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Autore: Oggetto: un racconto: Scacco matto

Livello Marco Pantani




Posts: 1476
Registrato: Mar 2005

  postato il 08/04/2005 alle 15:27
Ciao belli,
dopo il doping e la rottura di balle che ho allestito con Morris sull’arte del pedalare
ecco un racconto per gli appassionati, una corsa vera, una storia vera, Vita Vissuta!!
Mi scuso per le parolacce (poche, nella realtà sono molte di più), le peggiori, le ho anche un po’ mascherate, ma sono funzionali a restituire un’atmosfera, spero non offendano la sensibilità di nessuno.

È un po’ lungo, fatemi sapere se vi è piaciuto.

Ciao
Claudio


Scacco matto.

Prologo.

Le spalle di Alfredo oscillano paurosamente, i gomiti lentigginosi sono larghi, spuntano dal sedere sudato.
La catena gratta, scende sul sedici.
La testa è scomparsa. È sui pedali, accelera.
Il suo palmer si allontana, non riesco a mantenermi abbastanza vicino, onde invisibili mi respingono, sono lento. - Più vicino, più vicino alla sua ruota-
Si sposta per il cambio.
“Alè Dance, alè!”
“Oh,… salto un cambio!....non ce la faccio.”
“Noo, ci prendono zioccàn…..da-hai!….cazzodai!”
“...uno…uno solo...non ci raggiungono…”

Scivolo dietro.
-Avvicìnati Claudio e respira,...accorcia, sfioralo e respira, respira…
Quanto manca, mioDio, quanto manca!
Come sono arrivato qui?-



Cremona, settembre 1985

Mattina.

Mancano poche gare alla fine della stagione allievi 1985, corro da 3 anni.
Qualche bella corsa, sempre all’attacco, ma pochi piazzamenti e nessuna vittoria.
Speravo in molto di più.
Al secondo anno di categoria dovrei vincere , invece niente.
Sarà che non sono veloce.
Papà dice che spendo troppe energie, che dovrei succhiare di più le ruote, in realtà ormai corro bene, me ne rendo conto, vedo la gara, so stare nel gruppo, la grinta c’è, ma qualcosa è sempre mancato.
Non so cosa, a 16 anni non riesco a capirlo.

Oggi siamo a Cremona, il circuito “classico” del Porto, ci dicono che sia classico perché ci disputano anche una importante corsa per dilettanti.
Scherziamo sul fatto di partecipare a una “classica”, tipo Sanremo o Roubaix.
Dieci giri, cento chilometri e rotti.

Siamo io e Alfredo, in due.
La “squadra” è fatta di due corridori, è la Mobil Brix, colori bianco e blu.
I calzoncini sono in Lycra, ma la maglia è ancora di lana, aderente, senza elastico in vita, si appoggia sui fianchi come un vestitino, dietro le tre tasche sono grandi e ci stà di tutto, hanno un bottoncino a metà apertura, d’estate ci metto anche una borraccia.

Siamo in due, corsa piatta, ultimi caldi di stagione…come correre?

L’allenatore si chiama Bettella, anzi, in realtà è un soprannome, nessuno ricorda davvero come si chiami, ma ci vuole bene come a quei figli che non ha. Non si è mai sposato.
Il suo compito principale è quello di gonfiare le gomme, tenerci allegri e fare i massaggi ad Alfredo.
A me li fa mio papà, Bettella li fa male, vuole usare l’olio anche d’estate e infila le punte delle dita fra i gemelli dei polpacci, fa malissimo, l’unica volta che me li ha fatti lui non ho finito la gara.

Siamo solo in due, ma compatibili, lui è veloce, io passistone con la vocazione della fuga, la condizione è buona…..attaccaremo?

Mi metto il caschetto, il berrettino con l’elastico tagliato e la visiera corta girata sulla nuca, la fibbia del danese mi dà fastidio, pizzica la gola.

“Andate a vedere l’ultimo chilometro!”
“Non serve Bettella, ci passeremo sotto dieci volte.”
“Ah, giusto, beh, allora scaldatevi bene eh!”
“Non fa già abbastanza caldo?”
“…e allora fate come volete…, ogni cosa che dico,….che ci vengo a fare?...”
Si ride, stiamo bene.
Saltiamo sui mezzi che lo stiamo ancora sfottendo.
Senza dirglielo andiamo a controllare l’ultimo chilometro.
Salutiamo alzando il mento altri che si scaldano, parliamo di fighe, pensiamo alla gara.


Quarto giro.

“Mi tiri le volate?..mi aiuti?”
“Come?”
“I traguardi volanti!, uno ogni giro dispari, sono a punteggio e i premi sono in soldi, ho vinto la prima e poi terzo nella seconda, mancano tre volate,… Castignola è troppo veloce, all’arrivo non lo batto, ma i traguardi…..posso farcela,…eh Claudio?”
“Uhm, no.”
“Perché?”
“Dai!....i traguardi volanti fanno schifo!….. corriamo per vincere no?”
“….mah!, pensavo cheee…vedi, si và troppo forte, è piatta, niente fughe e tu, tu come speri di portarmi fuori all’ultimo chilometro, sei da solo……”
“Senti, ho visto che dopo ogni traguardo il gruppo rallenta molto, ci sono sempre dei tentativi no?….all’ultima volata mancherà solo il giro finale, facciamo lo sprint nei primi trenta e poi partiamo secchi, olavàolaspacca, capito?…..portiamo fuori una fuga, qualcuno si accoderà di sicuro, tentiamo, rischiamo dài….dài, non ho voglia di tirarti le volatine del "particolare anatomico che, se rotto, simboleggia seccatura". Mi sembra di star bene e tu?”
“Bene, anche io.”
“Dài, facciamolo, rischiamo.”
“La solita storia, corriamo per vincere eh? Rischiare di perdere per poter vincere?”
“Si.”
“Uff…Vabbè.”
“Allora d’accordo, corriamo coperti, al penultimo giro andiamo davanti”.
“Vabbè….ho fatto due volate per niente.”


Adesso.

Penultimo giro, manca un chilometro al passaggio, la velocità è già elevata, tocco la spalla di Alfredo. “Mettiti a ruota Al….dopo la curva parto a tutta, tu mi segui, se c’è il buco bene, altrimenti fammelo tù, se va male ti porto davanti per la volata.”

Movimenti convulsi a venti metri da me, sbandano a destra, urlo dei freni, bestemmie.
Passo in mezzo, bastano due pedalate, sono dietro la zona della lotta, la voce di Alfredo che dice. “Ci sono.” Và tutto bene.
Ecco che si lanciano, siamo poco distanti, accelero solo un poco, mi defilo, a ruota di uno della Minciocolori, la volata finisce, lo speaker dice il nome di Castignola…che pirla...meglio così dovrà rifiatare.
Campana dell’ultimo giro, mi volto, il gruppo dietro di noi è in fila…và tutto bene, pelle d’oca sulla schiena, svuoto il naso soffiando con forza e premendo le due narici alternativamente.
-Stai calmo, Cla, decidi il momento, non sbagliare, esplodi la rabbia, fallo, fallo bene-.

Dopo trecento metri curva secca a destra, quelli che hanno sprintato si allargano, accelero, guadagno posizioni senza fretta, entro in curva in quinta ruota, Alfredo, al mio interno si fa vedere, si sfila e si accoda, è proprio bravo...bene così.

Eccoli, davanti rilanciano dopo la curva, sono sui pedali in un riflesso dell’abitudine .…io no, proseguo seduto, perdo metri, voglio schizzare via a velocità doppia, partire da dietro per sorprenderli.
Inspiro l’aria, non troppa, la soffio fuori tutta dalla bocca, via tutto, ripulire il fiato, fra poco darò quello che mi rimane, la destra và al telaio, tiro su un dente rimango seduto, cerco di risparmiare sul gesto e perdo 5 metri, frà poco, frà poco…

Il primo è un piccoletto magro, si appoggia sul sellino rallentando, scarta di lato e si volta, stacca la sinistra e l’appoggia sulla coscia, dice “..gnari, allora?..”, gli altri smettono di pedalare, si aprono

ADESSO... ADESSO

Sbando, la fronte in avanti, sfiora il manubrio, vado sulla destra, pesto sulle staffe, la ruota dietro scarta perché ci sono delle piccole buche, punto un varco fra i corridori.
Sfilo tutti al doppio, dribblo biciclette e nessuno davanti, esco dalle case, ancora sui pedali, mi siedo, cambio, giù l’ultimo dente, mi alzo di nuovo, la pedalata rallenta, ma filo come un razzo…. alla fine di questa progressione mi volterò a guardare, ma adesso no….adesso devono morire.
Volo, la testa oscilla ancora alto-basso-alto-basso, i glutei, sulle punte, protestano per il prolungarsi dello scatto.
Volo, nel sole, l’asfalto migliora e controllo l’assetto.
Volo, entro nell’ombra di un filare di platani. Li sfioro e il ritmo velocissimo vuoto-pieno dei tronchi grigiastri mi esalta, vado fortissimo.
Ritrovo l’appoggio della sella, ho la sensazione di avere fatto il vuoto, mi viene da piangere insensatamente.
Stà andando bene, sono un siluro che spacca l’aria, non so nemmeno di respirare……-adesso falli morire…non voltarti, ancora 50 metri-.

Ci deve essere, ci deve essere il buco, mi sono seduto, ma ancora non mi volto, sento un rumore di deragliatore mal regolato alla spalle, Alfredo?
Spingo al massimo da 500 metri,…spero ci sia il buco, ti prego, fa che sia così.
Basta che il ragazzo a ruota di Alfredo fosse stanco, o pirla, fa lo stesso, se dietro di me ci sarà tutto il gruppo in fila la mia corsa sarà finita, sento il cuore scoppiare, non recupererò tanto velocemente da questo sforzo e fra poco sarà troppo tardi per tentare una fuga.
Ho paura, non voglio voltarmi, ma devo farlo, le energie dell’attacco finiscono, devo regolarizzare la velocità.

Mi sposto, pochi centimetri a sinistra, non mi sono ancora voltato che la voce stridula di Alfredo mi grida: “Viaviavia!”
Mi scorre accanto, rosso in viso, sibila “grandehh….c’è il buco”.

Prima di agganciarlo vedo il gruppo dietro a 80/100 metri, un tizio della Libertas si volta e fa un gesto unendo le dita, piega il polso, il collo in torsione, chiede e non ottiene collaborazione
-Ah!!sì grande, sììì- Mi sento un figo, un figo!

Mancano dieci chilometri alla fine, ecco che Alfredo si sposta, passo io. “Regolari adesso.”
Non ci è venuto dietro nessuno, siamo in fuga. Noi due.
Là dietro impazziranno.
Noi due, soli, il vantaggio cresce, immagino le urla, le accuse che volano sul gruppo.
Siamo forti, siamo una sfottuta coppia da Trofeo Baracchi, ecco cosa!
Rido per la faccia allibita dell’allenatore della Libertas che ci vede passare, sgrana gli occhi, mi godo la sua delusione.
Mentre gli scorriamo accanto, la rabbia gli monta addosso, getta a terra una borraccia, scatta in avanti verso il gruppo urlando qualcosa.

Il cuore mi esplode nella gola, un martello batte le meningi sottopelle.
Insensibile, meccanico, spacca lo sterno e versa acido nelle gambe.
Regolarizzare, concentrarsi e dare continuità.
Cerco un mantra dentro me, da ripetere nella testa, mi viene una canzone di Bruce
-…oh-oh com teic mai end, raiding aut tunait tuuu cheis de promis lend…o-o-ooh tander rod, o tander rod….o tander roo-od..-

Non funziona, ad ogni cambio recupero meno, il respiro corto, fa male se tento di controllarlo.
Alfredo sembra forte, ad ogni turno dà uno strappo, devo alzarmi sui pedali per agganciarlo.
E’ chiaro, ne ha di più.
Fra pochi chilometri sarò una zavorra per lui, devo recuperare, devo respirare.

Il vantaggio cresce ancora, saranno 400 metri, il tentativo è riuscito, ma siamo sempre alla loro portata.
Dietro, un allungo deciso, basterebbe a dimezzare il nostro vantaggio.
È il momento di contenere, mantenere questo margine, poi dovremo resistere al ritorno del gruppo.
Dovremmo rallentare un po’, ma Alfredo è scatenato, tira 50 metri più di me ogni volta e io stò esaurendo la capacità di recuperare, devo lottare ad ogni metro.

Entro in una dimensione simile all’incoscienza.
Nessuna canzone in testa.
Esiste solo un dolore liquido che si espande, dilaga in tutto il corpo.
Si propaga a ondate nelle gambe e lungo la schiena.
Si ferma a mulinare sui lombi, torna su.
Scende davanti fino ai polsi, che soffrono.
Fuoco che riempie anche la testa, sordo pulsare ottuso del sangue, quanto potrà durare?
Il petto e il ventre straziati dal respiro, -Non recupero, non c’è stato il tempo.-

L’adrenalina di poco fa è scomparsa, il paesaggio della periferia sembra inchiodarci all’asfalto, vedo capannoni e magazzini che ci scorrono accanto lenti come treni in partenza.
Fa caldissimo.
Eppure ci avvantaggiamo ancora.

Rimango aggrappato alla sequenza rotta del respiro e dei turni in testa.
La mente è occupata solo dal banalissimo pensiero di rimanere incollato a quella ruota.
Di più non riesco.

Emerge talvolta una confusa paura di non farcela, di deludere.
La coscienza la lambisce senza raccoglierla,…. quanto manca?



Papà.

Metà del giro, siamo nel deserto.
Luce bianca, pregna di afa, le sagome dei pioppeti, in lontananza, sono grigio-azzurre, nuvole di moscerini ci investono.

Vedo distante la sagoma celeste della nostra ammiraglia, papà e Bettella hanno tagliato anche questo ultimo giro per vederci una volta in più.
Non sanno ancora che siamo in fuga, non lo possono immaginare, la radio non funziona dal mese di Maggio.

Ci avviciniamo, adesso hanno visto che ci sono due uomini al comando.
Vedo Bettela agitarsi, alza un braccio, indica davanti a lui.
Si ferma allibito, poi scatta come una molla.
“Fausto iè lur, iè lur dùùù!”
Mio padre rimane bloccato, in piedi sul guard-rail.
Poi salta giù.
Bettella urla in dialetto, accucciandosi batte i palmi delle mani sull’asfalto.

Papà riesce solo a dire:
“..Claudio…..Claudio…”
Mi corre al fianco, ma siamo troppo veloci.
Sento qualcosa di duro in gola, un pensiero affiora -..papà, è per te,…sono stanco…non riesco…-
Poi un’onda, risale e mi travolge, Alfredo ha dato un cambio da dieci chilometri all’ora più veloce del mio.
Rischio di perderlo, mi alzo sui pedali e lo aggancio…..non ce la faccio, devo saltare un cambio….quanto manca….quanto vantaggio abbiamo…..



Ci raggiungono.

Salto almeno tre dei miei turni in testa, Alfredo è forte, ma alla fine anche la sua velocità cala, cambia rapporto, si scompone.
Recupero, và meglio, adesso posso tornare davanti.

“Claudio, sono vicini! Ci prendono!”
A una curva a gomito abbiamo potuto guardare comodamente alla nostra destra.
Hanno reagito, in testa tre ciclisti della Valseriati Bruni e Zani.
Archetti è davanti, è scatenato.
Ci prendono, ecco, reagiscono.
Dietro volano, ecco cosa e noi due siamo morti, ecco perché, mi volto, ci restano 200 metri, i primi dieci sono in fila.

Mancano 2 chilometri, la strada non svolterà più fino al traguardo.
Diamo due cambi frenetici, non sento più nulla, l’adrenalina è tornata a galla in un parossismo agonistico che trova radici nelle risorse più intime di noi stessi.
Guardo il gruppo capovolto da sotto la spalla, valuto: 150/200 metri.

Non abbiamo più forze, aggrappati ai nervi, cerchiamo di tenere duro.
Davanti a noi un piccolo centro abitato, case, un semaforo, la strada si stringe, tombini nell’asfalto, due semicurve.
Potremmo scomparire alla loro vista per qualche secondo.
Un’inattesa lucidità: “Se entriamo lì, è fatta.”
Alfredo rilancia l’azione, mi domando dove trovi le energie, mi volto….sono vicinissimi, sono in piena battaglia.


All’uscita dalle case si vede lo striscione: ULTIMO CHILOMETRO
Aspetto da un momento all’altro di sentire il rumore e le grida della volata che si lancia alle mie spalle……mi volto….nella luce, nessuno!
Il gruppo compatto indugia nel cono d’ombra delle case alle nostre spalle…….hanno rallentato....siamo fuori, è andata.
Non provo nulla.

Ultimo chilometro nel silenzio, non abbiamo accordi, vincerà il più forte, tireremo a tutta birra fino all’arrivo, un piccolo rallentamento basterebbe a farci riprendere.
Ci voltiamo mille volte, dietro preparano lo sprint, ma non sono molto più veloci di noi adesso.

A trecento metri sono in testa, Alfredo mi affianca, uno sguardo, si alza sui pedali e và a vincere.
Lo vedo tagliare il traguardo, le braccia alte, coi gomiti iperestesi come Guido Bontempi.



Fine di tutto.

Alfredo non stà più nella pelle, mi abbraccia, piagnucola: “..avevi ragione, che corsa,….grazie…non ci credo….Claudio….avevi ragione…”
Voci amiche, che si commuovono, arrivano attorno, superandosi, scavalcandosi.
Pacche sulle spalle, mani che vogliono stringere la mia, un tizio mai visto, col danese tricolore ancora allacciato mi dice: “Brao!”, lo speaker ripete male il mio nome.

Io tossisco e basta, tutte le volte così, finisce lo sforzo e i polmoni si vendicano di me, della mia volontà che li ha messi alla gogna.
Tosse che mi squassa le spalle, sono appoggiato al manubrio, qualcuno mi ha tolto amorevolmente il casco e mi carezza.
Ancora pochi minuti e starò meglio, lo so già, 100 colpi di tosse.
Sono così stanco che le mani e le caviglie tremano.

Sorrido, abbiamo fatto una grande gara, prima vittoria per noi, primo e secondo al traguardo, abbiamo dato scacco matto a tutti gli squadroni con una splendida lettura tattica, con un’azione coraggiosa e inattesa, Alfredo ha vinto meritatamente……è finita, una malinconia sconfinata mi invade, non perché abbia mancato la vittoria, ma perché è finita.

Succede sempre così, prima la tosse e poi la tristezza.




 
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Non registrato



  postato il 08/04/2005 alle 16:02
Bellissimo... quello che avrei sempre sognato di fare... uscire in fuga con "qualcuno" a cui tengo molto prima di tutto come amico, peccato non essere mai stato in squadra assieme ed essere molto inferiore a lui...

Cmq veramente un racconto stupendo... credo sia il sogno di chi ha sempre corso prima di tutto per passione e avendo + che compagni di squadra amici.
BRAVO

 

____________________

 
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Livello Fausto Coppi




Posts: 2490
Registrato: Dec 2004

  postato il 08/04/2005 alle 19:01
Penso che tu abbia centrato alla grande il senso del ciclismo!

Complimenti!

 

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http://ilmiociclismo.blog.excite.it

"La vita e la morte.La pace e la guerra.La repubblica e la monarchia.Infine Bartali e Coppi e la progressiva identificazione di un popolo, che ripartiva da zero, in una coppia di campioni."Leo Turrini

 
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Livello Hugo Koblet




Posts: 400
Registrato: Jan 2005

  postato il 08/04/2005 alle 20:30
Fantastico... Altro non so dire, mi hai riportato a sensazioni di 25 anni fa...

 

____________________
Marco Bardella

Vieni a giocare con noi:

http://www.fantasportal.com/cyclo/index.php

 
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Livello Fausto Coppi
Utente del mese Luglio 2009




Posts: 4217
Registrato: Oct 2003

  postato il 08/04/2005 alle 23:33
Stupendo spaccato delle essenze del ciclismo, da quella fatica che genera un oceano di derivazioni spiegate con grande chiarezza e partecipazione; all'incontro con personaggi come Bettella che rappresentano una gran parte dell'antropologia del pedale, fino all'alternanza delle lucide emozioni, dei drammi e delle letture di una corsa. Il finale, nella constatazione di Claudio, cela gran parte delle spinte che fanno riflettere i ragazzi, relativamente al loro rapporto con uno sport che, nella durezza e nella fatica, nasconde valori immensi.
Gran bel lavoro, Architetto!
Un racconto che dovrebbe accompagnare il relatore o il divulgatore che va nelle scuole a propagandare il ciclismo, per il suo linguaggio vero, che accarezza quel realismo, troppo spesso dimenticato per seminare illusioni.
Chapeau!


 
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Livello Fausto Coppi




Posts: 6922
Registrato: Jul 2004

  postato il 09/04/2005 alle 02:38
Mi sono letto poco fa il tuo racconto, è meraviglioso, trascinante, si percepiscono suoni, colori, odori e stati d’animo.

Springsteen e ciclismo!

 
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Amministratore




Posts: 5978
Registrato: Aug 2002

  postato il 09/04/2005 alle 03:16
Grazie Claudio.
Grazie, Grazie, Grazie.

 
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Livello Gastone Nencini




Posts: 492
Registrato: Feb 2003

  postato il 09/04/2005 alle 08:34
grande ... mi sono commosso ... se solo potessero leggerlo tutti quei ragazzini che conoscono solo lo sport del pallone ... forse capirebbero che storie così ... fanno impallidire i ricordi di 100 goals ...CIAO
 
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Livello Marco Pantani




Posts: 1476
Registrato: Mar 2005

  postato il 09/04/2005 alle 11:02
Originariamente inviato da aranciata_bottecchia

Springsteen e ciclismo!



"..'cause tramps like us, baby, we were born to run..."

 
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Livello Marco Pantani




Posts: 1476
Registrato: Mar 2005

  postato il 09/04/2005 alle 11:13
grazie raga,
troppo buoni.
sono felice del fatto vi sia piaciuto.

ci riproverò, purtroppo non posso recuperare nella memoria vittorie esaltanti, solo gare esaltanti....ragazzi, ma quanto scarso ero??
parecchiotto!!

la prossima potrebbe essere nella categoria juniores....finalmente le magliette sono del tipo nuovo!!

si iu leder

buona roubaix (è finito il lutto nazionale vero?)
ciao
claudio

 
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Non registrato



  postato il 09/04/2005 alle 12:38
Complimenti vivissimi Claudio,
mi hai fatto venire la pelle d'oca!!!

E sono contento tu abbia accettato il mio "invito"...

 
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Livello Fausto Coppi




Posts: 1635
Registrato: Apr 2005

  postato il 09/04/2005 alle 12:48
bravissimo......................

 

____________________
pedala che fa bene.....

 
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Livello Tour




Posts: 229
Registrato: Apr 2005

  postato il 09/04/2005 alle 15:51
signore e signori: la bicicletta agonostica.
coplimenti!

 
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Livello Mondiali




Posts: 136
Registrato: Feb 2005

  postato il 10/04/2005 alle 20:02
Il racconto è bellissimo. Mi sono ritrovato nelle emozioni e nelle
sensazioni. E poi.. anch'io canto mentalmente quando sono a tutta !

 
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Livello Marco Pantani




Posts: 1476
Registrato: Mar 2005

  postato il 11/04/2005 alle 10:00
Ascpide!!!
Mi avete messo in home page!!
Pazzi!!!!

Beh, incredibile, proprio sotto gli spruzzi d’aranciata!
La mia rubrica di analisi dei favoriti preferita!!

Ah, dopo una vita di stenti finalmente una soddisfazione!, mia figlia avrà di che vantarsi con le coetanee!!
Grazie ciclowebboidi!, questo mi stimola a scrivere davvero altra robetta, ok, non prendetela come una minaccia!!

Ehm….come la mettiamo coi diritti d’autore??....fatturina o pagate in nero?? (lo assicurano alla camicia di forza e lo portano via)

 
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Under 23




Posts: 17
Registrato: Dec 2004

  postato il 11/04/2005 alle 11:51
Complimenti Claudio mi hai fatto venire i brividi sarà perchè anche io mi chiamo Claudio, perchè amo il ciclismo come te e stai a vedere anche a che te piace Bruce....
 
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Livello Giro del Lazio




Posts: 60
Registrato: Apr 2005

  postato il 11/04/2005 alle 14:16
Dopo questa lettura, mi son convinto ad iscrivermi al forum. Grazie
 
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Livello Claudio Chiappucci




Posts: 335
Registrato: Dec 2004

  postato il 11/04/2005 alle 14:44
è proprio così una fuga. Bravo Claudio!

 

[Modificato il 11/04/2005 alle 19:30 by nocentini]

____________________

"A volte chiudiamo gli occhi perchè la realtà non ci piace...
...se però smettiamo di comunicare non riusciamo più ad assaporare la vita e a scrivere la nostra storia.
Il mio linguaggio è la bici...
e voglio continuare a scrivere quel capitolo del mio libro che da troppo tempo ho lasciato in sospeso..."

Marco Pantani



Il NOCE darà i suoi frutti.




 
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Livello Fausto Coppi




Posts: 3567
Registrato: Jul 2004

  postato il 11/04/2005 alle 19:19
un racconto stupendo...pura poesia per chi come noi e'appassionato di questo sport e delle sue affascianti sfumature capaci di rendere speciale un'impresa apparentemente come tante altre,di renderla unica e per questo ancor piu'bella....tale sara'per sempre nella tua mente,e da oggi,grazie a te,lo sara'un po'anche per tutti noi!

grazie Claudio,grazie per alcuni minuti di pura emozione.....

 

____________________
Giuseppe Matranga

www.cicloweb.it

 
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Livello Marco Pantani




Posts: 1476
Registrato: Mar 2005

  postato il 13/04/2005 alle 07:37
Originariamente inviato da maso

Complimenti Claudio mi hai fatto venire i brividi sarà perchè anche io mi chiamo Claudio, perchè amo il ciclismo come te e stai a vedere anche a che te piace Bruce....


sì, naturalmente il boss, anche se ero un vero fan da ragazzo, un pò meno ora.....beh comunque due anni fà a San Siro sotto la pioggia c'ero aonche io.

ciao Claudio e grazie
Claudio

 
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Under 23




Posts: 17
Registrato: Dec 2004

  postato il 13/04/2005 alle 10:54
Grande Claudio anche io ero sotto il diluvio a S.Siro e spero di trovare i biglietti per Bologna del 4.6.05, se ci sei fammi un fischio
a c.masolini@tin.it e continua a scrivere bei racconti come questo.

Ciao
Claudio "maso"

 
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