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Autore: Oggetto: Sensibilizzazione sull'uso del casco

Livello Francesco Moser




Posts: 738
Registrato: Jun 2005

  postato il 23/08/2005 alle 21:01
di Zangirolami M.


Questa pagina mi sta particolarmente a cuore perchè sentivo la necessità di fare qualcosa affinchè ciclisti prendano coscienza sull'uso del casco in bici;uno stimolo ulteriore è stato l'incidente che mi ha visto protagonista il 23 febbraio 2001; in sella alla mia specialissima durante un allenamento, all'altezza di un incrocio una "ford ka" nera non rispetta neanche minimamente lo stop; l'auto mi investì in pieno catapultandomi per aria; caddi col sedere e poi battei la testa; il mio casco, un Selev Atom grigio si frantumò nella parte posteriore; tralascio il resto del racconto riguardante le trafile con l'assicurazione (leggi constatazione del sinistro, risarcimento dei danni ecc), piuttosto mi soffermerei sul fatto che se non avessi indossato il casco protettivo il danno alla testa sarebbe stato grave se non mortale! Ci penso ancora oggi! Se non avessi indossato il casco come sarebbe andata a finire? Considerazioni del tipo "vado piano in discesa" o "sto attento" sono perfettamente inutili! Il pericolo è sempre in agguato, anche se procediamo a 20 all'ora in una stradina di campagna. Tuttora, nonostante gli appelli reiterati, molti nella pratica ciclistica non indossano il casco. Questa pagina è "dedicata" a loro. Se anche un solo ciclista, leggendo queste mie righe, decidesse di indossare il casco nelle sue pedalate sarebbe per me un successo.

Campagna di sensibilizzazione sull'uso del casco

di Zangirolami M. GC Biciverde Monselice

Nonostante i continui appelli fatti dai mezzi di comunicazione e dalle forze dell'ordine, l'uso di sistemi di sicurezza passivi sui mezzi di locomozione viene quasi totalmente ignorato dalla popolazione. L'introduzione dell'obbligo delle cinture di sicurezza, dell'uso del casco per i motociclisti sicuramente è stato un passo verso la tutela dell'incolumità fisica dei suoi cittadini degno di un paese civile. Di pari passo però la categoria dei ciclisti, agonisti e non, si sente quasi invulnerabile ed incolume di fronte ai possibili rischi derivanti dalla circolazione stradale; risulta essere un paradosso nella sostanza in quanto pur non raggiungendo velocità elevate, è più vulnerabile, in caso di collisione con altri mezzi in circolazione, quali auto e motocicli.



Le statistiche informative sull'uso del casco per i motociclisti possono, in larga misura, essere adoperate per giustificare l'uso anche per i ciclisti, infatti i traumi derivanti da incidenti stradali sono, nella sostanza, uguali, essendoci solo poche differenze nell'intensità (battere la testa per una caduta in moto è diverso come forza d'urto rispetto a una caduta in bici) e in alcuni tipi di traumi alle gambe (maggiore frequenza di fratture agli arti per i motociclisti). I traumi cranici, dopo l' obbligatorietà per i motociclisti dell'uso del casco, sono notevolmente diminuiti e i dati sono inconfutabili.

Come già messo in evidenza però la categoria dei ciclisti amatoriali sembra restia all'uso di questo semplice accessorio che in certi casi si dimostra aver salvato la vita!

Ad una mia piccola inchiesta molti ciclisti incontrati durante le mie uscite ai quali chiedevo perchè non indossassero il casco le risposte sono state;

esco da solo quindi non mi serve
lo uso solo quando sono in gruppo
fa caldo
non ce l'ho
In merito alla numero 1 segnalo come i rischi come si suol dire "sono dietro l'angolo"; essere investiti e sbalzati a terra, oppure scivolare per l'asfalto bagnato o per il sentiero sconnesso per i Mtbiker; ancora la presenza di buche ci può far cadere e battere la testa; ancora, la comparsa improvvisa sulla sede stradale di animali quali gatti o cani, oppure la strada resa viscida dalla pioggia. Come si vede i rischi sono molteplici anche se si esce in bici da soli!

In merito alla numero due si può far riferimento alla risposta numero 1 e certamente il viaggiare in gruppo aumenta il rischio di incidenti.

In merito alla risposta numero 3 i moderni caschetti non hanno niente a che fare coi modelli dal peso eccessivo e con poche prese d'aria di qualche anno fa! Il peso medio si aggira sui 200 grammi appena con ampie feritoie per la ventilazione; inoltre, in caso di giornate calde, preserva dal rischio di insolazione coprendo la testa.

In merito alla 4 ho riscontrato una certa preferenza all'acquisto di altri accessori prima del casco; mi è capitato di incontrare ciclisti con bici sofisticate e costose, cardio dell'ultima generazione, occhiali alla moda, ma del casco neanche l'ombra! Il costo non è eccessivo partendo da 50 € fino ad un massimo di 150 €, quindi meglio un completo alla moda in meno e acquistare un casco!

Il casco deve essere omologato! Deve avere un etichetta attestante l'omologazione all'interno; esistono più enti di omologazione europei e americani tutti accettati in Europa.

L'immagine qui sotto è eloquente! Il casco ha subito danni evidenti tali da farlo aprire in seguito all'urto; il protagonista se non lo avesse indossato avrebbe patito un grave trauma cranico con danni cerebrali se non un evento più tragico! Se la è cavata con una frattura alla scapola ed escoriazioni guaribili tranquillamente.



Ultima tragica vittima di questa mancanza (ahimè voluta) di sicurezza è A. Kivilev morto per un grave trauma in seguito ad una caduta alla Parigi - Nizza. Nel 1991 l'UCI impose l'uso obbligatorio del casco ma ci fu una sollevazione da parte dei corridori che dimostrarono a mio parere scarso senso di responsabilità verso di loro e dei praticanti.

La percentuale dei ciclisti che indossano il casco è passata dal quattro al venti percento e se la percentuale di traumi cranici è scesa di quasi la metà, nonostante il boom conosciuto dalla bici in questo ultimo decennio.

In caso di caduta o collisione in bici, il casco riduce del 75% il rischio di riportare un trauma cranico! Sebbene nessuno dubiti dell'efficacia protettiva del casco, sta di fatto che solo un ciclista su cinque lo indossa. Dalle ricerche svolte si evince che si eviterebbero circa 7700 feriti e una trentina di decessi l'anno se tutti i ciclisti si proteggessero con il casco. Inoltre, si risparmierebbero più di 700 milioni di franchi in termini di costi assicurativi.

Chi indossa il casco per bici?
Le rilevazioni, le osservazioni e i sondaggi attuati con cadenza periodica dall'upi mostrano che la percentuale d'uso del casco varia notevolmente in funzione dell'uso e della tipologia della bici, dell'età e del sesso:
il 22% degli uomini usa il casco.
Per le donne tale percentuale è soltanto del 16%; il 32% dei ragazzi al di sotto dei 14 anni usa un casco per proteggersi dalle cadute.
Nelle rimanenti fasce d'età l'uso scende al 17%;
tipologia:
sulle bici per bambini il casco viene indossato dal 53% dei ciclisti;
sulle bici da corsa dal 49%;
sulle mountain bike dal 21%
e sulle bici "normali"solo dall' 11%;

Quando si usa il casco?
Il casco è usato prevalentemente nel tempo libero (26%); quindi per recarsi a scuola (15%) al lavoro (11%) e a far la spesa (9%).

Quindi non mi resta che dire CASCO IN TESTA E BEN ALLACCIATO E BUONA PEDALATA!!!!

by http://www.biciverde.it


Bicicletta e casco
Un'analisi basata sui dati di letteratura scientifica
dell' Ing. Martino Caranti

(articolo pubblicato sul n.1/2001 di CicloMercato, "Ricerca: L'Uso del Casco")

Esiste una così vasta mole di letteratura scientifica su questo argomento che quasi si ha l'impressione che, quando si parla di bicicletta, sulle riviste scientifiche di tutto il mondo non si parli d'altro.
Lo scopo che si prefigge questo articolo è quello di dare al lettore, anche attraverso una rapida rassegna di articoli scientifici, un'idea sull'evoluzione del pensiero riguardante l'utilizzo del casco fino allo stato attuale, non senza una (credo) motivata opinione personale conclusiva.

Perché usare il casco ?

Una facile risposta a questa domanda si può dare analizzando gli incidenti succedutisi negli anni ed evidenziando quali di questi si sarebbero potuti evitare con l'adozione del casco. Questa risposta, che potrà sembrare banale, è invece praticamente trascurata dalla letteratura scientifica.
Vorrei precisare che il casco non è l'unico mezzo di protezione per il ciclista. Se, ad esempio, viene dimostrato che in un certo paese la "quasi totalità" degli incidenti del ciclista avvengono con un mezzo motorizzato, il casco in quel paese sarebbe solo un palliativo: il vero intervento risolutivo sarebbe la differenziazione del traffico (eviterebbe la "quasi totalità" degli incidenti, mentre il traffico ne eviterebbe solo una percentuale di molto inferiore…)
Quindi sarebbe estremamente importante conoscere la dinamica degli incidenti e questo dato non è molto accessibile, soprattutto nei paesi a scarsa vocazione ciclistica urbana

Ricerche pionieristiche condotte dall'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Parma tra il 1973 ed il 1982 [1], periodo nel quale non esisteva di fatto la MTB e non era ancora in vigore neppure la legge sull'obbligatorietà del casco per le moto, prendevano in considerazione 296 casi riguardanti incidenti mortali di quei dieci anni coinvolgenti ciclisti e motociclisti. L'esame dei dati mostra un'elevata incidenza di lesioni craniche (83.5%) che sono state la principale causa mortale (58.5%) dell'intero gruppo considerato. Gli autori concludono che è urgente una legislazione sull'obbligatorietà del casco per i motociclisti, mentre per i ciclisti, dal momento che questo tipo di obbligo non appare praticabile, è necessario insistere su più rigorosi e severi controlli nella circolazione stradale, prendendo delle idonee misure per garantire un percorso protetto per i ciclisti.

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina Legale dell'Università di Umea in Svezia[2], ha preso in considerazione i casi di incidenti mortali accaduti ai ciclisti negli undici anni precedenti il 1993. In totale, si è riscontrato che su 146 casi totali, la maggioranza delle vittime è di sesso maschile (66%) e gli incidenti fatali sono accaduti per la maggioranza (81%) nel periodo tra Maggio ed Ottobre, nei fine settimana (84%) e durante le ore diurne (86%). Quasi tutte le vittime (88%) sono decedute a seguito di un incidente con un veicolo motorizzato, il 21% a seguito di un incidente con un camion. Nessuna delle vittime indossava il casco. Gli autori concludono che la separazione del traffico veicolare e l'utilizzo del casco sarebbero efficaci per ridurre il numero di decessi.

Il Dipartimento di Pronto Soccorso del Centro Medico della californiana Loma Linda University (USA) [3] ha chiesto nel 1993 a due gruppi di MTB del Sud della California informazioni relativamente all'utilizzo della MTB. Hanno risposto al questionario 268 persone, del quale l'82.8% di sesso maschile, in un'età compresa tra i 14 ed i 68 anni. Di questi, 225 (84%) hanno dichiarato di aver subito incidenti durante la pratica della MTB (il 51% nell'anno precedente) ma solo il 4.4% ha dichiarato di aver fatto ricorso a cure in ospedale. I più frequenti danni riportati dagli intervistati (90%) sono state abrasioni, lacerazioni e contusioni; 27 ciclisti (12%) hanno avuto fratture o distorsioni. L'88% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare regolarmente il casco (senza obbligo legislativo)

Il gruppo di Dudzik al Centro Ricerche Regionale di Prevenzione Infortuni dell'Università di Minnesota (USA) [4] ha studiato l'incidenza, le conseguenze ed i fattori di rischio degli incidenti non mortali tra ciclisti e mezzi motorizzati nell'arco di un anno (1993) in Minnesota. 925 casi, tra ciclisti dai 12 anni in avanti, hanno evidenziato una relazione inversamente proporzionale tra età e frequenza delle collisioni, con una maggioranza di incidenti accaduti al gruppo maschile in tutte le fasce di età. Gli autori suggeriscono misure protettive sulle strade in modo da rendere più sicuro l'utilizzo della bicicletta.

L'Istituto di Scienze Sportive del Sud Africa ha studiato [5] la casistica degli incidenti locali coinvolgenti ciclisti sino al 1995. Il risultato ha evidenziato che la maggioranza degli incidenti mortali derivano da collisioni con motoveicoli con conseguenti danni alla testa. L'autore rileva che, mentre la stragrande maggioranza degli adulti indossa il casco, per i bambini questo non avviene. E ciò nonostante una campagna promozionale per l'uso del casco che ha portato, secondo l'autore, ad aumentare la vendita di caschi ma non il loro utilizzo. L'unica soluzione per aumentare l'utilizzo del casco, secondo l'autore, è un'azione legislativa che obblighi al suo utilizzo. L'autore non cita però se questa decisione aumenterebbe il numero di giovani ciclisti.

In Germania, ricercatori della Clinica Medica dell'Università di Ulm [6] hanno studiato il tipo e l'esito degli incidenti che hanno coinvolto i ciclisti per il periodo 1986-1991, raccogliendo i dati dai registri ufficiali delle forze dell'ordine. Lo studio, pubblicato nel 1996, ha riguardato 1176 ciclisti ed ha dimostrato che la categoria più esposta agli incidenti risulta la fascia di età tra gli 11 ed i 15 anni. Nel complesso 275 ciclisti hanno riportato danni rilevanti, 20 sono morti. I principali danni riportati dai ciclisti sono localizzati nella zona della testa, delle gambe e delle braccia. Gli autori richiamano l'attenzione sulle misure preventive da adottare, in particolare informando i ciclisti sui rischi connessi alla viabilità ordinaria.

Una ricerca del Dipartimento di Pediatria dell' Harborview Injury Prevention and Research Center di Seattle (USA) [7] pubblicato nel 1997, prende in considerazione gli incidenti riportati dai pazienti ciclisti, utilizzatori di MTB, nel periodo tra il Marzo 1992 ed l'Agosto 1994. In un totale di 3390 pazienti ciclisti, il 73% aveva un'età tra i 20 ed i 39 anni. Tra tutti i pazienti considerati soltanto 127 (3.7%) hanno riportato danni nell'utilizzo off-road della bicicletta, mentre la restante parte di incidenti avveniva su strada. Questo fatto fa concludere agli autori che gli utilizzatori off-road siano meno soggetti degli altri ciclisti a subire danni alla testa ed al viso. L'utilizzo del casco nel gruppo di ciclisti esaminato è stato dell'80.3%.

Ricercatori del Dipartimento di Salute Pubblica del Chang Gung College of Medicine and Technology di Lin-Kou, Taiwan [8] , hanno studiato l'andamento degli incidenti occorsi a 197 giovani ciclisti (12-15 anni) di una scuola superiore taiwanese. Un terzo degli incidenti è stato riscontrato mentre i ragazzi raggiungevano o ritornavano da scuola. Quasi il 40% degli incidenti è avvenuto tra le 15 ed le 19, mentre il 52% di tutti gli incidenti accade nei mesi estivi. Un dato impressionante evidenzia che più della metà degli incidenti avviene agli incroci stradali e circa l'83% degli incidenti sono dovuti a collisioni con altri veicoli, motoveicoli in particolare. Tra gli autoveicoli, le collisioni con camion e taxi sono le più frequenti. Gli autori concludono che sono necessarie altre misure di prevenzione, oltre ad invitare all'utilizzo del casco.

Riguardo la città di Wuhan nella Cina Popolare, invece, ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimore (USA) hanno pubblicato nel 1997 uno studio [9] esaminante la mortalità e la frequenza di incidenti ciclistici, raccogliendo i dati relativi all'anno 1993 da registri ufficiali. La frequenza di morte evidenziata è circa sette volte più elevata rispetto a quella degli USA. Almeno il 79% dei decessi ed il 17% degli incidenti totali hanno causato danni alla testa, la maggioranza (71%) causata dall'impatto della testa contro il cemento o l'asfalto della strada. Nessuno dei pazienti indossava il casco ed in generale l'utilizzo del casco nella popolazione ciclistica è inesistente. Gli autori dello studio concludono che occorrerebbe valutare l'efficacia dell'uso del casco nei paesi in via di sviluppo…(!)

In Australia, il Department of Safety Science dell'Università del New South Wales di Sydney ha condotto [10] nel 1998 uno studio "sul campo" sugli incidenti che coinvolgono soltanto i ciclisti che indossano il casco. Su 42 casi esaminati vi sono stati 4 incidenti mortali, tutti con veicoli motorizzati. Nel caso di incidenti che hanno generato morti o feriti tra i ciclisti, si è notato un generale aumento del numero di veicoli coinvolti dovuto al fatto che i veicoli motorizzati procedevano a velocità superiori ai 30 km/h. In nove casi sono stati verificati danni particolarmente rilevanti senza frattura del cranio.

Uno studio effettuato specificatamente sulla relazione tra uso del casco nella pratica agonistica del ciclismo e la casistica degli incidenti, pubblicato nel 1998 dall'Harborview Injury Prevention and Research Center dell'Università di Washington di Seattle (USA) [11] permette di dimostrare l'efficacia del casco nelle competizioni. Il casco permetterebbe di ridurre il rischio di danni alla testa dell'85% e di danni al cervello dell'88%. Gli autori raccomandano all'ICF (International Cycling Federation) di rendere obbligatorio il casco in tutte le competizioni ciclistiche.

Ricercatori del Dipartimento di Medicina e Riabilitazione del New England Medical Center di Boston hanno presentato nel 1998 [12] un interessante confronto tra le modalità di utilizzo della bicicletta (e gli incidenti) a Parigi ed a Boston. Su 5808 ciclisti esaminati, soltanto il 2.2% dei ciclisti parigini indossava il casco confrontato con il 31.5% di Boston. In compenso nell'utilizzo "in notturna" della bicicletta il 46.8% dei parigini utilizzava un impianto di illuminazione mentre solo il 14.8 % ne disponeva a Boston. Questo dato, secondo gli autori, porta a dover riflettere sulla percezione del rischio, sul tipo di bicicletta utilizzato e sulle legislazioni adottate nei differenti stati. E' evidente infatti che di notte è molto utile un buon impianto di illuminazione per prevenire gli incidenti (con o senza casco)…

In Israele il Dipartimento per l'Educazione del Ministero della Sanità di Gerusalemme ha condotto [13] una analisi sull'utilizzo del casco tra i ciclisti. A questa è seguita una prima campagna di promozione all'uso del casco che ha portato ad un modesto ma significativo incremento nel suo utilizzo. Una seconda campagna informativa viene ritenuta necessaria prima, eventualmente, di procedere ad imposizioni legislative.

Una ricerca, condotta tra l'1/1/1990 ed il 31/10/1996 nel Dipartimento di Chirurgia Maxillofacciale dell'Università di Innsbruck [14] ha preso in esame tutti i ricoveri del periodo, esaminandone cause e diagnosi. In totale 562 pazienti (circa il 10% del totale) sono stati ricoverati dopo incidenti derivanti da pratica ciclistica (non è indicato se escursionistica o competitiva). Questo numero costituiva il 31% di tutti i ricoveri in quel reparto dovuti a pratiche sportive ed il 48% di quelli dovuti ad incidenti nel traffico. Nei 502 ciclisti "stradisti" la diagnosi è stata per il 51% di traumi mandibolari, per il 34.5% di fratture alle ossa del viso e per il 14% di lievi lesioni ai tessuti. Nei 60 mountain-bikers invece si è riscontrato un 55% di fratture, un 22% di traumi ed un 23% di lievi lesioni. Tra le fratture, sicuramente la più frequente in tutti i ciclisti (30.8%) è quella agli zigomi. La conclusione degli articolisti è che l'utilizzo di un casco con protezione anche nella parte anteriore del viso avrebbe potuto evitare numerosi incidenti (adozione non semplice, specie in ambito urbano…).

I favorevoli

Negli Stati Uniti ancora ricercatori del Dipartimento di Pediatria dell' Harborview Injury Prevention and Research Center di Seattle (USA) [15] hanno analizzato i casi noti in letteratura al fine di stabilire se il casco riduce l'incidenza di danni alla testa o al cervello per ciclisti di tutte le età. Su di un campione (non particolarmente rappresentativo) si è notato che il casco può ridurre il rischio di questi traumi tra il 63 e l'88%. Inoltre il casco garantirebbe analoghi livelli di protezione da incidenti con veicoli motorizzati (69%) che in ogni altra causa (68%). Non viene però indicato a quanti incidenti con veicoli motorizzati (rispetto a tutte le altre cause) si riferisca la statistica.

Il Dipartimento di Chirurgia del Baylor College di Houston (USA) ha valutato [16] l'effetto di una campagna promozionale a favore dell'uso del casco in bicicletta sul numero di incidenti in un campione di bambini (0-14 anni). Iniziata nel 1989, la campagna promozionale ha portato da un 4% di utilizzo del casco (e 46 incidenti con danni alla testa) al 67% di utilizzo del casco nel 1995 (con 24 incidenti alla testa). Dall'Ottobre 1995 in quella città vi è l'obbligo di indossare il casco per i bambini. L'autore non cita se, dopo la campagna promozionale e l'entrata in vigore della legge, il numero di bambini ciclisti sia diminuito.

Ricercatori della Barry University di Miami e della Florida University di Boca Raton (USA) hanno studiato [17] l'efficacia della legge sull'obbligatorietà del casco per i ragazzi entrata in vigore in Florida. L'utilizzo del casco nei ragazzi tra i 7 ed i 12 anni è passato dal 5.6% al 20.8% dopo l'entrata in vigore della legge, con il massimo aumento registrato nel gruppo tra i 10 ed i 12 anni. Gli autori non hanno trovato variazioni statisticamente rilevanti sul numero e tipo di incidenti verificatisi prima e dopo l'entrata in vigore della legge, mentre hanno riscontrato che, dopo l'entrata in vigore della legge, gli incidenti verificatisi sul gruppo di ragazzi che ancora non indossavano il casco erano più rilevanti rispetto a prima.

Il gruppo di Casal del Dipartimento di Pediatria del Nyack Hospital di New York [18] ha studiato gli effetti del tipo di legislazione sull'utilizzo del casco in tre contee attigue. A Rocksland, nello stato di New York, la legge impone l'utilizzo di caschi omologati per tutti i ciclisti senza distinzione di età: l'utilizzo del casco, tra i ciclisti, raggiunge il 35% degli utilizzatori. A Westchester, ancora nello stato di N.Y., è obbligatorio che tutti i ciclisti con meno di 14 anni indossino il casco: l'utilizzo del casco è del 24%. A Fairfeld, nel Connecticut, la legge impone a tutti i minori di 12 anni l'obbligo del casco: l'utilizzo è del 14%. In tutte le contee si è poi evidenziato che il minimo utilizzo del casco avviene proprio tra i teenager. Gli autori non forniscono però dati sulla diffusione e l'utilizzo numerico di biciclette nelle distinte contee.

Un gruppo di studiosi di Manitoba (Canada) ha studiato [19] l'utilizzo del casco tra alcune comunità urbane e rurali. Sono state prese in considerazione le abitudini di 2629 ciclisti (70% uomini, 30% donne). Complessivamente l'utilizzo del casco si assesta sul 21.3% (19% negli uomini, 26% nelle donne) con una relazione quasi lineare tra la % di utilizzo del casco e lo stipendio percepito. Addirittura la % di utilizzo del casco varia di un fattore 4 tra il massimo ed il minimo stipendio del campione analizzato. Ancora una volta sono i teenager coloro che utilizzano al minimo il casco mentre la percentuale maggiore di utilizzo è tra i bambini di età inferiore agli 8 anni e gli adulti.

In Nuova Zelanda il casco è obbligatorio dal 1994. Tra il 1990 ed il 1996, periodo compreso in una ricerca dell'Authority sulla Sicurezza dei Trasporti Terrestri di Wellington [20], l'utilizzo del casco sarebbe passato dal 20 al 90%. Lo studio esamina l'effetto dell'uso del casco sul numero di ciclisti ricoverati in strutture sanitarie, dividendo tra coloro che sono stati ammessi per motivi legati al traffico veicolare o per altre cause. L'aumento di un 5% di % di utilizzo del casco si è tradotta in una riduzione del 10.2% dei feriti (non legati al traffico) per i ragazzi tra i 5 ed i 12 anni, del 5.3% per i ragazzi tra i 13 ed i 18 anni, del 3.2% per gli adulti. Lo stesso incremento di utilizzo del casco ha portato alla riduzione del solo 3.6% dei feriti legati al traffico veicolare. Il notevole aumento di utilizzo del casco nel periodo considerato ha portato alla riduzione dal 24 al 32% dei feriti con danni alla testa (incidente per cause non legate al traffico) e del 20% per gli incidenti legati al traffico motorizzato. Non è riportato però alcun dato sulla variazione del parco circolante di biciclette prima e dopo l'entrata in vigore della legge.

Un ulteriore contributo a favore dell'utilizzo generalizzato del casco viene dalla Road Accident Research Unit dell'Università di Adelaide (Australia) [21]. Gli autori prendono in esame casi citati in letteratura e notano come, tra gli incidenti che provocano danni cerebrali, la dinamica e le accelerazioni lineari ed angolari svolgano un ruolo determinante. Per i motociclisti il casco assicura protezione sino ad impatti a velocità di 8 m/s e dovrebbe essere rinforzato (così anche per i ciclisti) nella parte anteriore. I passeggeri di autoveicoli sono soggetti a danni rilevanti alla testa nel caso di collisioni laterali. Pertanto sarebbe opportuno dotare l'abitacolo della macchina di protezioni nelle parti alte dell'abitacolo, di cinture di sicurezza per proteggersi da impatti frontali e, per gli impatti laterali, di un casco (!!) o di particolari air-bag…

I "dissidenti"

Il mondo anglosassone è stato storicamente il primo ad affrontare, legislativamente, il problema del casco per i ciclisti e vari sono stati i contributi anche di chi portava tesi a sostegno di altre forme di intervento di protezione differenti dall'azione legislativa. Per chi desidera approfondire l'argomento, in bibliografia sono stati raccolti alcuni di questi contributi, senza alcuna pretesa di completezza.
Stewart (1994) [22]evidenzia il fatto che il casco sia soltanto uno degli strumenti di protezione dagli incidenti e in molti casi nemmeno quello più efficace.
Keatinge (1994) [23]si mostra preoccupato per la possibile riduzione del numero dei ciclisti a seguito di azioni legislative sull'uso del casco.
L'australiano Robinson (1997) [24] mostra come, a seguito dell'introduzione locale della legge sull'uso del casco, il numero di praticanti ciclisti sia drasticamente diminuito.
Waterston (1997) [25] dimostra come sia l'interazione ciclista - mezzo motorizzato la vera causa della stragrande maggioranza dei danni subiti dai ciclisti.
Davis (1997) [26] insiste perché venga monitorato il numero dei ciclisti dopo l'introduzione della legge sul casco e sostiene l'importanza di aumentare l'influenza della categoria dei ciclisti nei confronti degli altri gruppi.
Infine Carnall (1999) [27] chiede che l'utilizzo del casco non divenga obbligatorio in Gran Bretagna citando numerosi dati a supporto delle proprie tesi.

Un'opinione ulteriore

Dopo aver passato in rassegna, senza pretesa di completezza, alcuni motivati punti di vista di ricercatori principalmente extra-europei, verrei proporre alcune linee per una riflessione ed una discussione serena sull'argomento in Italia.
Premesso che sia i ragazzi sino a 18 anni che chi utilizza la bicicletta per competizione (o pseudo-competizioni, ove cioè vi sia comunque presente un ordine di arrivo) dovrebbero essere, per legge, obbligati ad indossare un casco omologato, occorre esaminare con attenzione la posizione del cosiddetti adulti ciclisti urbani e cicloescursionisti.
Coloro che sostengono in modo risoluto la necessità di imposizioni legislative di obbligo del casco anche per queste categorie non tengono in alcun conto il fatto che la stragrande maggioranza di queste categorie:
1) percorrono anche ampi tratti di viabilità ordinaria
2) hanno velocità di crociera relativamente modeste.
Ora, dal momento che è ormai riconosciuto che i danni derivanti da incidenti tra ciclisti sono irrisori se confrontati ai danni derivanti da incidenti tra ciclisti e terze parti (motorizzate), la prima vera operazione di sicurezza è la differenziazione del traffico sulla viabilità ordinaria (sicurezza sia per i ciclisti che per gli utenti motorizzati che non vengono distratti dal "traffico lento").
Per quei tratti percorsi dai ciclisti al di fuori della viabilità ordinaria (cioè su sentieri, strade forestali, a maggior ragione su strade non asfaltate) la velocità è modesta. Va ricordato che l'energia è proporzionale al quadrato della velocità e quindi a velocità modeste corrispondono energie in gioco modeste, quindi basse probabilità di incidenti rilevanti.
In pratica, difficilmente un escursionista mantiene a lungo velocità superiori ai 30 km/h. Questa è una velocità del tutto simile a quella raggiunta da coloro che corrono a piedi...
Obbligo di casco per i ciclisti, quindi, equivarrebbe a spingere verso un obbligo legislativo sull'utilizzo del casco anche per i pedoni. Se si arrivasse anche ad obbligare il casco ai pedoni, forse, avremmo rasentato il ridicolo…
Ci sono poi altri aspetti da non sottovalutare:
1) l'entrata in vigore di un obbligo legislativo porterebbe sicuramente parte dei ciclisti a smettere nell'utilizzo di questo mezzo per passare (specie negli spostamenti urbani) a mezzi motorizzati. A parte gli incalcolabili danni ambientali, questo genererebbe maggiori portate veicolari a parità di viabilità con conseguente crescita del numero di incidenti nel traffico motorizzato (incidenti che avvengono a velocità più alte, quindi con energie molto più alte in gioco…).
2) Come già si è visto in alcuni paesi esteri, l'influenza sulla percentuale di utilizzo del casco di una buona campagna promozionale può portare a risultati dello stesso ordine di grandezza di un'imposizione legislativa, ma con il grosso vantaggio di avere utenti che indosseranno il casco per convinzione e non per costrizione.
3) L'utilizzo del casco tra gli utenti della MTB in Italia è già attualmente molto diffuso e tale da raggiungere (ed in molti casi superare) le percentuali citate negli articoli precedentemente citati. E questo senza che via sia stato obbligo legislativo e nemmeno campagne promozionali.
4) Credo sia venuto il momento di sostituire all'idea di protezione personale del ciclista il concetto di protezione generale del ciclista. E' sicuramente utile, cioè indossare un casco, così come lo sarebbe indossare ginocchiere, paragomiti, un casco integrale con mentoniera, paracolpi per la colonna vertebrale, magari un cardiofrequenzimetro,… (gli incidenti non capitano solo alla testa e non è detto che gli incidenti alla testa siano più "gravi" di quelli, ad esempio, alla colonna vertebrale, come ben sanno coloro che frequentano il mondo delle downhill). Ma questo tipo di protezione non sarà mai sufficiente ad eliminare ogni rischio in una pratica sportiva, se non procediamo a dotarci di una protezione "passiva" realizzata attraverso interventi strutturali sulla viabilità ordinaria: chiedere con più forza la differenziazione e la moderazione del traffico, sia urbano che extra-urbano. Nel futuro, forse, raggiunto almeno l'attuale livello olandese nella differenziazione del traffico, altre misure risulteranno di maggiore efficacia.

E bene ha fatto, a mio avviso, la FIAB ad assumere una posizione di invito generalizzato ai ciclisti all'uso del casco ma senza (per il momento) imposizione legislativa (ad eccezione per le pratiche agonistiche). Imposizione legislativa che invece, grazie alla FIAB, si è tradotta in un obbligo alla differenziazione del traffico sancito dalla Legge 366/98, primo (anche se modesto) tassello di un'importante sviluppo sociale.

Nel 1991, vorrei ricordarlo in conclusione, morì Patrizia Wolf, campionessa di MTB del Team Bianchi, a seguito di un incidente con un veicolo motorizzato avvenuto durante un allenamento. Portava il casco, ma non bastò. A perenne monito a tutti i ciclisti morti o feriti sulla strada il Monte Sole Bike Group di Bologna chiese allo scultore Bertozzi di realizzare un'opera d'arte che ricordasse Patrizia. La scultura, ricavata da un tronco di 35 quintali, inaugurata alla presenza dei genitori di Patrizia e del Team Bianchi ed ancora oggi (seppure in precarie condizioni) in Piazza Allende ad Ozzano Emilia (BO), raffigura la ragazza impegnata in uno scatto in salita. Col casco. A ricordare a tutti che il casco è uno strumento estremamente utile, da indossare sempre, ma può non bastare senza una decisa e capillare opera di differenziazione del traffico.

Ing. Martino Caranti
Bologna

by http://www.fiab-onlus.it



Per finire: USATE IL CASCO CHE SALVA LA VITA!!!

 

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  postato il 23/08/2005 alle 21:03

 

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  postato il 23/08/2005 alle 21:16
Certo, mettevi sempre lo scafandro sulla zucca...il mio beniamino ora starebbe sicuramente meglio se quella volta teneva il casco...infatti ora lo porta sempre.
Ciao a tutti e copritevi

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 23/08/2005 alle 21:20
Davvero lodevole e importantissima questa campagna di sensibilizzazione...

 

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Lo stupido sa molto, l'intelligente sa poco, il saggio non sa nulla... MA EL MONA EL SA TUTO!!! (copyright sconosciuto)

ADOTTA ANCHE TU UNA AMY WINEHOUSE!!! Mangia poco, non sporca... e aspira tutta la polvere che hai in casa!

 
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Livello Tour




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  postato il 23/08/2005 alle 21:43
Devo ammettere che, nonostante due brutti incidenti, io in allenamento il casco non l'uso mai, e sinceramente se uno mi domandasse il perchè non saprei neanche rispondergli, forse sono ostile solo per partito preso...
Adesso a pensarci bene, mentre sto scrivendo, comincio a sentirmi anche un po' un pirla...ma so già che cambierà poco...
Cmq volevo farti veramente i complimenti per il thread, perchè non so se leggendolo qualcuno deciderà di metterlo, ma almeno a me mi hai fatto un po' pensare...
Ho saputo inoltre che un tuo compagno è stato vittima di un brutto incidente in allenamento, a lui vanno i miei più vivi auguri di pronta guarigione!!!
Quindi a te i complimenti , a lui gli auguri
Ciao

 
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Livello Francesco Moser




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  postato il 23/08/2005 alle 21:46
grazie mille...

 

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  postato il 23/08/2005 alle 21:59
Io posso dirvi che un padre di famiglia di Nettuno, pochi mesi fa in allenamento, per diletto e non per professione, ha lasciato moglie e figli perché ha sbattuto la testa contro una macchina e successivamente a terra dopo un incidente...

...avesse avuto il casco si sarebbe salvato? Chi lo sa.

Però abbiamo la certezza che non indossandolo è morto.

 

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  postato il 24/08/2005 alle 00:57
alla campagna di sensibilizzazione.
Quella testa di legno di mia moglie non lo indossa quasi mai
perche' dice "da fastidio"
Farsi male avendo il casco a casa o appeso ala bici e' ancora piu'
stupido che non averlo neanche acquistato!

Con mio figlio sto adottando la tecnica si pedala solo con la bici+casco,
per ora funziona. speriamo che crescendo non dia retta alla mamma..

 
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  postato il 24/08/2005 alle 01:05
...e speriamo che la mamma, "pedalando", dia retta al marito...

 

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  postato il 24/08/2005 alle 01:23
mi sa che sara' piu' facile veder scattare Quaranta in salita...
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/08/2005 alle 01:25

Prevenire è meglio che curare. Sempre. Anche in Bici.

 

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pedala che fa bene.....

 
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Livello Sean Kelly




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  postato il 24/08/2005 alle 09:37
Casco obbligatorio, sarebbe ora!!! io lo porto anche in salita è non mi da fastidio!! é solo questione di abitudine!
E anche in allenamento naturalmente.

Mi ricordo quando fu introdotto l'obbligo del casco nelle moto, di qualche protesta di motociclisti recalcitranti abituati a tenere i capelli al vento.
Ora, se non metti il casco anche per fare solo 100 mt, ti guardano tutti(giustamente!) con atteggiamento severo ed anche un pò conpassionevole come fossi un utente della strada di serie B.
Lo stesso passo avanti me lo auguro nell'uso della bici(specialissima o mbk che sia..).

 
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Livello Octave Lapize




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  postato il 24/08/2005 alle 10:08

 

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La vita è come una bicicletta con dieci velocità.
La maggior parte di noi ha marce che non userà mai.(Schultz Charles)




 
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Livello Tour




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  postato il 24/08/2005 alle 10:24


Bella campagna, sono quelle cose che non dovrebbero nemmeno essere dette!!!
...e invece bisogna dirle!!!

Casco e cinture, se non li metti poi sono c***i tuoi, altrimenti se succede qualcosa assistenza medica, accertamenti, interventi, farmaci e tutto quello che ci va dietro te lo paghi di tasca tua...vedi che così sensibilizzeresti molte più persone...

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/08/2005 alle 10:56
è un'ottima cosa quella di sensibilizzare la gente sull'uso del casco,io personalmente lo indosso sempre ma purtroppo vedo in giro ancora troppe persone senza...io credo che dovrebbe essere imposto dal codice della strada(come per il motorino),è sempre brutto che venga imposto qualcosa ma almeno ce lo avrebbero tutti....
 
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Livello Gastone Nencini




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  postato il 24/08/2005 alle 11:34
un mio amico non porta mai il casco e non ha neanche paura, un giorno scendevamo da Gambarie, quando arrivammo in un pezzo in discesa al 20%, si scendeva facilmente a 70 km/h e questo mio amico addirittura si metteva in posizione areodinamica per andare più veloce, per fortuna non è successo niente perkè basta un cane o una macchina e puoi dire addio alla bici
complimenti per la campagna

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 24/08/2005 alle 15:28
io ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire averlo sennò non starei qui a scrivere
IL CASCO....SEMPRE

 

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Livello Tour




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  postato il 24/08/2005 alle 15:33
complimenti per la campagna!!!
certo che credevo che da quando anche i prof sono obbligati adindossarlo in gara piu persone lo porassero invece tutto come prima cavolo dei mie amici dlettanti ce ne fosse uno che porta il casco e tutti con la solita scusa mi da fastidio!!non so come possa dar fastidio visto che da un po di anni a questa parte i caschi non sembra neanche di averli in testa!!



 
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Livello Francesco Moser




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  postato il 24/08/2005 alle 17:37
Tanti non lo indossano per essere più belli...

 

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Mattia

 
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Livello Parigi-Roubaix




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  postato il 24/08/2005 alle 17:55
Ha ragione Bahamut, è proprio quello il motivo, tanti non lo indossano perchè cosi' si sentono più belli, per non dire F...I.
Ciao!
Bellissimo trhead, bravo!

 

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Andrea

 
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  postato il 24/08/2005 alle 22:06

Sempre il casco! Anche in salita e con 35°!

 
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Livello Tour




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  postato il 24/08/2005 alle 22:12
Ho sempre il casco... Ho visto mio fratello cadere...il casco l'ha spaccato, se non c'era quello si apriva la testa...

 

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"...Signore Io Non Sono Irish...", ma anch'io verrò da te in bicicletta...

 
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Livello Giro delle Fiandre




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  postato il 25/08/2005 alle 10:21
per Bahamut:
con me hai avuto successo. a volte lo metto, a volte no. dopo il tuo intervento non mancherò.

 
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Livello Francesco Moser




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  postato il 25/08/2005 alle 13:09
grazie ancora..

 

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Livello Federico Bahamontes




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  postato il 26/08/2005 alle 15:05
L'uso del casco è fondamentale. Sarò un disgraziato, ma quando cado la botta sul casco la sento sempre per cui penso sempre che se non avessi avuto il casco, avrei battuto la testa e forse non è così piacevole... Personalmente, a volte mi capita di uscire dalla cantina, percorrere 100 metri e accorgermi che non ho addosso il casco e allora torno indietro a prenderlo.. Ma non ci metto più di 100 metri ad accorgermene. E non perché mi dia fastidio, ma proprio perché... ne riconosco l'importanza. Quindi... usiamo il casco che è meglio.

 

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  postato il 26/08/2005 alle 17:06
senza casco si e'piu' belli.

Per noi brutti una scusa in piu' per indossarlo

 
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Livello Federico Bahamontes




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  postato il 26/08/2005 alle 17:12
he he... ma il casco non è una maschera.. Non è un ogetto per essere più o meno belli o più o meno visibili o riconoscibili...

Il casco molte volte salva vite umane. E' come il limite di velocità.. E' bello andare a 170 km/h, ma se non farlo vuol dire non mettere in pericolo la propria vita, quella dei propri cari e di chi ci guida intorno... beh, forse può bastare pure andare a 120 km/h. Poi non è detto che non si verifichi l'incidente così... come non sempre il casco basta a salvare una vita, ma se c'è qualcosa che si può fare per evitare problemi di questo tipo... beh, non solo a me, ma consiglio a chiunque di fare uso del casco.

 

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Livello Learco Guerra




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  postato il 27/08/2005 alle 22:18
Io ricordo che diversi anni fa, nel finale di una gara amatoriale in MTB, stavo duramente lottando per difendere la provvisoria terz'ultima posizione dagli assalti degli agguerriti inseguitori, con la possibilità, addirittura, di acciuffare il pur validissimo quart'ultimo. Nell'ultima discesa, ripida e fangosa, mi sono ribaltato e sono caduto a testa in giù sugli unici sassi nel raggio di 100 metri. Il casco si è rotto, la testa no. Però lo stesso casco, svolgendo la sua funzione di ammortizzatore, mi ha schiacciato gli occhiali contro il naso, cosicchè le stanghette mi hanno rotto le ossa nasali. Se non avessi avuto il casco (peraltro obbligatorio nella competizione) mi sarei rotto la testa, ma non il naso. Magari così sarei diventato più furbo (chi mi conosce dice che è stata un'occasione perduta). Non solo: io ho successivamente tagliato il traguardo a piedi, pesto e sanguinante e con la bici storta, ma nel frattempo gli agguerriti inseguitori, grazie alla mia caduta, mi hanno spietatamente superato (io non sono Armstrong e in gara non c'era Ullrich); così mi sono classificato (ancora una volta!) ultimo!. Se fossi morto magari mi avrebbero assegnato un terz'ultimo alla memoria.
Morale della storia, il mio consiglio è: se ritenete di essere furbi, usate il casco; altrimenti potete provare a non metterlo, che chissà...
P.S.: ricordo anche che nei pressi della mia caduta c'era un gruppetto di spettatori. Appena caduto, mentre mi stavo tastando per capire se c'ero, li ho sentiti commentare "non si sarà fatto niente: andava piano e aveva pure il casco" (e non c'è stato uno che si sia mosso per vedere se avevo bisogno d'aiuto).

 

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Livello Sean Kelly




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  postato il 29/08/2005 alle 10:54
Originariamente inviato da maglianera

Se non avessi avuto il casco (peraltro obbligatorio nella competizione) mi sarei rotto la testa, ma non il naso.


Comunque, nella sfiga, molto meglio rompersi il naso piuttosto che la testa!

Inoltre, partecipando a vari raduni, MF e Gf, capita ancora di osservare
una parte, pur irrisoria, di ciclisti che si ostinano a pedalare senza casco (e, aggiungo io, senza occhiali, utili anch'essi!!!).
Ai vari controlli non sarebbe il caso di sollecitare questi "furbetti" ad un comportamento + "regolamentare", visto che, almeno il casco, è obbligatorio, pena l'allontanamento dalla manifestazione!!!

 
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  postato il 29/08/2005 alle 16:51
Non ho ancora la bici da corsa, ma comunque i soldi per il casco li ho trovati.

Anche in mountain bike o sulla bici da passeggio, è fondamentale!

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 29/08/2005 alle 19:29
ragazzi, il casco mi ha salvato la vita manco in allenamento sostenuto, ma in scarico...perchè certe volte la distrazine ne fa di vittime...INDOSSATELO SEMPRE!

 

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...E' il giudizio che c'indebolisce.

 
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