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Parliamo d'ambiente: problemi e soluzioni
plata - 08/11/2008 alle 22:04

Riporto qui un articolo interessantissimo che parla di una realtà a pochi km da casa mia. Secondo me una risposta interessantissima a unod ei problemi più gravi dei giorni nostri. FATTI, NON PAROLE I rifiuti sono un incantesimo. Non esistono. Il Comune di Capannori lo dimostra. Un passo alla volta si può arrivare a "Rifiuti zero" e riciclare e guadagnare con il riciclo. Se ci riesce Capannori, perchè non possono farlo anche altrove? Anche gli altri Comuni, invece di avvelenare cittadini, cibi e ambiente con gli inceneritori? Già, perchè? I consigli comunali a chi rispondono? A quali interessi? E perchè non vogliono farsi filmare durante le sedute pubbliche? Timidezza? Loro non molleranno mai, noi neppure. "Capannori è il primo comune in Italia ad aver aderito alla “strategia rifiuti zero”. In questi anni Capannori ha dimostrato che l’aumento dei rifiuti non è un dato immodificabile. Il Comune ed ASCIT (l’azienda locale che si occupa della raccolta dei rifiuti) hanno avviato una riorganizzazione del servizio. Hanno eliminato tutti i cassonetti ed attivato la raccolta domiciliare “porta a porta”, con la consegna a tutte le famiglie degli strumenti per la raccolta differenziata. A Capannori il “porta a porta” è consolidato per 26 mila dei 45 mila cittadini, con oltre l’80% di differenziazione. Con la raccolta differenziata dal 2004 al 2007 sono stati avviati a riciclaggio 56.861 tonnellate di rifiuti. Dall’avvio del “porta a porta” c’è stata una riduzione dei rifiuti indifferenziati di oltre 10.000 tonnellate. Grazie alla sola raccolta differenziata della carta nel 2007 si è risparmiato l’abbattimento di 100.000 alberi, il consumo di 2.85 milioni di litri di acqua, l’emissione di 9.100 tonnellate di CO2. Per un termine di paragone, 2.85 milioni di litri di acqua risparmiati equivalgono al risparmio idrico del consumo annuo di 31.647 cittadini. Nel 2007 sono state raccolte 15.723 tonnellate di materiale differenziato. In Provincia di Lucca il costo medio di conferimento dell’indifferenziato è di 160 euro alla tonnellata. Se queste 15.723 tonnellate fossero finite nel circuito dei rifiuti indifferenziati sarebbero stati necessari 2.515.680 di euro per il loro smaltimento. La spesa di conferimento agli impianti di riciclaggio delle 15.723 tonnellate è stata invece di 507.688 euro. Inoltre, va considerato che la carta è una risorsa. Infatti, dalla vendita delle 6.439 tonnellate di carta raccolta sono stati ricavati 340.010 euro: il risparmio è di 2.348.000 di euro. Il “porta a porta” necessita di un numero più elevato di operatori. Dall’inizio di questa raccolta ad oggi ci sono state 30 nuove assunzioni. Con i risparmi ottenuti dal non dover smaltire i rifiuti indifferenziati, oltre a coprire i costi delle nuove assunzioni, il Comune ha riconosciuto una riduzione della tariffa ai cittadini, pari al 20% sulla parte variabile." www.comunivirtuosi.org


EugeRambler - 09/11/2008 alle 00:27

Info: a Torino il tetrapack è riciclabile. Si butta nella carta!


desmoblu - 09/11/2008 alle 11:21

Plata... hai fatto bene a iniziare questo 3d, ma vorrei dire una cosa (anche a Grillo e ai grillini): i rifiuti NON SONO UN INCANTESIMO. I rifiuti sono la cosa prodotta in maggior quantità dai 6 miliardi di abitanti del nostro pianeta, ogni giorno: altro che macchine, dentifrici, arbre magique o telefoni cellulari. I rifiuti sono una cosa REALE, tant'è vero che le mafie si stanno buttando sull'eco-business. Sono un problema* e non si risolve per magia, dovremmo capirlo subito. Quindi mi fa piacere (mah) che Grillo usi i suoi slogan in allegato al dvd, ma se dobbiamo parlare di rifiuti- o risorse energetiche- facciamolo seriamente. Ci sarebbero miliardi di cose da dire. Partendo dai rifiuti, direi che termovalorizzatori e siti di stoccaggio sono inutili se non dannosi. Ricordo il caso di quella cittadina austriaca che ha investito sullo smaltimento dei rifiuti e sulle risorse energetiche alternative, adesso da' lavoro a TUTTI gli abitanti, le emissioni di CO2 sono scese del 90%, non esportano rifiuti ma li importano, non importano energia ma la esportano: oltre a pagare spese e stipendi, avanzano tanti soldi per la comunità. Ed è l'Austria. Direi che è un modello da seguire, anche se ovviamente riportandolo su larga scala tutto si fa più complicato. Il futuro è paradossalmente il riciclaggio, e cioè quello che si faceva sempre fino agli anni '50 (vuoti a rendere). E qui torniamo all'asterisco: i rifiuti sono un problema o una risorsa? Dipende.. Ovviamente bisognerebbe anche produrre e consumare in modo più ecosostenibile: meno imballaggi, meno materie difficilmente smaltibili, meno plastica carta vetro. Bene, è un inizio. Ma così potremmo anche ricollegarci all'economia a km0: ad esempio verdure e ortaggi di stagione, coltivati a livello locale. Latte nei distributori, da allevamenti anche qui locali: vai con la tua bottiglia di plastica (o la prendi al distributore, è gratis e sterile) e con 1 euro al litro hai latte fresco e controllato. E soprattutto le spese di trasporto e imballaggio NON CI SONO. Stessa cosa per i detersivi e per molti altri prodotti: paghi meno, inquini meno, sembra una soluzione quasi perfetta. Abbiamo detto dei trasporti: ahia. Tra città e cintura, o città e provincia, gli spostamenti sono spesso a livello zero. Esempio: per fare 20 km all'andata e 20 km al ritorno (Torino) devo prendere un treno (mezz'ora di viaggio, ogni mezz'ora), aspettare l'autobus, prendere l'autobus, cambiare, prendere un tram, arrivare. Se non ho l'abbonamento il tutto costa quasi 7 euro al giorno (tra andata e ritorno). 7 euro per mezzi sporchi, strapieni, 7 euro per NON avere la possibilità di muovermi quando e come voglio, e per ritrovarmi magari fradicio e congelato con zaino e borse in mano. Inoltre: in auto tra andata e ritorno ci metto un'ora, un'ora e venti. Con i mezzi ce ne metto TRE. Quando vedo le pubblicità del trasporto pubblico che conviene io rido: finchè i livelli sono questi è inutile parlare di trasporto pubblico. L'unica cosa che funziona è la metro, veloce, comoda, ma purtroppo non copre tutta la città. Si potrebbe incentivare il bike sharing, ma solo se si rivoluziona la città (che è un vero attentato al ciclista, tra buche, controviali, svolte, binari del tram, corsie etc etc) e solo se i prezzi sono onesti. Rimane il car sharing, che mi lascia ancora perplesso. Capitolo energia. Posto che il ritorno al nucleare è una belinata colossale (costi, rendimento, rischi, scorie) e che non esiste un nucleare pulito, posto che bisognerebbe investire su fonti rinnovabili (ma anche qui ci sono problemi: ad esempio i materiali usati per i pannelli fotovoltaici sono altamente tossici e non smaltibili, i rotori e le pale dell'eolico rischiano di modificare il microclima etc etc), la prima cosa da dire è che bisognerebbe PRODURRE MENO ENERGIA, altro che aumentare la produzione. LA verità è che il nostro pianeta non regge più i nostri ritmi, a livello energetco, produttivo, d'inquinamento, di sfruttamento delle risorse. Bisogna capire questo, è la prima cosa. Chiediamo sempre di più a un pianeta sempre più vicino al collasso, seguiamo una linea a crescita esponenziale. Dobbiamo produrre meno energia e meno inquinamento, punto. Questo significa produrre meno merci, meno guadagni, meno ricavi. Lo so bene, è un processo a catena ma è un processo da intraprendere. Vuol dire ridimensionare drasticamente il nostro stile di vita, in tutti i campi. Però è come essere in riserva sull'automobile e avere dei problemi all'impianto di riscaldamento: che facciamo, acceleriamo e passiamo dai 130 ai 150 oppure rallentiamo agli 80 o ai 60 prima di fondere il motore e rimanere (oltretutto) a secco? So bene che stiamo parlando di utopia, nessun governo, nessuna industria accetterebbero mai un discorso del genere. Peccato, eh? Ne riparliamo più avanti. Nel frattempo do qualche piccolo consiglio per migliorare l'ambiente (o non rovinarlo troppo) e risparmiare anche qualcosina. -lampade a rispamio energetico e riduttori di flusso nei rubinetti. -spesa il più possibile a km zero. -attenzione al consumo degli elettrodomestici (es: stand-by di telefoni, tv etc, o temperatura del frigo). -evitare l'auto quando si può, anche solo per una passeggiata (e quale posto migliore di cicloweb per dirlo? :)) -raccolta differenziata ma fatta BENE: e cioè plastica pulita, le bottiglie si impacchettano e la striscia di carta va nella carta e il resto nella plastica, il tetrapack si piega o si taglia a strisce etc etc.. e cioè una differenziata convinta ed efficace. -evitare cibi con troppi imballaggi e cercare di cucinare il più possibile a partire da 'materie prime': frutta, verdura, olio, carne, formaggi, pesce. Osservazione: come vedete queste misure spesso e volentieri hanno un costo in termini di TEMPO, che è un lusso che sempre più raramente ci concediamo. Si fa prima a comprare i 4 salti piuttosto che cucinare un'amatriciana, si fa prima a buttare tuttto insieme invece che separare, etc etc. Lo so, abbiamo un problema. :)


Subsonico - 09/11/2008 alle 13:56

Guarda, il ragionamento che fai sulla produzione di energia forse è meno pellegrino di quanto pensi. Siamo o non siamo in piena crisi? Quale momento migliore per ridimensionare i consumi? Però per una cosa del genere ci vorrebbe un governo molto illuminato, su questa terra ce ne saranno 2 o 3 in grado di fare un ragionamento del genere. Inoltre vorrei dire che anche la produzione di energia senza scarti dovrebbe essere un'utopia: per ora, meglio accontenarsi di qualcosa a bassi scarti piuttosto delle ciofeche che utilizziamo. Investire sull'eolico non fa tutti questi danni, gli scarti del fotovoltaico sono ceramente più tollerabili di quelli dei prodotti fossili. Io direi che seguire Daitarn III non sarebbe male. :D


plata - 09/11/2008 alle 14:35

Desmo ti ringrazio per l'intervonto molto costruttivo. Il fattè è che i rifiuti non sono altro che un problema politico e ridolvere la questione è una cosa veramente dura. A maggior ragione dove sono ben radicate delle ecomafie il problema divente veramente insostenibile. Visto però che si può fare molto, anche se i rifiuti non sono un incantesimo, possiamo almeno provare a ridurre il problema. E non di poco. Arrivare a differenziare l'80% costituisce un risultato notevolissimo, non solo per i pochi rifiuti indifferenziati, ma per i risvolti benefici che da il riciclaggio. Il problema è sempre lo stesso, la volontà. In casa mia la raccolta differenziata è sempre stata fatta, compreso l'organico che va a concimare l'orto :D . Però mi rendo conto di essere una realtà molto isolata e che per molti arrivare ai contenitori sulla strada, a 300 m, rappresenta un problema invalicabile. :OIO


Zanarkelly - 10/11/2008 alle 22:42

I rifiuti sono un problema per la maggior parte della gente ed una risorsa (leggasi miniera d'oro) per le aziende che gestiscono il mercato del recupero; e quando parlo di aziende non intendo solo le ecomafie, ma anche aziende normali, private o municipalizzate, e amministrazioni pubbliche, soprattutto i comuni. Sì, perchè nella maggior parte dei casi i comuni ci guadagnano coi rifiuti. Il problema non è facilmente risolvibile se non con un intervento deciso dello Stato (con la S maiuscola), che è l'unico che può imporre, ad esempio, alle aziende una riduzione dei rifiuti a monte, con un taglio agli imballaggi o con un uniformità degli imballaggi stessi per promuovere il riutilizzo. Ad esempio: in Danimarca, dove la birra è probabilmente l'articolo più diffuso, tutte le marche hanno lo stesso formato di bottiglia, cambia solo l'etichetta, e la bottiglia si paga a parte e poi restituita con compenso. E lo stesso succede per tutte le bibite: tutte la stessa bottiglia in plastica, mi sembra policarbonato, praticamente eterna e riutilizzabile all'infinito.


Zanarkelly - 11/11/2008 alle 00:30

Molto più difficile da risolvere, invece, è la questione dell'energia, perchè lo sviluppo delle energie alternative non sembra fino ad oggi aver fornito risposte valide. Purtroppo, come diceva Desmo, il fotovoltaico non ha un rendimento tale da poter ancora essere considerato abbastanza vantaggioso ed ha il problema dello smaltimento dei pannelli dopo l'esaurimento; l'eolico presenta un impatto che non può essere sottovalutato. E allora che si fa? Si passa al nucleare? Prego tanto ogni giorno, io che non sono religioso, che il governo (con la g minuscola) non intenda davvero avventurarsi nella gran cagata del nucleare, perchè sarebbe un disastro economico, ecologico, ecomafioso, ecc. L'unica cosa da fare è migliorare il rendimento dei sistemi cha abbiamo adesso, cercando di andare in direzione di quelli a minore impatto possibile, e continuare la ricerca sulle rinnovabili, soprattutto il solare; prima o poi si riuscirà a trovare un sistema più efficiente per ricavare energia dal sole. E soprattutto lo Stato dovrebbe spingere tanto sul risparmio energetico, in ogni casa, edificio pubblico, strade, ecc. Qualche tempo fa ho letto un articolo (se lo trovo ve lo posto) dove veniva calcolato che se tutte le lampadine per interni in Italia fossero a basso consumo si potrebbero spegnere qualcosa come 6 centrali termoelettriche di media grandezza, se non ricordo male. E pensiamo poi all'illuminazione pubblica: a casa mia avevo delle lampade esterne a basso consumo e le ho sostituite con lampade a led, e la bolletta è calata subito sensibilmente. Il vero problema è che le società che producono energia non vogliono che i consumi calino, anzi farebbero la guerra contro una vera politica di risparmio energetico.


maglianera - 17/11/2008 alle 22:20

[quote][i]Originariamente inviato da Zanarkelly [/i] Molto più difficile da risolvere, invece, è la questione dell'energia, perchè lo sviluppo delle energie alternative non sembra fino ad oggi aver fornito risposte valide. Purtroppo, come diceva Desmo, il fotovoltaico non ha un rendimento tale da poter ancora essere considerato abbastanza vantaggioso ed ha il problema dello smaltimento dei pannelli dopo l'esaurimento; l'eolico presenta un impatto che non può essere sottovalutato. E allora che si fa? Si passa al nucleare? Prego tanto ogni giorno, io che non sono religioso, che il governo (con la g minuscola) non intenda davvero avventurarsi nella gran cagata del nucleare, perchè sarebbe un disastro economico, ecologico, ecomafioso, ecc. [/quote] si sta avventurando, si sta avventurando... secondo Maurizio Crozza (ormai in italia le informazioni più attendibili si ricavano dai comici) il governo avrebbe già concluso accordi con Putin per la fornitura di reattori russi !:OIO


Zanarkelly - 17/11/2008 alle 23:15

Reattori russi?????? Tanto per andare sul sicuro....:?


desmoblu - 18/11/2008 alle 09:09

...And from the nuclear industry, president of the Key Atomic Benefits Office of Mankind - "KABOOM", Mr. Arthur Dunwell. (da Una pallottola spuntata 2 e 1/2) (scusate, non potevo evitare :D)


Federico Martin - 21/11/2008 alle 11:33

Alcune piccole differenze ... in Italia si pensa al nucleare, ma ecco cosa succede altrove ... Israele autosufficiente 40% energia solare Israele investe 3 miliardi di dollari nel solare Il 40% del fabbisogno d'energia di Israele dal Sole. E' questo l'ambizioso obiettivo che il Paese si è posto per far fronte alla crisi energetica nazionale e per raggiungerlo sono stati stanziati circa tre miliardi di dollari (fonte Corriere della Sera 4/11/2008). E' a tutti gli effetti un investimento in larga scala. Prevede la realizzazione di centrali solari nel deserto del Negev. Il progetto è gestito dal gruppo Arava power Company (APC) e sarà realizzato in collaborazione con le unità agricole israeliane (kibbutz). La scelta d'investire nel settore solare ha una forte valenza anche geopolitica. In vista di una crescente scarsità di greggio nel medio-lungo periodo, i maggiori produttori di petrolio sono Paesi ostili al governo di Gerusalemme. Da qui l'esigenza di puntare sulle energie alternative. Per loro caratteristica peculiare i kibbutz sono in gran parte isolati dalla rete e già da molti anni hanno manifestato interesse e uno spirito pionieristico nel settore solare. Il primo impianto solare in una comunità agricola israeliana risale al 1973. E forse per la prima volta la necessità di garantire l'autosufficienza di una comunità agricola dal punto di vista microeconomico coincide con quella macroeconomica del Paese di affrancarsi dalla dipendenza energetica straniera. Un esempio da seguire. 20081105 www.ecoage.it


cassius - 29/11/2008 alle 17:35

[quote][i]Originariamente inviato da Zanarkelly [/i] Molto più difficile da risolvere, invece, è la questione dell'energia, perchè lo sviluppo delle energie alternative non sembra fino ad oggi aver fornito risposte valide. Purtroppo, come diceva Desmo, il fotovoltaico non ha un rendimento tale da poter ancora essere considerato abbastanza vantaggioso ed ha il problema dello smaltimento dei pannelli dopo l'esaurimento; l'eolico presenta un impatto che non può essere sottovalutato. E allora che si fa? Si passa al nucleare? Prego tanto ogni giorno, io che non sono religioso, che il governo (con la g minuscola) non intenda davvero avventurarsi nella gran cagata del nucleare, perchè sarebbe un disastro economico, ecologico, ecomafioso, ecc. L'unica cosa da fare è migliorare il rendimento dei sistemi cha abbiamo adesso, cercando di andare in direzione di quelli a minore impatto possibile, e continuare la ricerca sulle rinnovabili, soprattutto il solare; prima o poi si riuscirà a trovare un sistema più efficiente per ricavare energia dal sole. E soprattutto lo Stato dovrebbe spingere tanto sul risparmio energetico, in ogni casa, edificio pubblico, strade, ecc. Qualche tempo fa ho letto un articolo (se lo trovo ve lo posto) dove veniva calcolato che se tutte le lampadine per interni in Italia fossero a basso consumo si potrebbero spegnere qualcosa come 6 centrali termoelettriche di media grandezza, se non ricordo male. E pensiamo poi all'illuminazione pubblica: a casa mia avevo delle lampade esterne a basso consumo e le ho sostituite con lampade a led, e la bolletta è calata subito sensibilmente. Il vero problema è che le società che producono energia non vogliono che i consumi calino, anzi farebbero la guerra contro una vera politica di risparmio energetico. [/quote] Il solare è momentaneamente sconveniente, soprattutto ora che il petrolio è tornato a prezzi più umani, ma può diventarlo nel tempo con le economie di scala che si avrebbero con una diffusione massiccia e con la ricerca (quella che stiamo tagliando) per aumentarne il rendimento. Ma il solare è solo una delle fonti energetiche rinnovabili e poco inquinanti: pensiamo alle potenzialità delle biomasse, dell'eolico, del geotermico a bassa entalpia, della produzione di biogas dalle deiezioni degli allevamenti, ecc. Sono tante soluzioni, nessuna di esse risolve il problema, ma tutte insieme possono farlo. Con un vantaggio: poter diversificare le fonti porterebbe ad una stabilizzazione del prezzo, che non sarebbe in mano a pochi Paesi (come il petrolio) o pochi operatori (come il nucleare). Sul nucleare: in Italia la massima potenza prodotta è stata di 850 MW pari al consumo di 800mila persone, cioè meno del 2% della popolazione italiana. Per esso, oggi paghiamo miliardi di euro per mantenere le scorie in tanti posti diversi, con spreco di uomini e mezzi (anche perchè non siamo stati in grado di creare un unico deposito nazionale). L'uranio non è eterno, anch'esso si esaurirà - con il passo attuale, entro meno di 100 anni considerando tutte le riserve, anche quelle difficili da sfruttare. Infine: nel calcolo degli € al kWh nessuno, dico nessuno, ha mai pensato di tener conto dei costi ambientali, sociali, politici. Quanto ci costa il global warming? Quanto paga la nostra agricoltura per le annate - sempre più frequenti - in cui l'acqua scarseggia? Quanto ci costa rischiare di stare al freddo senza metano perchè a Putin gli girano le balle? Quanto incide il ricatto del petrolio nella lotta al terrorismo islamico? Quante guerre si combattono per il possesso di risorse così mal distribuite come i combustibili fossili? Mi ritorna in mente quello che disse un capo indiano: "Quando l'ultima fiamma sarà spenta, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce catturato, solo allora capirete che non si può mangiare denaro!"


Admin - 02/12/2008 alle 13:08

Ragazzi, oggi è il 2 dicembre. Sono appena tornato a casa dopo la spesa, e sono in maniche corte. Un sole magnifico illumina questa giornata, fa caldo, e va bene che il Salento è la Giamaica ( :D:hippy: ) d'Europa, ma andarmente fuori in giro in magliettina a dicembre non mi era davvero mai capitato. Non ve lo scrivo, ovviamente, per farmi invidiare, ma solo per confermare che c'è seriamente da riflettere su tutto ciò.


Lore_88 - 02/12/2008 alle 16:44

Taci. Qua piove a dirotto da una settimana. Se continua un altro pò, Marasco ha il materiale per sfornare un'altra hit: http://www.youtube.com/watch?v=9n683VlAczQ :Od:


Salvatore77 - 02/12/2008 alle 16:51

E' da un pò di anni che dalle mie parti (Puglia) riesco ad andare regolarmente a mare con tanto di bagno fino ad ottobre inoltrato, e non solo io.


Subsonico - 02/12/2008 alle 17:26

[quote][i]Originariamente inviato da Admin [/i] Ragazzi, oggi è il 2 dicembre. Sono appena tornato a casa dopo la spesa, e sono in maniche corte. Un sole magnifico illumina questa giornata, fa caldo, e va bene che il Salento è la Giamaica ( :D:hippy: ) d'Europa, ma andarmente fuori in giro in magliettina a dicembre non mi era davvero mai capitato. Non ve lo scrivo, ovviamente, per farmi invidiare, ma solo per confermare che c'è seriamente da riflettere su tutto ciò. [/quote] Senti, nella terra di Bari è stato uno dei novembre più freddi che io ricordi...non ho mai raccolto le olive con la grandine! PS: il Salento non fa testo..d'altronde fa geograficamente parte dell'Africa :Od:


plata - 03/12/2008 alle 21:11

Cosa fanno qualche centinaio di km di differenza.... :grr: Qui diversi canali sono già traboccati e è da circa 1 settimana che il sono non si vede. Ma non è uno scherzo, proprio non si è visto più... :OIO


Monsieur 40% - 04/12/2008 alle 03:10

Ecco come lo Stato italiano (anzi, lo stato) affronta i problemi legati all'ambiente: http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/ambiente/efficienza-energetica/sgravi-fiscali-difficili/sgravi-fiscali-difficili.html Qui da noi (zona del pontino, precisamente ad Aprilia) si sta tentando da anni di costruire una centrale termoelettrica a turbogas, a ciclo combinato di 750 mwe, dell'azienda Sorgenia. Sono nate molte associazioni di cittadini, nelle zone limitrofe, per tentare di non far costruire questa centrale. In un primo tempo la lotta sembrava vinta, poi è tornata seria la realtà di questa nuova installazione, con tanto di polizia ed esercito a presidiare i cantieri dove si svolgevano i lavori. Insomma, il provvedimento anti-crisi del governo mi sembra più un favore fatto a queste nuove aziende/centrali che non un provvedimento anti-crisi. D'altronde anche le parole della neopresidentessa di Confindustria la dicono lunga: "Non possiamo rischiare che le norme per la limitazione del CO2 facciano sì che interi comparti della nostra industria vadano fuori mercato: l’Italia si prepari a porre il veto sulle proposte dell’Ue". Mah!


cassius - 29/12/2008 alle 08:29

La Marcegaglia ha interessi anche nel campo dell'energia (Euroenergy, che si occupa di produzione di energia da fonti rinnovabili e da CDR, che solo in Italia è considerato una fonte "rinnovabile") e quindi ha tutto l'interesse che i consumi aumentino invece di diminuire. Aggiungiamoci che il core business della famiglia Marcegaglia resta la lavorazione dell'acciaio, che in caso di politiche ambientali "spinte" potrebbe essere sopraffatta dalla concorrenza cinese. La Confindustria, quale che sia il suo presidente e quindi i suoi ovvi conflitti d'interesse (sarebbe stato interessante se, al posto della Marcegaglia, ci fosse stato un produttore di pannelli solari!), è una delle parti in gioco. Se avessimo una classe dirigente che pensa anche al dopodomani, capirebbero che si può accettare una MOMENTANEA sofferenza di qualche settore industriale (con la contemporanea crescita di altri...) per riconvertire il sistema produttivo verso criteri di rispetto dell'ambiente. Invece ci ritroviamo impegnati in una battaglia di retroguardia insieme alla Polonia, un Paese antieuropeista che ha ereditato l'obsoleta macchina industriale dei tempi del comunismo e non può permettersi di rinnovarla in tempi rapidi.


garin - 06/01/2009 alle 21:26

pare che l'Italia, da avanguardia europeista, stia diventando la retroguardia culturale del movimento europeo, purtroppo


EugeRambler - 06/01/2009 alle 21:36

In questi ultimi giorni di ferie ho fatto un po' il nerd :D [img]http://photos-e.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1958/1/100/1246460071/a1246460071_279052_5058.jpg [/img] Ogni volta che aprite una lattina di birra, di coca cola, di mais, di tonno, di fagioli borlotti, osservatene le dimensioni e domandatevi: "Ma questa è la forma ottimale per il volume di contenuto della lattina?" Magari domandatevelo a voce bassa, altrimenti fate la figura dei fessi! Cosa intendo per "forma ottimale"? Precisamente la minimizzazione della superficie di materiale utilizzato per produrre la lattina a parità di volume contenuto. Ipotizziamo la lattina di forma cilindrica pura e seguiamo il procedimento: [img]http://photos-f.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1958/1/100/1246460071/n1246460071_280085_6675.jpg [/img] [img]http://photos-f.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1958/1/100/1246460071/n1246460071_279125_3077.jpg [/img] Un piccolo esempio numerico: [img]http://photos-c.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1958/1/100/1246460071/n1246460071_279666_8013.jpg [/img] Si deduce quindi che, quasiasia sia il volume della lattina, in ogni caso le dimensioni per avere il minor utilizzo possibile di alluminio per produrla, sono quelle riportate nella dimostrazione. [b]RAGGIO:ALTEZZA=1/2 ----> DIAMETRO=ALTEZZA[/b]


EugeRambler - 06/01/2009 alle 21:39

Pensate ai cartocci del latte, dei succhi di frutta, del Tavernello, alle scatole di cartone dei biscotti, della pasta o di quel che vi pare. Quasi ogni volta che ne prenderete uno in mano, vi troverete di fronte ad un inutile spreco di carta, plastica, alluminio, oltre che, ovviamente, ad una scarsa razionalizzazione dei costi di produzione. Insomma, fatti come sono, la maggiorparte degli involucri e degli imballaggi a forma di parallelepipedo, costano di più all'ambiente e a chi li produce, e ovviamente il produttore guadagna di meno, avendo un costo più alto. Sembra inspiegabile, ed in effetti lo è! Ipotizziamo una scatola a forma di parallelepipedo e seguiamo il procedimento: [img]http://photos-e.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1958/1/100/1246460071/n1246460071_280620_7548.jpg [/img] [img]http://photos-f.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1958/1/100/1246460071/n1246460071_280621_2005.jpg [/img] Un piccolo esempio numerico: [img]http://photos-g.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1958/1/100/1246460071/n1246460071_280622_9677.jpg [/img] Si deduce quindi che, quasiasia sia il volume della scatola, in ogni caso le dimensioni per avere il minor utilizzo possibile di materiale per produrla, sono quelle riportate nella dimostrazione, ovvero uguali tra loro. [b]E' UN CUBO![/b]


plata - 07/01/2009 alle 10:58

Per un attimo a vedere queste formule mè preso male.... :xxo


Laura Idril - 07/01/2009 alle 10:59

io pure non ho capito...


Zanarkelly - 07/01/2009 alle 11:20

Secondo me EugeRambler non sta proprio benissimo... No, a parte gli scherzi, la questione non è qual'è la forma del recipiente che permette di risparmiare il materiale; la questone è qual'è il materiale migliore che possa garantire l'utilizzo per un dato prodotto e il riutilizzo. Sì, perchè è una buona cosa il RICICLO, e quindi recuperare materiale da recipienti di carta, cartone, plastica, alluminio, acciaio, tetrapack (anche se su questo ho i miei dubbi!), però la strategia migliore è senz'altro il RIUTILIZZO, e cioè riutilizzare il recipiente dopo averlo lavato ed igienizzato. Un recipiente in vetro o in policarbonato può essere riutilizzato praticamente in eterno, se non viene rotto. Questa è una delle strade per ridurre davvero i rifiuti.


desmoblu - 09/01/2009 alle 13:45

Infatti. Produrre e smaltire una scatola di tetrapack ha un costo in termini economici ed ambientali. In molti casi basterebbe utilizzare il caro vecchio vetro, oppure riutilizzare bottiglie e contenitori in plastica. E' il concetto che sta alla base dei distributori di latte fresco o di detersivo/sapone liquido che stanno sorgendo un po' ovunque (per fortuna).* Sarebbe molto semplice risparmiare e inquinare meno..ad esempio riutilizzando le bottiglie e i contenitori, o facendo la spesa con buste di stoffa al posto dei nylon (più o meno biodegradabili, a seconda), magari a km 0.. E' una cosa che in altri Paesi avviene già.. penso all'Olanda, o alla Francia (da buoni italiani ci schifiamo della baguette incartata alla 'speraindio', così anti-igienica, così pericolosa, così...sbagliata, tanto sbagliata che i francesi continuano a mangiare pane e crepano ne' più ne' meno degli italiani). Effettivamente la questione della quantità e della qualità degli imballaggi da noi è evidente. Basta comprare un tv, un computer, un telefono e ci saranno scatole, scatolette, bordi di plastica, metri di pluriball, rinforzi, polistirolo, cartoni, sacchetti. Ma questo vale anche per un'insalata comprata al supermercato o un'uscita all'edicola. L'80% degli iballaggi è INUTILE. Allora evitiamo. Colgo l'occasione per ricordare che tra un mesetto c'è M'ILLUMINO DI MENO, la giornata del risparmio energetico promossa da caterpillar (radio2) nell'anniversaro del protocollo di Kyoto (ahimè..). E' un'ottima occasione per spegnere le luci, magari per una cena a lume di candela (bello, no? è ance la vigilia di s.valentino..). Per un giorno, o una sera, via le luci, via la tv, gli stand-by degli elettrodomestici. E' una dimensione che abbiamo scordato, ma per secoli s'è vissuto secondo i ritmi del sole e del buio: per un giorno (almeno) possiamo anche riprovarci. Sempre il 13 in Belgio si celebra il 'giorno del maglione spesso': nelle scuole, negli uffici, nei negozi, nelle abitazioni si abbassa la temperatura di un grado (1° C). Il risparmio è di circa il 7%. 7% in meno di corrente (e quindi di spesa) ma anche di CO2 e inquinamento prodotto. Quindi ecco, come ogni anno vi invito a provare queste iniziative: scoprirete che non è per niente impossibile, anzi è piacevole.


plata - 09/01/2009 alle 17:56

L'altro giorno a Linea Verde c'era un tizio che si vantava di avere un'azienda a zero emissione di CO2... :Od: Già lì ho cominciato a ridere.. Poi quando ha fatto vedere i trattori e BioDiesel che aveva ridevo ancora di più. Come se il Biodiesel non producesse CO2.. sarebbe bene che qualcuno gli spiegasse che qualsiasi essere vivente che respira emette CO2, figuriamoci un trattore! Poi ha fatto vedere le moto per spostarsi, ovviamente elettriche, come se la corrente venisse prodotta naturalmente.... (o almeno la maggior parte). Insomma, dopo un po' ho preferito cambiare canale e vedere "Cotto e mangiato".. :Od:


Zanarkelly - 09/01/2009 alle 18:34

[quote][i]Originariamente inviato da plata [/i] L'altro giorno a Linea Verde c'era un tizio che si vantava di avere un'azienda a zero emissione di CO2... :Od: Già lì ho cominciato a ridere.. Poi quando ha fatto vedere i trattori e BioDiesel che aveva ridevo ancora di più. Come se il Biodiesel non producesse CO2.. sarebbe bene che qualcuno gli spiegasse che qualsiasi essere vivente che respira emette CO2, figuriamoci un trattore! Poi ha fatto vedere le moto per spostarsi, ovviamente elettriche, come se la corrente venisse prodotta naturalmente.... (o almeno la maggior parte).[/quote] Io non ho visto la trasmissione, ma forse si riferiva al fatto che compensava l'emissione di CO2 in un altro modo. Esiste un'associazione legata alla radio Lifegate che fa consulenza su come ridurre al minimo le emissioni di CO2, calcola le restanti emissioni e ti propone di compensarle piantando ettari di piante ed alberi in 4 o 5 parchi naturali sparsi per il mondo: Costarica, Venezuela e uno anche in Europa, mi sembra in Slovenia. E' una cosa un po' strana e utopica, very newage, ma non del tutto stupida. Si chiama Progetto Impatto Zero.

 

[Modificato il 09/01/2009 alle 18:36 by Zanarkelly]


plata - 09/01/2009 alle 20:25

Bè a parer mio è una cosa inutile. Fare delle foreste a migliaia di km di distanza rispetto a dove viene prodotto l'inquinante non ha senso. Infatti l'emissione di CO2 è particolarmente forte in Europa. Se consideriamo anche l'edilizia che sottrae ogni anno migliaia di ettari a zone verdi (che siano campi incolti, coltivati o boschi), lo scompenso assume forme imponenti. Le foreste mancano in Europa, non in Costarica. Bene il fatto della Slovenia, ma dalle altre parti è inutile. Le correnti aeree non consento infatti un ricambio di aria dal Venuzuela all'Italia per esempio. Se servono alberi per convertire in ossigeno la CO2 servono qui da noi...


Zanarkelly - 10/01/2009 alle 00:58

[quote][i]Originariamente inviato da plata [/i] Bè a parer mio è una cosa inutile. Fare delle foreste a migliaia di km di distanza rispetto a dove viene prodotto l'inquinante non ha senso. Infatti l'emissione di CO2 è particolarmente forte in Europa. Se consideriamo anche l'edilizia che sottrae ogni anno migliaia di ettari a zone verdi (che siano campi incolti, coltivati o boschi), lo scompenso assume forme imponenti. Le foreste mancano in Europa, non in Costarica. Bene il fatto della Slovenia, ma dalle altre parti è inutile. Le correnti aeree non consento infatti un ricambio di aria dal Venuzuela all'Italia per esempio. Se servono alberi per convertire in ossigeno la CO2 servono qui da noi... [/quote] Sicuramente non è la soluzione a tutti i mali, però è una cosa simpatica: visto che non è possibile annullare totalmente le emissioni di CO2 generate per effetto delle nostre attività giornaliere, ma solo ridurle il più possibile, allora può diventare utile questa cosa. Anche perchè, forse mi sono dimenticato di specificarlo, si tratta di azioni di riforestazione di aree che erano state disboscate. E comunque non pensare che sia così inutile una foresta anche dall'altra parte del mondo; quando si dice che il mondo è piccolo e che siamo tutti sulla stessa barca, non è un'esagerazione. Pensa che salendo al Rifugio Mandrone, verso il ghiacciaio omonimo nel massiccio dell'Adamello, c'è un piccolo museo/centro studi sui ghiacciai, dove si mostra l'evoluzione del ghiacciaio negli anni e vari studi effettuati: è esposta una carota di 1 metro presa dal Mandrone con una scala datata che riporta la "storia" di alcune centinaia di anni. Sono chiaramente visibili all'interno del ghiaccio vari strati di polvere con colori diversi in corrispondenza di altrettanti eventi particolari: tra i tanti spiccano Chernobyl, pioggie cariche di sabbia del deserto e, soprattutto, uno strato nero in corrispondenza dell'eruzione del vulcano Krakatoa nel 1883. Indonesia! Ora, io dico, se arriva la polvere vulcanica, l'ossigeno ci metterà anche un po' per venire, però alla fine qualcosina... per osmosi.

 

[Modificato il 10/01/2009 alle 01:28 by Zanarkelly]


plata - 08/10/2010 alle 19:34

Rispolvero questo thread per non aprirne un'altro... così in caso di insuccesso non darà troppo nell'occhio :Od: Vi chiedo un... non posso nemmeno chiamarlo aiuto, diciamo semplicemente che avrei bisogno di qualche vostra esperienza, qualora l'abbiate (così com ela voglia di raccontarla) Vi spiego. Da qualche settimana mi stò occupando di un'attività seminariale molto particolare. Praticamente è una ricerca, una tesi, nata da una mia curiosità suscitata a lezione. Nel processo di acquisizione del materiale e nella lettura dello stesso, da "semplice" tesina fatta facendo un collage di informazioni, è nato in me un viscerale interesse interesse dovuto al fatto che il tema sconfino in decine di discipline... dalla psicologia all'arte. Il tema, sarà meglio che lo dica da qui in avanti :Od: è quello del [b]verde scolastico [/b]. oltre che l'interesse sono nate per caso delle idee, anzi, mi azzardo a dire una visione piottosto particolare dello stesso, inserendo altre variabili ed allargando la visione del problema del verde. Ne stà uscendo un lavoro mastodontico (diciamo anche tremendamente abbondante a quel che mi si chideva :hammer: ) ma soprattutto un'idea (lo potrò dire?? Nessuno l'ha pianificata prima!) NUOVA Ecco che a questo punto, se qualcuno lo vuole, poterbeb aiutarmi... Parlando di Verde scoalstico, quello che vi chiedo è semplicemente di riportare (anche brevissimamente) la vostra esperienza scolastica... anche se è molto lontana nel tempo (in altre parole se siete anziani :D ) anzi, gradirei molto! [list] [*]se dove siete andati a scuola c'era o no un cortile, un giardino.. [*]come era tenuto, se lo potevate utilizzare [*]e soprattutto, se esiste ancora adesso e in che condizioni è [/list] Se non avete capito niente di quel che vi chiedo, vi capisco :D


Mad - 08/10/2010 alle 19:46

Fino alle medie ho sempre avuto cortili ampi e a volontà. L'uso è sempre stato libero, a parte ovviamente nella stagione invernale. Oggi sono ancora al loro posto.:D


Abajia - 09/10/2010 alle 00:45

L'ultimo cortile che io ricordi, allegato ad un'esperienza in qualche modo formativa, risale all'asilo. Va bene lo stesso? :D Avanzando nel tempo: nessun cortile appartenente all'edificio scolastico tra elementari e medie (lo stesso per entrambi i "gradi" di formazione): utilizzavamo d'abitudine un parchetto vicinissimo per andare a giocare a pallone quando l'insegnante cedeva alle nostre suppliche, però era ed è a tutt'oggi una zona che colla scuola non c'entra, se non per quei motivi. Venendo alle superiori: un grande complesso praticamente "incastonato" in una zona verde, quindi ti ho già risposto. Arrivando all'università: vado alla Sapienza, internamente alla città universitaria, quindi che te lo dico a fare? Se non ci fossero alberi da quelle parti, ci starebbero soltanto le lucertole! :D In bocca al lupo per il l'impegno mastodontico, Fabiè!


plata - 09/10/2010 alle 07:28

Grazie ragazzi :cincin:


desmoblu - 09/10/2010 alle 11:38

Asilo: grande cortile (beh, se lo rivedo adesso mi sembra molto più piccolo :) ), ghiaia e terra ed erba. Un grande ippocastano, qualche albero, uno scivolo di metallo. Accesso regolato da maestre/suore, ma avevamo qualche ora d'aria. Elementari: Cortile con alberi e ghiaia, ci andavamo quasi sempre. Un campo da calcio in terra, che si trasformava nella classica piscina di fantozziana memoria. Ah, a volte le maestre ci facevano uscire per il quartiere, pieno di alberi. Medie: prato sui tre lati dell'edificio. Ci andavamo a correre per ed.fisica e a fare un po' di orienteering. Vietato nella ricreazione. Liceo: area fumatori, con aiuola rosata & ortensiosa. Pista di atletica, mi piaceva molto e ci correvo tantissimo. Spero che i ricordi d'infanzia ti possano servire :)


plata - 09/10/2010 alle 13:24

Grazie desmo, confidavo in un tuo intervento ;)


UribeZubia - 09/10/2010 alle 13:47

Asilo: cortile in ghiaia e terra con qualche albero e qualche gioco. Elementari : un mezzo cortile asfaltato ma quasi mai utilizzato. Medie: un mini praticello spelacchiato attorno alla scuola dove c'era una mezza buca con sabbia per il salto in lungo. Superiori : niente.


plata - 10/10/2010 alle 13:35

[quote][i]Originariamente inviato da UribeZubia [/i] Asilo: cortile in ghiaia e terra con qualche albero e qualche gioco. Elementari : un mezzo cortile asfaltato ma quasi mai utilizzato. Medie: un mini praticello spelacchiato attorno alla scuola dove c'era una mezza buca con sabbia per il salto in lungo. Superiori : niente. [/quote] :cincin:


Salvatore77 - 10/10/2010 alle 14:09

Elementari: nessun giardino, un cortile con qualche pino sempre verde Medie: cortile con 3/4 pini sempre verdi e niente verde Superiori: cortile senza verde Università: l'immobile era un ex tribunale, nessun cortile e nessun albero, forse qualche pianta ornamentale. Formazione post-laurea/master: stessa università che però si è trasferita in un ippodromo, quindi a causa dell'uso promisquo c'è parecchio verde, tenuto discretamente, però quando si entra nell'ippodromo, a sinistra c'è l'università, a destra c'è il centro riproduzione ippico. Quando non c'è vento ci sono tante zanzare, quando il vento spira dalla stalla verso l'università, la puzza di merda di cavallo te ne devi scappare.


Bitossi - 10/10/2010 alle 23:02

Asilo-Elementari-Medie-Superiori-Università: io ricordo solo cortili in terra battuta, oppure in cemento, dove saltuariamente (alle medie e alle superiori) si veniva condotti a fare educazione fisica, in caso di bel tempo. In compenso, ora lavoro in un Centro di Formazione Professionale (con corsi paralleli al primo triennio delle superiori), dove esistono 5/6 grandi aiuole fiorite ed alberate, una serra, ed un prato dietro la serra con piccoli orti, tettoie con lavandini e griglia per barbecue... :D


plata - 11/10/2010 alle 09:28

[quote][i]Originariamente inviato da Bitossi [/i] In compenso, ora lavoro in un Centro di Formazione Professionale (con corsi paralleli al primo triennio delle superiori), dove esistono 5/6 grandi aiuole fiorite ed alberate, una serra, ed un prato dietro la serra con piccoli orti, tettoie con lavandini e griglia per barbecue... :D [/quote] Che isola felice... :)


Laura Idril - 11/10/2010 alle 09:33

Asilo: ex casa delle suore con due cortili e un grande giardino con orti, piante e giochi. Elementari: cortile in cemento Medie: cortile in cemento e giardino intorno con piante (si poteva utilizzare a ricreazione). Superiori: ex villa rinascimentale con cortile interno con un gigantesco cedro del Libano.


leo - 11/10/2010 alle 10:34

Elementari: grande giardino recintato con prato e giochi dipo scivolo, percorso di equilibrio ecc ecc..utilizzabile in ricreazione Medie: Aiula dove avevemo fatto mini coltivazione nelle ore di tecnica e spazio esterno asfaltato, non utilizzabile in ricreazione Superiori: spazio asfaltato-cementato senza verde utilizzabile in ricreazione


Lore_88 - 11/10/2010 alle 10:35

Asilo: piccolo cortiletto interno abbastanza alberato. Elementari: grande piazza davanti all'edificio con molti alberi e cortiletto interno. Medie: cortile cementificato. Liceo: praticamente in campagna; la pista d'atletica (se così si può definire quella roba scassata :Od: ) e il campo di basket sono immersi in un oliveto, alberi ai quali sono super allergico: vi lascio immaginare la mia gioia. Però era bello essere immersi nel verde... quante ore passate a prendere il sole... aaah, bei tempi. :cool: Università: Novoli. Vabbè che sei pisano ma credo tu sappia che ambiente (dimmerd) è. :Od:


plata - 11/10/2010 alle 11:46

Ragazzi siete grandissimi! :cincin: Va a finire che allego un sondaggio non ufficiale :D


nino58 - 11/10/2010 alle 12:18

[quote][i]Originariamente inviato da Bitossi [/i] ... e griglia per barbecue... :D [/quote] è lì che hai conosciuto uffa ?


Morris - 11/10/2010 alle 14:07

Da tempo non aprivo questo thread: ma che bella sorpresa! Iniziai il percorso scolastico il 1° ottobre 1961. L’edificio della scuola elementare della mia frazione, allora semplice villaggio, era una casa abbinata ad un deposito-magazzino di granturco, crusca e semine. Sul lato di confine, posto ad ovest e lungo circa 30 metri, una vecchia rete metallica, così vecchia (risalente all’anteguerra), da vedersi più come ornamento, piuttosto che frapposizione. A nord, a dieci metri dall’edificio scolastico (due piani con due aule, scala, sottoscala-ripostiglio, piccolo magazzino e servizi), con le sole tracce di una recinzione che fu, una storica arteria come la via Emilia. Ad est, a tre metri dal lato dei servizi, una capezzagna importante del villaggio, naturalmente non asfaltata. A sud un cortile in parte erboso, ed in parte in terra battuta, con quattro altissime betulle. Dimensioni totali dell’area scolastica compreso l’edificio, circa 1300 metri. Spazi ristretti dunque, ma grande laboratorio da cui tutti noi abbiamo attinto. Le due maestre delle pluriclassi miste (prima e seconda, per una; terza, quarta e quinta, per l’altra) implementarono sul verde dell’area cortilizia e quei 150 metri quadrati ante via Emilia, una parte fondamentale della loro pedagogia. Gli studi di mia figlia, tanti anni dopo, mi fecero conoscere le basi di quei filoni, sui grandi pensieri di John Dewey, delle bravissime sorelle Rosa e Carolina Agazzi e, soprattutto, di Maria Montessori. Nei cinque anni passati alle elementari (compreso un 1962 dove potemmo provare una stupenda esperienza di “doposcuola” sperimentale), il verde divenne gioco costruttivo, i grembiuli neri si sporcarono sovente di terra per i lavori di giardinaggio; scoprimmo il valore degli alberi (il 21 novembre era una gran festa), la loro tutela, il perchè delle potature. Persino le fognature che stavano a sud del cortile, furono occasione per me di imparare e conoscere lustri prima, i dettami e le necessità di una legge, come la “Merli” del 1976, che poi fu così importante nella mia quotidianità di assessore in un altro comune. E quando alle lezioni non bastavano più gli spazi scolastici, si andava a conoscere la tanta campagna che ci circondava: soprattutto si finiva nel parco di una grandissima villa, sulla vicinissima collina che fu “parcheggio” dell’esercito di Gioacchino Murat in fuga. Alla fine di quei cinque anni meravigliosi, l’area antistante la via Emilia, era divenuta giardino con tanto di aiuole interamente costruito e curato da noi, erano stati piantati alberi, aceri soprattutto e l’intera area era stata recintata coinvolgendo la gente del villaggio. Quando, nel 1976, con due amici più anziani di me, riuscii a mettere a punto il mio primo documentario, lavorando con un arcaico videotape Sony, non potei che iniziare da quel laboratorio, al tempo già ucciso da un progresso che non è sempre tale. Oggi, il defunto giardino della scuola è una piazzale di porfido, mentre sul cortile è sorta una casa, Sul terreno non occupato dallo stabile, c’è un piccolo spazio verde. ...segue...


Morris - 11/10/2010 alle 14:11

Frequentai le Medie in un comune che non è mai stato il mio di residenza, ma lo divenne subito per un apogeo simpatetico, ancor prima del mio impegno politico ed amministrativo nel luogo. Si tratta di un paesino anch’esso sulla via Emilia, che ha forgiato gli studi superiori di un certo trombone sanguinario, purtroppo estemporaneo esempio di folklore romagnolo, come giustamente gli disse Antonio Gramsci, in una significativa seduta del Parlamento, nel periodo d’Aventino. Lì, la scuola possedeva ampi spazi verdi e altri con ancora evidenti segni di viticoltura. Gli spazi si usavano per l’intervallo, raramente per giochi nelle ore di educazione fisica. Altre volte, rare, come momento di incontro pubblico con personaggi. Era però l’occasione per chi come me andava a scuola in bicicletta di mostrare qualcosa Fu proprio lì, nell’area di porfido in leggera pendenza che feci il mio primo record di surplace, con 4’20”. Oggi, sull’area verde sono sorti una palestra ed un campo di calcetto all’aperto. ...segue...


Morris - 11/10/2010 alle 14:16

Le Superiori le ho consumate in un edificio ex ospedale di una città avente oggi, dopo tanti anni d’assenza, una squadra in Serie A. Naturalmente, attorno alla struttura, un parco assai alberato, con abeti, cipressi, querce e altro ancora. Quel verde veniva usato limitatamente per l’intervallo, o per svolgervi i Campionati di Istituto di corsa campestre. L’uso maggiore però, consisteva nelle assemblee del movimento studentesco e negli scioperi “bianchi”, tanto presenti a quei tempi. Il parco, era poi una utile via di fuga per quei “buchi” che tanto animavano singole volontà, fra le quali il sottoscritto si distingueva (in 5a, 346 ore di assenza!), non già perché monello, ma per vivere la compensazione dell’errore nell’aver scelto quella scuola innaturale. Eravamo in tanti finiti lì, per spinta familiare o singolo scompenso di gioventù, per fare i tecnici e, quindi, avere un rapido mestiere nelle mani. In sostanza, il “buco” era ossigeno, un modo per vivere una acculturazione diversa, rispetto a montagne di formule e problemi lunghi anche venti lavagne. Il parco era un ricettore di letture, di dibattiti a piccoli gruppi, un ambiente in cui l’odore silvestre, azionava attraverso il respiro, la lucidità, la voglia di conoscere, confrontarsi, approfondire. Ancor oggi, il sottoscritto è capace di mandare a quel paese con tanto di gesto dell’ombrello, il metodo di Maxwell o il principio di Kirchhoff, ma ricorda ampiamente l’abete appoggiato al quale scorrevano le letture dei testi sui vari August Comte, Max Weber, Karl Marx ecc., o semplici romanzi “d’evasione” come “Orgoglio e pregiudizio” o “Cime tempestose”, oppure ancora le narrazioni giornalistiche sui giochi di polso di Rod Laver o Ken Rosewall….che poi, sapendoli scrivere, mi consentivano un “6” col tennista professore di elettrotecnica. Quel parco c’è ancora e quella scuola è ancora perfettamente funzionate, nelle sue certo stimabili essenze, anche se a me, oggi come ieri, indigeribili. L’Università, vissuta solo come teatro d’esami o di pratiche burocratiche, non mi permette di aggiungere nulla sui suoi luoghi. Ero uno studente operaio e non saprei dire, nelle varie collocazioni della facoltà, quanto verde vi fosse e/o come venisse usato e vissuto. Ho conosciuto i Cus, ma da dirigente sportivo e questo è tutto un altro discorso…. Il dopo. Come ho detto, ho fatto l’Assessore, per un lungo lasso anche all’Ambiente. Assieme al mio collega alla Cultura, abbiamo lavorato intensamente con ottimi risultati, per favorire l’integrazione del verde, la cura dell’ambiente e la stessa agricoltura, nei programmi scolastici. Perlomeno in quelli, ove la notoria ottusità del ministero, è più malleabile: scuole materne, elementari e medie. Ma anche questi sono argomenti che portano a troppo altro…. Ciao Plata!


plata - 11/10/2010 alle 19:34

Grazie Morris... che intervento!! :clap: Vi ho letto molte questioni che purtroppo sono sempre più comuni... E molto altro ancora di interessante che stò trattando... La cosa più incredibile però, è quella che dici in chiusura... il ministero. Certo è proprio incredibile. Forse era più evoluto il TU del 28 che tutta la legislazione successiva... Adesso gli piace nascondersi dietro alla scarsità di risorse, vera più che mai, ma anche l'ultimo degli arrivati capirebbe che un buon progetto poi si mantiene da solo e da chi l'ha creato... Anche perchè se non si investe nel futuro, non capisco proprio come si posso uscire dalla mediocrità più nera.


Morris - 12/10/2010 alle 14:25

[quote][i]Originariamente inviato da plata [/i] ... il ministero. Certo è proprio incredibile. Forse era più evoluto il TU del 28 che tutta la legislazione successiva... [/quote] Già, il ministero più scarso della storia dell'Italia repubblicana. Lo dicevo nei comizi.... Basti pensare che il ministro meno peggio, è stato uno che si chiamava Misasi...(;)). La sinistra, ovvero quel derelitto moncherino sul quale abbondano le speranze di tanti per la delusione di tutti, ci ha recentemente presentato un Berlinguer (le cui idee non erano certo distanti da una Moratti e sono praticamente sovrapponibili a quelle della squallida ministra attuale), nonchè tal Fioroni, personaggio in testa alla lista dei nuovi dispregiativi, in attesa di inserimento nella lingua italiana.... Basta e avanza, insomma. In bocca al lupo per il tuo progetto.