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Autore: Oggetto: Chiappucci: l'ultimo eroe del ciclismo antico?

Livello Tour




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  postato il 19/06/2005 alle 13:51
Negli aultimi 8-10 anni gli scalatori hanno provato ad attaccare solo nell'ulitma salita o al massimo nella penultima.

Solo gli scalatori fuori-classifica attaccano fin dall'inizio delle tappe dure.

Chiappucci (3 podi al Giro e 3 al Tour), da uomo di classifica, attaccava spesso da lontanissimo.
Secondo me, se si vuole mettere in crisi i vari crono-scalatori come Armstrong si deve attaccare sin dall'inizio e rendere così più dure le tappe in salita.
Può sembrare azzardato in un ciclismo in cui si arriva all'ultima salita con 40 corridori, ma credo che attaccare da lontano metterebbe in difficoltà i piani robotici di Armstrong.

 

[Modificato il 20/07/2006 alle 14:20 by Monsieur 40%]


 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 19/06/2005 alle 14:07
ciò che scrivi è sicuramente una grande verità,troppi tatticismi,troppe salite sprecate per attendere un finale dove nn si fa altro che mettere in carrozza il texano ed il suo squadrone!
credo però che il ciclismo dove si attaccava,da soli,alla prima salita di tappe lunghissime nn esista più,e per certi versi nn è solo una sfortuna(...),ma di sicuro attacchi di squadre fortissime(penso alla T-Mobile e la CSC su tutte,visti i loro capitani),con corridori che potrebbero esser determinanti per il prosieguo della singola tappa ed anche dell'intera posta in palio(Vino,Kloden/Voigt,Julich tra gli altri),dovranno essere ripetuti e convinti se si vorrà mettere davvero in difficoltà uno squadrone quest'anno ancora più forte che in passato,come quello Discovery,e gli attacchi dei capitani nn dovranno di certo esser portati negli ultimi km delle salite finali di tappe che ne prevedono tantissime di ascese impegnative prima dell'arrivo!
penso nello specifico al Roseland,al Galibier,al Pailheres,al Peyresourde ed il Val Louron e l'Aubisque.
apprezzerò sempre tantissimo il tentatvo di Ullrich fatto l'anno scorso a quasi 50km dall'arrivo,e spero veda preso come esempio di combattività per affrontare da protagonisti e senza nessun timore reverenziale un Tour che è ormai veramente alle porte!



p.s.seppur grande estimatore di Chiappucci,dico che gi attacchi,le imprese regalateci da Marco,pur se fatte come tu dici all'ultima e spesso alla penultima salita,avevano eccome il fascino del ciclismo eroico....

 

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Giuseppe Matranga

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Livello Tour




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  postato il 19/06/2005 alle 14:27
Originariamente inviato da Pirata x sempre

ciò che scrivi è sicuramente una grande verità,troppi tatticismi,troppe salite sprecate per attendere un finale dove nn si fa altro che mettere in carrozza il texano ed il suo squadrone!
credo però che il ciclismo dove si attaccava,da soli,alla prima salita di tappe lunghissime nn esista più,e per certi versi nn è solo una sfortuna(...),ma di sicuro attacchi di squadre fortissime(penso alla T-Mobile e la CSC su tutte,visti i loro capitani),con corridori che potrebbero esser determinanti per il prosieguo della singola tappa ed anche dell'intera posta in palio(Vino,Kloden/Voigt,Julich tra gli altri),dovranno essere ripetuti e convinti se si vorrà mettere davvero in difficoltà uno squadrone quest'anno ancora più forte che in passato,come quello Discovery,e gli attacchi dei capitani nn dovranno di certo esser portati negli ultimi km delle salite finali di tappe che ne prevedono tantissime di ascese impegnative prima dell'arrivo!
penso nello specifico al Roseland,al Galibier,al Pailheres,al Peyresourde ed il Val Louron e l'Aubisque.
apprezzerò sempre tantissimo il tentatvo di Ullrich fatto l'anno scorso a quasi 50km dall'arrivo,e spero veda preso come esempio di combattività per affrontare da protagonisti e senza nessun timore reverenziale un Tour che è ormai veramente alle porte!



p.s.seppur grande estimatore di Chiappucci,dico che gi attacchi,le imprese regalateci da Marco,pur se fatte come tu dici all'ultima e spesso alla penultima salita,avevano eccome il fascino del ciclismo eroico....



Sicuramente anche Pantani ci ha provato a volte da lontano (es. Colle dell'Agnello-Giro'94 e in altre occasioni al Tour), ma Pantani non aveva bosogno di fughe lunghe: a lui bastavano 5 Km di salita per dare 2 minuti a tutti. Chiappucci è stato un grande scalatore, simpatico perché sempre combattivo e coraggiosissimo e tutti lo ricorderanno più di altri corridori che hanno vinto il triplo di lui; Pantani è stato il più grande scalatore degli ultimi 30 anni.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 19/06/2005 alle 18:18
Se fosse stato un grande, Chiappucci non si sarebbe fatto sfuggire il tour del 90.....era un forte corridore, attaccante nato, ma non un super.
Pantani era altra categoria.
j.m.o.

 

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pedala che fa bene.....

 
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Livello Giro del Lazio




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  postato il 19/06/2005 alle 18:55
Chiappucci non era un vero scalatore. S'è inventato scalatore e ha sempre sopperito con la grinta a delle doti di scalatore che non aveva. Il confronto con il giovane Pantani ai tempi della Carrera, specie durante il Giro del '94, è stato impietoso. Marco aveva decisamente un altro passo.
 
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Livello Giuseppe Saronni




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  postato il 19/06/2005 alle 20:03
no
 
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Livello Ottavio Bottecchia




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  postato il 19/06/2005 alle 20:12
qualcuno mi sa dire che risultati ha ottenuto prima del '90?

 

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Via i dopati dal ciclismo.

Non è che mi sono staccato, è che il gruppo è andato in fuga!


 
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Livello Giuseppe Saronni




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  postato il 19/06/2005 alle 20:31
Il paragone tra Chiappucci e Pantani credo sia fuorviante rispetto al post di El Diablo, che invece pone una questione giusta. E chiaro che tutti i corridori, se avessero la capacità in salita di lasciere sul posto gli avversari come faceva Pantani, aspetterebbero gli ultimi KM. Ma visto che quella è una qualità di pochissimi nella storia del ciclismo, bisognerebbe che tutti gli altri si ingegnassero a inventare qualcosa, mamanca loro il coraggio e la grinta. Come non dare atto allora a corridori non scalatori puri come Chiappucci o Virenque, di essere sempre riusciti a cercare comunque l'attacco anche in condizioni difficili? Perchè se è vero che le corse conta soprattutto vincerle, non si può con la stessa certezza affermare tutto il resto della corsa non conta. Credo che interpretare in maniera spettacolare uno sport come il nostro sia altrettanto meritevole, proprio perchè in un attività fisica così impegnativa qual'è l'andare in bici, viene molto più facile gestirsi col misurino, e chi corre per dare spettacolo, lo fa sapendo che poi al 99%, questo atteggiamento gli impedirà di vincere. E tuttavia sa emozionare molto più del vincente-ragioniere.
 
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Livello Mondiali




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  postato il 19/06/2005 alle 21:49
sono d'accordo , era forte ma il Pirata era un'altro pianeta

 

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Fabry

 
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  postato il 19/06/2005 alle 22:22
Carissimi amici, come vedete non potevo mancare a questo ennesimo thread sul grandissimo (lasciatemelo dire) Claudio Chiappucci.
E' anche grazie a lui che ho iniziato a seguire il ciclismo, quindi
non posso non avere profonda STIMA per EL DIABLO.
E' falso che non fosse un grande scalatore.
E' innegabilmente vero che era meno forte di Pantani.
E' altrettanto innegabilmente VERO che Chiappucci ha vinto anche delle belle corse in linea che Pantani nemmeno si sognava.
La Sanremo, la Tre Valli, San Sebastian.
Marco era più uomo da tapponi, non a caso ha fatto l'accoppiata Giro-Tour.
(Anzi per me sarebbe stata Giro-Tour-Giro-Tour).
Però Claudio era indiscutibilmente più completo.
Prima del '90 ha vinto poco e nulla, ma ha passato anni a farsi le ossa nel gregariato alla Carrera.
Forse non aveva il talento di Marco, ma sopperiva a questo sfidando il mondo e vinceva gare impossibili.
GRAZIE DIABLO

 

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  postato il 19/06/2005 alle 22:23
"meno forte di Pantani in salita" intendevo.

 

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Livello Tour




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  postato il 19/06/2005 alle 23:03
non credo che il senso del post fosse stabilire se chiappucci era piu' forte di pantani in salita, anche perchè la questione non si pone nemmeno.
Sono invece perfettamente d'accordo nel ricordare chiappucci come l'ultimo guerriero di un ciclismo ormai di altri tempi, anche se non sono passati poi molti anni, uno che è riuscito a trovar posto tra i grandi della sua epoca usando grinta, coraggio e fantasia per colmare le sue lacune rispetto ad altri (bugno e indurain su tutti avevano dei numeri e una classe enormemente superiori al diablo) eppure lui era sempre li' pronto a far saltare il banco con azioni spericolate ed esaltanti, la milano sanremo vinta, la tappa del sestriere, la stoica e sconclusionata resistenza a lemond

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/06/2005 alle 09:34
Anche a me non importa un fico secco di valutare se Chiappucci era meglio o peggio di Pantani in salita (risposta tra l'altro scontata).
Chiappucci perse il Tour del '90 perchè una squadra inesperta e scarsamente al suo servizio (il capitano era un altro, ma non ricordo chi) lo lasciò solo nell'imboscata di St. Etienne dove la tenaglia Lemond-Pensec (stessa squadra) gli fece dilapidare 4 dei 6 minuti che aveva di vantaggio. Ma rimase memorabile quando sul Tourmalet, sprezzante, offrì l'acqua datagli da uno spettattore a Lemond, che stizzito la gettò a terra.
Nel 1992 firmò la più bella impresa degli ultimi 25 anni sul Sestriere e perse il Tour grazie a Bugno che con la scusa "come corridore ho una dignità" aiutò Indurain a riprenderlo. Indurain andò poi in crisi a un km dalla fine e se Bugno non lo avesse scortato lo spagnolo avrebbe buscato un bel distacco e Bugno avrebbe potuto fare ugualmente il podio...

La generosità del varesino nei suoi attacchi è fuori di discussione. Certo non metteva in crisi Indurain ma almeno ci provava. Dopo sono arrivati i Berzin, i Rijs e quelli che lottavano per il secondo posto

 

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  postato il 20/06/2005 alle 09:43
Ovviamente a Saint-Etienne non si poteva ancora immaginare che Chiappucci avrebbe potuto lottare fino alla fine per il successo nel Tour: in quel momento era niente più che un gregario andato in giallo grazie ad una fuga bidone.
In quest'ottica lui inseguì Pensec, perché non voleva perdere subito la testa della classifica, e non si curò invece di Lemond, che a quel punto era ancora un avversario non del suo livello.
Se avesse saputo che avrebbe tenuto fino a Parigi, probabilmente Chiappucci avrebbe lasciato fare Pensec, tenendo piuttosto la ruota di Lemond e salvando quei 9 (non 6) minuti di vantaggio sull'americano.

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/06/2005 alle 12:26
....Una squadra inesperta la Carrera??? Si scherza vero??? Si si scherza....Ma come si fa a dire una castroneria del genere... Ecco quelli del Tour 90
CHIAPPUCCI Claudio (Ita)
BONTEMPI Guido (Ita)
DA SILVA Acacio (Por)
GHIROTTO Massimo (Ita)
GIANELLI Alessandro (Ita)
GIUPPONI Flavio (Ita) ab.14°
MAECHLER Erich (Sui)
PERINI Giancarlo (Ita)
SCIANDRI Maximilian (Ita)
Tutta gente di primissimo piano, se mi si viene a dire che i capitani erano Da Silva e Giupponi ok ma dire che una squadra che in quegli anni dominava era scarsa no...Eddaiii...

 

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LA CAROVANA VA..CONFINI NON NE HA..E TUTTE LE DISTANZE ANNULLERA'!!
"..Dinnanzi a me non fuor cose create se non etterne.. Ed io in etterno duro!!
Lasciate ogni speranza voi ch'entrate...!!!

"C'è Bugno in testaaaa!!! è Bugnoooo!!! ed è campione del mondo Bugno su Jalabert!!!"

"...ma ti sollevero' tutte le volte che cadrai
e raccogliero' i tuoi fiori che per strada perderai
e seguiro' il tuo volo senza interferire mai
perche' quello che voglio e' stare insieme a te
senza catene stare insieme a te"...

"Cascata ha un pregio non da poco. ama il ciclismo e però lo riesce a guardare con l'occhio dello scienziato. informatissimo, sa sceglire personaggi sempre di levatira superiore, pur non "scadendo" nello scontato.
un bravo di cuore.
(post di Ilic JanJansen, nel Thread "Un ricordo: Pedro Delgado, il capitano di Indurain")

 
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Livello Raymond Poulidor




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  postato il 20/06/2005 alle 12:34
Si, Admin, è vero. Ma in quel momento sarebbe servito il DS, l'ammiraglia, un fedele gragario per "allargare" la visione della corsa a Chiappucci. Invece fu tutta la squadra ad inseguire Pensec, mica solo lui. Al momento giusto la squadra non c'era più.
Capisco che il corridore, perdipiù in maglia gialla, dopo anni che un italiano non la vestiva, potesse perdere la testa. Ma chi, in ammiraglia, doveva riflettere e studiare le tattiche quel giorno commise un grave errore. Saint Etienne fu un errore della squadra ancor prima che di Chiappucci. Tanto più che si era visto benissimo che Chiappucci era in grado di tenere il passo dei migliori. Sull'Alpe d'Huez, dopo una tappa combattutissima (con Madeleine e Glandon!) perse solo una quarantina di secondi dai primi. Rimaneva, come ostacolo imposto dal percorso, soltanto la tappa di Luz e la crono di Vassiviere.

 

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Ale

 
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Livello Giuseppe Saronni




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  postato il 20/06/2005 alle 12:40
Non era una squadra inesperta, ma non si può dire neanche che era una squadra a disposizione di Chiappucci, un pò perchè cocn Chiappucci non era facile andare d'accordo e un pò perchè probabilmente nessuno si rese conto fino in fondo che quel Tour era davvero alla portata, e di conseguenza non ci fu in impegno totale della squadra. Chiappucci tra l'altro ha sempre detto che avrebbe gradito un sostegno maggiore non solo dalla squadra, ma anche dall'ammiraglia perchè era allora un corridore inesperto per una simile occasione da affrontare. E comunque dice anche che con un paio di stagioni un più sulle spalle, avrebbe tenuto d'occhio solo Lemond.
 
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  postato il 20/06/2005 alle 12:51
FRANCK VDB dice:

Nel 1992 firmò la più bella impresa degli ultimi 25 anni sul Sestriere e perse il Tour grazie a Bugno che con la scusa "come corridore ho una dignità" aiutò Indurain a riprenderlo. Indurain andò poi in crisi a un km dalla fine e se Bugno non lo avesse scortato lo spagnolo avrebbe buscato un bel distacco e Bugno avrebbe potuto fare ugualmente il podio...
...
BUGNO NON HA SCORTATO NESSUNO nell'ultimo km del sestriere se non se stesso.
Indurain aveva già staccato Gianni.
Semmai fu un'altro impavido italiano a prendersi il lusso di staccare Indurain in quel tratto. Giungendo secondo di tappa a circa 1'34" da Chiappucci.
Trattasi del mitico Franco VONA.
Miguel giunse a circa 1'45".
Gianni se non ricordo male a oltre 2'30".
Secondo più secondo meno.
Robbo

 

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Livello Tour




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  postato il 20/06/2005 alle 13:48
cmq, si, chiappucci credo possa essere rappresentato come icona di un modo di intendere il ciclismo che non e´ piu´.il ciclismo di oggi e´ senza dubbio molto piu´ "robotico" di quello dei primi anni `90.gia´ allora , di certo, vi furono i primi esponenti. indurain, azzarderei, potrebbe ergersi ad icona contraria a quella di chiappucci. crono mostruose, contenimento in salita grazie all´ agilita´(precursore dell´ ammeregano?) ed alla grande capacita´ polmonare (leggasi motore).
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/06/2005 alle 14:13
Originariamente inviato da Knightlake98

BUGNO NON HA SCORTATO NESSUNO nell'ultimo km del sestriere se non se stesso.
Indurain aveva già staccato Gianni.



Infatti non mi riferivo all'ultimo chilometro, BUgno fu staccato a 3 km dalla fine. Mi riferivo al comportamento del monzese durante l'ascesa al Monginevro e al successivo fondovalle prima di attaccare Sestriere.
Bugno scattò con l'aiuto del suo Rondon, ottima scelta perchè Indurain rimase solo senza gregari.
Solo che nel fondovalle, quando il vento contrario tormentava Chiappucci, Bugno dava cambi regolari allo spagnolo. Risulato: Bugno in crisi a -3 e Indurain a -1.
Se il campione dalla poca malizia fosse stato a ruota, chissà che non sarebbe andato in crisi il navarro a -3.
Tutto ciò per puntualizzare, ricordo bene anche il buon Vona, che fece un'ottima tappa anche il giorno dopo, così come un magistrale articolo di Gianni Mura su Repubblica.

 

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Livello Raymond Poulidor




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  postato il 20/06/2005 alle 14:29
La vedo come VDB. Bugno mise la Gatorade a tirare sull'Iseran e successivamente scattò ai piedi del Moncenisio. L'azione fu perfetta. Con quelle mosse aveva isolato Indurain a 50km dalla fine. Via Bernard, via Delgado, via De Las Cuevas. L'operazione era perfetta. Una volta scollinato Bugno avrebbe dovuto mettersi sulla ruota di Indurain e... lasciar fare. Sarebbe stato imitato da Hampsten e Vona. Invece...
Tutto sommato continuo a pensare che quel comportamento fece più male a Bugno che non a Chiappucci. Non credo che Chiappucci avrebbe mai potuto vincere quel Tour. Gianni invece aveva avuto una buona occasione per rientrare nei giochi.

 

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Ale

 
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Livello Federico Bahamontes




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  postato il 20/06/2005 alle 16:50
Adesso è raro vedere imprese titaniche come quella di Chiappucci. Mi vengono solo in mente tre indimenticabili azioni:

1) quella di Pantani quando lasciò Ullrich a 9 minuti sotto il diluvio andandosene a più di 50 km dall'arrivo;

2) quella di Cunego, il giorno che si andò a riprendere la maglia rosa lo scorso anno dopo la cronometro;

3) quella della Pulce dei Berici, Sella, quando vinse a Cesena dopo una fuga solitaria di quasi 50 km lungo le colline che hanno forgiato il campione di Cesenatico.

Niente in confronto a quell'impresa, ma come si è detto, adesso il ciclismo è un po' cambiato. Forse rivedremo attacchi di quel tipo ma al momento non vedo nessuno in grado di fare azioni di quella portata.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 20/06/2005 alle 19:23
Bugno era in classifica...doveva lasciare andare un rivale per la maglia gialla... ????....

 

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Livello Raymond Poulidor




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  postato il 21/06/2005 alle 08:56
Scusa Cascata, ma sei troppo esperto per fare una domanda del genere. E' chiaro che quel giorno per Bugno si poneva una scelta. Inseguire Chiappucci, non rischiare e lottare per la seconda posizione oppure tentare di rientrare in gioco per la maglia gialla, sfruttare l'azione di Chiappucci rischiando però la seconda posizione.
Scelse la seconda opzione, sbagliando, visto che perse la seconda posizione e rischiò anche la terza recuperata in extremis nell'ultima crono.
La realtà è che nella testa di Gianni il Tour era già perduto in Lussemburgo e sulle Alpi giocò (malissimo) le carte che aveva per il secondo posto.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 21/06/2005 alle 12:37
Ma lo sappiamo benissimo che in quei momenti nella testa del Gianni passavano chissà quali cose... Bugno in quell'edizione sulle grandi salite non era al top (ricordiamo comunque che la sua classe lo ha portato sul podio)e nella crono di Lussemburgo che doveva essere il suo primo momento topico pur 'andando forte' venne massacrato (come del resto gli altri) dal mostro navarro... Li la sua testa è finita e lo si capì soprtutto all'Alpe d'Huez... Comunque credo che Bugno abbia fatto bene a fare la sua corsa...

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 21/06/2005 alle 14:19
Originariamente inviato da Cascata del Toce

Ma lo sappiamo benissimo che in quei momenti nella testa del Gianni passavano chissà quali cose...


sì, oramai la storia parla chiaro... anche durante le corse a tappe più massacranti Bugno pensava a altre cose (condivisibilissme)

sta di fatto che Indurain andò in crisi e Bugno se non lo avesse aiutato avrebbe potuto trarne qualche piccolo beneficio, anzichè andare in crisi lui stesso.

il punto è che a Bugno è sempre mancata la malizia e un pò di voglia di provarci. Ha sempre vinto quando era prepotentemente più forte ma con un pò di astuzia avrebbe vinto il doppio in quantità e qualità.

Ma tant'è... ditemi voi quanti atleti (anche promettenti) hanno sfondato avendo come ds un auntentico incompetetente come Stanga... non per niente Cyrille Guimard a fine '91 (l'anno del primo Indurain e del Bugno super) disse a BS: con me Bugno avrebbe vinto il Tour.

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 21/06/2005 alle 16:10
Eh...L'avesse avuta Bugno ...quella Carrera... Parole di Stanga riportate nel 1991: 'Guarda Lemond che vince il Tour da Solo, senza bisogno della squadra' Infatti andate a vedere le ultime tappe alpine del Tour di quell'anno (in particolare Avoriaz): Bugno letteralmente accerchiato!!!! dalla Banesto...

 

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Livello Raymond Poulidor




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  postato il 21/06/2005 alle 17:03
Vero. Il Tour del '91 fu magistralmente vinto dalla Banesto ancor prima che da Indurain. Nella tappa di Gap Indurain si fece sfuggire Bugno, Chiappucci e Fignon (!!!) e preso dall'ansia si mise assieme ai suoi gregari in testa al gruppo. Delgato, accortosi dell'errore lo sgridò duramente e lo fece rimettere a ruota.
Il giorno l'Alpe d'Huez venne letteralmente spianata da un super Bernard. Non potè nulla neppure un Bugno ispiratissimo. Il giorno di Avoriaz con il Joux Plane nel finale invece fu un giorno un po' deludente. Troppo forte la Banesto e troppo remissivo l'atteggiamento di Bugno che ad onor del vero non amava le giornate di pioggia.
Fantastica la Banesto di quegli anni con Delgado, Bernard, Ruè, De Las Cuevas, Philippot e chissà quanti ne dimentico.

 

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Ale

 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 22/06/2005 alle 12:23
Certo, d'accordissimo. Forse Miguel lo avrebbe vinto lo stesso qual Tour ma ricordiamo che Bugno aveva con se Giovannetti (e sta bene) ma anche gente come Schur(?)Kummer(?)....altro che Ghirotto e Perini...

 

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LA CAROVANA VA..CONFINI NON NE HA..E TUTTE LE DISTANZE ANNULLERA'!!
"..Dinnanzi a me non fuor cose create se non etterne.. Ed io in etterno duro!!
Lasciate ogni speranza voi ch'entrate...!!!

"C'è Bugno in testaaaa!!! è Bugnoooo!!! ed è campione del mondo Bugno su Jalabert!!!"

"...ma ti sollevero' tutte le volte che cadrai
e raccogliero' i tuoi fiori che per strada perderai
e seguiro' il tuo volo senza interferire mai
perche' quello che voglio e' stare insieme a te
senza catene stare insieme a te"...

"Cascata ha un pregio non da poco. ama il ciclismo e però lo riesce a guardare con l'occhio dello scienziato. informatissimo, sa sceglire personaggi sempre di levatira superiore, pur non "scadendo" nello scontato.
un bravo di cuore.
(post di Ilic JanJansen, nel Thread "Un ricordo: Pedro Delgado, il capitano di Indurain")

 
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Livello Tour




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  postato il 27/06/2005 alle 21:57
Originariamente inviato da newbiker

Chiappucci non era un vero scalatore. S'è inventato scalatore e ha sempre sopperito con la grinta a delle doti di scalatore che non aveva. Il confronto con il giovane Pantani ai tempi della Carrera, specie durante il Giro del '94, è stato impietoso. Marco aveva decisamente un altro passo.



Dire che Chiappucci non era uno scalatore mi sembra sbagliato.
Era uno scalatore forte, ma naturalmente nessuno osa dire che sia del livello di Pantani, cioè il più grande grimpeur degli ultimi 30 anni.

 
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Livello Greg Lemond




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  postato il 27/06/2005 alle 22:52
Chiappucci è stato un corridore fantastico, pieno di coraggio, fantasia e imprevidibilità. La sua fantastica impresa del Sestriere rimane la più bella (e folle) che abbia mai visto.
Ed è stato l' ultimo dei campioni a correre tutta la stagione da protagonista: peccato per lui che fosse coetaneo del primo passistone programmatore della storia... Ma è comunque riuscito a mandarlo in crisi con quell' attacco da lontanissimo al Sestriere nel '92, e se non fosse stato per Bugno magari sarebbe stato tutto un altro podio, in quel Tour...

A proposito del Tour del '91, invece, volevo ricordarvi la tappa di Val Louron, dove Indurain attaccò lungo la discesa del Tourmalet: Chiappucci fu l' unico a rispondergli, e i due se ne andarono al traguardo, dove Chiappucci vinse la tappa e Indurain prese la maglia. Bugno arrivò a 1'29"... Bugno che anche il giorno pecedente a Jaca, sempre sui Pirenei, si era fatto staccare da Indurain... questo per dire che la sconfitta di Bugno al Tour non dipese dalla squadra, ma solo dal fatto che si fece staccare non solo a cronometro ma anche in salita.

 
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Livello Giro delle Fiandre




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  postato il 28/06/2005 alle 00:21
Perchè non proporre in questo thread delle domande da sottoporre al Diablo, in esclusiva per www.cicloweb.it?
 
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Livello Fausto Coppi




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  postato il 28/06/2005 alle 00:28
quello che scrivi caro Roberto è fantastico,credo che siano in tanti ad aver questo sogno fin da quando il diablo ha smesso di emozionarci con le sue imprese il suo coraggio,il suo emozionante modo di intendere il ciclismo!
sarebbe davvero un regalo fantastico....
.....già sto pensando a qualche possibile domanda,curiosità da chiedergli,e credo come me si affretteranno a farlo in tantissimi che,come testimonia questo thread,nn l'hanno mai dimienticato e continuano ancora a tifarlo,ad amarlo!

 

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Giuseppe Matranga

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 28/06/2005 alle 09:04
A proposito di Val Louron 1991, bisogna però precisare che quel giorno Bugno non rispose a Indurain nella discesa del Tourmalet ma nell'ascesa finale guadagnò 50 secondi in pochi km al duo di testa.
Ricordo ancora che Dezan e Conti su TMC si stavano mangiando le mani. Nei giorni successivi Bugno trionfò all'Alpe d'Huez, non sfruttò la fuga di Fignon sulle Alpi e prese solo 27 secondi da Indurain nell'ultima crono.

Insomma Bugno volava quell'anno! Il punto è che a Val Louron faceva la sua corsa ancora sul vecchio Lemond, mentre sulle Alpi non seppe sfruttare al meglio la fuga di Fignon. E cioé: aveva un ds che è la negazione del ciclismo, Gianluigi Stanga, un rovina-campioni e uno che non ha mai vinto nulla.

Ripeto, ha ragione Guimard: "con me Bugno avrebbe vinto quel Tour."

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 28/06/2005 alle 12:41
Ha ragione VDB. Intanto nella tappa di Jaca Indurain non ha staccato Bugno, a Val Louron se Bugno riusciva (o meglio qualcuno gli avesse detto di farlo...)a riprendere Indurain e Chiappucci probabilmente li staccava sull'ultima salita perchè quel giorno il più forte era lui, visto quel che ha fatto sull'ultima salita. Inutile, Bugno quell'anno valeva di gran lunga Indurain ed era certo più forte di Chiappucci. E' opinione comune... Ripeto, Bugno era senza squadra ed ha fatt un Tour strepitoso anche se il Navarro lo ha vinto. Pensate a Gap; Indurain ha chiuso sulla fuga con la sua squadra, se la Gatorade avesse rotto i cambi chi sa cos sarebbe successo...

 

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(post di Ilic JanJansen, nel Thread "Un ricordo: Pedro Delgado, il capitano di Indurain")

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




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  postato il 03/07/2005 alle 23:25
Claudio Chiappucci, non è nato col talento atletico degli straordinari e tutta la sua carriera l’ha passata a sopperire con una tenacia da fuoriclasse, le sue distanze di nascita. Spesso c’è riuscito dipingendo pagine che resteranno indelebili come quelle dei più grandi. Qui, si è parlato tanto della sua impresa sul Sestriere, enorme certamente, ma meno rara, di quella a mio giudizio più grande: la Sanremo ‘92. Una mostruosità! Nessuno nell’era moderna aveva vinto una classicissima con un piglio antico come lui. E ne ha fatte altre. Al suo palmares vanno aggiunti i piazzamenti che sono sempre testimonianze di qualità, ma che l’immaginario collettivo cancella per una lettura sbagliata, o troppo alterata, o semplicemente superficiale dello sport e della vita: l’unicità della vittoria. Per apprezzare con grande intensità le vittorie è importante prima di tutto capire la cultura della sconfitta, ed i valori di chi l’ha subita per poco. Ci sono corridori con palmares superiore, che non valgono Chiappucci nella direzione dei significati dello sport. Certo, Claudio “El Diablo”, non sta fra i primissimi, ma ha insegnato col suo correre coraggioso, tenace e mai arrendevole anche di fronte ai malanni, a chi si applica nello sport, quali facoltà dei centri nervosi servano per dare benzina alle gambe. Un educatore, un divulgatore dei significati e dei valori dello sport, non lo può dimenticare. Ed oggi che la scuola, finalmente, apre licei in direzione sportiva, l’esempio di Claudio Chiappucci, serve ad ogni docente se questi avrà cultura sufficiente per trasmettere.
Nel mio piccolo, di fronte ad un giovane che affronta una disciplina, ho sempre cercato di portare esempi raccontando il meglio dei loro riferimenti; spesso ho evidenziato a queste linfe in crescita chi, magari, come loro, ha cercato di correggersi armato sovente del solo istinto, sempre decisamente superiore, per purezza intellettiva, al ragionamento (ed anche l’istinto si trasmette almeno un poco se si sa parlare alle corde profonde d’ognuno). Il Diablo è stato e sempre sarà, un ottimo epigone per i processi d’apprendimento e d’imitazione.



Come corridore, era completo di quel tanto che piaceva e piacerà eternamente alla gente, gli mancava soprattutto il cronometro, che è un esercizio per lo più mentale, dove il corridore deve dimenticare, spesso, il suo normale di DNA di corsa. Soprattutto se è uno scalatore. La miglior preparazione verso le lancette sta nella testa e nella capacità dell’atleta di isolarsi, mettendo il motore automatico, se non si ha nel passo il proprio distinguo, altrimenti è solo doping, vergognoso e stupido doping ulteriore, proprio come urla il nostro caro Aranciata Bottecchia. Non sempre l’atleta non naturalmente proiettato al crono vi riesce, ma può farlo saltuariamente con risultati eclatanti, in particolare quando la stanchezza generale (fine Giro-Tour-Vuelta), incide assai, ed emergono i dati aerobici degli scalatori in particolare. Chiappucci era troppo proiettato su quell’istinto dell’arrembaggio che gli serviva sempre per stare coi primi e, magari, staccarli, per riuscire a discernere dal suo status un patrimonio nuovo: l’isolamento automatizzato sul pedalare stando composto. Parlando a lungo con Gaul, questi concetti hanno esaltato quegli studi, non necessariamente ricollegabili al solo cronometro ciclistico (ci sono infatti tante analogie, ad esempio, con la stessa maratona e lo sci di fondo), che mi hanno cementato su queste convinzioni.
Chiappucci, era uno scalatore da scatto breve e da passo, non un grimpeur, diciamo un passista capace di cambiare ritmo alzandosi sui pedali, per questo e per quella tenacia suprema infastidiva Indurain, anche perché il comportamento di Claudio, era sempre lo stesso, sia sulla grande montagna e sia nelle tappe vallonate. Volendo confrontarlo con qualcuno, non era per intenderci simile a Pantani, o Gaul, o Bahamontes, o Jimenez, diciamo che assomigliava ad un Fuente con molta meno potenza nello scatto e nella durata dello stesso, ma con ben altro coraggio e resistenza alla fatica. Se ha vinto poco e nessun grande Giro, in parte si spiega con la presenza ingombrante del grande Miguelon Induran, un atleta che ha comunque saputo mettere in crisi, anche se più resistente di quel che si pensi agli attacchi da lontano. E che la lettura della storia possa servire anche nel ciclismo odierno, lo si capisce da come sull’esempio di Chiappucci a Sestriere e nel tentativo di Pantani nella tappa di Morzine 2000, si possano mettere in crisi i passisti. Proprio in questo modo va attaccato il Santo Americano, ma oggi non ci sono più interpreti in grado di praticare simili rischiose sortite, oppure sono rattrappiti dallo strapotere politico del texano. Un’altra parte dei motivi per i quali Claudio non ha vinto grandi Giri, ci vengono dalla sua foga e dalla scarsa lettura che il suo sodalizio ebbe sull’occasione più ghiotta capitata al Diablo in carriera: il Tour 1990.
Vediamola un poco quell’edizione.
Laurent Fignon, da persona intelligente quale è sempre stata, prima di ritirarsi, copiò quello che fece Anquetil a Poulidor. Nel suo mirino una vendetta verso Lemond, che gli aveva soffiato con una beffa il Tour dell’anno precedente. Anziché difendere la maglia del fedele compagno Thierry Marie, lasciò andare nella tappa di Futuroscope, una fuga composta da corridori bravi, o che vedeva in ascesa, anche per le corse a tappe: escludendo il vincitore di giornata, Frans Maassen (soprattutto bravo nelle classiche), Steve Bauer, era giunto quarto nel 1988 ed era un ardimentoso, Ronan Pansec, tra l’altro compagno dell’americano, era giunto sesto nel 1986 e settimo nel 1988 e poi quel Chiappucci, che il parigino vedeva come un folletto molto forte. Per Laurent, erano tre nomi fondamentali per impensierire o battere Lemond, se avessero accumulato un grande vantaggio, ed a Futuroscope, quel terzetto assieme a Maassen si prese 10 minuti e 35” di vantaggio, dunque il biondino poteva ritirarsi a posto con la sua volontà.
Nei giorni successivi, a parte la storica e sempiterna cretinata della cronosquadre, dove la Carrera di Claudio pagò dazio, la difesa del varesino fu ottima, in particolare nella crono d’Epinal, dove Lemond deluse e Chiappucci, in una delle sue migliori performance nelle gare a tempo (fra gli altri battè Ekimov e Kelly), gli rese solo 38”.
Nella tappa del Monte Bianco, vinta dal compianto Cleveyrolat, il canadese Bauer andò un po’ in crisi e la maglia gialla passò a Ronan Parsec, ma il Diablo non perse la ruota di Lemond.
Un primo errore, comunque veniale, Chiappucci, o meglio chi lo guidava, lo compì nella tappa dell’Alpe d’Huez, dove, anziché pensare alla maglia gialla di Pansec, doveva cercare di andare del suo passo, senza innervosirsi, proprio per l’enorme vantaggio che aveva sul vero faro della corsa che era Lemond e per le prevedibili flessioni che avrebbero sicuramente accompagnato Ronan, sempre forte sulle prime salite, ma assai meno sulle ultime. In ogni caso, Claudio rese solo 1’26” ad duo Bugno (che vinse) e Lemond, e 38” a Pansec che rafforzò il suo primato in classifica. Il giorno dopo, nella dura cronometro di Villard de Lans, con la bella salita della Cote d’Engins, Claudio fu bravissimo, giungendo a 1’05 dal vincitore Breukink e a soli 9” da Lemond. Pansec crollò e il Diablo divenne maglia gialla.
Quella sera il sottoscritto si convinse che Claudio aveva il Tour in mano. Il foglio giallo, infatti, vedeva il varesino in testa con 1’17” sul Pansec, 6’55” sul sempre incostante Breukink e 7’27” su un Lemond che non sembrava eccezionale. Cambiava però il quadro tattico della corsa, perché Ronan, a quel punto, poteva tornare gregario o specchietto per le allodole al servizio dell’americano.
La Carrera, prima di un neofita per il vertice come Chiappucci, non poteva e non doveva cadere nell’eventuale tranello Pansec, anche perché la pericolosa tappa che attendeva i corridori, la Villard de Lans – St Etienne, era in grado di mettere in difficoltà Claudio, sicuramente in debito per gli sforzi sostenuti negli ultimi due giorni di gara. Ma nella città che ricorda al sottoscritto pagine belle e pure suggestivi scenari, oltre che un grande calciatore-gentiluomo come Dominique Rocheteau, avvenne un grave flop. La frazione, molto corta e vallonata, con un solo colle non durissimo, come “La Croix de la Chabouret”, vide Pansec svolgere il ruolo di specchietto, con la Carrera a disossare il meglio delle proprio forze o della propria indisponibilità e, nel momento topico, Lemond, per quanto di gran lunga non al meglio del tracciato in carriera si confuse nei tanti che se ne andavano in anarchia e riuscì a stendere un Chiappucci, frastornato ed in debito di forze. Con l’americano v’era anche l’olandese Breukink a dare il massimo, ed il Diablo lasciò ben 4’53” agli avversari. Lì, il varesino si giocò il Tour, nonostante il foglio giallo del pomeriggio di St Etienne, gli concedesse ancora un vantaggio di 2’02 su Breukink e 2’34” su Lemond. Nella successiva tappa di Millau, Claudio si difese bene, lasciando ai due avversari, solo una manciata di secondi, a dimostrazione che la condizione era sufficiente, per evitare la follia del giorno precedente.
Lo spirito di lottatore del Diablo fece capolino nella tappa di Revel, dove si riprese qualche secondo sugli avversari, ma a Luz Ardiden, nella tappa pirenaica, ancora una volta malconsigliato, si lasciò andare ai suoi istinti gladiatori, passando primo sull’Aspen, percorrendo spavaldo il Tourmalet, fino a pagare dazio sull’ascesa della località d’arrivo. Vinse Indurain, che sbeffeggiò un Lemond comunque non trascendentale, ma Chiappucci si giocò quasi tutta l’eredità della fuga di Futuroscope. E dire che, come ci si immaginava, Breukink andò in crisi più di lui. Il foglio giallo di Luz Ardiden, segnò la firma del terzo Tour per l’americano: Chiappucci rimaneva maglia gialla con soli 5”, appunto, su Lemond, 3’42 su Delgado e 3’49 sull’olandese. Restava la tappa di Pau, non difficilissima e la formalità del passaggio della gialla a Lemond, nella tappa a cronometro di Lac de Vassiviere. E così fu.
A Parigi, Chiappucci salì sul podio alla piazza d’onore, ma con molto amaro per come aveva perso il Tour, mentre Lemond vinse alla Balmamion, senza cogliere il successo in nessuna tappa e senza mai dare la dimostrazione di essere un imbattibile.



Nelle grandi corse a tappe successive, Il Diablo, lottò per il successo, ma non ebbe mai la vittoria così vicina come in quel Tour. Indurain era cresciuto a dismisura, soprattutto a cronometro, togliendo, grazie a questo terreno, gran parte delle velleità agli avversari. Ciononostante, Claudio ha sempre giocato le sue carte, inventando, dando tutto se stesso, ed è qui che ha cementato la sua impronta indelebile nella storia del ciclismo. Nel ’94, poté giocarsi il Mondiale, uno dei più duri, belli e colpevolmente dimenticati della storia consumatosi sullo stupendo scenario della Valle dei Templi. Si arrese ad un corridore giunto alla gara della vita, uno che ebbe un’annata di pregio e che poteva vincere, anche nei pronostici dei più attenti, Luc Leblanc, ovvero la parte migliore dei noti con quel cognome. Claudio, si lasciò dietro tutto il resto del mondo, compreso un tipo che staccò con facilità, l’iridato uscente, che poi diverrà, contro tutte le aspettative, i significati dell’osservazione e le logiche apparenti dei sopravvissuti al male del secolo, il corridore imbattibile del Tour: l’allora massiccio e tracagnotto Lance Armstrong.
Chiappucci riuscì a sopravvivere sull’immaginario collettivo, anche alla crescita di notorietà e alle vittorie col piglio di uno che non si vedeva da lustri, di un compagno di squadra, Marco Pantani. Singolare un aspetto del loro rapporto contrastato, ma leale. L’onda mediatica, spesso superficiale oltre la misura del sempre possibile sorprendente, guardava e innalzava tanti giovani del ciclismo italiano, ma non il cesenaticense. Nemmeno le parole di Chiappucci, che sosteneva Marco come il netto più forte, venivano ascoltate. Quando il Pirata vinse a Merano, il Diablo si rivolse ai giornalisti col suo tono sempre sincero, anche se all’apparenza simile a quello di un ragazzo un po’ discolo: “Che vi avevo detto, voi non mi credete mai, ma Marco in salita è un mostro”. Il giorno dopo, Pantani stracciò tutti all’Aprica, ed il Diablo, giungendo secondo, completò un’opera che i due, magari, sognavano.

Gli ultimi anni di Claudio furono un inferno, per malanni e disavventure, ma la sua presenza in corsa, fu sempre evidente. Erano gli echi dei suoi fascinosi tentativi, della sua incredibile dinamicità e di quel portamento di eterno ragazzino, che pareva sempre sorridere. E della sua smorfia, sul quel testone senza collo, nel gruppo di oggi si sente la mancanza. Come tutti i dipinti o reali “bad boys”, gli ho voluto bene e mi era simpatico. Un abisso, nello sport visto da dietro ed accanto all’atleta, divide gli istintivi dai programmatori. I primi, sono esempio di vita e poesia, i secondi, un segno di tempi matematici che odio con tutto me stesso.
Onore al grande Diablo Chiappucci!

Morris

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 04/07/2005 alle 02:14
e onore a te Morris per una dedica cosi speciale ad un campione che tanto ci ha emozionato ed entusiasmato col suo unico,come tu dici antico modo di intendere una corsa,di vedere il ciclismo,quello eroico,quello che oggi è troppo spesso solo un lontano ricordo....

 

[Modificato il 04/07/2005 alle 02:17 by Pirata x sempre]

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Giuseppe Matranga

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Livello Tour




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  postato il 04/07/2005 alle 16:06
Molto appassionante la ricostruzione della carriera di Chiappucci da parte di Morris.


Anche nel 1995 Chiappucci fece una buona stagione. Quarto al Giro, tra i primi dieci (forse undicesimo) al Tour e soprattutto un Mondiale corso da protagonista, alla sua maniera: attaccando in stile Sestriere '92 o San Remo '91. In quel mondiale colombiano El Diablo era in una condizione incredibile. Attaccò da lontanissimo e il suo gruppetto aveva un buon ritmo. Ma la sfortuna ancora colpì il Chiappa che cadde in discesa con la pioggia e non riuscì più a rientrare.

Il Mondiale del 1995 fu l'ultimo mondiale emozionante perché erano presenti tutti i più grandi protagonisti della stagione: Chiappucci, Indurain, Pantani...

Dal '96 in poi il mondiale ha perso, secondo me, molto. E' diventata una corsa da "specialisti del fine-stagione". Qualcuno ricorderà i mondiali vinti da Freire? E il mondiale di Brochard? Credo proprio di no.


 
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  postato il 04/07/2005 alle 19:52
Concordo col Diablo.
Chiappucci un grande, e quel suo "modo di correre" l'ha fatto entrare nell'Olimpo dei più amati (anche se non nell'Olimpo dei più vincenti).

 

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Livello Greg Lemond




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  postato il 10/07/2005 alle 01:37
Grazie per il bellissimo pezzo, Morris...


Un abisso, nello sport visto da dietro ed accanto all’atleta, divide gli istintivi dai programmatori. I primi, sono esempio di vita e poesia, i secondi, un segno di tempi matematici che odio con tutto me stesso


 
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  postato il 11/07/2005 alle 12:42
w 'el diablo' chiappucci

 

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Franky

 
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Livello Moreno Argentin




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  postato il 11/07/2005 alle 13:19
come sempre, bellissimo pezzo di morris.....

grande diablo, uno che faceva sognare per davvero....

 
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Livello Miguel Poblet




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  postato il 11/07/2005 alle 13:34
L'impresa di Rasmussen ha ricorda la memorabile impresa del Diablo al Giro del 1992 su Sestriere.
 
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  postato il 11/07/2005 alle 16:10
purtroppo non ho visto la tappa, ma quella grande fuga (d'altri tempi) e quella maglietta a pois....beh...un po' avevano lo stile del Diablo.
Solo che il Diablo quella fuga l'ha fatta quando era secondo in classifica.
Non mi pare poco...
complimentissimi cmq a Rassmussen

 

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Livello Fausto Coppi




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  postato il 11/07/2005 alle 16:40
Ciao sono nuovo di qui, vengo dal forum della rai praticamente morto, ma subito caschi male con me! Non ho mai amato Chiappucci e vorrei anche ricordarti i seguenti nomi:
Chioccioli, Berzin, Gotti (2), Garzelli, Savoldelli (2), Simoni (2), Tonkov... tutti campioni (o soprattutto presunti tali) che hanno vinto almeno una volta il giro d'Italia e il grande (a tuo dire) Chiappucci mai...
Come vedi ho escluso nomi come Indurain, Fignon, Bugno, Pantani e Rominger... ma quelli che ho citato prima come li spieghi?

 
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