, al fine di garantire un presunto spettacolo sportivo, asseconda di fatto la sub-cultura del doping che trova il suo humus naturale in gare brevi ed in pochissime apparizioni l'anno. Non me ne può impippare di meno se Contador ha una VAM di 1900 m/hr in 6 km di salita: me ne importa molto di piu' se, dopo averlo vinto quel tour, mi sparisce e non partecipa alla Vuelta.

Il gioco lo si è capito: se la mia carriera è basata su di un uso sistematico e massiccio di aiuti esogeni, so anche per certo che avro' bisogno di recuperi piu' lunghi e, possibilmente, di gare piu' brevi e meno faticose. Il ciclismo finto costruito con l'apporto fondamentale dell'antidoping.

Ti sembra che Neri, Di Rocco e compagnia cantante possano capire queste cose ?


 

[Modificato il 19/08/2009 alle 11:33 by prof]

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  postato il 20/08/2009 alle 14:17
Però io fossero pure solo frammenti di questa interessante discussione fra Prof e Grilloparlante, non li trovo sui giornali, non solo su BS ,e nemmeno in quelle lunghe telecronache quotidiane dai grandi Giri.
Di Kohl e delle sue dischirazioni non parla nessuno, nemmeno chi fa dell'antidoping l'unico motivo di fare il giornalismo.
Sarà un caso?
Di cultura sindacale del ciclista ( da lì possono passare tante cose, di crescita e consapevolezza del movimento, di coesione, di cultura sportiva e non, di consapevolezza sul doping e lo sfruttamento del ciclista), non parla nessuno. Bs che dedica un articolo vasto al candidato rappresentante sindacale ( qualche mese fa, Moser), gli domanda se la moglie non sia scontenta di non vederlo a casa .
Questo discorso sui dilettanti che si perdono per strada, se ne parla pochissimo.
Questo rovesciamento dell'idea delle corse facili come sinonimo di meno doping.
Deve cambiare la cultura del giornalista sportivo ?
O ci accontentiamo dei diari dei dopati, del sospetto generalizzato,dell'adesione acritica ai sistemi di controllo e ai poteri che li rappresentano?
Gli inserzionisti vanno dove ci sono vendite, è sicuro che un mensile ciclistico che dovrebbe incrementare la cultura del ciclismo, non avrebbe più lettori se, invece di propinare interviste zuccherose, omaggi all'ora di Moser senza spiegarne anche la storia ecc., non avrebbe più lettori cambiando davvero marcia?
Un mensile letto, magari, da ragazzi che iniziano a correre e che potrebbero trovare discorsi meno superficiali anche sul doping,medici che potrebbero spiegarne i danni veri ( non le enormità di chi cade, sbatte la testa e muore e viene messo nel calderone delle morti sospette), inchieste, con statistiche, storie ecc. su un discorso come questo fra Grilloparlante e prof che, forse, potrebbero interessare anche chi si avvia al professionismo.
E' un esempio, mille altri se ne possono fare.
Sicuri che i lettori ( e gli inserzionisti che seguono il numero di lettori non per forza lo zucchero e miele) non sarebbero di più?
Mica dico cento pagine, bastano poche pagine di inchieste vere, di cultura ciclistica vera, non pesante, di formazione del lettore ciclista e di informazione del lettoro tifoso, poche pagine ma sempre , in ogni numero, ogni numero un rilancio, un'idea, uno spunto, un punto di vista che nasca da una ricerca.
Se si possono dedicare 10 pagine a un'intervista inutile a Moser..
Smarcarsi dalla cappa opprimente che stanno costruendo sul ciclismo, rilanciare anche imparando a essere ironici ( ho appena intravisto un articolo sul giornale su Bolt e Achille pie' veloce che non si qualificherebbe neanche nelle batterie ,oggi).
Su Internet vedo dei fermenti, tentativi di questo tipo, ma internet è ancora élite, disperso,i giornali e la TV restano vecchi, anche chi campa di ciclismo e dovrebbe provarci a restare vivo ( nel senso anche di creativo).
Quando CP ha parlato di questo sito a me ha stupito che dicessero che discorsi troppo approfonditi, troppo " da punti di vista diversi" si possono fare solo su internet. Si devono fare anche anche sulla carta stampata. Cambiando marcia invece di avere la spocchia di pensare che il mondo ( ciclistico) sia immutato e che se ne possa parlare come trent'anni fa.

 

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Livello Marco Pantani
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  postato il 01/09/2009 alle 16:04
Visto che qua arriva sempre tardi, in genere mi vado a vedere il sommario del numero sul sito di BS.
Ecco, sento che questo sarà un editoriale che mi farà imbufalire parecchio.
SETTEMBRE 2009
Chi vorremmo al comando

Editoriale. Una commissione di grandi campioni per dettare le regole semplici e chiare necessarie per il futuro d’un grande sport.




 

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Livello Tour




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  postato il 01/09/2009 alle 16:27
mi è bastato solo vedere la prima pagina per farmi una risata!
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/09/2009 alle 16:43
Originariamente inviato da Donchisciotte

Visto che qua arriva sempre tardi, in genere mi vado a vedere il sommario del numero sul sito di BS.
Ecco, sento che questo sarà un editoriale che mi farà imbufalire parecchio.
SETTEMBRE 2009
Chi vorremmo al comando

Editoriale. Una commissione di grandi campioni per dettare le regole semplici e chiare necessarie per il futuro d’un grande sport.



no, tranquilla, fa ridere, potrebbe essere la parodia della lega dei supereoi.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/09/2009 alle 17:52
E' un articolo copiato dai numeri degli anni scorsi sullo stesso argomento? Possibile che non abbiano niente di meglio da scrivere?

Propongo un articolo sul ciclismo sul web.

 

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Michela
"Stiamo Insieme, Vinciamo Insieme - Ivan Basso"


Vita in te ci credo le nebbie si diradano e oramai ti vedo non è stato facile uscire da un passato che mi ha lavato l'anima fino quasi a renderla un po' sdrucita. Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano ma la sofferenza tocca il limite e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto



http://www.adidax.com/
resisterai 5 minuti senza sport?

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/09/2009 alle 15:49
Io, come tutti i mesi, propongo di cambiare rivista.

 

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Il mio blog: http://passodellacisa.blogspot.com
La mia squadra ciclistica:http://altalunigiana04.comyr.com

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 03/09/2009 alle 19:51
In effetti non c’è da incavolarsi, è talmente surreale l’editoriale di Neri senior che pensi alla nostalgia che lo anima, al profumo di giovinezza che certi nomi gli evocano. Una commissione fatta da Gimondi,Merckx, Hinault, Indurain, Adorni ( che , mi pare, abbia già un incarico nel potere ciclistico), a studiare un nuovo grande regolamento che ci preservi dal doping. Libera nos Domine ( pure dai soliti stregoni ovviamente citati, ma non i nomi, ovvio).
Ex corridori tutti baciapile e, per questo, amati dal potere. Si sorride alla inadeguatezza totale di una proposta del genere, si sorride e basta.
Infatti l’unico articolo serio sull’argomento è quello su Kohl ( non a caso un trafiletto non firmato) e le sue dichiarazioni.
E mi è piaciuta la lettera di Colinelli, il racconto della sua sofferenza, ha pagato, ha diritto a non avere l’ergastolo, tanto più in um mondo dove non paga nessuno. E poi il suo omaggio a Pantani, solo per questo merita l’applauso.
Poi c’è un articolo dove, finalmente, due grandi talenti si incontrano: Neri junior che intervista Cuneghino fra verdi campi, sole giallo, casa accogliente, serenità a palate, mulino bianco che più bianco non si può, un incontro al vertice. Che trova il suo naturale compimento nella gallina in pentola di casa Pellizotti.
Tu dici, VDB, di lasciar perdere BS e, invece, non si può, per fedeltà alla tradizione e alla propria storia di appassionata di ciclismo, ma, soprattutto, perché in ogni numero c’è un articolo che giustifica l’acquisto della rivista.
E non è una sviolinata a Vicennati ( io dico quello che penso, sbagliato o meno, e non ho motivo di sviolinare nessuno), con il quale, per esempio, non sono stata assolutamente d’accordo leggendo la sua presentazione dell’ultimo dvd sul Giro del centenario in cui rievoca il blitz di Sanremo 2001 ( ho diversi dvd ancora da vedere, mannaggia il tempo).
Però, poi, leggo un articolo come quello che ha scritto in questo numero, una lunga intervista di sera a Roberto Damiani a fine Tour e capisco che non conta essere d’accordo su una cosa o in disaccordo su un’altra, conta che cosa sa evocare e narrare un giornalista. Anzi, uno scrittore di ciclismo, come si autochiama Mura.
Qualche tempo fa leggevo un articolo non mi ricordo di chi in cui si parlava di Roland Barthes che diceva che il momento più bello per un inviato al Tour è quello della tenda.
La sera, dopo la battaglia, i guerrieri greci si riunivano nelle tende, bevevano, mangiavano, rievocavano la battaglia, le mille battaglie passate, il vago ricordo della casa, il pensiero delle donne, il racconto, il momento della tenda come momento del racconto, della narrazione, diceva Barthes, dei guerrieri greci come degli inviati al Tour, il piacere dell’affabulazione , un po’ storditi dal bere.
Ecco, l’intervista a Damiani è questo: il racconto sul ciclismo, le armi e gli eroi, la chanson de geste la birra a digiuno e il vago spaesamento, la donna che passa e evoca fantasie ( certo i guerrieri greci c’avevano le schiave…), il profumo della carne alla brace che passa,strugge e non si ferma .
Se deve essere racconto anche di cibo, per favore, che non sia una gallina in pentola con le erbe, ma un profumo di carne, da guerrieri, appunto, appena evocato.
E allora il ciclismo acquista un senso diverso, quello che aveva “prima” e che, a volte, può ancora capitare, come in questo articolo, di ritrovare.

 

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Livello Moreno Argentin




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  postato il 04/09/2009 alle 10:59
A me quella lettera di Collinelli, direi quell'articolo invece non va proprio giù perché puzza di bruciato lontano un chilometro.
Prima di tutto mi fa veramente schifo che tiri in ballo sua figlia, perché la figlia in quell'inferno sociale ce l'ha cacciata lui. Però non se lo poneva il problema quando si dopava, quando vinceva le medaglie andava in giro a testa alta e magari faceva anche un po' il divo, no? E allora non pianga per le conseguenze: nella vita serve equilibrio.
Dice di essersi vergognato perché si sentiva additato? E di chi è la colpa?
Chi è che si è fatto trovare con l'ematocrito alto nel 1999? Sì, vabbè, ma l'ematocrito non vuol dire niente (vedi Pantani).
Giusto, chi è che si è fatto trovare positivo alla fentermina ai campionati italiani del 2000 prima di correre l'americana con Martinello in vista di Sydney? Vabbè, ma la fentermina può essere capitata per caso: sconto di pena, si va alle Olimpiadi, evviva.
Chi è che si è fatto fermare dalla Finanza alla dogana di Tirano con due fiale di prodotto dopanti in auto? Olimpiadi addio...
Ecco, uno così, che si lamenta di sentirsi additato e fa la vittima e tira in ballo sua figlia non è un uomo.
E mi fa infuriare che Bicisport non ponga eccezioni. Stanno tanto a dire che il ciclismo ha bisogno di tecnici nuovi e pubblica una lettera così schifosa del capo della pista italiana? Collinelli è il nuovo pulito che avanza?
Ma Collinelli non si ferma, ha preso velocità. Parla di "mercenari che ruotano attorno al ciclismo e che girano a testa alta gettando nel baratro sempre e solo gli atleti".
Bellissimo, perfetto per trovare spazio su Bicisport. Però a suo tempo la procura antidoping propose per lui due anni (non certo i 7 mesi con cui se la cavò) vista la sua assoluta non collaborazione. Lui che andava regolarmente da Santuccione non ha fatto il nome di questi mercenari e non li fa neanche adesso, che è tecnico federale e millanta di voler insegnare ai giovani la sua passione.
Ecco, a me è bastato leggere questo inno all'ipocrisia per poggiare il giornale sul tavolo e lasciarcelo morire.
Bello tutto il resto, non lo metto in discussione, ma tante volte basta un dettaglio per uccidere la poesia. E questo più che un dettaglio è un colpo di scure.

 

[Modificato il 04/09/2009 alle 11:08 by grilloparlante]


 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 04/09/2009 alle 12:45
Sì, ma almeno Colinelli la squalifica l’ha fatta ( quella prevista dai regolamenti di allora). E’ vero ha avuto diversi incidenti ma sono pure passati nove anni, magari in lui qualcosa è cambiato.
La sofferenza conta no?
Del resto se neri non ha incalzato Di Rocco ( né altri), è logico che non lo abbia fatto con Colinelli.
Ha pubblicato la lettera e amen.
Però il giornale riprendilo dal ripostiglio, intanto perché se hai speso 5 euro tanto vale che lo leggi e poi, magari, ti passa la rabbia e ti godi altri articoli.
Mi viene di essere conciliante, prevale la malinconia.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 04/09/2009 alle 17:57
sì donchi ,hai ragione, tutti possono cambiare.
anche riis può cambiare
anche rasmussen, magari il suo agente non è più lo stesso che aveva,matschiner, quello di kohl, guarda caso....
magari anche armstrong può cambiare, pure lui.

dai, non voglio essere polemico con te a tutti i costi:scusami, forse volevi dire quello che penso io ,come molti altri , che dopo che uno ha pagato secondo le regole vigenti , può tornare e anche farlo con dignità.

come ha fatto, o cerca di fare, a mia opinione , basso.
che non si arroga il diritto di insegnare niente a nessuno, mi pare,soprattutto in certi campi.

comunque tutti possono tornare.
lo ha fatto millar e lo farà spero riccò

poi c'è chi è tornato e ha fatto la fine di hamilton, ma questo è un altro discorso ( forse per questi che continuano la regole dovrebbero essere un po' piu' severe, direi incrementaliste...)

quello che non si dovrebbe fare è presentarsi quasi come una vittima , come giustamente ha rilevato grilloparlante.
quello che da fastidio nella lettera di colinelli , almeno a me, è l' eccesso di paracul.aggine, l'assenza di una vera e sentita elaborazione di quanto accaduto.
un buon giornalista di ciclismo, avrebbe dovuto rilevarlo.

ciao

mesty

ciao

mesty

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 04/09/2009 alle 18:08
Tutti possono cambiare mi pare una frase di una tale banalità che chiunque può condividerla, tanto è lapalissiana.
Dal 2000 ad oggi sono passati nove anni. Forse, ho detto forse, qualcosa è cambiato in lui.
Poi penso che il degrado sia andato pure oltre il doping, Colinelli è uno dei tanti dopati ( ex) che occupa un posto in uno dei palazzi e palazzetti del potere, da ex presenti nel file Conconi a tanti altri.
Questo dice che ha sofferto. E' paraculo? Può darsi, rileggerò l'intervista per cogliene questi aspetti.
So che Neri ha accolto la lettera di Di Rocco sviolinando, parla di Petrucci in un certo modo, non mi pare aggressivo ( forse solo con Piepoli), non fa mai il nome di uno di questi santoni di cui parla in continuazione, solo a Colinelli lo doveva massacrare?
Non lo so, può darsi, a questo punto veramente mi pare difficile dire qualsiasi cosa.

 

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"E' tutto alla conoscenza di tutti" Marco Pantani,1997 ( tempi non sospetti),parlando di doping in un'intervista televisiva con Gianni Minà.

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 04/09/2009 alle 19:07
vedi donchi, il problema di neri è che proprio non rileva niente, non solo a colinelli, ma neanche a dirocco petrucci e compagnia della parrocchia.

per esempio sul numero di questo mese di cycling pro ci sono interviste a ricco', un servizio sui casi di doping, che sono un po' piu' da giornalista, si avvicinano a vicennati e non ai neri, padre e figlio.

insomma per essere tradizione , come è bs, fuori di dubbio, non bisogna essere obbligatoriamente vecchi e ripetitivi all' eccesso:
la coverciano, la strada , i vecchi campioni, la squadra dei mondiali ad aprile etc etc
ad un certo punto repetita stufant
per questo spesso , sempre più spesso i 5 euro di bs ,me li tengo in tasca.

ciao

mesty

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 06/09/2009 alle 20:42
Visto che questa regola c'è mi sa che i primi a vedersela applicata dovrebbero essere alcuni dirigenti Coni...
Ho sempre più l'impressione che noi appassionati di ciclismo ( come quelli di tutti gli sport) vediamo una piccolissima, edulcorata parte dell'intero, che lo schifo è molto più profondo di quanto chi è fuori dall'ambiente possa immaginare.
Io non lo so se quanto dice grilloparlante è vero su Di Rocco- Callari- Collinelli ( con due doppie elle, non come l'ho scritto fino a oggi), lui stesso lo presenta come un semplice pensiero ma certo, leggendo quello che dice e i collegamenti, un pensiero viene, magari solo perché sia approfondito...
Ecco, questo thread spesso approfondisce aspetti importanti, certo dovrebbe essere compito del giornale cui questo thread è intitolato fare inchieste vere, porsi domande scomode e cercare le risposte.
Certo un giornale vive di pubblicità, ma questa dipende dai lettori ( più lettori, più pubblicità), io penso che alcune inchieste importanti, un po' di coraggio in più non facciano diminuire i lettori, anzi.
Magari attira quelli che vogliono sapere qualcosa in più e che cominciano a pensare che non sono bambini ,che sentono che della realtà del ciclismo non sanno quasi niente.
Forse non è vero che il giornale che si vende è solo quello che presenta il ciclismo come il luogo del mulino bianco insidiato dall'Uci cattiva e dagli stregoni innominati, se in Italia Repubblica è, col Corriere, il giornale più venduto, forse vuol dire che c'è anche una larga fetta di lettori maturi che, se si interessano di ciclismo, non vorrebbero né il mulino bianco né le ossessioni di Capodacqua, che vorrebbero un salto di qualità profondo.
E che, magari, quando leggono la lettera di Collinelli vorrebbero un commento del direttore che spieghi qualcosa, che li metta in condizione di leggere con maggiore consapevolezza quello che leggono e di non pensare, come è capitato a me, che in gioco ci sia solo una persona che ha scontato la squalifica e che ha sofferto.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 01/10/2009 alle 14:48
Su Bicisport di Ottobre si parla molto di Mondiale e ci sono anche almeno 3 articoli dedicati a Nibali, uno dei quali scritto da Davide Cassani... il che è davvero interessante.

Non vedo l'ora di sfogliarlo!


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 02/10/2009 alle 15:09
purtroppo ancora in edicola non l'ho trovato ...
 
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Livello Roger De Vlaeminck




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  postato il 03/10/2009 alle 13:45
Che Bs sia interessante ci credo poco...
L'articoli peggiori sono quelli di Tony Lo Schiavo e Neri Junior

 

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Pap

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/10/2009 alle 15:45
Originariamente inviato da Donchisciotte
Io non lo so se quanto dice grilloparlante è vero su Di Rocco- Callari- Collinelli ( con due doppie elle, non come l'ho scritto fino a oggi), lui stesso lo presenta come un semplice pensiero ma certo, leggendo quello che dice e i collegamenti, un pensiero viene, magari solo perché sia approfondito...
Ecco, questo thread spesso approfondisce aspetti importanti, certo dovrebbe essere compito del giornale cui questo thread è intitolato fare inchieste vere, porsi domande scomode e cercare le risposte.


cara Don Chiscotte ho visto che hai citatoo Callari, ora sfrutto questo thread anche se sono ot....
vorrei sapere cosa ha avuto a che fare questo personaggio con Di Luca, perchè ricordo che durante la tappa Cuneo - Pinerolo il buon Bulbarelli dice che Danilo ha ricevuto insegnamenti a cronometro da Callari....
un maestro non deve essere, ma comunque se vi va di spiegarmi

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 03/10/2009 alle 15:53
Ma non era (e') il Preparatore di Di Luca ? (intendo per le tabelle di allenamento ecc)
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 05/10/2009 alle 10:02
bho..
 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 06/10/2009 alle 01:05
Callari era il preparatore di Di Luca ( e leggendo quanto detto da grilloparlante...).

Forse non si dovrebbe leggere un giornale in una giornata di cattivissimo umore, ma d’altronde mica uno può sospendere tutte le attività per umore pessimo.
Così stasera ( prima di rivedere Ecce bombo, umore caduto a picco) mi sono letta alcuni articoli di BS di ottobre quasi interamente dedicato al mondiale e siccome mi chiamo donchisciotte ( nei forum) non posso fare a meno di imbizzarrirmi contro i mulini a vento.
Continua la surreale proposta del senato del ciclismo ( ‘ sta commissione fatta da Merckx, Gimondi, Hinault, Adorni, che già sta nell’Uci, che non si capisce cosa debba fare: educazione? Monito morale? Che? Poi tutti ex ciclisti, tutti che hanno fatto quello che dovevano fare, alcuni sono anche negli organi dirigenti del ciclismo anche se con posizioni non esattamente di potere vero, tutti, a parte Merckx che lo vedo più brillante, baciapile da manuale. Va beh, il ciclismo secondo Neri senior si risolleva così.).
Continua, quindi, l’inadeguatezza rispetto al problema.
Ho letto con piacere l’intervista a Ballerini che mi pare onesto nell’analizzare la gara, intervista che si trova subito dopo quella a Cunego di Neri junior.
Una coppia perfetta. Cunego che accusa persino il percorso, che si era spacciato per duro, di partecipare al complotto mondiale contro di lui, straparla di centomila colpevoli ovviamente escludendo categoricamente una sua qualsiasi responsabilità ( fosse pure quella di non avere avuto gambe, che non è una responsabilità ma un fatto), Junior lo lascia parlare praticamente senza interloquire e finisce in gloria. Fortuna che poi uno legge altri articoli meno fiction e più attenti a quanto accaduto ( per esempio il mondiale visto dalla parte della Spagna o di Cancellara o di Ballerini).
Poi c’è un’intervista di Vicennati a Cunego alla vigilia del mondiale, ovviamente nemmeno lontanamente paragonabile a quella di apertura di Junior, è un’intervista tecnica che spiega anche la resurrezione della Vuelta. Però, purtroppo, dall’intervistato sangue non esce.
Che devo dire? Come nel film di Woody Allen, l’ultimo, c’è l’anziano, irascibile protagonista che dice, a un certo punto, che se bisogna mangiare 5 porzioni di verdura e frutta al giorno lui preferisce non vivere. Ecco se il ciclismo pulito è questo qua ( notorio che non credo allo sport professionistico pulito), preferisco quello sporco. Basta che non vadano oltre con i reati, che non eccedano nel degrado penale. Pensatela come volete.
Invece mi piace parecchio questa inchiesta di Vicennati sul ciclismo siciliano giovanile, molto intelligente e molto utile al ciclismo. Purtroppo meno ridondante nello spazio della proposta della commissione degli ex ciclisti.
Infine, la cosa che mi ha fatto più incavolare anche se pare una scemenza.
Le pagelle del mondiale ( di Junior, of course, il miglior giornalista di ciclismo degli ultimi 150 anni).
Fa le pagelle in prima persona ( ho deciso di dare questo voto, prendo in considerazione questo ecc.). La hybris personificata. La dismisura del senso di sé. Pare una scemenza, pare ma non lo è.
Segnalo che c’è una lettera di Luke sulle radioline, lettera giusta e condivisibile. Ho letto qua su questo thread che anche Luke aveva scritto diverse lettere di dissenso a Senior, ecco, quelle del dissenso mai Senior le aveva pubblicate. Non a caso siamo in Italia.

 

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  postato il 06/10/2009 alle 09:05
Originariamente inviato da Donchisciotte

Callari era il preparatore di Di Luca ( e leggendo quanto detto da grilloparlante...).

Forse non si dovrebbe leggere un giornale in una giornata di cattivissimo umore, ma d’altronde mica uno può sospendere tutte le attività per umore pessimo.
Così stasera ( prima di rivedere Ecce bombo, umore caduto a picco) mi sono letta alcuni articoli di BS di ottobre quasi interamente dedicato al mondiale e siccome mi chiamo donchisciotte ( nei forum) non posso fare a meno di imbizzarrirmi contro i mulini a vento.
Continua la surreale proposta del senato del ciclismo ( ‘ sta commissione fatta da Merckx, Gimondi, Hinault, Adorni, che già sta nell’Uci, che non si capisce cosa debba fare: educazione? Monito morale? Che? Poi tutti ex ciclisti, tutti che hanno fatto quello che dovevano fare, alcuni sono anche negli organi dirigenti del ciclismo anche se con posizioni non esattamente di potere vero, tutti, a parte Merckx che lo vedo più brillante, baciapile da manuale. Va beh, il ciclismo secondo Neri senior si risolleva così.).
Continua, quindi, l’inadeguatezza rispetto al problema.
Ho letto con piacere l’intervista a Ballerini che mi pare onesto nell’analizzare la gara, intervista che si trova subito dopo quella a Cunego di Neri junior.
Una coppia perfetta. Cunego che accusa persino il percorso, che si era spacciato per duro, di partecipare al complotto mondiale contro di lui, straparla di centomila colpevoli ovviamente escludendo categoricamente una sua qualsiasi responsabilità ( fosse pure quella di non avere avuto gambe, che non è una responsabilità ma un fatto), Junior lo lascia parlare praticamente senza interloquire e finisce in gloria. Fortuna che poi uno legge altri articoli meno fiction e più attenti a quanto accaduto ( per esempio il mondiale visto dalla parte della Spagna o di Cancellara o di Ballerini).
Poi c’è un’intervista di Vicennati a Cunego alla vigilia del mondiale, ovviamente nemmeno lontanamente paragonabile a quella di apertura di Junior, è un’intervista tecnica che spiega anche la resurrezione della Vuelta. Però, purtroppo, dall’intervistato sangue non esce.
Che devo dire? Come nel film di Woody Allen, l’ultimo, c’è l’anziano, irascibile protagonista che dice, a un certo punto, che se bisogna mangiare 5 porzioni di verdura e frutta al giorno lui preferisce non vivere. Ecco se il ciclismo pulito è questo qua ( notorio che non credo allo sport professionistico pulito), preferisco quello sporco. Basta che non vadano oltre con i reati, che non eccedano nel degrado penale. Pensatela come volete.
Invece mi piace parecchio questa inchiesta di Vicennati sul ciclismo siciliano giovanile, molto intelligente e molto utile al ciclismo. Purtroppo meno ridondante nello spazio della proposta della commissione degli ex ciclisti.
Infine, la cosa che mi ha fatto più incavolare anche se pare una scemenza.
Le pagelle del mondiale ( di Junior, of course, il miglior giornalista di ciclismo degli ultimi 150 anni).
Fa le pagelle in prima persona ( ho deciso di dare questo voto, prendo in considerazione questo ecc.). La hybris personificata. La dismisura del senso di sé. Pare una scemenza, pare ma non lo è.
Segnalo che c’è una lettera di Luke sulle radioline, lettera giusta e condivisibile. Ho letto qua su questo thread che anche Luke aveva scritto diverse lettere di dissenso a Senior, ecco, quelle del dissenso mai Senior le aveva pubblicate. Non a caso siamo in Italia.



cosa pensi dell' articolo di Cassani su Enzo Nibali?

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 06/10/2009 alle 09:48
Non l'ho ancora letto l'articolo su Nibali.

 

[Modificato il 06/10/2009 alle 09:50 by Donchisciotte]

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  postato il 06/10/2009 alle 14:06
Maria Rita, ti ringrazio per il tuo commento sulla mia lettera, mi ha fatto molto piacere: l'avevo scritta di getto ad inizio agosto, non pensavo che venisse pubblicata e non mi importava nemmeno più di tanto, era un momento in cui mi stava andando a nausea il ciclismo (per fortuna è passato, ma è stata ed è molto dura resistere...). Va detto che sono convinto sia stata pubblicata in quanto, come dice Neri sr. stesso, la condivide al 100%: altre, evidentemente, no. Ma non importa, la vera soddisfazione BS me l'ha data sul numero di settembre: ha pubblicato la foto di Marco Canola, vincitore di una tappa al Valli Cuneesi, corsa per dilettanti, a margine di un articolo di Vicennati sulla corsa stessa. Marco è il figlio di un caro amico, Walter, morto prematuramente in febbraio: è un anno molto difficile per il ragazzo e per la sua famiglia, quella vittoria e quel dito alzato al cielo hanno un valore immenso.
Cara Donchi, sottoscrivo in pieno le tue osservazioni: a cosa può servire la commissione dei 'saggi'? E rilancio: ma perchè il ciclismo deve continuare a vivere con questa sorta di 'complesso di inferiorità', perchè deve dimostrare a tutti che è uno sport pulito? Insomma, si arriverà mai a vedere un ciclismo che rivendichi il diritto ad essere rispettato? Stando così le cose, no. Non possono certo servire le commissioni dei saggi, nè la famosa Coverciano. Quello che serve è qualcosa che non si compra da nessuna parte: dignità ed orgoglio, con una spolverata di coraggio.
Ciao Luca

 

[Modificato il 06/10/2009 alle 14:08 by luke]

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  postato il 07/10/2009 alle 11:35
Comprato ora Cycling Pro di ottobre, tutto sul mondiale. Fatica tremenda trovare questo giornale in edicola, sembra quasi che lo nascondano.
Che dire? Rispetto a Bs, siamo su un altro pianeta sia per contenuti che per qualità delle foto. Sembra un giornale più internazionale (tipo Pro Cycling, che però qui in Italia per via del cambio costa un sacco di soldi e io lo trovo solo in edicola alla Centrale), ci sono approfondimenti molto seri (un articolo super dettagliato) di verifica sulle prestazioni di Contador al Tour e tante storie. E' scritto bene, magari un po' freddino, ma da gente competente e senza retorica. Fatemelo trovare in tutte le edicole senza farmi girare Milano!

 
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Livello Marco Pantani
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  postato il 08/10/2009 alle 01:01
Originariamente inviato da grilloparlante

e per giunta fa passare Cunego per un perfetto idiota.


ehm.....


Diciamo che Junior non ha saputo, ovviamente,LUI interpretare la corsa e, quindi, fare le domande giuste a Cunego. E "portarlo" a interpretare la corsa.Si è lasciato portare come al solito.
Ma che Cunego , di suo, possa andare al di là di una generica e stizzosa recriminazione sul complotto mondiale su di lui, dubito.
E che possa aver fatto un'analisi come quella che tu suggerisci ( e che porto come fiore all'cchiello perché è la stessa cosa che ho pensato io alla fine del mondiale), non lo so, è un'analisi che implica anche la generosità di pensare che in quel rendere la corsa dura, con scatti ecc. da parte degli italiani poteva anche starci che poi magari , per caso o altro,si trovasse in posizione di sparo finale uno diverso da lui.
Era tutto questo e molto altro che doveva essere sollecitato da Neri junior che, invece, si è accontentato di un'intervista evanescente. Come sempre.

 

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  postato il 08/10/2009 alle 08:27
D'accordissimo con Donchisciotte. Faccio un esempio: mi pare che circa un'anno fa, su BS, venne pubblicata una lunghissima intervista a Basso fatta da Neri jr.. Un'intervista che pareva (o era) un'occasione persa: tutte domande superficiali, nessun approfondimento. Qualche mese fa è invece stata pubblicata un'intervista lunga la metà, ma di tutt'altra sostanza: una differenza abissale. Domande scomode ma giustissime per confezionare un'intervista vera, non una chiacchierata senza grande senso.
L'impressione che ho recentemente è che Cunego venga sempre più spesso intervistato da Neri jr: un caso?
Riguardo a Cunego, non è una novità quel suo rivendicare corse più dure e percorsi più selettivi, lo fece anche alla fine della tappa della Maielletta, quando Basso lo sverniciò: disse 'salita troppo semplice, non adatta a me'.... perchè invece, sulle salite dure fa il vuoto!
Grillo, capisco che lui intenda dire che, se la corsa non è sufficientemente tirata, ti porti alla fine corridori pericolosi che ti menano, ma il problema è che se si fa la corsa dura, quando tocca a te devi essere lì, alzarti sui pedali ed andartene, almeno tentare di dimostrare di essere in grado di farlo... e non ricordo sia accaduto.

 

[Modificato il 08/10/2009 alle 08:32 by luke]

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  postato il 08/10/2009 alle 16:13
Ah beh, ci vuole ben altro che un Senato degli anziani per togliergli la penna di mano.... finchè al timone c'è... Nerone, chi lo tocca a Nerino? Scherzi a parte, torno a bomba su Cunego: anche io sono convinto che non regga la pressione. Son tornato con la memoria al Giro da lui vinto, ricordi la tappa della Presolana, quando Simoni andò in fuga con Garzelli e tentò di far saltare la classifica? Beh, quel giorno un monumento avrebbe dovuto farlo a Mazzoleni, che lo scortò metro per metro tranquillizzandolo. In quel Giro non aveva avuto grandi pressioni, al contrario di Gibo, ma in quella tappa era lui a rischiare e senza Mazzoleni sarebbe affondato.
Per quanto riguarda pagelle e compagnia, sono totalmente d'accordo: sul numero scorso, ad esempio, mi ha fatto un pò pena quella sfilza di consigli di Gimondi a Nibali. In fondo, ste cose a chi interessano? Magari a Vincenzo avranno pure rotto, tutte quelle prediche....
A me piacerebbe che BS desse spazio ad altro. Ad esempio, prendiamo Pinotti. Incuriosito dal fatto che il corridore bergamasco si appoggi ad un motivatore, ovvero Omar Beltran, mi chiedo di cosa si tratti: perchè non farci quattro chiacchiere, con Pinotti e Beltran, per sviscerare l'argomento?
Ovviamente, un simile pezzo lo dovrebbe fare quel giornalista di cui parlavo sopra, quello dell'intervista bellissima, sostanziosa al Basso rientrante: si chiama Vicennati. Sono di parte? Lo so, non è una novità...

 

[Modificato il 08/10/2009 alle 16:35 by luke]

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  postato il 08/10/2009 alle 18:07
Originariamente inviato da grilloparlante

Cunego non è scemo e anche se ha la propensione a cercare la scusa, non sempre riesce a dire quel che vorrebbe. Forse c'è un deficit di connessione fra cervello e bocca...


Forse, purtoppo, però, quello che si sente è quello che esce dalla bocca e anche sulle scuse: ogni tanto dirigere le sguardo su di sé sarebbe sintomo di crescita.
Invece a Ballan ha fatto una domanda su cui ci si poteva aspettare una rispostona: se era contento di aver ceduto la maglia a Evans. Ve lo aspettavate che lui dicesse che preferiva tenersela lui?
Sono d'accordo sul senato dei giornalisti, avrebbe parecchio da fare, oltre Nerino ci sarebbe pure Repubblica da segnalare sul ciclismo: Crosetti, se parla di ciclismo, è a livelli di Junior. Del resto manco col lancio del suo giornale è riuscito a vendere tanto il suo libro su Armstrong.
Credo anch'io, come Luke, che Nerino ( come le Emme, i Piersilvi e tanti altri) , grazie a Senior, non lo smuove nessuno.
Purtroppo, mancando,anche lui come Cunego, di qualsiasi capacità di autocritica ( e di sapersi rapportare alle critiche, discutendone con chi le fa, elaborandole, meditandole e cogliere anche un'utilità della critica, essendo CERTA che lui legge queste pagine), vedendo il numero sempre maggiore di suoi articoli che occupa il giornale, il piglio autoritario che si comincia a vedere ecc. io penso che alla fine questo peserà parecchio sul destino del giornale. Perché è vero che ha tanta pubblicità ma non tutto è eterno e la pubblicità si merita anche con il numero dei lettori. E quello lo fa la qualità del giornale in un mensile di approfondimento.

 

[Modificato il 08/10/2009 alle 18:10 by Donchisciotte]

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